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Discussione: Questioni di rito

  1. #31
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    In Origine Postato da Marcod'Efeso
    MESSA TRADIZIONALE: CULTO DAL CUORE, VETRINA O IDOLATRIA?

    Propongo uno stimolo che mi pare significativo: la pugna a favore del culto tradizionale con quale spirito condotta?
    Ognuno esamini se stesso. A me pare che dietro a molte richieste per la messa tradizionale ci siano sentimenti tuttaltro che univoci. A qualcuno sta a cuore la dignitÃ_ la bellezza, a qualcun altro un ordine giuridico da rispettare, ad altri ancora un ordine dogmatico da indicare...
    Tuttavia, mi sembra che se sta a cuore la vita cristiana, le cose dovrebbero essere osservate con un peso un po' differente! La Chiesa è come una scala che conduce a Dio. La liturgia e ogni tipo di realtÃ_ ecclesiale sono dei semplici GRADINI: oltre il tempo NON SERVONO PIU' . Questo significa che sono utili tanto in quanto sono solidi e ci permettono di salire. E' ovvio che soffermarsi su un gradino più dovuto cosa piuttosto assurda, per chi vuole salire su una scala. Non è il gradino che dev'essere servito da me (questo è un mezzo non un fine) sono io che devo servirmi del gradino. Allo stesso tempo se veramente salgo non posso non "sentire" di essere in una situazione diversa da quando calcavo i primi gradini.
    Ecco, in parole povere, per quanto la liturgia sia importante alcuni tradizionalisti possono finire quasi per farne un punto di arrivo dimenticando che essa è una realtÃ_ creata, utile sì ma solo tanto in quanto mi eleva e m'illumina interiormente. Allo stesso modo se mi soffermo più del dovuto sui gradini della scala per osservarne il colore, la forma ecc. mi devo chiedere sinceramente se non comincio a trasformarli in fine e ad avere un atteggiamento che la Scrittura chiama con un solo terribile nome: idolatria.
    Non mi piono, queste, osservazioni peregrine o da poco.

    Gentile Marco d’Efeso,

    sono a darle innanzi tutto il benvenuto in questo nostro piccolo forum, il primo che ha scelto per intervenire in POL.

    Certamente la risposta alla domanda che fa da titolo al suo garbato post dovrebbe essere la prima opzione. Culto dal cuore.
    Ma è altrettanto vero che il rischio per alcune tipologie di sostenitori del rito antico di perdere un poco di vista l’obiettivo, di guardare solo ai ricami, all’incenso e al latino (che in un’ottica corretta hanno la loro importanza), sicuramente c’è. Talvolta almeno viene da pensarlo.
    E’ anche da considerare che questa è l’accusa più semplice che i detrattori del rito antico rivolgono in modo gratuito (e spesso surrettizio) a chi invece lo sostiene, per dribblare un discorso serio di contenuto. L’accusa di “nostalgismo” (mi si passi il termine), di guardare solo al passato, ad un rito e ad una pratica (va da se) non al passo coi tempi. Addirittura l’accusa di pensare ad un rito quasi magico, passando quindi dalla fede alla superstizione. Il passo a volte è breve, ne sono a conoscenza.
    D’altra parte mi domando (retoricamente) se nelle messe secondo il Novus Ordo certi rischi non vengano comunque corsi. Certa orizzontalizzazione circolante non mi pare si adatti molto alla immagine della scala da lei proposta.

    Quanto si potrebbe dire sulla Liturgia! Quanti sono gli che andrebbero approfonditi in questo che è il più alto momento della vita cristiana!
    E se certamente l’idea della Messa antica come fine è condannabile, non sarebbe giusto, ed anzi sarebbe un po’ scorretto, liquidare l’intero discorso in maniera cos’ sbrigativa.

    Rinnovo il benvenuto

    Un saluto

    Theophilus

  2. #32
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    Predefinito L'orientamento del celebrante




    Congregatio pro Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum

    Responso della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, In PONTIFICII CONSILII DE LEGUM TEXTIBUS, Communicationes, vol. XXXII, n. 2, Roma 2000, pp. 171-173, Prot. N° 2036/00/L



    Quæsitum

    È stato chiesto alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti se l’enunciato del n. 299 dell’ Institutio Generalis Missalis Romani costituisca una normativa secondo la quale, durante la liturgia eucaristica, la posizione del sacerdote versus absidem sia da considerarsi esclusa.

    La Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, re mature perpensa et habita ratione [dopo matura riflessione e alla luce] dei precedenti liturgici, risponde:


    Negative et ad mentem . [Negativamente e in accordo con i chiarimenti seguenti].


    Innanzitutto si deve aver presente che la parola expedit non costituisce una forma obbligatoria, ma un suggerimento che si riferisce sia alla costruzione dell’altare a pariete seiunctum [staccato dalla parete], sia alla celebrazione versus populum. La clausola ubi possibile sit si riferisce a diversi elementi, come, per esempio, la topografia del luogo, la disponibilità di spazio, l’esistenza di un precedente altare di pregio artistico, la sensibilità della comunità che partecipa alle celebrazioni nella chiesa di cui si tratta, ecc. Si ribadisce che la posizione verso l’assemblea sembra piú conveniente in quanto rende piú facile la comunicazione (cfr. Editoriale di Notitiae 29 [1993] pp. 245-249), senza escludere però l’altra possibilità.

    Tuttavia, qualunque sia la posizione del sacerdote celebrante, è chiaro che il Sacrificio Eucaristico è offerto a Dio uno e trino, e che il sacerdote principale, Sommo ed Eterno, è Gesú Cristo, che opera attraverso il ministero del sacerdote che presiede visibilmente quale Suo strumento . L’assemblea liturgica partecipa nella celebrazione in virtú del sacerdozio comune dei fedeli, che ha bisogno del ministero del sacerdote ordinato per essersi esercitato [potersi esercitare] nella Sinassi Eucaristica. Si deve distinguere la posizione fisica, relativa specialmente alla comunicazione tra i vari membri dell’assemblea e l’orientamento spirituale e interiore di tutti. Sarebbe un grave errore immaginare che l’orientamento principale dell’azione sacrificale sia la comunità. Se il sacerdote celebra versus populum, ciò che è legittimo e spesso consigliabile, il suo atteggiamento spirituale dev’essere sempre versus Deum per Iesum Christum, come rappresentante della Chiesa intera.

    Anche la Chiesa, che prende forma concreta nell’assemblea che partecipa, è tutta rivolta versus Deum come primo movimento spirituale.

    A quanto sembra, la tradizione antica, anche se non unanime, era che il celebrante e la comunità orante fossero rivolti versus orientem, punto dal quale viene la luce, che è Cristo . Non sono rare le antiche chiese, la costruzione delle quali era «orientata» in modo che il sacerdote ed il popolo nell’atto di fare la preghiera pubblica si rivolgessero versus orientem.

    Si può pensare che quando ci furono problemi di spazio o di altro genere, l’abside idealmente rappresentava l’oriente. Oggi, l’espressione versus orientem significa spesso versus absidem, e quando si parla di versus populum non si pensa all’occidente, bensì verso la comunità presente.

    Nell’antica architettura delle chiese, il posto del Vescovo o del sacerdote celebrante si trovava al centro dell’abside e, seduto, di lì ascoltava la proclamazione delle letture rivolto verso la comunità.

    Ora quel posto presidenziale non viene attribuito alla persona umana del Vescovo o del presbitero, né alle sue doti intellettuali e nemmeno alla sua personale santità, ma al suo ruolo di strumento del Pontefice invisibile che è il Signore Gesú.

    Quando si tratta di chiese antiche o di gran pregio artistico, occorre, inoltre, tenere conto della legislazione civile al riguardo dei mutamenti o ristrutturazioni. Un altare posticcio può non essere sempre una soluzione dignitosa.

    Non bisognerebbe dare eccessiva importanza ad elementi che hanno avuto cambiamenti attraverso i secoli. Ciò che rimarrà sempre è l’evento celebrato nella liturgia: esso è manifestato mediante riti, segni, simboli e parole, che esprimono vari aspetti del mistero, senza tuttavia esaurirlo, perché li trascende.

    L’irrigidirsi su una posizione e assolutizzarla potrebbe diventare un rifiuto di qualche aspetto della verità che merita rispetto ed accoglienza.



    Dal Vaticano, 25 settembre 2000


    + Jorge A. Card. Medina Estévez

    Prefetto

    + Francesco Pio Tamburrino

    Arcivescovo Segretario




    NOTA
    Le inserzioni esplicative fra parentesi quadre sono della redazione di Cristianità, http://www.alleanzacattolica.org/ , N. 309 gennaio-febbraio 2002.

  3. #33
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    Predefinito Dal libro "Introduzione allo spirito della liturgia" di J. Ratzinger



    “... si è introdotta una clericalizzazione quale non si era mai data in precedenza. Ora, infatti, il sacerdote - o “il presidente”, come si preferisce chiamarlo - diventa il vero e proprio punto di riferimento di tutta la celebrazione. Tutto termina su di lui. E' lui cui bisogna guardare, è alla sua azione che si prende parte... L'attenzione è sempre meno rivolta a Dio ed è sempre più importante quello che fanno le persone... Il sacerdote rivolto al popolo dà alla comunità l'aspetto di un tutto chiuso in se stesso. L'atto con cui ci si rivolgeva tutti verso oriente non era “celebrazione verso la parete”, non significava che il sacerdote “volgeva le spalle al popolo”: egli non era poi considerato così importante. ... si tratta piuttosto di uno stesso orientamento del sacerdote e del popolo, che sapevano di camminare insieme verso il Signore... Essi non si chiudono in cerchio, non si guardano reciprocamente, ma come popolo di Dio in cammino, sono in partenza verso l'oriente, verso il Cristo che avanza e ci viene incontro. Qui non si tratta di qualcosa di casuale, ma dell'essenziale. Non è importante lo sguardo rivolto al sacerdote, ma l'adorazione comune, l'andare incontro a Colui che viene.

    Tra i fenomeni veramente assurdi del nostro tempo io annovero il fatto che la Croce venga collocata su un lato per lasciare libero lo sguardo sul sacerdote.

    Questo errore dovrebbe essere corretto il più presto possibille... Il Signore è il punto di riferimento. E' Lui il sole nascente della storia.”

  4. #34
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    Predefinito

    Caro Lepanto, il problema dell'orientamento del celebrante e sì importantissimo per tutte le implicazioni ed il significato che ciò comporta.
    Tuttavia con la nuova messa si sono introdotti concetti e significati diversissimi dalle intenzioni del "vetus", mi pare perciò che il problema riguardi tutto il rito riformato e non soltanto singole parti di esso.
    Se la nuova messa ha come intenzione quella di rendere partecipante tutto il "popolo di Dio" riunito in "assemblea", l'orientamento del celebrante versus l'"assemblea" dei fedeli assolve al meglio codesta intenzione.
    Il reale significato che si è voluto introdurre, contrario alla tradizione, lo si evince dalla seguente dichiarazione che hai pubblicato tu stesso:
    "L’assemblea liturgica partecipa nella celebrazione in virtú del sacerdozio comune dei fedeli".
    Bellarmino

  5. #35
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    Predefinito Trentasette abusi liturgici?

    Inutile individuare trentasette abusi liturgici se poi dobbiamo tenerci questi pastori e questi fedeli

    (articolo di Camillo Langone sul "Foglio" di giovedì 25 settembre 2003).

    Trentasette abusi liturgici, ha individuato il Vaticano. Io ne avevo sotto gli occhi e le orecchie trecentosettantasette ma fa niente, l'importante è cominciare. Ho appena pronunciato una pia banalità, perché chiunque frequenti chiese e parrocchie sa che cominciare serve a ben poco se poi a continuare saranno questi preti e questi fedeli. Come ogni popolo ha grosso modo i politici che si merita, così i cattolici italiani hanno un clero a loro immagine e somiglianza.
    Dal Concilio Vaticano II i pastori non hanno fatto altro che pettinare le loro pecore in direzione del pelo: l'italiano al posto del latino (altrimenti a qualcuno poteva scoppiare una venuzza per lo sforzo di capire), l'altare girato verso il popolo (per abbassare l'Altissimo al livello di occhi umani e sub), la musica sanremoide (ma sintonizzata sempre su quindici festival fa), le donne a capo scoperto (il fazzoletto poteva rovinare la messimpiega), e poi negli ultimissimi tempi il declino della panca con inginocchiatoio a favore della sedia da sala d'aspetto del medico della mutua, consegnando ai maomettani l'esclusiva di uno dei gesti più religiosi che ci sia, appunto l'inginocchiarsi, per concludere (concludere temporaneamente, visto che la mamma dei teocretini è sempre incinta) con l'ostia data in mano, cioè in quella lercia parte del corpo adibita a ogni svelto abuso, anche non liturgico.
    Le pecore hanno mostrato di gradire, non accorgendosi (ma non era compito loro farlo) che il gregge, senza i cani a mantenerlo unito mordicchiando qua e là qualche garretto, andava ssottigliandosi. Le pecore rimaste, non necassariamente le migliori ma spesso anzi le più ottuse, si sono strette volentieri attorno ai peggiori pastori, minacciando barricate ogni qual volta un povero vescovo tentava di ridurre alla ragione il prete guevarista o abortista o tutte e due le cose. Il clero regolare ancora ancora, il clero secolare basta l'aggettivo a qualificarlo.

    L'applauso, orrore e dolore

    Domenica scorsa ero nel santuario di Oropa, impressionante macchina mariana sotto il tetto delle Alpi biellesi, uno di quei Sacri Monti edificati in Piemonte a mo' di argine contro la frana protestante. Oropa è stata aggirata esattamente come la linea Maginot. Il nemico non è arrivato da dove lo si aspettava, in questo caso dalla montagna, ma ha preso il santuario alle spalle, salendo da Biella con i pretuncoli freschi di seminario. In confronto alla colossale Chiesa Nuova sembra più sacro il cimitero nel bosco, odoroso di massoneria (tomba piramidale di Quintino Sella, per dire). Non ho potuto accendere un cero nella cappella della Madonna perché per farlo avrei dovuto insinuarmi tra le forche caudine di due pile di Famiglia Cristiana, la rivista che si fece pubblicità mostrando il culo di una ragazza (un bel culo, esteticamente nulla da obiettare, classico esempio di cosa giusta al posto sbagliato). La diffusione di quel settimanale all'interno delle chiese è uno dei trecento e passa abusi non considerati dall'Istruzione vaticana, tralasciato forse non a caso perché a estirparlo ci hanno provato altre volte, con pochi o nulli risultati perché l'erba cattiva non muore mai.
    E veniamo alla questione più fragorosa, quella dell'applauso. L'ultima volta che ho sentito manacce far rumore in una chiesa è stata quest'estate ai funerali dell'onorevole Borri, nel Duomo di Parma. L'applauso è arrivato al termine del pistolotto del vescovo, neanche fosse una soubrette del Bagaglino. Ho sentito orrore e dolore. In chiesa i morti si onorano con la propria presenza silenziosa perché la morte è un mistero e di fronte al mistero si deve rimanere attoniti. Borri non ha avuto la fortuna di annoverare fra i propri amici un Cesare Romiti, già servo dei padroni e cane da guardia del Capitale, del tutto trasformato ai nostri occhi quando con gesto umile e immenso, da cavaliere antiquo, è rimasto in piedi in mezzo alla chiesa, per tutta la durata della messa funebre dell'amico Avvocato.
    Ecco il punto. Ben vengano le Istruzioni vaticane ma ancor meglio vengano gli Esempi. Affinché gli abusi cessino e il rito possa colare benefici da Oropa alla Maddalena in Roma, da San Pietro all'ultima delle parrocchie, occorrono uomini tutti di Dio o anche parzialmente di Mammona, poco importa, purché capaci di fede singola, singolare e contropelo.

  6. #36
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    Predefinito ottimo articolo

    Complimenti, bell'articolo ironico e simpatico.
    Lo sottoscrivo. Effettivamente abbiamo bisogno di autentici testimoni. Ma come giurista dico che anche le norme abbisognano.
    Ben vengano dunque anche quelle norme contro gli abusi. A qualcosa serviranno ... .
    Cordialmente

    Augustinus

  7. #37
    scemo del villaggio
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    Ma i più gravi, come la tavola di Lutero al posto dell'altare e la definizione di Messa come memoriale e non come sacrificio espiatorio, non sono stati toccati. Ricordo tra l'altro che lo stesso Giovanni Paolo II presiedette una "messa della danza" con fedeli che ballavano intorno all'altare in Africa nel febbraio 1982 e nell'agosto 1985. Inoltre leggetevi l'intervista con mons. Piero Marini, maestro delle cerimonie pontificie, fatta da John L. Allen jr. sul "National Catholic Report", e capirete perché. come scrive "sì sì no no" di agosto, la strada per mettere definitivamente la parola fine agli abusi liturgici sia ancora molto lunga.

  8. #38
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    Originally posted by franco damiani
    Ma i più gravi, come la tavola di Lutero al posto dell'altare e la definizione di Messa come memoriale e non come sacrificio espiatorio, non sono stati toccati. Ricordo tra l'altro che lo stesso Giovanni Paolo II presiedette una "messa della danza" con fedeli che ballavano intorno all'altare in Africa nel febbraio 1982 e nell'agosto 1985. Inoltre leggetevi l'intervista con mons. Piero Marini, maestro delle cerimonie pontificie, fatta da John L. Allen jr. sul "National Catholic Report", e capirete perché. come scrive "sì sì no no" di agosto, la strada per mettere definitivamente la parola fine agli abusi liturgici sia ancora molto lunga.
    Gentile Professore,
    la liturgia è effettivamente qualcosa di delicato.
    A quanto ne so, però, la Chiesa non ha mai ripudiato l'idea della messa come sacrificio.
    Mi sembra però che discutiamo su qualcosa che non è stato ancora pubblicato, ma semplicemente annunciato dal mensile "Jesus". Di conseguenza ciò che del documento si conosce è pur sempre filtrato attraverso una riduzione giornalistica.
    Io penso che sia meglio attendere la pubblicazione dello stesso per poi esprimersi. Anzi, ancor meglio, sarà bene aspettare e vedere come esso sarà applicato. Io sono un ottimista per natura e penso che qualche effetto lo produrrà: per lo meno - spero - non si rivedranno più quegli abusi da Lei stesso segnalati ....
    Può essere che la strada sia ancora molto lunga, come dice Lei: l'importante, a mio modesto modo di vedere, è che essa sia stata comunque intrapresa. Come spesso accade nella storia, qualsiasi cosa si faccia è troppo poco per alcuni e molto per altri ... Come fare a mettere d'accordo tutti questi pareri? Dio solo lo sa ... .
    Cordiali saluti

    Augustinus

    P.S.: cos'è "sì sì no no"? Dal riferimento al mese (agosto) lascia intendere che è un mensile!?! Perdoni la mia ignoranza! E poi sarebbe interessante se mi postasse anche l'intervista a Mons. Marini, che non sono riuscito a trovare. Grazie.

  9. #39
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    Spero di trovarne il tempo, caro Augustinus. Mi sorprende che un "cattolico romano" non conosca "sì sì no no", il battagliero quindicinale (in estate mensile) fondato da don Francesco Maria Putti di v.m. nel lontano 1975 e he da allora, pur da posizioni oggi lefebvriane, è una puntuta spina nel fianco dei modernisti d'ogni risma, i quali infatti non lo possono vedere. Direi che è una lettura imprescindibile per un cattolico. Per quanto riguarda la natura e la definizione della Messa, la rimando al "Breve same critico" (1969)dei cardinali Ottaviani e Bacci, in cui si afferma che il NOM rappresenta "un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Messa, quale stabilita nella sessione XXII del Concilio Tridentino", talchè al cattolico si prospetta "una tragica necessità di opzione".

  10. #40
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    Originally posted by franco damiani
    Spero di trovarne il tempo, caro Augustinus. Mi sorprende che un "cattolico romano" non conosca "sì sì no no", il battagliero quindicinale (in estate mensile) fondato da don Francesco Maria Putti di v.m. nel lontano 1975 e he da allora, pur da posizioni oggi lefebvriane, è una puntuta spina nel fianco dei modernisti d'ogni risma, i quali infatti non lo possono vedere. Direi che è una lettura imprescindibile per un cattolico. Per quanto riguarda la natura e la definizione della Messa, la rimando al "Breve same critico" (1969)dei cardinali Ottaviani e Bacci, in cui si afferma che il NOM rappresenta "un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Messa, quale stabilita nella sessione XXII del Concilio Tridentino", talchè al cattolico si prospetta "una tragica necessità di opzione".
    Gentile Professore,
    effettivamente il periodico da Lei indicato non lo conoscevo, nè l'avevo sentito nominare .
    Riguardo al Breve esame critico del 1969 dei Cardinali Ottaviani e Bacci (cfr. Cristianità, anno IV, n. 19-20, settembre-dicembre 1976), lo conosco, in quanto tempo fa, ebbi modo di imbattermi all'Università Lateranense di Roma in un interessante saggio di Piero Cantoni, "Novus Ordo Missae" e Fede Cattolica, ed. Quadrivium, Genova 1988. L'autore - se non ricordo male - doveva essere un ex seguace di Lefebvre. Nel suo densissimo studio (di cui conservo alcune fotocopie), pur evidenziando talune lacune del Novus Ordo Missae, ha modo di concludere che, senza ombra di dubbio, esso sia pur sempre un rito cattolico "che rappresenta, rispetto alla sostanza del mistero celebrato un cambiamento soltanto accidentale, espressione di un avvicinamento ecumenico, che può essere discutibile nella "politica" che sottintende, ma non può essere accusato di compromesso dogmatico" (p. 146).
    In fin dei conti, v'è anche da dire che - se non sbaglio - i cardd. Bacci ed Ottaviani non mettevano in dubbio la transustanziazione che avviene durante la Messa: semplicemente si lamentavano di qualche aspetto della celebrazione (a cominciare dall'altare e dall'orientamento del celebrante) che, per loro, assimilavano la Messa ad una Cena protestante.
    Cordiali saluti

    Augustinus

    P.S.: Attendo, quando avrà tempo, che Lei possa postarmi l'intervista di Mons. Marini. Sono curioso ...

 

 
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