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Discussione: La grazia per....

  1. #1
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    Predefinito La grazia per....

    ...Sofri....solo per lui?

  2. #2
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    Predefinito Re: La grazia per....

    In origine postato da mustang
    ...Sofri....solo per lui?
    ----------------------


    Parmalat e i suoi morti (vittime d’imbroglio), Iraq e i suoi morti (caduti per la libertà e nella guerra al terrorismo), Medio-Oriente sempre squassato da attentati e rappresaglie (le seconde legittime ma rifiutate dai poteri europei), crisi del dollaro pericolosa per l’euro.
    Ma è il caso Sofri, e la sua grazia non richiesta dall’interessato ma “dovuta” per i lottacontinuisti (legittimamente amici interessati), a tenere banco.
    E pare nel disinteresse annoiato della “opinione pubblica”.
    Si chiedono pareri a tutti i costituzionalisti sulla piazza, prontissimi a dare consigli “non richiesti dall’interessato” al Capo dello Stato. La medesima pressione viene esercitata nei confronti del Guardasigilli, che guarda caso è il responsabile politico della Giustizia ed è circondato da esperti del ramo.
    Direttori di giornali, opinionisti, segretari di partiti, deputati e senatori, tutti a dire come si deve fare per dare la grazia a Sofri, che seguita a non chiederla.
    In testa a tutti Pannella che oltre a parlare, parlare, digiuna.

    Ma al “popolo sovrano” nessuno tenta di appellarsi o, almeno, di chiedere come e cosa ne pensi su tutta la faccenda.
    Quanti processi ha subito Sofri, e quanti ricorsi e appelli e quante sentenze sono state emesse dalla Magistratura. Ha o non ha l’ex leader di Lotta-continua subito processi giusti?
    Le sentenze sono state come al solito emesse in nome del Popolo italiano?
    Questa non è una osservazione secondaria, e credo interessi moltissimo anche il Capo dello Stato, che spesso “agisce” in nome del popolo ed è il Capo di quella Magistratura che sentenzia in nome del popolo.
    Perché, dunque, Ciampi debba, come pretende Pannella, firmare la grazia?
    Che la sua cautela dipenda dalla preoccupazione di agire nella linea voluta dalla gente?
    E perché il Ministro Castelli deve firmare, come altri pretendono, assieme o prima o dopo Ciampi?
    Egli è, al contrario del Capo dello Stato, uomo di partito, e deve ai suoi sostenitori quella “legittima obbedienza” che l’eletto deve all’elettore, in democrazia.

    E quando ci si spreme sul come “graziare uno che la grazia non chiede” per liberare solo lui, e dimenticare che altre persone, per altri casi, avrebbero il diritto di chiedere e ottenere la grazia con una legge più “pensata” e meno “personalizzata”, la democrazia ne soffre e ne soffrono le Istituzioni.

    Ma questo è un altro discorso.

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Re: Re: La grazia per....

    In origine postato da mustang
    ----------------------


    Parmalat e i suoi morti (vittime d’imbroglio), Iraq e i suoi morti (caduti per la libertà e nella guerra al terrorismo), Medio-Oriente sempre squassato da attentati e rappresaglie (le seconde legittime ma rifiutate dai poteri europei), crisi del dollaro pericolosa per l’euro.
    Ma è il caso Sofri, e la sua grazia non richiesta dall’interessato ma “dovuta” per i lottacontinuisti (legittimamente amici interessati), a tenere banco.
    E pare nel disinteresse annoiato della “opinione pubblica”.
    Si chiedono pareri a tutti i costituzionalisti sulla piazza, prontissimi a dare consigli “non richiesti dall’interessato” al Capo dello Stato. La medesima pressione viene esercitata nei confronti del Guardasigilli, che guarda caso è il responsabile politico della Giustizia ed è circondato da esperti del ramo.
    Direttori di giornali, opinionisti, segretari di partiti, deputati e senatori, tutti a dire come si deve fare per dare la grazia a Sofri, che seguita a non chiederla.
    In testa a tutti Pannella che oltre a parlare, parlare, digiuna.

    Ma al “popolo sovrano” nessuno tenta di appellarsi o, almeno, di chiedere come e cosa ne pensi su tutta la faccenda.
    Quanti processi ha subito Sofri, e quanti ricorsi e appelli e quante sentenze sono state emesse dalla Magistratura. Ha o non ha l’ex leader di Lotta-continua subito processi giusti?
    Le sentenze sono state come al solito emesse in nome del Popolo italiano?
    Questa non è una osservazione secondaria, e credo interessi moltissimo anche il Capo dello Stato, che spesso “agisce” in nome del popolo ed è il Capo di quella Magistratura che sentenzia in nome del popolo.
    Perché, dunque, Ciampi debba, come pretende Pannella, firmare la grazia?
    Che la sua cautela dipenda dalla preoccupazione di agire nella linea voluta dalla gente?
    E perché il Ministro Castelli deve firmare, come altri pretendono, assieme o prima o dopo Ciampi?
    Egli è, al contrario del Capo dello Stato, uomo di partito, e deve ai suoi sostenitori quella “legittima obbedienza” che l’eletto deve all’elettore, in democrazia.

    E quando ci si spreme sul come “graziare uno che la grazia non chiede” per liberare solo lui, e dimenticare che altre persone, per altri casi, avrebbero il diritto di chiedere e ottenere la grazia con una legge più “pensata” e meno “personalizzata”, la democrazia ne soffre e ne soffrono le Istituzioni.

    Ma questo è un altro discorso.

    saluti
    Che si parli di vicende che possono sembrare poco importanti rispetto al resto dei temi politici mondiali non mi pare una novità... se non erro uno o due anni fa il Parlamento italiano lavorò intensamente per abolire una disposizione transitoria della Costituzione sui Savoia... quando ci sarebbe stato da occuparsi dell’economia, del lavoro, della scuola, della povertà...

  4. #4
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    Predefinito Re: Re: Re: La grazia per....

    In origine postato da Lollo87Lp
    Che si parli di vicende che possono sembrare poco importanti rispetto al resto dei temi politici mondiali non mi pare una novità... se non erro uno o due anni fa il Parlamento italiano lavorò intensamente per abolire una disposizione transitoria della Costituzione sui Savoia... quando ci sarebbe stato da occuparsi dell’economia, del lavoro, della scuola, della povertà...
    --------------------------
    e allora??

  5. #5
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    Predefinito

    In origine postato da antonio
    concordo. niente grazia per sofri.
    ------------------------------------
    ....e chi te l'ha detto che sono contro la grazia a Sofri?
    Mica sono un ex Dc che sta con gli ex Pci.

  6. #6
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    Predefinito

    LA CONTINUA LOTTA PER LA GRAZIA A SOFRI NON HA FONDAMENTO
    di MASSIMO FINI

    Credo che i peggiori difensori di Adriano Sofri, siano i suoi sostenitori. A cominciare da Marco Pannella che alla fine dell'ennesimo sciopero della fame e della sete ha mandato una lettera insultante e intimidatoria a Carlo Azeglio Ciampi. Dopo aver intimato al Capo dello Stato di prendere posizione sul cosiddetto "caso Sofri", di decidere cioè qualcosa che istituzionalmente non può decidere perché nessuna domanda di grazia è arrivata sul suo tavolo poiché l'invio, oltre che l'istruzione dell'intero procedimento, spetta al ministro Guardasigilli, Roberto Castelli, che si rifiuta di inoltrarlo non essendoci secondo lui gli estremi per questo provvedimento di clemenza, Pannella chiude la lettera con un perentorio e irriguardoso "Signor Presidente, si desti". Insomma il Presidente della Repubblica dovrebbe violare la legge per far piacere a Marco Pannella, al direttore del Foglio, Giuliano Ferrara e a molti altri esponenti dello star-system fra cui il presidente del Consiglio che si è espresso pubblicamente in favore della grazia nonostante, in proposito, non abbia alcuna voce in capitolo dato che questo è un provvedimento di esclusiva pertinenza del Capo dello Stato condizionato però dal parere favorevole - implicito nell'invio della domanda - del ministro della Giustizia, che sono i due soli soggetti istituzionali interessati.
    Poiché il Capo dello Stato non si decide a violare la legge, Marco Boato, che - è bene non dimenticarlo - faceva parte di quell'Esecutivo di Lotta Continua che si assunse la responsabilità morale dell'omicidio del commissario Luigi Calabresi, ha pensato al cosiddetto "escamotage Baldovino": il ministro della Giustizia si dimette per un paio di giorni, il presidente del Consiglio inoltra la domanda di grazia al posto suo e il Capo dello Stato la firma ad occhi chiusi.
    Insomma un colossale pasticcio istituzionale, che coinvolge tre delle più alte cariche dello Stato, per risolvere un affaruccio di famiglia. La famiglia di Lotta Continua e degli amici di Lotta Continua che vogliono, imperiosamente, che Sofri esca di prigione nonostante sia stato condannato a 22 anni di carcere, di cui ne ha scontati finora sette, e non si sia degnato di chiedere personalmente la grazia.
    Noi, che siamo cittadini normali, che siamo cittadini comuni come si dice con un termine che è già tutto un programma, che quando ci arriva una multa la dobbiamo pagare, che quando veniamo raggiunti da accertamenti fiscali, anche per errori formali marginalissimi, li dobbiamo onorare, che quando siamo condannati per qualcosa dobbiamo rispettare le sentenze dei Tribunali della Repubblica, siamo stufi, arcistufi, di questo doppio diritto, uno valido per i Vip (Very important persons), per i quali si trova sempre un'escamotage o una scappatoia, e uno, in genere rigorosissimo, in vigore per tutti gli altri. Ci sono centinaia di detenuti che potrebbero aspirare a un atto di clemenza con ragioni molto maggiori di Sofri perché hanno avuto solo tre gradi di giudizio laddove l'ex leader di Lotta Continua ne ha avuti otto, più un processo di revisione, finito con una condanna che confermava le precedenti, che è un caso eccezionale e rarissimo nel nostro ordinamento giuridico. Ma questi detenuti non possono contare sulla mobilitazione, politica e mediatica, di cui gode Adriano Sofri, non sono Very important persons.
    Sono dei pezzenti. Pezzenti come noi, cittadini comuni. Ce lo si dica una volta per tutte che questa è una società con un doppio diritto, uno per i signori e l'altro per il Terzo Stato, come nel feudalesimo. Solo che i feudatari avevano, in cambio dei privilegi, anche degli obblighi, per esempio quello di fare la guerra e di rischiare la vita mentre i contadini rimanevano a casa a zappare la terra.
    Quindi liberiamo pure Sofri, ma a Nassiriya ci mandiamo lui, Berlusconi, Pannella, Boato e tutti gli altri Vip, con i loro pargoli, invece che i figli della povera gente.

    dal Gazzettino del nordest



    nessuna libertà per Sofri

  7. #7
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    Predefinito S'alza la voce dei....

    ....radicali


    Roma. Il presidente della Repubblica può e, se vuole, deve, concedere la grazia ad Adriano Sofri.
    L’ha detto Marco Pannella rivolto a Carlo Azeglio Ciampi, l’hanno suffragato prima e confermato poi molti costituzionalisti, certi che “il potere della grazia è un potere presidenziale puro”.
    Non è un problema di consenso trasversale (che c’è, e da parecchio tempo), il dibattito sulla grazia a Sofri.
    E non è più un problema di interpretazione della lettera della Costituzione, l’immobile intreccio riguardante il regime della grazia, ma una questione di prassi, pluridecennale e quindi consolidata, secondo la quale è il ministro della Giustizia (anche se il termine “grazia” è stato da tempo eliminato dal dicastero) che formula la proposta, allegando un parere positivo all’istruttoria sulla domanda di grazia inoltrata al presidente; il presidente, se vuole, firma, ecco allora che la grazia è concessa.

    E’ andata così anche nell’ottobre scorso, quando Vito De Rosa è uscito di prigione, per grazia ricevuta, dopo una carcerazione di più di cinquant’anni per aver ammazzato il padre, a diciassette anni.
    Una questione di prassi, “che si tratta di rompere”, secondo Anna Finocchiaro, responsabile giustizia dei Ds e firmataria della proposta di legge Boato che attribuirebbe esclusivamente il potere di grazia al presidente della Repubblica. Dice Finocchiaro che “se le condizioni mutano noi non abbiamo alcuna difficoltà a rinunciare alla nostra proposta, fatta in uno dei momenti più bui di questa vicenda”. E che adesso, secondo Daniele Capezzone e i radicali, “potrebbe diventare controproducente, un escamotage che rischia di legittimare quei pochi dubbi che restano, un alibi per il Quirinale”.

