...il laico
Scrive G.B.B.
Al direttore - Forse lei non si sarà meravigliato del fatto che il discorso del vicepresidente del Consiglio al Cnel abbia suscitato un’ovazione nella stampa cui anche lei ha concorso.
Non credo che il voto amministrativo agli immigrati susciti tanto consenso da far paragonare il discorso del Cnel a una seconda Fiuggi. Un proverbio milanese dice che “a pensar male si fa peccato ma si indovina”.
Forse il fatto che un partito della coalizione abbia presentato al partito e non al governo una sua proposta dichiarandosi disposto ad accettare i voti della sinistra, che li ha subito offerti, spiega bene l’ovazione. Inoltre il fatto che il segretario dell’Udc abbia contestato al presidente del Consiglio il diritto di pretendere lo scioglimento delle Camere dà un tono ancora più sinistro.
Tutto è virtuale si intende (ma il virtuale è oggi così reale) e non ho motivo per non sperare che questo Parlamento e questo governo giungano al 2006. Però un proverbio latino dice: attacca il male al principio, la medicina può venire troppo tardi.
Lei è un personaggio consolare della Casa delle Libertà anche per l’autorevolezza e la qualità del suo giornale oltre che per quelle della sua persona. Mi attenderei perciò da lei più vigilanza, anche qui citando, “perché la cosa pubblica non abbia a patire detrimento”.
Gianni Baget Bozzo
Caro don Gianni, a mio modo ho cercato di attaccare il male alla radice. Ho scritto e detto personalmente al mio amato Cav. che è in ritardo nel “fare politica”.
Fare politica vuol dire che la coalizione non è una comitiva in cui tutti debbano essergli grati amiconi e che lui non può continuare a comportarsi come un imprenditore milanese anomalo, estraneo alle regole della politica, che ha un idem sentire con quel pazzo scriteriato di Bossi, una pacca per il caro Gianfranco, un buffetto per l’amico Casini.
Dopo il lodo Maccanico, che lo ha e ci ha provvisoriamente liberato della battaglia esistenziale anti-ribaltone e per le libertà civili (la sua e – direi che ci dovrebbe pensare di più – quelle degli altri) una proposta come quella ovvia del voto amministrativo agli immigrati avrebbe dovuto farla lui o abbracciarla senza complessi e senza la paura dell’Umberto, e ce n’è altre di un lungo elenco, di proposte ovvie e sacrosante capaci di dargli la statura che sarebbe sua nel mestiere che sarebbe suo, quello di uomo di stato di tendenza liberale.
Invece di giocare con Mussolini e con l’anticomunismo, bisogna definire una politica grintosa e seria di questo governo, in Italia e in Europa, dove non bastano le cerimonie e una buona ma tardiva conversione alla riforma delle pensioni.
Se poi gli ributtano giù a tradimento il lodo, via Corte costituzionale, come non detto: barricate a strafottere, e tutti con il Cav. fino alla bella morte, ma non me lo auguro né per lui né per questo strano paese dove mi tocca dire certe cose in certi strani pranzi e scriverle in uno strano giornale e affrontare le diffamazioni demenziali di strani scrittori.
Fini non è cattivo, e vivere all’ombra del sospetto verso i baroni ribelli è un bel romanzo gotico, non una politica.
Fini è anche cattivo, certo, come tutti i politici che si rispettino, se e quando sia messo in condizioni di doversi difendere.
E per fortuna che si difende con una cosa giusta, né di centro né di destra né di sinistra, e non con un’alzata di scudi genericamente destrorsa.
Se vuole fare il Sultano, il Cav., niente in contrario. Ma si procuri un Gran Vizir capace di giocare su tutta la scacchiera.
O sono guai
avanti con gli applausi a Ferrara
saluti




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