Risultati da 1 a 6 di 6

Discussione: La fine del paradigma

  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    08 Jun 2009
    Messaggi
    649
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito La fine del paradigma

    La fine del paradigma

    Il crollo dell’Unione Sovietica non ha rappresentato solo la fine del mondo bipolare: con esso abbiamo assistito alla crisi, alla disintegrazione e alla successiva e inevitabile fine del marxismo così come era a noi noto. Ciò che ci rimane ora sono le macerie di una teoria ed è nostro dovere cercare tra i resti e prenderne alcuni pezzi al fine di costruire la nuova teoria rivoluzionaria che si ergerà sulle rovine della precedente.
    In questo articolo è mia intenzione fare utilizzo della teoria delle rivoluzioni scientifiche di Thomas Kuhn, applicandola in campo politico, in modo da poter cercare di dare una lettura adeguata della condizione storica in cui viene a trovarsi la teoria e la prassi rivoluzionaria e anticapitalista. L’imposizione di una nuova teoria anticapitalista e comunitarista dominante, che sappia ergersi al di sopra delle altre teorie “anticapitaliste” concorrenti, può essere considerata alla stregua di quella che Kuhn chiama “scienza normale”. Entrati nella fase di “scienza normale”, la dialettica rivoluzionaria dovrà per forza di cose svilupparsi all’interno del paradigma egemone. E’ chiaro che a questo primo momento di egemonia paradigmatica, dovrà seguire un secondo momento, quello della verifica, in cui il nuovo paradigma dovrà essere in grado di manifestarsi come reale modello sociale alternativo all’attuale. In questo articolo mi occuperò prevalentemente del primo momento che penso sia, al momento attuale, quello più interessante per dibattito in corso.
    Prima di entrare nel merito della questione, tengo a sottolineare che questo sarà principalmente un breve scritto metodologico e indicativo. E’ mio intento contribuire a gettare le basi che permettano di cominciare a cercare la via di uscita dall’attuale crisi paradigmatica. La prima cosa, quindi, di cui abbiamo bisogno è un metodo, poichè senza di esso è come trovarsi in oceano aperto privi di punti di riferimento. Una volta trovato il metodo potremo cominciare a discutere seriamente della questione.
    Come accennato nelle prime righe dell’articolo, insieme all’Unione Sovietica è crollata una teoria, è finito un paradigma. Dopo circa vent’anni continuare a criticare “da sinistra”, assumere comportamenti da post-moderni, post-comunisti e post-ecc. ecc., persistere nel fare gli estremisti o i moderati, atteggiarsi a duri e puri o a eretici, non ha alcun senso, ma anzi non è altro che un’inutile perdita di tempo. Ciò che oggi si prospetta è il compito di costruire il nuovo paradigma politico anticapitalista e, per fare ciò, dobbiamo per forza di cosa lasciare da parte nostalgismi, briglie ideologiche e ripulire la nostra mente dalle scorie lasciate dalla vecchia teoria.
    Per andare avanti dobbiamo ampliare i nostri orizzonti conoscitivi e inserire nel nuovo paradigma ciò che nel vecchio non era riuscito a entrare, espulso dalle sue stesse falle interne incapaci ormai di rinnovarsi dinanzi all’inevitabile scorrere della storia.
    Cerchiamo, però, di andare per tappe. Innanzitutto descriviamo schematicamente la condizione storica in cui viene a trovarsi la teoria anticapitalista. In questo momento storico ci troviamo, a mio avviso, in quella che può essere considerata, usando il metodo di Kuhn, la crisi del paradigma. Il vecchio paradigma anticapitalista è irrimediabilmente caduto in crisi ed è ormai prossima la sua fine. Anzi, preferisco spingermi oltre, il vecchio paradigma marxista è morto e in caso non lo fosse, mi auguro che spiri il prima possibile. Solo levandoci di torno questo fastidioso e ingombrante fossile saremo in grado di lavorare serenamente alla costruzione del nuovo paradigma anticapitalista ed entrare, così, nel nuovo periodo pre-paradigmatico. Il periodo pre-paradigmatico consisterebbe per Kuhn nella lotta tra le varie scuole per l’affermazione del nuovo paradigma. Paradossalmente questa fase, per noi, potrebbe essere molto più semplice del previsto, essendo