Bertinotti spiega come col 51 per cento si guida un partito e se ne fa un altro
Il segretario di Rifondazione respinge le critiche interne e dice: “Non saremo mai abbastanza grati al movimento”
Congresso l’8 e 9 maggio
Roma. C’è un cerchio numero uno: i fondatori.
C’è un cerchio numero due: gli osservatori.
C’è un cerchio numero tre: gli invitati.
C’è un congresso da fare a Roma l’8 e il 9 maggio.
Che, a sua volta, “fisserà un nuovo congresso in cui più compiutamente questa costruzione verrà definita”.
Certo Fausto Bertinotti non è uomo che si faccia spaventare dai grovigli politici. Perché, una volta avviato il partito della Sinistra europea, ci sarà pur sempre Rifondazione in Italia, “e tu puoi non far parte di Rifondazione e iscriverti al partito della Sinistra
europea”.
La quale Rifondazione già al Parlamento europeo sta nel gruppo della Sinistra unita, dove alcuni gruppi sono interessati alla Sinistra europea e altri no, senza tener conto della “sinistra verde nordica”, che ha esigenze tutte sue. Nel parapiglia, che a Bertinotti pare positiva “complessità” verso la costruzione di “una soggettività europea per una sinistra radicale”, il segretario di Rifondazione è a suo agio, pure quando evoca “la condizione
bidimensionale”.
Lui, che è tra i fondatori del nuovo soggetto continentale, “quelli che hanno buttato il cuore oltre l’ostacolo”, con mezzo toscano tra le dita spiega gli scenari futuri e a essi piega la politica attuale.
Anzi, se il disordine è tanto, tante sono le possibilità.
Bertinotti sorride e sospira ironico:
“Mi piacerebbe tantissimo un partito comunista cattolico”.
Perché poi, appunto, lo slogan del congresso sarà: “Non è che l’inizio”, e appunto il leader di Rifondazione dice molto per ben far intedere che così sarà. “Si tratta davvero di un’impresa, ed è chiaro che divide tutti i partiti. Uno strappo? Certo che è uno strappo. Rompe consuetudini e tradizioni. C’è uno spostamento del baricentro anche dal punto di vista identitario, vi concorrono comunisti e non comunisti”. Bertinotti lo sa che il partito segue, ma pure dubita; ci sarà, ma pure resiste. E negli ultimi tempi, dentro Rifondazione, spesso si è ritrovato contro le altre componenti del partito, bertinottiani con una maggioranza risicata.
Replica: “Una maggioranza risicata? Sì, a parte il fastidio per la definizione di bertinottiani. Un partito che sperimenta la strada più liberale”. Ma preoccupato, dice, non è. “Non mi impressiona per niente il 51 per cento. Se passa ad altri, faranno un’altra politica. Ma il 51 per cento basta per decidere. Basta. Si decide con una maggioranza risicata, e attraverso questo meccanismo vediamo crescere il consenso”. Il problema è quello del rapporto con il movimento, prima i no global poi i pacifisti. Secondo i critici interni, Bertinotti sacrifica troppo del partito in questo rapporto: dà più di quello che ha in cambio. Lui scuote la testa e agita il sigaro:
“Cosa vuol dire avere? In ogni caso, dal movimento abbiamo avuto input fondamentali per il rinnovamento della nostra cultura. Non gli saremo mai grati abbastanza”.
Cosa fare? “Non fare come il listone”
Spiega pure: “Che cosa è il signore e che cosa è il servo? Il signore è la società”. Dice l’opposizione interna che il partito non sta bene, che il tesseramento cala? “Il problema del tesseramento c’è adesso e c’era sei anni fa. Lo condividiamo con tutti i partiti. Bisogna interrompere questa erosione, ma è un problema che non ha relazione con le cose di cui stiamo discutendo”. Né sarà, Rifondazione, “il partito del movimento, perché sarebbe un disastro”, ma ad esso guarda, e ad esso fa riferimento. Nel secondo cerchio, quello degli osservatori, ci sono i cugini-coltelli del Pdci. Se si chiede l’opinione di Bertinotti, lui scuote testa e sigaro (spento): “Un terreno troppo delicato perché possa rispondere. Come quel personaggio di Melville dico: preferirei di no”. Ma pure “con una visione della società totalmente diversa”, il segretario di Rifondazione parla di “necessità di una convergenza tra sinistra riformista e sinistra antagonista. I due campi non sono divisi da un muro, non c’è un centrosinistra e noi, e quindi o si fa l’accordo o si rompe, c’è un campo dell’opposizione plurale e articolato”. E un movimento “che non si rivolge solo a noi, ma a tutta l’opposizione, a Bertinotti come a Fassino e a Rutelli”. Aggiunge:
“Penso che dopo le europee dovremmo rilanciare in grande l’idea della costituzione di una sinistra alternativa”. Come? Ride:
“Ha in mente il listone? Ecco, quello è ciò che non dobbiamo fare”. Alza le spalle:
“Ciò che non possiamo fare, per ora so dire”. Riprende: “Il movimento, a questa necessità storica bisogna corrispondere…”. E un accenno di rimpianto: “Avremmo tutto da guadagnare da un bel proporzionale…”.
saluti




Rispondi Citando
