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    Predefinito Quel Giorno al Mausoleo delle Fosse.....

    Non so perché ne parlo oggi ..forse perché è il 25 aprile … e il bombardamento mediatico e storico ti fa pensare a quei tempi…. Cmq


    Da piccolo sentivo dire che un mio parente era morto nella strage delle Fosse ardeatine, ma quando si è piccoli certi concetti passano e non si approfondiscono..come giusto che sia….

    Mio padre aveva un libro sulle Fosse Ardeatine ..ed un giorno leggendolo.. sotto la lista delle vittime.. ho trovato il nome del parente di mio padre.. era un impiegato comune… un partigiano… che faceva parte di quei 50 fermati per motivi politici che vennero consegnati dalla Questura Italiana nella persona del Questore Caruso a Kappler per la fucilazione del 24 marzo.

    Poi anni dopo.. andai con i miei al Mausoleo delle Fosse Ardeatine… vedemmo la sala dove c’erano i documenti storici… le fotografie… poi arrivammo alla sala dove ci sono le “lapidi” delle 335 vittime… e cominciammo a cercare…tra loro il nostro familiare…

    Beh.. quando lo trovai ( ci sono le fotografie su gran parte delle lapidi) rimasi impressionato… dalla somiglianza che aveva con mio nonno e con mio padre…

    Devo dire che La Seconda guerra mondiale è un fatto storico che mi appassiona molto, forse perché mi piace la Storia… forse per quel coinvolgimento ..seppur indiretto… nella strage di Roma…non lo so …

    Però sull’attentato di Via Rasella si è detto molto.. della strage e delle colpe … dell’ordine vero o presunto di Hitler per la rappresaglia… delle colpe dei partigiani del GAP (Gruppo dell'Azione Patriottica del Comitato di Liberazione Nazionale) che hanno commesso l’attentato e che non si sono consegnati.. ( cosa che è stata poi smentita perché non vennero avvertiti dell’imminente eccidio).. della rappresaglia nazista che è E RIMANE UNA STRAGE E NON UNA RAPPRESAGLIA…per la sproporzione delle vittime …

    Poi viene fuori qualcuno che chiede la liberazione di Priebke …che è uno dei responsabili delle Fosse….( liberazione da un comodo alloggio a casa del suo avvocato )…

    Forse direte..bisogna sapere perdonare.. ma chi ha commesso questi crimini non può essere perdonato.. perdonare vuol dire… dimenticare.. e dimenticare ..vuol dire.. commettere gli stessi errori… e la storia..si sa.. è destinata a ripetersi..



    Vorrei però approfondire il perché i partigiani hanno commesso quell’attacco il 23 marzo.. possibile che non immaginavano una rappresaglia?

    Possibile che non si aspettavano una risposta VILE E VERGOGNOSA dai Tedeschi
    ..

    insomma ..secondo Voi l’attentato di via Rasella …poteva essere evitato??
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  2. #2
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    Predefinito Re: Re: Quel Giorno al Mausoleo delle Fosse.....

    In origine postato da multietnico
    dizionario delle domande sceme.capitolo 4.
    checazzo di domanda è?
    i partigiani potevano evitare quell'attentato?
    che avrebbe sicuramente portato a gravi atti di vendetta...
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  3. #3
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    una sentenza del tribunale di Roma del 1960 ha assolto i partigiani del Gap di Roma perché autori di un'azione di guerra, non di un atto terroristico.

  4. #4
    email non funzionante
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    chi è revisionista? te lo ripeto datti una calmata

  5. #5
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    In origine postato da DrugoLebowsky
    una sentenza del tribunale di Roma del 1960 ha assolto i partigiani del Gap di Roma perché autori di un'azione di guerra, non di un atto terroristico.
    ma guarda che io mica ho detto che era un attentato criminale.. ho solo aperto una discussione sull'argomento.. poteva essere evitato..?
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  6. #6
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    In origine postato da multietnico
    STI RIFORMISTI...PURE REVISIONISTI...PUAH
    revisionista de che?...
    ripeto..ho solo lanciato un dibattito
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  7. #7
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    Per aumentare gli spunti di discussione..vi posto di seguito alcune interviste fatte da Enzo Cicchino...ad alcuni protagonisti dell'epoca...

    Intervista di Enzo Cicchino a

    Carla Capponi
    Partigiana ( nonché ex parlamentare) partecipante all’attentato di via Rasella..

    ……


    Ma era proprio necessario mettere questa bomba?

    Poco dopo cominciò una polemica sulla questione, l'utilità... Mentre gli Alleati se n'erano compiaciuti, sui giornali inglesi, americani, eccetera questa cosa aveva avuto una grande risonanza, qui in Italia tra le forze del CLN... ci fu una discussione, tuttavia poi uscì con un comunicato che confermava la paternità dell'attacco e se ne assumeva la responsabilità. Trovavano spazio in qualche modo le forze, diciamo, più attesiste, quelle dell'Ora X, quelle che erano contro il fatto che si combattessero i tedeschi nella città. Fin dal primo momento questa scelta ci aveva diviso in due gruppi diversi: quelli che aspettavano l'Ora X per intervenire e noi che dicevamo che bisognava colpire subito, dietro l'invito americano: "Colpite il nemico ovunque e comunque!". Avevano lanciato dei volantini su Roma, c'erano stati dei comunicati, eravamo in collegamento con il Sud, quindi noi ricevevamo ordini precisi. Le armi per operare gli attacchi ce le aveva fornite il Centro Militare di Montezemolo; Montezemolo io l'ho incontrato una sola volta, per uno scambio di munizioni e di armi che ci dovevano fornire i militari.
    ….


    Se aveste saputo che dopo l'attacco di via Rasella ci sarebbe stata...

    La rappresaglia...

    D.: ... l'avreste fatto?

    Mah, molti ci hanno chiesto se avessimo saputo prima che ci sarebbe stata questa grossa rappresaglia, se noi avremmo fatto l'attacco o se ci saremmo offerti subito dopo e consegnati ai tedeschi. Questi sono due argomenti. Sul primo argomento dico che noi l'avremmo fatto lo stesso perché la Resistenza non può prescindere dall'esistere senza pensare che poi il nemico si avvarrà di tutti gli strumenti che ha per le ritorsioni, questo non c'è dubbio, ma il nemico va combattuto comunque. Un nemico che ti rastrella gli uomini per le strade, 2000 te li deporta dal Quadraro, che ti fucila le persone che trova magari con un'arma; c'erano i manifesti dove c'era scritto: "Per chi non consegna le armi o i renitenti di leva - prendevano i renitenti di leva - c'era l'esecuzione immediata sul posto".
    Dicevano: "Metà di Roma nascondeva l'altra metà"; c'erano prigionieri americani, inglesi, neozelandesi, di tutte le parti del mondo che erano nei campi di concentramento, scappati l'8 settembre, erano nascosti a Centocelle, a Torpignattara, al Quadraro, tutte le borgate erano piene di questi prigionieri scappati. Ora, il kaputt, la pena di morte, era per ogni piccola cosa, avevano proibito tutto: c'era il coprifuoco, guai, se ti prendevano sotto il coprifuoco ti uccidevano!
    Ora, in una situazione come questa la lotta partigiana doveva essere condotta altrimenti l'Italia sarebbe stata come la Germania, non avrebbe potuto sedere al tavolo della pace. Noi abbiamo conquistato questo diritto con più di 70.000 morti in Italia; abbiamo avuto 16 donne decorate con la medaglia d'oro alla memoria: Ines Versari (?) fu appesa ai lampioni di Forlì, sulla piazza, dopo che l'avevano torturata, con un gancio da macellaio, insieme con Corbari e gli altri partigiani, e li hanno tenuti tre giorni lì appesi. Siccome era una bella ragazza, l'avevano mezza spogliata e i tedeschi si divertivano - c'è una foto bruttissima, orribile, tragica - si divertivano a sparare sulle cosce, si vedono i buchi ma non usciva il sangue perché lei era già morta... e si vedono sghignazzare e colpire... facevano il tiro a segno sulle cosce, sulle gambe di questa ragazza.
    Ora, di fronte a queste cose... porsi questa domanda, è assurdo. Io mi ricordo l'8 settembre: nessuno sa che a Roma, a Porta San Paolo, non sono morti soltanto 500 militari ma sono morti 156 civili! E tra questi - ho fatto mettere io la lapide facendo una battaglia su questo - sono morte 27 donne! Io stessa ero là, io mi sono portata a casa un carrista che era stato colpito, l'ho tirato fuori dal carro mentre avanzavano i tedeschi, me lo sono messo sulle spalle, l'ho nascosto nei cespugli, era stato colpito a un ginocchio, e me lo sono portato sulle spalle: via dei Trionfi... perché a Porta Capena l'avevano colpito, mentre ripiegavano. Stavano ormai tutti ripiegando, era la disfatta, era il giorno 10. E me lo sono portato a casa, l'abbiamo curato, era un sardo, si chiamava Vincenzo Carta. E questo poi, rimesso a nuovo, diciamo, è tornato a casa sua; viveva a Viareggio, con la madre. E allora lui, poi, è riuscito a tornare a casa. Per farmi capire che era arrivato, siccome sua madre era profumiera, mi ha mandato un profumo attraverso un carabiniere, che si chiamava Pecorino, era un capitano dei carabinieri, che è passato per casa mia, l'ho ospitato, gli ho fatto passare le linee ed è andato al Sud. E ho saputo dopo la Liberazione che questo carabiniere era vivo, mi ha mandato una lettera, quindi era andato felicemente al Sud.
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  8. #8
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    Intervista a
    ROSARIO BENTIVEGNA
    L’UOMO CHE PORTO' IL CARRETTO CON LA BOMBA IN VIA RASELLA


