Care amiche e cari amici,

C'è una domanda che spesso mi è stata posta nel corso dei molti incontri
avuti nelle città e nei paesi della Sardegna negli ultimi mesi. Mi chiedono
che cosa mi abbia mosso a candidarmi come presidente della Regione, che cosa
spinga un imprenditore a impegnarsi direttamente in politica. Non so che
abbia spinto altri a questa decisione, so che cosa ha spinto me.

Mi ha spinto un senso di responsabilità che sento per il momento che stiamo
vivendo, per le cose che vedo accadere.
Mi sono messo a disposizione, così come mi è stato chiesto più volte da
persone che, come me, avvertono la necessità di un netto cambio di rotta e
che sentono la necessità di un rinnovamento della politica e della
riaffermazione dell'impegno politico quale impegno esclusivo per il bene
comune.

La nostra regione sta attraversando un momento epocale, come accadde alla
fine degli anni '50, quando si doveva decidere che modello e che tipo di
sviluppo immaginare per la Sardegna.

Questo è certamente un tempo di scelte decisive per noi e per la nostra
Isola, tuttavia i gruppi regionali di governo appaiono più che altro
occupati nella gestione quotidiana del potere, senza una visione generale,
un progetto capace di immaginare la Sardegna del futuro che vorremmo
lasciare ai nostri figli.

La Sardegna deve necessariamente ripensare il suo ruolo in un momento in cui
una serie nuova di fenomeni si affacciano contemporaneamente all'orizzonte.
L'allargamento dell'Unione Europea, la fine degli aiuti comunitari, i
fenomeni della globalizzazione culturale e di mercato, le grandi innovazioni
della tecnologia delle comunicazioni e delle scienze della vita, la
crescente pressione sull'ambiente, se subiti passivamente, rappresentano un
pericolo grave per la Sardegna.

Se opportunamente guidati, invece, possono diventare una grande occasione di
crescita comune, di autoaffermazione all'interno di un panorama più vasto,
di inserimento in un sistema economico e sociale che vada al di là dei
semplici confini territoriali o istituzionali. Si tratta di un'occasione di
crescita come la Sardegna non ha mai avuto finora e che non può essere
mancata.

La Sardegna ha bisogno di un programma che parta da una presa di coscienza
dei suoi uomini e delle sue risorse, dalla piena consapevolezza della nostra
identità e di quella a cui aspiriamo per il nostro futuro.

Occorre ripartire da quello che abbiamo e batterci per quello che ci manca,
tenendo presente prima di tutto la nostra identità di persone libere,
autonome e intelligenti. C'è bisogno di un progetto comune, capace di
rilanciare l'isola, fondato su alcuni valori condivisi: identità, ambiente e
innovazione.

Identità. La nostra cultura e le nostre specificità sono la nostra
ricchezza. Il contributo ed il valore che la Sardegna può portare nel mondo
contemporaneo non è la sua omologazione ma la sua diversità. La nostra
agricoltura, l'artigianato, il lavoro delle nostre imprese, persino il
turismo saranno inutili in un mondo in cui i Sardi avranno smarrito la
propria identità e i nostri prodotti diventano uguali a quelli degli altri.
L'affermazione dell'identità non è solo necessaria per la crescita sociale e
civile della Sardegna. Essa può diventare la nostra risorsa per il futuro.

Ambiente. Salvaguardare il patrimonio naturale dell'isola ha anche una
rilevanza economica, oltre che morale. Abbiamo il dovere di non dilapidare
un bene che deve essere anche la ricchezza delle generazioni future. Il
turismo non può più essere scambiato con la speculazione edilizia che
garantisce solo vantaggi di brevissimo periodo e per poche persone. Occorre
ripensare il turismo nell'ottica di un sistema regionale che concepisca
l'utilizzo della risorsa ambientale come un investimento a lungo termine a
beneficio l'intera comunità. Un vero sviluppo turistico deve necessariamente
coinvolgere lo sviluppo degli altri settori economici quali l'agroindustria
e l'artigianato e deve svolgere un ruolo importante per lo sviluppo delle
zone dell'interno. Occorre riqualificare le strutture prima di continuare a
consumare il territorio, creare un turismo che abbia un'anima riconoscibile,
pretendere un turismo che promuova le produzioni dell'intera isola.

Innovazione e formazione. Le persone sono la ricchezza principale. Puntare
sull'innovazione e sul rafforzamento dell'istruzione, della formazione
culturale e professionale, non significa solamente adeguarsi alle necessità
del vivere contemporaneo, ma significa rendere più competitivo il tessuto
sociale e produttivo. Occorre investire in conoscenza e nei nostri giovani.
Sono necessari provvedimenti radicali che possono sembrare non immediati ma
che - sappiamo - durano nel tempo e ci rendono più forti in un mercato dove
la cultura e le competenze acquisite contano ormai più dei confini
territoriali.

Ho davanti a me l'immagine di una Sardegna riconoscibile all'esterno, forte,
consapevole del proprio passato e delle possibilità che le offre il futuro,
consapevole che il suo futuro dipende unicamente da noi. Consapevole
soprattutto che il valore fondamentale del vivere comunitario è la
solidarietà, cioè affrontare e risolvere le difficoltà e i bisogni,
l'incapacità, la solitudine e la precarietà dei più deboli, come problemi
che riguardano la comunità nel suo insieme e che reclamano l'impegno e la
responsabilità di tutti.
Mi piacerebbe che la Sardegna rimanesse un luogo bellissimo per chi la
visita e per chi la abita. Mi piacerebbe che ciascuno di noi si sentisse
consapevole dei propri diritti ma anche dei propri doveri, orgoglioso di
poter contribuire alla crescita economica e sociale della nostra regione.

La politica serve a questo: governare la Sardegna riaffermandone la dignità
e l'autonomia, darle un ruolo nell'economia dell'Europa e del Mediterraneo,
promuovere una crescita libera e stabile per tutti i sardi, lasciare ai
nostri figli una Sardegna più bella, più ricca e più consapevole di quella
che noi abbiamo conosciuto.
Ce la faremo se la politica, quindi la comunità, riceverà il contributo
appassionato e disinteressato di tutti noi, convinti che non contano i
favori, gli amici, i clienti, la rielezione, ma un milione e mezzo di
persone.

Renato Soru
www.progettosardegna.it