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  1. #91
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    Predefinito Apeiron

    In origine postato da yurj
    Parla il leader di Rifondazione comunista: "Semmai è
    più seria l´ipotesi di una forza di
    alternativa
    riformista con un vero respiro europeo"
    "No alla lista unitaria per le europee è
    un´idea da centrosinistra d´antan"
    Bertinotti boccia la proposta Prodi: al Paese non
    interessa
    Ma quale che sia la formula il nostro rapporto con
    l´Ulivo va avanti
    (.....)
    È vero che prima o poi Rifondazione cambierà il nome
    rinunciando alla definizione di comunista?
    «C´è un clima di attesa, molti, anche nei movimenti, considerano il riferimento comunista un fardello
    troppo pesante. Secondo me si sbagliano, essere
    comunisti oggi è una sfida per il futuro. Però
    possiamo costruire insieme la risposta. Io Tarzan, tu Jane. Io
    sono comunista, tu no. Ma possiamo camminare
    vicini».

    "Un noto adagio dice che se gli assiomi della geometria urtassero gli interessi degli uomini, si sarebbe cercato di confutarli. Quelle dottrine delle scienze storiche e naturali che colpiscono i vecchi pregiudizi della teologia hanno provocato e provocano tuttora una delle lotte più accanite.
    Nulla di strano quindi che la dottrina di Marx, la quale serve in modo diretto a educare e organizzare la classe d'avanguardia della società moderna, indica i compiti di questa classe e dimostra che, grazie allo sviluppo economico, la sostituzione dell'attuale ordinamento sociale con un ordine nuovo è cosa ineluttabile - nulla di strano che questa dottrina abbia dovuto farsi strada lottando ad ogni passo(....)
    Lenin, "marxismo e revisionismo", 1908.



    Il marxismo è una scienza filosofica(modello: Aristotele, Hegel): NON è una scienza naturale!

    Il marxismo è una scienza "ipotetica", che tiene conto sia della teoria della deduzione di Aristotele che della teoria dell'induzione di Stuart Mill: il marxismo è quindi un modello ipotetico-deduttivo nutrito di induzioni.

    Marx perviene mediante metodo ipotetico a due ipotesi:
    Una -esplicita- di tipo "socioeconomico";
    L'altra -implicita- di tipo "antropologico"

    In base alla prima si evince che il modo di produzione capitalistico -visto sotto il punto di vista dinamico e dialettico delle sue leggi produttive- debba necessariamente produrre progressivamente un soggetto rivoluzionario inter-modale: un soggetto capace cioè non solo di ribellione ma atto a superare un modo di produzione;Ricordiamo: il lavoratore collettivo cooperativo asociato alleato con le potenze mentali della produzione capitalistica, definite da Marx come "General Intellect".

    Quattro sono i concetti scientifici usati da Marx:

    . Modo di produzione;
    . Forze produttive sociali;
    . Rapporti sociali di produzione;
    . Ideologia;

    Il Preve a tali categorie in una opera di ridefinizione dei confini analitici marxisti ne aggiunge un 'altra:
    "Natura umana e sociale".

    La prima ipotesi di Marx è un'ipotesi di tipo socio-economico: NON è dunque di tipo puramente economico e NEPPURE di tipo puramente sociologico: Marx NON fa parte della storia dell'economia politica e della storia della sociologia in quanto tali;
    L'economia politica moderna nasce con Adam Smith e con Ricardo come "disciplina della produzione della ricchezza nella forma delle merci e della sua distribuzione fra i vari settori produttivi;
    La sociologia moderna nasce con Auguste Comte come "disciplina della regolazione sociale mediante la conoscenza degli interessi delle varie classi".

    Marx è innanzitutto adempimento di analisi e prassi al fine di "agire" un cambiamento della società mediante presupposti razionali: presupposti che provengono da uno studio degli elementi del reale agenti o agiti nella società come conseguenza di un conflitto tra classi sociali.

    Se in questi pochi passi abbiamo visto come non sia possibile esautorare Marx dal marxismo, settorializzandolo ora nell'abito dell'economicismo( con tutte le sue degenerescenze: dall'operaismo alle "moltitudini"), ora nell'ambito della sociologia, possiamo ricavarne che:

    1) Sono in errore coloro che intendono il marxismo come una visione sicentifica indifettibile e statica(oggettivizzata) poichè costoro (che potremmo chiamare, prendendo spunto dalla scuola pitagorica, gli "acusmatici" o esoterici) tramutano una scienza (sia pur sociale) nel suo esatto opposto, il dogma.

    2)Sono in errore coloro che "giocando" sulla duttilità della "settorializzazione sociologica" sacrificano al movimentismo la radice più profonda di Marx. Radice che non è obsolescenza ma che si traduce in ultima istanza in un imperativo, un imperativo proprio a tutte le scienze: prosecuzione della ricerca e ricerca ulteriore.

    La crescita del marxismo è necessaria e paragonabile a quella di un'altra qualsiasi scienza (seppure, non dimentichiamolo, sempre di scienza sociale parliamo). Prendiamo ad esempio Newton: se ci si fosse fermati alla gravità "dedotta" dalla caduta di una mela, non saremmo giunti mai alla fisica quantistica.
    Coloro che negano l'esigenza di una crescita, o ritengono deformabile il suo corso in base a soggettive e superficiali interpretazioni dell'analisi, producono come conseguenza l'annicchilimento del marxismo, la sua riduzione a summa di principi più o meno moraleggianti, proiettabili in più contesti a seconda della convenienza.

    Se organismi come i Carc oggi rappresentano un esempio plastico di ciò che intendiamo per "acusmatici" ed "esoterici"(distaccati dal mondo reale e del materialismo dialettico, pur essendo molte delle loro analisi valide), il vertice di Rifondazione oggi rappresenta la variante "sociologica", quella priva di una visione nitida di classe derivante da una seria analisi della attuale condizione sociale, locale ed internazionale.

    Non è che le "classi" non esistono più: solo nel divenire storico queste mutano poichè non rappresentano una realtà assoluta: da "ab-solutus", "svincolate dalla realtà terrena";
    Altrimenti saremmo restati fermi ai "patrizi" ed ai "plebei" di romana memoria; se la classe operaia in senso novecentesco nei paesi occidentali non esiste più, ciò non vuol dire che un nuovo e poliedrico soggetto politico di classe non vada definendosi all'orizzonte!

    Quali le alternative? Assemblarlo maldestramente in un'ottica movimentistica e ricondurlo verso il contrattualismo socialdemocratico che ha fatto arenare la classe operaia?
    Coltivare illusioni borghesi e puerili sulla pedissequa ripetizione dei modelli rivoluzionari novecenteschi, pur nel cuore dell'occidente imperialistico e post-industriale?

    Il compagno Bertinotti pare voler lenire i drammi di un riflusso innegabile(ed inevitabile vista la "gestione" mediatica dell'evento Iraq), "aprendo" ad un centro-sinistra più alieno che mai a recepire influssi e influenze potenti da una formazione politica dalla prospettiva incerta.
    In una gara automobilistica è come voler contendere il primo posto ad una vettura avendo finito la benzina, e pretendere di vincere facendosi trainare da essa!
    Rinunciare al comunismo è come rinunciare a correre: inutile allora discutere sul tipo di cavo da rimorchio da utilizzare.

    Attendiamo un Partito Comunista Nuovo(Rifondazione?) animato da uomini e donne, mi si passi la citazione, "di buona volontà": come fù in un giorno del 1921.



    Saluti a pugno chiuso

    -N-

  2. #92
    BENESSERE&OZIOXTUTTI
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    Concordo in pieno!
    TUTTO IL POTERE AI SOVIET!

  3. #93
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    Post Intervista a Bertinotti: il comunismo storico ha fallito

    BERTINOTTI

    "Lo ammetto, il comunismo ha fallito"

    di Andrea Cangini

    ROMA - Bertinotti, lei è comunista?
    «Sì, certo. O meglio: spero di esserlo».

    Che vuol dire?«Che si tratta di un obiettivo talmente ambizioso che la volontà, da sola, non basta».

    Come per il buon cristiano?
    «Sì, anche il buon comunista dev'essere quotidianamente coerente con le proprie idee».

    Essere comunisti senza più il comunismo pare una condizione spirituale, più che politica.
    «Non direi, anche perché il comunismo non è mai diventato realtà storica...».

    Troppo facile. Per i comunisti l'Unione sovietica era il comunismo. O no?
    «No. Le società post-rivoluzionarie non erano comuniste. E il comunismo è stato molto di più di quel che hanno rappresentato storicamente quelle società».

    Sia più chiaro.
    «Voglio dire che, dall'Ottocento in poi, l'idea comunista ha mosso milioni di persone di cui il movimento operaio è stata solo una parte. E laddove il comunismo è divenuto Stato, il primo sconfitto è stato proprio il movimento operaio».

    Insomma, l'Urss si è indebitamente appropriata dell'idea comunista...
    «Come tutte le società post-rivoluzionarie si è definita comunista per ragioni politiche. Ma, in realtà, il comunismo non è mai stato messo in pratica».

    Forse perché si tratta di un'idea irrealizzabile?
    «Beh, originariamente il movimento è nato per opporsi all'oppressione...».

    Di più, è nato per eliminare ogni forma di oppressione.«Concordo. E credo che le ragioni del fallimento del comunismo storico siano tre. La prima è che il movimento comunista, anziché dispiegarsi su scala mondiale, si è rinchiuso nella dimensione nazionale. La seconda sta nell'idea del primato del partito, che sacrifica il dispiegarsi di tutti i conflitti...».

    E la terza?
    «Una certa concezione del potere rappresentata dalla drammaticità della scorciatoia rivoluzionaria».

    Ovvero?
    «Ovvero l'idea che fosse possibile raggiungere il trascendimento della società attraverso la presa del potere così com'era».

    Il punto, però, è che, a differenza dei cristiani, voi comunisti pensate sia possibile realizzare le vostre idee in questo mondo.
    «Sì, ma vale anche per i liberali. Anche loro pensavano di poter realizzare le proprie idee e hanno fallito. La differenza è che io ammetto la sconfitta del comunismo storico, mentre loro negano quella del liberalismo».

    Per il liberale Berlusconi chi, oggi, si dichiara comunista è antidemocratico.
    «Persino Berlusconi dovrebbe ammettere che in Italia la democrazia e lo Stato sociale sono il frutto delle lotte di massa di cui i comunisti sono stati parte integrante».

    Recentemente, lei ha allentato il rapporto con Cuba e fatto rimuovere l'immagine di Stalin dalle sezioni del suo partito...
    «Infatti ci chiamiamo Rifondazione comunista e non Partito comunista. Partiamo cioè dall'idea drammatica che solo attraverso una 'rifondazione' il termine comunista può riacquistare credibilità. Il Novecento è superato, ma la caduta del Muro e l'affermazione della globalizzazione neoliberale danno alla rinnovata idea comunista una nuova chance».

    La falce e il martello non sono ormai una palla al piede?
    «No, i simboli non parlano il linguaggio logico della prosa. Sono simboli, parlano del mito e si rivolgono alle viscere e alla fantasia. Perché cambiarli? Perché amputare le radici?».

    Il Resto del Carlino, 21 ottobre 2003

    http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  4. #94
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    Predefinito Re: Intervista a Bertinotti: il comunismo storico ha fallito

    In origine postato da Paddy Garcia
    BERTINOTTI

    "Lo ammetto, il comunismo ha fallito"

    Il punto, però, è che, a differenza dei cristiani, voi comunisti pensate sia possibile realizzare le vostre idee in questo mondo.
    «Sì, ma vale anche per i liberali. Anche loro pensavano di poter realizzare le proprie idee e hanno fallito. La differenza è che io ammetto la sconfitta del comunismo storico, mentre loro negano quella del liberalismo».
    non ci rimane che il cattolicesimo....

  5. #95
    Quin igitur expergiscimini?
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    Predefinito Re: Intervista a Bertinotti: il comunismo storico ha fallito

    In origine postato da Paddy Garcia
    BERTINOTTI

    "Lo ammetto, il comunismo ha fallito"

    di Andrea Cangini


    Essere comunisti senza più il comunismo pare una condizione spirituale, più che politica.
    «Non direi, anche perché il comunismo non è mai diventato realtà storica...».

    Troppo facile. Per i comunisti l'Unione sovietica era il comunismo. O no?
    «No. Le società post-rivoluzionarie non erano comuniste.».

    Insomma, l'Urss si è indebitamente appropriata dell'idea comunista...
    «Come tutte le società post-rivoluzionarie si è definita comunista per ragioni politiche. Ma, in realtà, il comunismo non è mai stato messo in pratica».

    Di più, è nato per eliminare ogni forma di oppressione.«Concordo. E credo che le ragioni del fallimento del comunismo storico siano tre. La prima è che il movimento comunista, anziché dispiegarsi su scala mondiale, si è rinchiuso nella dimensione nazionale.

    Il Resto del Carlino, 21 ottobre 2003

    http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net

    Ecco, siccome non è la prima volta che sento fare queste affermazioni, devo dire che mi sembra non stiano in piedi da un punto di vista logico.
    Allora: A) il comunismo è una cosa bellissima, ma non è mai divenuto realtà storica, perchè i paesi in cui governavano i partiti comunisti, in verità non erano comunisti. E sia.
    Mi si spieghi adesso perchè un ragionamento simile non lo può fare un capitalista:B) il capitalismo è una cosa bellissima, che può assicurare ricchezza e benessere a tutti, ma non è mai divenuto realtà storica, perchè i paesi in cui governano partiti che dicono di accettare il capitalismo, in verità non sono capitalisti.
    Quanto poi al rinchiudersi nella dimensione nazionale che avrebbe impedito la realizzazione del comunismo, ormai è diventata una fissazione. Sarà che il 6 dicembre si avvicina...
    Ma possibile che qualcuno si sia scordato dell' azione di stretta interazione (chiamiamola così) dei vari partiti comunisti fin dai tempi di Lenin?

  6. #96
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    Predefinito Re: Intervista a Bertinotti: il comunismo storico ha fallito

    In origine postato da Paddy Garcia
    BERTINOTTI

    "Lo ammetto, il comunismo ha fallito"

    Ha fatto la scoperta del nuovo millennio, se non ce l'avesse detto lui nessuno l'avrebbe mai capito.
    Grazie Fausto.

  7. #97
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    Il comunismo storico è fallito, mi sa che fallirà prima Bertinotti.
    Mi spiego. Secondo me, non è fallito il comunismo come ideologia, sono falliti i tentativi di dare una svolta autoritaria al pensiero marxista e leninista, trasformando una idea di emancipazione collettiva, quindi di liberazione, in un "laccio emostatico" per i diritti civili e politici delle masse popolari dei paesi dell'Est.

    Saluti

  8. #98
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    "Aggiunta alla lettera del 24 dicembre 1922
    Stalin è troppo grossolano, e questo difetto, del tutto tollerabile nell'ambiente e nel rapporti tra noi comunisti, diventa intollerabile nella funzione di segretario generale. Perciò propongo ai compagni di pensare alla maniera di togliere Stalin da questo incarico e di designare a questo posto un altro uomo che, a parte tutti gli altri aspetti, si distingua dal compagno Stalin solo per una migliore qualità, quella cioè di essere più tollerante, più leale, più cortese e più riguardoso verso i compagni, meno capriccioso, ecc. Questa circostanza può apparire una piccolezza insignificante. Ma io penso che, dal punto di vista dell'impedimento di una scissione e di quanto ho scritto sopra sui rapporti tra Stalin e Trotski, non è una piccolezza, ovvero è una piccolezza che può avere un'importanza decisiva."
    Lenin (lettera al congresso 4/1/1923)