    …..
    D.: La cittadinanza romana fu concorde nel deplorare la strage, e perfino il giornale antifascista "Italia Nuova" la ritenne insensata.

    R.: Se Lei parla di strage penso che si riferisca alla strage delle Ardeatine.

    D.: No, si riferisce a Via Rasella.

    R.: Bene, chi dice che Via Rasella è stata una strage - non posso dire le parolacce per televisione - è quanto meno uno sciocco.
    Via Rasella è stata un'azione di combattimento regolata, indetta e portata avanti da combattenti regolari che per quella azione sono stati decorati al Valor Militare.
    Quella azione ha comportato anche dei riconoscimenti da parte del Parlamento del Governo Italiano quando in qualche occasione qualcuno si è permesso di intervenire.
    Quell'azione ha provocato da parte di alcuni familiari, di 5 familiari, 6... 5 familiari dei 335 martiri delle Fosse Ardeatine un'azione giudiziaria.
    Il Tribunale di Roma, la Corte d'Appello di Roma, la Cassazione a sezioni riunite riconoscono la legittimità dell'atto di guerra di Via Rasella, riconoscono la legittimità dell'azione svolta dai partigiani e addirittura, in Corte d'Appello e in Tribunale, ci sono motivi di elogio nei confronti dei partigiani che hanno condotto quell'azione..
    Ovviamente la Cassazione si è limitata a dare una risposta di carattere giuridico.

    D.: Io ho parlato con molti ebrei e anche con molti familiari delle vittime. Deplorano decisamente l'azione di Via Rasella.

    R.: Non lo metto in dubbio, però ci sono molti altri che non la deplorano, tanto è vero che Lei sa probabilmente che il 1° marzo di quest'anno, proprio sulla base di un'iniziativa presa da un gruppo di ebrei romani, io ho partecipato con dei discorsi ad un dibattito su Via Rasella a cui ha aderito anche la Comunità Israelitica di Roma.

    D.: Che vi aspettavate che potesse accadere dopo i 33 morti dell'attentato? Che i Tedeschi avessero rinunciato alla rappresaglia come nei 13 casi precedenti?

    R.: A prescindere dal fatto che noi questo problema non ce lo siamo posto: noi non ci aspettavamo né che facessero la rappresaglia, né che non la facessero. Sapevamo comunque che se avessero fatto una rappresaglia avrebbero subito, oltre la sconfitta militare che avevano subito in Via Rasella, anche una sconfitta politica - come è stato - gravissima.
    Ma c'è di più. Il problema della rappresaglia noi ce lo siamo posto al principio, e non solo noi. Tutte le Resistenze di tutta l'Europa - Francia, Belgio, Norvegia, Olanda, Jugoslavia, Cecoslovacchia, Russia, Polonia, il problema della rappresaglia ce l'avevano ben presente.
    Ecco, il discorso era questo: dovevamo accettare il ricatto? Noi ci siamo risposti di no, e sapevamo che queste azioni che noi portavamo a termine avrebbero potuto comportare delle rappresaglie.
    C'é di più: quando si dice, come dicono molti che non sanno bene come vanno le cose, "ma non doveva essere fatta in città, doveva essere fatta fuori dalla città", io invito coloro che dicono questo a farsi una passeggiata a 60 Km. da Roma, sul Monte Tancia, sopra Poggio Catino.
    Sul Monte Tancia c'era una brigata partigiana che ha combattuto duramente contro i Tedeschi e che è stata sconfitta, in cui la maggioranza dei partigiani si è salvata la pelle perché 6 ragazzi, uno dei quali era un compagno che aveva fatto parte dei G.A.P. centrali, 6 ragazzi con una mitragliatrice si sono messi sulla cima del monte e hanno contenuto l'attacco della divisione Göring e di due battaglioni di Camicie Nere. Sono morti con la mitragliatrice.
    Poi sono arrivati i Tedeschi e hanno scannato come vitelli una trentina di persone, donne, bambini e vecchi perché, visto che avevano ammazzato i partigiani, non c'era più nessuno.
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  9. #9
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    Intervista a
    MATTEO MATTEOTTI
    figlio di Giacomo ucciso dai fascisti nel 24

    ….
    d.: Lei in quel marzo del 1944 cosa faceva a Roma e cosa può raccontare dell'azione di via Rasella?

    R.: Ma io ero da poco stato nominato segretario della Federazione Giovanile Socialista per suggerimento e per decisione di Sandro Pertini, che era membro della segreteria del partito in quell'epoca. Avevamo organizzato una... chiamiamola brigata, anche se era un gruppo armato che era comandato da Eugenio Colorni che poi è stato assassinato alla vigilia della liberazione di Roma.
    E quindi di via Rasella non è che so più di quello che Pertini ci disse quando lo ritrovammo in Alta Italia dopo la liberazione. Affermò che lui non era stato favorevole ad un'azione militare di gappisti contro un reparto militare perché temeva che ci fossero delle rappresaglie sproporzionate rispetto all'efficacia dell'azione. Però rimase in minoranza nel (...) romano e prevalse la tesi di Giorgio Amendola, che era convinto della necessità di dare una dimostrazione di forza, di coraggio e che bisognava, quindi, condurre a fondo un'operazione. Fu scelta la colonna di...

    D.: Del Bozen.

    R.: ... dei soldati altoatesini che ogni giorno passava da via Rasella. Anch'io son convinto che fu un'azione che non ebbe il senso e la dimensione delle azioni che devono avere in guerra anche gli atti di offesa al nemico, quando poi le conseguenze sono quelle che si riflettono sulla popolazione. Io ne ebbi le conseguenze indirette perché quando mi fu detto "Anche voi eravate favorevoli", io dovetti dire che il nostro membro della segreteria Pertini non era stato favorevole a quella azione.

    …….

    D.: Sì, però in quel 23 marzo del '44, che come sappiamo era l'anniversario della fondazione dei Fasci di Combattimento, si stava ancora combattendo la terza battaglia di Cassino e i GAP probabilmente pensavano che, almeno questa volta, gli Alleati avrebbero vinto e sarebbero giunti a momenti a Roma. Quindi cercavano di attuare delle azioni di guerriglia, in modo da acquisire prestigio dinanzi a loro. Forse Giorgio Amendola pensava a questo...

    R.: Io non lo so. So che Pertini era invece favorevole ad una manifestazione davanti al Messaggero contro la prospettiva che Roma diventasse teatro di guerra e voleva che il coraggio della gente si potesse manifestare con una chiara protesta contro le truppe occupanti, ma con l'intento di non arrivare ad uno scontro armato.
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  10. #10
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    intervista a
    ARTHUR ATZ

    Uno dei soldati sopravvissuti del Bozen….

    D.: Subito dopo lo scoppio della bomba vi fecero richiesta di partecipare alla rappresaglia, oppure cosa accadde?

    R.: No, noi non siamo domandati mai... non ci hanno domandato mai di fare... uccidere quelli, perché non abbiamo mai fatto... C'erano... Avremmo anche dovuto farlo, e dopo non abbiamo sentito più niente, perché il Maggiore Dobrick lo ha anche detto che quegli uomini non sono capaci di fare questa roba, lo poteva anche fare lui, dopo lo hanno domandato di fare alla Gestapo, e quelli lo hanno fatto allora, la Gestapo, li hanno ammazzati, e non ne abbiamo saputo proprio niente come, quando, abbiamo soltanto sentito alcuni giorni dopo che hanno... che sono morti 335, non so più...

    D.: Perché voi dell'XI° Compagnia rifiutaste di partecipare alla rappresaglia se eravate le vittime?

    R.: No, perché noi abbiamo detto noi non facciamo mai... non siamo stati domandati noi, mai siamo stati domandati. Forse il Maggiore, e lui ha detto: no, questo non lo facciamo noi. Anche il Maggiore ha detto che lui non fa una roba così, perché è sempre una cosa, no, ammazzare così tanta gente.

    D.: Ma Kappler che vi disse, cosa disse Kappler al Maggiore Dobrick quando lui si rifiutò?

    R.: Ah, quello con Kappler, non sappiamo niente cosa hanno parlato con Dobrick, quello non so niente, perché Kappler non parlava con i soldati semplici. Era un... Hauptsturm... come si dice, non so, un Colonnello era.

    D.: Prova risentimento per i partigiani che hanno messo la bomba?

    R.: ... No, il sentimento non era tanto buono, no, che hanno fatto una roba così...

    D.: Voi detestavate i partigiani, visto che erano così pericolosi.

    R.: Amati non li abbiamo...

    D.: Non li avete amati?

    R.: No.

    D.: Voi del Bozen quando avete saputo che c'era stata la rappresaglia come avete reagito?

    R.: Noi abbiamo saputo due o tre giorni dopo che hanno fatto una rappresaglia, non so cosa abbiamo... non è giusto così, perché anche i partigiani se non avrebbero fatto quella roba lì non li avrebbero fucilati nella rappresaglia. Abbiamo pensato poco, perché abbiamo ancora... pieno dei morti, dei nostri compagni, abbiamo sempre ancora... eravamo, come si dice, faccia a terra, si può dire, non abbiamo avuto più tanta voglia...

    D.: Ma secondo voi sud-tirolesi era possibile condurre una guerra anti-partigiana in modo diverso?

    R.: Noi non abbiamo... contro i partigiani non abbiamo avuto niente, soltanto che abbiamo fatto sevizio per i ponti, per le strade e per le ferrovie, che non rovinavano, perché poi dovevano passare i Tedeschi, no, i soldati, perché durante la guerra andava sempre qualche cosa.

    D.: Voi cosa pensavate dei partigiani?

    R.: Era il nemico, il nostro nemico, perché loro anche avevano ammazzato di più che noi, che i Tedeschi, i partigiani. I partigiani erano un gran nemico.

    D.: Era possibile fare una guerra di liberazione in modo diverso?

    R.: Non capisco come... Cosa significa questo.

    D.: Secondo te era possibile fare la Resistenza ai Tedeschi senza mettere le bombe?

    R.: Possibile era tutto. Noi eravamo sempre contenti che non succeda niente, perché noi non abbiamo fatto ai partigiani niente, neanche loro ci hanno fatto niente, perché noi non eravamo soldati come i Tedeschi proprio, insomma.

    D.: Voi eravate delle SS?

    R.: No, no.

    D.: Facevate parte delle SS?

    R.: Non abbiamo fatto parte delle SS, quella era una pura bugia che hanno detto, eravamo sempre poliziotti, mai delle SS, credevano soltanto loro che eravamo delle SS.

    D.: E come mai hanno detto sempre questa cosa?

    R.: Non lo so, erano tutte storie soltanto, perché questo può dire ognuno che non eravamo delle SS. Ognuno può dire a tutti quello. Questa è soltanto una bugia.

    D.: Voi chi eravate di preciso?

    R.: Cosa eravamo? Tutti contadini. Non siamo stati mica soldati, la maggior parte aveva già quarant'anni, trentacinque, quarant'anni, io ero il più giovane di tutto il battaglione, con venticinque anni. Ma posso capire che possano dire questi grandi che eravamo SS, perché quello è... non si può...

    D.: Chi erano i vostri ufficiali?

    R.: Tutti Tedeschi. Erano tutti Tedeschi, ma anche delle SS, tutti poliziotti. Erano tutti poliziotti...

    D.: Vi aspettavate degli attentati dai partigiani?

    R.: No, no, non abbiamo pensato mai ad un attentato, perché eravamo così tranquilli, eravamo... non abbiamo creduto che succede una roba così, noi eravamo impazziti, l'hanno fatto a soldati che non erano nemmeno soldati, si può dire, eravamo due mesi soldati. Di più non posso dire.
    …………..
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