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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito Il latte si sta cagliando....

    da www.ilfoglio.it

    " Il latte sta cagliando
    La procura di Parma vuole interrogare i capi delle banche italiane
    I Ds si rischierano in difesa di Bankitalia. Voci non confermate di un tesoro di Tanzi presso Bank of America
    --------------------------------------------------------------------------------
    Roma. “Sembrano gli ultimi giorni di Pompei”. A parlare è un finanziere addetto ai sequestri disposti dai pm all’opera su Parmalat. Non è solo il ritmo martellante con cui si recuperano documenti e riscontri dopo gli interrogatori a Fausto Tonna. E’ per quel rombo sordo che si propaga dalle indagini. Tra amministratori, sindaci e revisori del gruppo, gli indagati sono saliti a 25. A Parma è stata solidamente imboccata la via dell’approfondimento delle responsabilità di tutti i numerosi istituti bancari che negli anni hanno lavorato con Tanzi e Tonna. La procura milanese c’è rimasta un po’ male, dopo aver fatto tanto per tenersi Tanzi a San Vittore. Acclarata la sistematicità colossale delle frodi contabili Parmalat, è evidente che ciò che amplierà o meno il sisma è l’eventuale coinvolgimento bancario. Per questo ieri, a nome dei colleghi milanesi, Francesco Greco si è incontrato coi pm parmigiani. Ai quali si sono rivolti anche dalla procura romana, da tempo al lavoro sulla vicenda Cirio – che negli interrogatori a Tonna i pm parmensi hanno a loro volta più volte evocato – per gli intrecci che Cragnotti e Tanzi hanno avuto negli anni, e non solo per la cessione nel 1999 della Centrale del latte romana, che il sindaco Francesco Rutelli e l’assessore Linda Lanzillotta cedettero a Cirio, e che poi da questa venne girata per un importo assai maggiore a Parma. I magistrati hanno il loro daffare, per capire chi è competente di che cosa. A Parma si mira a interrogare “i piani alti” delle banche. A cominciare da Bank of America (di cui è da ieri formalmente indagato l’ex manager Luca Sala) a Deutsche Bank, a Capitalia, a Intesa (che incorporò Cariparma dopo che ambienti vicini ai Ds tentarono invano, vinte le elezioni del 1996, di portarla sotto l’ombrello della Popolare dell’Emilia). Il coinvolgimento nelle indagini delle banche ieri ha arroventato l’atmosfera politica. L’intervista al Sole del presidente del Senato Marcello Pera ha invertito l’ordine di priorità. In precedenza sembrava incardinato sui tempi più lunghi dell’indagine parlamentare condotta dalle commissioni Finanze e Attività produttive di Camera e Senato. Dopo la quale si sarebbero esaminate le proposte di riordino della vigilanza sui mercati. Pera ha espresso l’esigenza di interventi più rapidi, affidati al governo. Dietro il suo riferimento ai “nomi e cognomi che si conoscono”, l’opposizione ha letto un allineamento a Giulio Tremonti. E ha rilanciato la difesa di Antonio Fazio, abbracciata da Piero Fassino dopo che, nei giorni scorsi, Vincenzo Visco ha avuto ragione dell’impostazione più morbida di Pierluigi Bersani. Il capogruppo ds al Senato e il coordinatore della segreteria hanno giudicato le parole di Pera “incompatibili” con la sua funzione. Sulla posizione ds non pesa solamente il ruolo decisivo recentemente svolto da una oculata regia bancaria nella “sistemazione” di parte rilevante del debito pregresso del partito, grazie ai buoni uffici del gruppo Angelucci. Ambienti della Margherita e riformisti come Giuliano Amato, che non si ritrovano nella difesa oltranzista di Bankitalia, attribuiscono a Visco il ragionamento che solo tenendo botta ora a tutti i costi, l’Ulivo si guadagna la benemerenza un domani – vinte le elezioni – a ridisegnare assetti di controllo e di potere di mercati, imprese e credito. In più Antonio Di Pietro, che sente aria di voti populisti, liquida come un errore la linea Bersani. “Pera chi?” All’isolamento di Bankitalia ha potentemente contribuito la gaffe del governatore, che da Francoforte ha replicato al presidente del Senato con un volgare “Pera chi?”. Anche Udc e An hanno dovuto censurare Fazio. Rocco Buttiglione ha sottolineato il pieno accordo con Tremonti nel non trattare oggi in Consiglio dei ministri il tema. Lo stesso Quirinale avrebbe assunto prudenti informative, preoccupato di possibili sviluppi traumatici in caso di coinvolgimenti bancari. Ieri però i titoli del credito si sono ripresi in Borsa, dietro le voci di un “tesoro Tanzi” presso la Bank of America che l’istituto americano non ha smentito, ma del quale procuratori e finanzieri al momento non hanno alcun sentore (voce raccolta dal Tg.com di Paolo Liguori). Altre cose singolari. La Centrale del latte di Torino guadagna il 20 per cento in una sola seduta di Borsa, dietro le voci che la danno acquirente di asset parmigiani. Il capo centralinista di Collecchio, Angelo Ugolotti, amministrava oltre 30 società.
    "


    Saluti liberali

  2. #2
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    da www.adnkronos.com

    " Stefano e Paolo Tanzi si dimettono dal cda di Parma Calcio Parmalat, la Gdf nella sede milanese della Bank of America
    Si costituisce Bonici, ex presidente del gruppo in Venezuela. Il suo avvocato: ''Non poteva rifiutarsi di obbedire''. Parmatour verso l'insolvenza.


    Parma, 9 gen. - (Adnkronos) - Milano 'scava' in Bank of America. Per tutta la giornata i militari del nucleo provinciale delle fiamme gialle hanno perquisito gli uffici della sede milanese dell'istituto alla ricerca di documenti, atti e di tutti i contratti che hanno legato Parmalat con la banca dal 1997 in poi. Contemporaneamente i magistrati hanno interrogato, come testi, tutti i funzionari della sede: alcuni sono stati sentiti negli uffici di Corso Matteotti 10, altri in quelli della Procura.
    L'obiettivo e' quello di ricostruire e ''approfondire i rapporti che hanno legato il gruppo di Collecchio all'istituto'' dice uno degli inquirenti, soprattutto dopo che Alberto Ferraris, ex direttore finanziario di Parmalat ha dichiarato a verbale che la costruzione degli Uspp, cioe' i collocamenti presso i privati in dollari effettuati dalla Parmalat, era stata realizzata da Tonna ''in collaborazione con Sala''. E che in alcuni casi i bond ''sono stati sottoscritti da trust creati ad hoc dalla banca (cioe' Bank of America) in collaborazione con Zini'', l'avvocato del gruppo agroalimentare ora in carcere a Parma.
    Al momento comunque l'unico ad essere indagato per il crac di Parmalat e' Luca Sala, che in Bank of America e' stato a capo del corporate banking della filiale italiana e che poi, dal marzo 2003, e' confluito tra le mura di Collecchio come consulente. La sua posizione e' ancora tutta da chiarire. Anche grazie alla documentazione acquisita quest'oggi i magistrati riusciranno a ricostruire la sua attivita' per il gruppo dentro l'istituto, prima e dopo la sua uscita dalla Banca, un'uscita avvenuta con modalita' ancora tutte da chiarire. Ma quello di Sala non e' l'unico ruolo da capire.
    Anche la posizione assunta da Bank of America, nella sua veste di 'collocatore' per Parmalat di emissioni private, con o senza Sala, sara' oggetto di approfondimenti nei prossimi giorni, come del resto sta facendo la Sec oltre oceano, e nonostante, quasi in parallelo, la stessa Bank of America abbia presentato un esposto alla magistratura dopo la scoperta del clamoroso falso delle liquidita' da circa quattro miliardi di euro millantate per conto di Bonlat, che in realta' non sono mai esistite.
    Intanto sull'ex capo del corporate banking filtrano anche altre battute fatte ai magistrati da Alberto Ferraris, che ha spiegato che fu Sala a ''trattare, organizzare e gestire'' le operazioni di Uspp, i collocamenti presso privati in dollari fatti da Parmalat, a quanto pare aiutato da un suo collaboratore e dal suo ex capo a Londra. A rispondere a tutte queste 'accuse' sara' lo stesso Sala, atteso in serata negli uffici della Procura, ma che alla fine ha scelto di prendersi ancora un po' di tempo prima di affrontare il suo primo interrogatorio con gli inquirenti. Domani 'al lavoro' saranno soprattutto i pm Eugenio Fusco e Carlo Nocerino. E proprio con loro sala potrebbe decidere di aprire il suo primo verbale.
    L'ex presidente di Parmalat Venezuela, Giovanni Bonici, si e' costituito alle 11,40 arrivando al tribunale di Parma. Bonici e' stato colpito da un ordine di custodia cautelare da parte della magistratura emiliana che lo accusa di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, false comunicazioni sociali e truffa aggravata. Bonici e' rimasto latitante per nove giorni in Venezuela.
    L'ex presidente del gruppo in Venezuela era accompagnato dall'avvocato l'avvocato Antonino Tuccari che ha dichiarato: ''Bonici seguiva gli ordini che venivano da Collecchio, arrivavano dei fax in Venezuela con i contratti da firmare e non poteva certo rifiutarsi di farlo a cuore leggero. Di certo non pensava di fare nulla di antigiuridico. La sua posizione si puo' paragonare a quella di Ugolotti''. L'interrogatorio del suo cliente con il Gip Pietro Rogato e' stato rinviato a domani perche' il giudice non aveva con se' il fascicolo processuale che e' rimasto negli uffici dei Pm. Bonici e' stato quindi trasferito al carcere parmense di via Burla. Quanto ai contatti diretti con Tanzi, per Tuccari ''certamente si saranno visti in qualche occasione. Di certo non si sono visti sotto Natale in Sudamerica, e' impossibile perche' nei giorni in cui Tanzi era fuori Italia, Bonici era a Parma, mentre il giorno del ritorno di Tanzi Bonici stava ripartendo per il Venezuela''.
    Intanto, si sono riuniti oggi i dirigenti del Parma Calcio. I consiglieri di amministrazione Stefano Tanzi e Paolo Tanzi, hanno presentato le loro dimissioni dal cda con effetto dal 14 gennaio, data in cui e' previsto il prossimo incontro. Dall'assemblea e' emerso che tre giocatori della squadra, Adriano, Diana e Bonazzoli, saranno venduti rispettivamente all'Inter, alla Sampdoria e alla Reggina. Le tre cessioni sono state autorizzate dal ministero delle Attivita' produttive su richiesta del commissario straordinario di Parmalat Enrico Bondi.
    Sempre nella citta' emiliana da registrare l'incontro tra l'avvocato Marco Deluca ed il pubblico ministero Antonella Ioffredi che sta indagando sul dissesto Parmalat. L'avvocato Deluca, uno dei legali piu' noti di Milano, nella vicenda Parmalat cura gli interessi della nuova gestione del gruppo di Collecchio. Alla fine dell'incontro il legale ha dichiarato che ''c'e' la massima collaborazione tra la gestione commissariale di Parmalat e la Procura della Repubblica. E oggi abbiamo fatto il punto della situazione''.
    Il Tribunale fallimentare di Parma convochera' nei prossimi giorni una Camera di consiglio per stabilire lo stato di insolvenza di Parmatour. Sulla societa' turistica del gruppo di Collecchio pende infatti il rischio della revoca della possibilita' di emettere biglietti aerei, se come probabile entro la fine del mese non onorera' i propri debiti. Il tribunale, che puo' procedere anche d'ufficio, intende quindi valutare la possibilita' dello stato di insolvenza che permetterebbe comunque alla societa' di continuare ad operare anche nel caso di mancato pagamento dei propri debiti pregressi.
    "

    Bonici....come Priebke?

    Cordiali saluti

  3. #3
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  4. #4
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    E' vero che questi tre organismi non sono in grado di gestire la problematica finanziaria italiana, ma la soluzione non è di abolirli e di mettere tutto in mano a Tremonti.

    La soluzione è di rafforzare la capacità di controllo e di intervento delle tre organizzazioni, evitando il solito carrozzone made in Italy (ben noto) che vorrebbe fare Tremonti.

    Convincetevi....

  5. #5
    Veneta sempre itagliana mai
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    In origine postato da Dario
    E' vero che questi tre organismi non sono in grado di gestire la problematica finanziaria italiana, ma la soluzione non è di abolirli e di mettere tutto in mano a Tremonti.


    Convincetevi....


    convinciti tu

  6. #6
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    Per tenere d'occhio i furbastri come Tanzi che giocavano con le società "off-shore", ci vuole un esperto "super partes".

    Io credo che a capo dell'authority ci finirà quello che ha ideato questo schema qui:




  7. #7
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    Pcosta, cosa vuol dire, sono le 74 società Off-shore del gruppo Berlusconi, embè?

    Come ha detto il capo, servivano solo a pagare meno tasse, sicuramente non si nasconde nientre di sporco lì dietro, se permettiamo a Bankitalie e Consobs varie di guardare anche lì dentro violiamo la libertà economica sancita dalla Costituzione.

    E' per questo che è importante che Bankitalia venga controllata dal commercialista che ha ideato il sistema off-shore di Berlusconi.

  8. #8
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    Molto intelligente e simpatico il cane di PCosta.

    Saluti liberali

  9. #9
    Ospite

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    In origine postato da Pieffebi
    Molto intelligente e simpatico il cane di PCosta.

    Saluti liberali



  10. #10
    SENATORE di POL
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    da www.corriere.it


    " Scandalo Parmalat, il dovere della chiarezza
    Un esame di maturità
    Il crack del colosso alimentare offre la possibilità alla classe politica italiana di superare prova di maturità senza precedenti
    Gli sviluppi dello scandalo Parmalat sono inquietanti, ma offrono un’opportunità alla classe politica che governa il Paese o che aspira a governarlo dopo le elezioni. Le offrono la possibilità di superare una prova di maturità senza precedenti. In fondo, la Prima Repubblica si è esaurita da circa dieci anni, ma la seconda non è mai nata. Nei ruggenti Novanta ci siamo nutriti di abbondante retorica, ma nel concreto non siamo mai usciti da una «transizione» tanto lunga quanto inconcludente. E le cose sono cambiate ben poco con la prima legislatura del nuovo secolo. Se si accetta l’idea che il caso Parmalat è anche il prodotto di un malcostume che si è diffuso e radicato negli ultimi dieci-quindici anni, si vede che i periodi più o meno coincidono. Alla decadenza politica del Paese fanno riscontro l’immoralità finanziaria, l’inadeguatezza imprenditoriale, le connivenze più sorprendenti, una rete di controllori incapaci di controllare, magari a causa di carenze tecniche. Un mondo in apparenza inattaccabile e in realtà fragile e malsano.
    Sarà il prodotto di un mercato provinciale e avido che si è bruciato al fuoco del mercato globale. Ma certo il collasso di cui siamo testimoni contiene in sé un messaggio lugubre che sarebbe fatale ignorare. Ne è destinatario principale il sistema bancario e creditizio, che rischia una crisi di credibilità i cui effetti possono essere molto gravi. Non solo perché nessun Paese può sopportare a lungo una frattura così drammatica nel rapporto di fiducia con i risparmiatori. Ma anche perché la crisi pesa come una minaccia sull’economia nazionale.
    GOVERNO E PARLAMENTO - Si capisce allora come il secondo destinatario del messaggio siano il governo e il Parlamento. Il cui primo dovere è l’efficienza e quella capacità di interpretare l’interesse generale che costituisce la moralità della politica, autentico antidoto all’immoralità degli affari. L’occasione è questa e forse non ce ne sarà un’altra. Lo scandalo può trascinarsi come solo in Italia siamo capaci di fare. Può essere l’inizio di una notte dei Lunghi Coltelli finanziari e bancari (all’insegna del giustizialismo rifiutato per gli amici, ma applicato volentieri ai nemici): una resa dei conti suscettibile di intaccare gli equilibri istituzionali. Oppure può diventare il pretesto per un compromesso in cui tutto rimane com’era e gli unici sconfitti sono i cittadini truffati.
    C’è anche un altro pericolo: trasformare il caso in uno slogan elettorale; giocare la carta populista del «partito dei risparmiatori» contro il «partito dei poteri forti». Vogliamo sperare che un tale spettacolo ci sarà evitato. I rappresentanti degli italiani nel Parlamento non parlano in piazza, bensì attraverso le garanzie legislative che sanno definire e approvare, talvolta uscendo dagli steccati delle convenienze partitiche. O dal castello dell’immobilismo, magari avvolto nel mantello di nobili principi.
    Qui è la prova di maturità a cui è atteso il sistema politico. Non è impossibile individuare la via tra esigenze diverse ma compatibili. Un’autorità di controllo riformata e dotata di poteri reali di controllo (la cosiddetta «super-Consob») è del tutto immaginabile accanto a una Banca d’Italia confermata nella sua autonomia. In Parlamento ci sono forze di maggioranza e di opposizione che dimostrano la volontà di misurarsi sul terreno riformatore, che non è il terreno della propaganda. Il ministro dell’Economia ha la responsabilità di muoversi con le idee chiare, ma con il rispetto dovuto a tutti i soggetti coinvolti. Negli ultimi giorni lo ha fatto. Se nessuno vorrà stravincere, la prova di maturità sarà superata.

    Stefano Folli
    11 gennaio 2004 -
    "

    Cordiali saluti

 

 
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