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  1. #31
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    Predefinito ma qual'è la macchia del berlusconismo?

    premesso che tu non scrivi che la politica di sinistra del pri fu svolta a destra del PCI e in alleanza con la democrazia cristiana, qual'è la macchia del berlusconismo, leale agli stati uniti d'america, e apprezzato dalla sinistra europea grazie alla presa di posizione italiana nell'ecofin, come gli testimonia Schroeder. Anche lui è macchiato? l'azionismo merita un capitolo a parte. Ma io mi sto convincendo che Arsena faccia un po' di confusione, non abbia una bussola e conosca poco o niente la nostra storia. Comunque tutto questo è a vantaggio della sua buona fede e della sua passione politica.

  2. #32
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    Come ricorda Calvin,Marx(dal quale la "sinistra storica" discende)e Mazzini,erano su posizioni opposte.Ecco perchè è improprio identificare "sic et simpliciter" il Partito Repubblicano con la "sinistra storica"di questo Paese.
    omar proietti

  3. #33
    laico progressista
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    Ecco, meno male che c'è sempre chi fa l'eco del superiore. Sempre un passo indietro, sempre una parola di meno....
    Io credo che Calvin i piedi se li possa pulire da solo.

    Comunque, ragazzi, non ci capiamo. La storia del partito, soprattutto quella passata, credo di conoscerla a sufficienza, e mi danno fastidio le presunzioni di ignoranza gratuite.
    La storia poi si legge sempre da destra e da sinistra. Il primo caso è il vostro. Solo che a leggere da destra le parole si sconnettono e perdono significato....

  4. #34
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    Predefinito ma questa è già una base di confronto

    nel senso che si può leggere la storia a destra come a sinistra e si riconosce la legittimità di entrambe poi occorre anche rispettare le decisioni politiche che scaturiscono dalla maggioranza del partito. La quale ha fatto un accordo con la sinistra, l'ha difeso, l'ha sostenuto, si è vista intimare l'obbedienza in virtù del fatto che la nostra storia imponeva l'alleanza con la sinistra come ai tempi della guerra di spagna, e si è ribellata andando con Fini Bossi e Berlusconi. La storia va avanti ed il pri ha mancato solo alla regola dell'obbedienza imposta da altri. E questo secondo me è un buon principio, valido per il futuro, che grazie al cielo è aperto e non esclude niente.

  5. #35
    laico progressista
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    Inutile replicare, Calvin. Non che la tua risposta non lo meriti, ma è inutile tornare su un discorso già ampiamente dibattuto tra noi.

    Non avevo notato l'"intromissione" di Pergola. Notevole e meritoria.
    Non si tratta di desertificare la storia del repibblicanesimo.
    Vedi, io e Pietro Finelli (mi perdoni se lo tiro dentro alla discussione) abbiamo divergenze tattiche sulle sorti del Mre, ma concordiamo (e molto) sull'obiettivo di fondo. Dare vita ad una forza laica e democratica che guardi al futuro.
    Il panorama politico italiano si caratterizza per l'esistenza di forze politiche che non hanno un buon rapporto con la loro storia. Così è per AN e per i DS, così per Forza Italia, addirittura senza passato e senza un substrato culturale adeguato.
    Noi invece non ci vergognamo. Abbiamo una tradizione ricca di vittorie ideali e portatrice di valori importanti per il nostro Paese. Ma proprio questa condizione sta diventando per i repubblicani una gabbia. Ugo La Malfa è stato il rappresentante della stragrande maggioranza del nostro patrimonio culturale del dopoguerra.
    Tutto questo ci costringe ad agire oggi con uno sguardo vòlto all'indietro, alla ricerca della coerenza d'azione, dell'esempio passato.
    Prova ne è proprio la posizione assunta dal PRI sulla guerra in Iraq, appiattita sugli USA senza colpo ferire, senza un'ombra di dubbio, con un atteggiamento più realista del re.
    Questo perché Ugo La Malfa... perché Spadolini... perché i repubblicani sono sempre stati...

