Il popolo leghista prega per il proprio leader
Pubblichiamo l'articolo di Fabio Poletti apparso ieri sulla "Stampa". Il giornale torinese racconta dei militanti leghisti che oggi si sono dati appuntamento nella basilica di San Giacomo a Pontida per pregare per il loro condottiero, il ministro Umberto Bossi.
Fabio poletti
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Non c'era nemmeno bisogno di fare il suo nome. Ma quando don Marco, barbetta e occhialini, alla messa delle 8 e 30, la prima del mattino, ha ricordato i precetti della Chiesa, hanno pensato tutti all'Umberto: «Nelle preghiere ricordiamo sempre quelli che stanno male e soffrono». A Gemonio ci sono 3 mila abitanti. La parrocchia di San Pietro è in piazza della Vittoria. A cinquanta metri c'è la sede della Lega con la doppia porta verde, a cento la villetta ocra dove Bossi abita con la famiglia, cancello chiuso e persiane sprangate anche ieri.
Don Marco dice che in Chiesa siamo tutti uguali e non si fanno differenze: «È compito di ogni cristiano assistere i bisognosi».
Ma su per il varesotto e tra le valli bergamasche, nella pianura padana o giù giù fino a Lampedusa dove Umberto Bossi riscuote più di una simpatia, da due giorni c'è chi bestemmia e chi prega, chi smoccola e maledice il fato e chi accende ceri e celebra messe in suo nome. Ognuno ha la sua personalissima liturgia. C'è chi si dispera per il futuro del movimento e chi pensa al Bossi più privato, quello della famiglia e dei figli ancora piccoli. Raimondo Gatto, cattolico tradizionalista di Genova, quando ha saputo che Bossi stava male non ci ha pensato due volte. Ha telefonato a un pugno di amici e giovedì pomeriggio sono andati al santuario di San Francesco da Paola dedicato ai marinai, per un rosario rigorosamente in latino: «Abbiamo pregato per lui. È l'unico uomo politico che ha una visione tradizionalista della società e della famiglia. Gli ho stretto la mano ai comizi, ma non gli ho mai parlato di persona. Spero di farlo presto, ci capiremmo subito. Se ho mai pregato per altri politici? Non che mi ricordi, negli ultimi 57 anni».
Pregare solo per Umberto Bossi è un diritto. Quasi un dovere per i cattolici leghisti riuniti in apposita associazione, Dio e Padania, colomba e doppia spada incrociata nell'insegna. Figuriamoci in questi giorni che l'Umberto sta male e al quinto piano dell'ospedale di Circolo di Varese si fa la sua privatissima via crucis farmacologica. E allora l'appuntamento per tutti è domenica pomeriggio a Pontida. Mica sul sacro pratone dove Bossi si sgolava e chi lo sa se tornerà a fare comizi come prima. Ma direttamente nella basilica di San Giacomo, dove come ogni anno - l'ultima volta il 13 novembre scorso - i Cattolici padani pregano per i loro cari e per tutti quelli che soffrono. La messa di domenica l'ha fortissimamente voluta Giuseppe Leoni, che non è solo il primo parlamentare nella storia della Lega insieme a Bossi, l'amico tra i più cari e uno il cui nome sta nel Dna del movimento. È anche quel Giuseppe Leoni che giovedì era tra i primi in ospedale a Varese: «Ho pregato per lui». E poi c'è andato anche ieri mattina, ma alle 6 e 30, quando non c'era nessuno, giornalisti, telecamere, fotografi e curiosi: «Anche un'orazione in solitudine può fare bene, a lui e a tutti noi». Però si capisce che domenica saranno in tanti a Pontida. Ma senza stendardi celtici, soli delle alpi, striscioni e tutta l'iconografia che accompagna gli adoratori di Bossi padreterno e del Dio Po. Pierangela Vanzelli, cattolica e leghista, dice di che non c'è nemmeno bisogno di avvisare i militanti: «In Chiesa si entra senza bandiere. Alle tre del pomeriggio ci saranno i vespri, poi la dottrina e le intercessioni. Pregheremo per i malati, ma è chiaro che il nostro pensiero andrà soprattutto a Umberto e ai suoi cari». Giorni di Quaresima e di passione per il popolo della Lega. Dal Piemonte all'Emilia. Dal monastero di Montalenghe, vicino a Torino dove l'eurodeputato Mario Borghezio giura che il nome di Bossi è già stato fatto nelle preghiere: «Il priore, don Emanuele Du Chalard, mi ha detto di far arrivare alla famiglia di Umberto il segno della sua solidarietà». E da Sant'Arcangelo di Romagna dove don Ugo Carandino, cattolico tradizionalista, funzioni in latino una volta anche sul prato di Pontida davanti a Umberto Bossi, garantisce che più di un fedele gli ha chiesto di celebrare messa perché il leader della Lega possa guarire presto: «Basta anche la recita di un rosario o un lumino acceso... I cattolici leghisti sono tenuti a dire una preghiera per lui. È doveroso. Non c'è nulla di particolare. Ma io so che la maggioranza di loro, preferisce pensare a Bossi in privato...».
In privato o a Radio Padania come fa Maria della provincia di Milano. «Iddio ce lo conservi». A casa propria o sul giornale, dove Angela Maraventano, segretaria della Lega a Lampedusa ha già convinto don Leo Argento a una veglia di preghiera per il segretario: «Spero che si riprenda al più presto perché abbiamo tutti bisogno di lui». Nel privato più privato o nella chiesa di San Pietro a Gemonio, dove alle cinque del pomeriggio don Marco celebra la via crucis con i ragazzi delle medie e se non fossero giorni così, sarebbe normale vedere anche i figli più piccoli di Bossi, mani giunte in faccia all'altare a pregare per quelli che soffrono e stanno male. Tutti senza distinzione. Di più per l'Umberto che da queste parti sono abituati a chiamare per nome.
dalla "Stampa"
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[Data pubblicazione: 14/03/2004]




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