Risponderò solo con un link.
Il mondo è fatto x andare avanti, nn indietro, dobbiamo migliorarci, nn certo peggiorarci.
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Questa è... in breve, la storia di NoisiamoChiesa
In the Easter season of 1995 a small group of lay and ordained Catholics in Innsbruck, Austria, used the method of a petition drive to call for a more loving, democratic, and generous church. In the spirit of Vatican II, they asked that Rome (1) equally respect all the people of God, whether lay or ordained, (2) grant full equal rights to women, (3) lift mandatory celibacy for priests, (4) encourage a positive understanding of sexuality, and (5) teach the gospel as a message of joy.
Within a few months, this renewal campaign had spread to Germany, and soon local versions of the initiative sprang up in countries all over the world, including Belgium, Brazil, Bolivia, Canada, Catalunya, Chile, Colombia, Costa Rica, France, Great Britain, Holland, India, Ireland, New Zealand, Portugal, South Africa, Spain, Switzerland, the USA, and Venezuela.
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Originally posted by sosunturzos
Io, laico, ma attento ai sentimenti popolari, propongo che almeno in Sardegna si torni a celebrare la messa e le altre funzioni in latino, perché non avendo purtroppo la chiesa ancora accettato di celebrarle nella nostra lingua (il sardo),
1) *
almeno non vengano celebrate nella lingua dei dominatori (l'italiano), con ciò perpetuando una mistificazzione culturale e una colonizzazione perpetrata ai nostri danni anche dalla chiesa.
2) *
1 ) Da riconoscersi auspicabile, anche da parte di ampie parti del Clero Sardo, materia già discussa nei lavori del Concilio Plenario Sardo di recente chiusosi, con delusione di tantissimi perchè con esito negativo, stanti le attuali condizioni nelle quali versa tutt' ora lo status della Lingua sarda, per il persistere di varianti e nessuna accetta regolamentazione.
L' Episcopato Sardo ha ritenuto i tempi non maturi, rimanendo in prudente attesa di un' unificazione linguistica, solo dopo la quale sarà possibile provvedere all' auspicata e corretta traduzione ufficiale dell' Ordo Missae in Lingua Sarda.
Già Sua Eccellenza Monsignor Antioco Piseddu, Vescovo di Lanusei, in merito a tal vexta quaestio, aveva espresso pronunciamento chiaro al termine del Concilio Sardo: << Dateci una Lingua ufficiale e nulla osta alla sua accettazione in ambito liturgico. >>
Rimane comunque, a parer mio, strumentale tal intervento in ordine all' uso liturgico di altra lingua, diversa da quella latina, ( o, meglio, con richiesta di quest' ultima in sola sostituzione della lingua italiana ! ) in questo Thread che, senza delegittimare l' Ordo di Papa Paolo VI, è volto a ben chiarificare lo status attuale del precedente Rito di Papa San Pio V, la sua mai superata validità e consentito per ragioni non estetico-nostalgiche, ma nemmeno perchè la nuova riforma infici o renda meno palese la ragion d' essere del Sacrificio Eucaristico; come tale rimanente intatto, senza subire menomazione, oblio od alterazione alcuna nell' Ordo di Papa Paolo VI.
2) Le espressioni contenute nella seconda parte e riferite alla Chiesa con l' uso d' aggettivi propri all' agone meramente politico, le ritengo improprie. Questo per la diversa natura che differenzia la Chiesa da qualsiasi altra entità politica e statuale. Critiche alla Chiesa mosse non tanto con termini ingenerosi, quanto fuori luogo.


Infatti, si è visto e si vede il miglioramento! A fronte di una lingua universale (il latino) da sempre ben accetta, anche per la vicinanza con la nostra, ci viene imposta, con morivazioni pretestuose, la lingua del dominatore.Originally posted by Oli
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Se non capisci queste cose, perché parli?


E' un fatto storicamente accertato che la Chiesa cattolica ha una tradizione di appoggio del potere costituito, specie in Europa, ma anche nel resto del mondo. Non voglio aggiungere altro per non sollevare polemiche inutili. Il fatto di imporci, in sintonia con lo stato italiano, la lingua italiana nelle celebrazioni liturgiche, non fa che rafforzare operazioni di subalternità culturale condotte con l'inganno e di colonizzazione.
Per il nostro popolo, a cui veniva insegnata la povertà del proprio linguaggio ("dialetto") e la superiorità della lingua italiana voluta dai dominatori, è stato, se mi è consentita l'espressione, come insegnare il peccato a un innocente.
E ora si persevera....


Beh, il latino nn lo capisce nessuno, l'inglese lo capiscono tutti, poi ci sono i siti in tutte le maggiori lingue cmq.Originally posted by sosunturzos
A fronte di una lingua universale (il latino) da sempre ben accetta, anche per la vicinanza con la nostra, ci viene imposta, con morivazioni pretestuose, la lingua del dominatore.
Se non capisci queste cose, perché parli?
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In Origine Postato da Oli
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Nella home page di questo sito compare in bella vista, tra l’altro, il collegamento ad una intervista a Franco Barbero, ex sacerdote recentemente ridotto allo stato laicale, e personaggio molto appoggiato dall’associazione che cura il sito.
L’intervista verte sulla recente enciclica Ecclesia de Eucaristia.
Vi si può leggere:
Dove l'enciclica parla di "transustanziazione", di adorazione del Santissimo Sacramento, del valore sacrificale dell'eucarestia, di "Maria eucaristica", di norme liturgiche, della dottrina del Concilio di Trento e di tante altre elaborazioni ecclesiastiche non c'è nulla di vincolante. Si tratta di opinioni che il vescovo di Roma e la sua curia ribadiscono, ma la teologia cattolica è ben più ricca, ben più varia.
E' fuorviante scambiare questa dottrina romana con la teologia cattolica che da tempo si esprime anche in maniere molto diverse. La transustanziazione è una dottrina che non impegna la fede. Si può vivere il dono prezioso dell'eucarestia e rifiutare la dottrina della transustanziazione.
…
La tragedia è che Roma non sa imparare e vuole solo insegnare
…
Roma, ripeto, non sa imparare nemmeno dai suoi errori. Il re è nudo e cerca disperatamente di coprire le sue nudità mettendosi i "panni divini". Ma l'usurpazione è evidente e il "gioco" è troppo scoperto.
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CONCILIO DI TRENTO
SESSIONE XII (10 settembre 1551)
…
CANONI SUL SANTISSIMO SACRAMENTO DELL’EUCARESTIA
1. Se qualcuno negherà che nel santissimo sacramento dell’eucarestia è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il corpo e il sangue di nostro signore Gesù Cristo, con l’anima e la divinità, e, quindi, tutto il Cristo, ma dirà che esso vi è solo come in un simbolo o una figura, o solo con la sua potenza, sia anatema.
2. Se qualcuno dirà che nel santissimo sacramento dell’eucarestia assieme col corpo e col sangue di nostro signore Gesù Cristo rimane la sostanza del pane e del vino e negherà quella meravigliosa e singolare trasformazione di tutta la sostanza del pane nel corpo, e di tutta la sostanza del vino nel sangue, e che rimangono solamente le specie del pane e del vino, - trasformazione che la chiesa cattolica con termine appropriatissimo chiama transustanziazione, - sia anatema.
3. Se qualcuno dirà che nel venerabile sacramento dell’eucarestia, fatta la separazione, Cristo non è contenuto in ognuna delle due specie e in ognuna delle parti di ciascuna specie, sia anatema.
4. Se qualcuno dirà che, fatta la consacrazione, nel mirabile sacramento dell’eucarestia non vi è il corpo e il sangue del signore nostro Gesù Cristo, ma solo nell’uso, mentre si riceve, e non prima o dopo; e che nelle ostie o parti consacrate, che dopo la comunione vengono conservate e rimangono, non rimane il vero corpo del Signore, sia anatema.
5. Se qualcuno dirà che il frutto principale della santissima eucarestia è la remissione dei peccati, o che da essa non provengono altri effetti, sia anatema.
6. Se qualcuno dirà che nel santo sacramento dell’eucarestia Cristo, unigenito figlio di Dio, non debba essere adorato con culto di latria, anche esterno; e, quindi, che non debba neppure esser venerato con qualche particolare festività; ed esser portato solennemente nelle processioni, secondo il lodevole ed universale rito e consuetudine della santa chiesa; o che non debba essere esposto alla pubblica venerazione del popolo, perché sia adorato; e che i suoi adoratori sono degli idolatri, sia anatema.
7. Se qualcuno dirà che non è lecito conservare la santa eucarestia nel tabernacolo; ma che essa subito dopo la consacrazione debba distribuirsi agli astanti; o non esser lecita che essa venga portata solennemente agli ammalati, sia anatema.
8. Se qualcuno dirà che Cristo, dato nell’eucarestia, si mangia solo spiritualmente, e non anche sacramentalmente e realmente, sia anatema.
9. Se qualcuno negherà che tutti e singoli i fedeli cristiani dell’uno e dell’altro sesso, giunti all’età della ragione, sono tenuti ogni anno, almeno a Pasqua, a comunicarsi, secondo il precetto della santa madre chiesa, sia anatema.
10. Se qualcuno dirà che non è lecito al sacerdote che celebra comunicare se stesso, sia anatema.
11. Se qualcuno dirà che la fede è preparazione sufficiente per ricevere il sacramento della santissima eucarestia, sia anatema.
E perché un così grande sacramento non sia ricevuto indegnamente e, quindi, a morte e a condanna, lo stesso santo sinodo stabilisce e dichiara che quelli che hanno la consapevolezza di essere in peccato mortale, per quanto essi credano di essere contriti, se vi è un confessore, devono necessariamente premettere la confessione sacramentale.
Se poi qualcuno crederà di poter insegnare, predicare o affermare pertinacemente il contrario, o anche difenderlo in pubblica disputa, perciò stesso sia scomunicato.


MESSA TRADIZIONALE: CULTO DAL CUORE, VETRINA O IDOLATRIA?
Propongo uno stimolo che mi pare significativo: la pugna a favore del culto tradizionale con quale spirito condotta?
Ognuno esamini se stesso. A me pare che dietro a molte richieste per la messa tradizionale ci siano sentimenti tuttaltro che univoci. A qualcuno sta a cuore la dignitÃ_ la bellezza, a qualcun altro un ordine giuridico da rispettare, ad altri ancora un ordine dogmatico da indicare...
Tuttavia, mi sembra che se sta a cuore la vita cristiana, le cose dovrebbero essere osservate con un peso un po' differente! La Chiesa è come una scala che conduce a Dio. La liturgia e ogni tipo di realtÃ_ ecclesiale sono dei semplici GRADINI: oltre il tempo NON SERVONO PIU' . Questo significa che sono utili tanto in quanto sono solidi e ci permettono di salire. E' ovvio che soffermarsi su un gradino più dovuto cosa piuttosto assurda, per chi vuole salire su una scala. Non è il gradino che dev'essere servito da me (questo è un mezzo non un fine) sono io che devo servirmi del gradino. Allo stesso tempo se veramente salgo non posso non "sentire" di essere in una situazione diversa da quando calcavo i primi gradini.
Ecco, in parole povere, per quanto la liturgia sia importante alcuni tradizionalisti possono finire quasi per farne un punto di arrivo dimenticando che essa è una realtÃ_ creata, utile sì ma solo tanto in quanto mi eleva e m'illumina interiormente. Allo stesso modo se mi soffermo più del dovuto sui gradini della scala per osservarne il colore, la forma ecc. mi devo chiedere sinceramente se non comincio a trasformarli in fine e ad avere un atteggiamento che la Scrittura chiama con un solo terribile nome: idolatria.
Non mi piono, queste, osservazioni peregrine o da poco.
A mio modesto parere il rischio che si può correre ( certo non peregrino, come più sopra è stato evidenziato ) è quello di una reazione ( naturale, la storia docet ! ) ad alcune - sottolineo : alcune e forse tante ! ) deviazioni, talvolta solo derubricabili quali eccessi, in altri casi vere e proprie storture deprecabili - susseguenti al Concilio Vaticano II.
NULLA CHE ABBIANO A CHE VEDERE CON IL MAGISTERO CHE IL COLLEGIO APOSTOLICO UNITO, LEGITTIMAMENTE CONVOCATO DA SUA SANTITA' PAPA GIOVANNI XXIII, LEGITTIMAMENTE DELIBERATO A PROSEGUIRE DA SUA SANTITA' PAPA PAOLO VI, DAI LORO LEGITTIMI SUCCESSORI SEMPRE, INDEFETTIBILMENTE, CON L' ASSISTENZA DELLO SPIRITO SANTO, TAL ALTO MAGISTERO SEMPRE RICHIAMATO, ASSIEME ALLA SACRA TRADIZIONE TUTTA CHE LO HA PRECEDUTO, NON CONFLIGGENTE IN MODO ALCUNO CON IL MEDESIMO CONCILIO.
Nell' ascoltare tante discussioni, oggi, a distanza di vent'anni, sempre mi sovvengono a memoria le parole di un colto Parroco di campagna. Il quale a noi, allora giovani di diciotto anni, sempre con saggezza gli era caro ripeterci: << Attenti: Un Concilio è sempre un fatto epocale ! Cosa che sfugge all' equilibrato giudizio dei contemporanei. PER POTER DIRE DI COMINCIARE A CAPIRNE QUALCOSA DEVONO - COME MINIMO - TRASCORRERE DUECENTO ANNI !! >>
Altrimenti si han solo fazioni, divisioni, scismi, chiacchiere da salotto, propinate in "sacrestia".
In tali divisioni si rischia di scambiare il Cretore con la creatura; il Fine con il mezzo.
A TALE PUNTO SOLO LA SATANICA IDOLTRIA IMPERA !