    E' ora di voltare pagina. Il passato è passato. Ci ha reso onore. Ma oggi dobbiamo vincere le nuove sfide, che ci obbligano a rivedere alcune posizioni "tradizionali", ad interrogarci a fondo sul valore del nostro essere laici, a trovare anche nuovi riferimenti, nuovi modelli da seguire o da proporre.
    C'è un Europa da costruire, equilibri mondiali da tutelare, c'è una globalizzazione da governare. Non si può agire col metro del solo lamalfismo o del mazzinianesimo. Finiamo per parlare una lingua arcaica, anacronistica.
    Io sogno un partito laico che sorga dalla storia del repubblicanesimo e del liberalismo amendoliano, e che si proponga, nel medio termine, come partito guida della nuova società multietnica e globalizzata, di una società che guarda all'Europa come una grande potenza da costruire, distinta ma non distante dagli Stati Uniti. Una forza che difenda la democrazia dal populismo mediatico e che salvaguardi senso dello Stato e delle istituzioni. Un partito che preservi la politica dalla contaminazione religiosa.
    E' un'operazione che sarebbe bello fare tutti insieme, Mre e Pri, in un polo a parte, una sorta di laboratorio indipendente, con tutti gli spiriti laici interessati.
    Ma in queste condizioni politiche non è possibile. Le regole le dettano Prodi e Berlusconi. L'uno con la sua manìa omologatrice, l'altro con i suoi devastanti interessi personali, che bisogna assolutamente arginare.
    E' un momento in cui bisogna riflettere, e molto, su cosa fare, su come agire. Perché la situazione non è facile.
    Non è facile, soprattutto, soverchiare il conformismo, dilagante a destra e a sinistra.

  6. #36
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    Allora, derivazione politica PRI e Mazzini:Mazzini fa parte del filone democratico della sinistra, da non confondersi con il filone Marxista , cattolico etc etc. Da qui abbiamo preso le origini come partito, i rappresentanti alla Camera del PRI facevano parte della Sinistra mica della Destra. Su questo non esistono dubbi, perchè visto che si cita, basta leggersi un pò dello Spadolone nostro e tutti in pace. Cito a caso "Congreso di Lugano 1899 "i repubblicani si dichiarano concordi sulla ncessità di mantenere salda l'unione dei partiti popolari-repubblicano, radicale, socialista- che in Parlamento ha saputo contrastare cntro i tentativi liberticidi del Governo Pelloux", " Congresso di Pisa del 1902" intensificare agitazione nel paese contro il militarismo e per il suffragio universale", Congresso di Genova 1905 " Il PRI intende nelle lotte moderne dei proletari contro il capitalismo che li opprime e sfrutta, schierarsi francamente e risolutamente a favore dei primi"etc etc, fino a quelli dell'intransigenza al fascismo, per passare a quelli in esilio( non in vacanza a Ponza, ma come mai i giornalisti capiscono sempre ad ombrello...) etc etc.
    Questo per chi è nel PRI per idee e storia non può passare sotto traccia, capite bene.
    Calvin ed altri, vi scordate tutti che nel dopoguerrafino al 1989 c'era il muro??? E che in Europa la tappa obbligata per un partito democratico era di non essere al Governo od alleato a livello nazionale con il PCI??? E che da questa posizione nacque all'indomani del crollo del muro la posizione lamalfiana "mai più con questa DC" ed il conseguente passaggio all'opposizione e l'idea di un nuovo soggetto politico dove sciogliere il PRI cioè Alleanza Democratica?? Se non mi dite di si vuole dire che ha ragione chi dice che siamo usciti perchè non ci diedero i ministeri che volevamo: fate vobis.
    La posizione di Ugo La Malfa di aprire a certe forze di sinistra marxista nessuno la può negare, NESSUNO. E ricordiamoci il Congresso di Ravenna e di Livorno, quando prese in mano il PRI con l'idea del Centrosinistra contro il tentativo di Pacciardi.Avevamo grandi idee della Nuova Sinistra e voti pochi ed incerti, ma avevavmo idee e persone. Adesso ditemi le idee per una nuova destra che avete, dato che a quanto leggo di sinistra non ne volete più sentire parlare.
    La nostra Storia ci imponeva di non fare parte di questo governo, tutto qui. Di non essere alleati con questi. Tutto qui.Si lavorava dal basso per ricostruire a livello locale se proprio con l'Ulivo del 2001 non c'erano i presupposti.
    saluti
    echiesa

