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    Predefinito Il "Risorgimento" e noi

    Prendendo spunto da questo articolo di Gian Pio Mattogno, sarebbe interessante che l'area (per quanto questo forum possa dire di rappresentarla) intavolasse una discussione definitiva su questo fenomeno storico - visto che (tanto per cambiare) vi è tutt'altro che unanimità nel giudizio riguardo ad esso, anche tra le nostre fila.

    -------------------------------------------------------------------

    «Analisi retrospettiva di una "rivoluzione borghese perfettamente riuscita. Con l'aiuto di massoneria e giudaismo". Risorgimento, storia da rileggere. Le ragioni di un "mito" confezionato dagli stessi vincitori all'indomani dell'unità d'Italia»



    di Gian Pio Mattogno, da la Padania del 3 dicembre 2003

    Uno dei miti più diffusi è quello del cosiddetto "Risorgimento" e della "Storia patria". Secondo questo mito, a partire dalla fine del 1700, il popolo italiano sarebbe insorto contro gli antichi regimi, tirannici ed antipopolari, e - guidato dai suoi figli migliori (i vari Mazzini, Garibaldi, Cavour etc.) nel 1861 avrebbe finalmente raggiunto la tanto agognata libertà e indipendenza. Questo mito, confezionato dagli stessi vincitori all'indomani dell'unità, è stato ripreso dal Fascismo (anche se forzato in chiave antiliberale) ed ha poi conferito una dignità politica alla repubblica antifascista nata dalla "resistenza" (il secondo Risorgimento). Fu tuttavia un giovane intellettuale liberale, Piero Gobetti, che nel suo volume postumo Risorgimento senza eroi (1926) gettò un sasso nelle acque stagnanti della retorica patriottarda. Riflettendo sul crollo dello Stato liberale e sull'avvento del Fascismo, Gobetti ne dedusse che la libertà, in Italia non aveva basi solide e questa debolezza andava rintracciata in certe presunte carenze del Risorgimento. Egli perciò respingeva il mito del Risorgimento e sosteneva che questo era stato una rivoluzione fallita - fallita perché opera di una minoranza, fallita perché il popolo vi era rimasto estraneo e non era stato educato alla libertà.
    Contro Gobetti insorse Adolfo Omodeo, il quale replicò che il Risorgimento fu sì opera di una minoranza, ma nella minoranza si adattò ad essere nazione, operò per il popolo e dell'educazione del popolo ebbe l'ossessione e il senso di responsabilità. Per Antonio Gramsci invece, il Risorgimento fu una Rivoluzione Agraria mancata, perché i democratici del partito d'azione non mobilitarono le masse contadine e non risolsero la questione agraria distribuendo le terre ai lavoratori. Infine, Gaetano Salvemini ammetteva che il Risorgimento fu una Rivoluzione del Ricco, guidata da una oligarchia di notabili estranea al popolo, ma aggiungeva che fu anche un "rinnovamento", l'unico possibile per l'Italia di allora.
    Che cosa fu dunque questo Risorgimento?
    In realtà esso non fu una rivoluzione popolare, come pretende la vecchia agiografia risorgimentale. Ma non fu nemmeno la rivoluzione di una minoranza filo-popolare, come afferma Omodeo. Né una rivoluzione del ricco "progressista", come vuole Salvemini o una rivoluzione agraria mancata, come sostiene Gramsci. Il Risorgimento non fu altresì una rivoluzione fallita, come scrive Gobetti.
    Essa fu una Rivoluzione Borghese compiuta, una rivoluzione borghese perfettamente riuscita. Una rivoluzione borghese perché fu fatta dalla borghesia, per gli interessi della borghesia; compiuta perché la borghesia conseguì tutti i suoi obiettivi. Ma bisogna aggiungere che essa fu anche antipopolare, compiuta cioè non solo senza il popolo, ma anche contro il popolo. Accanto alla borghesia hanno operato altre due forze sovversive: la massoneria ed il giudaismo. Le logge massoniche, e le sette contigue come ad esempio la carboneria, furono importanti veicoli di diffusione delle idee riformistiche e rivoluzionarie e spesso formarono i quadri delle cospirazioni.
    Da parte loro, gli stessi ebrei seppero innestarsi nel processi rivoluzionari - ora alla testa, ora al rimorchio della borghesia - partecipando attivamente alle cospirazioni, appoggiando anche finanziariamente le trame settarie e i moti rivoluzionari, e ricavandone vistosi benefici sia politici che economici. L'emancipazione del giudaismo non fu che l'emancipazione del capitale giudaico dai vincoli in cui lo aveva tenuto la legislazione tradizionale. Tutti i moti e le cospirazioni risorgimentali furono altrettante tappe dell'assalto giudaico massonico e borghese alla società tradizionale italiana.
    Un esempio significativo è costituito dall'impresa dei mille. Se ne indaghiamo i retroscena, scopriamo dei particolari interessanti, per lo più taciuti alla storiografia patriottarda. Dai carteggi cavouriani risulta chiaramente che l'aggressione piratesca al Regno delle Due Sicilie fu organizzata dalla borghesia e dalla nobiltà imborghesita del Piemonte in combutta con l'Inghilterra. L'agente di fiducia fu Garibaldi, al quale vennero dati supporti logistici, armi e coperture internazionali. Garibaldi era un massone, iniziato nella loggia "Gli Amici della Patria" di Montevideo e successivamente nominato Gran Maestro Onorario del Gran Oriente d'Italia. Massone era Stefano Turr, primo aiutante del Generale; massone G.B. Fauché, procuratore della compagnia Ribattino, che consegnò i vapori per la spedizione. Sostegni a Garibaldi vennero dalla loggia "Ausonia" di Torino. Anche la massoneria internazionale si mobilitò per aiutare l'impresa. Il col. Colt, affiliato alla loggia "St. John's" nel Connecticut, inviò cento fucili di ottima fattura. La massoneria inglese, tramite i rappresentanti del Governo, fornì grosse somme di denaro.
    Un sostegno all'impresa venne anche dagli ebrei. Esso fu il coronamento di tutta una serie di aiuti, in uomini e denaro, dati dall'ebraismo alla causa rivoluzionaria lungo l'intero arco delle lotte risorgimentali. Ricordiamo tra gli altri Giuseppe Levi, impegnato nella raccolta per il "Fondo per il milione di fucili" e presidente dell' "Associazione Unitaria Italia", ed Enrico Guastella, segretario del "Fondo". Otto ebrei parteciparono alla spedizione. Se è vero che l'Italia di oggi è figlia dell'Italia di ieri, la riconquista della nostra vera identità, deve passare anche attraverso di una revisione radicale della "storia patria", ed in particolare del "Risorgimento".

  2. #2
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    La mia opinione a riguardo è nota, e anch'io sarei favorevole a un dibattito analitico e di ampio respiro...

    Mi limiterò a rilevare che il mantenimento in vita della puzzolente retorica patriottarda, cui non crede più nessuno, non fa che nuocere alle fondamenta di una nazione che andrebbe non smantellata ma anzi consolidata proprio nel rispetto delle diverse identità nonché del volto complesso dei fatti storici... Ma, fino a quando sarà tenuto in piedi siffatto castello di retoriche menzogne, ciò resterà una fatale chimera...

    E poi il risorgimento invase e vampirizzò (o almeno fu questo il tentativo... per la verità riuscito, di solito...) ogni cellula con la tecnica del lavaggio del cervello più subdolo...

    Un esempio emblematico è la toponomastica... Qui a Messina tutte le vie principali furono e sono ancora oggi intitolate a personaggi ed eventi che con la città nulla hanno a che vedere... Viceversa, questi ultimi sono relegati nel più vago oblio...

  3. #3
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    E' proprio un giusto ramo, caro Vahagn.

    Il mio giudizio è semplice e negativo senza riserve. Il Risorgimento non è semplicemente il contesto storico in cui l'Italia riebbe la sua unità dopo tanti secoli di divisione e di polverizzazione. Non è neanche solo un complesso di attività finanziate dalla massoneria.
    E' anche la componente italiana di un fenomeno ben più ampio. Fenomeno che portò alla distruzione dell'equilibrio europeo, e, mercè l'eliminazione o il ridimensionamento delle antiche istituzione (in primis l'impero asburgico), rese possibile la prima guerra mondiale.
    Insomma aveva ragione la Chiesa ad osteggiare non una qualsiasi riunificazione nazionale, ma quella unità.

  4. #4
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    Il fatto che l'articolo sia pubblicato su quell'untuoso fogliaccio di colore verde, verde come la fogna in cui va a sboccare il più becere companilismo da strapaese, verde come l'invidia della pretaglia reazionaria...

  5. #5
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    La famosa artista idolo delle folle :" si figuri che uno ha addirittura scritto che avrei dovuto investire i MIEI soldi comprando un bar! Io!!!! La barista!!!!"

  6. #6
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    Superfluo forse ricordare - oltre al fattore identitario ricordato da Tomas e al ridimensionamento delle antiche istituzioni messo in rilievo da senatore - anche il processo di modernizzazione spinta che si è voluto portare, o velocizzare, con il Risorgimento. E' la figura del borghese la chiave di volta - come giustamente puntualizzano i lavori di Mattogno -, e il Risorgimento non è che il compimento della rivoluzione del borghese iniziata il secolo precedente (nel continente, molto prima nell'entità anglosassone).
    Il giudizio degli anglosassoni e dei protestantoidi nei confronti della situazione italiana è di "arretratezza" e "arcaicità" (Lamartine definiva l'Italia "terra dei morti"), da azzerare al più presto portando l'anomalia meridionale/cattolica al livello del nordeuropa - che è poi il punto di vista fatto proprio dal potere unitarista e dalla cultura tutta post-unitaria.
    Interessante però notare come la cultura cattolica non sia del tutto esente dal processo di modernizzazione (e questo va a favore della mia tesi secondo cui l'abbandono della mentalità tradizionale non inizia certo con l'"eresia" del Modernismo a cavallo tra otto e novecento, e poi diventata egemone col Concilio Vaticano II),
    se è vero che uno storico inglese, Gregory Hanlon (Storia dell'Italia moderna, Il Mulino) scorge come elemento estremamente "positivo" (dal punto di vista modernizzante ed economicista) l'attività dell'Inquisizione. Grazie ad essa fu operata, per lui, una "metamorfosi" che "si tradusse in una pietà più tiepida", ma "rafforzò la graduale secolarizzazione della società occidentale". La Controriforma stessa è sì una difesa contro l'eresia dell'individualismo luterano e affini, ma rappresenta anche una grossa dipartita dall'atmosfera del "Medioevo" così pregna di mito e di "paganità"; e la dottrina tra settecento e ottocento va sempre più verso un fatto di morale razionale.
    Con questo non voglio dire che la Chiesa non rappresentò, per il sud d'Europa, un baluardo contro il vento della civiltà borghese anglo-protestante, ed ebraizzante, ma solo che le cose sono forse più complesse di ciò che possa sembrare, per quanto riguarda la genesi della modernità.

  7. #7
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    In origine postato da Vahagn
    Il giudizio degli anglosassoni e dei protestantoidi nei confronti della situazione italiana è di "arretratezza" e "arcaicità" (Lamartine definiva l'Italia "terra dei morti"), da azzerare al più presto portando l'anomalia meridionale/cattolica al livello del nordeuropa - che è poi il punto di vista fatto proprio dal potere unitarista e dalla cultura tutta post-unitaria.
    Interessante sarebbe anche discutere, in parallelo, su ciò che è rimasto del risorgimento in Italia - e, soprattutto, nel Mezzogiorno, che meglio sembrò opporsi alla bufera modernista - a poco più di centoquarant'anni dall'unità...

    Posso testimoniare che, a livello di quintessenza intellettuale, qui "resistiamo" (perdonate l'immodestia se mi includo nella suddetta... ma tengo, soprattutto, a distinguermi dalla massa... ) ancora molto bene... Il livello medio mi sembra invece, sottozero (per questo volevo distinguermi...)...

    (pochi giorni fa, tuttavia, ho conversato a lungo con un mio ex compagno di scuola, che è uno dei "nostri" e che, qualche anno addietro, si era traferito in Veneto con entusiasmo impareggiabile, estasiato dall'efficienza dei servizi, ecc.: adesso ha pressoché deciso di tornare in Sicilia, o addirittura a Messina, argomentando che, pur con tutti i difetti possibili, qui vi è una "sensibilità tradizionale" assai più diffusa e che abitando lì ha rilevato la differenza... Non ho mai vissuto in quei luoghi, sicché non sono in grado di confermare; riporto solo quanto mi è stato detto...)...

