Pagina 6 di 13 PrimaPrima ... 567 ... UltimaUltima
Risultati da 51 a 60 di 121

Discussione: test razziale

  1. #51
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Per Felix e venexian

    Cosa ne pensate delle tesi esposte da Niceforo in " Italiani del Nord e Italiani del Sud" e di quelle esposte da Sergi in "Arii e Italici"?

    Io ho letto con molto interesse le tesi di Niceforo e di Sergi. Per loro i veri popoli Arii sono brachicefali e non dolicocefali ( carattreristica a loro dire dei popoli inferiori e medeitrranei).
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #52
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ecco cosa scrive
    nel suo libro "Italiani del Nord e Italiani del Sud", edito nel 1901.


    "La differenza antropologica tra gli italiani del Nord e quelli del Sud, determina eziandio una spiccata differenza psicologica tra i caratteri delle due popolazioni. Il carattere del piemontese - infatti - non è quello del siciliano, ed essi divergono, appunto, come diverge la psicologia dei popoli nordici (Arii) da quella dei popoli meridionali (Mediterranei).


    Il piemontese ricorda un poco - nelle sue linee generali - la psicologia del celto, dello slavo e del germanico, dei quali è fratello nella razza; il siciliano rammenta, invece, la psicologia del greco e dello spagnuolo del sud, ed essi tutti sono appunto rami della medesima stirpe mediterranea.


    Come vi sono dunque - in linea generale - due razze: gli arii al nord e i mediterranei bruni al sud; così vi sono due diverse e quasi opposte psicologie collettive.


    I mediterranei bruni, abitanti il sud-Italia, hanno, come nota principale della loro psicologia, l'enorme eccitabilità del proprio "io". Essi non camminano, corrono; non si muovono, irrompono; hanno sempre furia di cominciare e di finire, - amano la celerità, il rumore, l'instabilità - esagerano tutto: dell'uomo che non ha retto giudizio dicono che è insensato; di quello che ha del talento dicono che è un genio, di quello che non ha molto spirito, che è uno sciocco. Hanno tutto in rilievo, il gesto, lo sguardo, la parola, lo stile, l'esclamazione; concepiscono rapidamente, perché il loro "io" guizza celermente su ogni cosa, quasi in uno stato di sovreccitazione, ma non approfondiscono nulla o quasi nulla; hanno ipertrofico il sentimento e intermittente l'energia. Per questa continua irrequietezza dell'"io" sono mobilissimi nelle idee, impulsivi ed amanti delle ribellioni, pronti a farsi trasportare ad azioni che, dopo lo scoppio bruciante ed impulsivo del momento, essi stessi deplorano, e proclivi a decidere a colpi di testa gli avvenimenti anche più importanti.


    Al contrario, gli arii mancano quasi completamente di questo eccesso di mobilità dell'"io". Il loro "io" è tardo, freddo ed incline a lasciarsi assorbire passivamente dall'organizzazione collettiva. Il loro "io" non li trascina, eccitato e quasi ubbriaco come è presso i mediterranei bruni, a correre per il mondo, ad agitarsi e ribellarsi, a guizzare di idea in idea e di fatto in fatto, ma al contrario li attacca alla patria, al suolo, al focolare. I "brachicefali" (arii) diceva Galton, "hanno lo spirito gregario degli armenti". Sono infatti masse docili malleabili, che non si agitano vanamente, dietro cento idee e mille aspirazioni, ma che si piegano pazientemente al buon senso della vita pratica; amano i fatti, i calcoli e gli atti.


    Gli arii, avendo l'"io" più docile e meno eccitabile, hanno un sentimento di organizzazione sociale assai più sviluppato che non sia presso i mediterranei bruni, i quali, avendo l'"io" eccitabile e mobilissimo, hanno più sviluppato il sentimento individualistico e si ribellano ad ogni spontanea organizzazione collettiva e sociale. Mentre nella stirpe aria l'individuo facilmente si fonde nell'aggregato, senza nessun sacrificio, e si considera come parte od elemento dell'unità sociale sulla quale non aspira di innalzarsi per dominarla, presso i mediterranei bruni, al contrario, ogni individuo vuole emergere dalla massa sociale, anche quando sia necessario di rimanere come molecola dell'unità indivisa. Moltiplicando in tutta una folla questi caratteri, trovasi il sentimento di anarchia da un lato, e quello dell'ordine dall'altro, come fenomeno naturale e comune. Insomma, presso gli arii è facile organizzare gli individui in masse, e disciplinarli, presso i mediterranei bruni, invece, questo lavoro è impossibile perché ogni individuo, tratto dal suo "io" irrequieto e mobilissimo, non vuole e non può lasciarsi assorbire dalla massa.


