La misteriosa «rivendicazione» in rete? Un falso
Per gli esperti dell’antiterrorismo il messaggio che «anticipava» l’uccisione dei tre ostaggi è inattendibile: la sigla «Al Quds» non ha nulla a che vedere con le Brigate Verdi
Gianni Cipriani
I più anziani si ricorderanno il falso comunicato del Lago della Duchessa con il quale le Brigate Rosse annunciavano l’avvenuta esecuzione di Aldo Moro, inattendibile fin dal primo istante per un occhio esperto. Falso. Falsissimo. Che però qualcuno fece finta di prendere per buono. Come se (fu il pensiero di Aldo Moro) qualcuno volesse fare una sorta di «prova generale» dell’assassinio del presidente della Dc e sondare le reazioni dell’opinione pubblica.
Egualmente, la «rivendicazione» dell’avvenuta morte di Maurizio Agliana, Salvatore Stefio e Umberto Cupertino comparsa su un sito internet considerato contiguo al terrorismo islamico era una patacca.
Una bufala che più bufala non si può. Un falso. Per giunta grossolano. Peccato però che qualcuno abbia voluto accreditare e far circolare tra i mass media quel falso, per accreditare uno dei teoremi più cari all’attuale governo: i tre ostaggi erano sul punto di essere assassinati. Tesi che ha visto particolarmente impegnato il ministro dell’Interno Beppe Pisanu, il quale questa tesi è andato sostenendo da più giorni, non si comprende sulla base di quale competenza istituzionale, visto che - in teoria - il ministro dell’Interno con la trattativa e la liberazione dei tre ostaggi italiani in Iraq non dovrebbe entrarci nulla.
Il perché della bufala finita nelle redazioni dei giornali è chiaro: aggiungendo suspense a suspense, pathos a pathos, si voleva amplificare l’effetto mediatico dell’avvenuta liberazione. Non è chiaro chi e perché abbia diffuso il falso comunicato. Considerato il pantano iracheno, gli interessi interni e internazionali in gioco, le liti e i dissidi tra gli apparati, la guerriglia, i religiosi, i diversi organismi di intelligence e persino i clan tribali, l’autore potrebbe essere chiunque.
Ma perché è inattendibile? Tutti gli organismi dell’antiterrorismo (tutti significa tutti) hanno anzitutto notato che il testo era firmato dalle brigate Al Quds, le stesse che avevano rivendicato l’assassinio di Antonio Amato in Arabia Saudita. Solo che i tre italiani - come poi è stato confermato a liberazione avvenuta - sono sempre rimasti nelle mani delle Falangi verdi di Maometto. E poi che Al Quds dovrebbe essere una sigla che fa parte dell’arcipelago «qaedista», mentre le Brigate Verdi di Maometto, a dispetto del nome e del riconoscimento morale che hanno nei confronti del consiglio degli Ulema, di islamico hanno ben poco e sono composte essenzialmente da ex militari e 007 fedeli al regime di Saddam Hussein. Oltretutto, un comunicato non finisce nella «rete» per caso.
Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la gestione dei siti web, sa benissimo che nelle pagine di internet non finiscono comunicati solo se - per fare un esempio – -i schiaccia per errore un bottone. Ci vuole una precisa volontà. E gli autori della bufala, guarda caso, hanno messo in rete la falsa rivendicazione proprio lo stesso giorno della liberazione dei tre ostaggi. Avevano forse intenzione di prendersi in giro da soli? Oppure - cosa più verosimile - visto come erano andate le cose qualcuno ha pensato di alimentare ancora un po’ più di confusione e di intorbidire meglio le già torbide acque?
Insomma, quel comunicato non solo è un falso. Ma un falso grossolano. Nessun serio esperto di terrorismo islamico l’ha preso sul serio per più di una manciata di secondi. Anche un attento lettore di giornali e periodici specializzati ne coglierebbe le incongruità.
Però il falso è diventato notizia.
Con qualche condizionale, ma notizia “sparata” da molti mezzi di comunicazione. A beneficio del teorema e a danno di chi ci ha creduto.
www.giannicipriani.it
E anche questa è andata.
Il seguito alla prossima bufala....




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