Inserisco in questa sede un articolo, suddiviso in alcune puntate, del p. Victorino Rodriguez y Rodriguez sul peccato sociale, già postato nel mio blog. Là ho premesso le ragioni dell'inserimento della sezione sulla colpa sociale. Qui quella premessa la censuro per ovvie ragioni. Pewr chi ha fegato, stomacoe e soprattutto animo forte può leggerla qui: peccato sociale | Dieu, Le Roi, La France

Ecco il testo del p. Victorino:

Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo!

La gravità del peccato sociale, la necessità della riparazione.

A cura di Vandeano2005

I Parte
Peccato personale e peccato sociale

Il peccato morale individuale e la coscienza di esso – come «atto umano cattivo», «un fatto, una parola, un desiderio contrari alla Legge divina», «un’offesa a Dio» - sono vecchi quanto l’umanità, come Adamo, Eva e Caino. Non mi accingo ad affrontare in questa occasione l’autenticità e la profondità e la diversa responsabilità personale del peccato individuale: peccato del bambino, peccato dell’adulto; peccato del credente, peccato dell’agnostico; sentimento normale di colpa, sentimento deformato di colpevolezza, ecc. Fisserò l’attenzione sul peccato sociale o collettivo e sul peccato strutturale in rapporto al peccato individuale.
Con peccato sociale o collettivo intenderemo non tanto il peccato con cui l’individuo aggredisce la società – rubando, danneggiando, scandalizzando oppure ingannando il pubblico – quanto il peccato di solidarietà attiva o di collaborazione al male. Come esiste la solidarietà nell’operare il bene – si pensi all’interazione ai membri del Corpo Mistico – esiste la solidarietà tenebrosa nel peccato, sotto la istigazione dello spirito del male.
Anche questo peccato ha una lunga storia. La Bibbia ci racconta il peccato collettivo di Sodoma e Gomorra e il tremendo castigo divino. Il Vangelo registra la condanna collettiva, “democratica”, di Gesù e l’automaledizione dei Giudei, accecatisi da soli di fronte alla Verità e alla Luce di Dio: «E tutto il popolo rispose, dicendo: Il suo Sangue ricada su di noi e sui nostri figli!»(Mt XXVII,25). San Paolo, nel primo capitolo dell’Epistola ai Romani, fa un racconto raccapricciante del peccato collettivo della gentilità e delle sue conseguenze disumanizzanti, che riportiamo di seguito integralmente quale memento e monitum per tutti noi.


E non voglio ignoriate, o fratelli, che molte volte mi ero proposto di venire da voi, (e ne sono stato finora impedito), per raccogliere qualche frutto anche tra voi, come ho fatto tra gli altri Gentili.
A Greci come a Barbari, a sapienti come ad ignoranti, io sono debitore; tanto è vivo il desiderio, (quanto a me) di annunciare il Vangelo anche a voi in Roma. Giacché io non mi vergogno del Vangelo; ché esso è il potere di Dio per la salute di chi crede; al Giudeo prima poi al Greco, giacché vi si rivela la giustizia di Dio, proveniente dalla fede, conforme sta scritto: «Il giusto vive di fede».
Poiché l’ira di Dio si manifesta dal Cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini, che soffocano la Verità nell’ingiustizia; infatti, quel che si può conoscere di Dio è in essi manifesto, Dio stesso lo ha manifestato, poiché le perfezioni invisibili di Lui fin dalla creazione del mondo, comprendendosi dalle cose fatte, si rendono visibili, quali la sua eterno Potenza e la sua Divinità; laonde essi sono inescusabli, perché avendo conosciuto Iddio non lo hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato; ma s’invanirono nei loro ragionamenti, e fu avvolto di tenebre il loro stolto cuore. Dicendo di esser sapienti, divennero stolti e scambiarono la gloria dell’incorruttibile Iddio nella riproduzione di un’immagine di corruttibile uomo, e di volatili e di quadrupedi e di rettili.
Perciò, li abbandonò Iddio nelle concupiscenze dei loro cuori, alla sconcezza del disonore tra loro i loro corpi, essi che scambiarono la Verità di Dio con la menzogna, e venerarono e resero culto alla creatura invece che al Creatore, il quale è benedetto nei secoli, così sia! Per questo li abbandonò Iddio a passioni d’infamia, poiché le loro femmine scambiarono l’uso naturale in quello contro natura [=omosessualità femminile o saffismo N.d.R.] e similmente i maschi, lasciato l’uso naturale della donna, si accesero nel desiderio gli uni degli altri, atti turpi operando maschi con maschi [= l’infamia dell’omosessualità maschile, introibo all’efebismo e a quant’altro N.d.R.], e ricevendo in se stessi la mercede che si conveniva della loro aberrazione. E poiché non si diedero cura di conoscere Dio, li abbandonò Iddio ai reprobi sentimenti: far ciò che non si deve, ripieni d’ogni ingiustizia, malvagità, fornicazione, avidità, malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di contesa, d’inganno, dio malignità; sussurroni, maldicenti, in odio a Dio, violenti, superbi, millantatori, inventori di male azioni, disobbedienti ai genitori, insensati, disamorati, sleali, incapaci di sentir compassione; i quali, pur avendo conosciuto la giusta sentenza di Dio, che chi fa tal cose è degno di morte, non solo le fanno, ma approvano chi le fa.
(Lo Spirito Santo parla attraverso S. Paolo Apostolo, Epistula ad Romanos I,13-32)

