(ANSA) - ROMA, 16 APR - ''Ho provato orrore per quelle frasi
dei terroristi iracheni e una immensa pieta' per le persone che
avevo davanti a me. Ma sarebbe stato peggio dare al pubblico, ai
telespettatori, l'idea che dovevo andar via, fuggire,
invece di fronteggiare le lacrime e il dolore dei familiari di
questo ragazzo ucciso''. Lo dice in un'intervista al SECOLO XIX
il ministro Franco Frattini. ''I familiari di Quattrocchi -
continua il titolare della Farnesina - sono stati avvertiti
prima dell'annuncio in tv, dal segretario generale della
Farnesina Umberto Vattani. Al momento giusto li avrei sentiti
anch'io''.
15.04.2004 Un pezzo dall' unità.
«Che Fabrizio fosse morto l’abbiamo saputo dalla tv»
di Matteo Basile
Mezzanotte e trentadue minuti. Genova, via Lagustena. A casa della madre di Fabrizio Quattrocchi la tv è accesa. È Porta a porta. Che dà la notizia: l’ostaggio ucciso è Fabrizio. La morte di un figlio appresa alla televisione. Per l’anziana madre, che nel pomeriggio era già stata colta da un malore, è la disperazione. Contemporaneamente, sotto, in strada, Davide Quattrocchi, fratello di Fabrizio, cammina nervosamente e parla con gli amici. Il suo telefono squilla. Una voce, che gli comunica la tragica notizia. Ancora in tv, stavolta il ministro Frattini: che va avanti, e sostiene di aver diffuso le generalità dell’ucciso in quanto - a suo dire - la famiglia era già stata avvisata. Ma così non era. La telefonata ufficiale del ministero arriverà solo un'ora più tardi, e la visita di un ispettore di polizia addirittura intorno alle tre del mattino. «Porta a porta» quindi trasformata in unico mezzo a disposizione della famiglia per conoscere la sorte del figlio, quasi fosse una sorta di Radio Londra in tempo di guerra. Come se lo spettacolo avesse più importanza del dolore, priorità di fronte al rispetto per una famiglia distrutta.
Il gioco dei muscoli
Un fatto gravissimo che nella disperazione apre uno spiraglio alla rabbia. «Nessuno ci ha detto niente, siamo stati abbandonati», fanno sapere dalla famiglia. Che poi attacca frontalmente Palazzo Chigi: «Prima di ribadire dichiarazione di forza - ha detto Graziella, la sorella di Fabrizio - il governo avrebbe fatto meglio a portare avanti le trattative con i rapitori. La sensazione - continua - è che abbiano voluto mostrare la propria forza giocando con la pelle di chi si trova in Iraq». Adesso la famiglia Quattrocchi è preoccupata anche per il rientro in patria della salma di Fabrizio. «Non sappiamo niente neanche su questo - confessa Graziella - , ci è stato detto che qualche cosa di più si potrà sapere nei prossimi giorni perché i contatti con la banda armata sono difficili». Una rabbia più che giustificata per chi ha vissuto momenti di paura seguiti dal dolore per la perdita di un figlio, di un fratello.




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