Pagina 2 di 4 PrimaPrima 123 ... UltimaUltima
Risultati da 11 a 20 di 38

Discussione: Ottimo Berlusconi

  1. #11
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    10 Nov 2011
    Messaggi
    9,625
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    insomma, siamo sull'orlo della bancarotta (ricordo l'Argentina) e il berlusca continua a sparare la caxxata che noi stiamo bene, che la criminalità e diminuita e invece a quel che vedo la criminalità è aumentata.

    berlusca vatti a nascondere incompetente che fai schifo

  2. #12
    "SI PUO' FARE"
    Data Registrazione
    06 Dec 2003
    Messaggi
    8,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine Postato da O'Rei


    -22 milioni di italiani che pagano meno tasse, le percentuali che metti tu non specificano se alcune persone pagano meno o di più, è un dato generico, è una media....

    che te lo dico a fare?





    Lo scorso anno salita la pressione sui contribuenti per l'Ocse
    è al 45,8%. Fino al 16 giugno si lavora per saldare l'erario
    Due giorni di lavoro in più
    per pagare le tasse del 2003
    di FABIO BOGO


    Giulio Tremonti

    ROMA - Per pagare le tasse lo scorso anno abbiamo lavorato due giorni secchi in più. Nel 2003 l'aumento della pressione fiscale e contributiva complessiva ha costretto gli italiani in fabbrica o in ufficio fino al 16 giugno per saldare il conto di Irpef, Ici, addizionali regionali e comunali, imposte sulla proprietà, prelievi previdenziali e balzelli di ogni altro genere. Nel 2002 il cosiddetto tax freedom day, cioè la data teorica in cui si smette di prestare la propria opera a puro beneficio del fisco e si comincia a guadagnare per vivere (spesa alimentare, abbigliamento, casa, scuola, tempo libero e - perché no - anche risparmio) era caduta 48 ore prima, il 14 giugno.

    L'ennesima conferma diretta al maggior disagio economico denunciato dalle famiglie italiane viene dall'Ocse, che ha calcolato il prelievo fiscale complessivo calato sul sistema paese lo scorso anno: la pressione, elaborata considerando la fiscalità generale e locale, la sicurezza sociale, le imposte sulla proprietà inclusi i dividendi, le tariffe, i diritti, le multe etc., ha eroso il 45,8 per cento del Pil nominale, crescendo di 0,6 punti rispetto all'anno prima.

    Secondo l'Ocse, in sostanza, sono serviti in media 167,2 giorni per fare fronte al carico di spese obbligatorie; nel 2002 ne bastavano 164,9. Dieci giorni fa l'Istat, con metodologia differente, aveva certificato che la pressione fiscale dello scorso anno era salita al 42,8%, in aumento di 0,9 punti sull'anno precedente a causa anche dei condoni e delle sanatorie che avevano interessato una vasta platea di contribuenti.
    - Pubblicità -


    Secondo l'istituto di statistica il tax freedom day cadrebbe quindi il 5 giugno; ma l'anticipo non è motivo di particolare soddisfazione per i contribuenti: rispetto al 2002 i giorni di lavoro in più necessari per pagare le tasse sono stati tre. Le statistiche, anche se riferite alla media dei contribuenti e quindi con le anomalie di tutte le medie, sembrano avvalorare le ricorrenti accuse dell'opposizione.

    Proprio ieri il responsabile economico dei Ds Pierluigi Bersani è tornato all'attacco ribadendo che la "pressione fiscale è aumentata. Se si mettono i conti al netto dell'incremento necessario delle fiscalità regionali o locali, o dell'aumento del costo dei servizi pubblici - ha detto - si possono fare conti diversi. Ma è vero che la pressione è aumentata di qualche "zero virgola" invece che diminuire".

    Nella classifica del peso contributivo generale l'Italia è comunque in buona compagnia, dal momento che la crisi economica ha imposto sacrifici a molti. La Germania ha visto crescere il suo fardello fiscale dal 45 al 45,3 per cento, col risultato che il tax freedom day è arrivato dopo 165,3 giorni; la Francia lo ha leggermente incrementato dal 50,3 al 50,4 per cento, e oltralpe la festa per la liberazione dalle tasse è scattata il 2 luglio, al termine di una lunga tirata di 183 giorni.

    Ma si tratta anche di paesi in cui il complesso di prestazioni sociali a servizio dei cittadini è ben più solido ed elaborato di quello di casa nostra. Non è un caso infatti che il giorno di liberazione fiscale sia progressivamente più lontano nei paesi scandinavi, da sempre esigenti con i contribuenti ma prodighi di prestazioni a loro favore: 4 agosto in Svezia, 31 luglio in Norvegia, 28 luglio in Danimarca, 14 luglio in Finlandia.

    La crisi però non ha avuto lo stesso impatto per tutti. Un folto drappello di paesi, guidato dagli Usa, è riuscito a ridurre il carico complessivo sui contribuenti. La manovra fiscale di Bush avrà sicuramente deteriorato i fondamentali di bilancio della superpotenza americana, ma ha reso i residenti apparentemente più felici, permettendo loro di festeggiare il tax freedom day il 23 aprile, quasi due mesi prima rispetto all'Italia. In Irlanda ci si è liberati dalle tasse il 4 maggio, in Spagna il 23 maggio, nel Regno Unito il 25 maggio.


    (16 marzo 2004)
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  3. #13
    con decision la patria vencera
    Data Registrazione
    15 Mar 2004
    Località
    dal paese dei Dahù
    Messaggi
    3,971
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    mi metto a ridere per non piangere
    http://img281.imageshack.us/img281/6194/image0063yw.jpg

  4. #14
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    7,660
     Likes dati
    1,202
     Like avuti
    1,747
    Mentioned
    70 Post(s)
    Tagged
    12 Thread(s)

    Predefinito Stop!

    Non si può fare un'analisi seria sulle GRANDI OPERE partendo da un servizio elaborato dal PERSONALE PAGATO DA BERLUSCONI e che è stato OBBIETTIVAMENTE UN SERVIZIO PATETICO E SERVILE.

    Nel gran calderone delle grandi opere ci ha messo di tutto: opere cominciate decenni fa e che per puro caso saranno finite a breve senza nessun azione del governo (Fiera Milano e MOSE), opere cominciate decenni fa e che non saranno nemmeno finite a breve (BO-FI), opere già progettate da tempo e che non si son mosse (TO-Lione), opere solo progettate (il Ponte sullo stretto), opere sulle quali il Governo non c'entra un fico secco (Metrò di Napoli)....AL DI LA' DELLE CONSIDERAZIONI NON SONO TIPOLOGIE UN PO' TROPPO VARIEGATE???

    COME SI FA AD ESSERE COSI' BOCCALONI????

    Sarebbe come dare al Governo D'Alema il merito di aver finito il Passante di Milano cominciato negli anni '70!!! UN PO' DI DECENZA!!!

    Cmq, anche se non ha avuto risalto a livello nazionale, la cosa + SPETTACOLARE SULLE GRANDI OPERE è successa a Perugia.

    Un paio di anni fa il Comune ha iniziato la costruzione del MINI METRO'....Lunardi è passato di là e se ne è praticamente appropriato! La Giunta Comunale (ovviamente di sx) pur apprezzando gli elogi, ha fatto notare che di soldi stanziati tout court da questo governo per il metrò di Perugia NON CE NE SONO STATI....il centro-dx locale invece è piombato nel più rassegnato MUTISMO visto che PER ANNI HA FATTO DI TUTTO PER IMPEDIRE "UN'OPERA COMPLETAMENTE INUTILE".

    MOLTIPLICATE QUESTO CASO LOCALE ED AVRETE TANTE DELLE GRANDI OPERE DI QUESTO GOVERNO

    RIDICOLI

  5. #15
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    10 Nov 2011
    Messaggi
    9,625
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine Postato da Pablo
    mi metto a ridere per non piangere
    Il problema non è quello che spara quell'incompetente (per non dir peggio) di berlusca, il problema e che ancora credono a quello che dice, e questa la cosa grave

  6. #16
    con decision la patria vencera
    Data Registrazione
    15 Mar 2004
    Località
    dal paese dei Dahù
    Messaggi
    3,971
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Yota ci credono perchè dall'altra parte purtroppo non hanno le palle per controbattere parola su parola e smontare ste fesserie. Ma possibile che dobbiamo sperare nei rimbrotti di fini e maroni per ridicolizzare il nano pelato? E comunque credo che la gente non sia poi così tanto credulona come lo fu 3 anni fa
    http://img281.imageshack.us/img281/6194/image0063yw.jpg

  7. #17
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    07 Apr 2009
    Messaggi
    9,779
     Likes dati
    1
     Like avuti
    0
    Mentioned
    7 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine Postato da Pablo
    Yota ci credono perchè dall'altra parte purtroppo non hanno le palle per controbattere parola su parola e smontare ste fesserie.
    E come fai a smentire le fesserie se le fesserie vengono raccontate in diretta senza NESSUNA possibilita' di contraddittorio?

  8. #18
    Super Troll
    Data Registrazione
    13 Oct 2010
    Località
    cagliari
    Messaggi
    78,414
     Likes dati
    3,887
     Like avuti
    9,803
    Mentioned
    357 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito

    TUTTI OTTIMI........
    SOLO CHE I PREZZI SONO QUASI RADDOPPIATI IN POCO TEMPO...... MA LA MIA PENSIONE è SEMPRE LA STESSA......
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  9. #19
    con decision la patria vencera
    Data Registrazione
    15 Mar 2004
    Località
    dal paese dei Dahù
    Messaggi
    3,971
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ago, per caso le parole manifestazioni, comizi, incontri con la gente, volantinaggi, ecc ecc....non ti dicono niente?
    Ma certo è un sistema vecchio ed obsoleto, adesso ci sono le televisioni ....mavaffa......
    http://img281.imageshack.us/img281/6194/image0063yw.jpg

  10. #20
    "SI PUO' FARE"
    Data Registrazione
    06 Dec 2003
    Messaggi
    8,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine Postato da O'Rei


    -poi si è messo a parlare delle grandi opere, cavallo di battaglia berlusconiano:
    125 grandi opere in lavorazione tra cui: tubature dell'acqua dalla terraferma alla Sardegna evitando così mesi di siccità, 30 cantieri sulla Reggio Calabria per aggiustare un'autostrada alla quale nessuno ha mai fatto niente, sta per finire il più grosso tunnel autostradale mondiale che collegherà Bologna a Firenze, le dighe mobili a Venezia, finalmente non si avrà più il problema dell'acqua alta, allargamento della Torino-Milano con corsie dell'alta velocità, progettato collegamento ferroviario Torino-Lione, quasi finito ampliamento della tangenziale di Roma, in costruzione la rivoluzionaria metropolitana di Napoli.....e poi altri interessanti progetti che non ricordo. Insomma qua si sta finendo tutto quello che la sinistra non ha mai finito, e si rinnova l'Italia con investimenti che non sono mai stati fatti, le alte uscite possono dipendere anche da ciò...



    Anche queste sono già finite.

    peccato che durante i governi dell' ulivo i finanziamenti siano aumentati del 10,6%, mentre negli ultimi due anni si sono ridotti del 15%.





    Il ponte sullo Stretto. E poi autostrade, ferrovie, metropolitane...
    Le infrastrutture promesse da Berlusconi restano una chimera: i soldi sono pochi. Ma se alla fine si faranno, sarà con un metodo che occulta i debiti dello Stato. E lascia poi un buco all’Europa



    di Gianni Barbacetto



    La sera del 18 dicembre 2000 un Silvio Berlusconi in gran forma, ospite del salotto televisivo di Bruno Vespa, traccia su alcune cartine d’Italia le mappe delle grandi opere da realizzare. Strade, autostrade, ferrovie, ponti, metropolitane... Porta a porta, quella sera, diventa la più grande televendita della storia. «Guardi qua, il ponte sullo Stretto. Una grande opera, no? Ecco: si può fare. Servono 9 mila miliardi: i privati possono mettercene 4.500, l’Europa ne ha già stanziati altri mille, bastano solo altri 3.500 miliardi». Come rinunciare all’idea? Il passante di Mestre: «Costerebbe solo 1.500 miliardi». E poi via, un lungo elenco di mirabolanti offerte speciali, assolutamente imperdibili. Il paese di Bengodi raccontato con incrollabile entusiasmo.

    Risultato: ottimo successo di audience (oltre 2 milioni e mezzo di telespettatori). E gran seguito di polemiche: per il trattamento di favore riservato da Vespa all’allora leader dell’opposizione, per lo spottone elettorale regalato al leader del centrodestra. In più, il radicale Daniele Capezzone invoca l’intervento di Striscia la notizia: «Questa puntata di Porta a porta costituisce una pagina televisiva che merita di essere a lungo conservata e studiata. In particolare la scenetta di un Berlusconi che sembra snocciolare a memoria nomi e numeri, ma in realtà ripassa i testi già scritti a matita sui cartelloni». Il ministro dei Lavori pubblici del governo ulivista in carica, Nerio Nesi, grida invece al plagio: «Per caso ho visto il capo dell’opposizione che disegnava il mio piano, e da un certo punto di vista sono stato anche molto contento. C’è una sola differenza: lui dà per scontato il ponte sullo Stretto, mentre io no».

    Da quella puntata di Porta a porta sono passati quasi due anni e i nodi sono venuti finalmente al pettine. Le mirabolanti promesse della televendita elettorale non sono state mantenute. Anzi: «È meglio fermarci un minuto», ha dichiarato Berlusconi il 27 settembre, mentre era in corso il braccio di ferro sotterraneo per varare la nuova legge finanziaria e già la parola fatidica («sacrifici») era stata pronunciata. «È meglio fare magari anche un passo indietro nelle infrastrutture del traffico, strade e ferrovie, per poter poi fare un salto nel futuro e avere un Paese moderno. Ho infatti trovato nel cassetto dei progetti su strade, autostrade, ferrovie e alta velocità assolutamente tutti superati rispetto alle attuali esigenze e alle nuove tecnologie». La volpe dice che l’uva promessa è poco matura.

    Che cosa succederà ora? Si faranno le grandi opere, prima fra tutte quel ponte sullo Stretto di Messina che delle promesse di Berlusconi è diventato il simbolo?

    ATTO PRIMO. QUANTE?

    La commedia delle grandi opere si sviluppa in tre atti. Atto primo: ma quali sono le «grandi» opere? quante sono? e in che cosa si differenziano dalle opere «normali»? Atto secondo: ma ci sono i soldi per farle? Atto terzo, e gran finale: se si facessero, con il sistema finanziario e d’appalti che è stato appositamente messo a punto, che cosa succederebbe del bilancio dello Stato?

    Già sul numero delle «grandi opere» comincia il balletto delle cifre. Berlusconi, nella televendita da Vespa, ne indicava una manciata. Dopo la vittoria elettorale, nelle prime intenzioni del suo governo erano una decina, al massimo una dozzina di interventi strategici. Nella delibera Cipe del dicembre 2001 diventavano 220: un lunghissimo elenco di opere e operette messo insieme dopo il confronto tra il ministro incaricato della partita, il titolare delle Infrastrutture Pietro Lunardi, e i rappresentati delle Regioni che spingevano per allargare a dismisura la lista. Il Dpef (il documento di programmazione economica e finanziaria del governo) cercava poi di reintrodurre qualche criterio di priorità, indicando 21 opere «di serie A», che diventavano al massimo 36 considerando qualche intervento complesso. Le 21 (o 36) meraviglie d’Italia comprendevano l’Alta velocità ferroviaria, una serie di strade e autostrade (tra cui la Salerno-Reggio Calabria, l’asse viario Marche-Umbria, i nodi integrati di Roma, Genova, Napoli, Bari, Catania), il passante di Mestre, i valichi ferroviari del Frejus, del Sempione e del Brennero, il sistema Mose contro l’acqua alta a Venezia, interventi idrici al Sud e, naturalmente, il ponte sullo Stretto.

    Poche, in verità, le novità: l’elenco sembra ripreso più o meno dal Libro bianco sulle opere pubbliche di Lamberto Dini, stilato nel 1995. E anzi, l’ideazione del sistema finanziario dell’Alta velocità, piatto forte del banchetto delle grandi opere, è perfino precedente, risale ai bei tempi di ’O Ministro, ovvero il democristiano napoletano Paolo Cirino Pomicino. Già i governi dell’Ulivo si erano comunque impegnati (ma senza propaganda televisiva) a realizzare più o meno le stesse opere, con la vistosa eccezione del ponte sullo Stretto, e il «comunista» Nerio Nesi, ultimo ministro dei Lavori pubblici prima dell’era Berlusconi, si era già dato da fare per rassicurare costruttori e impresari che ci sarebbe stato lavoro per tutti.

    Ma perché «grandi opere»? Lo spiega, riservatamente, un costruttore piemontese: «Perché disciplinate da leggi speciali. Per aggirare le leggi ordinarie». Ma quanto siano «speciali» le opere e le leggi che le regolano lo capiremo soltanto arrivati al terzo atto della commedia.



    ATTO SECONDO. E I SOLDI?

    Non ci sono, i soldi per fare le opere, grandi o piccole che siano. Il Dpef prevede investimenti per grandi infrastrutture strategiche per oltre 125 miliardi di euro (poco meno di 244 mila miliardi di vecchie lire), con una spesa nel triennio 2002-2004 di 24 miliardi di euro (47 mila miliardi di lire). Il ministero delle Infrastrutture aveva assicurato che sul tavolo, per il prossimo triennio, c’erano 12 miliardi di euro, già destinati da leggi precedenti a specifiche grandi opere, mentre altri 8 miliardi sarebbero arrivati dal collegato alla legge finanziaria. Totale, circa 20 miliardi di euro: meno dei 24 necessari secondo il Dpef.

    Poco male, tanto già la legge collegata alla Finanziaria 2002 aveva preso a colpi di scure le previsioni, ridimensionato le cifre e ridotto a 4,7 miliardi (invece di 8) le risorse destinate alle grandi opere. Mancano all’appello più di 6 miliardi di euro, da trovare chissà dove. Nel 2002 c’era già stato un calo degli stanziamenti pubblici per le opere (un 1 per cento in meno rispetto all’anno precedente). Ora è arrivata la Finanziaria dei «sacrifici» per il 2003: i particolari per le infrastrutture sono rimandati a una legge collegata, prevista per il prossimo novembre; ma già ora appare che, se non ci saranno ulteriori cali, non ci saranno neppure incrementi. E le opere straordinarie ruberanno risorse alle opere ordinarie.

    In più, lamentano i costruttori, il decreto legge 194 del settembre 2002 ha reso più difficile spendere anche i soldi che lo Stato ha già stanziato. Fino a ora, le cifre che non si riuscivano a spendere (i cosiddetti residui passivi) restavano a bilancio per i successivi tre anni, e c’era la speranza di recuperarle. Adesso non più: i residui passivi stanno nel bilancio dello Stato solo un anno, poi via. Poiché i tempi per completare una grande opera (ma anche una piccola) sono molto lunghi, è ipotizzabile la cancellazione di quasi tutte le risorse stanziate di anno in anno per la realizzazione di infrastrutture. I soldi – si lamentano i costruttori associati nell’Ance – spariranno via via che saranno bandite le gare, anzi anche prima.

    Fare un’opera, infatti, è un’impresa. Dal momento in cui questa è immaginata, occorrono 511 giorni (cioè 1 anno e 5 mesi) perché venga consegnato il progetto. Altri 74 giorni (2 mesi e mezzo) perché il progetto sia approvato. Poi 161 giorni (oltre 5 mesi) per la pubblicazione del bando. Se le opere sono «grandi» (valore: più di 15 milioni di euro) per la progettazione occorrono 1.206 giorni (3 anni e 5 mesi) e altri 111 (4 mesi circa) per la sua approvazione. Non è finita. Ci vogliono 48 giorni per la presentazione delle offerte da parte dei concorrenti alla procedura d’aggiudicazione, 45 giorni per lo svolgimento della gara, 65 per la stipula del contratto, 42 per la consegna dei lavori. Insomma: per poter cominciare a spendere i soldi dello Stato, occorrono in media 904 giorni (circa 2 anni e mezzo).

    Poi si arriva finalmente ai cantieri. Ma per aprire un cantiere ci vogliono in media 2 anni e 7 mesi, che diventano anche 4 anni e 9 mesi per le opere di grandi dimensioni. A questo punto, e solo a questo punto, possono cominciare i lavori veri e propri. Secondo i dati dell’Ance, questi durano in media 223 giorni. In definitiva: per realizzare un’opera pubblica occorrono 3 anni e 2 mesi, che diventano 5 anni e 4 mesi nel caso di grande opera. E questo se tutto va liscio. Cosa che, in Italia, è rara.

    ATTO TERZO. L’AZZARDO

    Il bello di tutto il castello di carte delle grandi opere pazientemente messo in piedi da Silvio Berlusconi, Pietro Lunardi e Giulio Tremonti (il ministro dell’Economia) è che, come tutti i castelli di carte, finirà per cadere. E rivelarsi, addirittura, una truffa ai danni dell’Unione europea. Potrà trascinare l’Italia nel pozzo senza fondo della bancarotta e perfino mettere in pericolo la stabilità dell’euro. Per verificare questa ipotesi nera, anzi nerissima, occorre farsi guidare da un ricercatore bolognese, Ivan Cicconi, già capo della segreteria tecnica del ministro Nesi e direttore del Quasco, un centro studi specializzato nel campo delle costruzioni.

    Qual è il modello finanziario e contrattuale inventato per le grandi opere? È quello codificato da tre leggi. La prima è quella voluta da Berlusconi per le cosiddette opere strategiche, cioè la legge Obiettivo (numero 443 del 2001, con conseguente decreto legislativo numero 190 del 2002), che dà vita al deus ex machina del nuovo sistema, un dinosauro economico chiamato general contractor: cioè una mega-impresa a cui sarà affidato dallo Stato il compito di decidere tutto, progettazione, affidamenti, appalti, direzione lavori, esecuzione, collaudo... La seconda è quella definita da Tremonti, cioè la legge salva-deficit (numero 112 del 2002), che fa nascere dal nulla due società, due centauri un po’ pubblici e un po’ privati (di capitale pubblico ma di diritto privato): la Patrimonio dello Stato spa e la Infrastrutture spa. La terza nasce dalla testa di Lunardi ed è la legge delega sulle infrastrutture (numero 166 del 2002), che stravolge la precedente legge Merloni sui lavori pubblici e introduce la quadratura del cerchio, il miracolo per fare ciò per cui non si hanno i soldi: il project financing.

    La trinità Berlusconi-Tremonti-Lunardi ha così inventato un modello nuovo, anzi nuovissimo, per far sorgere le grandi opere. In verità, i tre dovrebbero ringraziare un genio della Prima Repubblica, Cirino Pomicino, inventore nel lontano 1991 dell’architettura contrattuale e finanziaria della Tav, l’Alta velocità ferroviaria. Un po’ lo hanno ringraziato, citando la Tav quando è stato presentato il decreto attuativo della legge Obiettivo: «L’affidamento a general contractor ha consentito alle Ferrovie dello Stato di dimezzare i tempi di realizzazione delle tratte Alta velocità avviate, con una spesa finale non dissimile». L’affermazione, naturalmente, non trova riscontri in natura: per esempio la tratta Tav Bologna-Firenze (che Lunardi conosce bene, perché con la sua società Rocksoil è tuttora consulente dei lavori) è partita nel settembre 1991 con una previsione di spesa di 2.100 miliardi di vecchie lire.

    Oggi sono passati 11 anni, i cantieri non sono ancora chiusi e i costi sono lievitati a 8.150 miliardi: raddoppiati i tempi, quadruplicati i costi. Ma queste sono quisquilie. L’importante è che il «nuovo» modello – in realtà il vecchio modello Tav con in più un tocco di cosmetici, un po’ di rossetto qua, un filo di rimmel là – abbia realizzato una sorta di sanatoria nei confronti dei profili di illegittimità del sistema Tav, già descritti e denunciati dall’Antitrust e dalla Procura di Perugia. E abbia introdotto il general contractor come soggetto economico incaricato della progettazione e della realizzazione, senza alcuna responsabilità sulla gestione finale dell’opera. E il project financing come sistema per attingere soldi privati, ma del tutto garantiti dallo Stato.

    CENTAURI E DINOSAURI

    Un bel sistema. Il general contractor progetta e costruisce l’opera, ma senza rischi: sa che non la gestirà, che non dovrà ricavarci i soldi spesi, perché questi sono interamente pagati e garantiti dallo Stato. Non ci si potrà stupire, dunque, se il general contractor spingerà a far durare il più possibile i lavori e a far lievitare al massimo i costi (esattamente quello che è già successo con le tratte dell’Alta velocità: dovevano costare 18.400 miliardi di lire nel 1991, nell’agosto 2001 costavano già 34.880 miliardi, alla fine lieviteranno, secondo una stima del Quasco, verso i 76.100 miliardi). Inoltre il general contractor, a differenza del concessionario tradizionale, di lavori o di servizi pubblici, potrà agire in regime privatistico, potrà affidare i lavori a chi vorrà, anche a trattativa privata, e qualunque cosa faccia non sarà mai perseguibile per corruzione: è un privato, eventuali tangenti saranno soltanto «provvigioni».

    Altra idea geniale, quella del project financing: i soldi arriveranno in parte direttamente dallo Stato, e per il resto dai privati (le banche), ma garantiti totalmente dallo Stato, attraverso Infrastrutture spa o Stretto di Messina spa (società interamente pubbliche, ma di diritto privato). Così per anni lo Stato avrà un debito, ma occulto, che non sarà iscritto nel bilancio dello Stato e non inciderà nel calcolo dei parametri del Patto europeo di stabilità. Alla fine, però, al tavolo di poker delle grandi opere le fiches dovranno essere trasformate in soldi. Al termine dei lavori, dopo – chissà – una decina d’anni, la Tav spa, la Infrastrutture spa, la Stretto di Messina spa (e, in ultima analisi, il ministero dell’Economia) dovranno restituire i prestiti delle banche. E di colpo si aprirà una voragine. Capace di affondare l’Italia e di trascinare nel disastro l’euro.

    Perfino l’Ance (l’associazione dei costruttori italiani) è arrivata a fischiare il numero due di Lunardi, il viceministro Ugo Martinat, durante una manifestazione organizzata il 26 settembre alla Luiss di Roma. Ormai solo l’Agi (l’associazione che riunisce le trenta imprese grandi e grandissime) plaude alla linea Lunardi e lo appoggia con trasporto, aiutandolo anche all’interno del ministero. Dicono i sostenitori del modello grandi opere: le opere garantiranno utili sufficienti a pagare i debiti. Veramente improbabile: per la sola Tav la quota annua da restituire sarà prevedibilmente intorno ai 5 mila miliardi di vecchie lire; la quota annua di utili disponibili grazie ai biglietti ferroviari potrà arrivare al massimo attorno ai 500 miliardi di lire.

    Per uscire da questa situazione, dunque, dovremmo sostenere per una quindicina d’anni una manovra finanziaria pari a 4.500 miliardi di lire. Povera Italia, povera Europa. Ma intanto, che importa. Il ponte sullo Stretto avrà la posa della prima pietra, si taglieranno nastri e si stapperanno champagne. Politici sorridenti cominceranno a far «girare soldi», a dare appalti e subappalti, ad accontentare amici e amici degli amici, a raccogliere applausi e voti. Domani, si vedrà.
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

 

 
Pagina 2 di 4 PrimaPrima 123 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 119
    Ultimo Messaggio: 07-06-08, 21:28
  2. ottimo e soddisfacente prodi.su berlusconi,faccia quello che vuole
    Di myisbetter nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 14-09-07, 12:08
  3. Ottimo Berlusconi su Caso Montezemolo
    Di Mantide nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 12
    Ultimo Messaggio: 24-05-07, 22:46
  4. Ottimo
    Di Malik nel forum Cattolici
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 15-01-06, 23:53
  5. ottimo...
    Di MazingaZ nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 25
    Ultimo Messaggio: 24-12-05, 22:07

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito