....Papa polacco
Karol il Garrulo, baciatore del Corano” è critica oltre i limiti del buon gusto e del buon senso, del resto viene da Hutton Gibson, babbo di Mel, una delle mille figure estreme nel variegato mondo del tradizionalismo cattolico.
In occasione del “mancato” Nobel per la Pace, i sacerdoti lefevriani della Fraternità sacerdotale di San Pio X hanno diffuso un comunicato in cui ringraziavano Dio per lo scampato pericolo di vedere il Vicario di Cristo accomunato a massoni e agenti del mondialismo.
Ma i tradizionalisti “tradizionali” erano contro il pontificato già prima, dal suo inizio si potrebbe dire.
Più interessante è notare l’attivismo recente di associazioni e
gruppi riconducibili a posizioni “di destra” da Alleanza cattolica al romano Centro culturale Lepanto, a siti e agenzie di stampa via Internet quali Zenit che non di rado hanno incalzato, soprattutto sui temi della pace e dell’Islam, la linea del Vaticano.
Su questi temi, hanno tutti come sicuro punto di riferimento don Gianni Baget Bozzo: “Mi sembra che sulla guerra abbia vinto Bush, non il Papa, e il suo dialogo con l’Islam non ha certo avuto successo”, ci dice.
Peraltro Baget Bozzo si dichiara “grande ammiratore” di Giovanni Paolo II, per le sue “grandi vittorie” dottrinali, tutte nel segno della restaurazione post conciliare. Eppure in questi ultimi anni il partito della critica antiwojtyliana di segno conservatore è andato sviluppandosi proprio su una tesi opposta a quelle di Baget Bozzo, quella degli eccessivi cedimenti nei confronti dei nemici della Chiesa che avrebbero contrassegnato un Papa carismatico sì, ma anche troppo generoso.
Un partito che coinvolge fette della gerarchia (per lo più tacitamente) e intellettuali laici di spicco. La data di nascita della fronda a destra potrebbe essere il 2 novembre 1993, quando in un’intervista con Jas Gawronski rimasta celebre, Giovanni Paolo II si trovò ad annunciare il programma del decennio successivo:
“Alla fine di questo secondo millennio si deve fare un esame di coscienza: dove stiamo, dove Cristo ci ha portati, dove noi abbiamo deviato dal Vangelo”.
Iniziava la stagione dei mea culpa, iniziavano voci di dissenso per quella che nel migliore dei casi veniva interpretata come un’eccessiva arrendevolezza nel tentativo di riconciliarsi con il mondo. Fra gli ecclesiastici, il cardinale di Bologna Giacomo Biffi ebbe il coraggio di esporsi personalmente:
“La Chiesa, proprio come Chiesa, ha dei peccati?”, si chiedeva nel 1995. “No, la Chiesa considerata nella verità del suo essere non ha peccati, perché è il Cristo totale”.
Vittorio Messori, nel 2001, attaccò così sul Corriere: “La misura è ormai colma, questo Papa sta esagerando… Giovanni Paolo II travisa il passato della Chiesa”.
L’arco delle critiche è ampio, c’è chi ad esempio non digerisce il nuovo rapporto con gli ebrei. Un recente libro segnalato quasi solo da Sandro Magister nel suo sito web si intitola “Il mistero della Sinagoga bendata”. Sotto l’ammicco hollywoodiano del titolo il teologo Enrico Maria Radaelli tira bordate al cattolicesimo d’oggi, per aver offuscato e annacquato la fede. A far le spese delle accuse sono tanti alti prelati, da Martini allo stesso Ratzinger (non si è mai conservatori abbastanza).
Ma è significativo che lo stesso Wojtyla sia imputato di voler “
giudaizzare” il cristianesimo e criticato per aver pregato al Muro del Pianto.
Ma dopo l’11 settembre a finire sotto accusa è soprattutto il dialogo con l’Islam. Il sociologo delle religioni Renzo Guolo, nel suo recente “Xenofoni e xenofili. Gli italiani e l’Islam” traccia una mappa dello spostamento “lepantino” della gerarchia cattolica italiana, passata in pochi anni dalla politica dell’accoglienza alle dure critiche sui matrimoni misti, sui rischi sincretistici, e a una maggiore attenzione per le persecuzioni subite dai cristiani nei paesi musulmani. Da Biffi a Ruini passando dallo stesso Martini, tutta la gerarchia avrebbe rivisto il proprio atteggiamento.
Tranne il Papa, scrive Guolo, rimasto fedele a una linea
“oltranzista dialoghista” sempre meno accettata nella gerarchia. La recente partecipazione con cui è stata celebrata la beatificazione di Marco d’Aviano, il cappuccino che nel 1683 guidò la riscossa di Vienna assediata dai turchi, la dice lunga.
Il “partito di Lepanto” c’è, ed è tutt’altro che in ritirata. Ma se si allarga lo sguardo, c’è addirittura un’onda lunga conservatrice
antiwojtyliana, secondo il vaticanista Sandro Magister.
Lunga quanto? La data di nascita potrebbe stavolta essere l’incontro interreligioso di Assisi del 1986, “che è stato un vero intoppo nel pontificato, ha dato troppo l’impressione del cedimento – ovviamente al di là delle intenzioni del Papa e ha ricompattato gli oppositori, costringendo negli anni Wojtyla a un ‘ripiegamento’ se non dottrinale, almeno di indirizzo pastorale”.
Secondo Magister, non sono in molti quelli che escono allo scoperto, ma dietro ai Biffi o ai Maggiolini c’è molto più consenso di quel che si ammette.
Un altro esempio sarebbe il crescente fastidio per l’eccessiva spettacolarizzazione del pontificato, sia a livello di esposizione mediatica che di contesto liturgico. “I balli africani alla beatificazione di Comboni non sono piaciuti a tutti, e sono lontani i tempi in cui si guardava con indulgenza alle performance del Papa durante i suoi viaggi. Del resto non è un mistero che monsignor Piero Marini, maestro delle cerimonie e gran coreografo del pontificato, abbia più di un nemico in Curia, Ratzinger in testa”.
Il variegato fronte critico “neoconservatore” peserà sulla definizione del prossimo pontificato.
Il successore di Wojtyla avrà un mandato molto più ristretto sul dialogo religioso, soprattutto nei confronti dell’Islam, e anche nella liturgia e nell’immagine complessiva della Chiesa ci saranno aggiustamenti, nel segno del rispetto delle tradizioni.
Insomma il partito che ha mal digerito il protagonismo carismatico di Wojtyla tesse la sua tela e raccoglierà i suoi frutti. Dietro la svolta (o “la corsa all’arroccamento”, come ha scritto qualche tempo fa il vaticanista Marco Politi) c’è anche una certa sensazione di “risveglio” che attraversa molti settori della Chiesa, soprattutto dopo lo spavento islamico post 11 settembre.
Ma c’è anche l’interrogativo angoscioso sul destino del cattolicesimo dopo Wojtyla.
Monsignor Maggiolini ci ha scritto addirittura un libro, dal titolo “Declino e speranza del cattolicesimo”. “Non so che cosa troveremo sul piccolo schermo televisivo allorché saranno spenti i riflettori sul bianco che domina ora… Dio ce la mandi buona”.
Maurizio Crippa
su il Foglio
saluti




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