    Gli arii hanno tenace e pazientissima l'attenzione, perché l'"io" trova nella sua freddezza e nella sua lentezza, una grande forza per non distrarsi: hanno spiccatissimo il senso pratico della vita, perché il loro "io", non mai distratto da emozioni banali, non mai scosso dagli uragani psicologici di una fervida immaginazione, non mai tratto a vagare su cento obbietti della impulsività, e reso tenace dalla forza di volontà e dalla pazienza, può concentrarsi sugli oggetti anche minimi della vita spicciola, comprenderli e sviscerarli al lume di una serena ed instancabile riflessione...




    Niceforo divide le popolazioni "italiane" in due razze distinte : gli arii al Nord , i mediterranei al Sud. : "I crani arii si trovano nel Nord-Italia , dominano nella valle del Po , e s’infiltrano più o meno numerosi nell’Italia centrale fino alla valle del Tevere ; i crani mediterranei predominano invece al sud e nelle isole : il che indica una distribuzione ben netta delle due stirpi nei due estremi d’Italia , con una certa mescolanza nel centro" ed ancora "oggi l’Italia è pur sempre divisa, in linea generale, in queste stesse due zone abitate dalle due razze diverse , gli ari predominanti al nord e fino alla Toscana( celti e slavi), e i mediterranei predominanti al sud. E gli attuali ari dell’Italia settentrionale , vale a dire i piemontesi , i lombardi, i veneti , i romagnoli , che appartengono a quella stirpe che venne a invadere l’Europa primitiva , sono perciò - antropologicamente - fratelli dei tedeschi , degli slavi, dei francesi celti ." Involontariamente , date le cognizioni scientifiche dell’epoca , Niceforo fu un assertore del concetto di "imprinting" ante-litteram .Tali teorie , al riguardo delle due stirpi , divennero abbastanza comuni nell’ambiente accademico dell’epoca , prima di venire soppiantate dai nazionalismi guerrafondai . A.Mosso , nell’opera " Le cagioni dell’effeminatezza dei popoli latini"( Nuova Antologia " , 16 Nov. 1897) dice : "La popolazione dell’Italia settentrionale è poco diversa dalle razze anglo-sassoni".
    Per ciò che riguarda i mediterranei , Niceforo suddivide questa categoria in due tipi differenti meditarranei bruni e mediterranei biondi ( che sarebbero assimilabili ai mediterranei inglesi ) e riconduce il tipo mediterraneo "più vicino alla spagnuolo, al greco, che non al piemontese ; e viceversa il piemontese è - per razza - più fratello di uno slavo o di un tedesco di quel che non sia un siciliano ".
    Il Butter fa eco nei suoi "Alps and Sanctuaries" : "Gli italiani del nord sono più somiglianti agli Europei del nord, tanto nel corpo quanto nella mente, di qualunque altro popolo io conosca".
    Il Niceforo parla della nostra famiglia aria come risultante dell’unione di due civiltà : quella dei proto-celti e quella , più tardiva dei proto-slavi , che vennero attraverso le Alpi-orientali , ad occupare la regione veneta e quella bolognese " collocandosi accanto ai fratelli invasori della valle del Po"
    L’opera prosegue per 620 pagine circa , con catalogazioni , tabele numeriche e grafiche : dati scientifici atti a zittire le critiche dei "patriottardi" ai quali egli volle rispondere contro i "Seguaci di una scuola che , alle aprioristiche e metafisiche affermazioni e denegazioni , antepone lo studio vivo e palpitante dei fatti reali , offriamo , come risposta alle critiche e come nuova affermazione delle nostre credenze, questa lunga serie di fatti . I fatti , se non ci sbagliamo , valgono assai più delle parole e delle idee astratte : queste sono carta moneta senza valore , mentre quelli sono moneta in oro . "
    Attualmente , al di fuori degli italici confini , la differenziazione tra le due razze è riconosciuta : "Mediterranei dinaricizzati Tipi residui dell’ibridizzazione risultante dal miscuglio tra Mediterranoidi, Dinarici, Alpini o Armenidi ) ; non un tipo compatto, ha diverse varianti regionali ; elemento predominante [sopra il 60%] in Sicilia e nell’Italia meridionale , importante elemento in Turchia [35%], Siria occidentale, Libano ed Italia centrale, comune in Francia [15%] ed Italia settentrionale"(in The Races of Humanity ,in Richard McCulloch " The Nordish Quest ",pubblicato da Towncourt Enterprises, Inc., P.O. Box 9151, Coral Springs, FL 33075). Risulta ovvio che la percentuale del 15% dichiarata quale "comune"( aggettivo che il McCulloch fa corrispondere con una percentuale "minoritaria" tra il 15% ed il 25%)è il risultato degli ultimi 20 anni di politica utilitaristica a spese della nostra Terra. Sul valore e sulla superiorità di alcune qualità dei celto-germani della Gallia Transalpina( o Cisalpina) prima e della Langbard poi , si sono espressi molti studiosi e teorici come De Gobineau e Chamberlain : il primo fu assertore di una netta superiorità dei Longobardi rispetto ad altri popoli germanici più o meno "ortodossi" ( "Come non è raro trovare nella Foresta Nera o nei dintorni di Berlino , tipi perfettamente celtici o slavi, così è facile osservare che nella natura dolce e poco attiva dell’Austriaco o del Bavarese non ha nulla a che fare con quello spirito di fuoco che animava il Franco od il Longobardo,il secondo era predisposto a notare più una grande eredità che un effettivo valore della nostro ramo slavo-celto-germanico : "Può darsi che i Galli totalmente romanizzati abbiano voluto differenziarsi dai loro vicini Franchi o Burgundi , così come più tardi i Galli stanziati da secoli nel Nord-Italia , che Floro rappresenta come "super-uomini" [corpora plus quam humana erant] , facendoli ancora rassomigliare fisicamente ai Germani , ma non solo fisicamente , giacchè avevano in comune la voglia di migliorare , la giogia e la propensione per la lotta e la guerra - come più tardi i Goti - che li spingerà a guerreggiare sino in Asia , il loro amore per il canto...Tutto questo rappresenta un segno tangibile della fratellanza razziale celto-germanica , mentre sarebbe più arduo trovare simili contatti con i ceppi greco-italici".Scrive sempre il NIceforo" il popolo napoletano è il popolo-femmina accanto agli altri popoli, per esempio il settentrionale
    d' Italia , il tedesco, l'inglese, che sono popoli-maschi"
    Caratteristica del popolo-donna è "la mancanza assoluta del coraggio collettivo, mancanza che si è sempre manifestata attraverso i secoli e che ha fatto dei meridionali" dei perpetui fuggiaschi di fronte al nemico".
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #53
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Talking E Il baffetto?

    Così scriveva Adolf Hitler:

    10 febbraio 1945

    A volte mi sono domandato se non commettemmo un errore, nel 1940, non facendo entrare la Spagna nel conflitto. Sarebbe stato facilissimo riuscirvi, poiché la Spagna ardeva dal desiderio di seguire l'esempio dell'Italia e di divenire socia del Circolo dei Vincitori.

    Franco, naturalmente, aveva idee molto esagerate sul valore dell'intervento spagnolo. Ciononostante io credo che, malgrado il sabotaggio sistematico perpetrato dal gesuita suo cognato, 1 egli avrebbe accettato di fare causa comune con noi a condizioni assai ragionevoli: la promessa di un piccolo brandello della Francia come offa al suo orgoglio e una grossa fetta dell'Algeria come bottino concreto, materiale. Ma poiché la Spagna non

    1. Serrano Suñer, allora ministro degli Esteri. (N. d. T.)

    aveva in realtà alcun contributo tangibile da offrire, io pervenni alla conclusione che il suo diretto intervento non era desiderabile. È vero che esso ci avrebbe consentita di occupare Gibilterra. D'altro canto, l'entrata in guerra della Spagna avrebbe senza dubbio aggiunto molti chilometri alla linea costiera atlantica che noi saremmo stati costretti a difendere, da San Sebastiano a Cadice. Poi, v'era l'ulteriore possibilità di una ripresa della guerra civile, alimentata dagli inglesi. Ci saremmo cosí potuti trovare legati per il meglio o per il peggio a un regime per il quale io ho ora, se possibile, meno simpatia che mai, un regime di profittatori capitalisti, fantocci della cricca clericale! Non perdonerò mai a Franco di non aver riconciliato gli spagnoli una volta terminata la guerra civile, di aver dato l'ostracismo ai Falangisti, a cui la Spagna deve riconoscenza anche per l'aiuto da noi dato, e di aver trattato come banditi gli ex-avversari i quali erano ben lungi dall'essere tutti Rossi. Porre la metà di un Paese fuorilegge mentre una minoranza di saccheggiatori si arricchisce con la benedizione del clero, a spese degli altri, non è affatto una soluzione. Io sono certissimo che ben pochi dei cosiddetti Rossi, in Spagna, erano davvero comunisti. Fummo gravemente tratti in inganno, poiché se io 'avessi saputo qual era la vera situazione, non avrei mai consentito ai nostri aerei di bombardare e distruggere una popolazione affamata, reinsediando al contempo il clero spagnolo in tutti i suoi orribili privilegi.

    Per riassumere, garantendo la neutralità della penisola iberica, la Spagna ci ha reso, . in questo conflitto, l'unico servigio che fosse in suo potere di renderci. L'avere sulle spalle l'Italia è già, in tutta coscienza, un sufficiente fardello; e quali che possano essere le qualità del soldato spagnolo, la Spagna stessa, nelle sue condizioni di povertà e di impreparazione, avrebbe costituito un pesante passivo anziché un attivo.

    Questa guerra, io credo, avrà dimostrato con chiarezza per lo meno una cosa: la decadenza irrimediabile dei Paesi latini. Essi hanno dimostrato, al di là d'ogni possibilità di contestazione, di non essere piú in gara, e, pertanto, di non avere piú il diritto di partecipare alla sistemazione delle questioni del mondo.

    La cosa piú semplice sarebbe consistita nell'occupare Gibilterra con le nostre truppe d'assalto e con la connivenza di Franco, ma senza alcuna dichiarazione di guerra da parte sua. Sono persuaso che l'Inghilterra non si sarebbe avvalsa di ciò come di un pretesto per dichiarare guerra alla Spagna. Sarebbe stata anche troppo lieta del fatto che la Spagna conservasse la non-belligeranza. E dal nostro punto di vista, ciò avrebbe eliminato ogni pericolo di uno sbarco inglese sulle coste del Portogallo.


    Il mio atteggiamento nei con fronti dell'Italia f u un errore - L'alleanza con l'Italia un impedimento quasi ovunque - Perdiamo l'autobus politico per quanto concerne l'Islam - Vergognosi rovesci degli italiani - L'Italia avrà contribuito alla perdita della guerra - La vita non perdona le debolezze


    17 febbraio 1945

    Quando io esprimo un giudizio sugli avvenimenti, obiettivamente e senza passioni, devo riconoscere che la mia incrollabile amicizia per l'Italia e per il Duce può senz'altro essere considerata un errore da parte mia. Risulta infatti del tutto ovvio che la nostra alleanza con l'Italia è stata piú utile ai nostri nemici che a noi stessi. L'intervento italiano ci ha apportato vantaggi modesti all'estremo in confronto alle numerose difficoltà da esso determinate. Se, nonostante tutti i nostri sforzi, non dovessimo riuscire a vincere questa guerra, l'alleanza con l'Italia avrà contribuito alla nostra sconfitta!

    Il piú grande servigio che l'Italia avrebbe potuto renderci sarebbe consistito nel rimanere estranea a questo conflitto. Per assicurarci la sua astensione nessun sacrificio, nessun dono da parte nostra sarebbero stati troppo grandi. Se essa avesse mantenuto costantemente il suo compito di neutrale,. l'avremmo colmata dei nostri favori. In caso di vittoria avremmo condiviso con essa tutti i frutti e tutta la gloria. Con tutto il cuore avremmo collaborato alla creazione del mito storico della supremazia del popolo italiano, discendente legittimo degli antichi romani. Invero, qualunque cosa sarebbe stata preferibile all'avere gli italiani come compagni d'armi sul campo di battaglia!

    L'intervento dell'Italia nel giugno del 1940, con l'unico scopo di sferrare il calcio dell'asino ad un esercito francese che già si stava disintegrando, ebbe soltanto l'effetto di offuscare una vittoria che gli sconfitti erano in quel momento disposti ad accettare con spirito sportivo. La Francia riconobbe di essere stata lealmente sconfitta dagli eserciti del Reich, ma non fu disposta ad accettare la sconfitta ad opera dell'Asse.

    La nostra alleata italiana è stata una causa di imbarazzo per noi, ovunque. Fu questa alleanza, ad esempio, a impedirci di perseguire una politica rivoluzionaria nell'Africa settentrionale. Per la natura stessa delle cose, tale territorio stava divenendo una riserva italiana e come tale il Duce lo rivendicava. Se fossimo stati soli, noi avremmo potuto emancipare i paesi musulmani dominati dalla Francia e ciò avrebbe avuto ripercussioni enormi nel Vicina Oriente, dominato dall'Inghilterra, e in Egitto. Ma essendo le nostre sorti legate a quelle degli italiani, il perseguimento d'una simile politica non era possibile. Tutto l'Islam fremeva alle notizie delle nostre vittorie. Gli egiziani, gli iracheni e l'intero Vicino Oriente, tutti erano pronti a sollevarsi in rivolta. Si pensi semplicemente a quel che avremmo potuto fare per aiutarli, anche soltanto per incitarli, come sarebbe stato al contempo il nostro dovere e nel nostro interesse! Ma la presenza degli italiani al nostro fianco ci paralizzò, creò una sensazione di malaise tra i nostri amici dell'Islam, i quali,. inevitabilmente , videro in noi dei complici, volenti o nolenti, dei loro aggressori. Poiché gli italiani, in queste parti del mondo, sono ancor piú odiati, naturalmente, degli inglesi e dei francesi. Il ricordo delle barbare rappresaglie adottate contro i senussi é tuttora vivo. E inoltre, la ridicola pretesa del Duce di essere considerato la Spada dell'Islam desta ora, come prima della guerra, le stesse sghignazzate di scherno. Questo titolo, che si addice a Maometto e a un grande conquistatore come Omar, Mussolini se lo fece conferire da pochi miserabili bruti ch'egli aveva indotto a ciò o con la corruzione o con il terrore. Ci si presentò una grande opportunità di perseguire una splendida politica nei riguardi dell'Islam. Ma perdemmo l'autobus, come lo abbiamo perduto in parecchie altre occasioni, grazie alla nostra fedeltà all'alleanza con l'Italia!

    In questo teatro di operazioni,. dunque, gli italiani ci impedirono di giocare la nostra carta migliore, la emancipazione dei sudditi francesi e l'incitamento alla rivolta nei paesi oppressi dagli inglesi. Tale politica avrebbe destato l'entusiasmo di tutto l'Islam. È tipico del mondo musulmano, dalle sponde dell'Atlantico a quelle del Pacifico, che quanto influisce su un paese, per il bene o per il male, influisce su tutti.

    Sul piano morale, le conseguenze della nostra politica furono doppiamente disastrose. Da un lato avevamo ferito, senza alcun vantaggio per noi, la fiducia in se stessi dei francesi. Dall'altro, ciò, di per sé, ci costrinse a mantenere il dominio esercitato dai francesi sul loro impero, per il timore che il contagio potesse diffondersi nell'Africa settentrionale italiana e che anche quest'ultima potesse rivendicare l'indipendenza. E poiché tutti questi territori sono attualmente occupati dagli anglo-americani, io mi sento ancor piú giustificato nell'affermare ché tale nostra politica fu disastrosa. Per di piú, una cosí futile politica ha consentito a quegli ipocriti, gli inglesi, di atteggiarsi nientemeno che a liberatori in Siria, in Cirenaica e in Tripolitania!

    Dal punto di vista puramente militare, le cose non sono andate molto meglio! L'entrata in guerra dell'Italia offrí subito il destro ai nostri nemici di cogliere le prime vittorie, il che consentí a Churchill di far rivivere il coraggio dei suoi compatrioti e ridiede speranza a tutti gli anglofili in tutto il mondo. Persino nel momento stesso in cui si stavano dimostrando incapaci di mantenere le loro posizioni in Abissinia e in Cirenaica, gli italiani ebbero la faccia tosta di lanciarsi, senza chiedere il nostro parere e senza neppure avvertirci in precedenza delle loro intenzioni, in una inutile campagna in Grecia. Le vergognose sconfitte da essi subite fecero sí che certi Stati balcanici guardassero a noi con scherno e disprezzo. In ciò, e non in altre ragioni, vanno individuate le cause dell'irrigidimento della Jugoslavia e del suo volte-face nella primavera del 1941. Questo ci costrinse, contrariamente a tutti i nostri piani, a intervenire nei Balcani, e portò a sua volta a un ritardo catastrofico nell'inizio dell'attacco alla Russia. Fummo costretti a impiegare nei Balcani alcune delle nostre migliori divisioni. E come risultato netto fummo poi costretti a occupare vasti territori nei quali, senza questa stupida ostentazione, la presenza di un qualsiasi reparto delle nostre truppe sarebbe stata del tutto inutile. Gli Stati balcanici sarebbero stati lietissimi, se le circostanze lo avessero consentito, di conservare un atteggiamento di benevola neutralità nei nostri riguardi. In quanto ai nostri paracadutisti, avrei preferito lanciarli su Gibilterra anziché su Corinto o Creta.

    Ah, se gli italiani fossero rimasti fuori di questa guerra! Se solo avessero mantenuto il loro stato di non belligeranza! Tenuto conto della nostra amicizia e degli interessi comuni che ci legano, quale valore inestimabile avrebbe avuto per noi tale atteggiamento! Gli alleati stessi ne sarebbero stati felici poiché, anche se non avevano mai tenuto in gran conto le qualità militari dell'Italia, anch'essi non avevano mai sognato che potesse risultare debole come fu. Si sarebbero ritenuti fortunati nel veder rimanere neutrale un potenziale bellico come quello che attribuivano agli italiani. Ciononostante, non avrebbero potuto permettersi di correre rischi e sarebbero stati costretti a immobilizzare forze considerevoli per affrontare il pericolo di un intervento, che sempre li avrebbe minacciati e che sempre sarebbe stato possibile, se non probabile. Dal nostro punto di vista ciò significa che si sarebbe avuto un numero considerevole di truppe britanniche immobilizzate e nell'impossibilità di acquisire sia l'esperienza della battaglia, sia l'incitamento tratto dalle vittorie; in breve, si sarebbe trattato di una « falsa guerra », e quanto piú a lungo essa fosse continuata, tanto piú grande sarebbe stato il vantaggio che noi ne avremmo tratto.

    Una guerra che va per le lunghe giova al belligerante nel senso che gli offre innumerevoli occasioni di imparare a combattere. Avevo sperato di poter condurre questa guerra senza concedere al nemico la possibilità di imparare alcunché di nuovo nell'arte della battaglia. In Polonia e in Scandinavia, in Olanda, in Belgio e in Francia, vi riuscii. Le nostre vittorie furono fulminee e conseguite con un minimo di perdite da entrambe le parti; ciononostante furono cosí nette e decisive da portare alla disfatta completa del nemico.

    Se la guerra fosse rimasta una guerra condotta dalla Germania e non dall'Asse, saremmo stati in grado di attaccare la Russia entro il 15 maggio del 1941. Doppiamente rafforzati dal fatto che le nostre forze avevano riportato soltanto vittorie decisive e inconfutabili, avremmo potuto concludere la campagna prima dell'inizio dell'inverno. Come tutto si è svolto diversamente!

    Per gratitudine (poiché non dimenticherò mai l'atteggiamento adottato dal Duce al tempo dell'Anschluss) mi, sono sempre astenuto dal criticare o dal giudicare l'Italia. All'opposto, ho sempre fatto quanto stava in me per trattarla come una nostra pari: Sfortunatamente, le leggi della natura. hanno dimostrato che è un errore trattare come uguali coloro che uguali non sono. Il Duce, personalmente; mi uguaglia. Può darsi anche che sia superiore a me dal punto di vista delle sue ambizioni per quanto concerne il popolo italiano. Ma contano solo i fatti, e non le ambizioni.

    Noi tedeschi faremo bene a ricordare che in circostanze come quelle considerate è preferibile per noi condurre da soli la partita. Abbiamo tutto da perdere e nulla da guadagnare legandoci strettamente a elementi piú deboli e associandoci a compagni che hanno dato prove troppo frequenti della loro incostanza. Ho detto piú volte che ovunque si trova l'Italia là si troverà la vittoria. Avrei dovuto dire, invece, che ovunque si trova la vittoria là, si può esserne certi, si troverà l'Italia!

    Né il mio affetto personale per il Duce, né i miei istintivi sentimenti di amicizia per il popolo italiano sono mutati. Ma io attribuisco a me stesso la colpa di non avere ascoltato la voce della ragione, che mi imponeva di essere spietato pur nella mia amicizia per l'Italia. E avrei potuto far questo con personale vantaggio del Duce stesso e con vantaggio del suo popolo. Mi rendo conto, naturalmente, che un simile atteggiamento da parte mia lo avrebbe offeso e che egli non mi avrebbe mai perdonato. Ma in seguito alla mia indulgenza, sono accadute cose che non sarebbero dovute accadere e che possono senz'altro dimostrarsi fatali. La vita non perdona la debolezza.



    http://digilander.libero.it/mussolini82/tastahit.html
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  4. #54
    El Venexian
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by Der Wehrwolf
    Per Felix e venexian

    Cosa ne pensate delle tesi esposte da Niceforo in " Italiani del Nord e Italiani del Sud" e di quelle esposte da Sergi in "Arii e Italici"?

    Io ho letto con molto interesse le tesi di Niceforo e di Sergi. Per loro i veri popoli Arii sono brachicefali e non dolicocefali ( carattreristica a loro dire dei popoli inferiori e medeitrranei).
    non li conosco , cioe' li ho sentiti nominare molte volte ma non ho mai letto roba loro , ti ringrazio x il cut & paste , da cui si deducono gia' molti dettagli sul loro concetto di razza etc.

    cosa ne penso ?

    che per i loro tempi erano studi alquanto interessanti.
    non erano stati scoperti il dna , e solo da pochissimo si conoscevano i gruppi sanguigni.

    Ovvio quindi che per giustificare le loro teorie non potessero che usare sedicenti osservazioni craniometriche (di cui al tempo non c'erano poi molti dati se non empirici!) uniti ad osservazioni di carattere psicologico , pure quelle molto discurtibili.

    io , personalmente , eviterei di usare questi studi che sono quasi centenari e che sono del tutto obsoleti e superati dalle conoscenze odierne.

    a meno CHE qualcuno si ostini a sostenere le tesi di "razzismo antropometrico" o addirittura di "razzismo estetico" (??).

    c'e' UN SOLO razzismo , ed e' quello della selezione sessuale.
    anche qui non ci possiamo fare molto , visto che chi decide e'
    di solito donna

    e' questo e' un GRAVISSIMO problema , vista la totale mancanza di legislazione a protezione di scelte sciagurate come i matrimoni misti , ora purtroppo legali e perfino incoraggiati !

    IO ho sempre sostenuto lo studio delle etnie in chiave biologica.
    Chiamarlo "razzismo biologico" ci puo' anche stare , ma direi che suona un po' troppo suprematista , e io , lo sottolineo , non supporto alcuna teoria suprematista all'interno dei bianchi , al limite verso gli allogeni , ma nei bianchi NO , in quanto al momento non ci sono studi completi e argomentati che ci dimostrino con chiarezza dove e come ci sarebbe una sedicente superiorita' tra una sub razza dei bianchi e un altra.

    la situazione e' questa , e possiamo solo accettarla e prenderne atto.

    io inveisco spesso sui terroni , certo , ma perche' gran parte dei terroni bianco NON e' !

    (a meno di chiamare bianco uno olivastro quanto un maghrebino?)

    fare classifiche sugli stereotopi emotivi e psicologici dei vari popoli mi sembra una gran generalizzazione poi ... non ci vedo nulla di scientifico .. nulla di solido insomma .. sono tesi che facilmente potrebbero essere messe un dubbio anche dall'ultimo dei sinistri.

    per concludere , gli studi di Niceforo etc sono interessanti da un punto di vista storico , non certo pratico (altrimenti se permetti trovo molto piu' esaltanti quelli di Lombroso )

    SOLO la genetica e' e sara' in grado di dare corpo e forma solida
    alle tesi degli etnonazionalisti.

    et voila' .. my 2 cents

  5. #55
    Registered User
    Data Registrazione
    15 Dec 2002
    Località
    Bielorussia
    Messaggi
    3,343
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Nel sito postato da Felix (forse non se ne è accorto), nei links dei "siti amici", c'è quello della Jewish Defense League...
    http://freewebhosting.hostdepartment...ity/links.html
    ....
    Per il resto, Venexian ha detto una cosa importantissima, anzi direi fondamentale:
    "c'e' UN SOLO razzismo , ed e' quello della selezione sessuale.
    anche qui non ci possiamo fare molto , visto che chi decide e'
    di solito donna...
    e' questo e' un GRAVISSIMO problema , vista la totale mancanza di legislazione a protezione di scelte sciagurate come i matrimoni misti , ora purtroppo legali e perfino incoraggiati !"

    Bisogna fare al piu' presto qualcosa nel concreto, visto che oramai il meticciato, vero suicidio razziale, è fuori controllo!!!

  6. #56
    Indipendentista sardu
    Data Registrazione
    25 May 2012
    Località
    Varese - Disterru
    Messaggi
    13,160
     Likes dati
    2
     Like avuti
    22
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by El Venexian
    non e' certo una novita'.

    comunque ci sono studi piu' recenti sulla sardegna (mtdna , y-str , y-chromosome) di Olga Rickards (univ.Tor Vergata) , Zei , Piazza , e Cavalli Sforza.

    non si fa altro che confermare sempre piu' la differenza biologica tra noi e i terroni.

    i sardi invece sono proprio razza a PARTE , specie la zona della Barbagia che ha geni unici in europa (!!) di cui nessuno conosce l'origine.


