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Discussione: Ancora Sofri

  1. #21
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    Predefinito

    In origine postato da krentak
    Non vedo quale accanimento vi sia contro l'assassino del commissario Calabresi. Fosse per me, una persona con crimini simili ai suoi dovrebbe già essere lieta del fatto che sia stata abolita la pena di morte in Italia.
    Scusa ma tu sai
    per quale reato è stato condannato Sofri? Se vuoi sapere sai quante persone si possono considersre mandanti dell'omicidio Calabresi al pari di Sofri? Diciamo come minmo diverse decine di migliaia di comunisti anarchici, la strage di piaqza fontana, la morte di Pinelli gli arresti degli anachircici c'è un calderone in quegli anni che non può essere liquidato con battute di chi non conosce assolutamente nulla se non li ha vissuti. Per farti capire l'ambiente riporto una canzone dell'epoca che risuonava sulle prime radio private proletarie.


    La Ballata dell'Anarchico Pinelli


    --------------------------------------------------------------------------------

    Questa canzone fu scritta qualche tempo dopo la morte di Giuseppe Pinelli, precipitato durante l'interrogatorio alla questura di Milano avvenuta dopo la strage di Piazza Fontana. La canzone, scritta sull'aria della vecchia canzone rivoluzionaria "Il feroce monarchico Bava" divenne, per anni, un inno della sinistra extraparlamentare contro i complotti e le stragi di stato.


    --------------------------------------------------------------------------------

    Quella sera a Milano era caldo
    ma che caldo, che caldo faceva,
    "Brigadiere, apri un po' la finestra!",
    una spinta ... e Pinelli va giú.

    "Sor questore, io gliel'ho giá detto,
    le ripeto che sono innocente,
    anarchia non vuol dire bombe,
    ma uguaglianza nella libertá".

    "Poche storie, confessa, Pinelli,
    il tuo amico Valpreda ha parlato,
    é l'autore di questo attentato
    ed il complice certo sei tu".

    "Impossibile!", grida Pinelli,
    "Un compagno non puó averlo fatto
    e l'autore di questo delitto
    fra i padroni bisogna cercar".

    "Stai attento, indiziato Pinelli,
    questa stanza é giá piena di fumo,
    se tu insisti, apriam la finestra,
    quattro piani son duri da far".

    C'e' una bara e tremila compagni,
    stringevamo le nostre bandiere,
    quella sera l'abbiamo giurato,
    non finisce di certo cosí.

    E tu Guida, e tu Calabresi,
    se un compagno é stato ammazzato,
    per coprire una strage di Stato,
    questa lotta piú dura sará.

    Quella sera a Milano era caldo
    ma che caldo, che caldo faceva,
    "Brigadiere, apri un po' la finestra!",
    una spinta ... e Pinelli va giú.

  2. #22
    Ridendo castigo mores
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    In origine postato da Manuel
    [B]Scusa ma tu sai
    per quale reato è stato condannato Sofri? Se vuoi sapere sai quante persone si possono considersre mandanti dell'omicidio Calabresi al pari di Sofri? ]
    Se ti riferisce alla responsabilta' della campagna d' odio portata contro ( e spesso purtroppo realizzata ..) calabresi e diversi altri ' NEMICI DEL POPOLO" attraverso la stampa di LC ... ebbene questa responsabilta' , sostanzialmente non punita' (eccetto i tre condannati per l' omicidio calabresi) non puo' essere divisa tra milioni di comunisti ma tra quella diecina di persone che scrivevano e firmavano la stampa di lotta continua ...

    Questi ' cattivi maestri' , oltre a non aver pagato le proprie responsabilita' di ISTIGAZIONE hanno fatto poi una brillantissima. carriera nella societa' borghese che volevano abbattere ..

    E ADESSO , dai loro ATTUALI posti di comando in seno a questa societa' BORGHESE alimentano appunto questa ' tragicommedia sofri' perche' non riescono a tollerare che proprio il loro capo sia stato condannato .

    Quello che a LORO risulta inaccettabile non e' la detenzione ( che esiste solo per sofri) ma la condanna politica che tramite sofri macchia anche la loro impunibilita' ..


    E' per questo che sofri NON chiede la grazia MA LA PRETENDE ... A lui e ai suoi adepti non pesa la detenzione ( che e' a ' 4 stelle' ) ...pesa la condanna sull' istigazione alla violenza rivoluzionaria che ha prodotto tanto sangue INNOCENTE .. compreso quello di calabresi .

