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  1. #101
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    Nucara in diretta su Sky: repubblicani legati soprattutto a Berlusconi/Vergognoso e inqualificabile il convegno internazionale sull'Olocausto organizzato a Teheran
    Le domande che Romano Prodi non si pone

    E' andata in onda lunedì sera in diretta su Sky, la puntata di "Presa diretta" condotta dal giornalista Aldo Torchiaro, che ha intervistato a lungo il segretario del Pri Nucara. Molti i temi toccati, dalla storia del partito all'eutanasia, passando per la conferenza di Teheran e le tesi negazioniste, dalla Cdl e l'incognita Casini alla Finanziaria, dalle coppie di fatto alla leadership del centrodestra e della maggioranza. Nucara ha definito "vergognoso ed inqualificabile" il convegno internazionale sull'Olocausto ed indegna la partecipazione dell'italiano Clerici (nipote del futurista Marinetti, convertitosi all'Islam sciita). Un viaggio premio a Dachau vorrebbe regalare l'onorevole a chi nega la Shoah. Lui che, per non dimenticare, è andato spesso nei luoghi della più grande vergogna del secolo scorso. Duro il giudizio sulle tesi negazioniste, in pieno accordo con il direttore de "L'Opinione delle libertà", Arturo Diaconale, autore di "Iran-Israele. Olocausto nucleare", intervenuto telefonicamente durante la trasmissione. Dagli esteri ai problemi interni, da troppo tempo sulle prime pagine dei quotidiani. Si passa al caso Welby. "Nulla di strano", è il commento di Nucara rispetto alle notizia dell'ultima ora riportata da Torchiaro in merito alla decisione di sottoporre il caso ad un magistrato che sbloccherà la situazione del radicale. "Lo stabilisce la Costituzione, che il paziente ha facoltà di decidere se vuole o non vuole essere curato - così dovrebbe essere anche per Welby". "Percorreremo le vie legali, fino a quando ci sarà possibile * ha avvisato Marco Cappato, segretario dell'Associazione Luca Coscioni, raggiunto telefonicamente - altrimenti siamo pronti alla disobbedienza civile, a staccare la spina. Siamo sempre disposti a combattere per chi soffre".

    Ora è tutto nelle mani del magistrato che "laicamente", come ha più volte sottolineato Nucara, dovrà decidere per l'amico Welby. Nonostante il segretario del Pri sia più incline al testamento biologico, il rispetto della libertà e della dignità umana sono da sempre punti saldi per i repubblicani. Per cui, in pieno accordo con la tesi di Veronesi, Nucara ha spiegato: "Se una persona vuole morire, vuol dire che la sofferenza è diventata insostenibile e prolungarla sarebbe un atto di violenza". Dal tema "eticamente sensibile" alle spiegazioni dell'assenza in piazza il 2 dicembre. "Ci muoviamo nelle sedi opportune, cioè in Parlamento", ha detto Nucara. Il sabato della manifestazione il leader del Pri organizzava una conferenza insieme al Nuovo Psi di De Michelis per annunciare la presentazione, entro la fine dell'anno, di una proposta di legge atta a rivedere e correggere la struttura della Finanziaria. Erano presenti anche l'ex ministro Caldoro, l'on. Del Bue e l'esperto di economia Gianfranco Polillo, da sempre legato al segretario del Pri. Nuove alleanze con il Npsi? * ha chiesto il giornalista - "No, ci lega solo la storia e l'intento di salvare il Paese da una manovra sbagliata".

    "Perché non siete scesi in campo?", ha incalzato Torchiaro. "Per il Pri sarebbe inaccettabile vedere tra i manifestanti teste rasate ed anfibi. E' quanto di più lontano dal nostro pensiero possa esistere". Quanto all'attuale schieramento dei repubblicani, Nucara spiega che non potrebbe mai essere alleato dei comunisti che permettono ancora oggi che vengano bruciati fantocci dei soldati italiani caduti a Nassiriya e venga fischiato l'inno nazionale, per poi avvisare: "Sono più di sinistra io, di tanti deputati diessini". Riguardo alla collocazione del partito, Nucara ribadisce il suo legame con la Cdl, con le necessarie e fisiologiche differenziazioni: "Mi trovo d'accordo su molti temi con Berlusconi che, per inciso, rimane il leader del centrodestra, e che sento vicino ai valori repubblicani". Cosa che ha comunicato al Cavaliere in occasione della cena conviviale organizzata il 16 novembre con la dirigenza del Pri. A Berlusconi è stata regalata un'edera d'oro. "Sono più vicino a lui, meno ad Alleanza nazionale e allo statalismo di Alemanno, ancor meno al cattolicesimo di Buttiglione. Questo però fa parte del gioco, non si può dire che a sinistra la pensino tutti allo stesso modo" Il che risulta evidente dalle fratture sui Pacs, sull'eutanasia e sulla manovra finanziaria". "Se fossi Prodi mi chiederei come mai lo scontento è così generalizzato e coinvolga tutte le categorie, e rifletterei anche sulla portata della manifestazione del 2 dicembre". Il leader del Pri, sempre sulla maggioranza, ha affermato: "Di Prodi non mi piace nulla, la leadership l'avrei affidata a D'Alema". Quanto a Berlusconi, "mi dispiace che non abbia potuto realizzare appieno i programmi che si era prefissato, costretto a compromessi per tenere insieme la coalizione".

    Chiara Capotondi

    tratto da http://www.pri.it

  2. #102
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    Verso la depressione da finanziaria

    Grazie alla manovra economica delle tasse e dei sacrifici varata dal governo di centro sinistra, il paese sarà investito da una gigantesca ondata depressiva che colpirà consumi, sviluppo ed export. A pronosticarlo non sono solo gli esponenti dell’opposizione ma il Centro Studi di Confindustria, che prevede un anno di grandi difficoltà per l’economia nazionale a causa delle tante scelte sbagliate inserite nella finanziaria. L’allarme confindustriale è il segnale della virata politica dei “poteri forti”. Dopo aver puntato sulla vittoria elettorale del centro sinistra, ora si rendono conto dell’errore ed incominciano a preparare il dopo-Prodi

    tratto da http://www.opinione.it/

  3. #103
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    Commento sulla Voce Repubblicana di domani

    Il fatto che il ministro dell'Economia Tommaso Padoa - Schioppa sia costretto a riconoscere che il calo del deficit sia dovuto ai meriti delle iniziative prese dal suo predecessore Giulio Tremonti sul controllo spesa pubblica - e non certo solo al comportamento rigoroso tenuto in questi soli sei mesi - fa giustizia dell'accusa secondo la quale il precedente governo avrebbe lasciato un buco di bilancio gravoso sulle casse dello Stato.
    Le dichiarazioni di via Nazionale a commento del dato dei conti pubblici smentiscono dunque quanto fu affermato precedentemente dallo stesso ministro Padoa - Schioppa a giustificazione della sua Finanziaria. Tanto è vero che subito ministri ed esponenti della maggioranza si sono precipitati a chiedere di abbassare le imposte o rilanciare piani di investimenti. Per tutta risposta, il ministro dell'Economia dicE che non bisogna comunque abbassare la guardia. Ciò significa che - assodata la positiva esperienza del passato governo che ha dato i suoi frutti - sono ancora da dimostrare le capacità dell'attuale di raccogliere degnamente quella eredità. Di conseguenza Padoa - Schioppa preferisce tenere ben stretti i cordoni della borsa. A nostro avviso, meglio farebbe il governo ad impegnarsi con determinazione sul fronte della previdenza, dove invece, come dichiara la Corte dei Conti, la situazione sta peggiorando gravemente.
    Ed appare piuttosto singolare che un governo tanto occhiuto e preoccupato sul fronte della spesa poi ritenga che non sia urgente, che non sia una priorità, o che si possa procedere lentamente, sul capitolo delle pensioni, proprio quando la magistratura contabile denuncia che l'Inps sta facendo acqua. L'atteggiamento del governo è paradossale ed irresponsabile. Paradossale che, dopo aver accusato l'esecutivo precedente di chissà quali nefandezze, ora si riconoscano i meriti del ministro Tremonti; irresponsabile che si sottovaluti l'incognita pensionistica, che può gravare molto di più sul 2007 rispetto all'Iva delle auto aziendali o dei conti delle Ferrovie.
    Talmente paradossale ed irresponsabile che siamo propensi a credere che in verità il governo, sapendo per ragioni politiche di non poter fare niente sulla previdenza, si prepari a saldare il conto con i maggiori ricavi ottenuti. Questo salverebbe sicuramente la tenuta della compagine, ma condannerebbe il Paese ad un disastro.
    L'intervento sulle pensioni va fatto ora che i conti sono migliorati, e non rinviato a domani, e deve essere un intervento radicale volto alla sicurezza delle generazioni future.
    Non è un caso che nel centrosinistra vi sia chi chiede " una riforma vera, che guardi lontano", come ha detto l'onorevole e professore Nicola Rossi in un'intervista alla "Stampa". Per Rossi gli aggiustamenti non bastano. E' evidente che occorre intervenire in maniera significativa con l'obiettivo di innalzare l'età pensionabile. E noi siamo pienamente d'accordo con lui. "Questo è il punto di fondo". Anche oltre i 60 anni già fissati dalla legge Maroni.
    Ma che il governo non se la senta è ovvio, non perché non capisca il problema - Tommaso Padoa - Schioppa lo comprende benissimo - ma perché non terrebbe la sua maggioranza ad una tale prova. Ed ecco allora che il ministro dell'Economia vuole avere a disposizione più soldi possibili, non per il buco presunto ed inesistente lasciato dal passato governo, ma per quello che rischia di trovarsi il suo a metà mandato, senza nessuna riforma della Pubblica amministrazione, senza nessuna riforma delle Pensioni, senza nessuna autentica liberalizzazione, con magari perfino ancora Alitalia - oltre alle Ferrovie - sul groppone.
    Per questo tutti gli osservatori interni ed internazionali hanno condiviso la nostra stessa analisi sull'assenza di prospettiva di crescita della Finanziaria, dato che la preoccupazione unica del Tesoro è di sorreggere un incremento abnorme delle spese, visto che non si fanno le riforme per barricare un governo che alla fine rappresenta la paralisi del Paese.
    Non crediamo dunque sia un caso che Nicola Rossi, un riformista ed un progressista autentico, abbia dato le dimissioni dai Ds. Egli riteneva possibile un'evoluzione della sinistra italiana come era avvenuta in Inghilterra o in Spagna. Gli sono bastati questi pochi mesi di esperienza di governo per capire che non se ne parla. E questa è solo la conferma di una analisi che noi elaborammo già nel 2000 e che ci portò fuori dall'alleanza politica con questa sinistra.