le altre “scuole” nient’altro che circoli di amanti di antichità privi di un minimo di senso storico. L’elaborazione di una nuova teoria che sia in grado di leggere adeguatamente l’attuale condizione storica e che sia capace di delineare schemi interpretativi del reale il più possibile omnicomprensivi, sarà, tuttavia, un lavoro molto difficile. L’affermazione di un nuovo paradigma, ovvero l’entrata in ciò che Kuhn chiama l’accettazione del paradigma, porterà all’instaurarsi della fase di “scienza normale”, in cui le successive elaborazioni e la formazione delle nuove menti si attueranno entro gli schemi interpretativi del nuovo paradigma. Non spingiamoci, però, troppo oltre: ciò che preme in questo momento è uscire definitivamente dalla crisi e intraprendere al più presto la via della costruzione teorica.
    Prima di elencare alcuni punti essenziali da tenere saldi in mente vorrei soffermarmi a precisare una cosa: non ci deve mai sfuggire di mente che la costruzione del paradigma non rappresenta la vittoria finale, ma solo il primo momento di essa. Il nuovo paradigma costruirà il blocco ideologico uniforme e compatto entro il quale verrà attuata la prassi ed entro il quale le nuove menti si formeranno. Questo blocco ideologico uniforme e compatto, una volta maturato, dovrà essere in grado di manifestrasi come reale modello oraganizzativo sociale antitetico all’attuale. In sintesi, la teoria kuhniana, come penso si sia capito, per ora la applico solo a quello che considero nient’altro che il primo momento del percorso da intrapendere, ossia alla costruzione del nuovo soggetto teorico rivoluzionario e li la fermo. Nel nostro contesto storico “post-ideologico”, la costruzione di un nuovo pararadigma teorico è da considerarsi già come una prima rivoluzione. Il passaggio alla vera e propria azione, allo scontro frontale, è tutt’altra cosa ed li che entreranno in gioco elementi di tutt’altro tipo.
    Ricordiamoci per l’ennesima volta un altro punto essenziale per il lavoro che ci prefiggiamo di portare avanti: il marxismo così come lo abbiamo conosciuto è morto. Facciamocene una ragione e cerchiamo di uscire il prima possibile dalla crisi che, nonostante la morte del vecchio paradigma, continua a perdurare.
    La direzione verso cui dobbiamo tendere è la costruzione del Comunitarismo Politico sotto forma di blocco ideologico uniforme. Torna di nuovo urgente la necessità di trovare il metodo corretto che sia in grado di non farci compiere passi falsi, facendo così diventare ciò che dovrebbe essere il nuovo paradigma, nient’altro che una misera e patetica riproposizione di vecchie ideologie novecentesche ammuffitte.
    Tengo a sottolineare che, dal mio punto di vista, il Comunitarismo Filosofico non è ancora del tutto sviluppato adeguatamente; penso infatti che vadano rivisti alcuni punti, che sia possibile fare delle rielaborazioni e delle integrazioni essendo le linee di sviluppo ancora molteplici . Spenderò quindi qualche riga per fare delle osservazioni personali al riguardo.
    Il Comunitarsimo Filosofico dovrà svilupparsi come una teoria carica di valenza metafisica, una sorta di blocco “carico d’essere”, da porre in totale antitesi al nichilismo di cui il capitalismo assoluto rappresenta la sua ultima e più temibile fase. Una visione radicalmente antimaterialista dell’esistenza umana in cui il mito torna a riproporsi come unica reale arma a disposizione delle masse (e sottolineo il termine reale) dovrà essere parte integrante del nuovo paradigma. I concetti di antimaterialismo, di relativismo etico, di nichilismo e di mito meritano però una trattazione a parte, ora, invece, tentiamo di soffermiamoci più approfonditamente su alcuni punti di analisi che il Comunitarismo Filosofico e di conseguenza il Politico dovranno affrontare.
    Per non cadere in fraintendimenti o nel riciclo di vecchie ideologie, dobbiamo assolutamente comprendere quali sfere di indagine devono essere toccate dal Comunitarismo Filosofico . Le sfere di indagine filosofica sono tre, e vanno a comporre quella che considero una triade indivisibile in quanto ciascuna di esse è complementare e interdipendente con le altre.
    Queste tre sfere sono:

    1. L’individuo, il singolo uomo, la singola mente che vive e agisce e che possiede una propria interiorità
    2. La comunità umana, l’Uomo concreto, reale, storico, creatore della storia
    3. L’ Uomo Universale, l’essenza umana naturale, l’Uomo come parte della Natura e del Cosmo

    Nel Comunitarismo Filosofico queste tre sfere dovranno essere equilibrate tra loro in perfetta armonia. Un disequilibrio di esse ha portato, in sintesi, ai seguenti risultati:
    1. Il radicale spostamento d’asse sulla prima sfera ha portato a ciò che può essere definito come l’individualismo atomista. Ciò implica inevitabilmente la quasi totale scomparsa della seconda sfera e alla corruzione della terza. Questa condizione è tipica dell’individuo odierno occidentale.
    2. Una radicale accentuazione della seconda sfera, con la conseguente quasi totale negazione delle altre due, ha portato allo storicismo romantico e alla nazione concepita come un individuo con una propria esistenza autonoma, di cui i cosidetti “regimi totalitari”, ultimo canto del cigno, disperato e drammatico, di un Occidente spiritualmente moribondo, ne sono la manifestazione a noi ben nota (non mi piace affatto il termine “totalitario”, ma lo uso per comprenderci meglio su ciò che intendo).
    3. Un’ esaltazione maniacale della terza sfera è stata la causa del più becero e astratto universalismo illuminista, che ha elevato la “ratio” astratta a unica “auctoritas” in grado di comprendere e giudicare la realtà. Di qui la ragione fattasi terrore. Il retaggio della barbarie illuminista è ancora usato a livello propagandistico da chi si propone portatore di astratti diritti umani e di democrazia imposti con le bombe umanitarie.


    Il Nichilismo è ovviamente posto a fondamenta di tutti i disequilibri da me descritti, nessuno escluso. Il Nichilismo può essere considerato come il direttore d’orchestra che negli ultimi tre secoli ha condotto i suoi musicisti a compiere i più incredibili virtuosismi, lluminismo, storicismo romantico e individualismo atomista.
    Come già accennato questo articolo non vuole nè dare formule magiche, nè sparare sentenze irrevocabili. L’unico intento è quello di dare un contributo a quello che deve essere il lavoro, non di un singolo cervello guru-caposettario. Il momento storico in cui ci troviamo necessita assolutamente dell’attivazione di più menti possibile, della mente creatrice in grado di trasformare l’idea in azione. Un pensiero non seguito dall’azione è un pensiero monco, l’azione non preceduta dal pensiero è un automatismo.
    Non dimentichiamoci, in conclusione, di un punto di primaria importanza: il capitalismo assoluto non è altro che la forma storica di organizzazione sociale in cui il nichilismo si manifesta. Di conseguenza, cercare di costruire teorie che si facciano ammaliare dalle proposte, sempre al passo con i tempi, del Nichilismo, non è altro che una perdita di tempo.


    Federico Stella

  2. #2
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La fine del paradigma

    Citazione Originariamente Scritto da Fed Visualizza Messaggio
    La fine del paradigma

