Grazie per questo tuo post, perchè mi da l'opportunità di precisare alcune cose su questi casi giudiziari e di fare un pò di chiarezza molto brevemente:In origine postato da DrugoLebowsky
GABRIELE CAGLIARI IN 12 PUNTI:
1) Il Pm di Milano Fabio De Pasquale nel marzo 1993 apre un'inchiesta sulla Sai, un'agenzia assicurativa diretta da Ligresti. Secondo l'accusa, tale agenzia avrebbe fatto un accordo, segreto ed illegale, per gestire in esclusiva i contratti dell'Eni, sbaragliando la concorrenza, dietro pagamento di un'immensa tangente da 17 miliardi di vecchie lire.
2) Viene interrogato l'amministratore delegato della Sai, Rapisarda, il quale fa il nome di Cagliari. Quest'ultimo si trova già in carcere per una tangente del gruppo Nuovo Pignone, e per i fondi neri di Pacini Battaglia.
3) Ligresti, durante un interrogatorio, conferma l'esistenza di un accordo sotterraneo fra Eni e Sai concertato a tre: Craxi, Citaristi e, appunto, Cagliari.
4) De Pasquale interroga Cagliari, lo blandisce promettendogli la libertà in cambio di una piena confessione della maxitangente. Cagliari ammette l'esistenza di tale accordo segreto, ma nega l'esistenza della maxitangente.
5) Cagliari si trova ancora in carcere per questa vicenda, ma gli altri due ordini di custodia cautelare vengono revocati in qunto il reo non ha la possibilità di inquinare o far scomparire le prove (Nuovo Pignone e Pacini Battaglia).
6) De Pasquale dubita della veridicità delle affermazioni di Cagliari. In effetti, come si fa a fare un accordo segreto di "collaborazione" fra due agenzie senza passaggio di "carburante"? In ogni caso, il Pm dubita che Cagliari non sapesse nulla della tangente, e stila un rapporto di non-scarceraziona da presentare al Gip Grigo.
7) Poco dopo il Pm capisce che Cagliari si è dato da fare per depistare ed inquinare le prove: scopre che l'imputato precedentemente ha contattato il suo commercialista, Locatelli, e gli ha detto di rispondere solo sui fatti contestati, senza far uscire altri scheletri dall'armadio: in pratica, senza parlare di altri fondi neri.
8) In seguito alle ricostruzioni di Locatelli fatte a De Pasquale, ed attraverso delle rogatorie dalla Svizzera, il Pm ricostruisce il passaggio di denaro attraverso banche e fiduciarie elvetiche. La stessa moglie di Cagliari, Bruna Di Lucca, restituisce 12 miliardi allo Stato, frutto della maxitangente ma anche di altri fondi neri.
9) Il 17 luglio, il Gip Grigo, cui è arrivato il rapporto di De Pasquale sulle affermazioni di Cagliari, ha a disposizione 5 giorni per pronunciare un verdetto di libertà o di permanenza in un istituto correzionale. Come da Codice di procedura penale, la facoltà di arresto spetta infatti al Gip, e non al Pm. Che quindi quest'ultimo sia partito per le vacanze con Cagliari a San Vittore, non costituisce alcuna violazione procedurale.
10) il 20 luglio 1993 Garbriele Cagliari si uccide impiccandosi. Da alcune lettere scritte alla moglie, il manager socialista aveva già deciso di togliersi la vita da alcuni giorni.
11) L'allora ministro di Giustizia Conso invia a Milano due ispettori per analizzare l'operato procedurale di Grigo e De Pasquale: i due, pur notando alcuni atteggiamenti procedurali piuttosto "irrituali" da parte del Pm De Pasquale, giungono alla conclusione che né l'operato del Gip né quello del Pm abbiano pregiudicato l'iter delle indagini. Comunicano inoltre al ministro che il caso-Cagliari meritava la massima ponderazione, anche perché il reato di passaggio di denaro nero era accertato dalle rogatorie svizzere.
12) Nel 1995 un altro ministro di Giustizia, il "tecnico" Mancuso, promuove un'altra indagine a carico dei due magistrati, che sfocia addirittura in un processo per abuso in atti d'ufficio ed omicidio colposo, poi finito con la definitiva archiviazione nel marzo 1996.
CLAUDIO MARTELLI
Indagato e condannato con sentenza definitiva per aver percepito una tranche da 800 milioni della maxitangente Enimont. Altro che innocente. Memorabile il cazziatone ricevuto da Craxi per aver scritto il passaggio di denaro, e relative coordinate bancarie, su un foglio con la carta intestata della Camera dei Deputati.
CARMINE MENSORIO:
Senatore del Ccd e già deputato della Dc; accusato dalla Procura di Napoli per sciocchezze come Associazione camorristica, abuso in atti d'ufficio e concussione, si rende latitante per 4 mesi in Grecia. Durante il ritorno in Italia si suicida buttandosi a mare dal traghetto.
Alle polemiche scaturite (era in atto l'ennesimo inciucio, siamo nel 1996, fra Polo e Ulivo per "riformare" la carcerazione preventiva), il Procuratore di Napoli, Cordova, fa notare che in caso di reato di associazione mafiosa (camorristica, in questo caso), l'arresto dell'imputato è obbligatorio.
anche se non l'hai citato, ci metto anche
SERGIO MORONI
Deputato del Psi, si uccide nella sua casa di Brescia. A lui sono arrivati tre avvisi di garanzia per aver ricoperto il ruolo di "esattore" di tangenti, per conto Psi, per appalti alla gestione dei rifiuti solidi a Milano. Sa che, come deputato, difficilmente verrà arrestato. In una lettera al presidente della Camera Napolitano, Moroni denuncia il clima da pogrom, ma ammette i finanziamenti illeciti.
La sentenza del tribunale di Milano del 1994 a carico dei suoi complici, accerta la materialità del fatto.
Caso Cagliari:
E' indubbio il fatto dell'accordo a tre, ma rimane non provata affatto l'esistenza della maxitangente...e dimentichi che 1) Rapisarda aveva tutta l'utilità nel fare il nome di Cagliari per tirare se stesso e l'azienda fuori da ulteriori guai giudiziari. Inoltre quello che tu scrivi non è del tutto corretto quando parli della storia circa il suicidio di Cagliari e le confessioni riguardo la mancata promessa da parte di De Pasquale (il quale quando Cagliari si suicidò era in vacanza in Calabria, e pochi giorni prima di partire per le vacanze aveva promesso a Cagliari di farlo trasferire agli arresti domiciliari, cosa che cambiò, si rimangiò senza alcun giustificato motivo all'ultimo momento, proprio l'ultimo giorno prima di partire e prima del suicidio di Cagliari!!!)
Questa è una cosa fondamentale!!!
Ma ti riporto qui in versione integrale l'ultima lettera scritta ai parenti da Cagliari prima di suicidarsi, che serve a fare definitiva chiarezza sul caso:
"Miei carissimi Bruna, Stefano, Silvano, Francesco, Ghiti:
sto per darvi un nuovo, grandissimo dolore. Ho riflettuto intensamente e ho deciso che non posso sopportare più a lungo questa vergogna.
La criminilizzazione di comportamenti che sono stati di tutti, degli stessi Magistrati, anche a Milano, ha messo fuori gioco soltanto alcuni di noi, abbandonandoci alla gogna e al rancore dell'opinione pubblica. La mano pesante, squilibrata e ingiusta dei Giudici ha fatto il resto.
Ci trattano veramente come non-persone, come cani ricacciati ogni volta al canile. Sono qui da oltre quattro mesi, illegittimamente trattenuto.
Tutto quanto mi viene contestato non corre alcun pericolo di essere rifatto, né le prove relative a questi fatti possono essere inquinate in quanto non ho più alcun potere di fare né di decidere, né ho alcun documento che possa essere alterato. Neppure potrei fuggire senza passaporto, senza carta d'identità e comunque assiduamente controllato come costoro usano fare.
Per di più ho 67 anni e la legge richiede che sussistano oggettive circostanze di eccezionale gravità e pericolosità per trattenermi in condizioni tanto degradanti. Ma, come sapete, i motivi di questo infierire sono ben altri e ci vengono anche ripetutamente detti dagli stessi Magistrati, se pure con il divieto assoluto di essere messi a verbale, come invece si dovrebbe regolarmente fare.
L'obbiettivo di questi Magistrati, quelli della Procura di Milano in modo particolare, è quello di costringere ciascuno di noi a rompere, definitivamente e irrevocabilmente, con quello che loro chiamano il nostro "ambiente".
Ciascuno di noi, già compromesso nella propria dignità agli occhi della opinione pubblica per il solo fatto di essere inquisito o, peggio, essere stato arrestato, deve adottare un atteggiamento di "collaborazione" che consiste in tradimenti e delazioni che lo rendano infido, inattendibile, inaffidabile: che diventi cioè quello che loro stessi chiamano un "infame".
Secondo questi magistrati, a ognuno di noi deve dunque essere precluso ogni futuro, quindi la vita, anche in quello che loro chiamano il nostro "ambiente". La vita, dicevo, perché il suo ambiente, per ognuno, è la vita: la famiglia, gli amici, i colleghi, le conoscenze locali e internazionali, gli interessi sui quali loro e i loro complici intendono mettere le mani.
Già molti sostengono, infatti, che agli inquisiti come me dovrà essere interdetta ogni possibilità di lavoro non solo nell'Amministrazione Pubblica o parapubblica, ma anche nelle Amministrazioni delle aziende private, come si fa a volte per i falliti. Si vuole insomma creare una massa di morti civili, disperati e perseguitati, proprio come sta facendo l'altro complice infame della Magistratura che è il sistema carcerario.
La convinzione che mi sono fatto è che i Magistrati considerano il carcere nient'altro che uno strumento di lavoro, di tortura psicologica, dove le pratiche possono venire a maturazione, o ammuffire, indifferentemente, anche se si tratta della pelle della gente.
Il carcere non è altro che un serraglio per animali senza teste né anima.
Qui dentro ciascuno è abbandonato a se stesso, nell'ignoranza coltivata e imposta dei propri diritti, custodito nell'inattività e nell'ignavia; la gente impigrisce, si degrada e si dispera diventando inevitabilmente un ulteriore moltiplicatore di malavita.
Come dicevo, siamo cani in un canile dal quale ogni Procuratore può prelevarci per fare la propria esercitazione e dimostrare che è più bravo o più severo di quello che aveva fatto un'analoga esercitazione alcuni giorni prima o alcune ore prima.
Anche tra loro c'è la stessa competizione o sopraffazione che vige nel mercato, con la differenza che, in questo caso, il gioco è fatto sulla pelle della gente. Non è dunque possibile accettare il loro giudizio, qualunque esso sia.
Stanno distruggendo le basi di fondo e la stessa cultura del diritto, stanno percorrendo irrevocabilmente la strada che porta al loro Stato autoritario, al loro regime della totale asocialità. Io non ci voglio essere.
Hanno distrutto la dignità dell'intera categoria degli avvocati penalisti ormai incapaci di dibattere o di reagire alle continue violazioni del nostro fondamentale diritto di essere inquisiti, e giudicati poi, in accordo con le leggi della Repubblica.
Non sono soltanto gli avvocati, i sacerdoti laici della società, a perdere la guerra; ma è l'intera nazione che ne soffrirà le conseguenze per molto tempo a venire. Già oggi i processi, e non solo a Milano, sono farse tragiche, allucinanti, con pene smisurate comminate da Giudici che a malapena conoscono il caso, sonnecchiano o addirittura dormono durante le udienze per poi decidere in cinque minuti di Camera di Consiglio.
Non parliamo poi dei tribunali della libertà, asserviti anche loro ai Pubblici Ministeri, né dei tribunali di sorveglianza che infieriscono sui detenuti condannati con il cinismo dei peggiori burocrati e ne calpestano continuamente i diritti.
L'accelerazione dei processi, invocata e favorita dal Ministro Conso, non è altro che la sostanziale istituzionalizzazione dei tribunali speciali del regime di polizia prossimo venturo. Quei pochi di noi caduti nelle mani di questa "giustizia" rischiano di essere i capri espiatori della tragedia nazionale generata da questa rivoluzione.
Io sono convinto di dover rifiutare questo ruolo. È una decisione che prendo in tutta lucidità e coscienza, con la certezza di fare una cosa giusta.
La responsabilità per colpe che posso avere commesso sono esclusivamente mie e mie sono le conseguenze.
Esiste certamente il pericolo che altri possano attribuirmi colpe non mie quando non potrò più difendermi.
Affidatevi alla mia coscienza di questo momento di verità totale per difendere e conservare al mio nome la dignità che gli spetta.
Sento di essere stato prima di tutto un marito e un padre di famiglia, poi un lavoratore impegnato e onesto che ha cercato di portare un po' più avanti il nostro nome e che, per la sua piccolissima parte, ha contribuito a portare più in alto questo paese nella considerazione del mondo.
Non lasciamo sporcare questa immagine da nessuna "mano pulita".
Questo vi chiedo, nel chiedere il vostro perdono per questo addio con il quale vi lascio per sempre.
Non ho molto altro da dirvi poiché in questi lunghissimi mesi di lontananza ci siamo parlati con tante lettere, ci siamo tenuti vicini.
Salvo che a Bruna, alla quale devo tutto. Vorrei parlarti Bruna, all'infinito, per tutte le ore e i giorni che ho taciuto, preso da questi problemi inesistenti che alla fine mi hanno fatto arrivare qui. Ma in questo tragico momento cosa ti posso dire, Bruna, anima dell'anima mia, unico grandissimo amore, che lascio con un impagabile debito di assiduità, di incontri sempre rimandati, fino a questi ultimi giorni che avevamo pattuito essere migliaia e migliaia da passare sempre insieme, io e te, in ogni posto, e che invece qui sto riducendo a un solo sospiro?
Concludo una vita vissuta di corsa, in affanno, rimandando continuamente le cose veramente importanti, la vita vera, per farne altre, lontane come miraggi e, alla fine, inutili.
Anche su questo, soprattutto su questo, ho riflettuto a lungo, concludendo che solo così avremo finalmente pace. Ho la certezza che la tua grande forza d'animo, i nostri figli, il nostro nipotino, ti aiuteranno a vivere con serenità e a ricordarmi, perdonato da voi per questo brusco addio.
Non riesco a dirti altro: il pensiero di non vederti più, il rimorso di avere distrutto i nostri anni più sereni, come dovevano essere i nostri futuri, mi chiude la gola.
Penso ai nostri ragazzi, la nostra parte più bella, e penso con serenità al loro futuro. Mi sembra che abbiano una strada tracciata davanti a sé. Sarà una strada difficile, in salita, come sono tutte le cose di questo mondo: dure e piene di ostacoli. Sono certo che ciascuno l'affronterà con impegno e con grande serenità come ha già fatto Stefano e come sta facendo Silvano.
Si dovranno aiutare l'un l'altro come spero che già stiano facendo, secondo quanto abbiamo discusso più volte in questi ultimi mesi, scrivendoci lettere affettuose.
Stefano resta con un peso più grave sul cuore per essere improvvisamente rimasto privato della nostra carissima Mariarosa. Al dolcissimo Francesco, piccolino senza mamma, daremo tutto il calore del nostro affetto e voi gli darete anche il mio, quella parte serena che vi lascio per lui.
Le mie sorelle, una più brava dell'altra, in una sequenza senza fine, con le loro bravissime figliole, con Giulio e Claudio, sono le altre persone care che lascio con tanta tristezza.
Carissime Giuliana e Lella, a questo punto cruciale della mia vita non ho saputo fare altro, non ho trovato altra soluzione.
Ricordo Sergio e la sua famiglia con tanto affetto, ricordo i miei cugini di Guastalla, i Cavazzani e i loro figli. Da tutti ho avuto qualcosa di valore, qualcosa di importante, come l'affetto, la simpatia, l'amicizia.
A tutti lascio il ricordo di me che vorrei non fosse quello di una scheggia che improvvisamente sparisce senza una ragione, come se fosse impazzita. Non è così, questo è un addio al quale ho pensato e ripensato con lucidità, chiarezza e determinazione.
Non ho alternative. Desidero essere cremato e che Bruna, la mia compagna di ogni momento triste o felice, conservi le ceneri fino alla morte.
Dopo di che siano sparse in qualunque mare. Addio mia dolcissima sposa e compagna, Bruna, addio per sempre.
Addio Stefano, Silvano, Francesco; addio Ghiti, Lella, Giuliana, addio.
Addio a tutti. Miei carissimi, vi abbraccio tutti insieme per l'ultima volta.
Il vostro sposo, papà, nonno, fratello.
Gabriele"
Passiamo al Caso Mensorio:
Non è mai stata provata la colpevolezza di Mensorio, ma atti successivi, se ben ricordi sollecitati da vari interventi alla Camera dell'On. Vittorio Sgarbi la assoluta innocenza, e Mensorio si gettò in mare gridando proprio la sua estraneità ad ogni accusa e la sua innocenza, poi accertata.Ti riporto di seguito gli atti di alcune sedute parlamentari in merito (e in particolare alle richieste di chiarezza di Sgarbi sul caso Mensorio)
"nessuno ha mai avuto il
coraggio di dire che quello era un atto di
grande sovvertimento politico. Berlusconi
ha presentato una denuncia per attentato
alla Costituzione che pende davanti al
tribunale di Brescia. Mi sembra dunque
che il dibattito politico sia ampio e che
quindi le parole dellÕonorevole Sgarbi
siano ad esso collegate (Applausi dei deputati
del gruppo di forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto lÕonorevole Giovanardi.
Ne ha facolta`.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente,
la discussione odierna e` molto
importante perche«, ancora una volta, si
confrontano un parlamentare, che usa
lÕarma del linguaggio, della parola, della
denuncia politica forte (ma comunque
presente nella tradizione parlamentare
italiana) e, dallÕaltra, i procuratori della
Repubblica, coloro i quali, attraverso lo
strumento giudiziario, possono incidere
sulla vita, sulla liberta` e sul patrimonio
anche di chi esercita una funzione politica.
Le parole usate da Sgarbi sono forti
ma voglio ricordare che nelle piazze del
modenese, dove ho iniziato la mia carriera
politica, lÕonorevole Triva, del PCI di
allora, concludeva ogni comizio dicendo:
Ç Non votate democristiano; meno democristiani
eletti, meno ladri in Parlamento
È. Era lo slogan della sua campagna
elettorale. Per decenni la democrazia cristiana
e` stata dipinta da sinistra come il
partito dei ladri, dei mafiosi. Qui si
obietta che Sgarbi abbia usato il termine
Ç assassino È ma io ricordo che gli onorevoli
Battaglia Pierino e Quattrone, due ex
deputati di questo Parlamento, hanno
trascorso cinque mesi in carcere con la
qualifica di Ç assassini È a causa di un
errore giudiziario, per una decisione che
la Cassazione ha bollato come abnorme,
perche« tutti i giornali italiani pubblicavano
le loro foto con titoli su otto
colonne, del tipo Ç la realta` supera lÕimmaginazione
È o Ç i mandanti dellÕomicidio
Ligato È. La Cassazione poi ci ha spiegato
che quei cinque mesi di carcere erano
costruiti sul nulla, erano una presunzione.
Erano stati accusati di essere i mandanti,
ma non lo sapevano, perche« secondo la
procura potevano trarre qualche vantaggio
politico dal fatto che la Õndrangheta aveva
eliminato un avversario politico.
Allora, vi e` chi, a parole, dice Ç assassini
È, e chi Ð sbagliando, per lÕamor di
Dio ! Ð qualifica come assassini e mette in
carcere in quanto tali degli innocenti !
DovÕe` la cosa che io considero drammatica
? E`
che qui si teorizza che una
parte del Parlamento, anche storicamente
e culturalmente attrezzata a questo, possa
usare un linguaggio forte e, in termini
parlamentari, insultare gli avversari e
addebitare loro ogni nequizia e sia assolutamente
al riparo Ð poiche« e` coperto
dallÕarticolo 68 della Costituzione Ð da
ogni disavventura giudiziaria. Io dico che
questo e` giusto, perche« qui non stiamo
parlando dellÕonorevole Sgarbi che litiga
con un vigile o che, per una faccenda sua
privata, arriva ad insultare una persona;
in questa sede stiamo parlando del fatto
che lÕonorevole Sgarbi abbia espresso un
proprio pensiero. QuestÕultimo puo` essere
giudicato fuori posto, ripugnante e sbagliato
e puo` non essere condiviso (si puo`
dire che egli abbia utilizzato aggettivi
pesanti nei confronti dei magistrati), ma
esprime comunque la sua opinione ! Se
lÕonorevole Sgarbi ritiene che, per il proprio
operato, alcuni magistrati possano
essere qualificati come assassini (nel senso
che ho detto prima, cioe` che hanno
portato alla morte alcune persone), questo
e` un giudizio politico grave e pesante, ma
e` comunque un giudizio politico, che e`
esattamente uguale a quello che i colleghi
della sinistra ripetutamente, in questÕaula
e al di fuori di essa, hanno espresso nei
confronti di parlamentari e di partiti
avversari.
Tutto cio` si e` verificato peraltro senza
che questa Assemblea desse mai lÕautorizzazione
a procedere, perche« quei colleghi
avevano esercitato un loro diritto di
critica e di denuncia ! Ora invece, purtroppo,
la Giunta per le autorizzazioni a
Atti Parlamentari Ñ 17 Ñ Camera dei Deputati
XIII LEGISLATURA Ñ DISCUSSIONI Ñ SEDUTA DEL 10 GIUGNO 1998 Ñ N. 369
procedere in giudizio continua con la
doppia giurisprudenza e continua a stabilire
che nel merito alcune frasi siano
espressione di sindacato politico accettabile
mentre altre no, come nel caso in cui
si tocchino taluni personaggi Ð lo ha detto
bene il collega Saponara Ð che in questi
anni si sono mossi certamente come soggetti
politici ! Io ricordo bene il Ç decreto
Biondi È ! Chi non si ricorda il pronunciamento
alla sudamericana in televisione
? Colleghi, mentre qui si pensa di
mandare sotto processo lÕonorevole
Sgarbi, sapete che lÕavvocato che concorse
con Biondi alla stesura di quel decreto Ð
che poi venne firmato dal Presidente della
Repubblica Ð venne poi inquisito per
concorso in associazione mafiosa, perche«
il fatto di aver contribuito alla redazione
di quel decreto (e` stato Ç autorizzato È, ma
ne sanno qualcosa anche Sgarbi e la
Maiolo) e` stato visto come un qualcosa
che poteva favorire la criminalita` organizzata
? Tutto cio` per il fatto di aver
collaborato con il ministro alla stesura di
un atto di Governo, poi firmato dal
Presidente della Repubblica.
Siamo in una situazione normale ? Vi
sembra che sia una situazione fisiologica
quella nella quale il nostro collega Mensorio
si e` ucciso perche«, dopo che il
Senato aveva negato lÕautorizzazione all
Õarresto, non essendo stato eletto, e` stato
chiesto il suo arresto per lo stesso futile
motivo ? In presenza di una persona che
perde la vita uccidendosi, il giorno dopo il
sostituto procuratore ha detto che Ç quel
Mensorio era un poco di buono; era un
personaggio equivoco È ! Lo ha quindi offeso
da morto ! Ho presentato una interpellanza
ed ho chiesto di intervenire sulla
materia, ma lÕunica risposta e` stata che
quelle cose non le avrebbe dette ! Il
giornalista al quale erano state rese quelle
dichiarazioni ha pero` sostenuto che erano
state registrate; egli, tuttavia, ha pagato
per quello che ha detto !
PRESIDENTE. Onorevole Giovanardi,
il tempo a sua disposizione e` esaurito.
CARLO GIOVANARDI. Mi avvio a concludere,
signor Presidente.
Quel nostro collega, pero` , la morte
glielÕha portata ora con i suoi atti !
Credo che lÕonorevole Sgarbi Ç alla
morte non porti nessuno È, che non sia
responsabile di atti giudiziari che tolgano
la liberta` a nessuno: egli ha
espresso soltanto in maniera pesante Ð
come fa lui Ð unÕopinione che e` politica.
Mi auguro che in questo Parlamento
sia rispettato chiunque esprima
opinioni, anche se pesanti (Applausi dei
deputati del gruppo misto-CCD e del
gruppo di forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto lÕonorevole Manzoni.
Ne ha facolta`.
VALENTINO MANZONI. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, ritengo che
siamo in presenza della cosiddetta insindacabilita`
esterna, che viene in rilievo e
consente quindi di applicare lÕarticolo 68
della Costituzione in presenza di comportamenti
politici tenuti dal parlamentare
fuori dallÕaula.
E che il fatto sia politico lo si desume,
qui, dallÕattenta lettura della relazione:
siamo cioe`, come e` stato richiamato e
sottolineato, nel clima di forte contrapposizione
polemica e politica, tra alcuni
magistrati e la politica, sviluppatosi dopo
lÕemanazione del decreto Biondi.
Le espressioni usate dallÕonorevole
Sgarbi sono senza dubbio dure e pesanti,
ma esse non vanno staccate dal contesto
del discorso fatto. Certo, prese isolatamente
possono apparire offese gratuite,
ma considerate in connessione con le altre
parole usate, interpretate e valutate nella
loro sequenza logica e cronologica, ci si
accorge che esse hanno un significato
rafforzativo del giudizio espresso. Si tratta
di un giudizio espresso con una durezza
particolare, ma non puo` contestarsi che si
tratta di un giudizio politico.
Che cosa, infatti, onorevoli colleghi,
intendeva dire lÕonorevole Sgarbi con le
espressioni incriminate ? Colleghi, quando
si leggono le frasi incriminate, che costituiscono,
nel caso di specie, il contenuto
del reato di diffamazione, ci si rende
Atti Parlamentari Ñ 18 Ñ Camera dei Deputati
XIII LEGISLATURA Ñ DISCUSSIONI Ñ SEDUTA DEL 10 GIUGNO 1998 Ñ N. 369
conto che lÕespressione Ç assassini È pronunciata
dallÕonorevole Sgarbi nei confronti
di alcuni magistrati e` da mettere in
relazione ai metodi inquisitori, ai metodi
adottati che, secondo lÕonorevole Sgarbi, a
torto o a ragione Ð ma questo poco
importa Ð avrebbero portato alcuni detenuti
di Tangentopoli ad uccidersi in carcere.
A me pare che qui anche il piu`
sprovveduto possa accorgersi che la critica
e` ai metodi: non e` il magistrato in quanto
tale che viene chiamato assassino, ma,
secondo lÕopinione dellÕonorevole Sgarbi, il
metodo che porta alla morte. Quindi, mi
pare che siamo in presenza di un giudizio
politico espresso con parole dure e forti.
Devo allora ricordare ai colleghi che
esistono molti precedenti, anche nella
passata legislatura, in cui e` stata riconosciuta
rilevanza alla cosiddetta insindacabilita`
esterna anche nel caso di opinioni
espresse con un linguaggio assolutamente
offensivo e irriguardoso. Non penso e non
vedo perche« qui si debbano usare due pesi
e due misure.
Ci siamo occupati, recentemente, di
altri casi in cui erano imputati alcuni
deputati della sinistra: espressioni forti
come quelle usate dallÕonorevole Sgarbi in
questo fatto, in questo contesto politico
sono state ritenute non sindacabili, sono
state ritenute coperte dalle esimenti di cui
allÕarticolo 68. Non vorrei che questa
Camera usasse due pesi e due misure. Le
espressioni pesanti dellÕonorevole Sgarbi,
badate bene, non sono rivolte ai magistrati
in quanto tali, ma ai metodi, che
chiunque puo` legittimamente criticare.
Nessuno potra` impedirmi di definire certi
metodi assassini, ma con questo non dico
che e` assassina la persona che li usa.
Ritengo, quindi, che qui debba applicarsi
lÕinsindacabilita` , perche« lÕonorevole
Sgarbi ha tenuto un comportamento in un
contesto politico e le espressioni da lui
usate sono di carattere politico, anche se
espresse con linguaggio duro e pesante
(Applausi dei deputati del gruppo di alleanza
nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto lÕonorevole Mancuso.
Ne ha facolta`.
FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente,
signori deputati, la Ç questione
Sgarbi È e` ormai un appuntamento fisso
per la Giunta per le autorizzazioni a
procedere ed e` di conseguenza, un appuntamento
fisso per lÕaula. Io non lodero`
le espressioni dellÕonorevole Sgarbi e neppure
le indichero` come modello di dialettica
politica; ma devo considerare il
carattere sistematicamente persecutorio
con il quale le sue manifestazioni di
politico vengono apprezzate nella maggior
parte dei casi. E questo a fronte di una
realta` fortemente sbilanciata nei confronti
dei suoi effettivi o potenziali antagonisti.
Il caso che esaminiamo e` esemplare.
La reazione contenuta nelle sue forti
parole riguarda, nasce da un atteggiamento
e da una valutazione nei confronti
di agenti dellÕattivita` politica (perche« tali
sono i magistrati sotto questÕottica), la
quale realta` politica della magistratura
gode da parte dei propri organi interni di
ben altro trattamento. Da qui la totale
squilibratura dei rapporti fra le istituzioni.
Quando lei, signor Presidente, avra`
finito i suoi attuali compiti di lettura, si
rivolga agli altri, per esempio...
PRESIDENTE. E`
un compito di scrittura,
ma la sto ascoltando ugualmente.
FILIPPO MANCUSO. Va bene, si vede
che fara` una cosa e lÕaltra. Dicevo, si
rivolga alla lettura dei massimali disciplinari
che riguardano proprio i magistrati.
Veda lei quale sorta di indulgenza sistematica
si adotta nei confronti degli atteggiamenti
politici dei magistrati, fatti anche
di insulti, di improperi e di vergognose
insinuazioni anche nei confronti del Parlamento,
e quale trattamento disciplinare
essi abbiano avuto. O e` segno che la forte
corporazione che li unisce e` maggiormente
valutata rispetto al Parlamento, o e`
il Parlamento che, abbandonando le pro-
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XIII LEGISLATURA Ñ DISCUSSIONI Ñ SEDUTA DEL 10 GIUGNO 1998 Ñ N. 369
prie prerogative, offre a costoro uno
scalino in piu` per la loro ascesa verso
lÕarbitrio.
Questo, signor Presidente, va oltre
Sgarbi, va oltre noi stessi, va oltre le sue
letture e scritture, perche« quando in un
sistema equilibrato di poteri lÕuno, in virtu`
delle proprie prerogative, sopravanza lÕaltro
e lÕaltro abbandona le proprie, qui
nascono lo scontento e la preoccupazione
per lÕavvenire. Se effettivamente la condotta
degli organi di autodisciplina della
magistratura avesse tanta sensibilita`
quanta ne ha talvolta questo Parlamento
nei confronti di Sgarbi, questÕultimo certo
potrebbe meglio accettare queste sanzioni,
ma le sanzioni dovrebbero essere impartite
anche ai magistrati che blaterano
politica da ogni dove e che rimangono
totalmente impuniti, anche quando sono
raggiunti gli estremi.
Non e` un caso di specie questo, Presidente;
e` qualche cosa che dovrebbe
preoccupare ed anche rendere coscienziosamente
silenti le coscienze che a casi
come questi hanno il dovere di approssimarsi.
Se ancora una volta la prepotenza
istituzionale prevarra` sulla sudditanza
istituzionale, purtroppo, di questÕaula rispetto
a problemi di tale altezza, non
auguriamoci altro che il ricorso a che la
fortuna ci protegga, non le istituzioni
(Applausi dei deputati del gruppo di forza
Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto, a titolo personale,
lÕonorevole Zacchera. Ne ha facolta`.
MARCO ZACCHERA. Signor Presidente,
colleghi, intervengo a titolo personale
perche« a livello, appunto, personale
non condivido quanto ha detto il collega
Manzoni poco fa.
Penso che lÕonorevole Sgarbi, nel dire
quelle cose, abbia probabilmente del tutto
ragione: egli ha infatti sostenuto tesi
anche condivisibili, come spesso sono le
cose che egli afferma in determinate
trasmissioni. Pongo pero` un problema a
me stesso, prima ancora che ai colleghi:
mi riferisco al modo in cui egli dice quelle
cose e ne spieghero` il perche«.
LÕonorevole Sgarbi gode di possibilita`
di audience che nessuno di noi ha: nessuno
di noi, oltre tutto, ha la possibilita` di
interloquire con lui e di replicare a cio`
che dice. Pongo allora a voi una questione:
nel momento in cui lÕonorevole
Sgarbi, magari anche per motivi giustificati,
avesse usato nei nostri confronti, nei
confronti di chiunque dei presenti, quei
modi di esprimersi Ð lui e` anche uomo di
spettacolo, oltre che collega parlamentare
Ð, che possibilita` di replica avremmo ?
Allora, quelle cose le ha dette come
parlamentare o, diciamo cosõ`, anche come
uomo di spettacolo (senza voler togliere
nulla allÕuomo di spettacolo) ? Io ritengo
che le abbia dette nellÕuna e nellÕaltra
veste, perche« oltre alla figura del parlamentare
Sgarbi si e` anche creata quella
dellÕonorevole Sgarbi uomo di spettacolo,
che se non tiene tutti i giorni un certo
tono non raggiunge una determinata audience,
una determinata risposta dalla
pubblica opinione, in termini di attenzione.
Voglio fare un esempio: nel mio collegio
la mia trasmissione settimanale di
contatto con gli elettori viene sospesa per
45 giorni Ð sostiene il garante, per par
condicio Ð anche se non si vota nella mia
zona, ma semplicemente perche« nel territorio
in cui si riceve la trasmissione cÕe`
forse un piccolissimo paese Ð magari,
come e` successo, in cui vi sono 500
votanti, a fronte di 200 mila Ð in cui si
vota. Ebbene, nello stesso periodo lÕonorevole
Sgarbi puo` dire Ð come e` avvenuto
la settimana scorsa Ð tutto cio` che vuole
negli ultimi giorni di campagna elettorale,
insultando chiunque: beh, questa di fatto
diventa unÕalterazione della par condicio.
Per tornare, pero` , al tema specifico di
oggi, ritengo che lÕonorevole Sgarbi sia
ormai costretto ad aumentare sempre il
tono delle cose che dice, anche quando ha
ragione, perche« altrimenti non si fa sentire:
ma allora, amici e colleghi, noi
dobbiamo tutti aumentare il tono per
poterci far ascoltare, passando sovente
allÕinsulto, per ricevere attenzione da
parte dei mass media ? Io ritengo di no.
Ecco perche«, allora, volendo rispettare la
Atti Parlamentari Ñ 20 Ñ Camera dei Deputati
XIII LEGISLATURA Ñ DISCUSSIONI Ñ SEDUTA DEL 10 GIUGNO 1998 Ñ N. 369
liberta` dellÕuomo Sgarbi di dire cio` che
vuole, soprattutto quando ha ragione, ritengo
di non votare ne« a favore delle
conclusioni della Giunta ne« a favore di
quelle esposte dal mio collega di gruppo,
per cui mi asterro` dalla votazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto lÕonorevole Di
Capua. Ne ha facolta`.
FABIO DI CAPUA. Signor Presidente,
io ho assunto spesso, come lÕonorevole
Sgarbi ricordera` , una posizione molto
benevola e tollerante nei confronti di
questi abituali appuntamenti cui egli ci
invita in questÕaula. Devo dire che anche
questa volta avrei assunto una posizione
abbastanza benevola, perche« ritengo che
la liberta` di espressione debba far parte
dellÕarmamentario di chi e` impegnato in
politica e nelle istituzioni. Tutto sommato,
forse puo` esserci stato anche un eccesso
nel ricorso alla querela da parte dei
destinatari di certi messaggi ed in questo
senso mi auguro che ci sia nella competizione
politica una maggiore tolleranza e,
anche, una maggiore capacita` di ascolto.
Tuttavia, il problema mi sembra assumere
oggi caratteristiche diverse: mi sembra che
ancora una volta le forze politiche non
vogliano perdere lÕoccasione per ribadire i
loro punti di vista sullÕazione e sul ruolo
della magistratura, specie di una sua
parte. Qui si vuole cogliere la vicenda
personale dellÕonorevole Sgarbi come elemento
di riapertura di un confronto
serrato che sta avvelenando la vita politica
di questo paese gia` da troppi mesi, in un
conflitto personale tra alcuni componenti
del mondo politico ed il pool dei giudici di
Milano. Questo tipo di competizione non
consente a molti parlamentari, anche tolleranti
sulle esternazioni del collega
Sgarbi sulla specifica materia, di esprimere
liberamente un voto, perche« sul caso
in questione si e` scatenata una contrapposizione
di natura politica. A me dispiace,
quindi, di non poter confermare
oggi il mio atteggiamento tollerante e
benevolo nei confronti del collega, perche«
molti gruppi parlamentari hanno utilizzato
questa occasione per un ulteriore
momento di attacco frontale nei confronti
della magistratura e delle procure. Votero`
pertanto a favore della proposta della
Giunta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto, a titolo personale,
lÕonorevole Neri. Ne ha facolta`.
SEBASTIANO NERI. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, intervenire in
questa occasione mi da` la possibilita` di
affrontare il problema politico che si pone
in questa vicenda, anche perche«, al di la`
degli auspici di ciascuno per un voto
sereno della Camera, sappiamo che il voto
sara` per schieramento ed essendo la
maggioranza contraria allÕonorevole
Sgarbi, al di la` delle questioni di merito,
ritengo che lÕesito del voto sia sostanzialmente
scontato; non mi illudo, cioe`, con il
mio intervento, di poter indurre una
riflessione piu` serena.
Nello stesso tempo, le espressioni usate
dallÕonorevole Sgarbi sono talmente forti
da sembrare a prima vista scarsamente
difendibili; invece non e` cosõ`, perche« la
bonta` di una tesi e di unÕinterpretazione
va verificata con una prova di resistenza
rispetto alle ipotesi estreme con cui si
deve confrontare. Rispetto ad espressioni
sfumate ed interpretabili in modo diverso,
e` facile entrare nel campo dellÕopinabilita`
e quindi dellÕinsindacabilita` ; di fronte ad
espressioni forti e marcate, bisogna invece
avere il coraggio di riconoscere se esse
integrino gli estremi di un ipotetico reato
di opinione, legato pero` in maniera indissolubile
allÕesercizio della funzione parlamentare,
quindi di valutare se quelle
espressioni, ancorche« integranti una fattispecie
di reato, finiscano per essere riconducibili
allÕattivita` politica di chi le ha
espresse. E mi pare che lÕonorevole
Sgarbi, in questÕaula, abbia piu` volte avuto
modo di sostenere, con espressioni altrettanto
forti e determinate, gli stessi argomenti.
Il problema politico, pero` , e` il piu`
importante, perche« mi domando se in
questo paese davvero le opinioni dei de-
Atti Parlamentari Ñ 21 Ñ Camera dei Deputati
XIII LEGISLATURA Ñ DISCUSSIONI Ñ SEDUTA DEL 10 GIUGNO 1998 Ñ N. 369
putati debbano portare ad un proliferare
di azioni giudiziarie nei loro confronti,
mentre viceversa unÕinsindacabilita` , peraltro
non prevista in Costituzione, copre le
espressioni di altri soggetti appartenenti a
diversi poteri dello Stato. Vi e` stata, nei
mesi scorsi, unÕintervista al Corriere della
Sera del sostituto procuratore Gherardo
Colombo, il quale non ha trovato niente di
meglio da fare che definire corrotti e
asserviti a chissa` quali logiche illecite i
parlamentari che erano impegnati nel
processo delle riforme costituzionali: ebbene,
si ritiene che per affermazioni cosõ`
gravi ed eclatanti, veicolate attraverso un
mezzo di comunicazione certamente piu`
diffuso rispetto alla trasmissione dellÕonorevole
Sgarbi, non vi siano gli estremi per
unÕazione disciplinare. Si riconosce quindi
ad un potere che non ce lÕha lÕinsindacabilita`
delle opinioni che oggi si vorrebbe
negare a Vittorio Sgarbi, per una posizione
politica che ha sempre sostenuto in
questo Parlamento.
Allora, qui non e` in gioco il problema
se lÕonorevole Sgarbi debba rispondere
davanti ad un tribunale di queste affermazioni,
e` in gioco un principio diverso:
la liberta` di esercizio del mandato parlamentare
e la possibilita` di far valere in
qualunque sede una prerogativa che e`
legata alla funzione e non certamente alla
persona. Per questi motivi, in modo assolutamente
convinto, votero` contro la
proposta della Giunta (Applausi dei deputati
del gruppo di alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto lÕonorevole
Sgarbi. Ne ha facolta`.
VITTORIO SGARBI. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, trattandosi di una questione
che mi sembra particolarmente
significativa sul piano non dello scontro
politico ma dei principi e del diritto, la
prego di consentirmi una deroga di un
minuto e mezzo, prima di entrare nel
merito non della vicenda giudiziaria ma
della questione costituzionale, per rispondere
allÕamico e collega benevolo, comprensivo
e tollerante, Di Capua. Gli rispondo
non per dirgli che mi dispiace il
suo diverso avviso e il suo voto contrario,
ma per osservare che cio` che egli ha
esposto, sia pure con larga motivazione
politica, rispetto al fatto che la sua attuale
individuale posizione sia mutata per lo
scontro politico in atto di una parte
contro lÕaltra, mette in evidenza una
profonda contraddizione del significato di
questo voto, che non e` voto politico, anche
se qualcuno lo vorrebbe surrettiziamente
far diventare tale: e` voto di coscienza.
Essendo voto di coscienza, il paradosso
manzoniano, alla Adelchi, Ç far torto o
patirlo È, pone in una condizione di reato
lÕamico Di Capua, che privatizza la sua
coscienza. Egli ha parlato di benevolenza,
di tolleranza, con un atteggiamento paternalistico
che io umanamente accolgo e
accetto, ma egli non deve applicare Ð ne«
farsi turbare dalla parte politica avversa Ð
principi che riguardino la sua bonta` , la
sua tenerezza, il suo individuale affetto,
ne«, per contrario, mantenendo fermo
quellÕaffetto, limitarlo perche« Mancuso od
altri prendono una posizione politica che
e` quella che puo` irritare lÕamico Bielli.
Dico che se egli ha un convincimento non
deve essere per tolleranza nei miei confronti,
ma per un principio istituzionale,
che e` quello per cui Ð come egli sempre
ha detto Ð le opinioni politiche nei comizi
o sui giornali vanno rispettate al di la` del
tono, al di la` della espressivita` , al di la` del
caratteraccio di chi le esprime. E`
questa
la sua posizione di sempre, che non puo`
essere turbata ne« dallÕaffetto, ne« dalla
benevolenza, ne« dalla contrapposizione
politica. Non si puo` privatizzare il voto di
coscienza e dire: Ç siccome dispongo di un
voto e questo voto andrebbe a Sgarbi, ma
questi e` sostenuto da una manica di
fascisti o di antigiudici, io non glielo do
piu` È. Mi sembra veramente, amico Di
Capua, qualche cosa di cosõ` aberrante sul
piano logico che io ti chiedo di ricrederti,
almeno di astenerti, perche« contravverresti
ai tuoi principi, che sempre hanno
garantito a me Ð ma non come amico, per
benevolenza o tolleranza Ð come a tutti
Atti Parlamentari Ñ 22 Ñ Camera dei Deputati
XIII LEGISLATURA Ñ DISCUSSIONI Ñ SEDUTA DEL 10 GIUGNO 1998 Ñ N. 369
che cio` che e` detto con animo e spirito
politico e` quello che questÕAssemblea deve
garantire.
Allora, fatta questa premessa, chiedendo
non allÕamico, per benevolenza,
tolleranza, paternalismo, ma per rispetto
della sua coscienza, di ricredersi su una
questione come questa, per non far dubitare
che egli Ð e saro` a questo punto
maligno Ð voti in modo diverso da se«
stesso perche« in qualche modo vicino a Di
Pietro, cosa che evidentemente potrebbe
alterare ulteriormente la purezza del suo
voto, io lo invito di astenersi.
Fatta questa premessa, che mi sembra
in punto di pura logica, vorrei ricordare
agli amici della sinistra (perche« non ho
bisogno di convincere quelli della destra o
del centro-destra in questo momento in
cui io potrei essere il capro espiatorio di
quella nuova contrapposizione stabilita
dalla rottura della Commissione bicamerale,
per cui si va allo scontro frontale
sulla NATO, sulla scuola e non si entra
piu` , per queste specifiche questioni, su un
problema di metodo e di coscienza, che
riguarda viceversa lÕautonomia, la liberta` e
lÕindipendenza dei parlamentari quando
esprimono opinioni politiche; tanto che io,
avverso da sempre allÕonorevole Bossi,
sono diventato un suo difensore, in nome
del principio che chi si chiama qui, come
mille volte ho detto, Ç leghista per lÕindipendenza
della Padanõ`a È non puo` essere
processato perche« pretende di chiedere
quellÕindipendenza nelle piazze) che il
voto per il quale la Giunta dichiaro` la
sindacabilita` fu dellÕonorevole Berselli. Fu
Berselli che Ð per amicizia politica o
tentativo di richiamare, come una sirena,
verso la destra Di Pietro Ð disse (e lo
confesso` anche ai giornali): Ç sai, non
potevo votare contro Di Pietro, perche«
sarebbe stato un voto pericoloso, perche«
lui e` molto popolare e noi vorremmo che
venisse con noi È. Adesso e` andato con voi,
ma non e` che su Di Pietro dobbiamo
giocare la partita della politica italiana,
per cui Berselli vota nella Giunta per Di
Pietro, perche« si sente ricattato dallÕautorita`
morale e popolare di questo personaggio,
e viceversa per una parte o per
lÕaltra che oggi abbia Di Pietro in debito
o in sofferenza.
Fatta questa considerazione di ordine
contenutistico, vorrei dire che non chiedo
ne« benevolenza ne« comprensione ne« tolleranza,
ma lÕapplicazione del diritto. Qui
non viene chiesto a nessuno di entrare nel
merito; peraltro non si tratta di merito
specifico, perche« non credo che nessuno
sia assassino, non ho mai fatto male a
nessuno, non ho mai fatto morire nessuno.
So che Ð ed e` la lettera di Cagliari
Ð alcuni sono morti per distrazione, per
prevaricazione di un atto giudiziario talvolta
riconosciuto piu` tardi come ingiusto.
Vorrei ricordare agli amici della sinistra
i nomi degli onorevoli Cervetti, Pollastrini,
Burlando, Correnti...
FABIO MUSSI. Tutti assolti !
VITTORIO SGARBI. Sto dicendo questo...
FABIO MUSSI. Tutti assolti ! Ci sono
stati i processi e si sono difesi !
VITTORIO SGARBI. Infatti non sono
in contraddizione con te, Mussi.
GENNARO MALGIERI. Stalinista !
VITTORIO SGARBI. Si puo` pensare
che io sia un nemico di classe o di parte
politica, ma vorrei semplicemente porre
questioni logiche. Ho ritenuto di citare
Burlando perche« fu arrestato. Ma io ho
difeso anche Burlando, ho difeso la Pollastrini,
ho difeso Correnti, ho difeso
Cervetti. Con me allÕepoca cÕera solo
Correnti, della vostra parte politica, a fare
difese pubbliche di questo rilievo.
Il problema e` tanto di natura logica
che non riguarda la parte politica. Io non
ho niente contro Davigo e contro Colombo:
non li conosco come persone a cui
dare degli assassini. Richiamo, ancora una
volta, per dignita` istituzionale, le parole
dellÕonorevole Presidente della Repubblica
Oscar Luigi Sca`lfaro, il quale ha detto che
talvolta lÕavviso di garanzia e` un avviso di
Atti Parlamentari Ñ 23 Ñ Camera dei Deputati
XIII LEGISLATURA Ñ DISCUSSIONI Ñ SEDUTA DEL 10 GIUGNO 1998 Ñ N. 369
morte, e` un omicidio. La parola e` esattamente
la stessa. Non voleva dire che il
tintinnare di manette o la morte di
Cagliari erano direttamente provocate dagli
assassini, con nomi e cognomi: intendeva
dire che quel metodo aveva portato
a quelle morti. Il Presidente della Repubblica.
Ripeto in aula affinche« rimanga agli
atti (visto che queste sono dichiarazioni
dei giornali) che non cÕe` una sola parola
di quello che qui e` scritto che io non
confermi come mia posizione politica.
Non perche« voglia aver ragione, ma
perche« ogni posizione politica va rispettata,
al di la` delle ragioni e del merito, in
quanto e` proprio questa la nostra funzione.
Per concludere, onorevole Presidente,
io non invoco la pieta` di una comprensione,
ma la riflessione sullÕindipendenza
e lÕautonomia della politica, anche nei
suoi eccessi verbali, come quelli teatralmente
espressi da tanti amici della sinistra
(da Michele Serra a Dario Fo) che
hanno fatto politica in modo molto
espressivo, al di la` della bonta` delle
affermazioni.
Da ultimo, vorrei ricordare alcune parole
(precedenti alle mie dichiarazioni,
quasi difensore morale di quella condizione
tragica) del dottor Gabriele Cagliari.
Il 3 luglio 1993 egli scriveva alla moglie ed
ai figli: Ç Miei carissimi (...) sto per darvi
un nuovo grandissimo dolore. Ho riflettuto
intensamente ed ho deciso che non
posso sopportare piu` a lungo questa vergogna
È. In questi giorni in America e`
uscito un libro che di questa vergogna
parla come di Ç ghigliottina italiana È. In
unÕopera curata dallÕonorevole Violante
(Annali Einaudi) Ð Ç Legge, diritto e giustizia
È Ð il professor David Nilken dichiara
esplicitamente: Ç La questione piu`
difficile e` capire quanto Tangentopoli abbia
rappresentato un deliberato tentativo
dei giudici di indebolire alcuni partiti
politici piuttosto che altri È. Viene dichiarato
in unÕopera curata dallÕonorevole
Violante.
Continuava Cagliari nella sua lettera:
Ç La mano pesante, squilibrata e ingiusta
dei magistrati ha fatto il resto. Ci trattano
veramente come non-persone, come cani
ricacciati ogni volta al canile. Sono qui da
oltre quattro mesi illegittimamente trattenuto
È. Ricorda che non vi e` alcun
pericolo che tutto quanto gli viene contestato
possa essere ripetuto. Prosegue:
Ç Gia` molti sostengono che agli inquisiti
come me dovrebbe essere interdetta ogni
possibilita` di lavoro È (non solo nellÕamministrazione
pubblica, ma anche nelle
aziende private). Ç Si vuole, insomma,
creare una massa di morti civili, disperati
e perseguitati, proprio come sta facendo
lÕaltro complice infame della magistratura,
che e` il sistema carcerario È.
Ç Come dicevo, siamo cani in un canile
dal quale ogni procuratore puo` prelevarci
per fare la sua propria esercitazione e
dimostrare che e` piu` bravo e piu` severo di
quello che aveva fatto una analoga esercitazione
alcuni giorni prima o alcune ore
prima È.
Sono parole che rispecchiano la questione
che ha toccato proprio quel famoso
necrologio: un magistrato dice una cosa, il
GIP contraddice, il magistrato riprende e
la vittima rimane in carcere fino ad
essere, come tocco` a Burlando, prosciolta
attraverso un processo o unÕassoluzione in
istruttoria.
Ho fatto queste affermazioni con riferimenti
a citazioni da Sca`lfaro allÕonorevole
Violante per dire che il problema non
riguarda me. Sono pronto ad essere il
capro espiatorio, ma non ne godo: non
chiedo benevolenza, ma legittimazione di
qualunque espressione un parlamentare
faccia non contro una persona, come
nemico personale, ma contro una struttura
di potere che puo` non essere colpevole,
ma che si attacca politicamente per
ragioni soltanto politiche. Io nulla ho di
personale contro chi mi ha querelato, ma
tutto ho di politico contro un metodo che
e` chiamato, in maniera particolarmente
illuminante, Ç ghigliottina È (Applausi dei
deputati dei gruppi di forza Italia e di
alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole
Sgarbi, mi lasci dire che lei ha non
Atti Parlamentari Ñ 24 Ñ Camera dei Deputati
XIII LEGISLATURA Ñ DISCUSSIONI Ñ SEDUTA DEL 10 GIUGNO 1998 Ñ N. 369
correttamente chiamato in causa il Presidente
della Camera e per due motivi.
Innanzitutto perche« gli autori dei saggi
rispondono personalmente di quanto sostengono:
e questo deve dirlo perche« nel
libro e` scritto questo. In secondo luogo
perche« nella sua conclusione, nella foga
oratoria, ha detto che aveva citato mie
dichiarazioni, cosa che invece non ha
fatto.
VITTORIO SGARBI. Non sue dichiarazioni:
il libro che lei ha curato.
PRESIDENTE. Lo preciso per ragioni
di correttezza reciproca.
FILIPPO MANCUSO. Quanta prudenza
!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto lÕonorevole
Bielli, al quale ricordo che dispone di due
minuti. Ne ha facolta`.
ELIO VITO. Una volta concludeva lÕinteressato
!
VALTER BIELLI. Presidente, saro` brevissimo
e concludero` in due minuti.
Vorrei fare una considerazione: e` inaccettabile
che in questÕaula componenti
della Giunta o alcuni parlamentari possano
affermare che vi sarebbe un atteggiamento
persecutorio verso qualcuno. E`
inaccettabile perche« allÕinterno della
Giunta abbiamo sempre votato secondo
coscienza, dividendoci anche allÕinterno di
ciascuno schieramento. Credo che chi fa
affermazioni di questo tipo non faccia
onore neppure a se stesso.
Concludo con una seconda considerazione:
in Giunta abbiamo cercato di assumere
decisioni sui singoli atti e sui
singoli fatti, sempre e comunque. Non so
se abbiamo giudicato bene o male: stara`
agli altri deciderlo.
Anche in questa occasione lÕatteggiamento
e` stato quello di riferirsi ad un
fatto preciso, e per coloro che hanno
votato per la sindacabilita` una questione
ha assunto preminenza rispetto alle altre:
si e` ritenuto che anche il linguaggio abbia
un significato. Abbiamo pensato che lÕinsulto
e lÕoffesa personale non siano la
prerogativa del parlamentare. Qui richiamo
le dichiarazioni rese dallÕonorevole
Zacchera, il quale ha affermato che,
qualora questo linguaggio fosse generalizzato,
non vi sarebbe piu` la possibilita` di
un dialogo e di un confronto tra i
parlamentari: saremmo alla rissa continua
!
Credo, allora, che la tutela del parlamentare
e del Parlamento passi anche
attraverso il linguaggio del parlamentare.
Ritengo che non si possa pensare di
utilizzare frasi come Ç sono degli assassini,
sono dei criminali È e come parlamentare
far riferimento alle proprie prerogative
quando si arriva a dire Ç dico morte a
chiunque perche« questo nome porta morte
È. Con questo linguaggio io dico che si
svilisce il ruolo del Parlamento e chiedo
pertanto ai deputati di riflettere non con
benevolenza ma con un atteggiamento di
responsabilita` che riguarda noi stessi ed il
ruolo del Parlamento (Applausi).
ELIO VITO. Chiedo di parlare sullÕordine
dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facolta`.
ELIO VITO. Presidente, proprio perche«
sono state rimarcate presunte differenze
nel trattamento del collega Sgarbi Ð ma
sullÕargomento non voglio entrare Ð, desidero
esprimere rammarico perche« in questa
occasione per la prima volta (per quanto
ricordo) si e` contravvenuto ad una antica
tradizione parlamentare che ha sempre
consentito al deputato interessato di qualsiasi
parte politica, di destra o di sinistra, di
godere del piccolo ma importante diritto di
rivolgere lÕultima parola allÕAssemblea (Applausi
dei deputati dei gruppi di forza Italia
di alleanza nazionale).
Credo che quanto e` avvenuto in questa
occasione, cioe` lÕintervento del collega
Bielli successivo a quello dellÕonorevole
Sgarbi, con le cose che sono state dette,
nel merito delle quali non entro, non dico
che testimoni lÕesistenza di un pregiudizio
Atti Parlamentari Ñ 25 Ñ Camera dei Deputati
XIII LEGISLATURA Ñ DISCUSSIONI Ñ SEDUTA DEL 10 GIUGNO 1998 Ñ N. 369
nei confronti del collega Sgarbi ma sicuramente
mi fa ritenere che in questa
occasione abbiamo tradito non il collega
Sgarbi ma quellÕimportante principio parlamentare
che e` il rispetto per tutti noi.
PRESIDENTE. Onorevole Vito, lei comprende
che non posso togliere la parola
ad un collega che lÕha chiesta e ne aveva
diritto.
Passiamo ai voti.
Indõ`co la votazione nominale, mediante
procedimento elettronico, sulla proposta
della Giunta di dichiarare che i fatti per
i quali e` in corso il procedimento, di cui
al Doc. IV-quater, n. 4, non concernono
opinioni espresse dal deputato Sgarbi nell
Õesercizio delle sue funzioni, ai sensi del
primo comma dellÕarticolo 68 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
Presenti .......................... 415
Votanti ........................... 393
Astenuti .......................... 22
Maggioranza .................. 197
Hanno votato sõ` .... 157
Hanno votato no ... 236
(La Camera respinge Ð Vedi votazioni).
La Camera ha pertanto deliberato nel
senso che i fatti per i quali e` in corso il
procedimento di cui al Doc. IV-quater,
n. 4 concernono opinioni espresse da un
membro del Parlamento nellÕesercizio
delle sue funzioni.
Inversione dellÕordine del giorno
(ore 11,05).
GIANCARLO GIORGETTI. Chiedo di
parlare per unÕinversione dellÕordine del
giorno.
PRESIDENTE. Ne ha facolta`.
GIANCARLO GIORGETTI. Presidente,
lÕordine del giorno di oggi prevede al
punto 8 il seguito della discussione delle
mozioni Comino ed altri, Conte ed altri e
Volonte` ed altri sulla tutela della riservatezza
nei modelli delle dichiarazioni dei
redditi. Chiedo formalmente che si passi
subito alla trattazione di questo punto e
non al seguito della discussione delle
proposte di legge in materia di tutela delle
minoranze linguistiche di cui al punto 5
dellÕordine del giorno.
Credo che il motivo di questa richiesta
sia evidente a tutti. E`
iniziata la presentazione
delle dichiarazioni dei redditi ed e`
necessario che si faccia chiarezza e si dia
certezza circa questo problema della riservatezza
dei dati, di tutela della privacy
dei contribuenti. A tale riguardo, ricordo
che vi sono delle richieste provenienti
dagli ordini professionali in merito ad
eventuali proroghe della presentazione
delle dichiarazioni dei redditi, per cui
ritengo opportuno procedere con urgenza
allÕesame e alla votazione di queste mozioni
al fine di portare elementi di certezza
sia con riferimento allÕoperato del
Governo sia con riferimento ai cittadini
contribuenti.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
PIERLUIGI PETRINI (ore 11,08)
PRESIDENTE. Sulla proposta dellÕonorevole
Giancarlo Giorgetti, ai sensi dell
Õarticolo 41, comma 1, daro` la parola, ove
ne facciano richiesta, ad un deputato
contro ed uno a favore.
RICCARDO MIGLIORI. Chiedo di parlare
a favore.
PRESIDENTE. Ne ha facolta`.
RICCARDO MIGLIORI. Signor Presidente,
intervengo per esprimere il consenso
del nostro gruppo su questa richiesta
avanzata dal collega Giancarlo Giorgetti.
Ritengo infatti utile, per cio` che
riguarda i lavori dellÕaula, un breve slittamento
delle votazioni inerenti alle que-
Atti Parlamentari Ñ 26 Ñ Camera dei Deputati
XIII LEGISLATURA Ñ DISCUSSIONI Ñ SEDUTA DEL 10 GIUGNO 1998 Ñ N. 369
stioni pregiudiziali sullÕargomento in materia
di tutela delle minoranze linguistiche,
visto e considerato che le due pregiudiziali
presentate dal mio gruppo si
riferiscono anche ad un testo normativo
che e` in itinere e che si sta modificando
notevolmente, sulla base dei lavori del
Comitato ristretto. Per questi motivi in
aula si potrebbe determinare una situazione
abbastanza kafkiana per la quale si
voterebbero le questioni pregiudiziali su
un testo che e` ancora in divenire; anzi,
probabilmente, alla fine dei lavori del
Comitato ristretto il testo sara` diverso
rispetto a quello attuale e pertanto Ð
parlo almeno per quanto riguarda il mio
gruppo Ð non sara` neppure opportuno o
necessario presentare questioni pregiudiziali.
Conseguentemente, per i motivi che ho
appena esposto e per le argomentazioni
sostenute dal collega relativamente a
quanto previsto al punto 8 dellÕordine del
giorno, il nostro gruppo condivide la
richiesta del collega Giancarlo Giorgetti.
LUCIANO CAVERI. Chiedo di parlare
contro.
PRESIDENTE. Ne ha facolta`.
LUCIANO CAVERI. Signor Presidente,
sono contrario allÕinversione dellÕordine
del giorno perche«, se e` vero che la legge
in materia di tutela delle minoranze linguistiche
e` attesa ormai da cinquantÕanni,
per cui non sara` certo qualche giorno in
piu` o in meno a cambiare la situazione, e`
altrettanto vero che ci troviamo dinanzi
ad un fatto di principio. Sono infatti
ormai parecchie settimane che lÕesame di
questo provvedimento iscritto allÕordine
del giorno slitta; ci troviamo ancora una
volta dinanzi ad una richiesta di rinvio
che rischia di costare caro. A mio avviso
si dovrebbe almeno procedere alla votazione
delle questioni pregiudiziali al fine
di consentire un reale Ç incardinamento È
nei lavori dellÕaula del provvedimento in
oggetto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Per
agevolare il computo dei voti, dispongo
che la votazione sia effettuata mediante
procedimento elettronico senza registrazione
dei nomi.
Pongo pertanto in votazione, mediante
procedimento elettronico senza registrazione
di nomi; la richiesta di inversione
dellÕordine del giorno avanzata dallÕonorevole
Giancarlo Giorgetti.
(E` approvata).
Seguito della discussione delle mozioni
Comino ed altri n. 1-00268, Conte ed
altri n. 1-00270 e Volonte` ed altri
n. 1-00271 sulla tutela della riservatezza
nei modelli delle dichiarazioni
dei redditi (ore 11,09).
PRESIDENTE. LÕordine del giorno reca
il seguito della discussione delle mozioni
Comino ed altri n. 1-00268, Conte ed altri
n. 1-00270 e Volonte` ed altri n. 1-00271
sulla tutela della riservatezza nei modelli
delle dichiarazioni dei redditi (per le
mozioni vedi lÕallegato A al resoconto della
seduta dellÕ8 giugno 1998).
Ricordo che nella seduta dellÕ8 giugno
scorso si e` svolta la discussione sulle linee
generali e che il Governo ha espresso
parere contrario sulle mozioni allÕordine
del giorno.
(Dichiarazioni di voto)
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni
di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto lÕonorevole Leone. Ne ha facolta`.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente,
vorrei ripercorrere rapidamente lÕintera
vicenda che ci vede impegnati su una
mozione che riveste una grandissima importanza
per tutti i cittadini.
Il ministro delle finanze ha previsto
lÕobbligo di utilizzare una particolare busta
per la presentazione del nuovo modello
Ç Unico È della dichiarazione dei
redditi. Ebbene, mai nome fu piu` appro-
Atti Parlamentari Ñ 27 Ñ Camera dei Deputati
XIII LEGISLATURA Ñ DISCUSSIONI Ñ SEDUTA DEL 10 GIUGNO 1998 Ñ N. 369
priato, perche« si tratta di un caso unico.
Infatti, nella nostra storia fiscale non vi
sono precedenti del genere.
Con questa previsione il Governo e`
apparso ai cittadini per quello che esso
realmente e`: un Governo che viola la
legge. In un momento in cui si sbandiera
ai quattro venti la necessita` di rifarsi al
principio di legalita` , il primo a violare la
legge e` proprio il Governo. Dico cio`
perche«, nonostante il garante della privacy
si sia accorto che il metodo usato dal
Governo per la dichiarazione dei redditi
dei nostri concittadini viola le norme
previste per la tutela della privacy, il
Governo non ha ottemperato a quanto
previsto da una legge dello Stato, con la
giustificazione che non sarebbe possibile
attenersi a quella normativa in quanto ci
troveremmo in ritardo rispetto ai tempi
previsti. E`
questa la giustificazione che il
Governo adduce per il suo comportamento,
come se violare la legge fosse in
qualche modo giustificabile.
Tuttavia, queste considerazioni si riagganciano
ad un discorso di carattere piu`
generale. Ci sono alcuni ministri, in particolare
quelli del lavoro, dei lavori pubblici
e delle finanze, che hanno dato prova
di grande confusione di idee in merito alle
questioni legate alle infrastrutture, al lavoro,
alla semplificazione fiscale e a
quella previdenziale. Queste non sono
parole mie, bensõ` del responsabile economico
dei democratici di sinistra, Lanfranco
Turci, che in una intervista a Il
Giornale, ha espresso tali giudizi su questo
Governo e su alcuni ministri, fra i quali
quello delle finanze che si rifiuta di
ottemperare alle indicazioni date dal garante.
La mozione di forza Italia, sulla quale
chiediamo il voto dellÕAssemblea, non e` di
carattere populistico perche« il gruppo di
forza Italia non vuole che venga differito
il termine di pagamento delle tasse, ma
vuole invitare il Governo a far slittare le
modalita` di presentazione del modello
unico, facendo pero` pagare per tempo
lÕimporto da versare, secondo quanto previsto
dalle norme vigenti. Cio` consentirebbe
di evitare un utilizzo dei dati dei
cittadini, ricavabili dal modello Ç Unico È,
difforme da quanto previsto dalla normativa
sulla privacy.
A parte il merito, cioe` quello che si
puo` dire sulla necessita` di mutamento in
linea generale, il garante per la privacy
afferma: Ç La soluzione prescelta per la
busta contenente il modello Unico 98 per
la dichiarazione dei redditi e` inadeguata
perche« permette la lettura del frontespizio
della dichiarazione e permette anche di
estrarre la stessa con relativa facilita` È;
sono parole del garante, il quale segnala
lÕopportunita` di sostituire la busta attuale
Ð sono sempre parole del garante Ð con
unÕaltra che sia idonea a salvaguardare i
canoni di sicurezza previsti dallÕarticolo
15 della legge n. 775 del 1996, la cosiddetta
legge sulla privacy.
Se queste sono le indicazioni del garante
e le motivazioni addotte dal ministro
Visco, che a detta dello stesso responsabile
economico dei democratici di
sinistra Lanfranco Turci sta creando confusione
in barba a qualsiasi idea di
semplificazione della normativa fiscale,
non si vede perche« non debba essere
accolta una mozione proposta da forza
Italia che intende tutelare i cittadini sulla
base di una legge che lo stesso Parlamento
ha approvato e che e` tuttora vigente.
Queste sono le motivazioni che forza
Italia intende portare allÕattenzione del
Parlamento per tutelare il diritto alla
riservatezza di un cittadino che potrebbe
vedere utilizzati i suoi dati; tra lÕaltro non
si da` la possibilita` a questÕultimo di
consentire lÕutilizzo dei dati perch la
sottoscrizione sulla dichiarazione dei redditi
da` automaticamente allo Stato la
possibilita` di utilizzarli senza riservatezza,
visto che e` unica la firma che si appone
sui modelli. Per quale motivo, quindi, non
protrarre il termine della presentazione
del modello, fermo restando il termine
per il versamento di quanto dovuto allo
Stato ?
Questo e` quanto chiede forza Italia per
la tutela di tutti i cittadini, non solo di
quelli di centro-destra o di centro-sinistra:
vi e` una legge dello Stato che questo
Governo per primo deve rispettare. Biso-
Atti Parlamentari Ñ 28 Ñ Camera dei Deputati
XIII LEGISLATURA Ñ DISCUSSIONI Ñ SEDUTA DEL 10 GIUGNO 1998 Ñ N. 369
gna ripristinare il principio di legalita` ed
occorre che questo Governo sappia una
volta per tutte che soggetto alla legge non
e` solo il cittadino ma anche, per primo, lo
stesso Governo (Applausi dei deputati dei
gruppi di forza Italia e di alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto lÕonorevole Pagliarini.
Ne ha facolta`.
GIANCARLO PAGLIARINI. Presidente,
meno male che e` stata approvata lÕinversione
dellÕordine del giorno: circa un mese
fa lÕonorevole Tremonti ed io abbiamo
fatto una conferenza stampa a Milano per
evidenziare il problema.
Credo che lÕAssemblea dovra` semplicemente
votare applicando un minimo di
buon senso. Basta leggere la risposta del
sottosegretario per le finanze nel dibattito
di lunedõ` per capire come bisogna votare.
Il sottosegretario per le finanze Pierluigi
Castellani ha detto che lÕautorita`
garante della privacy ha manifestato delle
perplessita` circa lÕidoneita` della busta, ma
dice che non e` necessario cambiarla in
considerazione delle convenzioni che sono
state fatte con poste, banche, eccetera.
Il problema e` che nella lettera che il
garante per la privacy ha inviato ad uno
dei ricorrenti, il dottor Virgilio Carnevali,
lettera che ho in mano e che abbiamo
distribuito a tutti coloro che ne hanno
fatto richiesta, cÕe` scritto esattamente il
contrario. LÕautorita` garante per la riservatezza
afferma che Ç a prescindere dal
tenore delle convenzioni, va comunque
segnalata al Ministero delle finanze la
necessita` di regolamentare diversamente
È... eccetera.
Quindi il Governo dice che il garante
non chiede di cambiare la busta perche« ci
sono le convenzioni, mentre una lettera
del garante afferma che, a prescindere
dalle convenzioni, e` necessario cambiare
la busta.
Si tratta solo di dare il giusto peso ai
dati di fatto. Il garante della privacy ha
definito inadatta la busta contenente il
modello della dichiarazione dei redditi,
quello che noi chiamiamo il Ç bustone con
il finestrone È perche« nella busta, che
viene chiusa con la colla, chiunque puo`
infilare la mano e tirar fuori la dichiarazione
dei redditi altrui.
Come dicevo, il garante ha dichiarato
questa busta non idonea alla tutela della
riservatezza e ne ha chiesto lÕimmediata
sostituzione con un modello piu` idoneo. Il
garante scrive anche: Ç Tutto cio` renderebbe
inevitabile un differimento legislativo
È. LÕAssemblea di Montecitorio chiede,
appunto, al Governo di intervenire con un
differimento legislativo, applicando cioe`
quanto il garante ha scritto nella lettera.
Non riesco ad immaginare un voto contrario
alle mozioni perche« non vi sono
danni verso lÕerario, in quanto viene
posticipata la data di consegna della
dichiarazione dei redditi, e non quella in
cui si Ç scuciono È i quattrini. Se il Parlamento
ha approvato una legge di tutela
della privacy e se il garante scrive che con
la busta attualmente in uso non viene
tutelata la privacy e che sarebbe necessario
un differimento legislativo, ebbene,
concediamolo ! E`
chiaro che il differimento
non rientra tra i poteri del garante,
il quale si e` limitato solo a sottolineare
lÕesistenza del problema. Cambiate il modello
almeno per lÕanno prossimo ! Questo
pero` significa che questÕanno continuiamo
ad utilizzare uno strumento che va contro
la legge approvato dal Parlamento.
Ecco perche« raccomando a tutti di
votare a favore delle mozioni presentate,
tanto piu` che la questione, a mio parere,
non riguarda la destra o la sinistra ma
solo lÕapplicazione corretta delle leggi. Se
non si posticipa il termine ultimo per la
presentazione delle dichiarazioni dei redditi,
questÕAssemblea decide di non applicare
le leggi. Ricordo ai colleghi che il
sottosegretario di Stato per le finanze
Castellani ha dichiarato che il garante non
ha opposto obiezioni alla busta attualmente
in uso perche« risponde a quanto
previsto da alcune convenzioni, ma nel
testo della lettera firmata dallo stesso
garante si dice: Ç A prescindere dal tenore
delle convenzioni, va comunque segnalata
al ministro delle finanze la necessita` di
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XIII LEGISLATURA Ñ DISCUSSIONI Ñ SEDUTA DEL 10 GIUGNO 1998 Ñ N. 369
regolamentare diversamente la procedura
È. E`
chiaro che non potendo decidere di
cambiare la busta il garante si sia limitato
a indicare la necessita` di farlo lÕanno
prossimo, ferma la possibilita` dellÕAssemblea
di raccomandare al Governo di procedere
alla modifica fin da questÕanno.
Non diamo dunque cattivi esempi, non
induciamo il Governo a compiere atti
illegali (Applausi dei deputati del gruppo
della lega nord per lÕindipendenza della
Padania) !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto lÕonorevole Peretti.
Ne ha facolta`.
ETTORE PERETTI. Rinunzio, signor
Presidente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto lÕonorevole Repetto.
Ne ha facolta`.
ALESSANDRO REPETTO. Signor Presidente,
mi pare che sul modello Ç Unico È
lÕobiettivo dellÕopposizione non sia la riservatezza
dei dati. E`
sufficiente leggere i
nomi dei firmatari (compreso lÕonorevole
Leoni che e` teste« intervenuto in modo
amabile) per intravedere un contenuto
diverso rispetto alla generalita` delle mozioni.
In sostanza, si vuole manifestare
una profonda contrapposizione alla politica
fiscale che il Governo sta attuando,
attraverso un elemento marginale. Ai colleghi
firmatari delle mozioni ricordo che
negli anni precedenti la consegna dei
modelli 740 avveniva in modo certamente
non riservato e avvalendosi di personale
assunto solo per lÕoccasione (quindi personale
precario). Oggi questo non accade
piu` e la consegna avviene attraverso i
commercialisti e attraverso il sistema bancario
che, per la loro stessa funzione, sono
soggetti alla riservatezza. Quindi, da questo
punto di vista molte cose sono state
migliorate.
Noi, deputati del gruppo dei popolari e
democratici-lÕUlivo, voteremo contro le
mozioni presentate. Siamo consapevoli e
condividiamo, sia pure non totalmente, le
osservazioni fatte dal garante e riteniamo
che comunque la legge sulla privacy sia
una legge anche in divenire. Riteniamo,
inoltre, che sia una legge che debba essere
certamente portata a compimento ed applicata,
ma anche tenendo conto di quelle
che sono le espressioni di razionalita` e di
funzionalita` del sistema. Se vogliamo che
il cittadino e lÕutente in generale venga
effettivamente messo nella condizione di
poter migliorare il proprio rapporto con
lÕamministrazione pubblica in generale,
dobbiamo anche riformare profondamente
il rapporto di distribuzione e i
canali di informazione che abbiamo nei
confronti di questa utenza.
In tal senso, quindi, credo che la
riforma fiscale vada proprio verso il raggiungimento
dellÕobiettivo.
Quella contenuta nelle varie mozioni
presentate e` certamente una posizione
strumentale. Non solo, perche« lÕobiettivo
che si prefiggono di raggiungere non e`
quello della riservatezza dei dati, ma,
ancora una volta, quello di portare una
profonda opposizione ad una riforma
fiscale che molti personaggi non hanno
voluto anche per una contrapposizione di
carattere non certamente politico, ma alle
volte pure di pensiero, nei confronti dell
Õattuale ministro Visco.
Noi riteniamo che molte situazioni
possano essere migliorate, ma vogliamo
certamente conseguire sul piano politico
lÕobiettivo non della riservatezza dei dati,
ma di fare in modo che la riforma fiscale
Ð ricordo agli amici e ai colleghi parlamentari
che non si e` piu` fatta dal 1973 Ð
possa finalmente andare in porto; anche
se sul piano sperimentale si potra` certamente
in questa situazione operare un
miglioramento negli anni futuri. Non ritengo
pero` che questo dato della riservatezza
oggi possa essere sostenuto in contrapposizione
ad elementi molto piu` importanti
quali quelli di un miglioramento
complessivo del sistema, che portera` , oltre
tutto, ad una lettura dei dati in termini
temporali molto brevi e con un forte
impatto sul piano della lotta alla evasione
fiscale.
Atti Parlamentari Ñ 30 Ñ Camera dei Deputati
XIII LEGISLATURA Ñ DISCUSSIONI Ñ SEDUTA DEL 10 GIUGNO 1998 Ñ N. 369
Per queste ragioni, ribadisco il voto
contrario dei deputati del gruppo dei
popolari e democratici-lÕUlivo sulle mozioni
presentate (Applausi dei deputati del
gruppo dei popolari e democratici-lÕUlivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto lÕonorevole Targetti.
Ne ha facolta`.
FERDINANDO TARGETTI. Vorrei fare
una premessa: il 1998 e` lÕanno di una
straordinaria riforma fiscale, che ha uno
dei suoi punti cruciali nelle semplificazioni.
Voglio richiamare quattro punti: la
dichiarazione unica di tutte le imposte
dirette; il passaggio da 60 a 15 versamenti;
la compensazione fra crediti e debiti; la
trasmissione elettronica dei dati per disporre
in tempo reale degli stessi, consentire
la correzione delle dichiarazioni in
breve tempo e ridurre il contenzioso. Cio`
comporta la dichiarazione cosiddetta
Ç Unico 1998 È, che oggi le opposizioni
chiedono di rallentare.
Voglio entrare nel merito delle richieste
di cui sopra.
La comune premessa delle mozioni
presentate, con la quale si chiede di
prorogare il termine per lÕattuale presentazione
della dichiarazione dei redditi
1997, risiede nella critica da essi mossa
alla busta utilizzata come contenitore di
detta dichiarazione, detta appunto Ç Unico
1998 È. E`
una richiesta non fondata e
cerchero` di spiegarne le ragioni.
Qual e` la ragione di aver previsto da
parte dellÕamministrazione finanziaria
una busta dotata di finestra non protetta ?
Sembrerebbe che si sia trattato di un
errore; un errore che deve essere corretto.
Non e` cosõ`; non e` stato un errore ! La
busta con la finestra aperta, infatti, ha
una propria ragion dÕessere: consentire di
accertare che la dichiarazione sia presente
nella busta e di rilasciare rapidamente la
ricevuta al contribuente del ricevimento
della dichiarazione. Se fosse stata chiusa,
lÕimpiegato della banca o della posta che
riceve la dichiarazione avrebbe in primo
luogo potuto, aprendo la busta, prendere
visione di tutto il contenuto della dichiarazione
stessa; in secondo luogo, avrebbe
potuto essere contestato dal dichiarante
qualora avesse dichiarato che la busta era
vuota !
Vanno inoltre fatte tre considerazioni.
La prima: innanzitutto, le sezioni delicate
dal punto di vista della privacy, vale
a dire quelle relative al 4 per mille e allÕ8
per mille, sono state collocate in basso
allÕÇ Unico 1998 È laddove non si arriva a
vedere.
La seconda: la visione dellÕintero frontespizio
comporta delle manovre intenzionali;
ma allora anche usare il vapore per
aprire la busta potrebbe comportare il
rischio di andare contro la privacy! La
terza: lÕestrazione della dichiarazione
comporta la lacerazione della busta stessa.
Tuttavia, lÕargomento piu` importante e`
il seguente e costituisce lÕobiezione agli
argomenti dellÕonorevole Leone: il garante,
pur rilevando, in un primo momento, dei
difetti della busta circa lÕadeguatezza della
tutela della riservatezza dei contribuenti,
non considerava necessaria la sostituzione
della stessa a condizione che venissero
impartite, alla posta e alle banche convenzionate,
delle indicazioni idonee a tutelare
questo diritto. Il punto e` proprio
questo, cioe` che tali indicazioni sono
presenti nelle convenzioni stipulate dall
Õamministrazione finanziaria con lÕABI e
con le Poste Spa. Per questo motivo
lÕautorita` ha riconosciuto, probabilmente
in un articolo successivo rispetto al testo
a cui fa riferimento lÕonorevole Pagliarini
Ð quindi la settimana scorsa, il 2 giugno
1998 Ð che con queste convenzioni e` stato
impostato in modo nuovo e rigoroso il
sistema delle garanzie poste a tutela della
riservatezza dei cittadini. Cio` al punto tale
che lÕautorita` rileva che queste tutele oggi
assicurano un livello di riservatezza assai
maggiore rispetto al passato.
Vorrei indicare alcuni punti importanti,
affinche« non siano soltanto parole e
generici riferimenti, di queste convenzioni
volte alla tutela della privacy.
Primo: le dichiarazioni possono essere
ricevute ed elaborate solo da persone
formalmente designate, che sono incari-
Atti Parlamentari Ñ 31 Ñ Camera dei Deputati
XIII LEGISLATURA Ñ DISCUSSIONI Ñ SEDUTA DEL 10 GIUGNO 1998 Ñ N. 369
cate di trattare i dati e che devono
garantire riservatezza e sicurezza delle
informazioni trattate. Secondo: le banche
e la posta devono disporre di spazi specifici,
topologicamente definiti e separati
per immagazzinare i dati e per consentire
il controllo, da parte dellÕamministrazione
finanziaria, circa il rispetto della riservatezza
dei dati e delle informazioni riguardanti
i contribuenti. Terzo: i dati vengono
trattati dalle banche e dalla posta solo per
la finalita` del servizio, per il tempo
indispensabile a tale scopo, provvedendo
alla cancellazione delle informazioni
stesse dopo tale periodo. Quarto: la conservazione
dei dati non e` concessa a
soggetti estranei a dette banche e posta.
Per tutte queste ragioni, la tutela del
diritto alla riservatezza dei contribuenti e`
garantita Ð cio` non esclude che lÕanno
prossimo, per cio` che riguarda la busta, si
possano fare ulteriori passi in avanti Ð,
per cui va respinta la richiesta di prorogare
il termine previsto per la presentazione
della dichiarazione dei redditi per
modificare la busta che contiene la dichiarazione
stessa.
Questa e` lÕopinione dei democratici di
sinistra (Applausi dei deputati del gruppo
dei democratici di sinistra-lÕUlivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto lÕonorevole Tassone.
Ne ha facolta`.
MARIO TASSONE. Quando abbiamo
presentato la nostra mozione ritenevamo
che non ci sarebbe stato nessun tipo di
valutazione negativa da parte dei colleghi.
Pensavamo, invece, che le argomentazioni
e le valutazioni contenute nella mozione
potessero essere raccolte in termini positivi
da parte dei colleghi di tutti i gruppi.
Sulle mozioni, invece, si e` prefigurato
un dibattito che io non capisco. Qualcuno
ha parlato di pregiudizio dellÕopposizione.
Ma io ritengo che vi sia, da parte di alcuni
gruppi della maggioranza, una fede incrollabile
negli atti del Governo, nonostante
lÕevidenza e le confusioni che vi
sono. Queste fedi incrollabili non le capisco,
anche perche« questa mozione e`
stata posta in termini molto tranquilli,
nonostante vi sia qualche valutazione negativa
sulla gestione del Ministero delle
finanze. Ma non credo che questa sia una
lesa maesta` . Non e` la prima volta che
parliamo della gestione del Ministero delle
finanze e della politica delle imposte, e
farlo non e` lesa maesta`: e` una legittima
posizione, un legittimo argomentare delle
opposizioni. Ritengo che ci troviamo di
fronte ad una disfunzione da tutti rilevata;
ma soprattutto vi e` da parte del Governo
una violazione della legge n. 675 del 1996.
Ci dobbiamo quindi mettere dÕaccordo,
onorevoli colleghi della maggioranza: ad
un ministro, ad un ministero e` consentito
violare questa norma sulla privacy? Se e`
consentito, allora adottiamo tutti gli accorgimenti
ai quali faceva riferimento il
caro onorevole Targetti, tutti gli accorgimenti
possibili e immaginabili, pero` dobbiamo
stabilire un principio: se al Governo
sia consentito violare una legge.
Dico di piu` : se al Parlamento sia consentito
far violare la legge da parte del
Governo, una legge che il Parlamento
stesso ha approvato nel 1996. Credo che
questo sia il ragionamento da fare, non ve
ne sono altri. Infatti il problema della
busta, il problema della trasparenza, il
problema della violazione sono fatti accertati,
a meno che la fede incrollabile
nella maggioranza e nel ministro delle
finanze non faccia dire cose diverse ai
colleghi della cosiddetta maggioranza, a
tutti i colleghi della maggioranza.
Ritengo, signor Presidente, che ci troviamo
di fronte ad una vicenda molto
strana. Una mozione che non soltanto
chiede alcuni accorgimenti, ma chiede al
Governo di intervenire immediatamente
per posticipare la data di presentazione
della dichiarazione dei redditi credo che
sia un fatto scontato. Chiediamo cioe` che
il Governo metta ordine rispetto alla
confusione creatasi. Vi e` tuttavia un altro
dato: chiediamo ai cittadini di rispettare
la legge n. 675 del 1996 e abbiamo una
vastissima casistica di circostanze in cui i
cittadini hanno dovuto adeguarsi anche
rispetto a cose minimali, infinitesimali. E`
giusto pero` che sia stato cosõ`, e` giusto che
Atti Parlamentari Ñ 32 Ñ Camera dei Deputati
XIII LEGISLATURA Ñ DISCUSSIONI Ñ SEDUTA DEL 10 GIUGNO 1998 Ñ N. 369"
E ora il Caso Moroni, sul quale non ho conoscenza dettagliata, se non per il fatto che anche egli denuciava già allora il sistema di giustizia arbitrario seguito da Mani Pulite...nella sua ultima lettera ai Parlamentari e al Presidente, e anche questa serve per capire i metodi di Mani Pulite e fare chiarezza:
Egregio Signor Presidente,
ho deciso di indirizzare a Lei alcune brevi considerazioni prima di lasciare il mio seggio in Parlamento compiendo l'atto conclusivo di porre fine alla mia vita.
E' indubbio che stiamo vivendo mesi che segneranno un cambiamento radicale sul modo di essere nel nostro paese, della sua democrazia, delle istituzioni che ne sono l'espressione. Al centro sta la crisi dei partiti (di tutti i partiti) che devono modificare sostanza e natura del loro ruolo. Eppure non è giusto che ciò avvenga attraverso un processo sommario e violento, per cui la ruota della fortuna assegna a singoli il compito delle "decimazioni" in uso presso alcuni eserciti, e per alcuni versi mi pare di ritrovarvi dei collegamenti. Né mi è estranea la convinzione che forze oscure coltivano disegni che nulla hanno a che fare con il rinnovamento e la "pulizia". Un grande velo di ipocrisia (condivisa da tutti) ha coperto per lunghi anni i modi di vita dei partiti e i loro sistemi di finanziamento. C'è una cultura tutta italiana nel definire regole e leggi che si sa non potranno essere rispettate, muovendo dalla tacita intesa che insieme si definiranno solidarietà nel costruire le procedure e i comportamenti che violano queste regole.
Mi rendo conto che spesso non è facile la distinzione tra quanti hanno accettato di adeguarsi a procedure legalmente scorrette in una logica di partito e quanti invece ne hanno fatto strumento di interessi personali. Rimane comunque la necessità di distinguere, ancora prima sul piano morale che su quello legale. Né mi pare giusto che una vicenda tanto importante e delicata si consumi quotidianamente sulla base di cronache giornalistiche e televisive, a cui è consentito di distruggere immagine e dignità personale di uomini solo riportando dichiarazioni e affermazioni di altri. Mi rendo conto che esiste un diritto d'informazione, ma esistono anche i diritti delle persone e delle loro famiglie. A ciò si aggiunge la propensione allo sciaccallaggio di soggetti politici che, ricercando un utile meschino, dimenticano di essere stati per molti versi protagonisti di un sistema rispetto al quale oggi si ergono a censori. Non credo che questo nostro Paese costruirà il futuro che si merita coltivando un clima da "pogrom" nei confronti della classe politica, i cui limiti sono noti, ma che pure ha fatto dell'Italia uno dei Paesi più liberi dove i cittadini hanno potuto non solo esprimere le proprie idee, ma operare per realizzare positivamente le proprie capacità e competenze. Io ho iniziato giovanissimo, a solo 17 anni, la mia militanza politica nel Psi. Ricordo ancora con passione tante battaglie politiche e ideali, ma ho commesso un errore accettando il "sistema", ritenendo che ricevere contributi e sostegni per il partito si giustificasse in un contesto dove questo era prassi comune, ne mi è mai accaduto di chiedere e tanto meno pretendere. Mai e poi mai ho pattuito tangenti, né ho operato direttamente o indirettamente perché procedure amministrative seguissero percorsi impropri e scorretti, che risultassero in contraddizione di "ladro" oggi così diffusa. Non lo accetto, nella serena coscienza di non aver mai personalmente approfittato di una lira. Ma quando la parola è flebile, non resta che il gesto. Mi auguro solo che questo possa contribuire a una riflessione più seria e giusta, a scelte e decisioni di una democrazia matura che deve tutelarsi. Mi auguro soprattutto che possa servire a evitare che altri nelle mie stesse condizioni abbiano a patire le sofferenze morali che ho vissuto in queste settimane, a evitare processi sommari (in piazza o in televisione) che trasformano un'informazione di garanzia in una preventiva sentenza di condanna. Con stima."
Sergio Moroni
Su Martelli basta il fatto che il processo è ad un grado successivo tuttora, ma che tu lo consideri già condannato e tutto dire!!!
E questo basta a smontare tutto ciò che dici e a confermare i metodi distruttori del diritto perseguiti dalla giustizia sommaria e forcaiola...(alcuni tuoi dati che hai scritto erano del tutto sbagliati)
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Saluti
"




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