....romane
L’assemblea congressuale dei Ds è terminata, ma sono previsti strascichi.
Le tensioni sono aumentate.
Il correntone è rimasto sconcertato dall’atteggiamento di Massimo D’Alema.
Quando il presidente della Quercia aveva parlato alla Camera avevano creduto che avrebbe “spostato” a sinistra anche Piero Fassino.
Del resto era stato D’Alema a chiedere al segretario, che aveva in animo di tenere lui il discorso nell’aula di Montecitorio, di parlare. Poi, invece, all’assemblea congressuale il presidente dei Ds ha bruscamente sterzato sull’ipotesi ritiro ha sposato una linea più simile a quella del segretario.
D’Alema è anche intervenuto poco prima delle votazioni sugli ordini del giorno che riguardavano l’Iraq, dopo le dichiarazioni di voto, facendo appello a tutto il partito per rinviare a data da destinarsi la votazione.
Sortita che non è piaciuta al correntone, e pare non sia stata apprezzata neanche da Fassino, il quale subisce con sempre maggior sofferenza il protagonismo di questi giorni di Massimo D’Alema.
A proposito dell’assemblea congressuale dei Ds.
Pare che Cesare Salvi sia rimasto molto deluso del risultato ottenuto dalla sua componente. Il vicepresidente del Senato si illudeva di prendere più “pezzi” dal correntone, ma così non è stato. Non a caso Salvi aveva chiesto che non si contassero i voti degli ordini del giorno sull’Iraq.
Dal suo punto di vista aveva ragione. Il documento da lui presentato insieme agli altri scissionisti del correntone (l’area 14 luglio che fa capo ad Alfiero Grandi e Giorgio Mele) ha ricevuto solo 71 voti. Molto pochi.
Sarà stato forse per questo che, dopo che D’Alema aveva lanciato il suo appello per evitare il voto, il vicepresidente del Senato è rimasto immobile non ha preso la parola, come invece ha fatto il leader del correntone Fabio Mussi, per dichiarare la propria contrarietà all’ipotesi caldeggiata dal presidente del partito?
Piero Fassino, nelle sue conclusioni all’assemblea
congressuale dei Ds, ha annunciato di non avere “preclusioni” all’ingresso di Antonio Di Pietro nella lista riformista.
Ha giocato sull’ambiguità, il leader dei Ds, rinviando la palla nel campo della Margherita, che, com’è noto, è contraria a questa ipotesi, ma si guarda bene dal dirlo esplicitamente. “Vedremo – ha infatti detto Fassino – se l’ovazione che Di Pietro ha ricevuto all’assemblea della Margherita avrà un effetto politico”.
Ma quel che Fassino ancora non sa (e se per questo non lo sa neanche Francesco Rutelli) è che tra breve potrebbe essere costretto a dover dire parole più chiare sulla questione Di Pietro. Achille Occhetto, che capeggia un movimento ulivista in cui ha inglobato una parte dei girotondini e anche l’ex magistrato di Mani pulite, ha infatti chiesto ufficialmente un incontro sia al leader dei Ds che al numero uno della Margherita.
Ebbene a quegli incontri Occhetto si presenterà in delegazione con Di Pietro.
In quell’occasione sarà difficile, per Fassino come per Rutelli, non pronunciarsi con maggior chiarezza sull’eventualità dell’ingresso dell’ex pm nella lista unitaria.
E questa è un’ipotesi che il segretario della Quercia e il coordinatore della Margherita vorrebbero volentieri evitare.
Rutelli perché due terzi del suo partito sono nettamente contrari all’ipotesi, Fassino perché avrebbe preferito aspettare l’inizio del nuovo anno per capire con i sondaggi quanto l’esclusione di Di Pietro poteva incidere negativamente sulla lista.
Tra qualche mese, tra l’altro, sarebbe più facile, per i Ds, tentare l’operazione di agganciamento con Di Pietro, perché lo Sdi, che non vuole l’ex pm e minaccia di andarsene se Di Pietro dovesse essere coinvolto, si troverebbe in grandi difficoltà a preparare e presentare, in pochissimo tempo, una lista in proprio.
Le divisioni sull’Iraq nel centrosinistra torneranno a emergere tra breve.
I comunisti italiani, che hanno deciso di cavalcare la battaglia nella speranza di togliere qualche voto ai Ds e di raccattare consensi nel mondo dei movimenti egemonizzato finora da Fausto Bertinotti, presenteranno tra breve una nuova mozione per il ritiro delle truppe italiane.
I Verdi si accoderanno.
E Rifondazione comunista, che su questo ha sempre avuto la stessa posizione, non si tirerà indietro.
Nella Margherita, ma soprattutto nei Ds, si apriranno delle crepe. Per questa ragione i dirigenti dei Ds sperano che il voto si tenga il più tardi possibile. Un’improvvisa accelerazione potrebbe aprire nella Quercia una frattura insanabile oltre che mettere in difficoltà Fassino e D’Alema, costretti a dire una parola definitiva sul tema del ritiro.
saluti




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