    Sardinia Natzione !
    Grazie mille per i riferimenti! Sai se esistono siti in cui sono stati pubblicati questi studi più recenti?

    Per la questione "razza a parte", suona strano affermarlo, ma è proprio così! Geni unici in Europa? Se siamo una "razza" a parte, probabilmente in gran parte non siamo nemmeno europei (se non geograficamente). Guarda questo "Albero Genealogico delle popolazioni":



    La Sardinnya è una delle zone al mondo dove si vive di più. Nella storia d'Europa, sono sempre stati sardi "l'uomo" e "la donna" più vecchi del continente. Infatti nei geni di molti sardi è stata ipotizzata l'esistenza di quello che molti soprannominano il "gene della longevità"...

    INDIPENDENTZIA PRO SA SARDINNYA!

  7. #57
    Indipendentista sardu
    Data Registrazione
    25 May 2012
    Località
    Varese - Disterru
    Messaggi
    13,160
     Likes dati
    2
     Like avuti
    22
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In questa classificazione che vi linko i sardi vengono considerati una delle quattro "razze" (questo termine in realtà viene sostituito con "popolazioni") che compongono il mondo indoeuropeo.

    In realtà i sardi non sono indoeuropei (infatti vivevano in Sardinnya già 10000 anni fa, molto prima dell'arrivo degli indoeuropei dall'Europa Orientale verso il Mediterraneo e l'Ovest), ma da circa 1500 anni parlano una lingua neolatina, e siccome il termine "indoeuropeo" nello studio si riferisce alla famiglia culturale, vengono considerati come tali.


    Classificazione linguistica proposta da Merritt Ruhlen

    in "A Guide to the World's Languages".






    Ed ecco il particolare che riguarda proprio i sardi (e gli indopeuropei):


  8. #58
    email non funzionante
    Data Registrazione
    28 Mar 2002
    Località
    estremo occidente
    Messaggi
    15,083
     Likes dati
    0
     Like avuti
    6
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by Padanik
    Nel sito postato da Felix (forse non se ne è accorto), nei links dei "siti amici", c'è quello della Jewish Defense League...
    http://freewebhosting.hostdepartment...ity/links.html
    ....
    mi spiace, non me n'ero proprio accorto...

  9. #59
    email non funzionante
    Data Registrazione
    28 Mar 2002
    Località
    estremo occidente
    Messaggi
    15,083
     Likes dati
    0
     Like avuti
    6
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by Der Wehrwolf
    Per Felix e venexian

    Cosa ne pensate delle tesi esposte da Niceforo in " Italiani del Nord e Italiani del Sud" e di quelle esposte da Sergi in "Arii e Italici"?

    Io ho letto con molto interesse le tesi di Niceforo e di Sergi. Per loro i veri popoli Arii sono brachicefali e non dolicocefali ( carattreristica a loro dire dei popoli inferiori e medeitrranei).
    francamente mi paiono teorie alquanto fantasiose, oltre che sbagliate in alcuni aspetti. Gli indoeuropei erano dolicocefali, non brachicefali, e la brachicefalia si è espansa in europa centrale solo in epoca medievale. Tanto i celto-veneto-latini nativi, come i longobardi invasori del nord-italia erano prevalentemente dolicocefali. Va precisato inoltre che la divisione nord-sud in Italia non corrispponde esattamente a quella delll'indice cefalico. A nord, il bergamasco e la liguria sono dolicoidi (mediterranei), a sud la costa napoletana è brachicefala...
    Inoltre vi sono anche a nord minoranze dolicoidi. Per esempio io, piemontese d.o.c., sono dolicocefalo... (e ne sono orgoglioso!)

  10. #60
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ringrazio Felix e venexian. per la risposta. e soprattutto per arricchire questo 3d e questo forum di preziose notizie inerenti i Popoli Europei.
    Grazie anche Cristianu.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 
Pagina 6 di 13 PrimaPrima ... 567 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Censimento razziale
    Di movimento antilega nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 187
    Ultimo Messaggio: 15-11-09, 15:19
  2. questione razziale
    Di Commissario Basettoni nel forum Filosofie e Religioni d'Oriente
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 13-05-07, 13:15
  3. Odio razziale
    Di czc81 nel forum Destra Radicale
    Risposte: 81
    Ultimo Messaggio: 04-06-06, 17:27
  4. test razziale
    Di Felix (POL) nel forum Padania!
    Risposte: 9
    Ultimo Messaggio: 04-01-04, 23:51
  5. test razziale: scopri la tua razza
    Di Felix (POL) nel forum Destra Radicale
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 03-01-04, 23:21

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito