Dal punto di vista commerciale il marchio “made in Italy” ha sempre avuto una connotazione abbastanza forte e distintiva. Ancora oggi è uno dei marchi più conosciuti, specialmente in alcuni campi, come la moda e l'abbigliamento, i mobili, la cucina. Il marchio italiano è spesso sinonimo di creatività, classe, qualità, inventiva. Tuttavia negli ultimi anni il “made in Italy” è un po' in declino. La quota delle esportazioni italiane sul totale mondiale è in costante discesa. E le esportazioni italiane iniziano ad essere insidiate da prodotti asiatici non solo nelle fasce di qualità bassa, ma anche nelle fasce media e alta. Solo il lusso risulta per ora preservato da queste difficoltà. A ciò si aggiunge spesso una difficoltà dell'industria italiana in termini di produttività e creatività. Così interi settori risultano in crisi. Pertanto, da un punto di vista industriale, il “made in Italy” non gode di ottima salute. Tanto più che non si vedono all'orizzonte quelle iniziative volte a far migliorare produttività e creatività dell'industria italiana.
Non è solo a causa di questi motivi che oggi l'immagine e l'appeal dell'Italia e del “made in Italy” sia al minimo storico. Da un punto di vista di marketing, gli eventi degli ultimi anni hanno devastato l'immagine dell'Italia e di conseguenza l'immagine del “made in Italy”.
...Napoli e il suo hinterland sommersi dai rifiuti fino ad affogare, i treni che portano i rifiuti in Germania, le navi piene di rifiuti tossici affondate nei pressi delle coste italiane, la criminalità organizzata che impazza (dalla strage di Duisburg a Gomorra, passando per le stragi nel napoletano e le sospettate trattative tra mafia e stato ai tempi di Falcone e Borsellino), il razzismo della Lega e le iniziative del Governo contro l'UE e in barba ai trattati internazionali in tema di diritti umani, inquinamento, etc., le escort, la cocaina, i guai giudiziari del presidente del consiglio e i suoi incroci pericolosi e sospetti con Gheddafi e Putin...
Ognuna di queste disgraziate faccende “domestiche” riduce l'appetibilità del marchio Italia, influenzando questa o quella categoria commerciale. Pensate all'effetto che possono avere per il turismo e l'industria agro-alimentare le storie relative agli affondamenti di navi con rifiuti tossici (o addirittura radioattivi) o l'interramento di questi rifiuti nelle campagne...
Per molti aspetti la Sardegna è salva, a livello di immagine, da certe brutture di inquinamento e malavita. Ma a livello commerciale è probabile che stia soffrendo dello stesso impatto negativo del “made in Italy”. E ciò non è giusto, oltre che poco redditizio. Per questo potrebbe essere opportuno cercare di liberarsi da una certa immagine negativa del “made in Italy” proponendo sui mercati un proprio marchio autonomo: il made in Sardinia. Sto parlando di scrivere sui nostri prodotti “made in Sardinia”, con magari Italy sotto in piccolo e con i nostri colori. Ovviamente non sarebbe una cosa affatto facile, visto che il marchio italia è conosciuto in ogni angolo del mondo ed è molto ingombrante. Sarebbe necessario un grosso sforzo corale di tutta l'imprenditoria sarda e un'adeguata campagna pubblicitaria che lanci adeguatamente il marchio “Sardegna” all'estero. Oltre al governo regionale sarebbe necessario coinvolgere la confindustria locale, confagricoltura, confcommercio e chi più ne ha più ne metta. In realtà rare volte il sistema produttivo sardo è stato in grado di simili sforzi corali.
Ma, questa potrebbe rivelarsi una straordinaria opportunità – oltre che di promuovere i propri prodotti sui mercati e le proprie eccellenze – anche di promuovere l'immagine della nostra terra e di farne conoscere le specificità che la caratterizzano. Potrebbe essere un volano straordinario per attirare interesse, turismo e anche investimenti esteri.
Dopotutto il marchio “Italia” sarà anche molto conosciuto, ma per una serie di motivi la Sardegna non viene di certo al primo posto. Anzi, tra notiziari, pubblicità e flussi di denaro, probabilmente veniamo agli ultimi posti... Il “made in Sardinia” quindi potrebbe conquistare a livello commerciale e di marketing quello spazio che la Sardegna attualmente non ha all'estero. Molti paesi di piccola dimensione – come Cipro o la Slovacchia, per esempio – o regioni autonome – la Catalogna su tutte – stanno seguendo questa strada. Con ottimi risultati.




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