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    Ue/La Malfa: pil Italia possibile +1% con Piano Lisbona

    Il pil italiano accelerera' con l'adozione del piano di Lisbona. ''Al netto della congiuntura, il nostro pil potrebbe crescere dell'1%''. Lo ha detto il ministro delle Politiche Comunitarie, Giorgio La Malfa, che oggi ha incassato il via libera del Consiglio dei Ministri al Piano per l'innovazione, la crescita e lo sviluppo, un documento che ogni paesi membro dell'Ue si e' impegnato redigire per fissare obiettivi in linea con l'Agenda di Lisbona. ''Conosciamo le condizioni della nostra finanza pubblica: il treno di Lisbona non interferisce con quello di Maastricht. Rispetteremo gli impegni presi con Bruxelles'' grazie all'applicazione del principio ''prima incassa e poi spendi'', ha spiegato La Malfa, precisando che i fondi per la realizzazione dei 75 progetti individuati dal piano arriveranno dalla cessione di immobili. Man mano che arriveranno le risorse dalle vendite saranno realizzati i progetti, cosi' da non gravare sul deficit italiano. Il piano approvato ''sara' inviato oggi stesso a Bruxelles'', in linea con quanto precedentemente concordato dall'Unione Europea.

    Roma, 14 ottobre 2005 (ANSA)

  2. #62
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    Il costo crescente della casa e il ruolo e i compiti dello Stato, Regioni e Comuni/Una ricerca dell'Ancab e una dell'Istat sul mercato delle abitazioni e sulle scelte matrimoniali dei giovani

    E' mancato un piano di misure organiche e incisive

    Due ricerche pubblicate in questi ultimi giorni, diverse negli obiettivi, ci consentono un'unica considerazione sul problema della casa e sulle scelte matrimoniali delle nuove generazioni.

    La prima ricerca, dell'Ancab, analizza l'aumento crescente dei prezzi per l'acquisto di un'abitazione; la seconda, dell'Istat, esamina l'età della paternità, la cui media è cresciuta di tre anni e mezzo e che vede i giovani avere il primo figlio a trentatrè anni. Il nesso tra i risultati delle due ricerche è evidente: il costo della casa incide sul numero e sui tempi dei matrimoni, costringendo i giovani a restare molto più a lungo nella casa dei genitori.

    L'acquisto di una casa risulta in Italia sempre più difficile e l'Ancab-Legacop ha fatto i calcoli: per una casa in città serve una cifra pari alla somma di oltre nove anni di stipendio di due persone, contro i sette anni che erano necessari per lo stesso immobile nel 1995 e i cinque che servivano dieci anni prima.

    I tempi di attesa e di lavoro per poter acquistare un appartamento di proprietà ed evitare la precarietà dell'affitto sono pertanto quasi raddoppiati.

    Per l'Ancab il motivo è da ricercare nell'impennata dei prezzi che, dalla metà degli anni '80 al 2004 per un appartamento di 110 metri quadrati, situato in una zona semicentrale di una grande città , sono praticamente triplicati.

    L'associazione calcola un aumento che da 123 mila euro è passato a 375, mentre il reddito annuo di una coppia del ceto medio, formata da un dirigente dello Stato e da un'insegnante è passato da 22 mila a 40 mila euro, non riuscendo nemmeno a raddoppiare. La conseguenza di questo squilibrio ha determinato che il numero degli anni necessari per l'acquisto sono passati da 5,5 a 9,3. Secondo l'indagine il fenomeno non si ferma soltanto alle grandi aree urbane ma si estende anche ai piccoli centri, con popolazione inferiore agli 80.000 abitanti, dove la media per l'acquisto di una casa è salita a 4,3 annualità contro i 3 del 1995 e 1,6 del 1985.

    I dati sui prezzi tra il 1998 e il 2004, rilevati dall'Acab sul mercato immobiliare, evidenziano un boom che va oltre ogni previsione: nei sei anni presi in esame dall'analisi si sono registrate in Italia 7 milioni di compravendite di case per abitazione, pari al 27% dell'intero patrimonio abitativo, con prezzi che sono cresciuti, a valori costanti, del 51% sulla media nazionale e del 65 nei grandi comuni.In una città come Roma l'aumento è stato del 67% mentre a Milano arriva addirittura al 74%.

    La conseguenza di questa situazione ha costretto i giovani a restare il più a lungo possibile nella casa paterna ed infatti l'Istat dice che sono il 40% gli uomini tra i trenta e quaranta anni che vivono ancora con i genitori; mentre più bassa la percentuale il 20%per le donne. Tale scelta fa : ritardare la data del matrimonio, per cui il primo figlio arriva in media a 33 anni, contro i 31 dei francesi, degli spagnoli e degli svizzeri.

    Purtroppo la crescita vertiginosa dei prezzi non riguarda soltanto il mercato degli acquisti ma anche il quadro degli affitti, dove la media italiana, negli ultimi sei mesi, ha registrato un aumento del 49%. Una percentuale che , parallelamente alla lievitazione dei prezzi degli immobili, sfiora il raddoppio a Roma e Milano con il 91% e il 92%. La situazione dei canoni di locazione si sta trasformando in una vera e propria emergenza e le famiglie con contratto d'affitto privato sono oggi 3,2 milioni, con un'incidenza del 24% del costo dell'affitto sul reddito netto. La ricerca evidenzia che per le fasce più deboli, con un reddito familiare netto inferiore a 10.000 euro annui, la situazione è drammatica: " il 47% del reddito serve solo per pagare l'affitto". Questo è un altro elemento non secondario , dopo la ricerca di una prima occupazione, che spinge i giovani a ritardare la scelta del matrimonio.

    Il problema della casa ha sempre costituito una vera e propria emergenza che tutti i governi hanno dovuto fronteggiare. Nel dopoguerra, il Governo De Gasperi con il Piano Fanfani, dal nome dell'allora ministro del Lavoro, realizzò un vasto intervento di edilizia popolare che fu la prima risposta organica all'emergenza ereditata dalla guerra. Ma la crescita dell'insediamento urbano avvenne, in particolare, tra gli anni cinquanta e sessanta, quando imponenti flussi di popolazione si mossero dalle zone rurali dell'Italia settentrionale e centrale e poi dal mezzogiorno per concentrarsi nelle aree del cosiddetto triangolo industriale, caratterizzato da un intenso sviluppo.

    Dal 1951 al 1971 la distribuzione geografica della popolazione fu sconvolta e lo spostamento dalla campagna alla città creò, ai margini dei centri urbani, baraccopoli e quartieri dormitorio con una intensità abitativa abnorme , assorbita successivamente con difficoltà da un caotico sviluppo urbano. Da allora si è continuato a costruire ma, non ostante numerose leggi urbanistiche, né lo Stato che ha mantenuto le funzioni e i compiti in materia di edilizia residenziale pubblica, né le Regioni con la loro competenza urbanistica, né i Comuni cui è delegata la redazione del Piano regolatore al cui interno vanno definite le zone d'incremento edilizio, sono riusciti ad affrontare il problema della casa con misure organiche; né sono riusciti a regolamentare il mercato degli affitti, ormai fuori controllo, o risolvere il problema degli sfratti. .

    Oggi la situazione rischia di esplodere, anche per l'arrivo degli immigrati, con ripercussioni negative sulla composizione della famiglia, sulla crescita demografica e sulla qualità della vita.

    Dalle due indagini si evince come sia bastato un decennio, l'intervallo di tempo che separa gli uomini nati negli anni cinquanta da quelli nati nel sessanta, per avere un alto numero di "mammoni" e un conseguente stuolo di padri tra i più anziani del mondo.

    Pino Vita responsabile nazionale Pri Enti locali

  3. #63
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    Ue/La Malfa: Blair piu' in sintonia con governo Cdl che con sinistra

    ''Tra il governo italiano e il premier britannico Tony Blair c'e' molta piu' sintonia di quanto non ci sarebbe tra Blair e un eventuale governo delle sinistre''. Lo ha detto il ministro delle Politiche comunitarie Giorgio La Malfa, parlando con i giornalisti a margine di una lezione da lui tenuta all'Istituto Universitario Europeo di Firenze. Secondo La Malfa, questo fatto e' ''evidente dal dibattito politico di questi giorni: in Italia le idee dei laburisti inglesi vengono tenute, dalla sinistra italiana, completamente al di fuori dei loro orizzonti''. Ai giornalisti che gli chiedevano quale sia la soluzione per il rilancio della strategia di Lisbona, La Malfa ha risposto che ''liberalizzazioni e' la parola magica: bisogna che l'Europa abbia il coraggio di liberalizzare tutto, a cominciare dal settore dei servizi, che oggi rappresentano il 70% del reddito nazionale di ciascuno dei Paesi europei, ma solo il 20% del commercio intra-europeo, e bisogna che i servizi circolino con la stessa liberta' con cui circolano le persone e le merci''.

    Firenze, 25 ottobre 2005 (Adnkronos)

  4. #64
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    Originally posted by nuvolarossa
    Ue/La Malfa: Blair piu' in sintonia con governo Cdl che con sinistra

    ''Tra il governo italiano e il premier britannico Tony Blair c'e' molta piu' sintonia di quanto non ci sarebbe tra Blair e un eventuale governo delle sinistre''.

    Firenze, 25 ottobre 2005 (Adnkronos)
    Cheppalle co sto Blair. Guardate che Blair è una nullità in confronto al nostro Prodi, esterofili della minchia.

  5. #65
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  6. #66
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    Blair è uno che non ha mai combinato una minchia al di fuori della Gran Bretagna, è arrivato col bilancio in ordine, lui è solo avvantaggiato dal fatto che col 35% dei voti c'ha la maggioranza assoluta e puo' fare quello che gli pare.

    Dateci un bel maggioritario secco, un bilancio in pareggio e un centrodestra senza Berlusconi, se volete un Blair anche in Italia, altrimenti state zitti che vi coprite di ridicolo.

  7. #67
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    ... Brunik ... e finiscila di fare della "torbida" ... voi con a capo il "vuoto pneumatico" ... siete delle nullita' ... a prescindere dal sistema elettorale ...

  8. #68
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    Predefinito tratto da DILLOADALICE.It 27 ottobre 2005

    Nel 2003 il Pil e' cresciuto piu' nelle regioni del sud che nel resto del paese.

    E' quanto emerge dall'analisi dell'Istat dedicata ai conti economici regionali.

    La dinamica moderata del Pil a livello nazionale (+0,3% rispetto all'anno precedente), si riflette in modo differenziato nelle grandi ripartizioni territoriali: e' superiore alla media nell'Italia meridionale, nell'Italia centrale e nell'Italia nord-orientale (rispettivamente +0,7%, +0,6% e +0,4%), mentre evidenzia un decremento nell'Italia nord-occidentale (-0,4%). Tra le regioni la crescita maggiore del pil viene registrata in Sicilia (+2,2%), mentre la Lombardia cala dello 0,6%. (...)
    ''Che fine hanno fatto tutte le cassandre del centrosinistra? Dove sono finiti i soloni dell'Unione che cantavano il De profundis al sud?. I dati Istat sui conti economici regionali del 2003 smentiscono le tesi del catastrofismo cronico e della irreparabile situazione tanto care all'opposizione. I numeri sono chiari. Dicono semplicemente che il sistema Italia e' n ripresa, l'economia comincia a guadagnare terreno e il Sud registra un notevole passo avanti. (...) Si parlava di 'nulla', di 'deserto', di 'crisi nera'. Ecco oggi, la risposta concreta a tutte quelle illazioni. La Sicilia e' il motore dell'economia italiana''.

  9. #69
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    Regresso che avanza

    Un leader moderato costretto al compromesso con gli estremisti

    Dal discorso del professor Prodi sul capitolo nucleare, più che il governo del cambiamento, sembra avanzarsi il governo della conservazione e del regresso, perfino anacronistico rispetto agli altri Paesi continentali, che del nucleare non hanno corso nessun rischio, ma di sicuro hanno avuto i vantaggi. Noi invece abbiamo realizzato il capolavoro di averne comunque i rischi teorici - i reattori sono vicini ai nostri confini - e nessun vantaggio.

    Non è poi rassicurante sapere che un il professor Prodi negozia con l'estremismo ambientalista un salvacondotto per il suo passato di nuclearista convinto. Perché se è stato un errore, come egli ha pur detto, quello di uscire dal nucleare negli anni '80, appare un errore ancora più grave non porsi il problema di come rientrarvi oggi, invece di nascondersi dietro a rischi inesistenti. Ci chiediamo come sia possibile agitare ancora lo spauracchio della sciagura di Cernobyl quando abbiamo impianti nucleari in Slovenia ed in Francia.

    E' evidente che questa è un'ipocrisia senza senso, perché, per compiacere il ritardo cronico dell'integralismo ambientalista, si mina lo sviluppo effettivo del Paese. Ed è inutile che l'Unione si dia un leader moderato e nuclearista, se questo è poi costretto, per farsi apprezzare e gradire, a scavalcare il suo elettorato a sinistra.

    Eppure questo è ciò che si sta vedendo con Prodi ogni giorno. Perché egli non può non sapere che la proposta dei pannelli solari è insufficiente, così come quella dell'eolico è inutilizzabile in Italia, visto che non siamo un Paese ventoso come l'Olanda. E' vero invece che per ricostruire il patrimonio di studi e di ricerca sul nucleare occorreranno almeno vent'anni. Ma allora bisogna partire subito, disporre investimenti, piantarla lì con l'agitare fantasmi e raccontare favole. Piuttosto si cerchi un'intesa perché il nucleare che c'è venga gestito dall'Unione europea e l'energia possa essere erogata ai Paesi che ne sono privi, con reciproci vantaggi.

    Oppure si segua il consiglio di Tullio Regge di cercare gli accordi per costruire reattori oltre confine. Ma pensare di poter fare a meno dell'energia nucleare per altri vent'anni è un modo sicuro per privarsi degli strumenti essenziali in grado di dare una svolta economica ad un Paese che ne ha assoluto bisogno.

    Roma, 24 novembre 2005

  10. #70
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    I veri illusionisti

    Come si può credere che l'aumento delle tasse incoraggi lo sviluppo

    Illusionisti sono sicuramente coloro che pensano di coniugare massimalismo e riformismo, come il professor Prodi. Costoro chiedono riforme radicali e forti, ma poi stramazzano al suolo se gli si chiede di alzare l'età pensionabile.

    Prestigiatori, invece, sono quelli che in Parlamento europeo si oppongono alla direttiva Bolkenstein per liberalizzare i servizi, ed in Italia ci spiegano - non sappiamo davvero con che prosopopea - che essi svolgeranno una politica liberale nei prossimi anni, come il professor Nicola Rossi. Se leggiamo l'intervista dell'esponente diessino al "Corriere della Sera" di lunedì, la politica liberale da lui decantata non prevede il licenziamento, non prevede la riforma della previdenza, non prevede il diritto fallimentare, non prevede, in una parola sola, un bel niente.

    D'Altra parte il professor Rossi, solo cinque anni fa, era al governo e un bel niente, in senso liberale, fece. Anzi, una volta lanciata una proposta di riforma della previdenza, egli spiegò elegantemente che, non potendo avere una riforma della previdenza perfetta, era meglio non avere nessuna riforma. E' infatti talmente cristallino l'ideale del professor Rossi che non si può turbare con tentativi deludenti. Questo solo è il presupposto per un'intesa con le componenti radicali della sinistra e quelle riformatrici: annunciare obiettivi tanto eccezionali che si devono riporre nel cassetto, perché irraggiungibili. Allora possiamo dire che l'attuale governo forse non avrà realizzato al cento per cento tutto quello aveva promesso, ma certo si è mosso, e ha smosso le acque, nella giusta direzione.

    In un secondo mandato ha la possibilità di continuare sulla strada intrapresa per affinare e migliorare il suo potenziale progettuale, perché c'è una strada marcata chiaramente, quella dello sviluppo, che prevede le riforme intraprese (e che l'opposizione non può digerire, nonostante i suoi propositi) ed il piano di liberalizzazioni predisposto per l'Agenda di Lisbona.

    Il centrosinistra dal canto suo ha solo un'idea chiara in testa: imposta patrimoniale, che ora è stata chiamata tassazione delle plusvalenze. E questa è l'unica misura che sappiamo potrà realizzare davvero. Niente di scandaloso, per carità, ma pensare che una tassa sul reddito incoraggi lo sviluppo economico, piuttosto che deprimerlo, è l'ultima delle illusioni a cui possono ricorrere i peggiori illusionisti di questo paese.

    Roma, 28 novembre 2005

 

 
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