...il neo idolo cdx.
(da: L'Espresso)
La Tangentopoli del 2004
Aziende, banche, partiti. Una palude fetida che ricorda quella del 1992. È l'incubo del nuovo anno
Rosso. Molto rosso. Innaturalmente rosso, il naso del Cavaliere. È questo il dettaglio che mi ha colpito di più nella sterminata conferenza stampa di fine d'anno del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Più lo guardavo alla tivù e più mi affascinava, e un po' mi turbava, quel naso quasi vermiglio. Ho pensato che il premier non stesse bene. Sono tante le leggende che corrono sulla sua salute. Ma lui, nello stesso incontro con i giornalisti, ha tagliato corto: "Ho una salute di ferro. Non lo vedete quanto lavoro?".
Insomma, una favola metropolitana, come il conflitto d'interessi (sempre Berlusconi dixit). E tuttavia quel maledetto naso mi è parso un segnale d'allarme. In senso politico, s'intende. Quasi ci avvertisse: guardate che in Italia non va tutto bene, come sostiene il mio padrone. Anzi, quasi niente va bene. E molte cose, forse, andranno peggio. Tanto che ho paura ci aspetti un 2004 pazzesco. Un anno da far tremare i polsi. Da farci temere che il governo, ma anche l'intero sistema dei partiti, non sia per niente in grado di farvi fronte.
Di che cosa ci informano gli avvisi ai naviganti del 2004? Vado alla rinfusa, poiché il Bestiario vola rasoterra ed è più attento agli umori dell'italiano qualunque che a quelli della nomenklatura politica. Il primo avviso riguarda lo sgomento della gente per la marea di fango che erutta da certe ditte ritenute sino a ieri impeccabili. Parliamo soprattutto di Cirio e di Parmalat. Sapete che cosa mi ricordano queste storiacce? Tangentopoli. Sì, il timore è che, a undici anni da quella dei partiti, adesso stia per aprirsi la pagina nera del sistema industriale, finanziario e creditizio.
La gente sa che molte imprese italiane sono sane, ben condotte e corrette. Ma, come abbiamo imparato a dire, gli scarafaggi non escono mai da soli dalle loro tane. E difatti si è già aperta una terza inchiesta, sulla Banca del Salento, poi diventata Banca 121, quella dello spot televisivo con l'arrapante Sharon Stone. Dei primi due casi, stordisce il vortice di migliaia di miliardi spariti, bilanci truccati, carte falsissime, una moltitudine di piccoli azionisti che vedono sfumare i risparmi, un mare di posti di lavoro a rischio, tante altre aziende che possono crollare, come gli allevatori che portavano il latte a casa Tanzi. E su tutto una stupefacente mancanza di controlli, con la Consob e la Banca d'Italia che cominciano a essere guardate con sospetto.
Gli italiani qualunque si domandano: possibile che i partiti, tutti i partiti, non si siano accorti per tempo che il vulcano stava per esplodere? E che la stessa, fenomenale distrazione abbia paralizzato un bel numero di grande banche, i pilastri del nostro sistema creditizio? Di qui viene, subito, una terza domanda: non è che banche e partiti siano andati a braccetto nel pompare ossigeno anche a gruppi industriali che non lo meritavano? Forse no o forse sì. Quel che puzza è la presenza, in questa palude fetida, di istituti di credito troppo generosi con gruppi politici di destra e di sinistra, pronti a fondare giornali a seconda delle convenienze del momento, prontissimi a garantire i debiti di ex partitoni con le casse vuote.
È tutta colpa del Cavaliere dal naso rosso? Credo proprio di no. Gli squali della Cirio, di Parmalat e del mondo bancario che gli teneva il sacco erano in mare ben prima del 2001, data d'inizio del regime berlusconiano. E se ne fottevano della legge sul falso in bilancio, anche quando il centro-destra non l'aveva depotenziata. Scrivo la parola regime con un sorriso di tetro sarcasmo. Il regime forse starà negli auspici dei falchi di Sua altezza Silvio I. Ma dov'è, nei fatti?
L'Italia, soprattutto nei piani alti, gli attici dei tanti poteri, è rimasta quella che era: il paese dei porci comodi. Dove chi ha un minimo di forza, fa come gli pare, a dispetto di chiunque (vedi i Cobas del latte). A volte quel che fa ha un movente obiettivo, per esempio il salario in perdita di valore. È indecente dar la croce addosso ai tramvieri che rifiutano un aumento mensile di 81 euro, quando tra pelati e latte in scatola sono scomparsi nel nulla miliardi a spiovere. E tuttavia i blocchi selvaggi dei trasporti urbani rivelano il crollo di un'altra autorità marmorea: quella delle centrali sindacali. Che nella loro cieca sicurezza di avercelo sempre più lungo, e nella conseguente incapacità di rinnovarsi, stanno andando anche loro verso il disastro.
Tralascio le altre paure del nostro 2004. Quella indotta da un sistema politico sempre più impotente, con partiti che sanno soltanto darsi addosso: è colpa tua!, no, la colpa è vostra!, bugiardo!, miserabile! La paura quotidiana di non farcela più con lo stipendio. La paura oscura di un terrorismo globale che può colpirci in qualsiasi istante. In questi marosi, il Cavaliere dal naso rosso pensa al suo Fede da salvare, vuole abolire la par condicio, si arma per la guerra elettorale europea. Ma ci dia un taglio, ascoltando i saggi consigli del suo amico Giuliano Ferrara.




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