    Se si dava retta a Lenin, magari oggi non facevamo questi discorsi!
    Naturalmente l'Unione Sovietica non diventò mai un paese comunista non solo perchè a gestire l'infinita fase di transizione (durata 72 anni e poi morta con la caduta del muro) fossero stati gli uomini sbagliati, ma anche perchè in quel paese non vi erano le condizioni per passare dal feudalesimo al comunismo, sostanzialmente non vi era la classe operaia pronta a guidare il proletariato. Questa condizione necessaria, in quegli anni, a cui si deve legare inevitabilmente l'internazionalismo, non vi è stata in nessuno dei paesi autodefiniti comunisti. Non ci resta che rifondare guardando alle nuove esperienze (Chiapas, Venezuela) e l'incontro tra 7 partiti comunisti europei è un inizio
    Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti. - A. Gramsci

  9. #99
    Claude
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    Il comunismo ha fallito per gli errori strutturali interni a questa ideologia, e non perchè a costruirlo sono stati gli uomini sbagliati nel momento sbagliato.

    1) Per socializzare la produzione, tramite la statalizzazione di tutta l'economia, è inevitabile centralizzare e consegnare una quantità enorme di decisioni (sia di produzione che di consumo) ad una cerchia di persone ben definita (burocrazia).

    2) Non esistendo un mercato, è impossibile che i bisogni dei singoli individui o gruppi di essi si esternino in maniera spontanea.

    3) Più in generale, il comunismo è un'ideologia che presuppone una convergenza di interessi ed azioni da parte di tutti gli individui di una data società. Questo contrasta con ciò che viene usualmente chiamato il "fatto del pluralismo", cioè che gli individui di una società naturalmente tendono a dividersi e frazionarsi per interessi, valori, scopi etici comportamenti e stili di vita.

  10. #100
    Ribelle
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    In origine postato da Claude
    Il comunismo ha fallito per gli errori strutturali interni a questa ideologia, e non perchè a costruirlo sono stati gli uomini sbagliati nel momento sbagliato.

    1) Per socializzare la produzione, tramite la statalizzazione di tutta l'economia, è inevitabile centralizzare e consegnare una quantità enorme di decisioni (sia di produzione che di consumo) ad una cerchia di persone ben definita (burocrazia).

    2) Non esistendo un mercato, è impossibile che i bisogni dei singoli individui o gruppi di essi si esternino in maniera spontanea.

    3) Più in generale, il comunismo è un'ideologia che presuppone una convergenza di interessi ed azioni da parte di tutti gli individui di una data società. Questo contrasta con ciò che viene usualmente chiamato il "fatto del pluralismo", cioè che gli individui di una società naturalmente tendono a dividersi e frazionarsi per interessi, valori, scopi etici comportamenti e stili di vita.
    1) questo è il comunismo in uno stato, cioè quello fatto in URSS e che questa sia una delle ragioni del fallimento non ci sono dubbi. infatti l'internazionalismo non può prescindere se si guarda al comunismo come prospettiva di società.

    2) Potresti essere più chiaro? Io penso che una scala di bisogni si può determinare sulla necessità e non per forza sulla legge domanda-afferta

    3) Acuta affermazione. Ciò contrasta piuttosto con l'idea di democrazia borghese, infatti si sperimentano forme di democrazia partecipata che non vede coinvolta l'intera popolazione, ma quei soggetti che spontaneamente si sentono di partecipare ala vita pubblica. Ovviamente per discutere di questo argomento non si può che cadere nella speculazione fine a se stessa, ossia discutere dei concetti di "Potere" e di "Egemonia". Penso che i neo-marxisti, o post-comunisti, si stiano ponendo questi problemi e cerchiamo sperimentando ogni giorno di srivere un modello possibile.

    Saluti
    Simone
    Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti. - A. Gramsci

 

 
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