Le ragioni di Otello
REGGIO EMILIA (29 ott. 2003) - Otello Montanari, ex partigiano, ex deputato del Pci, diventa un caso politico nazionale e internazionale nell'estate del 1990. Con un articolo, una lettera aperta, pubblicata da il Resto del Carlino, denuncia quello che tutti sapevano, ma che un politico di sinistra mai aveva osato dire: che i comunisti, nel Reggiano, hanno continuato ad ammazzare anche due anni dopo la fine della guerra. Montanari fa nomi importanti: Arrigo Nizzoli, segretario del Pci, e Didimo Ferrari, presidente dell'Anpi. Anche i giornali di Mosca si occupano di Otello, di Reggio e dei suoi scheletri nell'armadio. Per due anni non c'è quotidiano locale, nazionale o tv che non citi il "Chi sa parli". Alla fine, due innocenti che scontarono il carcere, l'ex sindaco di Correggio Germano Nicolini e il partigiano Egidio Baraldi ottengono giustizia per due delitti che non hanno commesso.
Ma chi tocca la Resistenza muore. La storia contemporanea è soggetta a manipolazioni e a strumentalizzazioni. E' una materia che parla alle viscere della gente più che al cervello.Otello l'innovatore diventa ben presto Otello il traditore, l'affossatore del Pci e viene cacciato dal Pci.
Spunta allora, tra i tanti, il "bastonatore" Giampaolo Pansa (la Repubblica): "il 25 aprile non può essere concepito alla stregua di una barriera invalicabile, un'ora x scoccata la quale tutto doveva rientrare nella piena legalità, come una sorta di mezzanotte in cui tutte le cenerentole dovevano perdere non scarpette, ma mitra, fucili, pistole e bombe a mano".
E sempre Giampaolo Pansa: "Otello Montanari è un fesso d'oro... un utile idiota".
Ora, passati 13 anni, Otello riprende la penna. Scrive a il Foglio. Schiuma di rabbia. Lui per avere detto che la Resistenza non fu tutta rose e fiori, anzi... venne pubblicamente sputazzato, pernacchiato, accusato di essere un traditore, un falsificatore che voleva rifarsi la verginità politica ai danni di chi aveva combattuto il nazifascismo.
Montanari "l'eretico" pagò con minacce personali. Il "ragazzo rosso", Paietta, uno che nel Pci contava qualcosa, gli disse a chiare lettere stampate: "Quel Montanari lì, dopo quello che ha detto, dovrebbe avere paura a girare da solo per Reggio". L'Otello bandito dai compagni del Pci per un decennio sente di avere toccato con mano la persecuzione e la ghettizzazione, cose che in politica capitano.
E dopo il danno, la beffa. Trascorsi tredici anni alla sinistra ritorna il mal di Pansa. Giampaolo, quello che lo aveva apostrofato come il "fesso d'oro, l'utile idiota", dà alle stampe il suo tomo: "Il sangue dei vinti".
A "Otto e Mezzo", la trasmissione di Giuliano Ferrara, il vicedirettore dell'Espresso ascolta con il sorriso stampato in faccia le frecciate che gli scocca Nicola Tranfaglia, storico sinistrorso dell'Università di Torino. Anzi, quando il Tranfaglia finisce il suo sproloquio il Pansa lo guarda appena. Poi gli replica a brutto grugno: "Di quello che dici tu, me ne frego". Addirittura dannunziano.
Ora. Dal punto di vista storico cosa disse Montanari? Che i comunisti hanno ammazzato della gente nonostante la guerra fosse finita da almeno due anni. Non solo fascisti, ma anche quelli che gli davano fastidio, anche i loro stessi compagni. Dopo 13 anni cosa dice Pansa? La stessa identica cosa.
Il merito della denuncia politica da parte di chi ha vissuto l'identità militante, culturale e intellettuale della sinistra è innegabile. Per quanto riguarda "il fesso d'oro e l'utile idiota" un compromesso si può trovare anche 13 anni dopo: benvenuto Pansa.




Rispondi Citando
ma come puoi dire queste cose?
mi rifiuto di continuare a parlare con un'essere come te...
2010:
