…Ulivo, di pura razza fascista-resistente
Vaffancolon. L’antitaliano alla guerra prende di mira il Buco del colon. Furibondo attacco di Giorgio Bocca a Loredana Lecciso, moglie di Al Bano: “Casalinga porcacciona”.
Tutta colpa di Silvio Berlusconi
che è sempre pronto a recuperare il peggio nella sua Italia mezzana.
Altrettanto furibondo è quello destinato alla fritola esposta al vento e alle mareggiate della meteorologia del Tg4, una signorina in collegamento con Emilio Fede che fa servizi in posa “del tipo sesso a sonda”. E’ una sfuriata totale quella di Bocca sull’Espresso contro tutti i fori corporali. “Un buco del sedere, di un retto, di un colon”. E’ sesso che “non solo si infila fra tette e glutei ma che penetra in una libido anatomica”. E’ la televisione pornografica del paese delle favole senza morale questa.
Tutta colpa di Silvio Berlusconi
che è sempre pronto a recuperare il peggio nella sua Italia mezzana. Un vaffancolon omofobo – ma l’omofobia è di casa all’Espresso –se lo becca anche Renato Zero: “Ambiguità da suburra, un po’ di frociaggine con contorno di coda alla vaccinara e di pappardelle”. E’ un vaffancolon anche leghista questo su Zero, totalmente antiromano.
Bocca s’indigna: “La Roma trasteverina, la Roma del Testaccio in cui l’Italia del Risorgimento s’illuse di creare una capitale”.
Tutta colpa di Silvio Berlusconi
che è sempre pronto a recuperare il peggio nella sua televisione plebea. Vaffancolon dunque. Dettato dall’intransigenza, lo sfogo di Bocca non poteva certo sfuggire alle repliche dei destinatari. Vaffancolon. Non ha potuto frenarsi Loredana Lecciso Carrisi, moglie di Al Bano e protagonista de “La Fattoria”. Con un articolo pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno dal titolo “La casalinga di Cellino” – e con un’intervista corredata da splendide foto in bikini su Panorama firmata da Giorgio Mulè (chiamalo fesso) – la formosa signora Al Bano ha replicato al comandante partigiano che lei nella “Fattoria” ha suscitato “la meraviglia degli stessi ovini e dei bovini, specie le mucche” tanto era brava a far la contadina, che non ha altro bene che “la propria passione per le cose semplici come i lampascioni e le cime di rapa” e che comunque, se non è oggi, è domani, gli manda Al Bano e gliele “rinforza lui le corna a Bocca: lo accompagna a calci nelle langhe”. Vaffancolon dunque.
Non ha risposto la metereologa
a Bocca, ma ha replicato Emilio Fede con un’edizione speciale del telegiornale ricordando al comandante partigiano di avere personalmente provveduto a rimproverare la fritola, di averla vestita immediatamente quando aveva esposto le nudità, ma che la professionalità della fritola era notevole: “Non sa cantare, non sa recitare, non sa ballare, ma le prude la tettina destra quando piove, la naticuccia sinistra quando viene vento”.
“Vaffancolon tu” di risposta arriva da Renato Zero. Il capo dei sorcini si prende tutta la prima pagina del Messaggero – fatta eccezione per il riquadro della rubrica di Maurizio Costanzo – e con un titolo a nove colonne “Froci alla vaccinara”, così risponde a Bocca:
“Tutti gli Zero del mondo vanno insieme aspettando la notte, ché le ore più belle sono sempre le più corte. Una luna dipinta, la carta stagnola, insomma: prendimi. I miei miti sono andati via come un vento, come un’amnesia. Non dirmi che quei mostri siamo noi, toccami, attraversami fino all’anima”.
Così scrive Renato Zero, vero poeta, che non manca all’affondo vaccinaro consigliando al capo partigiano indignato dalle troppe favole senza morale di gustare la coda retrattile, sussultoria e ondulatoria, nota specialità dell’infrociata e del vaffancolon.
evviva l'ulivo
saluti




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