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Discussione: Il processo invisibile

  1. #151
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    (ogni allusione alla professione di stalliere è puramente...voluta)

    "Pensavo che avrei fatto il frate. Avevo una vocazione teologica. Frequentavo un convento francescano, avevo scelto anche il nome nel caso avessi preso i voti: padre Giovanni Crisostomo
    (on. avv. Enzo Trantino, An, intervistato da Claudio Sabelli Fioretti, "Sette", 6 novembre 2003).

    "Marcello Dell'Utri cambia squadra.
    Dopo la condanna a nove anni, con l'accusa di mafia, il senatore di Forza Italia ha revocato il collegio difensivo e ha nominato gli avvocati Nino Mormino, deputato anch'egli azzurro, e il professore Corso Bovio, docente universitario a Milano. Il collegio difensivo uscente era composto dal deputato di An Enzo Trantino, dal figlio Enrico e dagli avvocati Roberto Tricoli, Francesco Bertorotta e Giuseppe Di Peri"

    (Guidasicilia, 16 febbraio 2005).

  2. #152
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    Sembra che da ultime informazioni pervenute all'amico ItaloBanana, l'apposito ex magistrato Bobbio (An) voglia riesumare la sua proposta di legge tesa ad assassinare anche il procedmento a Carico di Marcello Dell'Utri; ormai in dirittura d'arrivo in Appello.

    Facciamo un breve riassunto:

    Il processo per concorso esterno in associazione mafiosa contro Marcello Dell'Utri

    Le tappe del processo a Dell'Utri in una ricostruzione cronologica basata su Repubblica e Corriere della Sera.

    *Secondo i collaboratori Salvatore Cancemi e Calogero Ganci, Dell'Utri avrebbe versato annualmente 200 milioni di lire a Cosa Nostra.

    *Il collaboratore Nino Giuffrè afferma che dopo l'assassinio di Salvo Lima, Cosa nostra ritenne che Forza Italia desse più garanzie.


    2 GENNAIO 1996: la Procura di Palermo apre un'inchiesta su Marcello Dell'Utri, in seguito alle dichiarazioni del pentito Tullio Cannella. Da un costruttore legato alla mafia, il pentito aveva dedotto che i fratelli Graviano, capimafia di Brancaccio, avevano rapporti con il manager Fininvest.

    Nell'ambito del processo «Orsa Maggiore» che si svolge a Catania, il pentito catanese Maurizio Avola dichiara di aver saputo dal mafioso Salvatore Tuccio che Dell'Utri incontrò il boss Aldo Ercolano, del clan Santapaola, per chiederne la protezione in cambio di una quota della Standa.

    20 GIUGNO 1996: Dell'Utri è invitato a comparire in Procura per rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa. Diversi pentiti, tra cui Calogero Ganci, lo accusano di avere avuto rapporti con mafiosi, tra i quali Vittorio Mangano, proposto da Dell'Utri nel 1974 come stalliere nella villa di Berlusconi ad Arcore, e poi assunto.

    La Procura di Palermo interroga per 11 ore Marcello Dell'Utri, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. I pm gli contestano una dichiarazione del pentito Antonino Calderone, secondo cui nel 1976 avrebbe messo a disposizione una casa a Milano per un incontro cui mafiosi.

    LUGLIO 1996: nuovo interrogatorio di 10 ore per Dell'Utri. Nega che la Fininvest abbia pagato mafiosi e di aver conosciuto Stefano Bontate e gli altri mafiosi di cui parla Calderone, mentre ammette di conoscere Gaetano Cinà, coimputato nel processo, da una vita. Secondo i pentiti Salvatore Cancemi e Calogero Ganci, Dell'Utri avrebbe versato annualmente 200 milioni di lire a Cosa Nostra.

    AGOSTO 1996: rese note le dichiarazioni di Filippo Alberto Rapisarda e di altri pentiti su un progetto di rapimento, a metà degli anni '70, del figlio di Silvio Berlusconi, Piersilvio, da parte di alcuni mafiosi catanesi. Il sequestro non si realizzò perchè Pippo Bono e Gaetano Fidanzati avrebbero detto che Berlusconi era una persona intoccabile. Rapisarda ha dichiarato che ci fu la mediazione di Marcello Dell'Utri.

    SETTEMBRE 1996: chiesto dalla Procura di Palermo il rinvio a giudizio di Gaetano Cinà per concorso in associazione mafiosa. È indagato nell'ambito dell'inchiesta su Dell'Utri: sarebbe stato l'esattore delle somme estorte alla Fininvest.

    OTTOBRE 1996: richiesto dalla Procura di Palermo il rinvio a giudizio per Marcello Dell'Utri, per concorso in associazione mafiosa. Acquisite anche le dichiarazioni del pentito Gioacchino Pennino secondo cui i miliardi di Cosa nostra sarebbero stati riciclati anche da Dell'Utri.

    FEBBRAIO 1997: acquisite dalla Procura di Palermo nuove accuse contro Dell'Utri, rinviato a giudizio per concorso in associazione mafiosa. In un libro mastro trovato in casa di Salvatore Biondino ci sarebbe l'indicazione «Can. 5» e di una somma di denaro: per il pentito Giovan Battista Ferrante si tratterebbe di soldi pagati da Fininvest. I pentiti Francesco Di Carlo e Salvatore Cocuzza hanno parlato di nuovi contatti tra Dell'Utri e Cosa nostra, mentre Francesco Onorato ha riferito di una valigia piena di soldi spedita negli anni '80 a Milano.

    AGOSTO 1997: al processo per associazione mafiosa contro Vittorio Mangano, il collaboratore di giustizia Francesco Di Carlo dichiara di aver conosciuto Silvio Berlusconi nel 1974, quando fu ricevuto assieme a Stefano Bontate e Mimmo Teresi nello studio di Marcello Dell'Utri, e che fin dal 1979 la Fininvest avrebbe pagato mensilmente una tangente a Cosa Nostra.

    SETTEMBRE 1997: Calogero Ganci e Francesco Paolo Anzelmo, al processo contro Vittorio Mangano, confermano gli incontri di Dell'Utri con mafiosi, cui avrebbe chiesto aiuto per fronteggiare le richieste della famiglia di Santa Maria di Gesù.
    Depositati agli atti dei processi contro Giulio Andreotti e Dell'Utri i verbali delle deposizioni di Angelo Siino sui rapporti di mafiosi con Dell'Utri, sulle tangenti pagate per i ripetitori e per la Standa.

    NOVEMBRE 1997: inizia a davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Palermo, presieduta da Leonardo Guarnotta, il processo a carico di Marcello Dell'Utri, imputato di concorso esterni in associazione mafiosa, e di Gaetano Cinà, accusato di aver fatto da tramite tra Dell'Utri e gli ambienti di Cosa Nostra. Il Comune e la Provincia si costituiscono parte civile.

    GIUGNO 1998: i collaboratori di giustizia Tony Calvaruso e Salvatore Ciulla dicono di non avere mai saputo nulla di rapporti tra l'ex manager Fininvest e uomini di Cosa Nostra. Calvaruso però afferma che Leoluca Bagarella, non ritenendo possibile fondare il movimento politico «Sicilia Libera», indicò di votare Forza Italia.

    SETTEMBRE 1998: Rapisarda dichiara che la Fininvest ebbe circa 30 miliardi di lire da Stefano Bontade e Mimmo Teresi, tramite Dell'Utri.

    OTTOBRE 1998: Rapisarda afferma che Dell'Utri conosceva l'esattore Nino Salvo da cui avrebbe ricevuto 5 miliardi di lire.

    FEBBRAIO 1999: Tommaso Buscetta in videoconferenza dichiara di non avere conosciuto l'imputato e Silvio Berlusconi, e di conoscere invece Vittorio Mangano, ma di non avere mai saputo che avesse lavorato per Berlusconi, nè delle attività di Bontate.

    MARZO 1999: inviata dal gip di Palermo alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera la richiesta di arresto per Dell'Utri, accusato di avere tentato di inquinare le prove del processo con l'aiuto dei collaboratori di giustizia Giuseppe Chiofalo, di Messina, e Cosimo Cirfeta, pugliese. I due avrebbero dovuto cercare di convincere altri pentiti a smentire quelli che accusavano l'esponente di Forza Italia.

    APRILE 1999: inviati alla Camera nuovi atti a supporto della richiesta di arresto per Dell'Utri. Sono fotografie in cui lo si vede entrare con una valigetta nella casa del collaboratore di giustizia Giuseppe Chiofalo, dove è stata poi trovata la somma di 80 milioni: secondo i Pm il compenso per i tentativi di screditare i collaboratori accusatori del deputato.
    Respinta dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere la richiesta di arresto per Marcello Dell'Utri.

    Inviato alla Camera dalla Procura di Palermo il verbale di un nuovo interrogatorio del collaboratore Giuseppe Chiofalo che nega di avere ricevuto denaro dal politico, ma ammette di averlo incontrato e di avere ricevuto promesse di aiuto nel caso avesse confermato le dichiarazioni favorevoli del collaboratore Cosimo Cirfeta.
    Negata dalla Camera dei deputati l'autorizzazione all'arresto di Marcello Dell'Utri.

    LUGLIO 1999: il teste d'accusa Rocco Remo Morgana, dice di non conoscere Dell'Utri, parla del suo ex socio Rapisarda come di «un truffatore e moralmente assassino», affermando di avere visto entrare molti mafiosi nel suo palazzo a Milano «non per incontrare Dell'Utri, ma per parlare con Rapisarda».
    Approvata dalla Camera la richiesta dei magistrati di Palermo di autorizzazione a utilizzare le intercettazioni nel processo contro Dell'Utri per estorsione tentata e aggravata nei confronti di collaboratori di giustizia.

    MARZO 2000: archiviata per scadenza dei termini, su richiesta della Procura di Palermo, l'inchiesta su Marcello Dell'Utri e sul manager Fininvest Carlo Bernasconi, accusati di riciclaggio di denaro in concorso con i capimafia Bontate e Teresi.

    NOVEMBRE 2001: il collaboratore di giustizia Claudio Severino Samperi, uno degli autori dell'incendio alla Standa di Catania avvenuto nel 1991, dichiara che si volle «dare una lezione» al presidente della Standa Berlusconi che «aveva fatto sapere che non si sarebbe mai piegato ai ricatti della mafia».

    GENNAIO 2003: il collaboratore di giustizia Nino Giuffrè (sentito come teste) dichiara di aver saputo da Michele Greco che il capomafia Stefano Bontade, con la scusa di andare a trovare Vittorio Mangano, allora stalliere ad Arcore, incontrava Berlusconi. Giuffrè afferma anche che dopo l'assassinio di Salvo Lima, Cosa nostra ritenne che Forza Italia desse più garanzie.

    LUGLIO 2003: l'ex collaboratore Salvatore Contorno, ascoltato come testimone smentisce Salvatore Cancemi, secondo cui lo stesso Contorno avrebbe passato una parte della latitanza ad Arcore.

    APRILE 2004: inizia la requisitoria dei pubblici ministeri Antonio Ingroia e Domenico Gozzo.

    GIUGNO 2004: dopo 18 udienze di requisitoria i pm chiedono la condanna ad 11 anni per Dell'Utri; 9 anni invece per Gaetano Cinà, ritenuto il tramite fra lui e Cosa nostra.
    Al via l'arriga del collegio difensivo.

    NOVEMBRE 2004: dopo 25 udienze i legali di Marcello Dell'Utri concludono chiedendone l'assoluzione con formula piena.
    Gli avvocati che rappresentano il Comune e la Provincia di Palermo, parte civile nel processo, chiedono un risarcimento di 5 milioni di euro.
    E' è il giorno dell'ultima udienza prima della camera di consiglio, e delle dichiarazioni spontanee dell'imputato Dell'Utri. Parla davanti ai giudici per 90 minuti, rivendica la sua innocenza, dice di aver considerato il processo come «una malattia» da cui curarsi e guarire, e conclude: «Credo che sarò assolto perchè non vedo elementi per una condanna». Poi il Tribunale di Palermo, presieduto da Leonardo Guarnotta, si ritira in camera di consiglio nell'aula bunker del carcere di Pagliarelli.

    DICEMBRE 2004: La sentenza emessa dal Tribunale di Palermo, presieduto da Leonardo Guarnotta (giudici a latere Gabriella Di Marco e Giuseppe Sgadari) dichiara "Dell'Utri Marcello e Cinà Gaetano colpevoli dei reati loro rispettivamente contestati e ritenuta la continuazione tra gli stessi, condanna Dell'Utri Marcello alla pena di anni 9 di reclusione e Cinà Gaetano alla pena di anni 7 di reclusione". "Entrambi gli imputati sono interdetti in perpetuo dai pubblici uffici, nonché in stato di interdizione legale durante l'esecuzione della pena". E quando la sentenza sarà espiata, Dell'Utri e Cinà saranno sottoposti alla "misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di anni due". E' il provvedimento che i giudici applicano ai condannati per mafia che risultano particolarmente pericolosi.

    Si arriverà in appello?

  3. #153
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    Palermo, 13:44

    DELL'UTRI: RICORSO IN APPELLO CONTRO CONDANNA 9 ANNI
    In oltre trecento pagine e' contenuto il ricorso alla sentenza di condanna a nove anni di reclusione per concorso in associazione mafiosa nei confronti del senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri. Il documento e' stato predisposto dal nuovo collegio difensivo - gli avvocati Nino Formino e Corso Bovio - nominato dal senatore qualche mese dopo la sentenza di primo grado, emessa il 10 dicembre dal collegio presieduto da Leonardo Guarnotta, dopo tredici giorni di camera di consiglio nell'aula bunker del carcere palermitano Pagliarelli. Il ricorso e' stato depositato ieri presso la cancelleria della II sezione penale del tribunale di Palermo. ()
    (qui)

    Mi riservo di verificare se il nome dell'avvocato "Formino" sia un refuso; e non sia, invece, Mormino.
    Ci sarebbe da ridere...

  4. #154
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    «Dell’Utri è ancora oggi terminale di Cosa Nostra»
    04 Novembre 2005

    PROCURA DI PALERMO, CHIESTO L’APPELLO INCIDENTALE

    MARCELLO DELL’UTRI «all'interno dell'intero universo di Cosa nostra viene considerato un sicuro terminale al quale potersi tranquillamente rivolgere, senza il timore di essere denunziati, al fine di porre in essere attività illecite di interferenza sulle determinazioni di organi istituzionali».

    Lo affermano i pm Antonio Ingroia e Domenico Gozzo che hanno presentato ieri un appello «incidentale» sulla «misura della pena» a 9 anni inflitta in dicembre al senatore, accusato di concorso in associazione mafiosa. I magistrati chiedono anche una nuova istruttoria dibattimentale perchè sono emerse nuove accuse dalle indagini sui rapporti di Dell'Utri con Vito Ciancimino e dall’indagine della procura di Roma sull'omicidio di Roberto Calvi che riguarda la partecipazione della Capitalfin nel 1974 nella Fininvest Limited Gran Cayman. In più, i contatti fra Dell'Utri e suoi familiari e l'entourage di Vito Roberto Palazzolo - commercialista negli anni ‘80, oggi imprenditore nel settore di acque minerali e gioielli, già condannato per traffico di droga a più di 5 anni e considerato esperto di riciclaggio e uomo di fiducia di Provenzano - sotto processo a Palermo per mafia ma da anni in Sudafrica.
    Gli inquirenti intendono utilizzare le intercettazioni di conversazioni telefoniche in cui di parla di aiuto «in materia giudiziaria e ministeriale» per Palazzolo, di «ricompensa promessa da Palazzolo» e, dicono ancora gli investigatori, sono di particolare interesse «le affermazioni di Palazzolo sulla mafiosità di Dell'Utri». Le richieste di aiuto furono fatte nel 2003 da Palazzolo attraverso alcune donne tra cui la sorella Sara, anche lei imputata per associazione mafiosa, e una signora dell'alta società milanese, africana d'adozione, Daniela Palli. È lei che, sostengono gli inquirenti, avrebbe trovato un «contatto con Miranda Dell'Utri e Veronica Berlusconi». Tra le richieste di intervento, quella in Cassazione per l’annullamento della custodia cautelare, poi ottenuto; e l’interessamento «governativo» sul Sudafrica «affinché vengano lasciati in pace Palazzolo e i suoi, giungendo a ipotizzare un interventop attraverso un messaggio del Presidente».
    L'accusa chiede di riaprire l'istruttoria anche per provare la provenienza di alcuni flussi finanziari, oggetto di lunghe discussioni durante il processo di primo grado. I pm producono la perizia di Francesco Giuffrida sull'omicidio Calvi, e prospettano alla Corte d'appello di ricostruire i «buchi neri» che ci sarebbero stati nelle holding della Fininvest negli anni ‘70. Sarebbe stato il boss mafioso Bontade, vicino alla massoneria e alla P2, ad investire trent'anni fa grosse somme di denaro che dal Banco Ambrosiano passarono a società estere fra le quali la Capitalfin e infine alla «Fininvest limited gran Cayman».
    Infine la procura vorrebbe che il Senato autorizzarre l’uso di alcune intercettazioni telefoniche e ambientali che riguardano il parlamentare. I magistrati chiedono di poter acquisire nel processo le trascrizioni che riguardano, in particolare, un incontro fra Sara Palazzolo e Dell'Utri, avvenuto il 26 giugno 2003. Dopo questo incontro, la donna parla al telefono con il fratello e quest'ultimo discute gli argomenti e le richieste da trattare col «professore», che per i pm «è proprio il senatore Dell'Utri». Un’intercettazione assai rilevante, scrivono i magistrati, perchè nel corso della conversazione Vito Roberto Palazzolo, uomo d'onore della famiglia di Partinico, afferma con certezza di sapere che Dell'Utri ha rapporti risalenti con Cosa nostra, e sa, dunque, cosa deve fare. Utilizza la frase convenzionale “non devi convertirlo, è già convertito”...».

  5. #155
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    In Origine Postato da MrBojangles
    [B]«Dell’Utri è ancora oggi terminale di Cosa Nostra»
    04 Novembre 2005

    PROCURA DI PALERMO, CHIESTO L’APPELLO INCIDENTALE

    [...]
    La signora Dell’Utri e la sorella del boss

    «BISOGNA RIAPRIRE LE INDAGINI» sul senatore.
    Perché, spiegano i Pm nel ricorso presentato giorni fa alla Corte d’Appello, sul manager di Publitalia già condannato in primo grado a 9 anni sono emerse nuove prove a carico. Che mostrano come sia considerato da Cosa nostra un «sicuro terminale»

    Marco Travaglio
    07 Novembre 2005

    Nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa sono pochi, per Marcello Dell'Utri. Pochi in base agli elementi già emersi nel processo di primo grado, concluso in Tribunale l'11 dicembre 2004. Pochi, a maggior ragione, se si pensa alle nuove prove affiorate a suo carico, che dimostrano il suo ruolo di «ambasciatore» di Cosa Nostra fino all'anno scorso. È questa la tesi del ricorso depositato in Corte d'appello dai pm Nico Gozzo e Antonio Ingroia, mentre i nuovi difensori di Dell'Utri, Corso Bovio e Nino Mormino, chiedono di assolvere il loro cliente, senatore e membro del Consiglio d'Europa.

    L'assegno di don Vito
    La prima novità viene da una telefonata del 5 marzo 2004 tra i figli del defunto sindaco di Palermo Vito Ciancimino, Massimo e Luciana. Questa racconta al fratello che l'ha chiamata «Gianfranco» (forse il viceministro Miccichè) per invitarla alla convention per i 10 anni di Forza Italia. Lì, dice lei, Gianfranco le farà conoscere Berlusconi. Massimo risponde che potrebbe approfittarne per restituire un assegno di 35 milioni che Berlusconi passò al padre Vito, che lo conservò fino alla morte in una carpetta:
    L: Minchia, mi telefonò Gianfranco (…) mi arriva un messaggio (…) Il 27 marzo a Palermo … per i 10 anni di Forza Italia viene Silvio Berlusconi. È stata scelta Palermo perché è la sede più sicura (…) Saremo 15 mila. Allora io (…) ci scrivo stu messaggio: «Rincoglionito, a chi lo dovevi mandare questo messaggio, sucunnu mia sbagliasti» (…). Mi risponde: «Suca». Mezzora fa mi chiama: «Minchia, ma sei una merda». Ci dissi: «Perché sono una merda?». Dice:«L'ho mandato a te siccome so che tu lo vuoi conoscere(…)».
    M: E, digli che c'abbiamo un assegno suo, se lo vuole indietro ...
    L: (ride) Chi, il Berlusconi?
    M: Sì, ce l'abbiamo ancora nella vecchia carpetta di papà…
    L: Ma che cazzo dici?
    M: Certo.
    L: Del Berlusca.
    M: Sì, di 35 milioni, se si può glielo diamo.


    Ma nella perquisizione a casa Ciancimino, la polizia giudiziaria l'assegno non lo trova. Interrogato il 3 marzo 2005, Ciancimino jr. conferma che gliene parlò suo padre, ma non dice dove sia finito: «Sì, me lo raccontò mio padre… Ma poi era una polemica tra me e mia sorella, perché io l'indomani invece sono andato alla manifestazione di Fassino».
    I pm chiedono di risentirlo nel processo d'appello contro Dell'Utri.

    Calvi e la prima Fininvest
    La sentenza di primo grado - scrivono Ingroia e Gozzo - evidenzia «la scarsa trasparenza delle origini della Fininvest e non ritiene inattendibili i collaboratori che riferiscono di immissioni di denaro» di provenienza mafiosa. Una novità viene da una consulenza del vicedirettore di Bankitalia a Palermo Francesco Giuffrida per la Procura di Roma, nell'indagine sull'omicidio Calvi. Fra le ultime operazioni del Banco Ambrosiano s'è scoperta «l'acquisizione di una partecipazione estera nella Capitalfin International Ltd», società guidata dal rappresentante Bnl Alberto Ferrari e amministrata da Gianfranco Graziadei. Ferrari e Graziadei erano negli elenchi della P2, come del resto Calvi. Graziadei era dirigente della fiduciaria Bnl “Servizio Italia”, «utilizzata più volte dal gruppo Fininvest per alcune delle sue operazioni meno chiare». Ma soprattutto «tra le partecipazioni a Capitalfin è stata rinvenuta una cointeressenza al 100% di questa società (in periodo immediatamente precedente alla acquisizione di questa da parte dell'Ambrosiano) in una società denominata Fininvest Limited Gran Cayman». C'entrava qualcosa questa Fininvest centroamericana del 1974 con la Fininvest italiana fondata nel 1975 da Silvio Berlusconi, pure lui iscritto alla P2? Robinson Wroughton, incaricato di compiere accertamenti per conto dei liquidatori dell'Ambrosiano Holding Lussemburgo, ha confermato ai pm che, sì, «la Fininvest Ltd Gran Cayman era del gruppo Fininvest» e che ci fu un «investimento in società ricollegabili a Fininvest nei primi anni '70 dall'Ambrosiano Holding Lussemburgo». Il figlio di Calvi, Carlo, ha dichiarato: «Mio padre, quando siamo andati alle Bahamas nella prima metà degli anni '70, mi riferì che nella creazione della Capitalfin e della Finservice (da parte del piduista Ferrari, nda) vi erano interessi vicini a Craxi e al Psi, che ricevevano finanziamenti (tramite la Bnl, nda). Intorno agli anni 1973-74, alle Bahamas, mio padre fece dei riferimenti generici al fatto che tra i beneficiari dei finanziamenti Bnl vi erano società Fininvest».
    Dunque - scrivono i pm - «appare rilevante accertare se Calvi, appartenente alla P2 e beneficiario di ingenti finanziamenti da ambienti mafiosi, abbia effettuato investimenti nella Fininvest nei primi anni '70, in epoca immediatamente antecedente alle immissioni di denaro oggetto delle analisi Giuffrida».
    Cioè i misteriosi finanziamenti alla Fininvest fra il 1974 e l'85. Perciò chiedono ai giudici d'interrogare Wroughton, Giuffrida e Calvi jr .

    L'amico siculo-sudafricano
    Vito Roberto Palazzolo, classe 1947, nato a Palermo ma residente in Sudafrica col nome di Robert Von Palace Kolbatshenko, uomo d'affari e proprietario terriero, giù condannato per traffico di droga al processo «Pizza Connection», è ora imputato per associazione mafiosa come presunto boss della famiglia di Partinico: avrebbe ospitato in Sudafrica e Namibia latitanti del clan Brusca e «riciclato denaro di provenienza illecita»; continuerebbe a «coltivare interessi in Sicilia tramite la sorella Maria Rosaria detta Sara», pure lei ora imputata per mafia. Proprio attraverso Sara, come risulta da alcune intercettazioni, nel 2003 Palazzolo aggancia Dell'Utri e famiglia per «alleggerire la sua posizione processuale e ammorbidire le richieste di rogatoria e di estradizione». Perché proprio Dell'Utri? Perché - scrivono i pm - «è un esponente politico di rilievo della maggioranza»; ed è pure, parola di Palazzolo, «già convertito», cioè collegato alla mafia. L'intermediaria fra i due è «una signora dell'alta società milanese, africana d'adozione: Daniela Palli», ora indagata per favoreggiamento con l'amico Paolo Pasini.
    Il 30 maggio 2003 Palazzolo chiama la sorella perché parli con la Palli e contatti Dell'Utri.
    Il 12 dicembre 2003 la Palli racconta a Pasini i suoi colloqui con Miranda, moglie di Dell'Utri:
    D. Certo che è stato male, gli hanno dato… quattro by-pass ha detto… e allora, ho avuto una lunga conversazione…con Miranda che c'ha un sacco di casini… A un certo punto, in famiglia proprio, le ho detto: «Miranda scusa, (…) ti ricordi che a luglio (…) ti chiesi se Marcello poteva fare una telefonata a questa Sara Palazzolo?» E lei mi ha risposto: «Sì, l'ha fatta. (…) Sì, risulta tutto, però io non ho più le cose sottomano(...)». Ho detto: «Questi qua continuano a chiamarmi. Ci sono problemi?». E lei mi ha detto: «No, Daniela perché te l'avrei detto subito, Marcello mi avrebbe detto: dì a Daniela che io queste persone non le chiamo. Invece lui è interessato, se l'è presa nel cuore». (…). E gli dico: «Sara a luglio ha ricevuto la telefonata di Marcello"»(…).
    P. Il contatto a cosa approda? A degli affari o alla pura conoscenza?
    D. No a risolvere, magari i problemi di Roberto che sono anche quelli di Marcello, processi, cose o non so che cosa.

    Il primo contatto fra Sara e Dell'Utri risulta da una telefonata fra i due il 26 giugno 2003.
    Per legge, non può essere trascritta senza il permesso del Senato: i pm lo chiedono, ritenendola «assolutamente necessaria per questo processo, in quanto Dell'Utri accetta di incontrarsi con Palazzolo, uomo d'onore di Partinico, tramite la sorella».
    In vista dell'incontro, Palazzolo indica alla sorella le cose da chiedere al «professore»: cioè a Dell'Utri.
    «Palazzolo - spiegano i pm - afferma con certezza di sapere che Dell'Utri ha rapporti risalenti con Cosa Nostra e sa dunque cosa fare. Utilizza la frase convenzionale: “Non devi convertirlo, è già convertito”…».

    Sara - suggerisce Vito Roberto - deve chiedere a Dell'Utri i seguenti favori:
    1) un intervento «al Ministero» per una faccenda processuale (Palazzolo cerca un interlocutore in Via Arenula: «per sapere più o meno dove deve andare questa cosa e cosa si può fare qua e dopo all'avvocato cu andare a bussare per avere un po' di conforto in questa situazione a livello ministeriale»);
    2) una pressione sulla Cassazione perchè annulli il mandato di cattura per mafia a suo carico («vediamo di farla dare a dei giudici competenti… scriviti cu sunnu i magistrati, cu sunnu i persone, cu sunnu i procuratori, cu sunnu i presidenti di Corte d'appello, scriviti tutto…»);
    3) un'interrogazione parlamentare contro la «persecuzione giudiziaria» di cui si dice vittima;
    4) un intervento «a livello governativo» con il Sudafrica perchè «lascino in pace» lui e l'amico Rocky Agusta (figliastro della contessa Francesca morta nel 2001 a Portofino), coinvolgendo addirittura il "Presidente";
    5) «la sorella dovrà riferire al senatore Dell'Utri che “possono dare un contributo” e che lo stesso Palazzolo, consigliere finanziario per l'Angola può rendersi utile per tutto quel che può servire a dei clienti suoi, sia nella pesca sia nelle miniere o nei lavori pubblici». Dell'Utri potrebbe trovare soci e capitali per appalti stradali in Angola: «Può portare tremila industriali dall'Italia… C'è una nazione da ricostruire, non ci sono problemi, il governo ti dà garanzie… Ci sono già cinque licenze per porti, strade…».

    Veronica, Silvio e la discoteca

    I contatti fra Palazzolo, Palli e Miranda Dell'Utri proseguono e il 20 ottobre 2003 Vito informa Sara che «abbiamo parlato con uno del Dipartimento» di Giustizia sudafricano. E la invita a «informare il Ministro della Giustizia italiano». Il 3 febbraio 2004 è prevista una festa all'«Isola di White», una discoteca di Buccinasco, organizzata da Veronica Berlusconi per Miranda appena diventata nonna. Ci saranno anche la moglie di Previti e la Palli, che concorda con Pasini quel che deve dire alla first lady: «Alla Veronica (…) dico che sto collaborando con Michelini in Africa… vogliamo unire le forze politiche e imprenditoriali… i ministri… Il Presidente deve appoggiarlo in qualche modo». Michelini è Alberto, ex giornalista Rai, ora deputato forzista, membro dell'Opus Dei come Dell'Utri e rappresentante del premier Berlusconi per l'Africa. Il "Presidente" è Berlusconi. Infatti l'indomani la Palli racconta a Pasini che alla festa Veronica le ha promesso di mandarle un autista a ritirare una lettera da far recapitare a Silvio. Poi chiama Gaddo della Gherardesca (il nobile toscano amico di Sarah Ferguson) per dirgli che alla festa «io ho parlato a Veronica dell'Africa» e di Michelini: per l'affare africano «bisogna fare qualcosa, sennò saranno i comunisti a prenderla». Silvio deve capire che «va bene, ci sono tanti problemi come la legge Gasparri, però è importante che l'Africa non finisca alla sinistra». Pasini le dice di informare Michelini e si raccomanda di scrivere al premier una lettera non troppo lunga. Poche ore dopo la Palli gli legge stralci della lettera: «Caro Presidente, sto collaborando sull'iniziativa presa nel Centro Africa... mi sono permessa di attivare la sua attenzione… sostegno e appoggio morale che lei non ha mai fatto mancare...». Poi riprende i contatti con Palazzolo, che però ha saputo di intercettazioni e raccomanda la massima prudenza al telefono. Il 12 dicembre 2004 Daniela Palli gli dice che Dell'Utri, pur impegnatissimo, è interessato a incontrarlo. In altre telefonate si parla di una lettera di Michelini a un ministro angolano per annunciargli una delegazione d'imprenditori e politici italiani interessati a opere pubbliche. Poi l'inchiesta diventa pubblica e all'improvviso l'allegra brigata smette di parlare di Angola e Palazzolo.
    Ma le intercettazioni bastano - secondo i pm, che chiedono di sentire al processo la Palli, Pasini e Sara Palazzolo - a dimostrare che «l'allora latitante Palazzolo ben sapeva del ruolo di Dell'Utri rispetto a Cosa Nostra» e che «Dell'Utri nell'intero universo di Cosa Nostra è considerato un sicuro terminale al quale potersi tranquillamente rivolgere, senza il timore di essere denunziati, per illecite interferenze su organi istituzionali».

  6. #156
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    «Dell’Utri è ancora oggi terminale di Cosa Nostra»
    [...]
    L’insostenibile ritorno di Dell’Utri
    15 Novembre 2005
    Il senatore, condannato a 9 anni nel processo di Palermo, guiderà la campagna elettorale di Forza Italia
    Marco Travaglio

    A parte le gag canore ed edilizie di Berlusconi e le prediche di Capello, le schitarrate di Apicella e le guappate di Previti, la convention sorrentina con i giovani azzurri del Circolo dà un’impronta decisiva alla campagna elettorale di Forza Italia: l’impronta, anche digitale, di Marcello Dell’Utri.
    Condannato per mafia a 9 anni soltanto 11 mesi fa dal Tribunale di Palermo, Dell'Utri «torna a Soriento» con un’esposizione mediatica mai vista in 12 anni.
    Nemmeno nel ’94, quando l'uomo che sussurrava ai cavalli e al Cavaliere, ma soprattutto allo stalliere, mise in piedi il partito con un pugno di Publitalia Boys, ma sempre restando nell’ombra, dietro le quinte.
    Ma ora il gioco si fa duro, e i duri cominciano a giocare.
    Via i Bondi, Cicchitto, Schifani, Adornato.
    Sotto con Dell’Utri e i fedelissimi Previti e Jannuzzi.

    Una trentina d’anni di reclusione in tre.

    L'asse Milano-Palermo
    Furono proprio Dell’Utri e Previti, nel ’93, a gettare la spada sulla bilancia, facendola pendere per la «discesa in campo» di Silvio.
    «A volte mi scopro a piangere sotto la doccia», confidava il Cavaliere nei mesi più duri di Mani Pulite, mentre i suoi padrini politici cadevano l’uno dopo l’altro, il suo gruppo affogava nei debiti e i giudici ronzavano intorno al Biscione.
    Lo confidava disperato al suo vecchio consulente Ezio Cartotto, reclutato da Dell’Utri fin dall’estate ’92 per studiare «un’iniziativa politica della Fininvest».
    Negli stessi mesi, anche Cosa Nostra tenta di riempire il vuoto politico creato da Tangentopoli: i boss Bagarella, Cannella, Brusca e Graviano fondano un partito autonomista, «Sicilia Libera».
    Ma, alla vigilia delle elezioni ’94, lo cestinano e sposano Forza Italia.
    Perché?
    Una risposta viene dalle motivazioni della condanna di Dell'Utri, che raccontano quella campagna elettorale sull’asse Arcore-Palermo.
    La mafia - scrivono i giudici - pensa a un partito suo sino a quando «non aveva ottenuto “certezze” e “garanzie” politiche da altri “canali”».
    Poi Bernardo Provenzano le ottiene, “esce allo scoperto” e si fa sostenitore dell’appoggio a Forza Italia dalla fine del 1993, epoca in cui sarebbero arrivate delle “garanzie” in tal senso». Il «canale» è «Marcello Dell'Utri, noto da tanti anni, sfruttato positivamente in varie occasioni diverse da quelle attinenti la politica e destinato a essere fruttuoso anche in questo campo».
    Chi fa da tramite fra Milano e Palermo?
    Il tribunale, citando Giuffrè, fanno tre nomi:
    «Il costruttore Giovanni Ienna (legato ai Graviano, che sarebbe stato in contatto con Berlusconi); un certo avvocato Berruti», cioè Massimo Maria Berruti, avvocato Fininvest, oggi deputato forzista; e il duo Mangano-Dell’Utri.

    Stalliere e Cavaliere
    Vittorio e Marcello si conoscono dal ’73 e continuano a frequentarsi nel novembre ’93, sebbene Mangano sia reduce da una condanna per mafia e droga al maxiprocesso che l’ha tenuto in carcere per ben 11 anni, dall’80 al 90:
    «Una continuità allarmante, molto grave se rapportata al nuovo ruolo di Dell’Utri, non più solo manager d’azienda, ma uomo pubblico investito di responsabilità politiche verso la comunità... in quanto uno degli ideatori e organizzatori del partito che vincerà le elezioni del ’94 e porterà al governo Berlusconi».
    Fatto gravissimo anche perché «era cambiato, dopo le stragi mafiose del 1992-’93, il modo di intendere i contatti con soggetti mafiosi... in special modo di uomini pubblici».
    Mangano è stato appena promosso capo del clan di Porta Nuova, ed è in stretto contatto con gli artefici delle stragi, Brusca e Bagarella. Grazie ai suoi vecchi rapporti con Berlusconi e Dell'Utri, «Mangano “serviva” politicamente», tant’è che Bagarella «insieme a Brusca aveva organizzato un suo viaggio a Milano».
    Per incontrare chi?
    Dell’Utri.
    Chi lo dice?
    Vari mafiosi pentiti.
    Ma soprattutto «le agende sequestrate a Dell’Utri», in cui «si sono ritrovate due annotazioni relative a incontri tra lo stesso e Mangano, il 2 e il 30 novembre 1993. Un dato documentale incontestabile».

    L’onorevole imputato «non ha potuto negare questo rapporto con Mangano, limitandosi ad addurre giustificazioni di facciata... Mangano, di tanto in tanto, era solito andarlo a trovare in ufficio (a Milano!) per esporgli non meglio identificati problemi di carattere personale, precisando che egli “subiva” tali rapporti e non ricordando quali fossero i problemi personali che Mangano gli avrebbe sottoposto il 2 e 30 novembre ’93, periodo in cui era in corso l’organizzazione del partito FI e Cosa nostra preparava il cambio di rotta verso la nascente forza politica».
    Dunque, le «conclamate relazioni di Dell’Utri con Mangano» sono «finalizzate a una promessa di aiuti concreti e importanti a Cosa nostra in cambio del sostegno a FI».
    «Il Tribunale ha tratto la conclusione che Dell'Utri aveva preso “impegni” con la mafia, promesso “cose buone” per Cosa nostra sui importanti fronti “politico-giudiziari”».

    E «Provenzano, latitante da 40 anni, capo di una delle organizzazioni criminali più pericolose e sanguinarie al mondo, fin dal ’94 si era impegnato a far votare ai suoi sodali per FI».
    Insomma:
    «vi è la prova che Dell’Utri aveva promesso alla mafia precisi vantaggi in campo politico e, di contro, vi è la prova che la mafia, in esecuzione di quella promessa, si era vieppiù orientata a votare per FI nella prima competizione elettorale utile e, ancora dopo, si era impegnata a sostenere elettoralmente l’imputato in occasione della sua candidatura al Parlamento Europeo nelle fila dello stesso partito, mentre aveva grossi problemi da risolvere con la giustizia».

    Il più amato dai boss
    Altruista nel ’94, quando non è candidato in proprio, Dell’Utri diventa più egoista nelle campagne per le europee del ’99 e per le politiche del 2001, quando ha bisogno del doppio seggio perché rischia l’arresto.
    Cosa Nostra è sempre al suo fianco.
    Parola di pentiti?
    No, prove inconfutabili:
    «La compromissione di Dell’Utri con la mafia anche sul fronte della politica riceve definitiva conferma dalle intercettazioni relative agli anni ’99 e 2001».

    Nel ’99 Carmelo Amato, fedelissimo di Provenzano, organizza la campagna elettorale per Dell'Utri:
    «In Cosa Nostra - scrive il tribunale - era stato deciso che Dell’Utri andava votato... e fatto votare... Un impegno collettivo cui si doveva aderire», anche per «tirar fuori Dell’Utri dai guai giudiziari, dal momento che i rappresentanti delle istituzioni “lo volevano fottere” a tutti i costi, ma non avrebbero più potuto fargli nulla se fosse stato eletto».
    La scena si ripete nella campagna del 2001, quando il boss Giuseppe Guttadauro si lamenta col collega Salvatore Aragona:
    «Dell’Utri si presentò all’Europee... prese degl’impegni e dopo... non si sono visti più».
    Stavolta «deve pigghiari impegni e l’ava a manteniri però».

    Con chi prese impegni nel ’99, quando Mangano era in carcere? Guttadauro dice che li prese col boss della Guadagna, Gioacchino Capizzi.
    Poi tutto fila liscio: il 15 maggio 2001 Dell’Utri diventa senatore e la Cdl fa il pieno dei collegi siciliani, 61 su 61.
    Il 21 maggio Guttadauro si augura che Dell’Utri subentri a Miccichè come capo dei forzisti a Palermo:
    «Miccichè un ci si po’ parrari... Macari fussi Dell’Utri!».
    Alla fine i giudici parlano di «elementi certi di prova sulla compromissione mafiosa dell’imputato».

    Ciononostante l’imputato è il regista, palese, della quarta campagna elettorale nazionale di FI.
    O forse proprio per questo.

  7. #157
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    «Dell’Utri è ancora oggi terminale di Cosa Nostra»
    [...]
    Il valore dell'amicizia

    "'Il sogno possibile? E' quello di vincere le prossime elezioni politiche, ma anche quello di fare partecipare sempre di più i giovani alla vita sociale, politica e culturale del nostro Paese. E' un sogno che si può realizzare davvero'. Lo ha affermato il senatore di Forza Italia, Marcello Dell'Utri, concludendo il convegno del Circolo giovani. Dell'Utri ha ribadito l'auspicio perché i giovani 'contino per il loro valore, non perché sono 'amici degli amici'"
    (dal sito di Forza Italia, 16 novembre 2005).

    "L'imputato Dell'Utri Marcello si è anche lasciato andare a un commento critico su 'Rapisarda mafioso', osservando che l'ex amico non possedeva di certo le qualità proprie di un mafioso in quanto non era riservato (ma anzi sparlava di tutto e di tutti) e non aveva il senso dell'amicizia né portava rispetto agli amici:
    'Il discorso di Rapisarda mafioso fa ridere, perché se c'è uno che non può essere mafioso è Rapisarda, in quanto proprio è uno che parla in maniera sconsiderata di tutto e di tutti e credo che sia anche una persona che non ha nessun senso dell'amicizia, nessun rispetto dell'amicizia, cioè secondo me è completamente fuori da ogni logica, diciamo così, di carattere semplicemente da questo punto di vista mafioso'.
    Parole queste che si commentano da sole"

    (dalla sentenza del Tribunale di Palermo che l'11 dicembre 2004 ha condannato il senatore Marcello Dell'Utri a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e il suo amico Gaetano Cinà a 7 anni per partecipazione ad associazione mafiosa).

    "In questa occasione, è ancora l'imputato a confermare di essersi vantato col Rapisarda - definito come un soggetto fuori da ogni logica mafiosa perché privo, tra l'altro, di ogni rispetto per l'amicizia - delle sue conoscenze con 'pezzi grossi della mafia':
    'Rapisarda non mi ha detto nulla, mi diceva soltanto, quando poi siamo entrati in confidenza, che lui conosceva a Palermo pezzi grossi della mafia: "Io conosco Tizio, Caio e Sempronio". Ed io, visto che lui millantava, per non sentirmi meno importante di lui, dicevo: "Anch'io conosco Tizio, Caio e Sempronio", ma questo è vero che io l'ho detto, ma ripeto solo per questa esclusiva ragione'..."

    (ibidem).

  8. #158
    vae victis
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    Allora vediamo da dove iniziare..premetto che il primo motivo per cui non mi pongo neanche il dubbio se votare FI è la presenza di Dell'Utri,che ritengo colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa,sentenza che spero venga confermata in appello e cassazione...Ma parliamo un po del ruolo che Berlusconi ha avuto nella vicenda,prendendo spunto da cio che è riportato sulla stessa sentenza....Vado a "memoria" percio porebbero esserci alcune piccole inesattezze di cui mi scuso in anticipo...

    Berlusconi viene in contatto per la prima volta con la mafia nel famoso incontro nella sede dell'Edilnord con Bontade,Teresi,Dell'Utri e lo stesso Di Carlo che è colui che racconta dell'incontro...Di Carlo stesso che dice di non essere direttamente interessato ma ascolta la conversazione,espone per primo il motivo di questo incontro come una richiesta di "garanzia" da parte di Berlusconi in riferimento a delle minacce di un tentato sequestro a lui o al figlio,subite precedentemente ed un attentato a una villa di sua proprieta di cui si sospetta Mangano Vittorio...Minacce che poi si verra a sapere sono state fatte dagli stessi personaggi (o in ogni caso con il loro benestare..) che poi gli affriranno la garanzia...garanzia che si pensa piu possibile dopo l'arresto di un certo Liggio,personaggio sanguinario che "lavorava" nel Milanese e che faceva parte del Triunvirato mafioso composto mi sembra da lui Badalamenti e Bontade...In quel periodo decine di tentati e riusciti sequestri avvenivano in Lombardia a danni di imprenditori,visto che in Sicilia non si poteva piu sequestrare nessuno in virtu di un accordo fra le famiglie mafiose che praticamente proteggevano tutte le imprese siciliane...Cio per rendere un idea dell' aria che tirava,e che rendeva lecito in un personaggio in ascesa come Berlusconi,quindi in odor di mafia,perlomeno un sentimeno di paura...che diveniva terrore con le minacce di sequestro al figlio..Tramite Dell'Utri riesce ad avere le garanzie necessarie per scongiurare il sequestro,ma gli tocca assumere un mafioso ad Arcore,il famoso Mangano,che si verra poi a sapere riscuoteva il pizzo,che poi dava a Cina che poi dava al Bontade ecc ecc...Dalle dichiarazioni di numerosi pentiti,si evince che il rapporto fra Berlusconi e la Mafia è per ora semplicemente quello fra estorsore ed estorto,rapporto che "quasi " tutti gli imprenditori e le famiglie perbene siciliane erano costrette a subire...La stessa sentenza ufficializza che Berlusconi entra in contatti con la Mafia come "Vittima".Io non biasimerei mai un padre che paga il riscatto ai sequestratori del figlio,non giudicherei mai male chi paga un pizzo per la tutela della su famiglia,percio non giudico moralmente sbagliato cio che ha fatto Berlusconi "sotto" minaccia da parte di cosa Nostra,non di un delinquentello da due solidi...sottolineerei che a quei tempi rivolgersi alla polizia era come fare un buco nell'Acqua...e che Berlusconi dovette far andar via la famiglia prima qualche giorno in Svizzera e poi qualche mese a Marbella in Spagna,(andavano forse a prendere il sole??)

    Veniamo al tentato sequestro D'Angerio organizzato da basista Mangano,che dopo poco provoca l'allontanamento del Mangano stesso nel 76,e del Dell'utri nel 77...Non si sa quali siano i veri motivi dei due allontanamenti,ma Berlusconi da quel momento in poi si circonda di guardie private e di mezzi blindati,(aveva forse paura delle decine di sequesri avvenuti nel Milanese??no,no,un mafioso come lui non ha paura di niente... )

    Di fatto c'è che Dell'Utri ritorna in Fininvest nel 82 e inizia a lavorare a Publitalia nel 83..Ma prima del suo rientro(se solamente ufficiale non saprei dire...) iniziano ad arrivare i famosi soldi nella Holding che costituiscono la Fininvest,da dove vengono non è dato saperlo.ma ci "illumina"( o rabbuia...) tal Rapisarda,imprenditore vicino alla Mafia,con il quale Dell'Utri va a lavorare grazie alle Intimidazioni del Cina sullo stesso Rapisarda,il quale dice di aver visto Dell'Utri,Bontade e Teresi con sacche di soldi(10 miliardi a occhio..) e che in un successivo incontro a Parigi,(dove Rapisarda era latitante mi pare),Dell'Utri chiede nuovamente un prestito di 20 miliardi sempre ai due interlocutori..Rapisarda dichiara questi avvenimenti non alla prima,non alla seconda ma in successive deposizioni,fatto è che non viene ritenuto attendibile nemmeno dall' "accusa".(Rapisarda è un accertato riciclatore di Cosa Nostra,arrabbiato con Dell'utri e fratello per il fallimento della Bresciano spa,sua societa)Mentre esistono decine di deposizioni sul rapporto estorto-estorsore fra Berlusconi e la Mafia,nei quali si scopre pure la somma del pizzo pagato pari a 50 milini annui,non si hanno altre dichiarazioni di questo prestito(o riciclaggio che sia),a parte le affermazioni di un certo Siino,amico del cognato di Bontade che dichiara che Dell'Utri ha "poppato i soldi di Bontade" dopo la morte di questi e di Teresi...(e se è vero perchè Dell'Utri è ancora vivo??si ammazzava per molto meno mi pare...)..Non si hanno riscontri di tale "prestito",ma cio sinceramente vuol dire poco,se i soldi erano illeciti è chiaro che non esiste un bonifico!! ..fatto è che in ogni caso,l'eventuale riciclaggio sarebbe sempre stato viziato dal ruolo di vittima che Berlusconi subiva,e se alla fine gli avesse poppato i soldi a coloro che minacciavano lui e i suoi figli avrebbe fatto proprio bene a fregarglieli.

    Berlusconi secondo l'accusa,richiama Dell'Utri a Fininvest perchè senza di lui gli mancavano i contatti con Cosa Nostra,che gli avevano fatto perdere degli affari in Sardegna,per colpa della stesse faliglie mafiose che con l'allontanamento di Dell'Utri aveva allontanato,ma se cio fosse vero cadrebbe l'accusa che Dell'Utri portasse soldi nelle casse di Fininvest dal 77 al 82,periodo nel quale secondo l'"accusa"stessa, Dell'Utri non tutelava piu Berlusconi con i mafiosi,motivo per cui venne richiamato alla base...
    Rimane l'ipotesi che i soldi giungessero a Silviuccio tramite gli stessi Teresi e Bontade,ma si rimane sempre in un campo molto fantasioso..

    Fatto certo è che i rapporti con la Mafia non migliorarono come si sostiene, e Berlusconi dovette contiunare a pagare il pizzo ai fratelli Pullara',e dovette subire altre minacce nel 86,dagli stessi che si dichiaravano "amici suoi" e che gli chiedevano sempre piu soldi.Amici (Riina) che si accordarono con altri amici di Catania(Badalamenti),per minacciare ulteriormente Berlusconi e lo stesso Dell'Utri,che si diceva si stava allontanando da Cina...Gli misero un ordigno in una sua proprieta'.Amichevolmente diciamo.

    Sempre in Sicilia Berlusconi paga il pizzo per proteggere le sue antenne,aquistate da un parente alla lontana di Riina mi pare,che comunque sembra anche lui "subire" la situazione.E siccome Berlusconi è un VERO mafioso,nel momento in cui decide di non acconsentire all'aumento del pizzo,che gia era arrivato a 200 milioni l'anno,e si rifiuta di cedere alla Mafia gli appalti per le forniture della Standa di Catania,i suoi amici decidono di dare fuoco ai magazzini della Standa di Catania,procurandogli danni per 14 miliardi(siamo nel 90..)danni che potrebbero essere molto maggiori se i vigili del fuoco non intervenissero su altri attentati.(Ma non erano tanto amici?? )

    Tutto questo a dimostrare che qualsiasi rapporto abbia avuto Berlusconi con la Mafia,è stato "sempre" dettato dalla Paura e dalla Minacce,dal 74 fino al 90,e sempre sotto la guida di Tal Marcello Dell'Utri,che ha avuto un ruolo fondamentale in tutta questa storia.Non mi sento percio' di giudicare le azioni di chi ha Paura.Avere Paura è umano sia per lui,che per le centinaia di persone che tutt'ora,subiscono queste estorsioni.Ognuno puo valutare come gli pare i "fatti" sono questi.

  9. #159
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    A parte che i fatti non sono esattamente questi, anzi; tutta la prolusione sembra scritta da un "professionista".
    Un Jannuzzi, per dire.
    Uno che pretende di passare per anti-mafioso scrivendo le prefazioni al libro di Pippo Calò e diffamando Falcone.

    Lo stesso Gozzo, nella sua requisitoria, fa un NETTO distinguo tra il prima ed il dopo Rapisarda.
    Per il prima, descrive si il Banana come vittima; ma, per il dopo, afferma (comprovatamente) che il riprenderselo "a corte" è stato un atto coscente e convinto.
    A conferma di tutto ciò, le centinaia di intercettazioni nelle quali gli stessi "attori" lo dimostrano indubitatamente.
    Una per tutte, quella famosa tra Cinà ed Alberto Dell'Utri sulla cassata da 8 kili con su lo stemma di Canale5.
    Per non dire di quella tra M. Dell'Utri, il Banana e Confalonieri dopo l'attentato in via Rovani.
    Che, differentemente da quanto dicono gli intercettati, non fu fatto da Mangano; fu fatto dai Catanesi, gli stessi che bruciarono i magazzini Standa.
    Catanesi che, all'epoca, agirono AUTONOMAMENTE.
    Messi POI "in riga" da Riina (DOPO che fallì anche il tentativo di sostituire la DC con il PSI come referente) grazie all'inervento di Dell'Utri.
    Tant'è che la Fininvest (proprietaria di Standa) NON si costituì parte civile nei processi per quegli attentati; a DIFFERENZA di FIAT, per gli stessi ai danni di Rinascente.
    E' in questi anni (nel "dopo Rapisarda") che si SALDA il rapporto con la NUOVA mafia; in quanto (da bravo "jannuzziano") anche tu tendi strumentalmente a "pensare" la mafia come immutabile nell'arco di questi anni.
    Così non è.
    Dell'Utri era "nelle mani" di Bontade; ma NON lo è stato in quelle di Riina e Provenzano (assassini di Bontade e parte "vincente" della guerra di mafia degli anni '80) se non DOPO questi fatti.
    Rapporto concretizzatosi con la creazione, da parte di Dell'Utri (che MAI prima s'era occupato di politica), del partito azienda Forza Italia; opzione scelta da Riina e Provenzano in alternativa al progetto "Sicilia Libera" di Bagarella.
    Tutto questo è agli atti del processo; però "dimentichi di trattarne".
    Come dimentichi di considerare che la "vittima" non ha MAI smesso di difendere e proteggere il "persecutore".
    Non solo; di anno in anno l'ha innalzato ai massimi gradi della scala "politica" aziendale.
    Non puoi scindere l'uno dall'altro.

  10. #160
    Assatanata, cogliona & indegna
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    Già cogliona ed oggi anche "indegna di essere italiana"!!!
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    ...Come disse la buonanima di Liggio: "Se esiste un'antimafia, esisterà pure una mafia"... ecco l'eccellente difesa di Marcello dell'Utri, uomo molto colto, spesso anche sul fatto...

    PS: o forse tutto è un equivoco un po' imbarazzante: Marcello fece assumere il superboss Mangano ad Arcore credendo - erroneamente - che fosse parente della bella Silvana... ma tu guarda a volte le disgrazie!!!

 

 
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