....gli ulivisti
Roma. A via Nazionale, gli uomini di Piero Fassino dicono che “il no alla guerra non basta, il problema è che la guerra c’è già stata”. Così il centro-sinistra di prepara alla sua personale battaglia irachena, domani al Senato.
E le strategie, nel campo dell’opposizione, variano moltissimo. Anzi, a volte sono in aperta contrapposizione.
La lista unitaria continuerà a insistere con il governo, fino all’ultimo minuto, sulla proposta che Fassino ha definito dello “spacchettamento”: separare il decreto sulla missione in Iraq dagli altri. “I Ds – spiega al Foglio Marina Sereni, responsabile Esteri del partito – esprimerebbero un voto negativo sulla prima, mentre uno a favore sulle altre”.
Ma un voto separato sembra ora difficilissimo.
“Se non sarà possibile – aggiunge la Sereni – decideremo insieme ai gruppi della lista unitaria. Potremmo scegliere la strada dell’uscita dall’aula”.
Che al momento appare come la probabile.
In subordine c’è l’astensione (che però al Senato equivale al voto
negativo). Una prospettiva che piace meno di niente agli altri
dell’opposizione, che infatti per tutto il giorno hanno acceso fuochi minacciosi interni alla lista unitaria, visto che fin dalla mattina Fassino aveva fissato, con una battuta, la linea di demarcazione: “Irresponsabile venir via solo per salvarci l’anima”.
La separazione tra i partiti della lista unitaria e gli altri alleati ulivisti (Udeur di Mastella a parte) è netta. Pressioni di ogni tipo, per convincere l’intero fronte delle opposizioni al no, sono in atto. Fassino, Rutelli e Boselli promettono di tenere duro. E per cominciare, ieri tutti assicuravano che non ci sarebbe stata una riunione dei parlamentari dell’intero Ulivo. “Non ci sono le condizioni – confidano al vertice dei Ds –evitiamo almeno un’assemblea lacerante”.
“L’inizio dell’egemonia dei moderati”
Abbastanza ovvio che le cose non sono del tutto tranquille anche tra i partiti del Triciclo. I ds fassiniani raccontano che alcuni esponenti del correntone non voteranno solo no, come del resto ha già preannunciato pure Cesare Salvi (“come potrei votare diversamente?”), ma “faranno anche un po’ di scena in aula”; nella Margherita nessuno sa ancora dire con certezza come si comporteranno cattolici come Rosy Bindi e Giovanni Bianchi o ambientalisti storici come Ermete Realacci. Da parte di tutti gli altri esponenti dell’opposizione, è stato un lungo bombardamento. A cominciare dalla neo-formazione di Achille Occhetto e Antonio Di Pietro.
“Raccogliamo senza esitazione l’appello lanciato da Gino Strada, don Ciotti e padre Zanotelli perché si metta fine alla nostra
presenza in Iraq nel quadro delle truppe di occupazione, anche attraverso la richiesta del ritiro immediato delle nostre truppe
hanno scritto in una nota a quattro mani –. Ci impegniamo a respingere il rifinanziamento della missione irachena, rimanendo in aula a votare contro, senza espedienti e senza trucchi, come quello di uscire al momento del voto, che al Senato, come tutti sanno, equivale a un’astensione”.
E 28 senatori che fanno parte del gruppo “Samarcanda” (ds del correntone, Verdi, rifondatori e cossuttiani) hanno già depositato a Palazzo Madama un ordine del giorno che dice no al rinnovo della missione e chiede il ritiro delle truppe. “Con questa iniziativa – dice Stefano Boco, capogruppo dei Verdi – metteremo fuori gioco quanti nel centro-sinistra si accingono a un anonimo voto di astensione”. Per Marco Rizzo, del Pdci, la posizione espressa da Fassino “è solo l’inizio dell’egemonia dei moderati nella lista unica e il dissolvimento di ciò che resta della sinistra”. Il capogruppo di Rifondazione al Senato, Gigi Malabarba, addirittura esorta: “I rappresentanti del listone si astengano per coerenza dal partecipare alle manifestazioni pacifiste, in particolare quella mondiale del 20 marzo”.
Interviene Fausto Bertinotti: “La separazione di una parte delle opposizioni dalle domande del popolo della pace sarebbe un fattore troppo grave di crisi nel processo di costituzione di un’alternativa al governo delle destre”. E il verde Paolo Cento:
“Sarebbe un atto di grave rottura, e confermerebbe il segno moderato dell’operazione della lista unitaria”.
Della faccenda, i Ds discuteranno oggi nella riunione di segreteria.
Mentre quelli del “no a tutti i costi” hanno convocato per il 24 febbraio una riunione a Roma.
Ma certo la lista unitaria non può cedere, a poche ore dal varo, all’ala massimalista della coalizione su un argomento del genere. Secondo via Nazionale, “ripetere solo no alla guerra, a questo
punto, è argomento troppo facile”.
saluti




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