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Discussione: Lo sapete che...?

  1. #11
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    Quando ti fanno entrare in quei capannoni credi di sapere ciò che ti aspetta. All'improvviso, ancora accecato dal sole all'esterno, ti ritrovi in un ambiente buio, assordato dal grido di migliaia di galline. Con gli occhi ancora appannati dai flash solari, inizi a scorgere uno spettacolo atroce. Pensavi che la gente non poteva essere tanto criminale. Almeno fino a quel punto. Ti ritrovi di fronte a corridoi lunghi decine di metri le cui pareti sono, tante, anzi tantissime gabbie attaccate l'un l'altra, così per diversi piani.
    Da quelle gabbie, illuminate da lampade fioche che pendono dall'alto, escono decine di migliaia di piccole teste perse in un macabro ritmico e folle becchio. Decine di miglia, addirittura sono centomila. Una cittadina in pratica. Un altro brivido ti percorre mentre pensi che negli altri tre capannoni ti attende lo stesso scenario di crudeltà. In tutto le galline sono quattrocentomila! Nella penombra lo spettacolo appare, se possibile, ancora più agghiacciante, tanto è il disagio di fronte a questa scena che i freddi numeri non possono rendere l'idea. A meno che i numeri non siano quelli delle dimensioni delle gabbie, ognuna misura 50 per 70 cm in cui le galline sono costrette a vivere in sei. Numeri molto più demoniaci del 666.

    Le vedi mentre si accalcano una sopra l'altra per raggiungere il mangime, ipnotizzate dalle luci che le costringono a cercare disperatamente, come se fosse una droga di cui non possono fare a meno, il becchime nelle mangiatoie di fronte alle celle. Il fronte della gabbia è troppo stretto perchè c'entrino tutte e sei. Quindi si ammassano l'una sull'altra, istericamente, producendo quel terribile concerto di grida e battiti d'ali che ti dà l'idea della loro disperazione. Del loro dolore. Puoi toccarla la loro sofferenza.

    Le vedi costrette contro natura a combattere tra loro per raggiungere un premio impostogli dai loro aguzzini. Una manciata di granaglie. Allora ti vengono in mente strani pensieri e dubbi. Inizi a chiederti cosa pensano quei poveri animali, centomila! Costrette sin dalla nascita a quella vita; chissà se si rendono conto che l'esistenza disegnata per loro dalla natura non era quella di soffrire imprigionate in sei dentro una gabbia di 50 per 70 cm fino alla morte. Magari anche odiandola per il destino che gli ha serbato. Oppure si rendono conto che la natura aveva altri progetti per loro e che è il suo figlio prediletto, l'uomo, ad averle condannate ad una morte lenta quanto atroce.

    Ti domandi poi cosa provano veramente a passare tutta la loro vita immobili oppure a scontrarsi l'un l'altra perchè nella gabbia non c'è spazio per tutte. Tutta la vita costrette a mangiare perchè ipnotizzate da una luce e il resto del tempo immerse nel buio ammassate l'una sopra l'altra. Le zampe martoriate dal continuo contatto con le lamiere della gabbia, il collo martoriato dalle beccate delle altre compagne di cella. Sempre nell'attesa che le luci si riaccendano per ricominciare a mangiare. Fare l'uovo. Poi di nuovo buio, sempre immobili.

    Questa la vita delle galline ovaiole per un anno e qualche mese. Dopo la loro produttività cala e quindi vengono avviate verso il macello. Tutte e quattrocentomila. Allora i capannoni tornano silenziosi. Ma ancora, tra quelle gabbie adesso vuote, rimbomba l'eco delle urla e dello scalpitio di ali che le aveva riempite di dolore fino a poco tempo prima. Sono morte tutte e quattrocentomila, liberate dal supplizio della prigionia cui erano state condannate. Ma nemmeno dopo un mese quei corridoi sinistri torneranno a vivere della morte che aspetta altre quattrocentomila galline. Come le altre condannate a passare la propria esistenza cadaverica per soddisfare il nostro palato sempre più ingordo. Adesso probabilmente sono già in viaggio, bruciate dal sole o frustate dal freddo ammassate nei rimorchi dei camion.
    Verso l'atroce destino che vivono in ogni momento della loro vita. La loro colpa è di partorire un uovo per essere madri.

    Testo di Andrea Boccalini (da www.promiseland.it)

  2. #12
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    In Origine Postato da Giove38
    Quando ti fanno entrare in quei capannoni credi di sapere ciò che ti aspetta. All'improvviso, ancora accecato dal sole all'esterno, ti ritrovi in un ambiente buio, assordato dal grido di migliaia di galline. Con gli occhi ancora appannati dai flash solari, inizi a scorgere uno spettacolo atroce. Pensavi che la gente non poteva essere tanto criminale. Almeno fino a quel punto. Ti ritrovi di fronte a corridoi lunghi decine di metri le cui pareti sono, tante, anzi tantissime gabbie attaccate l'un l'altra, così per diversi piani.
    Da quelle gabbie, illuminate da lampade fioche che pendono dall'alto, escono decine di migliaia di piccole teste perse in un macabro ritmico e folle becchio. Decine di miglia, addirittura sono centomila. Una cittadina in pratica. Un altro brivido ti percorre mentre pensi che negli altri tre capannoni ti attende lo stesso scenario di crudeltà. In tutto le galline sono quattrocentomila! Nella penombra lo spettacolo appare, se possibile, ancora più agghiacciante, tanto è il disagio di fronte a questa scena che i freddi numeri non possono rendere l'idea. A meno che i numeri non siano quelli delle dimensioni delle gabbie, ognuna misura 50 per 70 cm in cui le galline sono costrette a vivere in sei. Numeri molto più demoniaci del 666.

    Le vedi mentre si accalcano una sopra l'altra per raggiungere il mangime, ipnotizzate dalle luci che le costringono a cercare disperatamente, come se fosse una droga di cui non possono fare a meno, il becchime nelle mangiatoie di fronte alle celle. Il fronte della gabbia è troppo stretto perchè c'entrino tutte e sei. Quindi si ammassano l'una sull'altra, istericamente, producendo quel terribile concerto di grida e battiti d'ali che ti dà l'idea della loro disperazione. Del loro dolore. Puoi toccarla la loro sofferenza.

    Le vedi costrette contro natura a combattere tra loro per raggiungere un premio impostogli dai loro aguzzini. Una manciata di granaglie. Allora ti vengono in mente strani pensieri e dubbi. Inizi a chiederti cosa pensano quei poveri animali, centomila! Costrette sin dalla nascita a quella vita; chissà se si rendono conto che l'esistenza disegnata per loro dalla natura non era quella di soffrire imprigionate in sei dentro una gabbia di 50 per 70 cm fino alla morte. Magari anche odiandola per il destino che gli ha serbato. Oppure si rendono conto che la natura aveva altri progetti per loro e che è il suo figlio prediletto, l'uomo, ad averle condannate ad una morte lenta quanto atroce.

    Ti domandi poi cosa provano veramente a passare tutta la loro vita immobili oppure a scontrarsi l'un l'altra perchè nella gabbia non c'è spazio per tutte. Tutta la vita costrette a mangiare perchè ipnotizzate da una luce e il resto del tempo immerse nel buio ammassate l'una sopra l'altra. Le zampe martoriate dal continuo contatto con le lamiere della gabbia, il collo martoriato dalle beccate delle altre compagne di cella. Sempre nell'attesa che le luci si riaccendano per ricominciare a mangiare. Fare l'uovo. Poi di nuovo buio, sempre immobili.

    Questa la vita delle galline ovaiole per un anno e qualche mese. Dopo la loro produttività cala e quindi vengono avviate verso il macello. Tutte e quattrocentomila. Allora i capannoni tornano silenziosi. Ma ancora, tra quelle gabbie adesso vuote, rimbomba l'eco delle urla e dello scalpitio di ali che le aveva riempite di dolore fino a poco tempo prima. Sono morte tutte e quattrocentomila, liberate dal supplizio della prigionia cui erano state condannate. Ma nemmeno dopo un mese quei corridoi sinistri torneranno a vivere della morte che aspetta altre quattrocentomila galline. Come le altre condannate a passare la propria esistenza cadaverica per soddisfare il nostro palato sempre più ingordo. Adesso probabilmente sono già in viaggio, bruciate dal sole o frustate dal freddo ammassate nei rimorchi dei camion.
    Verso l'atroce destino che vivono in ogni momento della loro vita. La loro colpa è di partorire un uovo per essere madri.

    Testo di Andrea Boccalini (da www.promiseland.it)
    ___________________
    Lasciamo andare l'imprecisione: l'articolista prima parla di 100.000 e alla fine di 400.000 galline...
    Io non sono d'accordo con la sostanza.
    Non so che impianto abbia visto il tizio nè quanto ne capisca di galline.
    Conosco grosse aziende produttrici di impianti di allevamento avicolo. Siccome un'impianto di allevamento (supponiamo di 3 milioni di galline, per la produzione di almeno un camion di uova all'ora, come quello che ho visitato qualche anno fa in riva al Po) rappresenta un investimento di svariati miliardi di vecchie lire, è indispensabile che l'industria impiantista garantisca all'acquirente dell'impianto un determinato rendimento che gli assicuri la remunerazone dell'investimento medesimo.

    Per rendere possibile il ragiunggiungimento di questo obiettivo minimo, le galline "devono" produrre la massima quantità di uova e, al tempo stesso, essere ben in carne all'età dell'abbattimento per la distribuzione ai supermercati.
    Grosso modo, ricordo che le galline, nelle migliori condizioni di nutrizione suggerite dagli esperti progettisti, riuscivano a produrre uno virgola qualcosa uova al giorno.

    E assodato che la gallina, per una tale produttività, deve essere sana, ben nutrita e non avere quelle "sofferenze atroci" descritte nell'articolo, altrimenti l'investitore rischierebbe di perdere tutti i soldi investiti per l'allevamento.

    Sappiamo che qualunque animale (uomo incluso) dimagrisce e non prolifica se non è sufficientemente nutrito o psicologicamente sofferente. E' interesse dell'allevatore tenere la gallina nelle più idonee condizioni che lo ripaghino con il massimo della produzione.
    Poi avrei qualche dubbio :rolleyes sul modo di accostare l'avicola sofferenza a quella umana...

    Io acquisto galline e capponi ruspanti da un agricoltore, ma pago prezzi molto più di quelli del supermercato.
    Anche le uova delle galline ruspanti sono assai più care, perchè, muovendosi molto e scorrazzando nei campi, le galline consumano energia e sono meno prolifiche.

  3. #13
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    Hai ragione anche tu, un animale stressato e sofferente non ingrassa e non fa uova. Credo anch'io che l'articolista abbia esagerato.
    L'unico appunto che rimane è che le galline in quegli allevamenti fanno una vita del tutto artificiale. Ma alla fine, se ingrassano e fanno le uova, vuol dire che gli piace...

  4. #14
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    Sapete come si fa a tagliare una torta quadrata in parti uguali ?
    Basta dividere il perimetro della torta in altrettanti tratti uguali e tagliare le fette a partire dal centro della torta.
    Non importa se qualche fetta ha il bordo che sta in parte su un lato della torta in parte su un altro, le fette sono sempre tutte uguali.
    Basta pensare che ogni fetta ha un'area data da 1/2 per il prodotto dalla base (i bordi delle fette, tutti uguali), per l'altezza (mezzo lato della torta, sempre lo stesso). E se una fetta ha il bordo su due lati della torta, basta dividere la fetta in due triangoli, ognuno su un solo lato della torta, e calcolare le due aree separatamente. Elementare Watson !

  5. #15
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    Predefinito Uomini e polli



    "Ma alla fine, se ingrassano e consumano, vuol dire che gli piace..."

  6. #16
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    Problema: si può dividere un panino al prosciutto, di qualunque forma, in due parti esattamente uguali ?
    Sì. Esiste un teorema, dimostrato da Tukey e Stone, secondo il quale tre solidi, in posizione qualsiasi e di forma qualsiasi, possono essere simultaneamente bisecati da un unico piano (il che significa che anche il prosciutto può essere diviso in due esatte metà come le due fette di pane).
    Putroppo il teorema non dice come trovare la posizione del piano secante...

    Addendum (questo è farina del mio sacco): si sa che un solido viene diviso in due parti uguali da ogni piano passante per il suo baricentro. Nel caso di tre solidi, basta trovare il piano passante per i loro baricentri (per tre punti passa sempre uno e un solo piano...). (mica male, oggi sono proprio in forma...)

  7. #17
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    In Origine Postato da Giove38
    Problema: si può dividere un panino al prosciutto, di qualunque forma, in due parti esattamente uguali ?
    Sì. Esiste un teorema, dimostrato da Tukey e Stone, secondo il quale tre solidi, in posizione qualsiasi e di forma qualsiasi, possono essere simultaneamente bisecati da un unico piano (il che significa che anche il prosciutto può essere diviso in due esatte metà come le due fette di pane).
    Putroppo il teorema non dice come trovare la posizione del piano secante...

    Addendum (questo è farina del mio sacco): si sa che un solido viene diviso in due parti uguali da ogni piano passante per il suo baricentro. Nel caso di tre solidi, basta trovare il piano passante per i loro baricentri (per tre punti passa sempre uno e un solo piano...). (mica male, oggi sono proprio in forma...)
    _____________________
    Quando hai finito di tagliare il panino, mi lasci scegliere la parte con più prosciutto?

  8. #18
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    Predefinito Re: Uomini e polli

    In Origine Postato da pcosta


    "Ma alla fine, se ingrassano e consumano, vuol dire che gli piace..."
    _______________________________
    Se alludi all'allevatore nella foto, penso di sì.
    Però, potrebbe anche nutrirsi di fiorentine se i polli non gli piacessero...

  9. #19
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    Predefinito

    Eh, Orso, guarda bene la foto.
    Non è un allevatore in un moderno pollificio.
    E' un "consumatore" in un supermercato; ingozzato a TV e cibi preconfezionati, col carrello sempre pieno di troppe cose che gli possono solo far male.
    Ma la pubblicità lo rende felice di vivere così.
    Non è giusto.
    Nemmeno per i polli, figuriamoci per gli uomini.

  10. #20
    Makeru ga, katta
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    Before you all die ghastly, horrible deaths, let me take the hour to describe my latest plan for world domination! Uhauhauha!
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    Predefinito Re: Re: Uomini e polli

    In Origine Postato da Orso Brrrrr
    _______________________________
    Se alludi all'allevatore nella foto, penso di sì.
    Però, potrebbe anche nutrirsi di fiorentine se i polli non gli piacessero...

    Se le fiorentine hanno sempre snobbato un adone come il sottoscritto (infatti ho psosato una di Pistoia), sarà difficile che gli piaccia il grassone della foto
    _______________________
    Gli zeri, per valere qualcosa,
    devono stare a destra.

 

 
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