Nel mondo moderno hanno fatto la loro comparsa società e istituzioni programmaticamente immorali, «intrinsecamente perverse», opposte alla legge naturale e alla Chiesa di Cristo. Basti pensare alla Massoneria e al Comunismo. Negli Stati democratici dei nostri giorni non è raro che il Parlamento emani leggi settarie, contrarie alla morale naturale e alla dottrina cattolica: statalizzazione dei beni di produzione e dell’insegnamento; proibizione del culto pubblico; divorzio; aborto, eutanasia, contraccezione: sono peccati strutturali.
Ebbene, l’atto collegiale dei parlamenti che legiferano contro la Legge Divina, la cospirazione contro la Chiesa Cattolica dei membri delle società segrete; il permissivismo intollerabile di pubblica immoralità tanto da parte di chi gestisce la cosa pubblica come da parte del pubblico compiacente oppure inibito; venire a compromessi con la frode, con la menzogna e con il crimine, favorire e collaborare all’instaurazione di un sistema di vita incompatibile con la dignità dell’uomo e con la professione della fede cristiana: tutto questo e altre piaghe sociali similari chiamiamo peccato collettivo.
Esso include, inoltre, il peccato d’ingiustizia sociale in senso stretto – accaparramento ingiusto di beni da parte di pochi, trascuratezza sociale dei bisognosi di beni e di occupazione, scioperi selvaggi e fannullaggine - , ma comprende molti altri disordini sociali e teologici come quelli che ho appena enumerato. Il peccato strutturale fa piuttosto riferimento alle istituzioni – leggi, statuti, costumi – nei quali sono soliti cristallizzarsi i peccati collettivi.
Da quanto ho esposto risulta assolutamente chiaro che il peccato collettivo è più di una generalizzazione logica del peccato individuale, ed è qualcosa di molto diverso dalla semplice somma dei peccati individuali. Si tratta di un peccato qualitativamente diverso dal peccato individuale e, in genere, più grave di esso, a causa della sua efficacia corruttrice, della sua permanenza storica e della attenuazione del senso morale della vita che porta con sé. I legislatori decadono oppure muoiono, ma le leggi inique rimangono; cessa il crimine politico, ma rimane il deterioramento del bene comune; si snerva la coscienza morale della società e si perde il senso del peccato insieme al senso di Dio, ragione ultima dell’ordine morale.
Il Liberalismo, cioè il Libertinismo, ha sempre avuto la propensione a privatizzare la responsabilità morale. Quando Giovanni Paolo II parlava ai presidenti dei parlamenti europei di una «etica parlamentare» aveva le sue buone ragioni (cfr. Discorso ai presidenti dei parlamenti europei 26-11-1983).
Peccano, o possono peccare anche molto gravemente, il Parlamento, lo Stato, la città – come Corozain e Betsaida, Cafarnao e Babilonia – e la società; cioè peccano i Parlamenti, gli uomini di Stato, i cittadini, i membri della società, formalmente in quanto tali, cioè non soltanto come persone private, ma anche come persone pubbliche, cooperatori e corresponsabili del bene comune e del male comune.
Le azioni e le omissioni, anche quelle comuni, sono certamente da attribuire alle persone o individui – actiones sunt suppositorum -, ma la persona è agente responsabile non solo delle azioni individuali, ma anche delle azioni compiute solidalmente con altri, che, per il fatto di essere tutti in comune, non cessano di essere di ciascuno. Pensare che l’azione politica oppure l’azione sociale sia eticamente neutra o non regolabile, significherebbe disumanizzare la politica e la vita sociale, significherebbe cadere in un’antropologia solipsistica, che misconoscere la dimensione sociale della persona. Per la stessa ragione per cui la giustizia sociale è specificamente diversa dalla giustizia individuale e più urgente di questa, in virtù del primato del bene comune sul bene individuale, la ingiustizia sociale – una delle realizzazioni del peccato collettivo - , nei suoi due versanti, quello oggettivo e quello soggettivo, è specificamente diversa dall’ingiustizia individuale e più grave di essa.