    Il crollo dell’Unione Sovietica non ha rappresentato solo la fine del mondo bipolare: con esso abbiamo assistito alla crisi, alla disintegrazione e alla successiva e inevitabile fine del marxismo così come era a noi noto. Ciò che ci rimane ora sono le macerie di una teoria ed è nostro dovere cercare tra i resti e prenderne alcuni pezzi al fine di costruire la nuova teoria rivoluzionaria che si ergerà sulle rovine della precedente.
    In questo articolo è mia intenzione fare utilizzo della teoria delle rivoluzioni scientifiche di Thomas Kuhn, applicandola in campo politico, in modo da poter cercare di dare una lettura adeguata della condizione storica in cui viene a trovarsi la teoria e la prassi rivoluzionaria e anticapitalista. L’imposizione di una nuova teoria anticapitalista e comunitarista dominante, che sappia ergersi al di sopra delle altre teorie “anticapitaliste” concorrenti, può essere considerata alla stregua di quella che Kuhn chiama “scienza normale”. Entrati nella fase di “scienza normale”, la dialettica rivoluzionaria dovrà per forza di cose svilupparsi all’interno del paradigma egemone. E’ chiaro che a questo primo momento di egemonia paradigmatica, dovrà seguire un secondo momento, quello della verifica, in cui il nuovo paradigma dovrà essere in grado di manifestarsi come reale modello sociale alternativo all’attuale. In questo articolo mi occuperò prevalentemente del primo momento che penso sia, al momento attuale, quello più interessante per dibattito in corso.
    Prima di entrare nel merito della questione, tengo a sottolineare che questo sarà principalmente un breve scritto metodologico e indicativo. E’ mio intento contribuire a gettare le basi che permettano di cominciare a cercare la via di uscita dall’attuale crisi paradigmatica. La prima cosa, quindi, di cui abbiamo bisogno è un metodo, poichè senza di esso è come trovarsi in oceano aperto privi di punti di riferimento. Una volta trovato il metodo potremo cominciare a discutere seriamente della questione.
    Come accennato nelle prime righe dell’articolo, insieme all’Unione Sovietica è crollata una teoria, è finito un paradigma. Dopo circa vent’anni continuare a criticare “da sinistra”, assumere comportamenti da post-moderni, post-comunisti e post-ecc. ecc., persistere nel fare gli estremisti o i moderati, atteggiarsi a duri e puri o a eretici, non ha alcun senso, ma anzi non è altro che un’inutile perdita di tempo. Ciò che oggi si prospetta è il compito di costruire il nuovo paradigma politico anticapitalista e, per fare ciò, dobbiamo per forza di cosa lasciare da parte nostalgismi, briglie ideologiche e ripulire la nostra mente dalle scorie lasciate dalla vecchia teoria.
    Per andare avanti dobbiamo ampliare i nostri orizzonti conoscitivi e inserire nel nuovo paradigma ciò che nel vecchio non era riuscito a entrare, espulso dalle sue stesse falle interne incapaci ormai di rinnovarsi dinanzi all’inevitabile scorrere della storia.
    Cerchiamo, però, di andare per tappe. Innanzitutto descriviamo schematicamente la condizione storica in cui viene a trovarsi la teoria anticapitalista. In questo momento storico ci troviamo, a mio avviso, in quella che può essere considerata, usando il metodo di Kuhn, la crisi del paradigma. Il vecchio paradigma anticapitalista è irrimediabilmente caduto in crisi ed è ormai prossima la sua fine. Anzi, preferisco spingermi oltre, il vecchio paradigma marxista è morto e in caso non lo fosse, mi auguro che spiri il prima possibile. Solo levandoci di torno questo fastidioso e ingombrante fossile saremo in grado di lavorare serenamente alla costruzione del nuovo paradigma anticapitalista ed entrare, così, nel nuovo periodo pre-paradigmatico. Il periodo pre-paradigmatico consisterebbe per Kuhn nella lotta tra le varie scuole per l’affermazione del nuovo paradigma. Paradossalmente questa fase, per noi, potrebbe essere molto più semplice del previsto, essendo le altre “scuole” nient’altro che circoli di amanti di antichità privi di un minimo di senso storico. L’elaborazione di una nuova teoria che sia in grado di leggere adeguatamente l’attuale condizione storica e che sia capace di delineare schemi interpretativi del reale il più possibile omnicomprensivi, sarà, tuttavia, un lavoro molto difficile. L’affermazione di un nuovo paradigma, ovvero l’entrata in ciò che Kuhn chiama l’accettazione del paradigma, porterà all’instaurarsi della fase di “scienza normale”, in cui le successive elaborazioni e la formazione delle nuove menti si attueranno entro gli schemi interpretativi del nuovo paradigma. Non spingiamoci, però, troppo oltre: ciò che preme in questo momento è uscire definitivamente dalla crisi e intraprendere al più presto la via della costruzione teorica.
    Prima di elencare alcuni punti essenziali da tenere saldi in mente vorrei soffermarmi a precisare una cosa: non ci deve mai sfuggire di mente che la costruzione del paradigma non rappresenta la vittoria finale, ma solo il primo momento di essa. Il nuovo paradigma costruirà il blocco ideologico uniforme e compatto entro il quale verrà attuata la prassi ed entro il quale le nuove menti si formeranno. Questo blocco ideologico uniforme e compatto, una volta maturato, dovrà essere in grado di manifestrasi come reale modello oraganizzativo sociale antitetico all’attuale. In sintesi, la teoria kuhniana, come penso si sia capito, per ora la applico solo a quello che considero nient’altro che il primo momento del percorso da intrapendere, ossia alla costruzione del nuovo soggetto teorico rivoluzionario e li la fermo. Nel nostro contesto storico “post-ideologico”, la costruzione di un nuovo pararadigma teorico è da considerarsi già come una prima rivoluzione. Il passaggio alla vera e propria azione, allo scontro frontale, è tutt’altra cosa ed li che entreranno in gioco elementi di tutt’altro tipo.
    Ricordiamoci per l’ennesima volta un altro punto essenziale per il lavoro che ci prefiggiamo di portare avanti: il marxismo così come lo abbiamo conosciuto è morto. Facciamocene una ragione e cerchiamo di uscire il prima possibile dalla crisi che, nonostante la morte del vecchio paradigma, continua a perdurare.
    La direzione verso cui dobbiamo tendere è la costruzione del Comunitarismo Politico sotto forma di blocco ideologico uniforme. Torna di nuovo urgente la necessità di trovare il metodo corretto che sia in grado di non farci compiere passi falsi, facendo così diventare ciò che dovrebbe essere il nuovo paradigma, nient’altro che una misera e patetica riproposizione di vecchie ideologie novecentesche ammuffitte.
    Tengo a sottolineare che, dal mio punto di vista, il Comunitarismo Filosofico non è ancora del tutto sviluppato adeguatamente; penso infatti che vadano rivisti alcuni punti, che sia possibile fare delle rielaborazioni e delle integrazioni essendo le linee di sviluppo ancora molteplici . Spenderò quindi qualche riga per fare delle osservazioni personali al riguardo.
    Il Comunitarsimo Filosofico dovrà svilupparsi come una teoria carica di valenza metafisica, una sorta di blocco “carico d’essere”, da porre in totale antitesi al nichilismo di cui il capitalismo assoluto rappresenta la sua ultima e più temibile fase. Una visione radicalmente antimaterialista dell’esistenza umana in cui il mito torna a riproporsi come unica reale arma a disposizione delle masse (e sottolineo il termine reale) dovrà essere parte integrante del nuovo paradigma. I concetti di antimaterialismo, di relativismo etico, di nichilismo e di mito meritano però una trattazione a parte, ora, invece, tentiamo di soffermiamoci più approfonditamente su alcuni punti di analisi che il Comunitarismo Filosofico e di conseguenza il Politico dovranno affrontare.
    Per non cadere in fraintendimenti o nel riciclo di vecchie ideologie, dobbiamo assolutamente comprendere quali sfere di indagine devono essere toccate dal Comunitarismo Filosofico . Le sfere di indagine filosofica sono tre, e vanno a comporre quella che considero una triade indivisibile in quanto ciascuna di esse è complementare e interdipendente con le altre.
    Queste tre sfere sono:

    1. L’individuo, il singolo uomo, la singola mente che vive e agisce e che possiede una propria interiorità
    2. La comunità umana, l’Uomo concreto, reale, storico, creatore della storia
    3. L’ Uomo Universale, l’essenza umana naturale, l’Uomo come parte della Natura e del Cosmo

    Nel Comunitarismo Filosofico queste tre sfere dovranno essere equilibrate tra loro in perfetta armonia. Un disequilibrio di esse ha portato, in sintesi, ai seguenti risultati:
    1. Il radicale spostamento d’asse sulla prima sfera ha portato a ciò che può essere definito come l’individualismo atomista. Ciò implica inevitabilmente la quasi totale scomparsa della seconda sfera e alla corruzione della terza. Questa condizione è tipica dell’individuo odierno occidentale.
    2. Una radicale accentuazione della seconda sfera, con la conseguente quasi totale negazione delle altre due, ha portato allo storicismo romantico e alla nazione concepita come un individuo con una propria esistenza autonoma, di cui i cosidetti “regimi totalitari”, ultimo canto del cigno, disperato e drammatico, di un Occidente spiritualmente moribondo, ne sono la manifestazione a noi ben nota (non mi piace affatto il termine “totalitario”, ma lo uso per comprenderci meglio su ciò che intendo).
    3. Un’ esaltazione maniacale della terza sfera è stata la causa del più becero e astratto universalismo illuminista, che ha elevato la “ratio” astratta a unica “auctoritas” in grado di comprendere e giudicare la realtà. Di qui la ragione fattasi terrore. Il retaggio della barbarie illuminista è ancora usato a livello propagandistico da chi si propone portatore di astratti diritti umani e di democrazia imposti con le bombe umanitarie.


    Il Nichilismo è ovviamente posto a fondamenta di tutti i disequilibri da me descritti, nessuno escluso. Il Nichilismo può essere considerato come il direttore d’orchestra che negli ultimi tre secoli ha condotto i suoi musicisti a compiere i più incredibili virtuosismi, lluminismo, storicismo romantico e individualismo atomista.
    Come già accennato questo articolo non vuole nè dare formule magiche, nè sparare sentenze irrevocabili. L’unico intento è quello di dare un contributo a quello che deve essere il lavoro, non di un singolo cervello guru-caposettario. Il momento storico in cui ci troviamo necessita assolutamente dell’attivazione di più menti possibile, della mente creatrice in grado di trasformare l’idea in azione. Un pensiero non seguito dall’azione è un pensiero monco, l’azione non preceduta dal pensiero è un automatismo.
    Non dimentichiamoci, in conclusione, di un punto di primaria importanza: il capitalismo assoluto non è altro che la forma storica di organizzazione sociale in cui il nichilismo si manifesta. Di conseguenza, cercare di costruire teorie che si facciano ammaliare dalle proposte, sempre al passo con i tempi, del Nichilismo, non è altro che una perdita di tempo.


    Federico Stella

    Come già ti dissi, apprezzo di questo scritto, in particolare, la conclusione (in cui associ l'organizzazione sociale capitalistica assoluta al nichilismo come principio fondativo del vivere comune) e la parte in cui enunci, a mio avviso correttamente, i tre rischi degenerativi della perdita dell'equilibrio tra uomo universale, uomo storico ed infine individuo. Sono osservazioni importanti su cui è giusto riflettere.
    Il resto lo trovo alquanto vago. Condivido la necessità di mettere in discussione radicale il paradigma marxista come visione del mondo, arricchendo la prospettiva di nuovi elementi e revisionando tutto ciò che merita di essere revisionato (anche in maniera netta). Tuttavia mi sfugge, almeno in parte, la proposizione sulla necessità di un ritorno al mito, e mi sfugge nondimeno la sostanza della pars costruens.

  3. #3
    Forumista senior
    Data Registrazione
    13 Jun 2009
    Località
    Munster(Westfalia)
    Messaggi
    1,452
     Likes dati
    2
     Like avuti
    91
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La fine del paradigma

    "Chi non fa inchieste, non ha diritto di parola" Mao

    Comunismo e Comunità n.0


    di Costanzo Preve


    Possiamo ancora mantenere il termine "comunismo", al di là del fatto che questo termine
    è stato abbondantemente "usurato" (per usare un cortese eufemismo) nella storia
    del ventesimo secolo, oppure è possibile invece non solo mantenerlo ma addirittura
    rivendicarlo nella situazione storica attuale?
    Si tratta di una domanda assolutamente legittima, che apre un insieme di problematiche. In
    questo saggio, che voglio esplicitamente programmatico ma non "definitivo", perché intendo contribuire ad una discussione i cui esiti finali non devono essere dati per scontati, esporrò quanto
    intendo dire in tre punti successivi.
    In primo luogo, mi interrogherò sui significati del termine "comunismo", e per brevità mi limiterò a ricordarne tre (ma sarebbero molti di più), che poi analizzerò uno per uno separatamente.
    In secondo luogo, mi interrogherò sul termine di comunità e di comunitarismo, con la radicalit
    à critica necessaria. In terzo luogo, infine, concluderò con una riflessione ancora largamente
    generica sulla natura "assoluta" ed incondizionata del capitalismo contemporaneo, e lo farò proprio
    perché alla pretesa di radicalità di questo capitalismo stesso non è possibile opporre correttivi
    concettuali che ne accettino preventivamente la sovranità incondizionata, ma è necessario
    almeno concettualmente proporre un'alternativa altrettanto radicale, all'altezza della sfida
    che questo capitalismo ci pone.

    A. Tre significati storico-filosofici di comunismo

    In estrema sintesi, e trascurando qui molte altre "piste di ricerca" secondarie, possiamo
    distinguere tre concetti diversi di "comunismo":
    1. Il comunismo inteso nel senso di Marx. Con tutti i suoi limiti filosofici ed i suoi errori di previsione sulla dinamica del modo di produzione capitalistico, Marx resta un pensatore imprescindibile per concettualizzare il significato moderno di comunismo, da tenere ben distinto dai suoi numerosi significati precedenti di tipo precapitalistico. Qui sta la sua specifica attuale "insuperabilità". È infatti facile dire che si è "oltre" Marx, ma è anche inutile, se poi concretamente ci si muove ancora nel raggio del suo pensiero.
    2. Il comunismo storico novecentesco realmente esistito. Sebbene esso esista formalmente ancora in una serie di paesi (Cina, Cuba, Vietnam, eccetera), da un punto di vista di movimento mondiale esso si può considerare come un fenomeno concluso, e lo si può datare dal 1917 al 1991.
    Personalmente, considero largamente "residuali", anche se non del tutto negativi, i partiti formalmente neocomunisti, che sono poi in realtà o veterocomunismi o del tutto postcomunisti.
    3. Il comunismo inteso come fenomeno metastorico ed infrastorico, e cioè come inestinguibile tendenza umana associata a negare ed a contrastare le strutturazioni classistiche della società.
    Esaminiamo questi tre concetti separatamente.

    Segue http://comunitarismo.it/Comunismo%20...unit%C3%A0.pdf
    Muntzer il Sopravvissuto

  4. #4
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La fine del paradigma

    Una precisazione che concerne il senso stesso di questa discussione: non confondiamo il termine marxismo con il termine comunismo. Ovviamente essi possono sembrare in buona parte coincidenti e comunque è un fatto assodato che nella storia reale vi è stata una sovrapposizione. Tuttavia a mio avviso è proprio interessante poter parlare di comunismo (con tutti i significati che tale termine evoca a partire da molteplici tradizioni occidentali e non solo) senza necessariamente riferirsi in toto al marxismo.

  5. #5
    email non funzionante
    Data Registrazione
    08 Jun 2009
    Messaggi
    649
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La fine del paradigma

    Citazione Originariamente Scritto da Terraeamore Visualizza Messaggio
    Una precisazione che concerne il senso stesso di questa discussione: non confondiamo il termine marxismo con il termine comunismo. Ovviamente essi possono sembrare in buona parte coincidenti e comunque è un fatto assodato che nella storia reale vi è stata una sovrapposizione. Tuttavia a mio avviso è proprio interessante poter parlare di comunismo (con tutti i significati che tale termine evoca a partire da molteplici tradizioni occidentali e non solo) senza necessariamente riferirsi in toto al marxismo.
    Bisogna stare molto attenti a non sovrapporre i due termini. In "La fine del paradigma" si parla, ovviamente, di marxismo e si accenna al comunismo come processo storico.

  6. #6
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La fine del paradigma

    Citazione Originariamente Scritto da Fed Visualizza Messaggio
    Bisogna stare molto attenti a non sovrapporre i due termini. In "La fine del paradigma" si parla, ovviamente, di marxismo e si accenna al comunismo come processo storico.
    Concordo. E'una cosa su cui ho sempre insistito e che mi sembra centrale non solo nell'elaborazione teorica, ma (sembrerà curioso, ma è proprio così) ancor di più nella lotta concreta.

 

 

Discussioni Simili

  1. la fine del paradigma legaiolo
    Di MaIn nel forum Regno delle Due Sicilie
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 25-09-13, 14:06
  2. Risposte: 32
    Ultimo Messaggio: 21-10-12, 21:29
  3. Il paradigma della fine
    Di Malaparte nel forum Eurasiatisti
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 23-06-09, 21:18
  4. Fede O Paradigma?
    Di Caterina63 nel forum Cattolici
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 26-04-05, 17:20
  5. Il paradigma
    Di MrBojangles nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 09-10-02, 16:17

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito