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Discussione: Guerre Dimenticate

  1. #91
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    I RIBELLI ROMPONO LA TREGUA: 8 MORTI



    18 Marzo 2003


    I ribelli del Lord Redemption Army guidati da Joseph Kony sono tornati a colpire: un pulmino è stato assalito ieri a colpi di mitragliatrice a 10 km dalla città di Kitgum, nell'estremo nord del paese. Le vittime sarebbero otto, mentre altre sei persone sarebbero rimaste ferite.

    L'attacco dei ribelli suona come una beffa per il governo ugandese, che il giorno prima aveva deciso di prolungare di altri cinque giorni la tregua nel distretto di Pader, per permettere i colloqui di pace con il LRA.

    Nei giorni scorsi due meetings tra delegazioni governative e ribelli sono saltati. Secondo un portavoce delle autorità di Kampala, i ribelli si sarebbero insospettiti per la presenza dei militari di scorta ai delegati governativi, facendo saltare i due incontri.

    Le reazioni di Kampala all'attacco di ieri sono state tutto sommato moderate: pur condannando l'azione dei guerriglieri, e definendo il leader ribelle Joseph Kony inaffidabile, le autorità ugandesi hanno dichiarato di voler proseguire sulla strada per la pace e di voler organizzare un incontro con una delegazione del LRA in questi giorni.

    Matteo Fagotto

  2. #92
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    TREGUA FINITA, COMINCIA L'ATTACCO FINALE


    21 aprile 2003


    Le speranze di arrivare ad un accordo di pace tra governo ugandese e ribelli cristiani del LRA sono definitivamente naufragate. Dopo sei settimane di tregua, in cui le due delegazioni di pace non sono riuscite neanche ad incontrarsi, il presidente Museveni ha dato l'ordine di riprendere le ostilità.

    Indubbiamente, le responsabilità del LRA per il fallimento delle trattative sono grosse: il gruppo capeggiato da Joseph Kony ha violato più volte il cessate-il-fuoco nel nord del paese, ha rifiutato di incontrare le varie delegazioni di pace uccidendo addirittura un inviato del governo. Secondo le autorità ugandesi, dal 10 marzo i ribelli avrebbero fatto 64 morti e 192 prigionieri.

    L'ultimo attacco del LRA sarebbe avvenuto pochi giorni fa nel campo profughi di Oroko, nel distretto di Gulu. I ribelli si sarebbero introdotti nel campo e avrebbero accusato gli abitanti di aver rubato delle armi ad un miliziano, aprendo il fuoco contro i civili. Per Museveni il tempo delle trattative è chiuso, e grazie a una nuova fornitura di armi le UPDF (l'esercito ugandese) potranno scatenare l'offensiva finale.

    Espulso inviato ONU


    Il rappresentante in Uganda dell'ACNUR (Alto Commissariato ONU per i Rifugiati) è stato espluso venerdì scorso in seguito a contrasti con le autorità governative riguardanti lo spostamento di 16.000 profughi sudanesi in una zona giudicata dall'ACNUR poco sicura.

    I profughi avevano subìto l'anno scorso numerosi attacchi da parte dei ribelli LRA, ed erano stati trasferiti nel campo di accoglienza di Kiradongo, nel distretto di Masindi. Dato il sovraffolamento di Kiradongo, le autorità ugandesi hanno però deciso di trasferire 16.000 profughi sudanesi nella regione dell'Ovest Nilo, molto vicino ad il confine col Sudan.

    Le proteste del rappresentante dell'ACNUR, Saihou Saidy, avrebbero portato all'espulsione, nonostante sia l'ACNUR sia Kampala si siano affrettati a gettare acqua sul fuoco. Mentre il capo dell'ACNUR Ruud Lubbers ha affermato che l'episodio non influenzerà la cooperazione con il governo ugandese, le autorità di Kampala hanno dichiarato che non ci sarebbe stata alcuna espulsione, ma che il mandato di Saidy in Uganda sarebbe terminato.


    Matteo Fagotto

  3. #93
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    CONTINUANO I RAPIMENTI DI BAMBINI


    30 Giugno 2003


    Continua l'incertezza sul numero delle ragazze adolescenti rapite nella notte del 24 giugno dalla LRA (Armata di Resistenza del Signore), in una scuola superiore nel distretto di Kabermaido, a circa 150 Km a nord della capitale Kampala.

    Le prime voci davano per scomparse circa un centinaio di ragazze, numero poi ridotto ad una trentina da fonti dell'esercito regolare.

    Successivamente la locale chiesa cattolica ha dichiarato che le ragazze disperse sono ancora 6, poiché la maggior parte è riuscita a fuggire dai loro rapitori e ad essere salvata dall'esercito.

    Ma l'incertezza rimane altissima poiché, come ha dichiarato il responsabile dell'UNICEF per la sicurezza dei bambini, le comunicazioni con la zona sono difficilissime, dato che mancano la rete di telefonia cellulare ed i dati sull'identità delle scomparse.

    Però una cosa è certa: se non verranno trovate al più presto la loro sorte verrà segnata. Diverranno schiave sessuali dei comandanti dei ribelli.

    Si stima che la LRA abbia negli ultimi anni rapito circa 20000 bambini e 5000 solo nell'ultimo anno, come riporta l'organizzazione Human Rights Watch. E sarebbero 8000 in totale le persone scomparse secondo le statistiche dell'UNICEF da giugno 2002.

    I bambini sono delle facili prede, durante le razzie notturne dei ribelli integralisti-cattolici nei villaggi in cerca di cibo e vettovaglie.

    Le ragazze più grandi divengono "mogli" dei capi dei ribelli e sono soggette a violenze sessuali che hanno come effetti gravidanze non volute e, purtroppo, la trasmissione di malattie sessuali come l'AIDS. Le bambine più piccole diventano schiave, costrette a svolgere i lavori domestici.

    Invece i bambini divengono piccoli soldati, forzati a partecipare ad atrocità, ad uccidere e devastare i villaggi delle popolazioni locali, spesso gli stessi villaggi dai quali provengono. L'età minima considerata giusta per diventare un combattente nella LRA è di 7 anni.

    I ribelli sono attivi soprattutto nel nord dell'Uganda, dove le famiglie vivono nella paura costante: i bambini durante la notte, per paura dei rapimenti, vengono radunati nei centri urbani più grossi, oppure vengono accompagnati in centri gestiti da organizzazioni non governative per poterli proteggere meglio. All'alba possono fanno ritorno ai loro villaggi.

    Alcuni di essi fanno anche 8 chilometri ogni sera per poter trovare un luogo sicuro per dormire, come spiega un esponente di un'organizzazione umanitaria che lavora nella città di Gulu: "Ne arrivano anche 14000 a notte per dormire qua, distribuiti in cinque centri, inclusa una chiesa ed un autobus. E' un problema enorme da gestire: abbiamo bisogno di molte risorse per poterli aiutare".

    Tra questi vi sono molti bambini che sono riusciti a fuggire dai ribelli o sono stati liberati dalle forze dell'esercito.

    "Hanno sofferto dei traumi incredibili ed hanno bisogno di molto aiuto" spiega la responsabile del GUSCA (Gulu Support the Children Organisation) che opera in questa città nel nord dell'Uganda. Dal 1997 ad oggi quest'organizzazione si è occupata di circa 4000 bambini ex-schiavi della LRA. Ed il numero dei rapiti all'anno sta salendo sempre più, segno di una attività sempre più intensa da parte dei ribelli. "Sono stati forzati a fare delle cose orribili"

    Continua la responsabile del centro: "Molti sono apatici, altri molto aggressivi ed altri ancora vivono un grosso desiderio di vendetta, sia contro la propria gente che contro i ribelli".

    Soffrono di denutrizione e malattie, sono feriti e, quelli che hanno passato più tempo con i fanatici ribelli della LRA, hanno subito un indottrinamento dal quale devono essere "disintossicati".

    Le donne che hanno passato più tempo come schiave hanno una media di tre figli a testa e molti di questi sono intanto divenuti combattenti per i ribelli. Si calcola che Joseph Kony, il fanatico leader fondatore dell'Armata di Resistenza del Signore, abbia qualcosa come sessanta mogli-schiave.

    Questa guerra civile, le razzie ed i rapimenti, hanno prodotto centinaia di migliaia di profughi in fuga dal nord dell'Uganda, che attualmente vivono in campi protetti dall'esercito: il loro numero sarebbe salito ormai a più di 800000.

    E la tragica situazione non accenna a placarsi.


    F. Poglio

  4. #94
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    LIBERATI 250 BAMBINI OSTAGGIO DELLE LRA



    14 Luglio 2003



    Le forze militari ugandesi riferiscono di aver salvato circa 250 persone, per la maggior parte bambini e ragazzi tra i 12 ed i 18 anni, che erano stati rapiti nei mesi scorsi dalla LRA (Armata di resistenza del Signore), l'organizzazione ribelle integralista cristiana guidata da Joseph Kony, autonominatosi profeta, che sostiene di voler istituire un regime basato sui 10 comandamenti biblici. La LRA si oppone fin dal 1986 al regime del Presidente Museveni, giunto al potere dopo 5 anni di guerra civile ed opera soprattutto nel nord del paese.

    L'abbandono degli ostaggi da parte dei ribelli è dovuto, ha dichiarato un ufficiale dell'esercito, al rafforzamento delle operazioni antiguerriglia nelle passate due settimane in molte zone del nord del paese.
    Durante il corso di queste operazioni l'esercito dichiara di aver ucciso 22 ribelli, di averne catturati altrettanti e di aver perso 2 soldati.

    Quella dei rapimenti di minori è una vera tragedia sociale ed è divenuta talmente frequente che le famiglie di molti villaggi nel nord e nordest dell'Uganda preferiscono mandare i propri figli a dormire nelle città più grandi, ove operano le organizzazioni umanitarie che possono assisterli e dove sono meglio protetti. Ogni giorno si muove così una folla di "pendolari bambini" che devono percorrere anche parecchi chilometri per trovare sicurezza. Si calcola che solo nell'ultimo anno siano stati rapiti più di 5000 bambini.

    Il destino riservato ai rapiti è segnato: i bambini vengono indottrinati e addestrati come soldati (l'età minima per diventarlo è 7 anni), mentre le bambine finiscono come schiave sessuali, "mogli" dei ribelli.


    F. Poglio

  5. #95
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    UGANDA: IL VILLAGGIO DEI BAMBINI-SOLDATO


    I ribelli li obbligavano a mangiare carne umana o ad uccidere un parente, se avessero provato a fuggire. Li abbiamo trovati ai margini delle strade, in stato di choc. Sono stati vittime di violenze fisiche e psichiche spaventose. Ora sono al sicuro, stiamo cercando di restituire loro quello che anni di guerra e sofferenze hanno negato: una vita normale”.


    A parlare è Richard Kinyera, direttore del centro di riabilitazione SOS del villaggio di Gulu, nel nord dell’Uganda. La sua voce è quella di un uomo rassegnato. Con l'aiuto dei suoi collaboratori ha accolto più di 150 bambini rilasciati o fuggiti dai ribelli dell’LRA (Lord’s Resistance Army), l'esercito che da anni si oppone con la violenza al governo del presidente ugandese Museweni. Guidato dall’enigmatico Joseph Kony, che afferma di essere posseduto dallo spirito santo e di avere poteri sovrannaturali, l’LRA ha rapito dal 1986 circa 10mila bambini, oltre a molte donne e ragazze delle regioni del nord dell’Uganda. Ed è dal confinante Sudan, ultima roccaforte dei ribelli in ritirata, che sono arrivate le prime ondate di relitti umani di questa guerriglia: bambini e bambine senza radici, provati da un conflitto lungo ed estenuante, nati schiavi, senza una famiglia.
    Per loro si sono mosse alcune organizzazioni non governative locali ed internazionali, che hanno creato un centro di accoglienza e di recupero per dare loro una speranza. “Abbiamo dei programmi di riabilitazione. Questi bambini soffrono di forte depressione e di traumi psichici indelebili", spiega Kinyera. "Le ragazze che abbiamo trovato hanno un lungo passato di violenze sessuali da parte dei soldati. E’ sconcertante, soprattutto se si pensa che le più grandi hanno anche meno di quindici anni”. Ai piccoli ex-soldati viene data la possibilità di riabilitarsi attraverso psicoterapie, cure mediche e un tirocinio professionale che apra loro le porte di un nuovo futuro con l’apprendimento di un mestiere.
    Di recente, l’Università Makerere della capitale dell’Uganda Kampala, in collaborazione con l’associazione Ugandan Art for Peace, ha organizzato un’esposizione di alcuni disegni dei bambini guerriglieri. Lo scenario che offrono è inquietante. Matite e pastelli scarabocchiano miliziani che massacrano donne e bambini, kalashnikov, pozze di sangue, corpi agonizzanti tra le capanne.
    Questi disegni sono la vetrina di ciò che i piccoli sentono dentro”, racconta Tumusiime Dan, direttore della Ugandan Art for Peace e promotore della mostra. “Orrore, sconforto, rabbia, ma soprattutto tanta tristezza".
    "Qui a Gulu hanno trovato una casa, una famiglia e qualcuno che crede in loro. Questo è sicuramente un inizio”, insiste Simon, collaboratore del centro di riabilitazione.
    Si stima che altre migliaia di bambini, ancora nelle mani dell’LRA, potrebbero tornare nei prossimi mesi. Ad attenderli ci saranno forse altri istituti, ma solo se arriveranno donazioni e finanziamenti dall’estero. Senza questi, il loro futuro è incerto.

    Pablo Trincia

  6. #96
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    BAMBINI USATI COME "CAVIE" DALLE LRA: 45 ANNEGATI



    18 Luglio 2003



    Bambini costretti a fare da cavie per guadare un fiume: 45 annegati


    Il Ministro dell'ambiente ugandese, il generale Odongo, riferisce di un avvenimento agghiacciante: più di 45 bambini rapiti dalle LRA (il famigerato "Esercito di Resistenza del Signore" di Joseph Kony ) sono morti annegati nel tentativo di guadare le acque del fiume Moroto, lungo il confine tra i distretti di Kalatwi quello settentrionale di Lira dove operano i ribelli.

    I bambini sarebbero stati costretti a scendere in acqua dai ribelli per controllare che in quel tratto il fiume fosse guadabile, ma la forza delle acque li ha trascinati via. Sono stati, in pratica, utilizzati come "cavie" per provare se il fiume fosse attraversabile o meno. Tutto ciò perchè in quel tratto di fiume vi è un unico ponte, presidiato dai soldati dell'Updf (l'esercito regolare di Kampala) che aveva già respinto i ribelli che avevano cercato di attraversarlo.
    Il Ministro, riferisce che si stanno compiendo tutti gli sforzi possibili per cercare di recuperare i corpi delle vittime per riuscire ad identificarli e, così, restituirli alle loro famiglie.

    E gli scontri con l'esercito regolare continuano: fonti militari riferiscono di un attacco del Updf nel distretto di Pader (nel nord dell'Uganda) condotto l'altro ieri con elicotteri da guerra contro un gruppo di ribelli. Il bilancio ufficiale parla di 27 morti: 24 ribelli, un militare regolare e due civili.

    Ventimila minori manifestano contro guerra e rapimenti a Kitgum


    Quest'ultima tragedia che ha coinvolto dei minori sembra la violenta e sprezzante risposta al corteo dell'altro ieri al quale hanno partecipato circa 20.000 bambini nella città di Kitgum, per protestare contro la LRA ed il suo leader Joseph Kony, urlare il loro dolore e la loro paura e chiedere a gran voce la fine di una sporca guerra che dura ormai da 17 anni. Alla manifestazione si sono uniti le autorità politiche locali e l'Arcivescovo cattolico del nord dell'Uganda John Baptist Odama.
    Solo nell'ultimo anno le LRA hanno rapito circa 8.400 bambini (secondo le stime dell'UNICEF) e dal 1988 sono scomparse circa 20.000 persone, in massima parte minori, nelle razzie nel nord dell'Uganda; la metà è ancora prigioniera o dispersa.

    I bambini rapiti vanno ad ingrossare le file dei soldati ribelli, opportunamente addestrati ed indottrinati secondo le fanatiche regole dettate da Joseph Kony, sedicente profeta che lotta dichiarando di voler instaurare in Uganda un regime religioso basato sui 10 comandamenti biblici. Ed il loro destino è quello di morire sotto le bombe o i missili dell'esercito regolare durante i combattimenti ai quali sono costretti.
    Le bambine di solito divengono schiave sessuali, si vocifera che Kony ne "possegga" più di 60.

    E' molto difficile per la popolazione dei villaggi contrastare le razzie ed i rapimenti; così più di 20.000 minori ogni notte vengono accompagnati dalle campagne a dormire nelle città di Gulu, Pader e Kitgum, i principali centri urbani del nord del Paese, ove sono maggiormante difendibili e dove operano organizzazioni umanitarie che possono fornire loro assistenza.

    La visita di Bush.


    Questa tragedia si consuma nella quasi totale indifferenza da parte degli ambienti politici internazionali: venerdì scorso si è svolta la visita del Presidente degli Stati Uniti George Bush che nel suo discorso dinanzi alle autorità ugandesi non ha fatto cenno alla tragedia della guerra civile e dei rapimenti dei bambini. Ha parlato, comunque, di lotta all'AIDS (che è una piaga nel Paese), dichiarando che gli Stati Uniti investiranno 15 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni nella lotta a questa malattia in tutto il mondo.

    E proprio nell'ottica della lotta alle malattie ed alla fame il governo USA ha deciso ieri di fornire un finanziamento di 49 milioni di dollari all'Uganda per supportare il Piano di azione per lo sradicamento della povertà varato dal Ministero delle finanze ugandese. I soldi saranno destinati a progetti per il sostegno allo sviluppo di tecniche agricole più efficienti ed alla biodiversità, per cercare di sfamare un paese che vive una drammatica esplosione demografica; come ha rimarcato Gerald Ssendaula, il Ministro delle Finanze: "Sono scioccato dai rapporti sulla crescita della nostra popolazione. Negli ultimi mesi il nostro popolo è cresciuto da 24,7 milioni a 25,3 milioni". Ha aggiunto, quindi, che non è possibile effettuare dei programmi di sviluppo delle risorse accettabili avendo a che fare con una esplosione demografica così acuta e perciò dovrà essere data molta enfasi al controllo delle nascite ed alla pianificazione delle famiglie.


    F. Poglio

  7. #97
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    GRAVI VIOLENZE DELL'ESERCITO REGOLARE SULLE DONNE



    1 Luglio 2003



    I militari dell'esercito regolare ugandese (UPDF, Forze della difesa del popolo dell'Uganda) presente nel nord del Paese per contrastare le milizie dei ribelli del LURD (Esercito di resistenza del Signore) sono accusati di gravi violenze sulle donne, commesse negli ultimi giorni.

    Lo riferiscono i religiosi della ARPLI (Iniziativa religiosa di pace dell'Acholi, la regione che comprende i distretti di Gulu, Kitgum e Pader) in un rapporto di ieri: "Le donne sono diventate obbiettivi e facili vittime da rapire da uomini armati che non hanno nessun rispetto per i diritti umani". Anche i militari regolari, che dovrebbero difendere la popolazione civile, si lasciano andare a violenze e rapimenti: nel villaggio di Pece hanno ucciso una donna incinta di ventuno anni, che si stava recando in ospedale ed altre tre donne sono state rapite nell'ultima settimana nel distretto di Gulu.

    I religiosi della ARPLI, guidata dall'Arcivescovo di Gulu, capoluogo del distretto omonimo, monsignor John Baptiste Odama chiedono che i vertici dell'esercito impongano il rispetto e la disciplina nei confronti della popolazione civile, già terrorizzata e duramente colpita dalle scorrerie dei ribelli del LURD di Joseph Kony, il sedicente profeta cristiano che sostiene di lottare per costruire nel Paese un regime basato sui dieci comandamenti biblici.

    Si calcola che più di 20.000 persone siano state rapite dall'inizio dei combattimenti nel 1988 ad oggi, in massima parte bambini per farne piccoli soldati o schiavi sessuali; un vero e proprio triste primato dell'Uganda.
    E proprio l'esercito dovrebbe essere presente nella regione per proteggere la popolazione dalle razzie dei ribelli e difendere i più piccoli dai rapimenti; a migliaia questi ultimi sono costretti a recarsi dai villaggi nelle città più grandi per passare ogni notte, dove possono essere meglio protetti ed assistiti. Ma, a dimostrazione del fatto che in una guerra chi ci rimette maggiormente sono sempre e solo i civili, anche le forze del Presidente Museveni forniscono il loro contributo in quanto ad abusi, violenze e violazioni dei diritti umani sulla parte più debole e sottomessa della società: le donne.

    Questo di certo non aiuta il già difficile processo di pacificazione della regione.
    Da parte dell'esercito il maggiore Shaban Bantariza nega i fatti dicendo che questi sono solo "pettegolezzi e sabotaggi per rovinare l'immagine dell'UPDF" e prosegue dicendo che nei distretti del nord è stata riportata la calma da più di una settimana e mezza.
    E simili episodi non aiutano certo a far guadagnare autorevolezza e credito internazionale al Presidente Museveni ed al suo Governo, impegnato come mediatore nel difficilissimo processo di pace in Burundi.


    F. Poglio

  8. #98
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    L'ESERCITO UGANDESE COMMETTE VIOLENZE SUI PROFUGHI



    4 Settembre 2003



    L'esercito regolare ugandese è accusato di nuove violenze, questa volta a danno di profughi sudanesi alloggiati in un campo di accoglienza a Kiryandongo nel distretto centro-occidentale di Masindi. I profughi dal Sudan, ben quattro milioni rifugiatisi soprattutto in Kenia ed in Uganda, sono in fuga da una guerra civile che dura da vent'anni e che oppone il governo sudanese ai ribelli del Sudan People's Liberation Army (SPLA), che rivendica l'indipendenza delle regioni meridionali del Paese.

    L'esercito aveva il compito di trasferire i profughi da questo campo ad un altro, nella regione settentrionale del West Nile, ai confini con il Sudan.
    Questa soluzione non è piaciuta ai rifugiati (e neanche agli operatori dell'UNHCR), poichè il West Nile è una regione controllata dai miliziani della LRA (Armata di Resistenza del Signore), la forza ribelle di Joseph Kony che si batte per conquistare il potere in Uganda e che sarebbe anche finanziata dal governo sudanese, e quindi esposti ad i loro attacchi e razzie.

    L'anno scorso il campo profughi di Acholi Pii (nella regione di Kitgum) era stato attaccato e depredato dai ribelli che avevano ucciso una dozzina di persone, ne avevano rapite moltissime e avevano provocato la fuga di almeno 24.000 profughi sudanesi.
    Proprio in seguito a questo fatto le autorità ugandesi, in accordo con l'UNHCR, avevano deciso il trasferimento nel più sicuro campo di Kiryandongo.

    All'ingresso dell'esercito nel campo di Kiryandongo, alle prime ore dell'alba di lunedì scorso, vi è stato un tentativo di resistenza da parte di alcuni profughi, soprattutto giovani, a cui l'esercito ha reagito con lanci di lacrimogeni e sparando sulle persone, in gran parte ancora addormentate. Secondo testimoni oculari sei persone sarebbero state colpite a morte e vi sarebbero numerosi feriti. Molti profughi sono fuggiti dal campo ma almeno 1500 sono stati costretti a salire su alcuni camion e sono stati trasferiti al campo di destinazione che, comunque, è stato progettato per accoglierne solo 500.
    Questa operazione ha colto di sorpresa l'UNHCR che avrebbe, secondo gli accordi con il governo ugandese, dovuto sovraintendere alle operazioni di trasferimento dei profughi. Addirittura agli operatori dell'UNHCR giunti sul posto è stato impedito di entrare nel campo da parte dell'esercito ugandese che ha addotto motivazioni legate all'impossibilità di poter garantire la sicurezza all'interno del centro di accoglienza.

    Il rappresentante del Governo ugandese Twesigomwe ha negato che vi siano stati dei morti ed ha affermato che le forze dell'esercito erano lì con il solo scopo di impedire che scoppiassero dei disordini durante le operazioni di trasferimento. Ha dichiarato inoltre che il trasferimento era stato previsto da mesi e che era stato pianificato con l'accordo dei rifugiati sudanesi stessi: "In Uganda noi abbiamo una politica molto libera in materia di rifugiati. Non spostiamo nessuno che non voglia essere trasferito".

    Nuove razzie dell'LRA nel nord dell'Uganda


    E proprio dal nord dell'Uganda, controllato dagli uomini di Joseph Kony, giungono notizie di nuove razzie. Come riferiscono fonti della MISNA (l'Agenzia missionaria), i ribelli avrebbero attaccato nella regione di Kitgum un campo di rifugiati ugandesi, fuggiti dai propri villaggi proprio per sfuggire alle violenze della LRA.

    Lunedì scorso l'Agenzia per l'emergenza alimentare delle Nazione Unite aveva consegnato degli aiuti alimentari al campo, ma il giorno successivo i ribelli, evidentemente giunti a conoscenza della cosa, hanno attaccato il campo per impadronirsene. Ed il bilancio è pesante: gli Olum (erba in lingua Acholi, così vengono chiamati i ribelli dalla popolazione) hanno saccheggiato tutto e, dopo aver chiuso alcuni profughi in delle capanne hanno cercato di appiccarvi il fuoco. Per fortuna, almeno questa volta, è intervenuto l'esercito che li ha messi in fuga.

    Il Presidente Museveni chiede intervento USA contro le LRA


    Il Governo ugandese ha richiesto ufficialmente aiuti militari agli Stati Uniti nella lotta contro i ribelli di Joseph Kony. La LRA rientra tra le organizzazioni terroristiche classificate come pericolose dagli USA dopo l'11 settmebre e come tale va combattuta nella guerra contro il terrorismo mondiale.
    Un portavoce del Presidente Museveni ha specificato che l'Uganda, comunque, non sta chiedendo l'invio di truppe USA nel nord del Paese, controllato da Kony ed i suoi, ma solo supporto tecnologico e di intelligence.

    Il Presidente Bush, nel corso della sua visita nella regione a luglio, aveva promesso un finanziamento di 150 milioni di dollari destinati proprio all'acquisto di nuovi armamenti da parte dei Governi africani in guerra contro le organizzazioni terroristiche.

    La guerra civile tra LRA, il cui leader Joseph Kony, autoproclamatosi profeta, lotta per instaurare nel paese un regime basato sui dieci comandamenti biblici, e le forze governative è iniziata alla fine degli anni '80 e da allora ha provocato migliaia di morti e centinaia di migliaia di sfollati, soprattutto nelle regioni del nord del Paese. E purtroppo anche migliaia di rapimenti di minori che vengono poi costretti a diventare piccoli soldati, se maschi, oppure schiave sessuali dei ribelli se femmine (si dice che Kony abbia una sessantina di mogli-schiave); Solo nell'ultimo anno si contano 8400 bambini rapiti.



    Fulvio Poglio

  9. #99
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    L'ONU CLASSIFICA LRA "TERRORISTI INTERNAZIONALI"



    17 Settembre 2003



    Joseph Kony e la sua Armata di resistenza del Signore (LRA), tragico caso di pseudo integralismo cristiano, sono stati classificati come "terroristi internazionali" dalle Nazioni Unite. Lo ha riferito alla radio ugandese il Ministro della Difesa Ruth Nankabirwa che ha anche dichiarato che è in atto lo studio di un piano per arrestare Joseph Kony.

    Questa nuova classificazione, applicata per primi dagli USA dopo l'11 settembre, implica che un'organizzazione così definita, oltre ad essere ovviamente fuorilegge ed i suoi leader ricercati per crimini contro l'umanità, non potrà più ricevere aiuti da parte di nessun Paese ma, anzi, quest'ultimo incorrerebbe in pesanti sanzioni, compreso l'eventuale uso della forza, se dovessero risultare dei contatti.

    La guerra civile in Uganda sta per entrare nel diciassettesimo anno; la LRA cerca di prendere il potere per instaurare nel Paese un regime basato, a suo dire, sui dieci comandamenti della Bibbia ed agisce soprattutto in Acholi, regione nel nord dell'Uganda.

    I ribelli di Kony sono stati per anni finanziati dal Sudan, ove hanno ancora delle basi, durante la "guerra per procura" che ha coinvolto i due Paesi; l'Uganda, infatti, finanziava lo SPLA (Sudan People's Liberation Army) sudanese che lotta nel sud del Paese contro il Governo espressione del nord musulmano. Una serie di accordi bilaterali tra Uganda e Sudan recentemente sembrano aver interrotto questa guerra.

    Il WFP (World Food Program) stima che addirittura l'80% dell'intera popolazione in Acholi, circa 800.000 persone, sia dovuta fuggire dalle proprie case e viva nei campi di accoglienza, campi male allestiti in cui manca di tutto e mal protetti dall'esercito regolare, per cui le violenze ed i rapimenti da parte degli Olum ("erba" nel dialetto locale) continuano, in molti casi indisturbati, quando non sono gli stessi "protettori" in divisa ad approfittarsene rubando e violentando.

    La LRA detiene anche il triste primato del rapimento di bambini: [Size=4]dal 1990 più di 20.000. Il destino è diverso a seconda che siano maschi o femmine; i maschi dai 7 anni in su fanno i soldati e le bimbe servono da schiave sessuali.

    Per cercare di proteggere i minori, in molte zone del Paese è in atto un fenomeno di migrazione giornaliera: i bambini di giorno stanno con le loro famiglie nei campi o nei villaggi, mentre la sera vengono radunati e trasportati nei centri più grandi e meglio difendibili per trascorrere la notte. E' un fenomeno che interessa decine di migliaia di minori ogni giorno; nella città settentrionale di Gulu ne arrivano anche 14.000 a notte, percorrendo parecchi chilometri.


    Fulvio Poglio

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    30 CIVILI MASSACRATI DURANTE RAZZIA DEI KARAMOJONG



    21 Settembre 2003



    Ennesimo eccidio in Uganda. Circa 200 uomini armati, appartenenti alla tribù dei Karamojong, hanno assalito ieri un campo profughi nell'area di Gariang, nell'Uganda centro-orientale massacrando tutti quelli che gli si paravano dinanzi. Alla fine sul terreno sono rimasti i corpi di 30 persone: donne, ragazzi e bambini, trasportati nell'ospedale della vicina città di Soroti. Le autorità ugandesi hanno dichiarato che sono in atto le ricerche dei responsabili e che, purtroppo, ci si aspetta di trovare altri corpi.

    Le stragi dei guerrieri Karamojong si affiancano alla difficile guerra civile che il Governo del Presidente Museveni sta conducendo dalla fine degli anni '80 contro la LRA (Armata di resistenza del Signore) guidata da Joseph Kony, autoproclamatosi profeta cristiano, che vorrebbe instaurare un regime cristiano-integralista nel Paese.

    Le scorrerie dei Karamojong affondano le loro radici in un passato più lontano: questa aggressiva tribù di seminomadi, con forti tradizioni guerriere (temuti ed odiati anche dai vicini Turkana del Kenya e dagli Acholi del nord Uganda), ha inasprito negli anni '70 la propria lotta armata, passando dalla zagaglia al fucile. Con l'aiuto della tecnologia, le razzie nei villaggi per rubare il bestiame, fondamentale per l'economia tribale, sono diventate sempre più pericolose e sanguinose; ed ora vengono colpite le facili prede dei rifugiati nei campi profughi causati dalla guerra contro la LRA.

    Un paio di settimane fa il Governo ugandese aveva annunciato un piano per arruolare guerrieri Karamojong nella lotta contro la LRA; sperando così che, oltre ad avere un valido aiuto da parte di guerrieri rinomati per la loro temerarietà in tutta la regione, si sarebbe potuto disinnescare la minaccia che questi continuano a costituire per la popolazione civile.

    I Karamojong ed i ribelli delle LRA non si sono mai amati, anzi tutti i tentativi degli uomini di Kony di infiltrarsi in Karamoja, la regione nel nordest del Paese abitata dai nomadi, sono sempre stati respinti con le armi.

    La regione è sempre stata semi-indipendente dal resto del Paese, pressochè inavvicinabile e dilaniata da lotte tra i diversi clan, che costituiscono la base dell'organizzazione tribale. Sono presenti nella regione alcune Organizzazioni non governative che stanno lavorando per modificare la mentalità e la cultura guerriera dei Karamojong, tentando di mostrar loro che esistono delle valide alternative al modo di vivere con un Kalachnikov in mano. Da fonti ufficiali sembra che nella regione, importante mercato per il contrabbando di armi, vi siano più di 40000 armi automatiche.
    Per il presidente Museveni questa è una nuova tragedia che, oltre tutto, va ad aggravare ulteriormente la situazione interna, rendendo il panorama delle alleanze possibili ancora più incerto ed intricato.


    Fulvio Poglio

 

 
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