Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
    la Banda Fratelli
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    Predefinito Nick Berg, cosa ti hanno fatto?

    Nel mondo occidentale, c'é chi per sfrenato antiamericanismo si schiera dalla parte del fondamentalismo islamico.

    Se siete tra questi, desidero che almeno vediate bene chi sono i vostri amici macellai.

    Consiglio alle persone sensibili o facilmente impressionabili di lasciar stare questo video.
    Ecco il video choc della decapitazione (SENZA CENSURA)


    ---GUARDA E ASCOLTA---




    Nicholas Evan Berg

    un ragazzo che credeva nella ricostruzione dell'Iraq.

  2. #2
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    Predefinito

    ... questi assassini stanno gridando qualcosa ... allah akbar ... o qualcosa di simile ? .... sbaglio ?
    [mid]http://www.fmboschetto.it/musica/verdi_requiem_Incipit.mid[/mid]

  3. #3
    la Banda Fratelli
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    Predefinito Gridano Allah akbar...

    che significa Dio é grande...!

    Oramai queste due parole vengono ripetute in ogni loro rituale....

  4. #4
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    Predefinito tratto da PANORAMA 26 maggio 2004

    RADDOPPIA TAGLIA USA SU ZARQAWI,25 MLN DLR COME BIN LADEN

    Potrebbe addirittura raddoppiare, arrivando così a ben 25 milioni di dollari contro i 10 milioni attuali

    Il Dipartimento di Stato americano sta valutando la possibilità di aumentare l'entità della taglia che pende sul capo di Abu Mussab al-Zarqawi, il terrorista giordano considerato il rappresentante di al Qaeda in Iraq: potrebbe addirittura raddoppiarla, arrivando così a ben 25 milioni di dollari contro i 10 milioni attuali. Lo ha riferito ikl network televisivo Abc.
    In tal modo la taglia su Zarqawi equaglierebbe quella posta niente meno che sullo stesso Osama bin Laden, del quale il super-ricercato giordano è ritenuto uno dei massimi luogotenenti: in quanto tale, gli si imputano una lunga serie tra attentati e omicidi, tra cui l'assassinio di Nicholas Berg, l'ostaggio americano di origini ebraiche decapitato in una drammatica sequenza filmata; sarebbe anzi stato proprio Zarqawi a brandire il coltello con cui la vittima fu sgozzata.
    Tra le stragi attribuitegli, l'attacco suicida dell'agosto 2003 contro la sede di rappresentanza delle Nazioni Unite a Baghdad, nel quale rimasero uccisi il diplomatico brasiliano Sergio Vieira del Mello, inviato speciale del segretario generale Kofi Annan, e altre 22 persone.

    (AGI)

  5. #5
    la Banda Fratelli
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    Predefinito Ogni tanto i criminali pagano....

    Catturato braccio destro di Zarqawi

    Iraq, accusato di numerosi attentati



    Umar Baziyani, uno dei fedelissimi di Mussab Zarqawi, l'uomo di Al Qaeda in Iraq, è stato catturato dalla polizia irachena. Ne ha dato notizia una fonte della coalizione: la cattura risale a sabato scorso, ma è appena stata resa nota. Zarqawi è considerato la mente di molti attacchi contro le forze statunitensi e i loro alleati, ma anche l'assassino di Nick Berg, l'ostaggio Usa la cui decapitazione fu messa in rete da un sito islamico.


    Il sospetto, Omar Baziyani, è noto per i suoi legami con diversi gruppi terroristici ed è ritenuto il responsabile della morte di numerosi civili iracheni. Il suo capo, il giordano Al Zarqawi, sulla cui testa la coalizione ha messo una taglia di 10 milioni di dollari, è considerato come il "sospetto numero uno" di una serie di sanguinosi attentati compiuti in Iraq dopo la caduta del regime di Saddam Hussein e l'assassino materiale di Nicholas Berg.

    E' infatti la persona che nel video della decapitazione del civile americano, legge il proclama e impugna il coltello. Secondo la Cia, che ha analizzato il macabro video dell'esecuzione, è "altamente probabile", praticamente certo, che sia Zarqawi l'uomo che, dopo aver letto il documento che incita alla vendetta per le torture subite dai prigionieri iracheni, getta a terra l'ostaggio e lo uccide. Secondo una fonte della Cia, quella che si sente nel nastro "è la voce di Zarqawi e quella che parla è la persona che impugna il coltello".

  6. #6
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    Predefinito tratto da www.pri.it

    Giorgio La Malfa sull'Iraq/Le profonde contraddizioni della mozione presentata dall'opposizione

    Il ritiro delle truppe italiane avrebbe indebolito Allawi

    Riproduciamo la dichiarazione di voto dell'onorevole Giorgio La Malfa (mercoledì 27 ottobre 2004) sulla situazione in Iraq e relative iniziative internazionali. La Malfa dichiara il suo voto favorevole alla mozione "Elio Vito, Anedda, Volontè, Cè, Moroni, La Malfa". Dopo la dichiarazione di voto del presidente del Pri riportiamo i testi delle mozioni "Violante, Castagnetti, Boato, Giordano, Sgobio, Intini, Zanella, Mazzuca Poggiolini" e "Elio Vito, Anedda, Volontè, Cè, Moroni, La Malfa".

    Signor Presidente, in fondo esiste una materia comune tra le due mozioni, costituita dall'auspicio del successo della conferenza internazionale e dalla speranza che questa possa consentire la sostituzione delle forze di occupazione con una forza multinazionale sotto l'egida dell'ONU. Tuttavia, vi è una contraddizione profonda ed irrisolta tra tale impegno richiesto al Governo italiano dai firmatari della mozione Violante ed altri e l'ultimo impegno, quello a disporre l'immediato rientro del contingente italiano. Si tratta di una contraddizione alla quale i colleghi dell'opposizione dovrebbero prestare attenzione, chiedendosi - nessuno lo ha fatto nel corso del dibattito - come potrebbe l'annuncio del ritiro, a pochi giorni dallo svolgimento della Conferenza di Sharm El Sheikh, aiutare il successo della conferenza stessa e il passaggio dalla presenza delle truppe dell'alleanza a quella di un'organizzazione militare diretta dall'ONU. Se la mozione dell'opposizione fosse approvata divenendo vincolante e il Governo italiano domani annunziasse - come ha fatto qualche mese or sono il Governo spagnolo - il ritiro delle truppe italiane, come ciò potrebbe contribuire al processo di stabilizzazione, che è auspicato nella stessa mozione, e non invece a una situazione di caos, alla quale in quel martoriato paese lavorano in molti?

    Abbiamo peraltro l'impressione, onorevoli colleghi dell'opposizione, che la posizione che oggi sottoponete al voto sia in totale contrasto con la posizione che sostenete sulle elezioni statunitensi. Affermate infatti di auspicare la vittoria del candidato democratico, rispetto al Presidente uscente Bush, ma dovreste ricordarvi che fra le posizioni politiche del candidato democratico vi è anche la richiesta agli alleati di mantenere la loro presenza in Iraq. Auspicare, come hanno fatto molti colleghi, la vittoria di Kerry significa introdurre un'ulteriore contraddizione.

    Per tali ragioni, è impossibile accogliere la mozione Violante ed altri n. 1-00401.

    L'impostazione equilibrata e prudente della maggioranza, che auspica la possibilità di un ritiro futuro delle truppe e la loro sostituzione con forze costituite da paesi vicini all'Iraq e sotto l'egida dell'ONU, è, nella realtà odierna, l'unica possibile. Concordo con la proposta del ministro degli affari esteri di inserire nella mozione Elio Vito ed altri n. 1-00402, di cui sono cofirmatario, un caldo riconoscimento e la riconoscenza dell'Italia e del Parlamento per l'azione che le forze militari del nostro paese stanno conducendo in Iraq, e annuncio il voto favorevole su tale mozione.

    Segue il testo della mozione Violante ed altri n. 1-00401 sulla situazione in Iraq e relative iniziative internazionali.

    La Camera, premesso che: la guerra in Iraq è stata un grave errore e non avrebbe mai dovuto cominciare; di fronte a una situazione che si fa sempre più grave serve un profondo cambiamento; impegna il Governo: a chiedere, per ragioni umanitarie, la sospensione dei bombardamenti delle città irachene; ad attivarsi per concorrere all'esito positivo della conferenza internazionale, con la partecipazione di tutte le parti interessate, che garantisca uno svolgimento trasparente e democratico delle elezioni irachene e permetta la nascita di un Iraq libero e democratico; a chiedere, nel quadro della conferenza internazionale, la sostituzione delle forze di occupazione con forze multinazionali sotto egida Onu, chiaramente percepite come forze di pace, di assistenza umanitaria e di sostegno alla ricostruzione, come passo essenziale di questo processo; a disporre il rientro del contingente militare italiano.

    (1-00401) "Violante, Castagnetti, Boato, Giordano, Sgobio, Intini, Zanella, Mazzuca Poggiolini". (26 ottobre 2004)

    Segue il testo della mozione Elio Vito ed altri n. 1-00402 sulla situazione in Iraq e relative iniziative internazionali.

    La Camera, premesso che: si richiama il decreto-legge 24 giugno 2004, n. 160, di proroga della missione umanitaria in Iraq, convertito dalla legge 30 luglio 2004, n. 207; si considera l'interesse di tutta la comunità internazionale alla stabilizzazione e ricostruzione di un Iraq territorialmente integro, politicamente unito, entro confini sicuri ed in pace con i suoi vicini; la presenza in Iraq di una forza multinazionale resta subordinata alla richiesta del Governo iracheno legittimato dalla stessa risoluzione 1546 a sostegno dell'esercito e della polizia iracheni nel mantenimento della sicurezza durante il periodo attuale di transizione politica, con l'obiettivo prioritario di garantire libere elezioni nel gennaio 2005; si considera in questo quadro l'importanza del ruolo e dell'azione del contingente nazionale;

    impegna il Governo:

    ad adoperarsi affinché venga data piena attuazione alla risoluzione 1546 approvata all'unanimità l'8 giugno 2004 dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, che esorta la comunità internazionale a sostenere gli sforzi del Governo provvisorio iracheno per costruire un Iraq federale, democratico, pluralista ed unitario, con l'assistenza delle Nazioni Unite a sostegno della formazione di istituzioni rappresentative; a contribuire ai lavori della conferenza internazionale per l'Iraq, organizzata in Egitto per il 22 e 23 novembre 2004, su richiesta del governo Allawi, con gli obiettivi:

    a) di rafforzare il coinvolgimento dei Paesi arabi ed islamici vicini dell'Iraq in un progetto politico condiviso per un futuro di pace e sicurezza per gli iracheni;

    b) di impegnare politicamente i partecipanti alla conferenza per il raggiungimento dell'obiettivo delle elezioni in Iraq, in modo che tutte le forze politiche irachene, che non seguano metodi violenti nella propria azione, vengano invitati a partecipare all'attuale fase di iniziativa politica e di "nation building";

    c) di individuare modalità e contributi concreti idonei ad assicurare la protezione per il personale delle Nazioni Unite da impegnare sul terreno, in modo da garantire il ruolo centrale dell'Onu nel coordinamento della fase di transizione politica verso le elezioni e di consolidamento istituzionale;

    d) di consolidare l'impegno dei Paesi arabi ed islamici vicini dell'Iraq a delineare loro possibili contributi alla stabilizzazione ed alla sicurezza interna dell'Iraq, in modo che, grazie anche al rafforzamento delle capacità delle forze di sicurezza irachene, opportunamente addestrate, si possa configurare un quadro strategico di progressiva riduzione dell'impegno della forza multinazionale.

    (1-00402) (Testo riformulato nel corso della seduta) "Elio Vito, Anedda, Volontè, Cè, Moroni, La Malfa". (26 ottobre 2004).

  7. #7
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    Predefinito tratto da WIRGILIO News 17 novembre 2004

    IRAQ/ CONTINUA AD ALLARGARSI LO SCANDALO OIL FOR FOOD

    17/11/2004 - 09:10
    Politici, uomini d'affari e giornalisti nel mirino inquirenti

    New York, 17 nov. (Apcom) - Abbiamo appreso ieri dalla commissione di inchiesta sull'Oil for Food della Camera statunitense che Saddam Hussein utilizzava gli introiti derivanti dalla vendita di petrolio per finanziare le famiglie dei kamikaze palestinesi. Il giorno prima, la commissione di inchiesta del Senato aveva fatto altre rivelazioni, identificando in 23,1 miliardi di dollari il giro d'affari di vendite illegali di petrolio.

    Lo scandalo dunque cresce. A Washington si ritiene che presto si arriverà a una resa dei conti, e, negli ultimi giorni, i media americani hanno dato ampio spazio a inchieste e rivelazioni. Il New York Times, ad esempio, in un articolo a firma della celebre giornalista Judith Miller, avanza pesanti accuse nei confronti di Kofi Annan, segretaro generale dell'Onu, che "difficilmente poteva ignorare frodi e scandali di questa portata". Il Wall Street Journal rincara la dose: il dittatore ha fatto uscire illegalmente dal Paese petrolio per 13,7 miliardi di dollari, tra il 1990 e il 2003.

    "Questa indagine è come una cipolla: continuiamo a scoprire bugiardi su bugiardi", ha dichiarato il senatore Norm Coleman, che presiede la commissione del Senato. Coleman ha accusato Kofi Annan di aver ostacolato le indagini, rifiutandosi di consegnare documenti utili. In parallelo all'inchiesta del Congresso americano, tuttavia, c'è un altra inchiesta condotta per conto delle Nazioni Unite da una commissione indipendente guidata dall'autorevolissimo Paul Volcker. E Kofi Annan ha spiegato di non aver potuto inviare certi documenti al Congresso in quanto - ha detto - "ho sempre dato priorità alla commissione indipendente dell'Onu".

    Detto questo, in America si dà per certo che la vicenda non potrà che complicarsi. Un voluminoso documento rilasciato qualche settimana fa dal Congresso ha confermato la veridicità di una lista pubblicata a Baghdad alcuni mesi fa con nomi e cognomi di importanti personaggi politici internazionali, alcuni di questi francesi, russi, tedeschi, cinesi e italiani. Il meccanismo era semplice: Saddam Hussein offriva quote di petrolio a prezzi scontati a politici internazionali, mascherando queste assegnazioni privilegiate come parte del programma Oil for Food. Un programma a scopo umanitario che doveva servire esclusivamemnte a utilizzare i proventi di vendite del petrolio per l'acquisto di medicinali e derrate alimentari destinate al popolo iracheno. Il problema è che attraverso questo programma si è sviluppata una delle più gigantesche operazioni di corruzione internazionale.

    Le operazioni avvenivano al di fuori dei programmi ufficiali dell'Onu ma con la copertura di alcuni funzionari. Per facilitare gli aspetti sia logistici che finanziari di queste operazioni, furono costituite numerose società, alcune di comodo, alcune reali, che per una percentuale dei profitti si prestavano al gioco. Le allocazioni assegnate da Saddam Hussein venivano poi rivendute a prezzi di mercato, con lauti guadagni per tutti. Un esempio: il New York Times cita il caso della giornalista siriana Hamidah Nana, pubblicamente impegnata per la rimozione dele sanzioni contro l'Iraq, ma, secondo la commissione del Senato Usa, privatamente in affari con Saddam Hussein, dal quale avrebbe ricevuto, prima del 2003, allocazioni di petrolio che le avevano fruttato 1,4 milioni di dollari.

    Ma la corruzione non si fermava qui e si estendeva anche alle derrate alimentari destinate al popolo iracheno. Un dossier pubblicato in ottobre dall'ispettore dell'Fbi Charles Duelfer accusa Saddam Hussein di aver corrotto altri funzionari internazionali per acquistare derrate avariate e scadute.

    Ieri, gli ispettori della commissione Volcker, che indaga per conto delle Nazioni Unite, si sono recati in Russia, per raccogliere materiale investigativo sui presunti beneficiari dei traffici con Saddam Hussein. Tra questi, ci sarebbero i colossi petroliferi Yukos e Lukoil, e il politico ultranazionalista Vladimir Zhirinovsky, il quale avrebbe invitato una compagnia petrolifera a negoziare un prezzo per una fornitura di greggio che il governo iracheno gli aveva accordato.

    Mark L. Greenblatt, un consulente legale della commissione d'inchiesta del Senato, ha dichiarato lunedì all'Associated Press che Saddam Hussein avrebbe ceduto l'oro nero anche "a organizzazioni terroristiche". Il riferimento è all'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, e ai Mujaheddin al Khalq, il gruppo di dissidenti iraniani in Iraq che sono sulla lista dei gruppi terroristici del Dipartimento di Stato, ma con cui di fatto l'esercito americano, in Iraq, ha concluso una tregua mesi fa.

    Il deputato repubblicano dell'Illinois Henry Hide, che presiede la commissione della Camera Usa, ha sostenuto che lo scopo principale dell'inchiesta è quello di "accertare se i proventi della corruzione andassero ad alimentare le casse dei terroristi". Non tutti i membri del Congresso sono però convinti che il sistema di sanzioni a cui era sottoposto il regime di Saddam Hussein sia da bocciare integralmente. Carl Levin, esponente dell'area "liberal" del partito democratico, ha sostenuto che le sanzioni "raggiunsero per lo più il loro obbiettivo dichiarato, e cioè impedire a Saddam di riarmarsi e sviluppare armi di distruzione di massa". Levin ha osservato che la spesa per il riarmo militare del regime dopo il 1991 si ridusse enormemente, e che la grande maggioranza dei redditi proibiti di Saddam proveniva da accordi noti al pubblico, su cui tutti preferivano chiudere un occhio.

    copyright @ 2004 APCOM

  8. #8
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    Predefinito tratto da L'OPINIONE 26 ottobre 2005

    L’Iraq approva la nuova Costituzione. A dicembre le politiche

    di Elisa Borghi

    La provincia biblica di Ninive, alla cui votazione erano appesi i destini della democrazia irachena, non ha tradito. Così ieri, al termine dello spoglio e del conteggio delle schede, la nuova Costituzione è stata approvata con il 78% dei voti a favore e il 21% di “no”. L’Iraq compie così un altro passo verso la pacificazione di una popolazione divisa in tre etnie che da sempre si contendono la scena politica: sciiti, curdi e sunniti. E proprio i sunniti, che governavano il paese ai tempi di Saddam Hussein, hanno riservato una delle più grandi sorprese di quest’ultima tornata elettorale, partecipando alle votazioni in una maniera non prevista, soprattutto considerando la loro astensione totale delle consultazioni popolari di gennaio. Con una schiacciante maggioranza dei “sì” alla nuova legge dello stato, l’Iraq va ora verso le elezioni politiche di dicembre.

    In un clima caratterizzato da una situazione di scarsa sicurezza che, tuttavia, potrebbe diventare ancora più precaria. Gli analisti prevedono infatti un aumento degli attentati da parte di chi ha tutto l’interesse a sabotare il cammino del paese verso un futuro democratico. Ma, intanto, oggi è un giorno di festa. Ed i diplomatici esprimono le proprie felicitazioni ai colleghi di Bagdad. Così il ministro degli Esteri italiano, Gianfranco Fini, che ha inviato un messaggio al collega Hoshyar al Zibari per l’esito positivo del referendum sulla costituzione, sottolineando che segna una “svolta storica” per il paese. “L’Italia - promette Fini - ha sostenuto tutto il processo politico ed elettorale e continuerà a farlo in futuro”.

  9. #9
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    Predefinito tratto da L'OPINIONE 27 ottobre 2005

    Gli iracheni smascherano il centrosinistra e danno una lezione di democrazia a tutto il mondo

    di Ferruccio Formentini

    Prodi ha fatto appena in tempo ad informare la stampa estera del ritiro degli italiani da Nassiriya, subito dopo la sua vittoria elettorale il prossimo aprile, che il 78% degli iracheni hanno dato la loro risposta approvando la nuova Costituzione, che ha così incontrato minore opposizione di quanto sta capitando a quella dell’UE. Dopo questo risultato neppure troppo sorprendente i sadammiti e gli antiamericani del mondo, presenti in forze anche nell’Unione nostrana, dovranno rassegnarsi: la via verso la democrazia ora è spianta. Prossima tappa: le elezioni popolari che tra un paio di mesi eleggeranno il nuovo Parlamento iracheno che si insedierà in forma definitiva e con pieni poteri. Eppoi, bombe kamikaze si bombe kamikaze no, spetterà a quel presidente del Consiglio prendere le decisione sulla presenza di truppe straniere.

 

 

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