    Lo stesso Marco Boato ha dichiarato: “La proposta di legge da me presentata potrebbe essere superata nel modo più autorevole, efficace e indiscutibile qualora il presidente Ciampi intendesse avvalersi autonomamente del potere che la Costituzione gli attribuisce”.
    Mentre il Guardasigilli Roberto Castelli, in un intervento pubblicato
    oggi sulla Padania, pur ribadendo l’identico no alla grazia per Sofri del 18 luglio scorso, auspica invece una ridefinizione dei
    rapporti tra il Quirinale e il ministero della Giustizia sul potere di grazia, con una forte apertura proprio alla legge Boato.
    In assenza di una ridefinizione, secondo Marco Pannella per innovare la prassi basta un atto del presidente
    della Repubblica, che istituirebbe una nuova regola.
    Secondo Franco Corleone e Silvio Di Francia, promotori del digiuno collettivo e sostenitori da sempre della grazia a Sofri, per innovare la prassi è necessario che Carlo Azeglio Ciampi ponga una questione al governo, chieda cioè esplicitamente la ridefinizione e il superamento “di un regime burocratico e sciatto, unanimemente giudicato intollerabile per i guai che produce”. Ciampi dovrebbe poi anche “intimare al ministro Castelli di inviargli il fascicolo relativo alla domanda di grazia di Ovidio Bompressi, la cui istruttoria è, per ammissione di Castelli stesso, ultimata, e che non può rimanere in un cassetto senza che il presidente della Repubblica possa decidere in piena autonomia”. Per imporre al ministro di trasmettere, in ogni caso, le domande di grazia al Quirinale, è stato presentato anche ricorso al Tar del Lazio.

    Pannella pronto allo sciopero della sete
    “La responsabilità del ministro di Giustizia non deriva dalla firma, ma semmai dal non firmare quello che deve.
    Non può far passare per ‘costituzionale’ un rifiuto politico” ha scritto domenica il costituzionalista Andrea Manzella, e l’ex Guardasigilli Filippo Mancuso dice che “un rifiuto della controfirma da parte del ministro della Giustizia è del tutto assurdo e inverosimile, perché quando il presidente della Repubblica rivendica e attua una sua prerogativa costituzionale con la forma del decreto, non esiste ministro competente che si permetta di non controfirmare. E’ comunque possibile che sia il presidente del Consiglio a controfirmare il decreto di grazia”.
    Se Sofri dice alla radio che “nel 2004 succederanno delle cose nuove e le cose nuove assomiglieranno a quelle vecchie”, e Marco Follini spiega al Foglio che “quasi tutti, maggioranza e opposizione, politica e istituzioni, pensiamo che la grazia sia doverosa, ed è paradossale, amaro e inaccettabile che ci si fermi sempre a questo punto”, mentre qualcuno immagina che Ciampi potrebbe annunciare la firma della grazia durante il discorso di Capodanno, Marco Pannella fa oggi il day hospital per i controlli necessari all’inizio dello sciopero della sete, ultima ratio, dice, “per potere restituire al capo dello Stato la pienezza dei suoi poteri”

    segue l’intervento del ministro della Giustizia Roberto Castelli pubblicato sulla Padania

    saluti

  8. #8
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    Predefinito Il parere....

    ...del Ministro

    Con cronometrica precisione, in occasione delle feste comandate, il “Partito della grazia al detenuto Adriano Sofri” si è rimesso in moto e domenica ha trovato vasta eco sui principali quotidiani, per cui credo sia necessario da parte mia intervenire nuovamente, stimolato anche e soprattutto da alcune iniziative parlamentari.
    Intanto devo dire che, al contrario di altre volte, il tono degli interventi è assolutamente civile e meditato. Per fortuna non assistiamo più a dichiarazioni quali quelle rilasciate da pasdaran della sinistra del tipo:
    “Il ministro si sbrighi a dare la grazia a Sofri perché abbiamo perso la pazienza.”
    E’ molto meglio che arroganti e imbecilli stiano lontani da argomenti così delicati. Con altrettanta sincerità devo però dire che gli argomenti posti alla base della necessità della grazia sono a mio parere tutti da respingere, tranne uno.
    Alcuni infatti sono la riproposizione di vecchie argomentazioni:
    “Sono passati tanti anni, Sofri è un uomo completamente diverso e pertanto non ha più senso costringerlo alla detenzione.” Tema che potrebbe avere un fondamento, ma a ciò rispondo che vi sono migliaia di detenuti nelle medesime condizioni, che potranno dimostrare il loro pieno recupero solo al termine regolare della loro detenzione. Allora perché a uno la grazia e agli altri no?.
    Oppure: “La grazia a Sofri è stata auspicata dal Parlamento europeo.” Ritengo che su questo tema l’Europarlamento abbia sbagliato gravemente poiché in fatto di grazia siamo di fronte ad un atto individuale che non può diventare materia di indirizzo parlamentare o peggio politico.
    E ancora: “Sofri è innocente”.
    A questo rispondo che certamente non possiamo trasformare una prerogativa costituzionale in un quarto grado di giudizio.
    Infine ne ho letta una decisamente stravagante secondo la quale , in ultima analisi, occorre concedere la grazia altrimenti Pannella fa lo sciopero della fame.
    Fatto questo, almeno ai miei occhi, del tutto ininfluente e lo dico con tutto il rispetto per Pannella e per le sue sicuramente legittime battaglie .

    Da parte mia continuo a non condividere un provvedimento di grazia per tutte quelle ragioni che ho esposto in un mio precedente intervento su La Padania e alle quali rimando.
    Ne aggiungo una ulteriore. Il diffuso desiderio di sicurezza e al contempo la presenza di tante minacce, in primis quella del terrorismo, sino ad arrivare alla recente tragedia di Nasiriyah, hanno riavvicinato il paese alle forze armate e alle forze dell’ordine.
    Credo che sarebbe una grave offesa per tutte le vittime cadute nell’adempimento del proprio dovere graziare chi è stato condannato per aver mandato ad ammazzare con un colpo nella nuca un commissario di Polizia.
    Questo è ciò che penso, ma non desidero esercitare oltre ogni limite il potere di interdizione che la legge del Codice di procedura penale assegna al ministro della Giustizia.
    Il Corriere della Sera di Domenica titola:“Il sì alla grazia per Sofri ormai maturo tra la gente”.
    Io, al contrario, ritengo che questa sia una questione tutta interna al Palazzo, in senso lato comprendendo tutte le trasversalità di potere, Palazzo distante dalla gente che invece non capirebbe questa iniziativa.
    Ma se, come sembra, il Palazzo è orientato su questa soluzione, non desidero opporre ciecamente una resistenza solitaria, ma, d’altro canto, non posso scendere a patti con la mia coscienza, per cui ribadisco che, allo stato, non firmerò alcunché, visto che la mia firma comporta inequivocabilmente assunzione di responsabilità. Allora che fare? Non certo adottare l’escamotage di dimettermi per un giorno solo perché ciò mi sembrerebbe meschino.
    Un ministro non è il re, come ben ha argomentato Giuliano Ferrara, per cui la proposta è per me inaccettabile per ragioni di dignità personale. Sarei dispostissimo, invece, a farmi da parte definitivamente su richiesta della Casa delle Libertà o del Movimento a cui appartengo.
    Penso invece che la via da intraprendere sia un’altra e si riferisce all’unica obiezione che ritengo condivisibile secondo la quale con il mio diniego, esautorerei di fatto il capo dello Stato da una sua prerogativa costituzionale.
    Questa obiezione è, a mio avviso, fortemente fondata, ma allo stato attuale presidente della Repubblica e ministro sono legati dal combinato disposto Costituzionale e legislativo in forza del quale il secondo esercita di fatto un decisivo potere di interdizione nei confronti del primo.
    Affermo anche che tutto ciò avviene, almeno nel mio caso, obtorto collo.
    Molti evocano l’art. 87 della Costituzione che dichiara che il presidente:
    “Può concedere grazia e commutare le pene.”
    Comma chiaro, conciso e inequivocabile.
    La Costituzione affida senza ombra di dubbio al capo dello Stato tale prerogativa.
    Allora dov’è il problema? Esso sta nell’art. 89 primo comma che dice testualmente:
    “Nessun atto del presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti che se ne assumono la responsabilità”. Ripeto:
    “ministri proponenti che se ne assumono la responsabilità.”

    Ho visto in questi tempi troppi costituzionalisti da strapazzo dimenticarsi o far finta di dimenticarsi di questo comma. Eppure anch’esso è chiaro e trova ragion d’essere nel fatto che la nostra Costituzione prefigura una Repubblica parlamentare e non presidenziale .
    A riprova di ciò cito l’art. 681 Cpp, applicativo del comma di cui sopra, che affida al ministro della Giustizia l’istruttoria. Quindi chi, come il sen. Manzella, parla di controfirma del ministro, sbaglia gravemente. Oggi non esiste controfirma del ministro poiché è lui che di fatto assume l’iniziativa e il capo dello Stato, nella prassi consolidata, esamina solo le istruttorie che il ministro gli invia.
    Ciò, però, a mio avviso, non soddisfa l’art. 87 della Costituzione.

    Allora come uscirne?
    Con una legge che sia più rispettosa del dettato costituzionale di quanto non lo sia ora la norma vigente.
    Per entrare nel concreto, mi pare che la proposta Boato, presentata recentemente alla Camera, sia ragionevole e dia una risposta corretta ai problemi suesposti. Ricordo che, alla luce delle argomentazioni di cui sopra, essa non va considerata una legge ad personam – anche se probabilmente l’on. Boato l’ha presentata pensando ad Adriano Sofri – ma anzi andrebbe a risolvere un problema di carattere generale e, fattore per me decisivo, affiderebbe ai rappresentanti del popolo la soluzione del problema.
    Problema che non è, lo ribadisco, Adriano Sofri, ai miei occhi uno dei cinquantacinquemila detenuti con pari diritti e doveri, ma quello generale dei rapporti tra ministro della Giustizia e capo dello Stato in materia di grazia.

    Roberto Castelli
    Ministro della Giustizia

    non Pannella il liberale...libertario....liberista si preoccupa che la legge non sia ad personam.
    non Pannella si preoccupa che del problema venga coinvolto il popolo, almeno attraverso i suoi rappresentanti.

    E' una bestemmia ma a farlo è un odiato leghista.
    Chapeau

    saluti

  9. #9
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    Assistiamo in questi giorni a un dramma nella scena istituzionale italiana. La grazia ad Adriano Sofri impone di confrontarsi con tre valori massimi come: libertà, coscienza e diritto. Ma ciò che è più inusuale è che i comportamenti dei protagonisti sono perfettamente all’altezza del dramma e della sfida.
    Lo è quello della famiglia Calabresi per la quale l’aggettivo adeguato è uno solo: esemplare, nella sua straordinaria dignità. Lo è quello di Adriano Sofri che ha offerto la testimonianza di un uomo che ha profondamente interiorizzato i principi che ci sono più cari: il rispetto dell’altro, la ricerca della verità, la lotta contro l’ingiustizia.
    Lo è quello di un ministro, Roberto Castelli, che obbedisce alla propria coscienza con una sincerità e una convinzione che gli fanno onore e che non sono merce corrente in politica.
    Lo è infine quello del capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, che si è posto in trepidante ascolto e che vive in prima persona il lacerante conflitto, ma che si astiene, fedele al suo mandato, dal forzare la mano a chicchessia e dall’iscrivere ipoteche dagli esiti incerti.
    Mi pare allora che nessuno di questi attori meriti di essere strapazzato cavalièrement.
    Una soluzione del caso Sofri si impone, perché la logorante attesa ha incancrenito penosamente una vicenda che crea disagio fra i cittadini e imbarazzo all’Italia nel mondo civile, per tacere del dramma individuale.
    Ma occorre suggerire con tatto, certamente non imporre a muso duro.
    Una pattuglia di costituzionalisti si è svegliata – non è mai troppo tardi – per decretare che il potere di grazia è proprio ed esclusivo del capo dello Stato, come quello, ad esempio, di nomina dei giudici costituzionali. Il ministro della Giustizia avrebbe solo la funzione notarile di controfirmare per accertare l’autenticità dell’atto.
    Questa interpretazione non è una novità ed è, di per sé, plausibile.
    Ostacoli concettuali non ve ne sono e in giro per l’Europa qualche precedente si trova, anche di qualche sporadico motu proprio.
    Ha solo il difetto di andare contro una prassi molto consolidata che risale allo Statuto albertino (quando c’era un monarca “per grazia di Dio” e non un presidente).
    E chi l’ha tirata fuori con l’aria sbrigativa di chi pensa di sbarazzarsi di uno scocciatore, lo sa benissimo.
    Siamo proprio sicuri che, Castelli a parte, al Quirinale vada a genio l’idea di trovarsi tutto solo a decidere, senza mediazioni, sulle domande di grazia che potrebbero affluire dalle carceri di mezza Italia?
    Non ne sono affatto certo. Ecco quindi che occorre sforzarsi di individuare soluzioni suscettibili di seminare minore inquietudine in chi si trova nella poco invidiabile posizione di operare una scelta. Il punto delicato è che in questa vicenda ci troviamo a bilanciare un caso straordinario, che pertiene all’Ausnahmerecht, con la regolarità costituzionale, alla quale pure bisogna pensare.

    Il potere e il parere
    Senza la pretesa di possedere la lampada di Aladino, mi parrebbe praticabile una ricostruzione concepita come segue:
    1) Il parere del ministro della Giustizia sulla grazia è obbligatorio ma non vincolante. Significa che il capo dello Stato deve chiederlo, ma non è obbligato a seguirlo nel merito. Nella prassi lo seguirà quasi sempre, ma potranno esservi occasioni in cui le due coscienze divergono: e una delle due deve necessariamente prevalere poiché in materia di coscienza non si può fare come re Salomone. La Costituzione dice che prevale quella del capo dello Stato;
    2) Il parere del ministro sarà allegato nella generalità dei casi alla domanda di grazia del condannato. Ma qualora, come nel caso di specie, tale domanda non vi sia, il capo dello Stato, se lo ritiene opportuno alla luce di circostanze eccezionali, potrà richiederlo di sua iniziativa al ministro che lo rilascerà;
    3) Solo giunti a questa fase si potrà sostenere che la firma del ministro è atto dovuto. Nel caso di una divergente valutazione del capo dello Stato, il ministro si sarà limitato a prenderne atto, senza nulla abdicare delle sue prerogative.
    I vantaggi di questa soluzione? Mi sembrano chiari, nella misura in cui non si deve stravolgere la prassi, né creare uno ius singolare, ma semplicemente razionalizzare l’esistente.
    Signor ministro, proprio perché si è comportato da autentico gentleman, nel pieno rispetto della legge, ella ha oggi nelle sue mani le chiavi per chiudere con nobiltà una vicenda lacerante.
    Le rivolgiamo un rispettoso appello perché colga questa occasione.

    Stefano Mannoni

    mi pare (ignorante come sono non posso che dire così) che il Ministro abbia risposto 'no' alla richiesta del professor Mannoni.
    Il quale dovrebbe pure chiarire se una "grazia" è tale anche se non richiesta dall'interessato.
    Potrebbe essere, questa, una dimostrazione di alto disprezzo verso le Istituzioni interessate, Magistratura compresa.
    Oppure, legittima, la consapevolezza della propria innocenza e dunque il timore che il chiedere grazia sottintenda confessare la colpa.
    Basterebbe presentare richiesta di grazia sottolineando a chiare lettere la propria innocenza....e confidare nelle Istituzioni.

    saluti

  10. #10
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    Sofri , colpevole dell'omicidio di un commissario di Polizia , è stato condannato a 15 anni di carcere.
    Non ne ha scontati nemmeno la metà e già lo si vuole far uscire.
    Che cosa c'è sotto ? E davvero ancora così forte la lobby di Lotta Continua ?
    Purtroppo sebrerebbe di sì , visto che , tranne la Lega Nord , tutto il Parlamento , il Presidente del Consiglio e quello della Repubblica , nonostante i mille problemi del Paese , hanno deciso che la loro priorità sarà quella di scarcerare l'assassino.
    Se Sofri verrà rimesso in libertà dopo solo 5 anni di carcere, come si potrà continuoare a pensare che uccidere un poliziotto sia un reato grave , come si potrà spiegar all'ultimo figlio di Calabresi , nato poche settimane dopo l'omicidio del papà , che ancora esiste la giustizia e che gli assassini pagano le loro colpe ?
    Vorrei una risposta non solo dai compagni comunisti che rivorrebbero il boss in libertà , ma soprattutto dal Presidente Berlusconi e dai parlamentari di centro-destra che si dicono favorevoli a questa vergogna.

    saluti liberali

 

 
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