Un dubbio circa la celebrazione UNA CUM o meno della messa.
Attesoché noi siamo di fronte all'incredibile (ma ahimé reale) situazione di un Papa e una Gerarchia privi di autorità formale ma provvisti di pienà autorità materiale (non c'erano cioè vizi nella materia della loro elezione o nomina, ma mancava una condizione formale indispensabile), in base a che cosa si stabilisce che le formule pronunciate nel canone della messa debbano riferirsi all'autorità in senso formale e non materiale?
Questo concetto è anch'esso sviluppato nella Tesi o vi preesiste? Cioè esiste ed è documentato nella teologia o nella tradizione giuridica o liturgica della Chiesa un principio in base al quale le formule del canone vanno riferite agli occupanti delle sedi (rispettivamente papale ed episcopale) dal punto di vista dell'autorità formale? O lo si è dovuto stabilire a posteriori, in virtù dell'attuale situazione, e se sì in base a quali considerazioni?
Capisco che sono sottigliezze estreme, ma d'altronde la grandezza del cattolicesimo sta anche in questo, che ogni dettaglio è imprescindibile nell'architettura dell'intero edificio e ogni alterazione minima ne modifica il senso e lòa ragione.




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