  7. #37
    laico progressista
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    Bravo, carissimo.

  8. #38
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    Quello che Chiesa non riesce a capire o non vuole capire,è che dopo l'11 Settembre,la politica estera è tornata ad essere lo spartiacque,la discriminante attraverso la quale va decisa la collocazione politica del Partito.E le sue alleanze.Così come avveniva nel periodo della guerra fredda.Questo è stato detto e ripetuto in tutte le salse non da me, ma dal Partito, attraverso Congressi,Consigli Nazionali,documenti, molti dei quali rintracciabili su questo forum puntualmente postati da Nuvola Rossa.Si può naturalmente non essere d'accordo con questa impostazione,ma se la si assume come valida,rende chiaramente assurdo il solo pensare che il PRI possa,OGGI,stare nel centro-sinistra.
    Ugo La Malfa poi,ha sempre tenuto aperto un canale di dialogo con il PCI,ma questo dialogo,partiva dal presupposto che il fossato tra noi e loro era-in quel periodo storico- incolmabile ed aveva lo scopo di sollecitare ed incoraggiare-per quanto possibile-l'evoluzione in senso socialdemocratico ed occidentale di tutta la sinistra italiana(di cui il PCI era gran parte).Un percorso ancora oggi NON DEL TUTTO COMPIUTO e che anzi negli ultimi tempi come abbiamo più volte rilevato, ha conosciuto vistosi passi indietro.Mi dispiace puntualizzare l'ovvio ma La Malfa,il governo lo faceva con la DC ed il PRI in 50 anni di storia repubblicana,dal primo all'ultimo giorno,ha sempre avuto una collocazione opposta a quella del PCI.
    omar proietti

  9. #39
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    In risposta a Lincoln
    La politica estera post 11 settembre : si,ma Bari ci fu ben prima. Dimmi una cosuccia: con la guerra nella ex Jugoslavia come la mettiamo?? Epppure c'erano i comunisti con noi al governo, e Bossi portava la solidarietà a Milosevich. Ma a quel tempo di Bari la politica estera non contava, ma che voleva dire???? Poi è tornata buona dopo, dopo che si è visto che il Governo attuale, bhè, lassamo perde. Attenzione, sempre con buoni distinguo da parte di An, UDC e Lega tanto per chiarire. Come nel csn ci sono forze come SDI, Parte della Margherita e la maggioranza DS che la hanno simile alla nostra ( lettera di Violante alla Voce). Abbiamo una AN che ha i mali di testa nel 2003 su Mussolini e Salò mettiti in mente te la fedeltà atlantica.Sempre che il nostro leader sia diventato Berlusconi ( non ditemi FI perchè FI non si è ancora capito che roba sia).Io ho fortissimi dubbi su Bush e l'amministrazione americana attuale, proprio tanti. Mica dico che Saddam sia un martire. Quindi essere legati mani e piedi.....a proposito, ma la dichiarazione di Berlusconi nella quale ha affermato di aver cercato d convincere Bush a non fare la guerra l'ho sentita solo io???Manco lui ha detto di non essere convinto.
    Quindi se non lo era lui figuarati il sottoscritto. Ma mica dico ora che bisogna venirsene via come qualcuno in An o nella Lega??
    LA Malfa Ugo aprì la linea di dialogo con il PCI cercò di portare il PCI al Governo con il compromesso storico. Aprì la strada all'ingresso del PSI nella maggiornaza di governo e solo con la presenza di questa forza continuò a partecipare ai governi nazionali. Ma ricordo che all'epoca c'era ancora il muro, adesso il muro è caduto. All'epoca del primo csn il nostro Partito ebbe pure la scissione di Pacciardi che osteggiava la sinistra: poi il buon Randolfone rientrò nel PRI dicendo che il csn andava bene. Quando il PRI passò all'opposizione nel 1991 ( spiegami il perchè allora, sei della tesi "ministeriale?'"perchè se no non si spiega) il buon Pacciardi fu il primo ad essere daccordo dicendo che era ora.
    I tempi erano diversi gente, diverisissimi. Quando cambiarono se ve lo ricordate ci fu appunto la posizione nuova.Ed è li che Giorgio La malfa mise lo spartiacque e chiarì, ed il PRI fu daccordo, sia quelli che ora sono nei DS che quelli che sono in AN e FI. Dire che il PRI non era di sinistra per la partecipazione a Governi con la DC è negare l'evidenza. Eravamo il partito dell'Altra Sinistra, quella non marxista ne cattolica.
    Se poi a livello nazionale vi era la divisione fra PCi e resto, a livello locale non direi proprio.
    saluti
    echiesa

  10. #40
    email non funzionante
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    Predefinito tratto dal sito web: http://www.pri.it

    La Nota Politica
    --------------------------------------------------------
    Sinistra divisa su tutto

    Dalla politica estera agli scioperi di Milano nasce il fronte del "no"

    Oggi i sindacati scendono in piazza per protestare contro la riforma delle pensioni presentata dal governo Berlusconi. Il 15 dicembre, per ventiquattro ore, gli autoferrotranvieri si asterranno dal lavoro. Siamo agli albori di un inverno caldo ? Sta di fatto che Bertinotti già si appresta a guidare una sinistra che si sta consegnando alle sue pulsioni più estreme.

    C'è ormai una linea continua che spacca l'intero fronte dell'opposizione. Parte dalla politica estera, tema su cui si fronteggiano almeno tre diversi orientamenti, per poi investire la politica economico-sociale, i diritti civili, il ruolo del sindacato nel paese. Non c'è più argomento su cui si realizzi una convergenza tra le forze politiche del centrosinistra. E nella maggior parte dei casi le contraddizioni esplodono pubblicamente.

    L'unica linea chiara, finora, è proprio quella di Fausto Bertinotti.
    No alla presenza militare italiana in Iraq, no a qualunque riforma delle pensioni, piena solidarietà agli scioperanti di Milano. C'è, secondo il leader di Rifondazione comunista, una sinistra antagonista che sta emergendo nel paese e che l'opposizione dovrebbe proporsi di rappresentare e guidare.

    Gli altri sembrano travolti dagli eventi.
    Sulla procreazione assistita, sugli scioperi che paralizzano le città, sul terrorismo, sulla politica estera. Litigano o balbettano. A chi solleva il problema, Piero Fassino risponde, con assoluto candore, che poi ci si metterà tutti intorno ad un tavolo e si troverà l'accordo.

    Ma Fassino sa bene che la verità è un'altra.
    C'è un unico vero cemento che tiene insieme una opposizione culturalmente e politicamente divisa su tutto. E' l'antiberlusconismo. E' il complesso del nemico. Ma può una opposizione che si è trasformata nel fronte del rifiuto candidarsi a guidare il paese? La stessa lista unitaria rischia di saltare proprio là dove dovrebbe nascere: sui problemi e sui programmi.

    Ed è questa fragilità di linea politica
    a rendere Bertinotti il vero protagonista dell'opposizione. Il magnete che può attrarre l'intero schieramento, condizionarlo, guidarlo. E, naturalmente, condannarlo alla sconfitta.

    Roma, 5 dicembre 2003

 

 
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