  8. #8
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    Predefinito Due o tre cose sulla Mitteleuropa, la cultura di destra e sugli austricanti vari

    Non mi sorprende leggere in questo forum di destra radicale un giudizio negativo sul Risorgimento dall’ambiente del Tradizionalismo cattolico, monarco-legittimista, filo-leghista, ciò che mi sorprende (ma mica poi tanto) è che queste stesse posizioni sono sostenute da ambienti di “tradizionalismo integrale” e di neopaganesimo ghibellino .
    Sorpresa poi non tanto grande considerato l’autocolonialismo implicito nella cultura di destra italiana tra nietzschiani spregiatori del Rinascimento, evoliani cultori di improbabili Thule e critici della romanità imperiale “decadente e semitizzata”, guenoniani islamizzanti sempre pronti ad accusare tutto e tutti di “controiniziazione” e “antitradizione” ed etnoregionalisti austricanti favorevoli alla cessione di pezzi della nostra Patria.
    Tutti sempre pronti a scannarsi su tutto, in perenne critica tra di loro per vantare l’”ortodossia” dei loro maestri eccetto il fatto che l’unità d’Italia sia stata fatta dalla Massoneria e dall’ebraismo internazionale contro l’ancien regime degli Imperi centrali.
    Ora, basterebbe ricordare di quale enorme portata fu, ad esempio, l’influenza massonica in Prussia (che svolse un ruolo in Germania sostanzialmente analogo a quello piemontese in Italia) e il ruolo che ebbe la finanzia ebraica ebbe per il finanziamento Austriaco.
    Fu infatti l’imperatore d'Austria, Francesco I a fare barone dell’impero asburgico Jacob Rotschild grazie al positivo riscontro del Metternich (Anka Mulhstein: James de Rothschild. L'uomo che creò dal nulla una dinastia di banchieri. Biografie Bompiani) e mentre gli ebrei italiani combattevano a Venezia sotto i bombardamenti austriaci era l’ebreo apolide, ma barone austriaco, Rothschild che ne pagava le bombe....
    Era inoltre l’Austria la leggittima erede dell’Impero romano (ricordando che in realtà la notazione reale era SACRO ROMANO IMPERO DELLA NAZIONE TEDESCA Heiliges Römisches Reich Deutscher Nation)? ne aveva l’autorità? la legittimità? Sicuramente NO perchè non fu mai Impero del Popolo e del Senato Romano (l’unico a rivendicare con giusta legittimità l’Imperium fu quello bizantino) da cui derivava l’Auctoritas all’impero, ma fu la spada temporale di un altra dubbia “continuità romana” il Papato.
    Argomentare contro il Risorgimento significa solo accettare passivamente lo Status quo, per cui, per assurdo anche la guerriglia greca e serba anti-ottomana sarebbe stata “massonica ” in quanto anche la Sublime Porta era impero “tradizionale” che il nazionalismo “giacobino” travolse.
    Perchè non restituire anche i Balcani fino ai confini dell’Austria alla Turchia?
    E i principi Hindu che combatterono contro l’Impero Moghul? o le sette taoiste che non riconoscevano l’autorità delle dinastie mongole in Cina e tramavano nell’ombra contro l’imperatore cos’erano’ massoni giudeizzanti?
    Bisogna distinguere sempre tra chi detiene il potere per via di una superiorità bellica e di una conquista militare e chi lo detiene in modo legittimo.
    Nel risorgimento furono certo commessi molti errori (ma ogni cambio di potere crea epurazioni e ingiustizie), ma l’Idea di fondo, di un’ Italia unita con capitale Roma fu il coronamento di un ideale millenario; “Il mito dell’Austria è soltanto una delle forme in cui prende corpo l’amarezza degli italiani per il declino della propria nazione. Negli ultimi decenni della sua vita la vera Austria fu miope, forcaiola, economicamente arretrata, [...] Come rimpiangere un mondo irrimediabilmente condannato a morte dalle proprie contraddizioni? La nostalgia per l’Austria è solo un vezzo intellettuale, la nobile versione di un vecchio adagio, volgare e qualunquista: si stava meglio quando si stava peggio”. (così Sergio Romano citato da Sandro Consolato “1915-1918: Una grande guerra romana” in Politica Romana 3/1996).
    Per esorcizzare i mali del nostro paese, da una certa parte politica si vorrebbe quindi un ritorno in un fiabesco mondo asburgico fatto di aquile bicipiti, ritratti di Francesco Giuseppe, di un supposto “federalismo” tra etnie diverse, un progetto teso a rivendicare la non italianità della Venezia Giulia e del Friuli “il mito mitteleuropeo può dunque fungere da strumento di lotta politica, di grimandello in grado di scardinare la compattezza dello Stato Italiano” (Paolo Quercia in “Scrivi Mitteleuropa e leggi germanizzazione” in Limes rivista italiana di geopolitica 3/96).
    L’ adesione alle tesi leghiste anche da parte di una destra che dovrebbe avere i concetti di Patria e Italia al primo posto è particolarmente grave per una nazione in fondo giovane (ma con antiche fondamenta) e che rischia di consegnare la nostra terra suddivisa ai vari potentati internazionali che ne farebbero satelliti dei loro interessi economici e politici.
    Concludo questa breve disamina che andrebbe sicuramente approfondita citando il compianto Ezra Pond che si dimostrò, qui e in altre occasioni, più italiano di tanti nostri connazionali:
    “ e la Fraullen Doctor a piangere la sorte / del Tirolo, ottusa al fatto che il secolare brutto tiro / all’Italia, s’era finalmente ritorto; / e ancora si commuovono per quel figlio d’un can di Cecco Beppe / di cui nulla di buono – neppure con indagine paziente - / si ricorda... e così via... / questa è la Mitteleuropa “ (dai Cantos XXXV).

  9. #9
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    Caro Satyricon,
    sono in deciso dissenso sul contenuto di questo tuo intervento.
    Anzitutto la tua visione di un tradizionalismo integrale depurato dai presunti falsi maestri Evola e Guenon mi sembra una bandiera che si agita nel vano.
    Se ho ben capito la tua idea di fondo è che la vecchia Europa della Restaurazione e degli Imperi centrali fosse un'entità pessima e antitradizionale.
    Che l'Europa dell'ottocento fosse debole e traballante è cosa nota e dirlo è come scoprire l'acqua calda. Ma le alternativa quali erano? Voglio dire, quale sarebbe il filone aureo a cui si ricollegava il Risorgimento italiano? E' storicamente insostenibile che si sia trattato di un ritorno ai fasti dell'Impero romano, ed è invece del tutto pacifico che le guerre d'Indipendenza si inseriscono nel contesto delle rivoluzioni nazionaliste e borghesi e in definitiva non sono dunque che ramificazioni della rivoluzione francese, dello spirito giacobino dell'89.
    Nè mi sembra sufficiente sostenere che pure gli Imperi centrali furono conniventi con l'alta finanza e la massoneria, perchè denigrando questi non si può pretendere di riabilitare l'altra parte, le cui macchie non mi sembrano perciò solo cancellate.
    Dic in modo piuttosto apodittico che accanto ad alcune deviazioni e debolezze il Risorgimento italiano ebbe grandi meriti. Ma quali sono tali titoli d'onore? L'Italia post-unitaria fu in tutto e per tutto un regime borghese, adottò codici ricalcati su quelli napoleonici che sono l'espressione non solo degli ideali della rivoluzione francese, ma anche e più precisamente i "nipoti" del mercantilismo anti-aristocratico francese. Dunque individualismo e mentalità borghese, altro che fasti romani. E povertà, piccineria, ruolo subordinato. Lo stato liberale figlio del risorgimento, proseguendo nel triste excursus, inaugurò anche la "tradizione" italiana del tradimento scendendo in guerra contro i suoi Alleati.
    A fronte di questi precisi segni di sovversione le "colpe" dell'Impero asburgico si riducono all'intima decadenza, alla vecchiezza e all'incapacità di opporsi a un nubifragio imptuoso.
    Il riferimento all'Impero bizantino in questo contesto nen è molto pertinente, ma in ogni caso lasciami dire: se questo avava raccolto l'eredità dell'antica potenza di Roma, in che modo i risorgimentali potettero giovarsene? Se mai il retaggio passò a Mosca.
    Ma al di là di ciò, Bisanzio mi pare un cattivo esempio in sè. Perchè il basileus non è lo stesso dell'Imperatore occidentale e perchè dall'ottavo secolo Costantinopoli divenne nemica di Roma e dell'Europa, perchè infine l'eresia iconoclasta dimostra come quell'Impero guardasse ad oriente.

  10. #10
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