Pagina 4 di 6 PrimaPrima ... 345 ... UltimaUltima
Risultati da 31 a 40 di 60

Discussione: Una Finestra sul Mondo

  1. #31
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito




    PACIFISTI LATITANTI

    di Tony Damascelli

    Dove sono le bandiere della pace? Qualche lenzuolo grigio di smog resta appeso, mogio, alle finestre dei resistenti. L’arcobaleno è stato sconfitto dalle polveri sottili ma si preannunciano lavaggi energici per la propaganda delle prossime elezioni politiche. Dove sono Agnoletto e Casarini? Dove si sta muovendo l’onorevole Caruso? Che cosa pensa e urla Grillo e, con lui, i suoi fedelissimi? Dico del Tibet. Lo so, non è roba nostra. Dico dei monaci buddisti ammazzati. Sì, al massimo fanno tenerezza e poi noi abbiamo le beghe sui frati nostrani, defunti o vivi, santi o sporcaccioni, figurarsi se possiamo batterci per vicende così «minori». Le olimpiadi di Pechino? Non si svolgono mica domani, eppoi sempre ’sta storia dei Giochi, della solidarietà, della fratellanza, una noia estiva. Meglio il labiale di Ibrahimovic, il calcio d’angolo furbastro della Roma, il test antidoping all’alba per il ciclista addormentato, la centralina svalvolata della Ferrari, il listino degli esportatori di Vaduz, la colomba pasquale che, visti i costi, sembra piuttosto un condor, il diesel che affianca la benzina verde. No, i disobbedienti civili, i girotondini, i ragazzi dei centri sociali hanno altro cui pensare. Eppure là dove la terra scotta e vige la legge delle colt comuniste qualcosa sta accadendo, come accadeva nella collezione primavera estate dell’Ottantanove, quando piazza Tienanmen venne occupata romanticamente dagli studenti e liberata serenamente dai carri armati del governo cinese (comunista si può scrivere o preferite della sinistra radicale?).
    Oggi si svolgerà una manifestazione indetta da Il Riformista e da Radio Radicale, non prevedo adunate oceaniche come per il concerto del 1° maggio anche se il tema all’ordine del giorno è meno musicale ma scalda più di una canzone di Jovanotti. Così come nessuna trasmissione televisiva, pubblica e privata, ha presentato il modellino del monastero, la sagoma di un fucile mitragliatore, l’elenco dei morti, l’identikit degli assassini che non sono semplici vicini di casa ma i padroni di tutto il condominio, nel senso del Paese. E nessun giornale (e anche trasmissione televisiva e radiofonica) di informazione sportiva ha dato e sta dando spazio al problema relativo, alla partecipazione ai prossimi Giochi estivi, anche aprendo un dibattito, facendone discutere, non i giornalisti o le vecchie glorie dello sport, ma chi parteciperà alle Olimpiadi. Ci sono spicchi del mappamondo che restano fuori dai discorsi.
    Nessuno conosce il nome dei monaci tibetani coperti di sangue, i morti non parlano, i vivi anche, il regime è salvo, bandiera rossa trionferà. Le altre bandiere, ricolorate nell’arcobaleno, quelle della pace insomma, sono in lavanderia.

    tratto da http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=248983

  2. #32
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il 19 marzo, alla manifestazione di solidarieta' per il Tibet, in piazza "Campo dei Fiori", organizzata da "Riformista" e "Radio Radicale", c'e' stato anche il saluto dei Repubblicani portato da Antonio Del Pennino ...

  3. #33
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Olimpiadi tutte in salita
    Repressione e dispotismo, l'altra faccia del gigante asiatico

    Le Olimpiadi del 2008 dovevano servire, alla Cina, per affermare di fronte al mondo intero il suo nuovo status di grande potenza, luccicanti per i successi economici, per le capacità organizzative, per le strutture di avanguardia che avrebbero ospitato i Giochi; e al Cio, il Comitato Olimpico Internazionale, per riaffermare su scala ormai planetaria l'universalità dello sport e la sua funzione pacificatrice, al di là e al di sopra dei conflitti che dividono popoli, nazioni, religioni.



