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Discussione: Ulivo senza....

  1. #1
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    Predefinito Ulivo senza....

    ...pace

    Quando una lista viene messa su all’improvviso sorgono incomprensioni. E’ successo alla premiata ditta Antonio Di Pietro-Achille Occhetto. Il giorno in cui si è appresa la notizia dell’episodio che ha coinvolto i bersaglieri italiani in Iraq, la prima reazione è stata quella di Di Pietro. L’ex pm ha dichiarato che l’accaduto testimoniava la bontà della posizione di chi appoggiava il “lodo Zapatero”, cioè di chi riteneva che, senza una svolta entro il 30 giugno, fosse opportuno ritirare le truppe. L’affermazione di Di Pietro stonava con le dichiarazioni dell’opposizione esterna alla lista Prodi ed era in linea con quelle di Fassino e Rutelli. Qualche ora più tardi scattava il contrordine compagni. Giulietto Chiesa e Achille Occhetto si attestavano sulla posizione del ritiro immediato. L’ex pm allora si è adeguato, cominciando a chiedere il ritiro del nostro contingente.

    Pare che nel listone unitario vi siano molti problemi per le candidature alle europee. Tutta colpa dell’incompatibilità e della decisione del centrosinistra di evitare candidati di bandiera. Rosy Bindi, che avrebbe dovuto presentarsi come capolista nel Nord-est, pare intenzionata a rifiutare. Questo comporta più di un problema. Secondo gli accordi presi tra Margherita e Ds, infatti, quel posto spettava al partito di Rutelli. Chi metterci ora? Pierluigi Castagnetti si era già rifiutato (aveva capito che era un modo gentile per silurarlo da capogruppo della Margherita a Montecitorio?). I Ds hanno fatto un ennesimo tentativo per coinvolgere Walter Veltroni, dicendosi d’accordo sulla norma che esclude lui e altri sindaci dall’incompatibilità. Ma Veltroni ha dichiarato che non ha intenzione di presentarsi. Un altro tentativo è stato fatto con Luciano Violante. Come nel caso di Castagnetti, la necessità di presentare politici che facciano da traino si unisce all’esigenza di liberarsi di un personaggio ingombrante. Ma non c’è stato verso. E che faranno Piero Fassino e Francesco Rutelli? Pare che, nonostante le parole spese sull’incompatibilità, si candideranno. E pare che Rutelli si candiderà nella circoscrizione di centro mentre Fassino ripiegherà sulla scelta originale, il natio Nord-ovest.

    Le grandi manovre nell’arcipelago della sinistra esterna al listone unitario sembrano preoccupare i dirigenti di Ds, Margherita e Sdi. L’impressione, confermata dalla decisione dei Verdi di aggiungere al proprio simbolo quello dell’arcobaleno pacifista, è che si stia lavorando per creare, dopo le europee, una forza arcobaleno che raccolga più del dieci per cento dei consensi. Essenziale è il risultato elettorale. Ma non basta, perché, finora, Rifondazione resiste. I leader del listone, però, sembrano avere in mente una contromossa. L’ha esposta, senza che nessuno se ne accorgesse, il segretario dello Sdi. Nella replica con cui ha chiuso i lavori del suo partito, Enrico Boselli non ha più parlato di partito riformista ma di partito dell’Ulivo. Una differenza lessicale? No. Dietro c’è l’ipotesi di allargare il raggio del Triciclo, inglobando altre forze, per evitare che a sinistra si formi un blocco stabile con cui dover scendere a patti.

    Raccontano che Massimo D’Alema vada spiegando in giro che il correntone ha più voti dentro il partito che fuori. Cioè che dentro è sovrarappresentato, avendo anche perso dei “pezzi”, mentre “fuori” non porta molti voti ai Ds. Anzi, le prese di posizione dei leader della minoranza interna favoriscono l’indirizzarsi dei consensi alle liste alla sinistra dei Ds. Che significa? Forse che una scissione del correntone non sarebbe poi un male, dal momento che renderebbe più omogenea la linea del partito senza togliere molti voti?

    letto giorni fa su il Foglio.

    mica male!

    saluti

  2. #2
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    Predefinito

    Non capisco perchè Mustang e il Foglio si diano tanta pena per l'Ulivo. Se è così come dicono, buon per loro. Sarà mica propaganda elettorale?

    Sarà perchè a noi l'Ulivo piace "senza pace"?

  3. #3
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    Predefinito

    De gustibus.............

  4. #4
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    Predefinito Re: Ulivo senza....

    In origine postato da mustang
    ...pace

    Pare che nel listone unitario vi siano molti problemi per le candidature alle europee. mica male!

    saluti
    caro Mustang,

    credo siano quastioni che riguardino tutti i partiti se è vero che,almeno a sinistra, devono pescare, in mancanza di persone autorevoli o di prestigio ,nell'ordine dei giornalisti per avere qualche faccia nota al pubblico televisivo(Guber,Santoro etc).
    la C.d,L non sta meglio e la conseguenza di ciò mi fa pensare ad una probabile macro astensione che punirà tutti i partiti ma soprattutto l'idea di un'eurabia politica che ,stando alle sinistre dovrebbe costituirsi come una potenza contro gli USA.

  5. #5
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    Predefinito Re: Re: Ulivo senza....

    In origine postato da tucidide
    caro Mustang,

    credo siano quastioni che riguardino tutti i partiti se è vero che,almeno a sinistra, devono pescare, in mancanza di persone autorevoli o di prestigio ,nell'ordine dei giornalisti per avere qualche faccia nota al pubblico televisivo(Guber,Santoro etc).
    la C.d,L non sta meglio e la conseguenza di ciò mi fa pensare ad una probabile macro astensione che punirà tutti i partiti ma soprattutto l'idea di un'eurabia politica che ,stando alle sinistre dovrebbe costituirsi come una potenza contro gli USA.
    -------------------------------

    Dimentichi, caro tucidide, che all'Ulivo manca drammaticamente il leader; e il dramma sta nella disperata attesa del ritorno di Prodi, l'uomo senza partito perchè uomo senza idee e ideali.

    saluti

  6. #6
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    Predefinito Il "migliore" tra i....

    ...."migliori"

    Per essere dei moralisti, hanno le idee parecchio confuse. Quelli di Time fanno un numero speciale sulla “serie A delle persone più influenti del mondo”.Vale a dire: i 100 nomi di coloro che fanno del mondo ciò che è, “quelli che toccano le vite di tutti noi con il loro potere, o influenza, o esempio morale”. Insomma: i migliori. Certo, poi c’è Osama bin Laden, che fa scandalo per le ragioni più varie. Perché dai primi 100 ti aspetti che siano “i buoni”. Perché insomma, Oprah Winfrey e Osama nella stessa lista, c’è un limite anche al cinismo situazionista. Perché il primo della lista (non sono in ordine di merito, ma essere primo vorrà pur dire qualcosa) è George W., e che dodici pagine dopo ci sia Osama par proprio un affronto. Non sanno, quelli che fanno il predicozzo a Time, che quelli di Time sono assai più moralisti di loro. Loro – che hanno fatto un numero così elegiaco da scegliere, come narratore delle gesta di George W., Andrew Sullivan – loro il ritrattino di Osama lo fanno scrivere a Richard Clarke, perché l’apologia vale solo per i buoni, diamine. Bill Gates, invece, lo fanno raccontare da Warren Buffett, e dieci pagine più avanti, col suo bravo strapuntino fra i primi 100, ci mettono anche lo stesso Buffett, il cui ritrattino ha il sobrio incipit: “E’ il Mozart della finanza”. E che dire di Kofi Annan (qualifica nella didascalia: “problem solver” – come Wolf di “Pulp fiction”), ritratto da Richard Holbrooke: “Se un computer dovesse progettare il perfetto segretario generale dell’Onu, ecco come sarebbe lui o lei…” (segue, avranno già immaginato i sagaci lettori, elenco di caratteristiche di Annan).
    Tutto si tiene, dunque: che ci sia il bad guy raccontato da uno dei good guys, e che ci sia il pistolotto finale, il corsivo fintoironico
    di uno che deve comunicare a un medico che combatte l’Aids in un ospedale di Haiti che spiacenti, è arrivato 101esimo, in compenso fra i primi 100 c’è Simon Cowell (deus ex machina di “American
    Idol”, un “Amici di Maria De Filippi” americano), e d’altra parte pure ’sto medico: potrebbe trovarsi un buon ufficio stampa e farsi
    fare delle foto decenti, no – gigioneggiano i compilatori della lista. Va bene tutto.
    Solo un appunto. Il socio di Bono (Bobby Shriver) narra di quando
    – a un deputato che consigliava di chiudere l’accordo per l’abbattimento
    del debito dei paesi poveri a 200 milioni di dollari (Clinton ne aveva promessi 435) perché di più non avrebbero ottenuto Bono disse: “Ci servono tutti e 435. E di’ a quelli che si oppongono che gli U2 andranno nel loro collegio elettorale, raduneranno 50mila ragazzini in uno stadio, e proietteranno su un megaschermo le loro immagini con su scritto ‘Questo tizio ha ucciso le donne e i bambini dell’Africa’ ”. Ha fatto bene, per carità. Solo, Shriver chiosa che “Questo sì che è punk rock”. Scusi l’acribia: questo è lobbismo. Non è mica una brutta parola, sa?

    * * *
    Il migliore che neppure è stato preso in considerazione per il 101esimo posto su Time si è però ritrovato “a briglia sciolta”, nonché “vero” e “senza censure” – che, francamente, non son cose che possano far piacere a chi sia uomo di regole e pensi che un po’ di censura non faccia male neppure ai migliori – sul Giornale.
    Naturalmente nessuno ha pensato che fosse una vera intervista. Perché le interviste in Italia non sono mai “vere”: mai rigorosamente rispettose del virgolettato; sempre cedevoli alla tentazione del cronista di risultare brillante, di aggiungere a risposte già date domande spiritose.
    Nessuno ci ha creduto perché se la premessa è “un’intervista senza rete”, se il redattore di un programma racconta cosa si sono detti fuori onda il conduttore e l’ospite, e poi seguono cento righe di cose che l’ospite non avrebbe mai detto a telecamere accese, allora è ovvio che qui non si sta intervistando: si sta origliando (vale, un’intervista non preceduta dalla formula “vorrei intervistarla”? ha speranza alcuna, un cronista sgradito, di ottenere delle risposte chiedendo ufficialmente un’intervista? sono mai, le risposte ufficiali, di un qualche interesse?).
    Nessuno ci aveva creduto, quindi l'altro giorno – alle 13 e 27, quando le agenzie hanno battuto il disappunto di Massimo D’Alema per aver accolto nel suo studio un redattore di Rai1, avergli magari offerto un bicchier d’acqua, ed essersi poi ritrovato virgolettato sul Giornale – nessuno si è stupito.
    Certo che si è arrabbiato, il 102esimo fra i migliori: si sarebbe probabilmente arrabbiato anche se fosse stato il conduttore, Pierluigi Battista, a pubblicare i fuorionda, sulla Stampa.
    I fuorionda sono fuori controllo, ergo fanno arrabbiare (a meno che, come il “fù fù” di “Striscia la notizia”, facciano vincere le elezioni).
    Fanno arrabbiare l’interessato, deliziano i lettori: un D’Alema gigantesco come quello che dice al non-intervistatore: “Il suo giornale lo querelo sempre volentieri: è la principale fonte di finanziamento della mia barca”, un D’Alema così, on the record, resta un sogno.

    saluti

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Re: Ulivo senza....

    In origine postato da mustang
    -------------------------------

    Dimentichi, caro tucidide, che all'Ulivo manca drammaticamente il leader; e il dramma sta nella disperata attesa del ritorno di Prodi, l'uomo senza partito perchè uomo senza idee e ideali.

    saluti

  8. #8
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    Predefinito Senza leader l'identità della lista...

    ....chi la dà, la Gruber?”.
    E il correntone dà battaglia sull’Iraq

    Roma. L’altra sera, un gruppo di deputati diessini è andato a vedere “La passione di Cristo” di Mel Gibson. Ma, con il dovuto rispetto, i discorsi dei parlamentari, tra Ponzio Pilato e la resurrezione, verteva più che altro sulla passione del leader Piero Fassino.
    Se la sua posizione sull’Iraq ha scontentato molti, moltissimi nei Ds non condividono la scelta di non presentarsi alle elezioni europee. “Lo considero un errore, una discrasia tra l’idea di questa lista e il suo progetto politico, e il fatto che non si schieri la leadership – commenta il dalemiano Marco Minniti – La sensazione è che si vuol guardare più la pagliuzza dell’incompatibilità che la trave”.
    E sarebbe, la trave? “Che una lista senza leader rischia di avere fragilità identitaria”. Nel partito molti temono di veder ripetere, a distanza di tre anni, “l’effetto Veltroni”: quando, nel 2001, il segretario non si presentò alle politiche per candidarsi (con successo) a sindaco di Roma. “Si cede a un ricatto prodiamo – s’infervora un dirigente – per tenere unito il correntone e intanto si crea un guaio incredibile. Questo è autolesionismo”.
    Tra i deputati, alcuni temono che Fassino abbia preso troppo alla lettera il ruolo di portavoce della lista unitaria: “Mica deve sempre dire quello che Prodi vuole sentire”. E’ scontento anche un riformista come Salvatore Buglio: “Si rischia di abbandonare l’identità dei Ds, di dare spazio alla sinistra antagonista. Con tutto il rispetto, non è mica possibile che Fassino si faccia indietro per cedere il passo a Lilli Gruber”. Anche nella maggioranza dei Ds, il dito è puntato contro Prodi. “Lui e Parisi vogliono il partito unico, e ovviamente vogliono ammorbidire l’identità dei partiti esistenti. Ma noi che interesse abbiamo? Quello che è successo è inconcepibile”.
    Più passano le ore, più le voci contrarie aumentano. Un altro riformista come il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, fa sapere: “Non mi sembra una scelta azzeccata”. Perché poi, è complicata anche la decisione di chi mettere in lista al posto dei leader del Triciclo.
    Fassino ha chiesto ai big del partito di farsi sotto, ma finora le risposte che ha ricevuto sono scarse. Più rifiuti che consensi. Luciano Violante non ne vuole sapere di lasciare l’incarico di capogruppo.
    Livia Turco nicchia. “Molti sperano di tornare a fare i ministri dopo le elezioni”, malignano nel correntone. Ma probabilmente è anche poco suggestiva la prospettiva di lasciare la certa guida di un gruppo per l’incerto anonimato di parlamentare europeo. Cesare Salvi ha inviato una lettera a Fassino per motivare il suo rifiuto: avendo espresso perplessità sulla lista unitaria, dice, “mi troverei a disagio”.
    Alcuni nomi comunque circolano nel partito. Giovanni Berlinguer, a nome del correntone, dovrebbe andare a Nord-est, a Nord-ovest potrebbe finire Pier Luigi Bersani.
    Gavino Angius al Centro, D’Alema già da tempo (e per sua scelta) a Sud.
    Per le isole si sta insistendo con Anna Finocchiaro. “Cediamo completa sovranità a Prodi”, è il malcontento che attraversa il partito. “Persino quelli del correntone ci hanno già fornito i loro nomi – dicono i riformisti – e noi niente”. Dalla Margherita non giungono notizie migliori. Nel partito di Rutelli, il più furibondo è Franco Marini, mentre i due capigruppo, Pierluigi Castagnetti e Willer Bordon, promettono resistenza a oltranza al trasferimento oltralpe.
    “E’ Prodi a dettar legge”
    Ma molti hanno espresso scontento anche per la posizione sull’Iraq che Fassino ha illustrato l’altra sera a “Porta a Porta”. Via Nazionale nota con soddisfazione che il segretario dei Ds ha avuto più audience del Cav., ma ieri nel partito la tensione era palpabile. Ai suoi, Fassino ha spiegato che non voleva “mettere in difficoltà Margherita e progetto unitario”, ma la replica è sempre quella:
    “E’ Prodi a dettare legge”.
    Sbotta Buglio: “Rischiamo di trasformare la lista unitaria in un partito in cui la sinistra è residuale, marginalizzata”.
    Quelli del correntone, dopo aver accettato di rinviare a martedì prossimo l’assemblea del gruppo in attesa della soluzione sugli ostaggi, promettono battaglia. “Fassino non mi è piaciuto”, dice Pietro Folena. Ma gli stessi fassiniani garantiscono: “Non c’è volontà di rottura”.

    saluti

  9. #9
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    Minchia, ste pollisti prima dicono che l'Ulivo non ha un leader poi dicono che l'unico che comanda è Prodi e gli scontenti si devono trovare di nascosto al cinema per mugugnare.

    Hey, Mustang, mettetevi d'accordo: o Prodi è uno che non conta niente oppure è il dittatore del Triciclo.

  10. #10
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    Amnesia: è certamente per dimenticanza che i leader dei Ds non hanno mai fatto vedere agli alleati della Lista Prodi un sondaggio secondo cui la coppia formata da Achille Occhetto e Antonio Di Pietro riuscirebbe a ottenere un 4,8 per cento dei consensi. Un sondaggio senz’altro in controtendenza rispetto a quelli di cui si beano i vertici della lista Prodi e che danno alla coppia un risultato modesto, intorno al tre per cento. Un sondaggio che spiegherebbe perché i Ds hanno intenzione di dare battaglia legale a Di Pietro e Occhetto sul simbolo. Tanto interesse per una lista che non riesce a schiodarsi dal tre per cento, altrimenti, non si capirebbe.

    Amnesia due: Antonio Di Pietro, giorni fa, ha dichiarato che avrebbe fatto a meno del simbolo “nuovo Ulivo” perché non voleva litigare con la Lista Prodi per meschini motivi. Qualche ora più tardi il suo socio in politica, Achille Occhetto, ha tenuto a precisare che avrebbero fatto a meno di quel simbolo solo alle elezioni amministrative. Che cosa è successo? L’ex pm di Mani Pulite ha dimenticato di fare questa precisazione? O piuttosto, per l’ennesima volta, Occhetto ha corretto Di Pietro?

    Amnesia tre: in un’intervista all’Espresso D’Alema racconta che Tony Blair, in visita in Italia, tentò di convincere Rutelli (e D’Alema stesso) che la guerra in Iraq sarebbe finita in una settimana. Messa così sembra che il premier britannico abbia chiesto un incontro ai leader del centrosinistra. Evidentemente il presidente della Quercia non ricorda che fu il centrosinistra a chiedere un incontro a Blair. Rutelli e D’Alema dicevano che, per i sondaggi, l’opinione pubblica era contraria al conflitto, ma Blair spiegò che i sondaggi potevano cambiare nel giro di una settimana se Saddam fosse caduto.

    E’ stato scritto e detto che la candidatura di Giovanni Berlinguer rappresenta la pax fassiniana nei confronti del correntone e viceversa. Semmai è vero il contrario. La candidatura del fratello dello scomparso segretario del Pci è un modo per mettere in difficoltà la minoranza interna. Prova ne è l’atteggiamento della platea all’assemblea del correntone domenica scorsa a Roma. Mentre Piero Fassino parlava si sentivano mormorii di disapprovazione. Chissà se è stato un caso che Giovanni Berlinguer (il cui intervento era previsto) abbia preferito non parlare davanti a un consesso che non ha apprezzato la sua scelta di accettare l’offerta di Fassino.

    Rifondazione Comunista è in difficoltà. Il progetto di Fausto Bertinotti, la creazione di due sinistre, una egemonizzata dal Triciclo, l’altra dal suo partito, rischia di fallire. Sia D’Alema che Rutelli lo assecondavano perché conveniva anche a loro avere alla propria sinistra solo Rifondazione (con cui potersi poi alleare alle politiche). Ma ora Verdi, Pdci, girotondi e movimenti sparsi meditano di costruire una forza alla sinistra della Lista Prodi. Per Bertinotti sarebbe più difficile egemonizzare la cosiddetta sinistra antagonista. E Ds e Margherita avrebbero più difficoltà a gestire la situazione.

    A Montecitorio si racconta che i Verdi, dopo le europee, potrebbero arrivare a una resa dei conti interna. Pare che la sinistra capitanata da Paolo Cento giudichi negativamente le ultime mosse politiche del leader del partito Alfonso Pecoraro Scanio.

    Hey, brunik, per far buona polemica devi saper leggere bene quello che si dice...e quello che succede.
    Prodi non è il leader dell'Ulivo, almeno per ora.
    Mica se l'è dimenticata la clamorosa pedata nel sedere rifilatagli dal "leader maximo" D'Alema.

    saluti

 

 
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