Bene, ti inviterei a riflettere su quanto hai detto in questo senso.In Origine Postato da Fenris
Hai capito bene cosa intendo per sangue e suolo, anche se la valenza "genetica" è un po' troppo "scientifica" e "fredda" come definizione, comunque il senso è quello, si parla proprio di legame con la terra che viene dal sangue nel senso che si tratta della terra dei propri avi.
In quanto alla parte finale del tuo discorso, per mantenere le tradizioni non intendo che bisogni continuare a vivere come si viveva nel medioevo, ma che è necessario conservare i valori ed i riferimenti culturali propri del popolo cui si appartiene nell'ambito di un'evoluzione compatibile con gli stessi. Sicuramente in Sardegna non c i saranno tutti "bravi sardi" e ci saranno dei continentali che amano e rispettano la Sardegna più dei sardi (così come a Bologna ci sono dei "forestieri" che amano e rispettano Bologna più di tanti Bolognesi), però credo che se una massa di forestieri arrivasse nella tua Sardegna e pian piano sostituisse il "porcheddu" con l'hamburger, il Cannonau con la Coca Cola, il Mirto con il Bailey's, tu t'incazzeresti un bel po', o no? E bada che questi son solo esempi.
Quanto ritieni "oggettivamente" che la valenza genetica abbia influenza nella conservazione delle tradizioni?
Quello che vedo io è che mentre un sacco di "sardi genetici" in nome di improbabili modellistiche culturali si ficcano dentro ai McDonalds dei milanesi trapiantati in Sardegna, dei "kattivissimi" marocchini e altri si fanno il giro dell'isola a scoprire le sue bellezze e le sue tradizioni.
Questo per farti comprendere che i "punti d'appoggio" per la conservazione dell'identità culturale nulla hanno a che vedere con la genetica.
Per quanto concerne le "abitudini culturali" non metto in dubbio che una visione "religiosa" ad esempio come quella islamica sia sostanzialmente differente da quella "nostrana", ma sono altresì convinto che la laicizzazione del "progetto sociale" in una società avanzata sia un processo pressochè irreversibile, e questo vale anche per gli islamici.
Ben diverso è purtroppo il discorso relativo alla "mercificazione" degli spazi culturali e sociali ed alla loro standardizzazione ed appiattimento su categorie semplificate ad uso e consumo dei soliti noti, problema BEN più rilevante.
Per farti comprendere meglio aggiungo che questa "direzione" è in realtà un problema "sociologico" indotto da meccanismi che vengono assorbiti tramite la televisione fin dalla piu' tenera età.
Mentre bene o male all'interno della generazione precedente a quella attuale c'era un meccanismo cognitivo di tipo "sequenziale" determinato dalla necessità di apprendimento dai libri (fossero essi validi o meno) con un rilievo di approfondimento determinato dal fatto stesso che la "costruzione" psicologica del proprio universo di riferimento (o meglio la proiezione di se') era delegata in via "esclusiva" alla capacità di elaborazione concettuale e di astrazione della persona, si assiste attualmente ad un fenomeno molto chiaro, che è quello della "frammentazione" della conoscenza in un livello chiamiamolo "indistinto" e scollegato.
In altri termini il riferimento mediatico determina una "overdose" di presunte "informazioni" determinando una insensibilità dei soggetti a qualsiasi determinazione autonoma o anche a "voler" approndire un qualsivoglia tema.
E quello che io chiamo il rapporto "segnale/rumore".
Oltre a questo anche il livello di astrazione ci è stato "tolto" fornendo soluzioni "preformate e incanalate" anche al livello dei sogni infantili.
Illuminante in tal senso è persino l'evoluzione del LEGO, che da semplici mattoncini organizzabili in strutture secondo le bizzarrie della mente di un bambino sono arrivati invece ad offrire costruzioni complesse ma specificamente gia' definite secondo percorsi programmati. E potrei fare altre migliaia di esempi.
Quello che rilevo è che in realtà esiste una "reazione" in tal senso a questa "direzione" ma che essa è sostanzialmente di segno "identico" ma opposto.
Mi spiego meglio.
La società (o meglio i riferimenti culturali correnti) predicano la tolleranza? Io divento intollerante. Buonismo diffuso? Non sono piu' buonista anzi il contrario.
Questo è abbastanza comprensibile fin quando in realtà il medesimo "oggetto" della reazione non sia in effetti una categorizzazione "semplificata" del "nemico necessario" (per dirla alla Henry Kissinger).
Cosa vuol dire?
Vuol dire semplicemente che si assiste ad una "incanalazione" del malcontento e della reazione a problematiche sociali complesse all'interno di una "categoria semplificata". Gli immigrati, i "negri" i "diversi" i "barboni". Causa visibile ed additata da TUTTO il sistema come causa di inenarrabili mali di tutta la società.
Attenzione però. La "scala gerarchica" come visione della società propagandata (insieme ad un tipo di tolleranza ESCLUSIVAMENTE vista come "supporto" per la produzione industriale) porta in dote una società a "compartimenti stagni". Che poi "stagni" non sono in quanto ti ho gia' spiegato come funziona il "messaggio" relativamente all'appiattimento delle coscienze tramite massmedia. Stagni come?. Stagni ECONOMICAMENTE. La perfetta società delle caste. Che peraltro prevede un diagramma di "distribuzione della ricchezza" piuttosto "sbilanciato" verso pochissimi ricchi e tantissimi poveri.
In brevi termini una società tipo il Sud Africa dell'apartheid senza il supporto "legislativo" dell'apartheid stesso. Caste in realtà economiche travestite da diffidenza ideologica.