  4. #104
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    Basta balle, il paese nelle sue parti più produttive va benone, Berlusconi sta facendo un sacco di soldi e questo vi deve bastare, tutto il resto è relativo.


    FININVEST: CEDOLA RECORD PER BERLUSCONI…
    (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il 2006 ha regalato a Silvio Berlusconi un record assoluto per le sue entrate personali. Nello scorso anno, infatti, l'assegno staccato dalle 4 holding di proprieta' diretta di Berlusconi che controllano il 61% di Fininvest e' stato di 215 milioni, il doppio di quello dell'anno precedente. Lo scrive Il Sole 24 Ore, spiegando che nel 2005 l'intero sistema formato dalle 7 casseforti che controllano il 100% di Fininvest ha distribuito alla famiglia 141 milioni a fronte di un utile di 171,9 milioni. La decisione di fare cassa, spiega il quotidiano, non ha prosciugato le riserve liquide delle holding del Cavaliere che possono ancora contare su 270 milioni depositati in banca.

  5. #105
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    Brunik, anche il Governo Berlusconi, con la sua finanziaria 2006 (fatta nel dicembre 2005) ... ha permesso all'Italia di staccara una bella cedola ... di decine e decine di migliaia di miliardi di vecchie lire ... lasciando in eredita' al Governo guidato da Prodi ... talmente tanti soldi che la finanziaria 2007 (fatta nel dicembre 2006) potevano addirittura risparmiarsela ... e, nel contempo, a noi poveri cittadini, potevano risparmiarci la bellezza di 69 nuove tasse ...

  6. #106
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    Da Caserta al deserto
    L'obbedienza a Prodi rischia di portare alla sconfitta di primavera.

    C'è una grande attenzione verso summit del centrosinistra che si sta per aprire a Caserta, nonostante l'esito di tale conclave sia già dato per scontato. Il copione, infatti, è stato scritto nell'incontro dei ministri Ds con il segretario del partito all'Hotel Parco dei Principi di Roma lunedì scorso. Il segretario dei Ds, Fassino, come si sapeva, ha chiesto un "colpo d'ala", ha rilanciato la linea delle riforme, idealizzato i valori di Nicola Rossi, sostenuto la necessità e l'urgenza di una svolta. Per tutta risposta il presidente del partito e vicepremier D'Alema, ha detto che sarebbe da matti andare ad uno scontro con la sinistra radicale. Fine del film.

    A Caserta, se Fassino alzerà i toni, si sentirà replicare, questa volta dal presidente del Consiglio, che non c'è fretta, che ci sono cinque anni di fronte, che cinque mesi sono pochi, che bisogna andare avanti lentamente ma con una guida sicura; ed amenità varie, di cui il campionario è stato già fornito in tutte le versioni per intere settimane. E il segretario dei Ds cosa potrà fare a questo punto se non chinare la testa e dare ragione a Prodi? Anche perché già da tempo è stata fatta ad arte girare la voce che egli vorrebbe sostituire Padoa-Schioppa al ministero dell'Economia ed apparirebbe così come il responsabile di una ipotetica crisi di governo dall'esito incerto, molto incerto.

    Caserta rischia di essere piuttosto amara per l'onorevole Fassino e non escluderemmo che fosse stata convocata appositamente per fargli sapere a chiare lettere di doversi dare una calmata.

    Eppure Fassino ha qualche ragione sincera di malcontento. Ad esempio, il viceministro dell'Economia Visco ha scritto ieri un articolo sul "Sole 24 Ore" dove si legge "che, soprattutto, manca una visione consapevole e condivisa del futuro dell'Italia per indirizzare l'azione del Governo e ottenere il sostegno dell'opinione pubblica". Visco dice chiaramente, forse non se ne accorge, che la maggioranza è divisa e che l'opinione pubblica lontana. E quindi farebbe bene l'onorevole Fassino a porre con forza l'esigenza di un cambio di rotta, per riguadagnare i consensi che sembrano già perduti. Il problema è la divisione della maggioranza, che dubitiamo possa ricompattarsi fra gli stucchi e gli orpelli della reggia di Caserta. Forse qualcuno pensa di nasconderla, ma anche questo sarà difficile, visto che i contrasti sono evidenti in tutta la loro ampiezza, fra Di Pietro e la Bonino, fra la Bonino e Diliberto, fra Di Pietro ed i Verdi, fra D'Alema e Ferrero, di nuovo fra Di Pietro e Mastella, fra Tommaso Padoa-Schioppa e tutto il resto della coalizione.

    Avremmo una casistica ampia ed esauriente in proposito. E non si tratta di questioni personali, visto che in questo momento nel governo si starebbero allestendo due diversi progetti di legge contrapposti sui pacs e le coppie di fatto, perché due sono i filoni di ispirazione a riguardo che dividono i ministri Bindi e Pollastrini.

    A Caserta Prodi sembrerebbe intenzionato a richiamare all'ordine tutta la coalizione ed esprimere una reprimenda per la comunicazione "un po' folle degli ultimi mesi". E' comprensibile. Ma vogliamo dire sommessamente al presidente del Consiglio che si comunica ciò che si è. Prodi può indottrinare la sua maggioranza finché gli pare, ma non riuscirà a cambiarne la natura. Altrettanto vale per la natura del Professore. Un esponente dei Ds, forse esasperato dall'eccesso di prudenza del premier, avrebbe accusato Prodi di ricordare il costume doroteo della vecchia Dc. Sbaglia: Prodi non lo ricorda, lo incarna.

    Semmai è singolare capire il perché una sinistra che voleva emanciparsi dalla Democrazia cristiana, rinnovare il Paese, aprire un nuovo percorso, si sia affidata alla guida di un esponente di rilievo proprio di quel partito tanto avversato e con caratteristiche così spiccate.

    Oggi questa sinistra teme che la scelta compiuta segni un grande distacco nel Paese, un arretramento dello stesso ed una conseguente sconfitta elettorale nelle prossime amministrative.

    Dovrebbe cambiare registro, subito e già da Caserta, per evitare la sconfitta - o per lo meno attenuarla. E' più facile credere che nel tentativo di salvaguardare un equilibrio precario i Ds si immolino senza contropartite. Un sacrificio eroico che forse potrà salvare il governo, difficilmente salverà il Paese da una crisi politica di queste dimensioni.

    Roma, 9 gennaio 2007

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  7. #107
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    il primo piano della voce di domani

    Viato che non siamo fessi abbiamo capito perfettamente il piano Gentiloni per la Rai. La Fondazione proposta impedirà la privatizzazione promessa. Il maggior distacco dalla politica, coinciderà nel mandare a casa l’attuale Cda anzitempo, visto che non è stato nominato dall’attuale maggioranza. A pensarci bene rischia anche il presidente Petruccioli, sospetto di intese con il nemico e oltretutto reo di un piano in cui la privatizzazione era pure sempre plausibile. Se a questo quadro aggiungiamo il tetto pubblicitario a mediaset, che fa perdere risorse e certo non le ridistribuisce, abbiamo il quadro completo del ritorno agli anni ’60 che sogna il democristianissimo Gentiloni. E la sinistra? Per farla contenta torneranno sul piccolo schermo Cochi e Renato. Divertitevi.

  8. #108
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    LA PAGELLA DEL GOVERNO. CINQUE IN POLITICA, QUATTRO IN ECONOMIA, DIECI IN FINANZA. ALL’OMBRA DELLA QUERCIA E DI PRODI GRANDI AFFARI PER I SOLITI NOTI

    Proviamo a guardare dietro le apparenze. Ad un primo esame questa maggioranza di governo, risicatissima nei numeri, è alla frutta. Le sue contraddizioni sono evidenti e sotto gli occhi di tutti. Non importa stare a ripeterle ogni volta. La cronaca di tutti i giorni ci ricorda il contrasto di fondo fra ala radicale ed ala riformista. Se però mettiamo da parte questa frattura e ci concentriamo sulla cosiddetta ala riformista, vale a dire su Ds e Margherita ( gli altri, come Sdi e Radicali, non hanno il minimo ruolo e la minima funzione) vediamo che ci troviamo di fronte ad un blocco molto granitico. Certo alla luce del sole i due principali partiti della coalizione discutono su tutto e soprattutto sul Partito Democratico ma nei fatti procedono come un panzer, soprattutto in campo economico. Non vogliamo essere fraintesi. Anche nell’occupazione del potere Dl e Ds se le suonano di santa ragione ma spesso si ha l’impressione che sia una specie di gioco delle parti e che in realtà, i due, marcino divisi per colpire uniti. Le grandi manovre di questi ultimi giorni in campo economico confermano il sospetto. Così mentre nel salotto buono del Corriere assistiamo allo scontro fra la cordata di Bazoli e quello di Montezemolo e Tronchetti Provera, con tanto di voci di fuoriuscita del direttore Mieli per far posto ad Anselmi, vediamo poi spuntare l’ipotesi di una cordata De Benedetti, Bazoli e Profumo, quindi Intesa, San Paolo e Unicredit, per rilevare Alitalia. Entro la fine del mese, quando scadranno le offerte per la compagnia di bandiera, ne sapremo di più. Nel frattempo però alcune considerazioni. Questo governo che, essendo di sinistra, dovrebbe difendere i più deboli in realtà sta facendo fare affari d’oro ai più grossi. Tutto, dicasi tutto, il mondo economico, finanziario e dell’informazione che conta, è in mano ad amici degli amici. Alcuni di questi, come Bazoli, con la sua Intesa SanPaolo, sta ormai diventando il nuovo Cuccia dell’economia italiana. Profumo con Unicredit e altri, come Montezemolo, Della Valle, Tronchetti Provera, e chi più ne ha più ne metta, sia pure con alti e bassi e qualche lite, non stanno certo con le mani in mano. Anche il mondo bancario di seconda linea, Montepaschi su tutti ma poi anche le tante Casse e Fondazioni sparse per il paese, è controllato al 90 per cento da uomini che si riconoscono nella stessa parte politica. Forse non c’è niente di male ma stentiamo a credere che sia solo un caso, Anche perché la corsa non è certo finita. Prodi vuole completare l’opera del suo precedente governo quando “privatizzò” parte consistente dell’industria pubblica italiana. C’è ancora molto da “dismettere”, sempre nell’interesse del “mercato”. Allora sotto, ragazzi. Tutti con il Partito Democratico che appena nato cambierà nome e diventerà PdF, Partito della Finanza.
    Con buona pace di chi si aspetta da questi signori, è proprio il caso di dirlo, più giustizia sociale ed economica.

    tratto da http://www.pensalibero.it/

  9. #109
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    Le briciole di Bersani


  10. #110
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    La "lenzuolata" di Bersani
    Non sono parrucchieri o benzinai i responsabili del degrado italiano

    di Gianfranco Polillo

    La "lenzuolata" delle privatizzazioni, proposta da Bersani, può essere un grande bluff o una cosa seria. E' un bluff se ci si limita a colpire la povera gente. Benzinai, parrucchieri e giornalai non sono certo i principali responsabili del degrado italiano. E' una cosa seria se mira, con ulteriori provvedimenti, ad aumentare il potenziale produttivo dell'Italia. Che oggi non supera uno striminzito tasso di crescita dell'1,5 per cento all'anno. La metà di quello americano. Poco di più di quello europeo. Ma per realizzare questo obiettivo le misure prese non bastano. Occorre, invece, sfoltire il grande albero delle posizioni di rendita: a partire dai rami più alti.



    Occorre, innanzitutto, tagliare in radice gli ostacoli amministrativi, burocratici e culturali che frenano la crescita. Un lungo elenco. Al primo posto è una malintesa posizione sull'ambiente, vista come difesa di uno status quo che impedisce di mettere a valore le grandi risorse naturali. Il completamento della TAV può dare all'economia italiana molto di più di quanto non possono fare migliaia di piccoli artigiani. Se mancano le infrastrutture, le merci non circolano. E se le merci non circolano, non esistono i presupposti della libera concorrenza. Se il gassificatore di Brindisi continua ad essere bloccato, l'offerta di prodotti energetici non cresce. E gli incumbents * vale a dire i grandi petrolieri padroni del mercato * possono realizzare cartelli a danno dei consumatori.

    Altro capitolo è quello del potere locale: la principale fonte di spreco della finanza pubblica italiana. Sono più di 900 le aziende pubbliche controllate, che operano senza concorrenza nel comparto dei pubblici servizi. Il disegno di legge, presentato dal Ministro Lanzillotta, è un passo troppo timido lungo la via della liberalizzazione. I varchi lasciati aperti offrono uno spazio eccessivo agli appetiti locali. La gestione dell'acqua è, per legge, sottratta ad ogni intervento. I costi di queste inefficienze gravano sul cittadino sotto forme di tariffe e di aumento delle imposte locali. All'origine di questo marasma sono le norme del titolo V della nostra Costituzione, voluto e difeso dal centrosinistra, contro ogni ragionevole proposta di cambiamento. Quelle stesse norme che hanno finora trasformato in bluff gran parte delle buone intenzioni * esemplare è la vicenda dei taxi * del primo decreto Bersani.

    La madre di tutte le battaglie è comunque altrove. Riguarda il sindacalismo italiano: esperienza atipica della più complessa vicenda europea. Non esiste paese dell'Occidente caratterizzato da una presenza così diffusa e pervasiva. Negli Stati Uniti esso è da tempo una forza inconsistente. In Francia è rappresentativo del solo settore pubblico. In Germania non va oltre il perimetro delle relazioni industriali. Prevale comunque uno spirito di collaborazione. Che ha consentito di avviare quel processo di riconversione produttiva * delocalizzazione e disoccupazione * cui si deve il superamento della crisi. Solo in Italia ha un rilievo generale che lo fa protagonista politico tout court. Che gli consente * grazie agli strumenti della concertazione * di essere il braccio secolare delle forze più conservatrici.

    Da questo residuo soviettistico è, forse, giunto il momento di emanciparsi. Lo richiede, innanzitutto, lo spirito e la lettera della nostra Costituzione. Che all'articolo 39 ne postula una regolamentazione legislativa. Ma, soprattutto, lo impone lo sviluppo coerente del processo di liberalizzazione. Il sindacato difende solo una parte della società italiana. Le garantisce una posizione di rendita diffusa che va a discapito degli altri: i giovani, le donne, i non sindacalizzati. Lasciati soli a gestire la loro precarietà. Non si può essere liberisti con i deboli e garantisti con i forti. E' bene quindi che la Casa delle libertà accetti la sfida delle liberalizzazioni. Perché questo è il terreno del suo agire politico. E senza il suo contributo non si modernizza l'Italia.

    Roma, 29 gennaio 2007

    tratto da http://www.pri.it

 

 
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