Roma. “Abbiamo trovato la quadra” ha detto Carlo Taormina, relatore in commissione Affari costituzionali della proposta di legge Boato, approvata martedì sera: oggi in Aula inizia la discussione generale, e ieri è arrivato il parere favorevole anche della commissione Giustizia. “Non è stato facile individuare la strada giusta, però adesso, anche se nutrire qualche perplessità è lecito, è altamente improbabile che in Aula vengano sollevati problemi di costituzionalità”.
Taormina è passato nei giorni scorsi, e soprattutto una volta presentati gli emendamenti in Commissione, per strenuo oppositore della legge Boato, e quindi per nemico della grazia ad Adriano Sofri, a favore della quale non ha firmato appelli né fatto
digiuni. Era tra l’altro il più autorevole firmatario dell’emendamento sulla necessità della domanda di clemenza da parte del condannato, per il quale Marco Boato minacciava di votare contro la propria legge, e che invece trovava d’accordo esponenti di Forza Italia e di Alleanza nazionale (An in Commissione si è astenuta nel voto, ma dice Taormina che “ha accolto il ragionamento”).
Alla fine, però, con la mediazione di Sandro Bondi, l’intervento di Taormina è stato indispensabile per raggiungere un accordo soddisfacente. “Ero riuscito convincere anche la Lega – dice al Foglio –che però all’ultimo momento ha fatto obiezione: volevano che il settimo comma specificasse ‘senza domanda’, laddove si prevede il potere del presidente della Repubblica di attivare autonomamente la procedura di grazia; abbiamo votato contro, una tale chiosa rischierebbe di creare, in Aula, aggregazioni contrarie”.
Marco Boato aveva previsto l’abrogazione dell’articolo 681 del codice di Procedura penale, Carlo Taormina ne ha previsto la riscrittura, “imperniata sulla rideterminazione del ruolo del ministro della Giustizia, finalmente sganciato dal ruolo di proponente, ma anche da quello di ‘passacarte’ del presidente: conservando la controfirma come riscontro di legittimità dell’atto di grazia e conservando un adeguato potere consultivo”. Dice Taormina che “eliminare le competenze del ministro creerebbe seri problemi di incostituzionalità, e soprattutto isolerebbe troppo il presidente della Repubblica, rischiando risultati controproducenti”.
E’ sempre in considerazione della “maggiore solitudine” del capo dello Stato nell’esercizio delle sue funzioni che Taormina ritiene necessaria la domanda “dell’interessato o degli stretti congiunti o dell’avvocato”, una accortezza che salvaguarda il diritto di chi chiede la grazia e si dice innocente di non rischiare una sorta di ammissione di colpevolezza. “E già questo non è certo un passo indietro rispetto al nuovo codice”, dice Taormina. La procedura ordinaria partirebbe così dall’istanza, passando attraverso il magistrato di sorveglianza, “indispensabile per verificare i risultati del percorso rieducativo”, per poi arrivare sul tavolo del ministro della Giustizia. “Nel caso in cui la procedura venga attivata autonomamente dal presidente della Repubblica, e quindi senza l’impulso dell’interessato – spiega Taormina – le modalità restano comunque invariate: magistrato di sorveglianza, Guardasigilli e poi di nuovo capo dello Stato, per il decreto finale”.
Castelli si rimetterà al Parlamento
Della proposta Boato “a cui va riconosciuto il grande merito di avere sollevato il problema, e cercato di realizzare una legge giusta” resta lo spirito, e l’eliminazione del potere interdittivo del Guardasigilli, ma scompare “lo sganciamento dall’ordinamento giuridico che la sua bozza configurava: perché il rischio era quello di approvare una norma usa e getta, poco credibile e soprattutto poco efficace”. Gli altri emendamenti, quelli poco seri e inutilmente suicidi, “sono saltati”. Ora sarà il Parlamento a votare, nei tempi contingentati stabiliti dal presidente della Camera, e Roberto Castelli ha detto che al Parlamento “si rimetterà”.
Taormina si dice soddisfatto del raggiungimento, almeno per ora, “dell’accordo su una disciplina equilibrata che non forza nulla della prassi costituzionale e che tiene conto dello spirito a cui il provvedimento di clemenza va ascritto: penso che, se la legge verrà approvata, come spero e come credo, si avrà la rottura con il vecchio e inadeguato sistema, si potranno finalmente chiudere i conti col passato, e si potranno soprattutto concedere grazie una volta al giorno, e non più una volta ogni cent’anni”.
Così ha parlato il parlamentare e il giurista.
saluti




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