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  1. #21
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    Predefinito Bravo Fini!

    a proposito delle visioni e dei miraggi "dell'apostolo" oltre al Commissario Straordinario della Croce Rossa ha risposto per le rime anche il vicepremier, inappuntabile come al solito:
    " [...] Gia' questa mattina il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini a 'Radio anch'io' aveva precisato: ''Io non sono a conoscenza di trattative, comunque se il dottor Strada ha delle prove, come dice, le presenti: credo che sia l'unico modo serio per evitare illazioni, sospetti, polemiche, che mi sembra davvero non hanno ragione di esistere''.
    Poi, intervistato da Giovanni Masotti per la trasmissione 'Dieci minuti', rincara la dose: ''E' semplicemente vergognoso insinuare senza prove che quello che ha detto il presidente del Consiglio non corrisponde al vero, cioe' che gli ostaggi sarebbero stati liberati non per un blitz militare autorizzato dal governo italiano, ma per il pagamento di un riscatto. Questa volta qualcuno ha superato i limiti della decenza''. Per il vicepremier forse ''qualcuno in cuor suo e' dispiaciuto del fatto che gli ostaggi siano stati liberati''. [...]
    " [da www.adnkronos.com]

    Sottoscrivo parola per parola.

    Saluti liberali

  2. #22
    email non funzionante
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    Il riscatto è stato pagato dai....VEGETISTI


  3. #23
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    da www.ilfoglio.it

    " L’ultimo bluff
    Strada dice che ha le prove del riscatto, il suo vice nega che Strada l’abbia mai detto

    --------------------------------------------------------------------------------
    Roma. La versione di Gino Strada è stata eccitantissima, per circa quindici minuti. Sopra la versione di Gino Strada hanno brindato i pistaroli, con un po’ di bava alla bocca, per una mezz’ora buona. “Ora che gli ostaggi sono sani e salvi – ha detto Strada gettando il ciuffo all’indietro – posso raccontare la vera storia: sono stati comprati per nove milioni di dollari, poi è stato inscenato il finto blitz per liberarli”. Tre interviste, alla Repubblica, all’Unità e al Manifesto (dodici interviste dall’inizio della “missione” per cui invocava il silenzio stampa) in cui il fondatore di Emergency ha raccontato di un contatto iracheno secretato, di un paio di imam, del medico di Abu Ghraib, gente in contatto con i sequestratori ma molto riconoscente a Emergency per tutto il bene compiuto, e ha spiegato la versione del riscatto, pagato “probabilmente dal governo italiano”, una storia di cui si dice “testimone diretto”. Assicurando che, quando il rilascio senza condizioni degli ostaggi nelle mani dei pacifisti italiani era ormai imminente, purtroppo ha contato di più il richiamo delle “sirene del denaro”. Tutti hanno letto la versione di Gino Strada, e Marco Rizzo ha anche detto: “Accidenti, ci avrei giurato. Anzi l’avevo previsto”. Adesso il governo venga a dire la verità su dichiarazioni “circostanziate e coerenti”, ha intimato Pietro Folena. Annunciate commissioni d’inchiesta parlamentari, indagini della procura di Roma, e certo molte medaglie per Strada. Per la durata di un batter d’ali. Poi il commissario straordinario della Croce Rossa italiana, Maurizio Scelli, ha parlato, da Baghdad: “Con certezza matematica dico che non è stato pagato nessun riscatto. Questo è solo sciacallaggio ”. Non solo: “Quale cognizione di causa possono avere i rappresentanti di Emergency che sono scappati al primo scoppio di mortaretti?”. Ora viene il bello, si pensava, ora scoppia un casino. E invece anche il vicepresidente di Emergency, Carlo Garbagnati, ha definitivamente affossato quest’ultimo, splendido bluff: “ Né Gino Strada né Emergency hanno mai detto di avere le prove che sia stato pagato un riscatto: se sia pura creazione o no, noi non possiamo certo provarlo ”. Ma come? Almeno un’indagine della procura. Questa ovviamente sì. La procura di Roma ha fatto sapere che convocherà Gino Strada.
    ".

    Diceva Lenin che "la verità è sempre rivoluzionaria", l'attuale sinistretta illiberale che ama Strada e Fidel........è evidentemente reazionaria.


    Saluti liberali

  4. #24
    più arcipreti, meno arcigay
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    Tra la verità e l'errore non c'è nessuna via di mezzo, tra questi due poli opposti non c'è che un immenso vuoto. Colui che si pone in questo vuoto è altrettanto lontano dalla verità di colui che è nell'errore (J. Donoso Cortes)
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    Qualche bella immagine che illustra il grado di indipendenza e obbiettività del "kompagno gino".

    A una manifestazione comunista alza il pugno chiuso:


    Con indosso la kefiah dei terroristi "palestinesi":


    Mentre si accinge a fumare un prodotto delle multinazionali globalizzate del tabacco che secondo lui sarebbero nemiche dell'ambiente e dell'uomo.


    Assieme al giornalista comunista Giulietto Chiesa (candidato europee DiPietro-Occhetto) e al vignettista comunista Vauro (candidato europee PDCI), alla marcia cattocomunista "Perugia-Assisi" del maggio 2002 dietro uno striscione "Pace in Palestina" (in quanto Israele non esiste).


    Con l'ex segretario Cgil Sergio Cofferati (candidato sindaco di Bologna per l'Ulivo), alla manifestazione delle sinistre per il 25 aprile 2003 a Milano.


    Per adesso è sufficiente per far capire chi è questo chirurgo che passa più tempo da Costanzo su Canale5 che non a lavorare...

  5. #25
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    In origine postato da Pieffebi
    La Croce Rossa ha spiegato per bene il comportamento del gruppo di Strada, negli ultimi tempi, in Iraq. E non vedo proprio cosa ci sia da commentare quando si fanno insinuazione bassamente, quelle sì, propagandistiche..... citando fatti che sarebbero avvenuti in vie di Bagdad che NON esistono.......
    Fatevi aiutare dagli amici del kompagno Cesare Battisti (Le Monde, Libaration, Le Monde Diplomatique...), che sono gli unici al mondo, persino smentendo la sinistruzza italica, disposti a credere che un assassino delle brigate rosse sia un perseguitato politico e che Strada.....possa dir qualcosa di parente del vero.

    Saluti liberali

    La via indicata dagli sciacalli rossi ....in cui sarebbe avvenuto lo scambio fra riscatto e ostaggi.....NON esiste....come già detto....


    dal sito del quotidiano dei vescovi cattolico-romani italiani:

    " POLEMICA
    Duro botta e risposta fra Croce Rossa ed Emergency Scelli: «Nessun riscatto è stato pagato altri hanno offerto denaro ostacolando la soluzione. Strada? Ha alloggiato allo Sheraton ed è scappato al primo mortaretto» La replica: parole sguaiate, siamo in Iraq da 9 anni

    A Baghdad nessun riscontro di un «falso» sulla liberazione

    All'indirizzo dove Peacereporter riferisce che sarebbero stati tenuti gli ostaggi, vive la famiglia di un tassista: qui non si è visto alcun agente Cia



    Da Baghdad
    Barbara Schiavulli



    Il sito di «Peacereporter», il giornale on line di «Emergency», pubblica un lungo racconto che spiega come sono stati liberati gli ostaggi italiani: una casa ad Abu Ghraib, a nord di Baghdad, un riscatto di nove milioni di dollari, un fantomatico testimone che racconta l'arrivo di agenti della Cia che prendono gli italiani e li portano via su fuoristrada verdi. C'è anche un indirizzo: Zeitun street 17. Peccato che Zeitun street sia un quartiere [non una via - n.d.r. ] dove la gente si conosce da anni, al numero 17 vi abita un tassista da sei anni con la sua famiglia e sorride mentre afferma che di agenti della Cia non ne ha visti proprio in questi giorni, tanto meno gli ostaggi italiani. «Se fossero stati qua, lo avremmo saputo», dice Abdul Wahas, 57 anni. Il fatto è che nessuno sa niente, chi sa non vuole parlare e chi parla non è ascoltato, senza contare quelli, come Gino Strada, che prima sostengono la tesi di un riscatto di nove milioni di dollari pagati e poi smorzano i toni. Poco chiara tutta questa reticenza in una faccenda che ha visto coinvolti anche ostaggi di altri Paesi e che in nessun caso ha preso risvolti politici come in quello italiano. Forse questo è stato il problema, una totale strumentalizzazione, soprattutto in una fase delicata come quella della vigilia delle elezioni europee. Gli ostaggi, o quello che rappresentavano, sono stati tirati da tutte le parti, circondati da ladroni, faccendieri, bugiardi, senza che nessuno si sia mai avvicinato, anche solo di striscio a trattare coi rapitori. «Non è stato pagato nessun riscatto e questo lo dico con matematica certezza - racconta un (a dir poco) infuriato Maurizio Scelli, commissario straordinario della Croce Rossa Italiana - queste notizie sono un vero e proprio sciacallaggio». Evidente il riferimento ad «Emergency» e al suo fondatore Gino Strada: «Quali cognizioni di causa possono avere i rappresentanti di "Emergency" - dice Scelli - che sono scappati al primo scoppio di mortaretti? Se ne sono stati comodamente allo She raton di Hamman e se sono andati in giro a fare convegni a sentenziare e pontificare su una realtà nella quale noi, ogni giorno e ogni notte, andavamo rischiando la vita». E poi bada bene a precisare, riguardo agli ostaggi di cui è felicissimo per il ritorno a casa, che «eroe è chi lavora in silenzio ogni giorno per il bene degli altri rischiando la propria vita», la parola eroe non deve essere sprecata. «Sabato scorso - spiega - abbiamo avuto garanzie dal leader del Consiglio degli Ulema che gli ostaggi sarebbero stati liberati e consegnati. Poi, però nel corso della giornata qualcosa è successo. Forse un irrigidimento dei rapitori, che sembra confermato anche dal ritrovamento di una rivendicazione su un sito internet islamico». «Penso - aggiunge - che sia stato il timore per la vita degli ostaggi a far decidere il governo per il blitz. Il vero problema che ho posto è che troppi personaggi, non appartenenti alle istituzioni, millantatori a vario titolo, si sono inseriti offrendo denaro, intorbidando il clima e prolungando la prigionia dei nostri tre connazionali. Il silenzio, invece, è stata la vera chiave di svolta ». Silenzio che ora non ha più molto senso o che non fa altro che creare spazi ad allusioni che possono veramente essere strumentalizzate. «Saremmo veramente in pericolo, io e i dottori della Croce Rossa, se per un attimo si pensasse che siamo coinvolti con un riscatto: abbiamo lavorato un anno per dimostrare che il nostro peso è quello umanitario». E poi precisa che fino al sabato precedente la liberazione, la Croce Rossa e nessun altro, né l'ambasciata, né altre organizzazioni, si erano avvicinate tanto quanto loro: «La prova? Qualcuno si è preso il disturbo di caricare un cadavere (quello di Quattrocchi, consegnato tre settimane fa) su una macchina e venirselo a portare a Baghdad, al nostro ospedale e non da qualcun'altro». Da parte sua «Emergency» ha diffuso una nota in cui ricorda il proprio impegno in Iraq «sin dal 1995», respingendo un confronto di «livello mediocre e sguaiato» su un «millantato "coraggio fisico"».
    "


    Saluti liberali

  6. #26
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    dal quotidiano LA PADANIA

    " Provera: Strada? Un rivoluzionario da salotto inviperito per lo smacco»


    Fabrizio Di ferdinando
    --------------------------------------------------------------------------------
    Il commissario straordinario della Croce rossa, Maurizio Scelli, smentisce deciso le velenose ricostruzioni di Emergency, l'organizzazione di Gino Strada, che nel suo sito aveva affermato che gli ostaggi italiani erano stati liberati grazie al pagamento di un riscatto di 9 milioni di dollari, che non ci sarebbe stato alcun blitz delle forze Usa, e i rapiti sarebbero stati prelevati da uomini in abiti civili. Ma uno dei tre rapiti, Cupertino già aveva negato questa versione, raccontando l'irruzione dei militari Usa, uno dei quali aveva tagliato la corda che gli stringeva i polsi e lo aveva portato fuori tenendolo per un braccio.
    «Quello che dicono gli esponenti di Emergency sulla liberazione degli ostaggi italiani in Iraq non è credibile - rincara Scelli, intervistato dalla trasmissione Dieci minuti condotta da Giovanni Masotti sulla Rete due della Rai. «Ma mi dite - chiede Scelli - quali cognizioni di causa può avere Emergency, che se ne sono scappati via al primo scoppio di mortaretto? Se ne sono stati comodamente negli Sheraton di Amman e sono stati in giro a fare convegni, a sentenziare, a pontificare su una realtà nella quale noi, dalla mattina alla sera, in piena notte, andavamo rischiando la vita per portare aiuto da tutte le parti. Ma chi è più credibile?».
    Sulla questione abbiamo raccolto il parere del presidente della Commissione Esteri del Senato (e candidato della Lega Nord alla presidenza della Provincia di Sondrio), senatore Fiorello Provera:
    «Quella di Scelli è stata un'accusa durissima - ci dice - e io voglio stigmatizzare la cialtroneria di questi signori, Gino Strada in prima persona, un rivoluzionario da "marron glacé", il quale era andato a fare il salvatore della patria, nella speranza di riportare a casa lui gli ostaggi e quindi tornare a casa con un fiore all'occhiello da regalare alla sinistra, e magari ritagliarsi una candidatura da qualche parte. Ed ora, siccome è rimasto scornato, trova da ridire sul risultato che è stato raggiunto dai servizi e dal governo».
    «Un ex sessantottino da salotto - incalza Provera - che mantiene questa spocchia da rivoluzionario trombato, in cerca di un comodo posto al Parlamento Europeo. Una persona che disistimo profondamente. Lui e la sua compagnia vogliono soltanto sminuire il successo dell'esecutivo. Per la liberazione degli ostaggi ci saranno state sicuramente trattative, non mi sembra vergognoso se fossero stati promessi medicinali o aiuti umanitari, rientra nella filosofia della nostra presenza in Iraq. Ma non certo il pagamento di un riscatto in denaro, il governo ha mantenuto al contrario la linea della fermezza».
    «Ho proprio presente - continua il responsabile Esteri della Lega Nord - questo suo andirivieni nel tentativo di portare un regalo alla sinistra in campagna elettorale. La sua scornacchiatura è stata evidente, quando è tornato dopo uno o due giorni, e adesso sappiamo anche perché: come ha detto Scelli, al primo scoppio di mortaretto sono tornati a casa. Questi eroi da salotto alla fine scappano, e le loro accuse rivelano quanto siano inviperiti per lo smacco».
    Come giudica la situazione in Iraq dopo la risoluzione dell'Onu?
    «Si pongono due ottime premesse: 1) il coinvolgimento dell'Onu allarga la responsabilità politica per garantire la stabilità del Paese e la transizione verso istituzioni democratiche; è presumibile che ad essa segua anche un allargamento alla presenza di truppe di altri Paesi garantire la sicurezza; 2) il fatto che ci sia ora un governo condiviso vuol dire creare le basi per rendere la popolazione disponibile ad elezioni democratiche».


    [Data pubblicazione: 12/06/2004]
    "


    Saluti liberali

  7. #27
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    " Peccato che Zeitun street sia un quartiere [non una via - n.d.r. ] dove la gente si conosce da anni, al numero 17 vi abita un tassista da sei anni con la sua famiglia e sorride mentre afferma che di agenti della Cia non ne ha visti proprio in questi giorni, tanto meno gli ostaggi italiani. «Se fossero stati qua, lo avremmo saputo», dice Abdul Wahas, 57 anni. - AVVENIRE

    Ripetere Giova

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  8. #28
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    dal sito del CorSera

    " Gli Ulema: anche alcuni stranieri tra i rapitori

    Al Kubaissi: il blitz degli americani unica strada possibile. Italiani nelle mani sempre dello stesso gruppo


    Autorita’Religiose
    DAL NOSTRO INVIATO
    BAGDAD - «Col senno del poi non posso che dare ragione agli americani. Il blitz militare era l'unico modo per salvare gli ostaggi . I tentativi di negoziato e gli appelli non stavano conducendo a nulla». In quasi due ore di intervista Abdel Salam al Kubaissi fa i conti con due mesi di attese, appelli, tentativi, speranze e delusioni. Uomo di mondo, è appena stato a Londra per un incontro interconfessionale, conosce bene Assisi, Roma, Parigi. Al Kubaissi è responsabile delle relazioni internazionali per gli Ulema, uno dei massimi organismi spirituali dei sunniti iracheni (oltre 3.000 studiosi dell’Islam), che più volte in passato ha servito da intermediario per liberare gli stranieri rapiti in Iraq. Ma non nel caso degli italiani. Come mai? «Forse i rapitori non sono iracheni. O meglio, alcuni di loro lo sono, altri no. E la loro organizzazione risponde a logiche e interessi stranieri », spiega visibilmente sollevato dall'esito incruento della vicenda.
    E il suo stupore sembra del tutto genuino quando esamina le informazioni più recenti diffuse dai comandi americani. «Noi siamo sempre stati convinti che i rapitori fossero un gruppo prossimo alla resistenza sunnita che opera tra Falluja e Ramadi, a ovest di Bagdad. E là pensavamo dovessero trovarsi anche gli italiani, sino all'ultimo. E invece le nostre fonti confermano adesso la versione americana per cui sono stati liberati a Mahmudiya, nell'aera di Musayeb. Una trentina di chilometri a sud della capitale. Incredibile, davvero inaspettato», ripete più volte.
    Sì, inaspettato. Ma, in fondo, perché tanto incredibile? Sin dal luglio scorso, due mesi e mezzo dopo la fine della guerra, Mahmudiya si guadagnava la fama sinistra di assassina degli stranieri. Nelle sue vicinanze, sulla strada che dalla capitale conduce alle zone sciite di Najaf e Karbala, vi vengono uccisi prima un dipendente internazionale della Croce Rossa, poi uno dell'Onu (ancora prima dell'attentato al suo quartier generale di Bagdad alla metà di agosto). Bande di criminali fanno la ronda con i mitra in mano. Sparano a due auto della Cnn , uccidono due collaboratori iracheni, poi fanno fuoco su una troupe della tv giapponese. Uccidono a sangue freddo alcuni lavoratori russi. L'inviato del Corriere assiste quasi in diretta alla morte di un giornalista polacco assieme al suo collaboratore di origine algerina, crivellati da raffiche di kalashnikov nella loro auto. A Bagdad i giornalisti locali spiegano che vi agirebbero alcune cellule di terroristi stranieri legati a Al Qaeda. Come mai? «E' vicina alla capitale, ma defilata. E' circondata di palmeti e alberi da frutta, facile trovarvi rifugio. Ha poco meno di 500.000 abitanti, misti sciiti e sunniti. Sino all'anno scorso vi si trovavano alcune tra le maggiori fabbriche di armi per l'esercito di Saddam Hussein. Uno straniero può facilmente passare inosservato», aggiungono.
    Per al Kubaissi è comunque evidente che i rapitori sono gente ben organizzata. «Sin dal primo momento avevamo capito che si trattava di un gruppo politico. E ben strutturato. Lo provano i fatti: non è facile gestire gli ostaggi per un periodo tanto lungo. Occorre nasconderli, nutrirli, fare conoscere al mondo le proprie rivendicazioni. Magari alla lunga poteva cedere in cambio di un congruo riscatto. Ma i suoi fini erano politici. Voleva fare pressione sul governo Berlusconi, sperava che l'Italia ritirasse le sue truppe dall'Iraq. E comunque noi non siamo conoscenza di alcun riscatto pagato. Se ho ben capito, nessuno è mai davvero arrivato a contattarli direttamente. Ora posso dire in tutta onestà che noi Ulema non li conoscevamo». Il suo racconto risale alle prime visite a Falluja assieme ai convogli umanitari organizzati dal commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, Maurizio Scelli. Spesso fu lui a fare da garante per i convogli, nei momenti più tesi, quando la città era sotto assedio. «Ora posso dire che l'ospedale della Croce Rossa a Bagdad è un'istituzione che gode di grande, grandissimo prestigio in Iraq. Però non credo che alla fine abbia potuto influire sulla vicenda ostaggi italiani. Non so neppure che peso abbia avuto sulla resa del corpo di Quattrocchi. Magari nulla, perché i rapitori rispondevano a logiche tutte loro, per me ancora da capire».
    La sua analisi si basa sull'esperienza e la conoscenza del terreno. «I fatti non li conosco ancora con precisione. Abbiamo mobilitato i nostri collaboratori a Mahmudiya perché ci dicano di più», chiarisce. E proprio la logica lo spinge a sostenere che gli italiani sono rimasti sempre nelle mani dello stesso gruppo. «C'erano un mucchio di pescecani, banditucoli che cercavano di speculare. Qualcuno del clan dei Dulaimi (una tribù della zona di Falluja, ndr ) ha chiesto soldi in cambio di informazioni. Ma noi non abbiamo mai accettato, non è nel nostro stile. E non credo abbia pagato nessun altro, neppure l'ambasciata italiana. E proprio la mancanza di notizie certe oggi mi fa ritenere che gli ostaggi siano rimasti sempre sotto il controllo della stessa organizzazione». Potevano essere uccisi tutti? «No, non lo credo. Li avrebbero tenuti come ostaggi a pesare sul dibattito politico in Italia. I fatti provano che la via per liberarli era solo quella di una buona intelligence assieme al blitz delle teste di cuoio. I rapitori non hanno voluto ascoltare i nostri appelli e allora hanno fatto bene gli americani ad agire ».

    Lorenzo Cremonesi
    "

    Strada, D'Avanzo e quei propagandisti della sinsitruzza estremista italica che hanno sciacallato sugli ostaggi, dopo averli definiti come l'austriaca ciarliera "mercenari moderni" (e ora tal "signora" infangherà l'Italia nel Parlamento Europeo ...) sono definitivamente smascherati come squallidi bugiardi. Per non dire del mediocre presidente della Commissione Europea che ha avuto la faccia di attribuirsi "Un merito" nella liberazione......dei "mercenari".....sfidando ancora una volta il ridicolo.

    Saluti liberali

  9. #29
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    Che brutta vicenda... come infangare in modo indelebile un'intera vita di duro lavoro volontario.
    Strada è proprio deludente.

  10. #30
    SENATORE di POL
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    Sembra vero che negli uomini c'è una miscela di angelico e demoniaco.... e in Strada l'angelico è in calo....

    Shalom

 

 
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