  3. #23
    Veneta sempre itagliana mai
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    Predefinito Re: Ancora Sofri

    In origine postato da Dario
    erore... bossi e berlusconi sono alcuni che la gente come ME vorrebbe vedere in galera.... perchè condannati con sentenza definitiva, giusto come Sofri.
    mi fa piacere che paragoni i reati di opinione di Bossi, questo se ancora ne avessi bisogno giustifica quello che penso di te, con quelli di concorso in omicidio di Sofri...ma ti rendi conti dlle castronerie di dici?

  4. #24
    Veneta sempre itagliana mai
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    Predefinito

    vediamo di riordinare un pò le idee

    Lo Stato implora
    il condannato



    di Ida Magli
    ItalianiLiberi | Gennaio 2004

    Gli Italiani guardano con stupore al grande indaffararsi dei politici e dei giornalisti intorno ad una questione per loro assolutamente priva di interesse: riuscire a tutti i costi (e quali costi!) a concedere la grazia ad Adriano Sofri. Un uomo che è stato condannato per ben sette processi quale istigatore e mandante dell’assassinio Calabresi. Un tipo di assassinio che fa parte delle pagine più ripugnanti dell’eversione rossa, quella che ha teorizzato e messo in atto l’uccisione di singole, determinate persone, individuate come nemici in quanto colpevoli di aver compiuto particolari azioni. Uomini, quindi, oggetto di odio non come rappresentanti e simboli delle istituzioni dello Stato, ma da uccidere per loro stessi, con il proprio nome e cognome. Questa strategia, sempre seguita fin dagli inizi di Lotta Continua, è rivelatrice della più grande forza dell’odio, un odio che a stento può dirsi politico: l’odio diretto verso una determinata persona che non ha diritto di vivere. Omicidio allo stato puro. Fanatismo religioso.
    Chi ha vissuto gli anni della violenza rossa all’Università di Roma non si inganna nel riconoscere questo tipo di odio: è l’odio che ha ucciso, chiamandoli per nome prima di sparare, Bachelet e Tarantelli, per gli stessi motivi per i quali sono stati uccisi D’Antona e Biagi. Il tempo è passato, ma il meccanismo dell’odio è lo stesso: non hanno diritto a vivere gli uomini che con le loro azioni danneggiano le masse proletarie e le allontanano dalla vittoria comunista. E’ proprio questo, infatti, il presupposto marxista: la differenza fra il potere delle masse e il potere borghese consiste nella innocenza senza nome delle masse e nella responsabilità individuale, con nome e cognome, di chi l’opprime. E’ una specie di perversione del terrorismo, il più crudele e “occidentale”: individuare e uccidere il singolo.
    Il Ministro della Giustizia, Roberto Castelli, si è sempre rifiutato di proporre la grazia per il signor Sofri, malgrado le sollecitazioni assillanti ricevute in questo senso, in base ad un semplice ragionamento: Sofri è stato processato in tutti i gradi di giustizia possibili, incluso quello della Corte Europea, ed è stato dichiarato colpevole. Inoltre il condannato non ha chiesto la grazia perché non riconosce la legittimità della condanna. Perché mai, dunque, si dovrebbe concedere la grazia ad un condannato che contesta la giustizia? La posizione del Ministro è ineccepibile, ma come è possibile che tutti quei politici che sollecitano in forma parossistica la concessione di questa grazia, non si rendano conto di avallare l’idea che in Italia nessun processo sia credibile?
    Sembra invece che di fronte alla fermezza del Ministro Castelli, i politici, di sinistra e non, abbiano perso la testa e stiano progettando una riforma che permetterebbe al Presidente della Repubblica di concedere la grazia senza la controfirma di nessuno. Un potere da “Re” questo, investito dalla sacralità divina, motivo per cui l’istituto della grazia non avrebbe dovuto esistere in una costituzione democratica e i legislatori l’avevano attenuata con la controfirma del guardasigilli.
    Giunti a questo punto non rimane che sperare che qualcuno fra i politici si renda conto dell’enormità di ciò che si sta progettando. Enormità che i cittadini non sanno bene come valutare: siamo il solito paese da burla, quel paese da burla che gli Italiani speravano di poter dimenticare, a metà fra i tarallucci e vino e la retorica di un Parlamento che fa solennemente le leggi per gli amici suoi? E nel caso fosse vera questa ipotesi, gli Italiani non avrebbero il diritto di chiedersi come mai il signor Sofri sia amico dei politici fino a questo punto?

  5. #25
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    Predefinito Ancora Sofri

    In origine postato da pensiero
    mi fa piacere che paragoni i reati di opinione di Bossi, questo se ancora ne avessi bisogno giustifica quello che penso di te, con quelli di concorso in omicidio di Sofri...ma ti rendi conti dlle castronerie di dici?
    I reati di Bossi (che siano di opinione lo dici tu) sono stati condannati in via definitiva dalla magistratura italiana. Il reato di Sofri non è di concorso in omicidio come tu e tanti altri coglionazzi andate blaterando. E' stato condannato come mandante dell'omicidio. E sai come? Scrivendo articoli. Non è anche questo un reato di opinione?

  6. #26
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    Predefinito Re: Ancora Sofri

    In origine postato da Dario
    I reati di Bossi (che siano di opinione lo dici tu) sono stati condannati in via definitiva dalla magistratura italiana. Il reato di Sofri non è di concorso in omicidio come tu e tanti altri coglionazzi andate blaterando. E' stato condannato come mandante dell'omicidio. E sai come? Scrivendo articoli. Non è anche questo un reato di opinione?
    Coglionazzo sarai te....che lo dici agli altri mi può anche andare bene che lo dici a me che non ti offendo mai, no

  7. #27
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    Predefinito

    krentak che definisce Sofri come "l'assassino del commissario Calabresi" credo che non meriti neanche una risposta, viste le stupidaggini che sostiene.

    larth invece vuole la punizione dei "cattivi maestri". Sicuramente ignora che fra questi maestri ci fossero, a quel tempo, gente onesta come Ferrara e Rossella. I suoi amici padani chiamano queste cose "reati di opinione".

    Anche sulle farneticazioni che Sofri rappresenterebbe per costoro (ma a chi ti riferisci?) "una condanna politica" conviene sorvolare, tanto idiota è la teoria.

    Per quanto riguarda Calabresi... io non ne so niente. So solo che Pinelli, avvezzo agli interrogatori e innocente di Piazza Fontana, non si sarebbe mai buttato dalla finestra dello studio del commissario. Perchè mai avrebbe dovuto farlo?

  8. #28
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    Predefinito La vecchia lettera di Beppe Niccolai su Sofri

    http://macherubino.splinder.it/1064959200#



    Ho deciso di pubblicare, un documento che pochissimi conoscono. Ritengo sia di grande interesse. Un documento che e' testimonianza di una abitudine oggi rara: L'onesta' intellettuale. Il rispetto in politica per l'avversario. Cercherò di dedicare, su queste “pagine”, dei ritratti agli uomini “differenti”. Vorrei divenisse una sana abitudine.
    La lettera che segue fu inviata da Giuseppe Niccolai, "L'eretico", al direttore del Secolo d'Italia nel 1988. Respinta. Fu in seguito pubblicata dalla Nazione di Firenze il 17 agosto 1988. Giuseppe Niccolai militò per oltre quaranta anni nel Movimento Sociale Italiano, ricoprendo incarichi di responsabilità. Fu eletto in parlamento in diverse legislature. La militanza di Niccolai vide come "campo di battaglia politica" la città di Pisa, dove sull'altra "barricata" si trovava Adriano Sofri. Niccolai, moriva il 31 ottobre del 1989 ed i suoi avversari politici, lo ricordano con rispetto, perchè è stato un galantuomo.
    Articoli, dibattiti sul personaggio hanno sempre visto il contributo di chi non la pensava come lui. Giampiero Mughini su "Il Giornale" ne fece un bellissimo ritratto, ad un anno dalla morte. Ai convegni in suo ricordo vi furono contributi da parte dell'On. Emanuele Macaluso del Partito Comunista ,del Sen. Mario Landolfi del Partito Socialista e di altri, uomini politici ed intellettuali di diversa formazione ,culturale e politica.
    Il rispetto Niccolai lo ha conquistato sul campo, facendo concreta la sua filosofia "Non è importante la vita. Importante è ciò che si fa della vita". Un intellettuale, un uomo che ebbe il coraggio di osare, un corsaro, come quando all’interno del suo ambiente culturale tentò di far comprendere Pasolini e la sua opera. Per comprendere il personaggio può aiutare un aneddoto: Niccolai in una importante riunione di Direzione del MSI, presentò un ordine del giorno. Fu approvato all'unanimità. Nulla di strano...Ma quell'ordine era volutamente copiato da un'altro, presentato giorni prima alla Direzione del P.C.I. -La "provocazione" fu raccontata sulle pagine del "Corriere della Sera" e "L'eretico" ebbe nuovi problemi in seno al Partito. Era abituato. Amava la provocazione. Era animato da una eretica intelligenza, che ne fece un uomo "differente"e rispettato, un uomo libero. Con questo suo intervento, Niccolai evidenziò la responsabilità morale di chi, per disegni organici alle strategie, getto' generazioni di giovani in una nuova guerra civile. Quelle responsabilità morali, che se ammesse, potrebbero oggi portare, con una serena analisi , alla definitiva archiviazione degli anni di piombo.


    LA LETTERA:
    Caro Direttore,
    una lettera scomoda, solitaria, scritta a mano perché costretto su un letto di ospedale.
    «Il caso Sofri»: 16 anni fa.
    Se mi lascio andare all'onda dei ricordi l'effetto è ancora devastante. Nessuna Città (e Gennaro Malgieri può esserne buon testimone) delle dimensioni di Pisa, credo, fu più calda in quegli anni di contrapposizione violenta, spietata, feroce. In cui la logica degli opposti «estremismi», costruita dal «moderatismo», voleva dimostrare agli Italiani intrisi di indifferenza che, in fin dei conti, «era meglio farsi governare dai ladri (i moderati) che dagli assassini (i rossi e i neri)».
    I neri e i rossi: entrambi assassini. «Uccidere un fascista non è reato». Far fuori l'altro, lo sconosciuto, rosso o nero, rientra nella necessità di mettere a tacere, per sempre. Il nemico, il barbaro, l'altro, a cui è tolto ogni valore, primo fra tutti, quello di essere uomo. Erano quelli i tempi in cui le bombe, teleguidate e moderate, aiutavano questo disegno che, se ci si fa caso, ha contrassegnato la storia dell'Italia repubblicana, dalla prima strage di Portella della Ginestra a quelle più recenti.
    Fu in questa Pisa, nelle cui strade si raccattarono più volte morti e feriti, che il sottoscritto, allora deputato nazionale e responsabile della Federazione del MSI, in base alla logica spiegata sopra, conobbe l'altro, il nemico, Adriano Sofri, animato dalla stessa ferocia di quella contrapposizione che vedeva italiani, anche in tenera età, scannarsi fra loro. Per un'Italia, per dirla con Giovanni Amendola (1914), che non piaceva ad Adriano Sofri entrambi i contendenti, i figli delle Rivoluzioni del XX secolo.
    Ricordo lo slogan con il quale Adriano Sofri tentò di mettermi contro, per tutto l'arco della campagna elettorale politica del maggio 1972, una intera città: «Caschi pure il mondo su un fico, Niccolai a Pisa non parlerà».
    Si cercava lo scontro, e lo scontro ci fu. E se si leggono le cronache che oggi raccontano le non liete vicende dell'ex-leader di «Lotta Continua», il cui indubbio rivoluzionarismo ebbe nutrimento essenzialmente pisano, dentro le celeberrime mura della «Scuola Normale», si trova che l'elemento scatenante, che avrebbe fatto poi di Adriano Sofri il presunto mandante dell'assassinio del Commissario Calabresi, sarebbe stato proprio l'episodio della tragica morte del giovane anarchico Franco Serantini che, appunto «perché il fascista Niccolai a Pisa non parlasse» muore in duri scontri con la polizia, Franco Serantini era là, in piazza, a rispettare quell'impegno preso con i compagni di «Lotta Continua»: Niccolai non deve parlare. Ed è per rendere omaggio a Franco Serantini che si assassina dopo, per ritorsione, il commissario Calabresi.
    Lo scrivono i giornali. Neri e rossi; Serantini e Calabresi; e il sistema che, attraverso stragi teleguidate, morti mirati e cercati, sangue da vendicare, tanto dolore da raccontare, e tanta ipocrisia da spargere, respira, sopravvive. Al punto che, a 16 anni dal 1972, trionfa, aggiungendo ai propri trofei tutti gli scalpi che finora non era riuscito a strappare. Cadono ad uno ad uno: da quello, un po' più stagionato di Signorelli, a quello ancora giovane e fresco di Sofri.
    I ladri e i perbenisti acculturati, che fecero un tifo del diavolo perché lo scotennamento fosse possibile, conservano, intatte e rigogliose le loro capigliature. E guai a chi minimamente si attenti a cambiare questa società dalle tecnostrutture divinamente salviche: il capestro (democratico) è pronto!
    Caro Direttore, vogliami perdonare. A me non riesce mandar giù questa ... morale, di cui anche il "Secolo" (da gran tempo) si fa portatore, per cui questo nostro Paese, dopo le esperienze degli anni di piombo, sarebbe ormai destinato ad essere crocefisso sul legno con i chiodi degli antichi odi e rancori, qualora spunti, sia pure timidamente, un sogno generazionale di superamento dei vecchi steccati eretti dal Secolo delle Rivoluzioni.
    Adriano Sofri, questo sessantottino duro, spesso feroce, era riuscito, nel 1986 (quando fra gli incalliti nostalgici della guerra civile e di una Italia eternamente divisa, infuriava la polemica che ha voluto negare al filosofo Giovanni Gentile l'iscrizione del suo nome nella lapide che ricorda tutti i Caduti dell'Università di Pisa) a scrivere parole di alta umanità rendendo, al grande intellettuale assassinato, quella giustizia che i neo-democratici a diciotto carati, a oltre 40 anni dal 1945, non riescono ancora a dagli. E che, per conservare i loro attuali privilegi di guardiani di una «rivoluzione» che mai fecero, insorgono tutte le volte che qualche giovane, che non si è mai messo alla finestra, si afferma nel Paese politico, sollevandogli contro, come accade ora nel Comune di Roma (vergogna, signori de «il Manifesto»!), i loro trascorsi politici in calzoni corti, come A.I.D.S. dal quale non è possibile guarire. Salvo poi ad indignarsi se qualcuno ricorda loro come siano stati «cattivi maestri» nell'arco di tutta la loro esistenza, vestendo, con imperturbabile indifferenza, tutte le camicie! Mi fa male, mi fa soffrire la morte del giovane anarchico Franco Serantini; al pari di quella, del giovane commissario Calabresi; tutte e due incastrate e cucite con il filo rosso e nero di una orditura vale ripetersi che, partendo da Portella delle Ginestre, passa per Piazza Fontana, Brescia, Bologna, Peteano, Serantini e Sofri.
    Sofri colpevole? Sofri innocente? Una cosa mi sono sempre chiesto: in fin dei conti ero stato io l'elemento determinante ad innestare quei fatti che avrebbero portato alla morte del Serantini e, di conseguenza, a quella del Calabresi.
    Quel comizio del 5 maggio 1972, tenuto in una città assediata. La domanda è questa: se volontà c'era di vendicare, con il sangue, ciò che nel sangue era finito a Pisa, perché non uccidere chi scrive? Era facilissimo; certo molto più facile che assassinare Calabresi.
    Non è accaduto. Il pentito afferma: Sofri è colpevole. Il "Secolo", che di vicende di pentiti ne conosce molte, consente. Io dissento. Anche perché, al di là di tutto, sogno una Italia diversa. Un'Italia civile, che sappia confrontarsi, non uccidersi vicendevolmente, servendo, inconsapevolmente, vicendevoli ladri che, comunque vadano le cose, restano ai propri posti e, ironia della sorte, a fare ogni sorta di morale.
    Non si tratta, no, di abbracciarsi e di dimenticare. Si tratta solo di capire.
    Enrico Berlinguer rese omaggio al giovane missino Di Bella. «Aveva diritto di fare e di credere in ciò che faceva e credeva», disse il leader del PCI davanti al suo corpo massacrato.
    Giorgio Almirante, davanti alla salma di Enrico Berlinguer: perché sono venuto? «Perché era un uomo giusto, credeva in ciò che faceva». Se ci si fa caso è il più alto elogio che un uomo politico possa rivolgere ad altro uomo politico: «credeva in ciò che faceva».
    Trasgressione, eresia, diciamo pure pazzia. Ma l'Italia più bella, quella di ieri e quella da costruire, è proprio quella dei pazzi. Primi fra tutti i Santi e gli Eroi. Non quella che sta alla finestra in attesa, a cose fatte, di appendervi gli scalpi di coloro che alla finestra non sono mai stati.
    Perdona, caro Direttore, non me la sento di gridare che Adriano Sofri è un assassino.
    Cordialmente,
    Giuseppe Niccolai

  9. #29
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    Predefinito Re: Re: Ancora Sofri

    In origine postato da pensiero
    Coglionazzo sarai te....che lo dici agli altri mi può anche andare bene che lo dici a me che non ti offendo mai, no
    Hai ragione, scusa... bacino???

  10. #30
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    Predefinito

    da quello cmq che ne so io, Sofri è stato condannato per concorso in omicidio perchè nella legislazione italiana il codice penale non distingiue tra mandante, ideatori etc ... sono tutti sullo stesso piano ... quindi il suo è un reato concertato

 

 
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