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Milano. “Il penale è la frutta. Quando una questione arriva al penale, significa che si è alla frutta, alla fine. Il penale non può essere il principio, questo accade in un paese in cui non funzionano i controlli”.
Francesco Castellano, sessant’anni, originario di Bitonto (provincia di Bari) fa un accenno al caso più attuale, quello del crac Parmalat, per abbozzare quello che è il suo concetto dell’amministrazione della giustizia.
Castellano non è noto ai più, sebbene si sia occupato di parecchi casi giudiziari che negli ultimi tempi hanno avuto l’attenzione delle cronache; presto, però, si imparerà ad avere qualche confidenza con il suo nome.
E’ giudice e sarà presidente del collegio del tribunale di Milano che – dopo la bocciatura del lodo Schifani-Maccanico da parte della Corte costituzionale – dovrà dedicarsi al nuovo processo Sme.
Il processo è destinato a riprendere tra un paio di mesi, e avrà un unico imputato, il premier Silvio Berlusconi, accusato di corruzione in atti giudiziari.
Il processo precedente, quello che aveva fra gli imputati Cesare Previti, si è concluso con diverse condanne, ma non ha stabilito che i giudici furono corrotti per indirizzare le sentenze sulla Sme. Con Castellano a giudicare ci saranno Stefania Abate, 32 anni, figlia di Nino, storico esponente dell’Anm ed ex membro del Csm, e Fabiana Mastrominico, 34 anni, figlia del procuratore aggiunto di Napoli.

“Una norma costituzionale avrebbe risolto il problema, ma è difficile avere i due terzi del Parlamento. Comunque adesso il problema è stato superato, una decisione di quel tipo in qualche modo me l’aspettavo”, osserva Castellano a proposito del lodo Schifani-Maccanico.
Castellano aderisce a Unità per la Costituzione, corrente moderata, che lui descrive “sofferente e combattuta in un quadro dominato dalla logica di contrapposizione tra politica e giustizia”. Una contrapposizione che non sembra aver mai condizionato Castellano, il quale aveva presieduto il collegio che mandò assolto Berlusconi per la compravendita del terreno di Macherio, in cui si ipotizzò una frode fiscale. Al premier furono concesse le attenuanti generiche che portarono al condono.
In Appello, Berlusconi ebbe poi l’assoluzione piena.

Un rimprovero alla categoria
Castellano s’è occupato spesso di reati contro la pubblica amministrazione, ma sempre da giudice.
Non ha mai fatto il pubblico ministero. “E questa è una lacuna, un magistrato deve passare attraverso esperienze diverse. Sono contro la separazione delle carriere, che creerebbe il pm superpoliziotto. Un magistrato deve essere capace di fare di tutto, il magistrato non è un avvocato. Fare tutto e poi specializzarsi, ma non fossilizzarsi”.
E da giudice ha emesso diverse sentenze di processi per reati societari o di corruzione, comprese alcune assoluzioni che lo hanno inquadrato fra i giudici meno sensibili al furore manicheo dell’ultimo decennio. Dal caso della Banca Popolare di Milano, falso in bilancio molto presunto sin dall’inizio e concluso dopo alcuni anni e una perizia costosissima, a quello del Piccolo Teatro, imputato l’ex sindaco socialista di Milano, Paolo Pillitteri.
L’elenco prosegue con la vicenda di corruzione in Lombardia Informatica.
Tutti assolti. “Non c’erano riscontri”, commenta Castellano, dicendo di non aver provato disagio o imbarazzo ad assolvere per questo tipo di reati nel palazzo simbolo di Mani pulite.

“Anche perché tutte le mie sentenze hanno ricevuto conferme tra Appello e Cassazione. La cosa importante è non essere e soprattutto non apparire di parte. I magistrati, in questi anni, tante volte non ci sono riusciti ed è quello che rimprovero alla mia categoria, che ha prestato il fianco ad accuse di parzialità”.

Alla politica, invece, Castellano rimprovera “un approccio approssimativo dettato da emotività, sulla base delle esperienze degli avvocati, e non è un problema di chi è al governo. E’ la politica a non essere adeguata. La contrapposizione tra politica e giustizia è una iattura, manca un codice all’altezza civile del paese”. Secondo Castellano, “pm e giudici devono avere la massima gamma di esperienze possibile. Mi sono serviti molto i dieci anni passati al tribunale fallimentare, ma non sarebbe stato giusto passare tutta la vita a occuparsi di bancarotte”.
Il processo Sme riprenderà dopo che sarà stato notificato alla prima sezione penale il provvedimento della Consulta. Sui tempi non è possibile fare previsioni. “Dipenderà poi da cosa vorranno fare accusa e difesa, da che cosa chiederanno al tribunale, dalle richieste istruttorie, dall’eventuale rinnovamento degli atti troveremo dei buchi in un calendario di udienze già fitto, ma non sarà un problema”.

su il Foglio di sabato 17 gennaio 2004

saluti