CONTINUA…

Oremus

Atto di Riparazione
al Sacro Cuore di Gesù
per i peccati personali e sociali; delle società che con leggi, costumanze, comportamenti offendono la Legge Eterna di Dio e se ne attirano i meritati e giusti castighi.

Gesù dolcissimo, il cui immenso amore per gli uomini viene con tanta ingratitudine ripagato di oblìo, di trascuratezza, di disprezzo, ecco che noi, prostràti innanzi a Voi, intendiamo riaparare con particolari attestazioni di onore una così grande freddezza e le ingiurie con le quali da ogni parte viene ferito dagli uomini l’amatissimo Vostro Cuore.
Memori, però, che noi pure altre volte ci macchiammo di tanta indegnità, e provandone vivissimo dolore, imploriamo anzitutto per noi la Vostra Misericordia, pronti a riparare con volontaria espiazione, non solo i peccati commessi da noi, ma anche quelli di coloro che, errando dalla via della salus aeterna, ricusano di seguire Voi come pastore e guida, ostinandosi nella loro infedeltà, o calpestando le promesse del Battesimo, hanno scosso il soavissimo giogo della Vostra Santa Legge.
E mentre intendiamo espiare tutto il cumulo di sì deplorevoli delitti, ci proponiamo di ripararli ciascuno in particolare: l’immodestia e la bruttura delle mode indecenti e dell’abbigliamento sfacciato; i balli sensuali e pervertenti le anime; le tante insidie tese dalla corruttela molteplice agli spiriti innocenti; la profanazione dei giorni festivi; le ingiurie esecrande lanciate contro Voi e i Vostri Santi; gli insulti lanciati contro il Vostro Vicario il Sommo Pontefice Romano e l’ordine sacerdotale; le negligenze e gli orribili sacrilegi onde è profanato lo stesso sacramento dell’Amore divino, e infine le colpe pubbliche delle Nazioni che osteggiano i Diritti e il Magistero della Vostra Chiesa, Cattolica, Apostolica, Romana.
Ed oh potessimo noi lavare col nostro sangue questi affronti! Intanto come riparazione dell’onore divino conculcato, noi Vi presentiamo, accompagnandola con le espiazioni della Vergine Vostra madre, di tutti i santi e delle anime pie, quella soddisfazione che Voi stesso un giorno offriste sulla Croce al Padre e che ogni giorno rinnovate sugli altari, promettendo con tutto il cuore di voler riparare, per quanto sarà in noi e con l’aiuto della Vostra Grazia, i peccati commessi da noi e dagli altri e l’indifferenza verso sì grande amore con la fermezza della fede, l’innocenza della vita, l’osservanza perfetta della legge evangelica, specialmente della carità, e di impedire inoltre con tutte le nostre forze le ingiurie contro di Voi, e di attrarre quanti più potremo alla Vostra sequela.
Accogliete, ve ne preghiamo, o benignissimo Gesù, per l’intercessione della Beata Vergine Maria riparatrice, questo volontario ossequio di riparazione, e conservateci fedelissimi nella Vostra obbedienza e nel Vostro servizio fino alla morte con il gran dono della perseveranza, mediante il quale possiamo tutti un giorno pervenire a quella patria, dove Voi col Padre e con lo Spirito Santo vivete e regnate per tutti i secoli dei secoli.
Amen.

La carne ha desideri contrari allo spirito

Fratelli, conducetevi secondo lo spirito, e non soddisfate ai desideri della carne. La carne ha desideri contrari allo spirito e lo spirito li ha contrari alla carne; son cose opposte fra loro, sì che voi non dovete fare tutto quel che vorreste.
E se vi lasciate condurre dallo Spirito, non siete più sotto la Legge. Or le opere della carne è chiaro quali sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, lussuria, idolatria, venefizi, inimicizie, discordie, gelosie, risentimenti, contese, divisioni, sette, invidie, omicidi, ubriachezze e gozzoviglie, e cose simili; io vi prevengo, come ho già detto prima, che quelli che fanno codeste cose non avranno in eredità il Regno di Dio. Invece, frutto dello Spirito è l’amore, la gioia, la pace, la pazienza, la benignità, la bontà, la longanimità, la mitezza, la fede, la moderazione, la continenza, la castità. Contro siffatte cose non c’è Legge. I seguaci di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e le sue concupiscenze. Se viviamo con lo Spirito, procediamo anche con lo Spirito.
(Lo Spirito Santo parla attraverso San Paolo Apostolo, Epistula ad Galatas, V,13-25)

Verbum Domini

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo»
(Lo Spirito Santo parla attraverso l’evangelista san Luca 13,1-5)