    Entrambi questi obiettivi sono già stati mancati. Si sono infranti tra le montagne del Tibet, tra le valli dell'Himalaya; e da quelle montagne e quelle valli il fragore del dissenso si va propagando, com'è inevitabile in tempi di globalizzazione, di paese in paese, a cominciare da alcune regioni della Cina stessa. E sta coinvolgendo un'opinione pubblica sempre più vasta, sollecitata ed ingrossata dalla simpatia di cui è circondata una religione "mite" come il buddismo e dalla stima che si è conquistata il Dalai Lama.

    Non possiamo prevedere se e come si svolgeranno le Olimpiadi di Pechino. Possiamo però constatare già ora alcuni fatti. In primo luogo, il percorso verso i giochi appare tutto in salita, già all'accensione della fiaccola, nella mitica città greca "dove tutto ebbe inizio", e dove una vivace contestazione ha ricordato che non basta lo sport per assicurare la pace; e poi per la defezione a catena di un numero crescente di tedofori, che si rifiutano di trasportare una fiaccola a loro giudizio (e non solo) macchiata di sangue; e infine per l'incertezza che a questo punto accompagna l'itinerario del fuoco di Olimpia, tra proteste non violente e rischi di veri e propri scontri.

    In secondo luogo, è emerso in superficie il volto vero della Cina, di un paese che ai successi economici accompagna la durezza del suo regime politico e della repressione poliziesca. Lo sfavillio delle luci che brilleranno in agosto a Pechino non potrà più far dimenticare i morti di Lhasa, i processi nei confronti degli oppositori, il silenzio imposto con la forza all'interno del paese profondo. E che ricorda in modo sinistro il silenzio che regnava a Varsavia.

    In terzo luogo, riemergono puntualmente il cinismo e l'ipocrisia del Comitato Olimpico e dei suoi dirigenti. Tra le condizioni che furono poste alla Cina nel momento in cui i giochi vennero assegnati a Pechino c'era quella di migliorare la situazione dei diritti umani. E' stata rispettata, questa condizione? Dove? A Lhasa, dove la repressione di oggi ricorda quella del 1989, quando l'esercito sparò sulla popolazione per ordine di Hu Jintao, allora responsabile di quella provincia ed ora leader del Partito comunista cinese?

    Attraverso questi fatti forse non possiamo prevedere se e come si svolgeranno le olimpiadi di Pechino. Ma possiamo certamente intravedere quale sarà uno dei grandi conflitti che attraverseranno il pianeta nel prossimo futuro. E sarà il conflitto tra il dispotismo liberista, che fonda sulle leggi di mercato i successi economici e su quelli della repressione la stabilità politica, e la democrazia liberale, che del mercato si avvale per affermare i valori di libertà che sono a fondamento dell'Occidente. Di questo conflitto è bene prendere atto; ed è bene che lo facciano, e in fretta, soprattutto quanti - in quello che già Platone definiva "il continente dell'Ovest" - abbagliati dai successi economici del gigante asiatico, ne dimenticano l'altra faccia, preferendo ignorare "di che lacrime grondi e di che sangue".

    di Italico Santoro
    Roma, 25 marzo 2008

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  4. #34
    Registered User
    Data Registrazione
    30 Jun 2003
    Località
    centro Italia
    Messaggi
    2,800
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    25.03.2008 Bilancio della guerra in Iraq

    Un'intervista al generale David Petraeus, da La REPUBBLICA:

    Sono quattromila i morti americani in Iraq dall´inizio della guerra. Nel giorno in cui il contatore della morte raggiunge la cifra tonda e apre dibattiti e polemiche negli Stati Uniti, il generale David Petraeus, comandante in capo delle forze Usa, sorseggia caffè nero nel suo quartier generale insediato in quello che era il palazzo presidenziale di Saddam Hussein.
    Sorride e cerca di trasmettere un ottimismo che le cifre non sembrano giustificare: «La situazione migliora rispetto a pochi mesi fa. Abbiamo dei momenti difficili, è vero, ma la sicurezza in Iraq si sta lentamente rafforzando. Al Congresso dirò che la strada che abbiamo preso è quella giusta. Ed è la sola possibile. È presto per parlare di vittoria ma, continuando così, ci arriveremo».
    In un ora di intervista il generale ostenta quell´immagine, un po´ fuori dai clichè sui militari cui tiene tanto. Racconta qualche particolare un po´ più privato. Dice che qui a Bagdad, nel tempo libero, legge le biografie di uomini che, come lui, si sono trovati ad affrontare sfide militari durissime. A giorni alterni va a correre con i suoi soldati, dieci minuti ogni settimana li dedica al barbiere. Ha fatto un punto di onore di assistere, appena può, alle cerimonie in memoria dei militari americani caduti in Iraq. E ci regala anche una piccola dedica per l´Italia: «Vicenza è il posto più bello a cui sono stato assegnato: se potessi, darei via due stelle di generale per tornarci».
    Generale Petraeus, le notizie degli ultimi giorni non sono buone. A parte lo spaventoso bilancio di 4000 morti in cinque anni, c´è da dire che questa è stata una Pasqua di sangue con lanci di razzi nella Zona verde di Bagdad e 60 morti in tutto il paese. L´Iraq sta tornando indietro?
    «Quattromila morti significano che l´Iraq è una realtà molto dura e difficile, come io ripeto spesso. Per quanto riguarda gli attacchi alla Zona verde, sono stati compiuti da i cosiddetti "gruppi speciali", addestrati e armati dall´Iran. Erano razzi iraniani quelli che sono stati lanciati qui. E questo è molto deludente: la promessa fatta dal presidente iraniano Ahmadinejad e dagli altri leader del suo paese alle controparti irachene era di smettere di gettare benzina sul fuoco di una realtà che è già abbastanza esplosiva. Non è questo il tipo di aiuto che gli iracheni vogliono dal loro vicino: vorrebbero una relazione costruttiva, fatta di commerci, pellegrini in visita, capitali iraniani in Iraq. Non certo armi».
    Però anche i terroristi sunniti sono tornati a farsi sentire, con l´attacco a Mosul. Questo non la preoccupa?
    «Gli attacchi di Al Qaeda sono il risultato della pressione a cui sono sottoposti, in particolare a Mosul: questa è una delle aree dove Al Qaeda ha avuto a lungo maggiore spazio di manovra e dove nell´ultimo anno si è concentrata maggiormente l´azione delle forze della coalizione e di quelle irachene. Si tratta di un´area importante dal punto di vista strategico, ci sono le strade per la Siria e per l´Iran, e si tratta di un´area con popolazione mista. Quello che i terroristi hanno fatto a Pasqua è quello che fanno ogni volta che li colpiamo duramente: cercare di fermarci. E francamente credo che questo attentato possa anche avere a che fare con la testimonianza che io e l´ambasciatore Crocker ci apprestiamo a dare al Congresso: non vogliono che ci siano solo buone notizie».
    Si sente di dire che il Paese è sulla strada della riconciliazione?
    «La situazione della sicurezza è molto migliorata. Non voglio negarlo, domenica è stata una brutta giornata: ma forse lo notiamo di più perché ci sono meno brutte giornate rispetto a otto mesi fa. Il numero degli attacchi è sceso del 60% rispetto al giugno 2006, il livello di morti fra i civili è sceso del 60% da dicembre 2006: è un segno di progresso. Non vogliamo dichiarare vittoria o festeggiare, perché davanti a noi c´è ancora molto duro lavoro da fare. Ci sono innumerevoli sfide e ostacoli ancora da superare in Iraq, ma ci sono stati passi verso la riconciliazione: la legge di budget, che distribuisce le risorse in modo equo, quella che prevede elezioni provinciali entro l´anno e l´amnistia, solo per fare degli esempi. Purtroppo la realtà è che il tessuto della società irachena è stato terribilmente danneggiato e che ci vorranno anni per rimetterlo a posto».
    Uno dei meriti più importanti che le vengono riconosciuti è quello di aver coinvolto i sunniti nella gestione della sicurezza, con il progetto della Sahwa, il Risveglio. Come può però essere certo che un giorno queste persone non torneranno a combattere?
    «Stiamo dando a queste persone la possibilità di aiutare a migliorare la sicurezza nelle loro comunità. La chiave del nostro progetto è dare loro un ruolo nel successo del nuovo Iraq invece che nel suo fallimento. Posso dire che in certe aree è inconcepibile pensare che i sunniti permetterebbero il ritorno di Al Qaeda. Al Qaeda ha portato morte, distruzione e un´ideologia wahabita che qui la gente non condivide».
    Forse non richiameranno Al Qaeda, ma potrebbero tornare a combattere gli sciiti…
    «Di nuovo, l´idea è far partecipare tutti al successo del nuovo Iraq. I sunniti sanno che hanno sbagliato a non partecipare alle elezioni nel 2005 e non faranno lo stesso errore di nuovo, sanno che non possono avere accesso ai benefici delle risorse irachene se non partecipano al governo insieme agli sciiti».
    E gli sciiti? Siete in contatto anche con loro?
    «Certo. L´idea è applicare questo processo a tutti: affrontare i problemi, dialogare, gridare magari, ma non sparare. Lo sforzo è quello di allargare il dialogo a tutti, compresi gli sciiti, quindi parliamo anche con loro».
    Compreso Moqtada al Sadr?
    «Parliamo al suo gruppo».
    Tutti questi sforzi potrebbero rivelarsi inutili se il governo iracheno non imboccasse la via della riconciliazione nazionale: è soddisfatto con il lavoro che stanno facendo?
    «A dire la verità, credo che neanche loro siano soddisfatti di loro stessi. Ma si stanno impegnando a fare qualcosa. Abbiamo iniziato a vedere qualche progresso dal punto di vista politico e ora anche economico: ho appena ricevuto una delegazione di imprenditori stranieri venuti per un accordo con il governo, mi sembra un buon segno».
    Però ci sono ancora problemi per quanto riguarda l´inserimento dei sunniti della Sahwa nelle forze di polizia e nell´esercito…
    «Il processo è iniziato: in 7000 sono stati accettati solo a Bagdad, 20mila sono già in formazione. Non è certo stato facile, non voglio dire questo: non sono stati sempre i benvenuti da parte di qualche membro del governo. Questo è un governo a maggioranza sciita e si preoccupano del fatto che all´80% i "figli dell´Iraq" sono sunniti, ma del resto queste persone vengono da zone sunnite dove Al Qaeda si era installata e dove loro hanno reagito e l´hanno cacciata. Nel tempo, ci aspettiamo che fra il 20 e il 30% di questi uomini vengano assorbiti da esercito e polizia».
    Che quadro farà al Congresso fra pochi giorni della situazione in Iraq?
    «Descriverò il livello di sicurezza, l´ambasciatore parlerà del lato politico ed economico. Poi parleremo delle sfide che ci aspettano ancora e illustreremo le raccomandazioni che per allora avremo fatto al Presidente e che per ovvi motivi non posso rivelare ora».
    Può però dire cosa pensa della discussione sulla riduzione del numero delle truppe che è in corso negli Stati Uniti…
    «L´obiettivo è ridurre le truppe per luglio, ma è questo impegno è in modo molto chiaro condizionato da quelle che saranno le condizioni sul terreno. Non vogliamo mettere a rischio gli obiettivi che abbiamo così duramente raggiunto riducendo le truppe troppo rapidamente».
    Nello sforzo che ha fatto, avrebbe voluto avere più supporto dai suoi alleati europei e della Nato? In Italia nelle ultime settimane si è parlato di un possibile ritorno delle truppe in Iraq: le servirebbero?
    «Apprezziamo quello che l´Italia ha fatto in passato come membro della coalizione e quello che continua a fare in Iraq. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, le dirò solo che non esiste un comandante militare nella storia che non darebbe il benvenuto a più soldi o più truppe».
    Parliamo della maniera in cui le sue truppe stanno operando in Iraq. Avete riscritto i manuali di azione, accanto ai soldati in molte zone ci sono degli antropologi: come e quanto l´Iraq ha cambiato l´esercito americano?
    «Ci siamo trovati con un terreno di azione che non era più il deserto aperto, ma la popolazione, il terreno umano. Capire l´ambiente è vitale per quello che facciamo, quindi abbiamo chiesto aiuto agli antropologi. I nostri soldati sono stati bravi a capire la complessità della situazione. Ai leader come me spetta trovare delle buone idee, ma farle arrivare a chi le mette in atto sul terreno è la chiave del successo: l´intera istituzione delle Forze armate, e in particolare l´esercito e i Marines hanno cambiato i loro manuali e il loro modo di agire per raggiungere l´obiettivo».
    L´ultima domanda è quella che le fanno tutti: generale Petraeus, sarà lei il prossimo vice-presidente degli Stati Uniti?
    «Assolutamente no. Per risponderle meglio, citerò per lei una canzone country di Lory Morgan. Dice: "Che ne dici della parola no? Non la capisci?"».
    Quindi quale pensa che sarà il suo futuro dopo l´Iraq?
    «Sarò felice di continuare a servire il mio paese in uniforme per tutto il tempo in cui avrà bisogno di me. Tutto qui».

    http://www.informazionecorretta.com:...z=120&id=24005
    omar proietti

  5. #35
    Iscritto a Lista Repubblicana
    Data Registrazione
    30 Dec 2007
    Località
    Toscana
    Messaggi
    97
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La sconfitta italiana sono gli Atleti che invece di esprimere solidarietà al Tibet si sono affrettati a dire "che hanno preparato con molta fatica" le Olimpiadi... Se questi sono atleti che ci rappresentano...

  6. #36

  7. #37
    Registered User
    Data Registrazione
    30 Jun 2003
    Località
    centro Italia
    Messaggi
    2,800
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Beh,in effetti è strano che degli atleti e cioè degli sportivi professionisti,dicano che si sono preparati bene per le Olimpiadi.
    Chissa cos'altro dovevano preparare?Aspettiamo tutti atleti e CONI compresi, che il LU ci delucidi...
    omar proietti

  8. #38
    la Banda Fratelli
    Data Registrazione
    22 Jan 2004
    Località
    Catanzaro
    Messaggi
    3,053
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Se fossi un atleta di sicuro spenderei qualche parolina in merito ai diritti umani calpestati dalla grande Cina...

  9. #39
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da jmimmo82 Visualizza Messaggio
    Se fossi un atleta di sicuro spenderei qualche parolina in merito ai diritti umani calpestati dalla grande Cina...
    Gira che ti rigira ... le Olimpiadi si faranno ... ci sono dietro troppi interessi ... e quando c'e di mezzo il soldo ... in culo agli ideali, ivi compresi quelli del barone Pierre de Coubertin.
    Io se fossi un atleta me ne starei a casa ... ma visto che atleta non lo sono piu' ... manco alla Tv staro' a guardarle le olimpiadi cinesi ... meglio che al mare, con le palle in acqua, per tutto il mese di Agosto ... dove vuoi stare ?

  10. #40
    Registered User
    Data Registrazione
    30 Jun 2003
    Località
    centro Italia
    Messaggi
    2,800
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Khaled Sheik Mohammed chiede il patibolo.
    è sotto processo per l''11 settembre.
    http://www.informazionecorretta.com:...z=120&id=24802


    Mi auguro che lo accontentino.
    omar proietti

 

 
Pagina 4 di 6 PrimaPrima ... 345 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. La finestra all'angolo
    Di Heidi nel forum Hdemia
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 04-10-12, 20:30
  2. Risposte: 79
    Ultimo Messaggio: 13-09-12, 22:59
  3. Una finestra sul PRI e sul MRE
    Di Teddy nel forum Repubblicani
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 05-04-09, 09:06
  4. Er finestra
    Di Wasabi nel forum Fondoscala
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 15-02-06, 03:16
  5. Il mio tricolore alla finestra
    Di Österreicher nel forum Termometro sportivo
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 18-06-02, 16:44

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito