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Discussione: navigando ......

  1. #11
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    Il sogno sembrava finito.

    Era finito.

    Quello che stava succedendo non era un incubo ma la realtà.

    –Perché ? – Questo continuava a chiedersi Alex.

    Restarono un giorno intero abbracciati a piangere e a baciarsi. Il dolore di entrambi era così forte da non poter essere contenuto né descritto. Come se una forza avesse voluto farli esplodere!

    Passarono i mesi e Lisa, come un fiore reciso, stava cominciando ad appassire. Solo gli occhi testimoniavano la sua bellezza, la sua forza e il suo dolore al pensiero di dover lasciare Alex da solo.

    Il nostro Alex, che non si dava pace. Non riusciva ad accettare l’idea di perderla. Di perdere il suo Amore. Nonostante tutto Alex non era incazzato con il mondo né con Dio. Lui voleva solo stare con Lisa, era il suo amore, la sua anima. Perché? Perché doveva separarsene? Provava ad opporsi a questo pensiero combattuto tra il desiderio di fare qualcosa e la sua impotenza di fronte a quello che stava succedendo.

    Alex non si allontanava un minuto dal letto di Lisa. Le accarezzava lentamente il volto, cercava di scaldarle le mani, sempre maledettamente fredde.

    Guardava il volto di Lisa che quasi non riusciva a parlare, provava a sorridere, ma gli occhi le tradivano i pensieri e il dolore.

    Con il filo di voce che le restava ripeteva sempre:

    - Alex non lasciarmi, ti prego. Ho paura. Ho freddo.

    Ad Alex sanguinava il cuore sentendola. Avrebbe dato la sua vita per lei. Ma a Lisa non importava di vivere o di morire. Lei voleva Alex, Alex e basta.

    Ben presto non fu più in grado di muoversi né di parlare. Ma lui capiva dallo sguardo ciò che voleva comunicarle, e lei lo pregava di non andar via. Di non allontanarsi dalla sua vista.

    Alex aveva gli occhi di un animale ferito che guarda il cacciatore aspettando che lo finisca, le baciava dolcemente le palpebre e le guance. Le accarezzava i capelli.

    Lisa avrebbe voluto sorridergli, ma non riusciva nemmeno a sentire il calore delle labbra che la baciavano.

    Si stava spegnendo. Solo una lacrima scese a rigarle il volto e Alex capì che non riusciva più a vederlo. Aveva perso anche la vista.

    Lisa non poteva più sapere se Alex era con lei, non aveva più la forza nemmeno per immaginarlo. Il dolore più forte era iniziato in quel momento, solo allora Alex cominciò a pregare che un Dio qualunque potesse afferrarla per mano. E, se un Dio c’è stato, ha dimostrato il suo cuore dando ascolto ad Alex ed al suo animo privo d’odio.

    Lisa cessò di soffrire, ma non il nostro Alex che ogni mattina continuava a portarle sulla tomba una rosa rossa.

    Anche Alex era morto dentro. Non avrebbe più potuto stupirla. Continuava a chiedersi che fare. Aveva bisogno di un ultimo gesto per dimostrarle il suo amore.

    Quella mattina Alex passò in farmacia a comprare un flacone di Valium. Andò al cimitero e restò a parlare sulla tomba di Lisa fino a sera. Quando fu tardi e nel cimitero non c’era più nessuno aprì il flacone di Valium e mandò giù tutto. Si sdraiò sulla tomba e mormorò una frase che diceva più o meno così:

    - Lisa, il tuo Alex ti sta portando l’ultima rosa!

    Era riuscito a stupirla ancora una volta.




    (Dante's Dream at The Time of The Death of Beatrice, 1871)

  2. #12
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    DEATH-IN-LOVE.

    THERE came an image in Life's retinue
    That had Love's wings and bore his gonfalon:
    Fair was the web, and nobly wrought thereon,
    O soul-sequestered face, thy form and hue!
    Bewildering sounds, such as Spring wakens to,
    Shook in its folds; and through my heart its power
    Sped trackless as the immemorable hour
    when birth's dark portal groaned and all was new.

    But a veiled woman followed, and she caught
    The banner round its staff, to furl and cling,--
    Then plucked a feather from the bearer's wing,
    And held it to his lips that stirred it not,
    And said to me, 'Behold, there is no breath:
    I and this Love are one, and I am Death.'

  3. #13
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    Vorrei osservare da lontano, in disparte,
    delicatamente,
    il cammino della tua vita,
    vorrei poterti udire quando parli,
    quando ridi, quando piangi...

    Vorrei poter proteggere i tuoi passi
    senza che tu abbia mai ad accorgertene.
    Vorrei respirare profondamente
    lentamente, la tua stessa aria,
    e comprare un fiore rosso per te,
    che non riceverai mai.

    Dall'alto
    vorrei vegliare sul tuo dormire
    rassicurare col dolce accarezzare
    i sogni che ti spaventano,
    vorrei esser li accanto a te per poi scomparire...

    ...un attimo prima che tu apra gli occhi
    alla vita quotidiana.

    Vorrei...
    ma, il privilegio di starti accanto non è in questa vita.

  4. #14
    Veneta sempre itagliana mai
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    Originally posted by Dante Gabriel

    Vorrei osservare da lontano, in disparte,
    delicatamente,
    il cammino della tua vita,
    vorrei poterti udire quando parli,
    quando ridi, quando piangi...

    Vorrei poter proteggere i tuoi passi
    senza che tu abbia mai ad accorgertene.
    Vorrei respirare profondamente
    lentamente, la tua stessa aria,
    e comprare un fiore rosso per te,
    che non riceverai mai.

    Dall'alto
    vorrei vegliare sul tuo dormire
    rassicurare col dolce accarezzare
    i sogni che ti spaventano,
    vorrei esser li accanto a te per poi scomparire...



    ...un attimo prima che tu apra gli occhi
    alla vita quotidiana.

    Vorrei...
    ma, il privilegio di starti accanto non è in questa vita.

  5. #15
    Veneta sempre itagliana mai
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    Mentre piove…


    Ha paura di tornare. Lo so, lo sento. Come gocce d’acqua che scivolando sulla pelle lasciano una fredda scia di piacere, così avverto il suo timore. È una sensazione chiara, decisa. Se solo chi immagina un viso ne può disegnare i tratti, le sensazioni ed i colori, in uguale modo io potrei fare di lei. Conosco ogni suo tormento, ogni disperazione, persino ogni gioia. La voglia di rivalsa le ha fatto trovare sfogo nell’assurda paranoia del giusto, nello spettro del sacro, dimenticando, anzi credendo di poter scordare quello che è stato e forse ancora è.
    Ha cercato di ritrovarsi negli angoli più remoti delle passioni, distruggendo mille specchi ha tentato di cancellare i ricordi nell’estremo, meschino, sforzo di allontanare la verità. E ora è lì a chiedersi perché.
    Siamo riusciti a pianificare tutto, anche al destino è stato dato un volto ed un corpo all’illusione, un’emozione alla menzogna. Insieme, come sempre, abbiamo costruito la nostra trionfante disfatta. In maniera perfetta. Ogni cosa al suo posto ed ogni posto con le sue cose. Un mosaico ideale per i nostri occhi sconcertati ed indifesi da tanta allucinante armonia. Qualcuno gridò al miracolo, mentre un corteo si avvicinava a rendere omaggio all’ipocrisia. Si alzarono lodi e alleluia per coloro che rientravano nei ranghi e abbassando lo sguardo avvertimmo la meschina consolazione di essere accolti da chi, da sempre, ci aveva respinto.
    Ah, che cosa meravigliosa questa pioggia. Sento l’impalpabile pulizia che fa della mia anima, allontanando le ombre rende nitido l’orizzonte e vedo noi, immensi e stupidamente certi del ruolo di giudici impietosi che dall’inizio dei giorni ci siamo cercati e voluto: non esiste che un solo colpevole dei nostri errori, uno, eterno e consapevole responsabile che ha fatto dell’altro un encomiabile strumento di peccato.





    I parte

  6. #16
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    La follia regna finalmente sovrana sui nostri limiti, liberi da ogni lealtà, possiamo mentire senza ritegno, dire opportune e ragionevoli falsità nel nome di una giustizia creata da noi per noi. Abbiamo cancellato le differenze, ora siamo fratelli di altri fratelli, figli di madri diverse e padri ignoti. Cosa ci manca? Nell’assoluto nichilismo dei nostri pensieri siamo stati ben attenti a cancellare anche il minimo segno di originalità. La massificazione ha raggiunto livelli altissimi e precisi. Nessuna sbavatura, nemmeno la più piccola sfumatura ci differenzia dal muro dove spariscono i volti e le tinte si fondono in un unico immenso color merda.
    Prima eravamo io e te tra gli altri, adesso siamo gli altri.
    Straordinario risultato.
    Compiaciamoci, l’obiettivo è stato raggiunto. Certo c’è costato fatica, ma che volete che sia di fronte all’orrida prospettiva di rimanere unici e diversi. Abbiamo viaggiato in un deserto di luoghi comuni tra tempeste di fango e tramonti di ingiurie poi, lentamente, abbiamo trovato la strada e ci siamo precipitati in quella direzione. Quante mani protese allora, pronte a dare consigli su come annullarci per rinascere. Voci mai ascoltate sono state ascoltate, pensieri lontani sono arrivati sino a noi. Ne abbiamo apprezzato la logica e ci siamo chiesti perché non li avevamo compresi prima.
    È stato in quel momento, in quel piccolo attimo di vita che ho visto nei tuoi occhi i miei ed ho sentito la sconfitta bruciarmi la pelle.
    Quello che è stato dopo conta poco. Un sogno miserabile e confuso ci ha preso e volando tra nuvole di smalto e catrame siamo arrivati alla meta. Luminosa come solo la notte può essere eravamo soddisfatti di essere lì, insieme ad una folla di compromessi cercavamo senza trovarle le nostre anime. Avremmo voluto tacere perché non ci capivamo, muovendo le labbra parlavamo con voci diverse e parole tra noi sconosciute uscivano senza freno. Si, è vero, abbiamo provato sgomento, ma poi ci siamo accorti che gli altri capivano. È stata solo una considerazione numerica: cosa importava non intendersi tra noi se tutti invece finalmente comprendevano le nostre bestemmie?
    Ed allora sia così. Ti sei allontanata senza voltarti. Anzi no, per un attimo lo hai fatto, e la lacrima sul tuo viso è stata presa dal vento. L’ho vista attraversare il cielo, passare indenne tra lampi di ipocrito perbenismo, di infide affermazioni di principio e di inconcludenti promesse d’amore. L’ho vista planare attraverso una violenta tempesta d’idiozie e scempiaggini, sino a posarsi in un vaso vuoto sul davanzale di una finestra chiusa. Sono passato di là più di una volta, guardando la finestra senza sapere il perché sino a quando un piccolo fiore color del cielo ha fatto capolino dal vaso. Allora la paura mi ha preso e sono scappato via. Veloce, tanto veloce da sentire il fischio del tempo ho percorso mille chilometri e mille altri ancora. Ad un angolo mi sono fermato, stremato, respiravo a stento, stravolto dalla corsa, dalla fatica e dal terrore. Appoggiando la schiena ad un muro ho alzato gli occhi e di fronte c’era una finestra chiusa con un vaso ed un fiore color del cielo.



    II parte

  7. #17
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    Piove ancora. Come una tenda di tenue tessuto, miriadi di stille velano le luci della strada e rendono impalpabili e incerti i contorni della vita. L’asfalto bagnato ritorna immagini sfocate e riverberi confusi mentre i ricordi rimangono nitidi e puliti. Maledizione, ma quanto tempo occorre per dimenticare una stupida storia troppo breve per essere eterna e troppo lunga per essere niente.
    Ha paura di tornare. Lo so, lo sento. Come lei anch’io. Come gocce d’acqua che scivolando sulla pelle lasciano una fredda scia di piacere, così avverte il mio timore. È una sensazione chiara, decisa. Se solo chi immagina un viso ne può disegnare i tratti, le sensazioni ed i colori, in uguale modo lei potrebbe fare di me. Conosce di me ogni tormento, ogni disperazione, persino ogni gioia…
    E cammino tra gente che non sa cosa penso e nemmeno gliene importa. Indifferenti ed insulse figure chiuse tra baveri alzati, cappotti ed impermeabili fradici, sorrisi vuoti e occhi spenti. Non fosse per il pianto di un bambino sarebbe lecito pensarli senza futuro. Vorrei gridare, vederli stupiti mentre gli sputo in faccia la loro impotenza verso la mia amarezza. Lo so, nessuno oserebbe chiedere nulla, passato il momento di sbalordimento riprenderebbero quel vagare scostumato ed inutile. Non sono riuscito ad essere come loro. Ho ancora fallito. Spero che tu invece sia stata capace di farlo. Così avrebbe un senso, amaro, ma pur sempre un senso, il mio essere qui, straniero tra fantasmi, esule di un passato terribilmente vivo per essere senza speranza.
    Già, la speranza. E di cosa? Ci incontreremo consci di farci del male, pronti a sostenere la pochezza della nostra passione, sfacciati disertori di un amore tanto sbagliato quanto dannatamente vero. Sarebbe meglio sfuggirci, evitare gli sguardi conosciuti e le domande senza risposte, ma non è possibile. Nessuno dei due si tirerà indietro, troppo alto il rischio di mostrarsi deboli.
    Stai arrivando, sento il tuo respiro nell’aria. Chissà se riconosceremo i nostri sorrisi o il cinismo cui siamo andati incontro li ha cancellati.
    Terrò in tasca le mani per evitare di passarle tra i tuoi capelli o di seguire le linee del tuo volto. No, non penso a carezze o cose del genere, sarebbe banale, stupidamente e meravigliosamente banale. Tireresti indietro la testa con quell’espressione di sufficienza che taglia più di una lama.
    Starò attento a non avvicinarmi troppo, potrei provare l’antica voglia della tua bocca, del fremito che accompagnava il si, del calore del tuo corpo ed allora sarebbe facile cedere alla tentazione di ritrovare il sapore della tua pelle. Rimarresti impassibile, fredda e lontana aspettando che il gelo mi allontani.
    Non ti guarderò a lungo. Potrei illudermi di vedere nelle tue espressioni un po’ di dolcezza. Nel dubbio sarei facile preda di emozioni e rischierei di veder franare ogni ritegno. Rideresti senza pietà rinfacciando il tempo sprecato e le occasioni perdute.
    Oh Dio. Qualcuno ha messo su della musica. Proprio adesso che vorrei il silenzio più profondo per poter meglio ascoltare il suo tacere. Non bastava la pioggia con il suo cantilenante, ossessivo mormorio, ora anche l’imbecille si mette tra me ed il muto parlare.



    III parte

  8. #18
    Hanno assassinato Calipari
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    L'ossessione per "l'amore della vita", "la grande storia"... e poi non è mai quella che si vive, almeno per chi sogna questo.

    Perchè queste storie? Perchè fate diventare delle frasi banali, importanti da essere scritte?

  9. #19
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    Originally posted by yurj
    L'ossessione per "l'amore della vita", "la grande storia"... e poi non è mai quella che si vive, almeno per chi sogna questo.

    Perchè queste storie? Perchè fate diventare delle frasi banali, importanti da essere scritte?

    ognuno di vive le esperienze e le emozioni a seconda del carattere e la sensibilità che si ritrova....

  10. #20
    Veneta sempre itagliana mai
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    Ha i capelli bagnati e così anche il viso. Le mani in tasca e gli occhi che fuggono. Ho immaginato molte volte questo momento, eppure mai l’avrei pensato così. L’uno di fronte all’altro scopriamo l’assurda solitudine che ci accompagna, la musica è scomparsa e con essa gli spettri che si aggiravano intorno. Solo la pioggia rimane a lavare le piaghe dell’inganno subito, dell’affronto in cui siamo riusciti a gettare noi stessi. Le parole rimangono nella gola. E tace anche lei.
    Ho i capelli bagnati e così anche il viso. Le mani in tasca e gli occhi che fuggono. Vorrei esser certo dei suoi pensieri. Lo sono sempre stato, ma qui è diverso. Non posso di nuovo sbagliare.
    E se l’errore è stato proprio quello di supporre troppo? Di pensare di conoscere ciò che non potevamo sapere? Di ritenere un torto le altrui ragioni? Di stimarci senza rispetto?
    Abbiamo i capelli bagnati e le mani in tasca.
    Cosa darei per tornare indietro, almeno a poche ore fa, quando le certezze erano tali e il rancore ardeva tronfio e arrogante. È meglio essere ciechi piuttosto che rendersi conto delle proprie miserie; dare le colpe a chiunque pur di evitare esclusive ammissioni di responsabilità è un gioco pericoloso ma riempie il vuoto che altrimenti si crea. E lo avverto quel vuoto, mi è dappertutto, nello stomaco, nella testa, finanche nelle gambe che sento ad ogni passo più stanche. Perché è un niente opprimente, grave, insopportabile. Dove sono i nemici di sempre? Ne ho bisogno per non essere solo con il mio vuoto di fronte.
    Camminiamo senza uno scopo, in silenzio mentre piove e mentre piove si sfiorano i corpi.
    Una mano esce dalla tasca e trova la mano dell’altro. L’ottuso orgoglio tenta una rivincita frenando la stretta, poi un rumore improvviso rompe gli indugi e tornano ad intrecciarsi le dita insieme alla vita.



    IV e ultima parte

 

 
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