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  1. #11
    moderatore di bachelite
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    In Origine Postato da locke
    Il governo può fare dei decreti? Il parlamento può votare le leggi?
    Ambedue ovviamente ne sono responsabili.

    Mi sembra di ricordare che secondo la legge Mammì, l'allora Fininvest poteva avere tre reti, e solo con la sucessiva legge Maccanico, Rete 4 iniziò ad avere problemi. ovviamente prima della legge mammì nessuna legge (complessiva)regolava la TV.

    Cordiali Saluti
    la legge Mammì è stata fatta con l'allucinante fine di fotografare l'esistente con un solo squalo che si è mangiato i pesci più piccoli, ha occupato frequenze illegali, ha illegalmente trasmesso su tutto il territorio nazionale e poi è stato sanato dal decreto Craxi prima (1984) e dalla legge Mammì poi. A differenza di altre nazioni, dove prima vengono dettate le regole che poi gli imprenditori sono tenuti a rispettare, i Italia si fa l'opposto: dopo anni di mar dei sargassi radiotelevisivo, il potere politico del Pentapartito ha stabilito come regola l'illegalità del bucaniere più forte.
    Forza Kazakhistan.

  2. #12
    "SI PUO' FARE"
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: RETE4 trasmette ancora.....

    In Origine Postato da locke
    E tu volevi dare proprio quel significato???? Non sei credibile.

    Cordiali Saluti
    Per me è normale, come per te è legale ........ solo con la piccola differenza che ciò non avviene in uno stato di diritto, in palese conflitto di interessi ......... è più normale o legale, se preferisci, nel Paese delle banane ............ e mi sembrava di averlo aggiunto.

    aribye
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  3. #13
    I amar prestar aen
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    In Origine Postato da Barbanera
    Certamente ... soprattutto quando sono a favore di UNO ...

    B.
    Ed infatti ho anche aggiunto che ne sono responsabili.

    Personalmente non me ne frega nulla, voglio il federalismo sia istituzionale che fiscale. gli altri non me lo daranno mai, questi forse.

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

  4. #14
    I amar prestar aen
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    In Origine Postato da DrugoLebowsky
    la legge Mammì è stata fatta con l'allucinante fine di fotografare l'esistente con un solo squalo che si è mangiato i pesci più piccoli, ha occupato frequenze illegali, ha illegalmente trasmesso su tutto il territorio nazionale e poi è stato sanato dal decreto Craxi prima (1984) e dalla legge Mammì poi. A differenza di altre nazioni, dove prima vengono dettate le regole che poi gli imprenditori sono tenuti a rispettare, i Italia si fa l'opposto: dopo anni di mar dei sargassi radiotelevisivo, il potere politico del Pentapartito ha stabilito come regola l'illegalità del bucaniere più forte.
    Forza Kazakhistan.
    Quindi nel 1987 Rete 4 non era illegale, voi dimenticate la forza della lobby Rai (o meglio ne siete i perfetti rappresentanti) che nei fatti insieme alla lobby Fininvest( roba mia) impedì già allora di fare una legge seria. In Francia per esempio privatizzarono l'equivalente di RAI 1. Qua invece i partiti (DC, PCI e PSI, i cui figli sono anche e soprattuto nelle vostre file) non vollero mollare il boccone.

    Cordiali Saluti
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  5. #15
    I amar prestar aen
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: RETE4 trasmette ancora.....

    In Origine Postato da ossoduro
    Per me è normale, come per te è legale ........ solo con la piccola differenza che ciò non avviene in uno stato di diritto, in palese conflitto di interessi ......... è più normale o legale, se preferisci, nel Paese delle banane ............ e mi sembrava di averlo aggiunto.

    aribye
    Quindi non saremmo in uno stato di diritto, perchè il silvio è in conflitto di interesse? La verità è che non sapete perdere (le elezioni), che date la colpa alle televisioni se 11 milioni di persone anno preferito il conflitto di interesse ai conflitti (risse) dei vostri cespugli (che continuano ancora oggi con cadenza bisettimanale), dite che chi non vi vota nel migliore delle ipotesi è un ingenuo (plagiato bananas), nel peggiore un delinquente. Bel modo per riconquistare i quei voti persi, perchè al potere si torna solo con il voto degli elettori (possibilmente i voti dei moderati come Dean, Blair, Gonzalez, Schroeder, Prodi insegnano), non funzionano le scorciatoie giudiziarie od internazionali (vedi caso Austria), al potere si torna senza cercare di rendere inelegibile il leader dello schieramento dell'opposizione.Questo governo è stato scelto in regolari elezioni (dove grazie alle vostre leggi non è stato possibile fare normale campagna elettorale), a voi questo non piacerà, come piacciono meno gli atti di questo governo che sono sempre "Legali", anche quando vengono cassate o dal PDR o dalla CC. Il tutto ricordando che sono passati 10 anni dalla discesa in campo, di cui 1+2,5 sono passati sotto i governi Berlusconi e ben 1,5+5 sotto i vostri governi, sto cazzo di conflitto di intersessi a Dini, Prodi, D'alema, D'alema e Amato non interessava?????? A noi (me)non interessa.

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

  6. #16
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: RETE4 trasmette ancora.....

    In Origine Postato da locke
    Quindi non saremmo in uno stato di diritto, perchè il silvio è in conflitto di interesse? La verità è che non sapete perdere (le elezioni), che date la colpa alle televisioni se 11 milioni di persone anno preferito il conflitto di interesse ai conflitti (risse) dei vostri cespugli (che continuano ancora oggi con cadenza bisettimanale), dite che chi non vi vota nel migliore delle ipotesi è un ingenuo (plagiato bananas), nel peggiore un delinquente. Bel modo per riconquistare i quei voti persi, perchè al potere si torna solo con il voto degli elettori (possibilmente i voti dei moderati come Dean, Blair, Gonzalez, Schroeder, Prodi insegnano), non funzionano le scorciatoie giudiziarie od internazionali (vedi caso Austria), al potere si torna senza cercare di rendere inelegibile il leader dello schieramento dell'opposizione.Questo governo è stato scelto in regolari elezioni (dove grazie alle vostre leggi non è stato possibile fare normale campagna elettorale), a voi questo non piacerà, come piacciono meno gli atti di questo governo che sono sempre "Legali", anche quando vengono cassate o dal PDR o dalla CC. Il tutto ricordando che sono passati 10 anni dalla discesa in campo, di cui 1+2,5 sono passati sotto i governi Berlusconi e ben 1,5+5 sotto i vostri governi, sto cazzo di conflitto di intersessi a Dini, Prodi, D'alema, D'alema e Amato non interessava?????? A noi (me)non interessa.

    Cordiali Saluti

    Prima le sentenze della Consulta gliele vanificano gli amici, ora ci pensa da solo.

    Proprio il classico liberista.

    Dal libro:

    "Inchiesta sul signor TV"

    Di Giovanni Ruggeri e Mario Guerino - Kaos Edizioni 1987


    http://www.amicus.it/libri/berlusconi/


    In combutta col Palazzo

    Il suo impero televisivo, Berlusconi può ediùcarlo solo grazie al "vuoto legislativo" nel quale il settore dell'emittenza televisiva viene mantenuto soprattutto per volontà dei due maggiori partiti di governo, Dc e Psi. A dispetto della vieta leggenda berlusconiana, l'impero Fininvest sorge sul finire degli anni Settanta, e si consolida nella prima metà degli anni Ottanta, non già in ragione della "genialità imprenditoriale" di Berlusconi, bensì per una serie di concomitanti fattori, culminati nella complicità del potere politico: teorizzato dalla Loggia P2, finanziato da ban~hieri piduisti e da tanto ingenti quanto oscuri capitali, l'impero televisivo Fininvest si afferma solo grazie al connivente volere di Bettino Craxi e della destra democristiana. Attraverso il doloso mantenimento del "vuoto legislativo" nel settore, con il pervicace rifiuto di regolamentare l'emittenza privata e il mercato pubblicitario, il corrotto regime Dc-Psi ha precisamente inteso consentire a Berlusconi l'attuazione del proprio disegno monopolistico, arrivando a determinare una situazione senza eguali in tutto l'Occidente.

    Il 28 luglio 1976, la Corte costituzionale conferma il monopolio della Rai-Tv, ma per la prima volta riconosce la legittimità delle emittenti Tv private a condizione che esse limitino le trasmissioni all'ambito locale. Quattro anni dopo, il 17 giugno 1980, la Corte accorda alle Tv commerciali la faicoltà di trasmettere via etere, salvo quanto disposto nella precedente sentenza (e cioé limitatamente all'ambito locale), e solo sulle bande di frequenza assegnate loro dal ministero delle Poste, competente in materia.
    Nello stesso 1980, il piduista Berlusconi alle prese con l'attuazione del "Piano" della Loggia P2 relativo ai mass media dichiara: "Sembra un miracolo che almeno in questo campo si sia potuto per un certo tempo agire in vacanza di leggi, regolamenti e pastoie varie che si rincorrono, si contraddicono, si disdicono. Fuori, cioè, dalla solita giungla che contraddistingue ogni altro settore dell'attività. Non so quanto potrà durare. I nostri politici stanno fieramente meditando di darci presto una bella legge sulle televisioni private. Il ministro delle Poste Di Giesi l'ha dichiarato, vuole fare presto una "buona legge" per le Tv. Da parte mia, sono convinto che non c'è bisogno, invece, di alcuna legge, perché il mercato, qui come altrove, ha in sé tutti gli anticorpi necessari a provocare una autoregolamentazione del settore televisivo privato".
    Tra la fine del 1980 e l'inizio del 1981, il ministro delle Poste (il socialdemocratico Michele Di Giesi) insedia una commissione di esperti per predisporre una regolamentazione del settore televisivo, e per studiare le possibilità tecniche atte a consentire ai privati il cosiddetto sistema di interconnessione attraverso ponti ad alta frequenza dislocati in varie zone d'Italia, rendendo così possibile la trasmissione in contemporanea di diverse emittenti locali.
    Secondo stime attendibili, per la sola installazione di una ventina di ponti è necessario un investimento di circa 3 miliardi di lire. Solo pochi privati - Berlusconi Rizzoli, Mondadori e Rusconi - sono in grado di proseguire sulla strada dell'emittenza privata una strada onerosa e irta di difficoltà. Dunque, la maggior parte delle piccole emittenti locali, con la possibile nascita di oligopoli, è destinata prima o poi a soccombere, con la conseguenza che l'enorme mercato pubblicitario verrà suddiviso fra pochi.
    Tra i grandi del settore, la sola voce contraria alla completa liberalizzazione delle televisioni private è quella di Alberto Rusconi; il settimanale "L'Espresso" dell' 11 febbraio 1981 scrive: "Senza dirlo esplicitamente, Rusconi fa capire di non essere molto interessato alla creazione di reti nazionali a conduzione privata e di non credere che si possa migliorare dì molto il giornalismo via etere di produzione privata". La posizione della Mondadori è più possibilista - per bocca di Piero Ottone, responsabile di Rete Quattro, il gruppo editoriale dichiara: "Se il nuovo regolamento non consentisse alle Tv private di andare oltre il proprio borgo, allora è ovvio che il programma migliore resterebbe lo spogliarello della vicina di casa e che l'afflusso di pubblicità si manterrebbe esiguo. Ma se lo scopo della nuova legge è anche quello di consentire alle televisioni private la sopravvivenza economica e la possibilità di produrre o di acquistare programmi di qualità, allora non c'è dubbio che le televisioni libere debbano raggiungere uno spazio nazionale o almeno regionale. Per noi va bene sia l'una sia l'altra soluzione".
    Intanto, si profila un appuntamento importante: nell'estate 1981 la Corte costituzionale è chiamata a pronunciarsi in merito alla liceità per le Tv commerciali di trasmettere su tutto il territorio nazionale.
    In attesa della decisione della Corte, il 22 aprile 1981 Berlusconi dichiara: "Non si può fare televisione se non si è collegati con tutto il Paese e con l'estero"; poi, criticando il monopolio della Rai, sostiene che si deve decidere una volta per tutte se la Rai è un servizio pubblico o un'impresa privata: "Se è un servizio pubblico", tuona, "deve occuparsi di fare cultura più che spettacolo se è un'impresa privata, dovranno valere anche per essa le norme antitrust, e quindi non le sarà possibile mantenere le tre reti" - il tycoon piduista preannuncia l'attacco al monopolio Rai.
    Il 17 luglio, arriva la pronuncia della Corte costituzionale: nella sostanza, la Corte dichiara legittimo il monopolio pubblico per le trasmissioni nazionali, e ribadisce che le "private" possono agire soltanto in ambito locale; in pratica, si sollecitano governo e Parlamento a definire la regolamentazione legislativa dell'etere.

    Il confronto tra Berlusconi e la Rai si fa aspro, con vibrate polemiche e scambi di reciproche minacce - ma questi sono solo gli aspetti visibili di una più ampia battaglia politica che si combatte dietro le quinte senza esclusione di colpi. Risultano già evidenti gli schieramenti: poiché la Rai-Tv, attraverso la Commissione parlamentare di vigilanza, è controllata dal Parlamento, Craxi e la destra Dc - con l'occulta regia della P2 - intendono favorire il "privato Berlusconi" per poter disporre direttamente di un loro mezzo televisivo equivalente e alternativo alla Rai-Tv.
    Forte delle tre sentenze della Corte costituzionale, nel gennaio 1982 l'ente di Stato si rivolge alla magistratura denunciando Canale 5 e altri circuiti per "la contemporaneità delle trasmissioni non via etere, ma a mezzo di videocassette su varie emittenti, intaccando così il privilegio monopolistico".
    Nel corso di una conferenza al Circolo della Stampa di Milano, Berlusconi proclama: "Non ci fa paura la denuncia della Rai al pretore di Roma, perché è una denuncia che ove mai fosse accolta porterebbe il pretore a sconfinare dai suoi limiti e a sostituirsi al legislatore. Noi vogliamo ancora una volta denunciare all'opinione pubblica l'arroganza, il terrorismo ideologico della Rai che è in contraddizione con le indicazioni del governo fornite dal presidente Giovanni Spadolini al ministro delle Poste, e cerca di distruggere i circuiti organizzati delle televisioni private perché questi con la loro professionalità, con la qualità dei loro programmi, con il loro forte supporto pubblicitano, rappresentano non solo una forte concorrenza, ma una "controvoce" autonoma, libera e indipendente da quella della Rai, che certo autonoma non e... In questo periodo molte aziende definiscono il bilancio con le cifre destinate alla pubblicità: mi risulta che l'ente pubblico usi atteggiamenti intimidatori nei confronti di imprenditori i quali, per reclamizzare i loro prodotti, si rivolgono anche alle reti private. Il discorso, grosso modo, è: se tu dai molto a quei circuiti, e noi riusciamo a chiuderli, ti limiteremo lo spazio o te lo negheremo quando dovrai per forza ricorrere a noi".
    L'intrepido piduista Berlusconi, all'attacco della Rai secondo i piani della P2, sorvola sul nodo principale della questione: l'enorme disparità, a vantaggio delle reti private, tra la delimitata raccolta pubblicitaria della Rai e quella illimitata di Canale 5 e consociate (oltre alla miriade di piccole emittenti commerciali). Ladisparità non deriva dalla forza intrinseca - tecnica, organizzativa, finanziaria e d'immagine - delle parti in causa, poiché l'ente di Stato sarebbe in grado di schiacciare tutti i concorrenti, bensì dai limiti che i partiti politici di governo impongono alla Rai e che in parte la stessa Rai si pone. L'emittente pubblica si autolimita ponendo un tetto alla propria raccolta pubblicitaria, mentre Berlusconì non ha né di questi limiti né remore di alcun genere in fondo la Rai che l'editore piduista immagina è un placido pachiderma addormentato al guinzaglio dei partiti, supino e rassegnato a subire le scorrerie delle Tv commerciali.
    Vero è che le piccole emittenti commerciali non temono tanto la Rai, quanto Berlusconi. Per esse è l~arrembante tycoon ex palazzinaro il nemico, il bucaniere che saccheggia e devasta i campi della raccolta pubblicitaria. Su questo fronte, Berlusconi è dichiaratamente per la legge della giungla e del "vinca il più forte", essendo lui il più forte in ragione delle sue ingenti e oscure disponibilità finanziarie e dei suoi legami politici.
    La prima comunicazione giudiziaria arriva infatti ai responsabi1i di Canale 5 in seguito a una denuncia dell'Anti, l'associazione che raggruppa le emittenti private. Il pretore di Palermo, Biagio Tresoldi, accoglie il ricorso, e accusa Berlusconi di violare le norme di legge trasmettendo i suoi programmi su scala nazionale (reato previsto dall'articolo 195 del Codice postale). Analoghe iniziative assumono anche pretori di altre città, attivati da denunce delle piccole emittenti commerciali che vedono nel network di Berlusconi un pericolo per la propria autonomia e sopravvivenza. Ma Berlusconi è già in combutta col potere politico. Nell'estate del 1982, ad esempio, mette a disposizione del Partito socialdemocratico le sue telecamere, e ne trasmette in diretta il congresso; del resto, il segretario del Psdi, Pietro Longo, è un "fratello massone", anch'egli affiliato alla Loggia P2.
    L'anno seguente, il 1983, si registrano ulteriori interventi delle Preture di varie città. A Genova, il pretore Francesco Lalla condanna a due mesi di arresto e 400 mila lire di ammenda (con i benefici di legge) Berlusconi e altri dirigenti di emittenti private per avere irradiato in contemporanea identici programmi senza disporre della necessaria concessione. Ma si tratta di inezie, poiché Berlusconi è sempre più potente: il suo vecchio amico Bettino Craxi, nell'agosto del 1983, diviene presidente del Consiglio (nel governo, trova posto anche il "fratello" piduista Pietro Longo); il vicepresidente del Consiglio è Arnaldo Forlani, e la destra Dc è già schierata con la Fìninvest e contro la Rai - Mauro Bubbico (responsabile della Dc per le comunicazioni di massa) dichiara a sorpresa: "Certo nella situazione in cui siamo, toccare Berlusconi è come dire che lo Stato deve ridimensionare la Fiat per assistere la concorrente Alfa Romeo, che è pubblica. Questo è un aspetto del problema, precisamente quello che riguarda la libertà dell'impresa privata. Ma c'è un altro aspetto essenziale: trattandosi di mezzi di comunicazione di massa molto potenti, la Costituzione sancisce la libertà di espressione per tutti e contestualmente la possibilità di scelta da parte dei cittadini".
    Contro quello che va affermandosi come un pericoloso strapotere politico-economico si schiera il Pci: "Forte della mia esperienza nella Commissione di inchiesta sulla Loggia massonica P2", dichiara Achille Occhetto, della direzione comunista, "sono convinto che tutta l'operazione che ha portato al costituirsi di un monopolio privato [quello della Fininvest, NdA] accanto a uno pubblico, e quella prefigurata e voluta da Licio Gelli. La P2 è un'associazione politica avente come finalità il controllo del sistema. Ebbene, oggi assistiamo a un rafforzamento di quel sistema... alla scalata alla stampa... allo sfascio della televisione pubblica".
    La Rai-Tv, da parte sua, é un colosso paralizzato dalle scorrerie partitiche, sottoposto all'opprimente "tutela" Dc-Psi, infiltrato dai piduisti. Mentre il neopresidente del Consiglio Craxi evita con cura di rinnovare il decaduto Consiglio di amministrazione dell'ente, di fatto congelandone l'attività e la programmazione futura il vicepresidente della Rai, il socialdemocratico Giampiero Orsello, Codice P2 E. 19.77, manifesta grande indulgenza verso gli arrembaggi del "fratello di Loggia" Berlusconi. Del resto, da tempo l'ombra della P2 - col suo progetto di dissolvere l'ente di Stato per sostituirlo col monopolio televisivo privato - grava sulla Rai ai massimi livelli: oltre al vicepresidente Orsello, dagli elenchi gellia-ni risultano affiliati alla P2 anche il vicedirettore generale Giampaolo Cresci, il direttore del "Radiocorriere Tv" Gino Nebiolo, il direttore del Tgl (la più seguita testata giornalistica nazionale) Franco Colombo, il direttore del Gr2 Gustavo Selva. E quando, con tre anni di ritardo, il governo procederà finalmente al rinnovo dei vertici Rai (ottobre 1986), Craxi insedierà alla presidenza della Tv di Stato Enrico Manca, secondo gli elenchi del Venerabile maestro piduista affiliato alla Loggia segreta in data 30 aprile 1980 (tessera 2148, codice E. 15.80, gruppo centrale, fascicolo 0864, grado "apprendista").

    Il 16 ottobre 1984, su ordine di tre pretori (Giuseppe Casalbore a Torino, Eugenio Bettiol a Roma, Nicola Trifuoggi a Pescara), squadre di agenti della finanza e poliziotti sequestrano, nelle sedi dei tre networks di Berlusconi e di altre grosse emittenti private, cassette di programmi già registrati, mentre vengono disattivati i ponti dì frequenza. In pratica, i magistrati decretano il divieto ai networks di trasmettere. Buona parte della stampa, ritenendo di interpretare la pubblica opinione di massa critica l'operato dei pretori: reclama il ripristino di Dallas e Dynasty, scrivendo diinaccettabile censura...
    I pretori precisano dì avere agito a norma di legge in seguito alle denunce dei responsabili di quelle televisioni private che rispettano la legge trasmettendo i loro programmi solo in ambito locale e che vedono nello strapotere dei grandi networks un pericolo mortale per la propria esistenza. ~Ho semplicamente applicato la legge", dichiara Casalbore. "E stato violato l'articolo 215 del Codice postale. La Corte costituzionale ha ribadito con tre sentenze diverse che le trasmissioni televisive sono libere, ma soltanto se limitate all'ambito locale e regionale. Quando invece mettono in pericolo il monopolio della Rai, devono avere un'autorizzazione del ministero".
    Berlusconi, Leonardo Mondadori e Mario Formenton per Rete Quattro, Gianni Ferrauto per Euro Tv, e altri titolari di grosse emittenti, insorgono: benché palesemente fuori dalla legge come scritto nella comunicazione giudiziaria inviatagli, inoltrano ricorso al Tribunale della libertà, e chiedono un deciso intervento del Parlamento volto a sbloccare la situazione.
    Il più risoluto difensore dei "pirati dell'etere" è, manco a dirlo, "Il Giornale nuovo": "Il discorso è grave per quanto riguarda i posti di lavoro, assillo del Paese. I dipendenti delle tre maggiori televisioni private soltanto Canale 5, ltalia 1 e Rete Quattro - sono circa cinquemila... Tre pretori, che abbuiano intere regioni televisive, che propalano il disagio tra gli inserzionisti pubblicitari, sola fonte di introito per le televisioni libere, mettono a repentaglio l'occupazione di migliaia di impiegati e tecnici e nessuno dovrebbe reagire" nientemeno che un velato ricatto: il Dio Economico dovrebbe prevalere anche al di là e contro le leggi dello Stato...
    All'accorato lamento del "Giornale" segue un viaggio-lampo di Berlusconi a Roma. Il 20 ottobre 1984, il presidente del Consiglio Bettino Craxi concede udienza ufficiale al "Signor Tv", e qualche ora dopo, con una tempestività da catastrofe nazionale, firma un apposito decreto-legge che neutralizza l'intervento dei pretori, legalizzando l'illegalità. L'avventura di Berlusconi e il disegno piduista vengono salvati dall'inevitabile disastro solo grazie allo "statista" Bettino Craxi.
    Il blitz berlusconiano a Roma è stato preceduto da un'accorta quanto superflua regia: Berlusconi "ha fatto inondare di telefonate furenti il centralino di Palazzo Chigi e gli apparecchi dei tre pretori "colpevoli", ha infine minacciato un referendum popolare per far valere la libertà di antenna. E alla fine ha vinto. Silvio Berlusconi ha impiegato non più di ventiquattr'ore per convincere il presidente del Consiglio Craxi e il presidente della Rai Sergio Zavoli, i segretari di partito e alcuni parlamentari, che stavano per essere investiti da una massiccia ondata di impopolarità, più insidiosa di tutti gli scandali di regime messi insieme, se si fosse impedito ai telespettatori di godersi in santa pace le proprie serate televisive: Dynasty, Dallas, i Puffi... Quando infine Berlusconi piomba a Roma, i giornali raccontano già ampiamente questa levata di scudi dei telespettatori. Egli può dunque parlare esplicitamente ai suoi interlocutori politici: chi mi è amico deve muoversi, deve porre un altolà ai pretori. Ma questo va fatto in fretta, prima che altri pretori possano essere tentati di accodarsi all'iniziativa e prima che gli inserzionisti pubblicitari piantino grane. Chi è contro di me lo deve dire apertamente e deve uscire allo scoperto. Se i comunisti se la sentono, dicano pure agli italiani che sono d'accordo con i pretori e che vorrebbero chiudere le televisioni private più importanti" .
    Qualche giorno dopo la trasferta romana, seguita da accese polemiche, Berlusconi parla delle sue 'amicizie politiche", e in particolare di Craxi: "Sgombriamo il campo da questa storia del rapporto preferenziale. In primo luogo con Craxi siamo amici da tanti anni, quando lui ancora non era così importante; in secondo luogo lo considero un uomo provvidenziale, che ha impedito ai socialisti di finire chissà dove, in terzo luogo è un presidente del Consiglio che ho trovato attento e impegnato sui problemi della libertà di espressione televisiva, come il suo comportamento in questi giorni sta dimostrando. Ma, per carità, questo non vuoI dire che gli altri non lo siano altrettanto". infatti, Craxi non è il solo alleato di Berlusconi, anche se ne è il principale e il più potente; dalla sua parte sono schierati anche settori socialdemocratici e la destra democristiana, e perfino i pittoreschi e stravaganti seguaci di Pannella, a nome dei quali si esprime il neo-pannelliano dell'ultima ora Enzo Tortora: "E una beffa, anzi un'infamia. Ma l'italia e gli spettatori sono cresciuti. Non credo che tollereranno quest'offesa grave e profonda alla libertà".
    Berlusconi ha dalla sua anche buona parte della stampa. Lavorare per i suoi networks è un punto di arrivo per molti giornalisti; inoltre, l'asse Craxi-Forlani-Berlusconi è l'assetto di potere vin-cente dì metà anni Ottanta: avversario, significa autoemarginarsi.
    Così, l'arrogante padrone di tre networks che operano fuori dalla legge forti della mancanza di una qualsivoglia normativa, può esprimersi con accenti di populismo dittatoriale, dichiarando che il "pubblico non ha sentito la nostra attività come un reato, ma anzi l'ha giudicata un beneficio che gli volevano ingiustamente togliere", cioè a dire, l'illegalità dichiarata legale a furor di popolo...

    Nel novembre 1984 si tiene a Roma un sum~uit di politici per esaminare il complesso nodo dell'emittenza televisiva privata. Il presidente del Consiglio è assente (è in visita ufficialc ad Algeri), ma nonostante gli impegni ~overnativi extranazionali trova il tempo di intervenire: in una serie di colloqui telefonici, Craxi invita a non prendere "decisioni affrettate ": ciò significa che si può certo discutere, ma che non si deve decidere alcunché - c'è tempo per decidere una qualunque legge che limiti in qualunque modo il suo sodale Berlusconi...
    Tra le piccole emittenti Tv serpeggia il malumore. Interpretando questo disagio ormai diffuso, Costantino Federico, proprietario di Telecapri, denuncia Berlusconi alla magistratura per "concorrenza sleale" e chiede che vengano poste immediate limitazioni al monopolio che è stato formato da Canale 5, Italia l e Rete Quattro; Berlusconi - sostiene Telecapri non può controllare l'80 per cento dell'emittenza privata e del mercato pubblicitario. L'iniziativa dell'emittente caprese - una pulce" al cospetto dell"'elefantc" Fininvest - è un indice della diffusa ostilità nei confronti di "Sua Emittenza" da parte di molte stazioni Tv private. Anche Euro Tv, il consorzio che fa capo all'industriale Calisto Tanzi, attacca il boss dell'etere, accusandolo di espansionismo selvaggio sia per aver creato un monopolio, sia per i suoi spregiudicati metodi di raccolta pubblicitaria.
    L'operato di Berlusconi suscita perplessità crescenti anche il Parlamento, e tra i giuristi: Giuseppe Branca e Francesco Bonifacio (ex presidenti della Corte costituzionale), il magistrato Adolfo Beria d'Argentine e il giurista Enzo Roppa lamentano che il settore televisivo e l'etere pubblico siano diventati un terreno di conquista alla mercé del primo che se lo prende...
    Il 28 novembre 1984, il decreto-legge voluto da Craxi per salvare il suo sodale Berlusconi (detto infatti "decreto-Berlusconi"), e varato "urgentemente" il 20 ottobre dal Consiglio dei ministri, viene bocciato dalla Camera perché ritenuto incostituzionale. Ma il successivo 6 dicembre, Craxi firma il decreto ~Berlusconi bis", minacciando la crisi di governo nel caso non venga convertito in legge il 31 gennaio 1986 verrà infatti approvato a maggioranza): l'arroganza del potere al servizio di interessi privati celebra così la sua apoteosi.

    Nel novembre 1986 il ministro delle Poste Antonio Gava annuncia che una bozza di regolamentazione del sistema radio-televisivo è pronta.. occorre solo che il Consiglio dei ministri la discuta e la trasformi in disegno di legge. La proposta è stata messa a punto dopo un lungo e laborioso patteggiamento fra i partiti.
    La grossa novità del progetto Gava (articolato in 28 punti), è che alle emittenti private saranno concessi l'interconnessione e la diretta. in altri termini, i , networks potranno riprendere in diretta qualsiasi avvenimento, diffonderlo sull'intero territorio nazionale anche in collegamento tra più reti e potranno realizzare telegior-nali senza alcuna limitazione: si tratta di un nuovo regalo a Berlusconi e ai suoi networks, che possono così sfidare la Rai a tutto campo. un regalo che gli viene fatto al momento giusto. quando cioè la Fininvest dispone della capacità tecnica e finanziaria per affrontare questo nuovo impegno (il solo telegiornale richiede un investimento valutato in circa 500 miliardi). L la gratitudine berlusconiana verrà manifestata al corrotto binomio di potere Dc-Psi per bocca di Fedele Confalonieri: "La nostra informazione sarà omogenea al mondo che vede nei Craxi, nei Forlani e negli Andreotti l'accettazione delle libertà" .
    Il progetto Gava prevede anche norme antitrust: ad esempio, nessun privato potrà controllare più di due reti, e se ne possiede una terza dovrà cederla; la norma, all'apparenza, minaccia il terzo network di Berlusconi, Rete Quattro, ma anche qui si nasconde l'impronta Fininvest, che infatti in quello stesso periodo ventila la cessione di Rete Quattro perché poco produttiva in termini di ascolto e di raccolta pubblicitaria.
    Voci insistenti danno per imminente la 'pace televisiva" tra la Rai e Berlusconi. "In genere", scrive Antonio Padellaro concludendo una sua inchiesta sulla Rai, "chi chiede la pace sa di non poter più vincere la guerra, e anche se il nuovo e socialista presidente della Rai [il craxiano Enrico Manca, NdA] si è presentato come strenuo difensore del servizio pubblico (ci mancherebbe altro!), è chiaro che il suo partito lo ha mandato a viale Mazzini per impedire la sconfitta del polo privato".
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  7. #17
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: RETE4 trasmette ancora.....

    In Origine Postato da ossoduro
    Prima le sentenze della Consulta gliele vanificano gli amici, ora ci pensa da solo.

    Ma lo vuoi capire che con il noi gli abbiamo dato il mandato di farlo con il nostro voto.

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

  8. #18
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: RETE4 trasmette ancora.....

    In Origine Postato da locke
    Ma lo vuoi capire che con il noi gli abbiamo dato il mandato di farlo con il nostro voto.

    Cordiali Saluti

    Tu, forse, gli avrai dato il mandato con il tuo voto.

    Non credo, però, che avesse fatto un programma elettorale per annullarsi processi e tutelare i suoi interessi economici ...... almeno non lo aveva detto agli elettori, a cui aveva promesso ben altre cose.

    Quel miracolo che tutti aspettano ... nel mentre i miracoli per lui li ha realizzati.

    Vediti un pò prima della discesa in campo la situazione patrimoniale delle sue imprese ... e i motivi di tale discesa raccontati dai suoi ........ Confalonieri, Dell' Utri, Ferrara, ecc. .........

    Bye


    http://www.cronologia.it/storia/a1994a18.htm


    "I dividendi? Alle banche"

    "I punti di vista restano diversi. Per Mediobanca l'esposizione finanziaria netta della Fininvest nel 1992 era di 3428 miliardi. Per la casa del biscione la cifra giusta era 3.333 miliardi. Ma anche rispettando la classificazione degli uomini di Alfredo Messina, direttore finanziario del gruppo, l'indebitamento netto cresce a un ritmo rilevante.
    Dai 3.333 miliardi si è passati secondo quanto risulta al "Mondo" a 3.800 miliardi a fine 1993.
    Quasi 500 miliardi in più. Che fanno salire nonostante il raffreddamento dei tassi, gli oneri finanziari a 400 miliardi, un vero salasso. Per Berlusconi é il conto più amaro da pagare. Si tratta di una specie di super dividendo, da versare non nelle casseforti di famiglia ma in quello delle banche creditrici". (Da Il Mondo, 10/17 Gennaio, 1994).



    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  9. #19
    Ospite

    Predefinito

    Naturalmente qualcuno mi porti le prove dll'esitenza di questa fantomatica europa.

    Se esistesse veramente trasmetterebbe almeno attraverso il satellite e ciò non avviene, ma non sono presenti nemmeno in un circuto nazionale di reti locali. E' chiaro questa Europa7 è solo una bolla di sapone, nessuna impresa radiotelevisiva sopravvive senza lavorare quindi per favore non diciamo idiozie, dietro rete 4 non c'è nulla a sostituzione.

  10. #20
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: RETE4 trasmette ancora.....

    In Origine Postato da locke
    Ma lo vuoi capire che con il noi gli abbiamo dato il mandato di farlo con il nostro voto.

    Cordiali Saluti
    Scusami Locke, ma questa storiella della leggitimazzione ex-post, non solo e' ridicola ma e' anche la morte di uno stato di diritto. Perfino in Turchia il partito Islamico ha dovuto prima vincere le elezioni, mettendo come Primo Ministro una persona eleggibile, poi ha modificato la legge elettorale e reso di nuovo eleggibile il suo segretario, e solo dopo questo e' potuto diventare Primo Ministro.

    In Italia no, anche questo discorso e' impossibile da fare pena accuse di lesa maesta' al Berlusca.

 

 
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