Pagina 2 di 4 PrimaPrima 123 ... UltimaUltima
Risultati da 11 a 20 di 32

Discussione: Il dopo....

  1. #11
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Follini, le tasse e...

    ....dimentica Sturzo, con Rosmini

    Gentile onorevole Follini, la sua intervistaieri al Corriere della sera ha colpito in un preciso passaggio, di qui le considerazioni che seguono. Non desidero minimamente entrare nel merito politico delle valutazioni sue e del suo partito, nelle determinazioni che ha annunciato ieri e in quelle preannunciate per il prossimo 16 luglio.
    Non è di politique politicienne che intendo far questione.
    Ella è persona avveduta, misurata, per storia personale e cultura di formazione non è certo un parvenu della politica né, come altri, un ultimo arrivato.
    Conosco e stimo personalmente da almeno vent’anni suoi sodali di partito, uno per tutti Bruno Tabacci, il cui impegno a sostegno della realtà del mercato e delle ragioni di chi ne è attore so essere animato da solidi princìpi mai però disgiunti da una concreta cognizione dei meccanismi che vi operano.
    Un filone di “mercatismo cristiano” che non ha mai esorcizzato il profitto, che lo ha sempre saputo inquadrare nella lezione più alta della dottrina sociale cristiana, ma in modo assai diverso da come la vulgata del “socialismo cristiano” ha finito invece per prevalere, per lunghi decenni, nella realtà dell’economia pubblica italiana.
    Ne ha detto e scritto lei per primo, in un recente libro intervista.
    Ciò per testimoniarle una viva curiosità, quando nella sua intervista giunge a trattare il tema della riforma fiscale.

    E’ questo e solo questo, l’interrogativo.
    Non che cosa farà o non farà nella maggioranza e nel governo, ché la politica e le valutazioni dei partiti hanno freddi sviluppi la cui determinazione va lasciata a chi ne porta la responsabilità, e poi giudichino gli elettori.
    Il punto è un altro. E’ quell’espressione che lei usa a proposito dell’abbattimento delle aliquote, a farci pensare.
    “Vorremmo tutti essere generosi coi contribuenti, ma occorre capire bene a quali condizioni e con quali costi si può essere di manica larga”, è la sua risposta.
    Che contiene almeno tre segnali grandi come monoliti, per la distanza che pongono senza dubbio intenzionalmente tra una prospettiva culturale che ritenevamo lei condividesse, e quest’altra che assume tutte le fattezze del “prima lo Stato, poi la persona”.
    I tre segnali?
    L’aggettivo “generoso”, come se si trattasse di una regalìa benevola invece che della necessità di riequilibrare un prelievo iniquo e oppressivo. Una necessità-affermata da anni in programmi elettorali condivisi, e in una legge delega anche da lei votata, con tanto di aliquote esplicitamente fissate.
    Il termine “costi”, per indicare i corrispettivi dello sgravio d’imposta: mostrando così di far propria la tesi di coloro secondo i quali minori aliquote comportino minor gettito – il che è l’esatto contrario di quanto storicamente determinatosi in ogni paese di mercato che abbia avuto il coraggio e la determinazione di un’energico ribasso di tutte le aliquote, comprese le più elevate – e che ciò comporti per conseguenza il famigerato “taglio dei servizi sociali”, quando invece migliori servizi possono essere offerti da privati in concorrenza a costi assai minori per il bilancio dello Stato, e migliori standard di efficienza universalmente garantiti da uno Stato regolatore. Proprio in applicazione di quel principio di sussidiarietà che le è certo molto caro, e che vive in pagine mai dimenticate del grande Luigi Sturzo oltre che in una ininterrotta tradizione della dottrina sociale della Chiesa.
    Terzo segnale, quel “manica larga”, che sarebbe assai più comprensibile se usato nei confronti degli evasori figli delle aliquote elevate attuali, piuttosto che nei confronti di contribuenti oppressi che solo una coerente coalizione di governo promercato può finalmente sgravare.
    Ora, o probabilmente mai più, da quel che si legge.

    Non dobbiamo richiamare proprio a lei, quel celebre paragrafo 42 della Centesimus Annus, in cui Giovanni Paolo II si chiede se, all’indomani del crollo dei sistemi socialisti, il modello da proporre ai paesi in via di sviluppo sia il capitalismo.
    Premettendo che la risposta è complessa, afferma:
    “Se con ‘capitalismo’ si indica un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell’impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell’economia, la risposta è certamente positiva”.
    Né, tra tutti gli autori del personalismo cristiano, quell’Antonio Rosmini per il quale “la proprietà rappresenta il limite positivo all’altrui invadenza e a quella del potere politico, ed è quindi il vero perno del sistema delle libertà politiche e giuridiche”.
    E di qui la sua difesa del libero movimento delle ricchezze per permettere a tutti di fruirne in relazione alle proprie capacità, la contrarietà netta all’imposta progressiva, una riforma del sistema fiscale che annulli addirittura le imposte indirette per non gravare sui poveri, la possibilità di un voto corporativo per le persone collettive e dunque anche i proletari.
    Lo facciamo solo per il lettore che magari ignora, essere questi alcuni dei suoi più fermi pilastri culturali, onorevole Follini.
    Ma noi, perciò, non capiamo.
    Come può dunque parlare di “generosità” e di “manica larga”, come fosse improvvisamente diventato un giacobino fiscale e statalista impenitente?
    (ofg) su il Foglio del 7 luglio

    saluti

  2. #12
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Sui cosidetti....

    ...poteri neutri ma forti

    Roma. Sui cosiddetti “poteri neutri” esistono biblioteche intere, per illustrarne importanza e ruolo di garanzia nell’equilibrare i poteri di rappresentanza politica. Ma mille teorie non valgono la prassi oggettiva, come concretamente essi vengono esercitati nel libero gioco dei contrapposti interessi. Soprattutto in un paese dove il mito della “neutralità” ha mostrato di sapersi e volersi spesso piegare alla logica degli interessi e facendosi scudo dell’irresponsabilità, vedi il clamoroso esempio della funzione giurisdizionale. Mai come quando la politica entra in fibrillazione, i poteri neutri interpretano un ruolo che è quello che i loro titolari ritengono
    personalmente di esercitare, visto che le disposizioni costituzionali e di legge sono, in materia, assai elastiche.
    Ed è per questo significativo rilevare, come i poteri neutri si
    stiano cimentando nella vicenda delle dimissioni di Giulio Tremonti e dell’interim all’Economia assunto da Silvio Berlusconi.

    Innanzitutto il Quirinale, viste le prerogative che la Costituzione
    affida al Capo dello Stato insieme al presidente del Consiglio nella nomina dei membri del governo.
    Quanto sta avvenendo in questi giorni sulla stampa, ha fatto alzare le antenne ad alcuni dei costituzionalisti riservatamente
    allertati in vista del prossimo passaggio alla Camera della riforma costituzionale varata dal Senato il 25 marzo scorso, e sul
    quale a Montecitorio si appuntano gli interrogativi su come si comporterà l’Udc in merito al federalismo cui tanto tiene la Lega. Il primo comma della nuova versione dell’articolo 87 della Costituzione recita testualmente così: “Il Presidente della
    Repubblica è garante della Costituzione, rappresenta l’unità federale della Nazione ed esercita le funzioni che gli sono espressamente conferite dalla Costituzione, è il Capo
    dello Stato”. Dove quell’avverbiuccio apparentemente
    ovvio e inoffensivo – “espressamente” è invece un escamotage mordace, inteso com’è a dare obliquamente una bella sforbiciata a tutti i poteri presidenziali “non tipizzati”, per dirla da addetti ai lavori.
    In altre parole, tanti saluti per esempio alle cosiddette
    “esternazioni”, siano esse dirette –il culmine si toccò nell’ultimo biennio cossighiano – oppure indirette, filtrate cioè da interpreti più o meno autorizzati. Al Quirinale si porta pieno e assoluto rispetto per le scelte del legislatore, ma quell’“espressamente” suona scelta ultronea, su cui invitare alla riflessione. Visto e considerato che il nuovo testo già limita di tanto i poteri presidenziali, sa di maramaldo inibire anche ogni margine di moral suasion. Ne verrebbe un Capo dello Stato ridotto a notaio silente, senza poter dire neppure parola per acconciare ragionevolezza in caso di scontro tra poteri.

    Fazio e il Cav. di nuovo sul ring
    Ma è quanto avviene in questi giorni, a rafforzare i teorici dell’“espressamente”.
    “Il Quirinale: mai fatto pressioni su Berlusconi”, titolava ieri a pagina piena la Stampa, riferendo che “Ciampi ha chiamato i suoi più stretti collaboratori con toni insolitamente bruschi, esprimendo forte irritazione per il modo in cui i giornali hanno fin qui informato del suo ruolo nella vicenda… Ciampi ha ordinato ai suoi collaboratori di rendere nota la sua estraneità agli aspetti politici di una vicenda governativa che, per il momento, viaggia su regolari binari costituzionali”.
    Del tutto opposta la pagina di Repubblica, “L’irritazione del Quirinale: la reggenza non può durare”.
    Nell’articolo, si liquida “l’affanno degli stretti collaboratori del Presidente, impegnati a smentire umori men che sereni del Colle”, in quanto “risulta” con assoluta certezza quanto poi segue in 4 colonne con virgolettati attribuiti al Capo dello Stato, che non gradisce questo e quello, e che da Berlusconi è tenuto all’oscuro
    di questo e quest’altro.
    Anche se, scrive poi Repubblica, “il Capo dello Stato formalmente
    in questi giorni non ha titolo per interventi diretti”.
    Il tira e molla mediatico da parte di un altro “potere neutro” è stato invece stroncato con le brutte. Quando domenica scorsa sempre Repubblica ha pubblicato una pagina intera di giudizi virgolettati al vetriolo su Tremonti e le sue dimissioni attribuiti al governatore Antonio Fazio, la Banca d’Italia ha immediatamente emesso una secca, formale e totale smentita, in cui persino le circostanze fattuali descritte da Repubblica venivano bollate come prive di ogni veridicità.
    La cannonata ha avuto effetto, nessuno si è più azzardato. Tanto più significativo, se si pensa che dopodomani si tiene l’assemblea annuale dell’Abi.
    L’anno scorso Fazio e Tremonti cozzarono a scintille.
    Ma dopodomani Fazio interverrà non più davanti all’arcigno nemico, e al discorso ha rimesso mano perché ad ascoltare c’è Berlusconi. Che prenderà anche la parola, per rimarcare che il suo interim non è di facciata. Dopo anni di rapporti difficili con Tremonti e mentre in Parlamento pende una riforma dei suoi poteri, sarà da vedere come Fazio calibrerà i toni davanti al premier.
    E come gli risponderà Berlusconi, che non intende lasciare solo a Luca di Montezemolo la palma di pacificatore interessato con gli istituti di credito.

    da il Foglio

    saluti

  3. #13
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Tremonti visto da....

    ....Formica

    Roma. Gliel’aveva scritto per lettera il 23 giugno, assieme ai suggerimenti in vista del documento economico che il ministro stava preparando: “Giulio, sarai tu il parafulmine”.
    Dopo le dimissioni di venerdì scorso, altri messaggi: “Ti sono solidale”; “grazie”.
    Rino Formica ha mantenuto con Tremonti i “rapporti affettuosi e fraterni” coltivati sin da quando, nel 1981, il fiscalista di Sondrio entrò nello staff dell’allora ministro delle Finanze nel governo pentapartitico di Giovanni Spadolini.
    Un trentaquattrenne docente di Diritto tributario, ambizioso colto e ironico da sembrare arrogante; e l’animale politico barese che da ex trotzkista proponeva la tassazione delle rendite patrimoniali, e da socialista fu anch’egli un dagherrotipo della prima Repubblica.
    Quello che coniò la definizione autorappresentativa della stagione di “nani e ballerine” e decretò che in fondo “la politica è merda e sangue”.
    Sopravvissuto ai fasti e alle vendette, oggi Formica presiede l’associazione ‘Socialismo è libertà’ e dal suo ufficio romano scrive, telefona, compulsa carte, conserva amicizie. Anche quella con Giulio (a lui è dedicata una cartellina grigia contenente articoli e documenti).
    Lo ereditò come consigliere quando sostituì Franco Reviglio a via XX settembre: “C’erano lui e Vincenzo Visco, che poi andò con Beniamino Andreatta”.
    Formica pretese di comprendere da subito la “sconfinata passione politica” di Tremonti, il professore “anarcosocial-individualista che il sistema chiuso dei partiti avrebbe costretto a fare il tecnico”. Omaggiandolo pure della targa d’impolitico poco comunicativo e dal caratteraccio (“l’ultimo è stato Berlusconi all’Ecofin, pensa che roba”).
    Soltanto perché capace di dire “cose sgradite e vere” con la sua intelligenza “intimamente di sinistra ma superiore alla sinistra tutta. Alla destra neanche vale la pena di pensarci”.
    Certo che esisterà pure un motivo se, per Formica, il testo di Tremonti più sofferto e rivelativo è la risposta a un medaglione di “voltagabbana socialista” che gli inflisse l’Unità nel ’92:
    “Nell’area Psi molto e molti mi hanno respinto. Tanto per la verità, senza rancore e senza gabbana”.
    Respinto dal medesimo Formica, alla fine degli anni Ottanta.
    “Giulio era presidente della commissione da me nominata per regolamentare la tassazione delle rendite finanziarie, ma prima ancora di riunirsi per fornirmi pareri aveva già anticipato in un’intervista il suo disaccordo con me. Lo destituii e sciolsi la commissione”.

    Ecco dove si è rotto il muso
    E’ così, Tremonti. Non gli fa difetto la genialità ma la disciplina:
    “Non è andato a scuola di trotzkismo, è un individualista extraparlamentare figlio degli anni Sessanta e immerso nell’anarco-individualismo”.
    Mai un’esperienza nei grandi partiti di sinistra, mai frequentata la superiorità delle ragioni comuni su quelle individuali. “Il che lo rende interessante ma anche anomalo, nel momento in cui tornano le logiche di un tempo”. E gli ha alienato la simpatia di questo centrodestra che forse non è più la sua casa.
    Epperò, dice Formica, a Tremonti la lunga traversata dell’opposizione berlusconiana, dal ’95 al 2001, è servita a maturare “la certezza che la sinistra, più che a una fonte battesimale, assomiglia a una società di pompe funebri.
    Incapace di modernizzare il paese, favorisce le rendite di posizione delle grandi imprese”.
    Insomma “per tirare fuori il grande capitale dalla protezione ovattata dell’assistenzialismo di Stato, saldarlo con la vitalità delle partite Iva e creare gli spiriti animali di massa del capitalismo moderno” Tremonti si è convinto che bisogna passare da destra, “buscar el Levante por el Poniente”.
    Per ora un fallimento, ma non perché abbia riparato nel colbertismo: “Chi lo accusa scambia la mano visibile che stabilisce regole con quella che rovescia soldi sui soggetti inadempienti”. L’errore di Giulio è che “ignora la buona regola secondo cui per ogni obiettivo da abbattere ci sono gerarchie da rispettare e alleanze variabili da tessere.
    Il suo anarchismo lo porta a illudersi che se il sistema è malato occorre estirpare tutto e subito”.
    E’ così che l’antiplutocrate Tremonti si è rotto il muso contro Bankitalia, mentre “i post-fascisti si reinventavano come partito di Roma”.
    Oggi resta la recriminazione per il guizzo luciferino speso in quel “documento ideologico” che è libro ‘Meno tasse più sviluppo’, dove Tremonti lancia la no tax area, l’aliquota basica al 23 per cento e quella massima al 33. Con tanto di premessa diafana del Cav., che “senza aver letto il contenuto” lo ha musealizzato nel retrobottega del fare, dove riposa la “sua sonnolenta antipolitica”.
    Morale: “Diranno presto che Tremonti aveva ragione, e scopriranno d’aver abbandonato un ministro arrogante per ritrovarsi un leader superbo”.

    saluti

  4. #14
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,882
     Likes dati
    12,155
     Like avuti
    15,274
    Mentioned
    582 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito

    Bella discussione...

  5. #15
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Il Cav. non cede....

    …St&Poor’s ci boccia

    Roma. Ieri, a fine giornata, il Cav. era più che mai convinto di aver spiazzato i riottosi della maggioranza. Sa che sui giornali di oggi appariranno lunghi articoli in cui magari sarà il leader di An a volersi intestare il merito della mediazione. E che gli esponenti dell’Udc diranno di gradire solo il metodo, ma che in sostanza nulla è cambiato delle loro richieste. Ma il premier pensa sia vero il contrario. La matassa si potrà dipanare solo con il disinvolto e diretto esercizio dell’interim.
    E’ quello che ha fatto ieri dalla tribuna della Conferenza annuale
    della Ragioneria generale dello Stato.
    Ed è quel che dirà oggi all’assemblea annuale dei banchieri, parlando insieme ad Antonio Fazio, a fare la differenza.
    Per comprendere appieno la danza giocosa e leggermente cinica del premier, conta più aver ribadito che “solo abbassando il prelievo ci si obbliga poi ad abbassare le spese” che aver ammesso “l’interim durerà solo qualche giorno”.
    Perché la prima affermazione incatena gli alleati al programma elettorale e alla legge delega fiscale, oltreché alla sacrosanta teoria dell’“affamare la bestia” con cui Reagan tagliò le tasse subito, obbligando dopo il Congresso a tagliare le spese.
    L’aveva ribadito la mattina, prima di recarsi a Villa Spada, parlando al telefono con Gianfranco Fini e Marco Follini e dando loro appuntamento a colazione.
    Disposto a parlare di tutti i punti su cui chiedono chiarezza, Dpef e Finanziaria, federalismo e riforma costituzionale, e nuova composizione del governo, “ma sappiate che su meno tasse non mi sposto di un millimetro”.
    Detto e fatto, a pranzo si è deciso che da domenica sera la maggioranza avvierà tre tavoli di confronto. “A oltranza”, secondo i vecchi riti coalizionali che il Cav. ha tentato di evitare per tre anni.
    Alla Lega il premier ha fatto sapere di stare per il momento buona, di continuare sulla linea del sostegno all’interim.
    E’ ai tavoli di maggioranza che bisogna tenere in serbo le munizioni per difendere i tagli alle tasse, il governo del premier in Costituzione, e un Dpef che non si traduca in un’incomprensibile resa alla spesa assistenzialista.
    In cambio, se Udc e An non rompessero e firmassero inequivocabilmente la riforma fiscale, il Cav. darebbe il via libera a un congruo riequilibrio della squadra di governo.
    La lista dei desiderata è lunga, ma non quella dei partiti pronti ad andare a misurarsi con gli elettori.
    Ed è An, interessata più dell’Udc a chiudere, a far girare voci contrapposte su chi potrebbe in quel caso subentrargli all’Economia.
    Timorosi di una nuova “sorpresona” del Cavaliere, che non è invece da escludere.
    Di qui le voci contraddittorie – smentite formalmente in serata da Palazzo Chigi – che sono tornate su Letizia Moratti, in caso l’Udc venga a miti consigli e si debba sistemare alla Pubblica istruzione un Rocco Buttiglione ormai lontano dal portafoglio europeo, oppure su Antonio Martino, se rinascesse per An un Bilancio separato con l’attribuzione del Cipe.

    “Avviso” anche a Piersilvio e Marina
    E’ vero, l’ottimismo del premier è incappato nel declassamento deciso da Standard & Poor’s, che ha abbassato il giudizio sul debito pubblico italiano da “AA” a “AA-”.
    Era una decisione preanunciata dallo scorso novembre, quando l’agenzia aveva espresso un “negative watch” sui conti italiani, preavviso inequivocabile.
    Ma è anche vero che Moritz Kraemer, l’analista responsabile del giudizio, non ha aspettato il decreto di contenimento della spesa, per dare il suo parere.
    Un giudizio “d’atmosfera” e non di merito, che Moody’s e Fitch non hanno seguito. E sul quale, ai desk degli istituti internazionali che trattano i titoli di “Republic of Italy”, girava voce ieri che gravasse anche l’incoraggiamento di qualche banchiere internazionale italiano molto prevenuto verso il governo.
    Ma il Cav. pondera anche altri elementi.
    Se è vero che il Sole 24 Ore ieri ha sposato con durezza il no all’abbattimento delle aliquote, lasciando presagire che sulla riforma degli incentivi alle imprese sarà lotta dura, è anche vero che nel campo dei poteri forti emergono le prime difficoltà: Unicredit rompe con Capitalia e Intesa in Rcs.
    La proposta del “salario di competitività”, su cui LCdM ha imbarazzato un Guglielmo Epifani che si sbracciava a convergere, è bocciata come “bufala reazionaria” dalla Fiom e da Fausto Bertinotti.
    E il capo di Assolombarda, Bruno Perini, nota che lui di spazi rilevanti per aumenti salariali non ne vede.
    Una faticaccia, quella che aspetta il premier fino al 14 luglio, quando andrà in Parlamento, condita di amarezze come – guarda caso – l’iscrizione di Marina e Piersilvio nel registro degli indagati della procura di Milano.
    “Ma non è che intorno veda rose e fiori”, dice il Cav.

    su il Foglio di oggi

    saluti

  6. #16
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito La fronda...

    ….di Follini

    Palermo. Fino a ieri Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo erano i bravi ragazzi siciliani che avevano dato lucentezza al partito,
    forti del granaio portato in dote a Roma: il quattordici per cento di voti raccolti in Sicilia alle europee. Il vero successo perché nel gioco nazionale dei numeri aveva portato l’Udc di Marco Follini al “vittorioso” sei per cento. Così fino a ieri.
    Ma da oggi quel “granaio” può rivelarsi per lo stesso Follini un peso, un freno notevole nella sua corsa verso il centro, nel suo disimpegno sempre più marcato dall’alleanza con Silvio Berlusconi.
    I bravi ragazzi siciliani non sono più d’accordo.
    Battono i pugni e dicono a Follini: “Intanto dacci quel che ci
    siamo meritati, un incarico di governo”, e poi fanno sapere a tutti che loro non sono poi così d’accordo con la linea barricadera scelta a Roma dall’Udc.
    “A meno che – spiegano a Palermo – non serva per ottenere di più”.
    Di queste cose Follini deve tenere conto.
    Ammettiamo, e non è solo un’ipotesi, che un domani Gianfranco
    Miccichè, per scelta personale o di Berlusconi, decida di staccarsi dalla vita politica siciliana. A quel punto la gestione di Forza Italia nell’isola potrebbe essere offerta a Cuffaro, il cui rapporto
    privilegiato con Berlusconi esiste e può anche avere sviluppi positivi.
    Se l’Udc perdesse Cuffaro, e con Cuffaro il granaio siciliano, la
    prospettiva sarebbe quella di ripiombare, nelle prossime elezioni
    al quattro per cento o giù di lì.

    Paradossalmente, in questa tormentata fase seguita alle dimissioni di Giulio Tremonti, Cuffaro ha fatto più da spalla a Berlusconi che a Follini. Infatti, mentre il leader dell’Udc mandava segnali minacciosi, come l’eventualità di un appoggio esterno, dalla Sicilia partivano invece segnali rassicuranti. “A noi della durata dell’interim non ce ne frega un amato c…”, ha sentenziato il presidente della Regione. Riuniti i suoi a Caltanissetta, domenica sera, trentasette gradi all’ombra (clima rovente), Cuffaro è stato esplicito. E’ convinto che la Sicilia possa conquistare un altro ministero con la trattativa e non con la contrapposizione a Berlusconi: “Signori miei, dobbiamo avere un voce nostra e autorevole al governo di Roma, il migliore di noi è Raffaele Lombardo”. “Continuo a sostenere l’opportunità della nomina di un ministro siciliano dell’Udc e quella del sottosegretario all’Economia Gianfranco Miccichè a ministro per il Mezzogiorno” ha ribadito ieri, augurandosi anche la “riconferma” degli attuali ministri siciliani (Enrico La Loggia, Stefania Prestigiacomo e Antono Martino, tutti di Forza Italia).
    Ma non è solo Cuffaro a mostrare affettuosità nei confronti del presidente del Consiglio, anche da Forza Italia partono segnali che indicano una rinnovata attenzione nei confronti della Sicilia.
    Il coordinatore Sandro Bondi ha deciso di inviare da quelle parti due funzionari con un compito ben preciso: capire zona per zona il perché della sconfitta elettorale. I riflettori puntano su Siracusa, dove il partito azzurro ha subito la batosta più cocente: meno ventuno per cento. Il “monitoraggio”, come viene chiamato in via dell’Umiltà, può anche restare una nota interna.
    Ma può essere anche il preludio per un ridimensionamento della rappresentanza siciliana al governo.
    E dunque per un rimescolamento di carte con il quale si potrebbe trovare uno spazio a Raffaele Lombardo.

    L’asse Palazzo d’Orléans-Pirellone
    Gianfranco Miccichè preferisce tenersi alla lontana da queste ipotesi che pure lo toccano da vicino. Lui preferisce ribadire cifre alle mani che nelle elezioni del 13 giugno Forza Italia ha perso un po’ di voti ma che l’Udc siciliano ne ha persi ancora di più se i risultati vengono raffrontati alle ultime regionali, quelle appunto che hanno insediato Cuffaro a Palazzo d’Orléans.
    Tuttavia è convinto che il sessantuno a zero delle politiche del 2001 quando la Casa delle liberta conquistò tutti i collegi della Sicilia difficilmente si potrà ripetere.
    Per Forza Italia vale quel che s’è detto sin qui per l’Udc: perdere il granaio siciliano sarebbe una rovina. Da qui l’esigenza di una “alleanza di prospettiva” tra Berlusconi da un lato e Cuffaro e Lombardo dall’altro lato.
    Una tenaglia che finirebbe per lasciare con le spalle scoperte Follini e le sue ambizioni.
    Tra quanti vedono di buon occhio il consolidamento dell’amicizia tra Berlusconi e Cuffaro c’è Roberto Formigoni, il potente governatore della Lombardia, che con il presidente della Regione siciliana ha sempre mantenuto un rapporto di amicizia e di collaborazione.
    Dall’atteggiamento che da qui a pochi giorni terrà Follini si vedrà quanto pesa anche la fronda siciliana.

    saluti

  7. #17
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Estate....

    ….romana

    Tenere il conto dei vertici, bilaterali, trilaterali e onnicomprensivi, che la maggioranza ha tenuto in questi giorni non è facile. A fine settimana, poi, è annunciato il vertice dei vertici, a oltranza da domenica sera.
    Sui giornali si legge di riunioni drammatiche, di facce ingrugnate, di ultimatum proclamati e respinti. Ma quella che si sta recitando, più che una tragedia di Shakespeare, ha i toni e il ritmo di un dramma giocoso, di quelli in cui i duellanti hanno un bel tappo sul fioretto e di morti e feriti non se ne vedono in scena, anche se se ne parla molto.
    Il titolo potrebbe essere “L’assedio impossibile all’imprendibile Cavaliere”, visto che Silvio Berlusconi “un po’ per celia e un po’ per non morir” non si trova mai dove i suoi sicari pensano di poterlo chiudere in un cerchio di fuoco. Hanno attaccato Tremonti, puntando a far cadere, come nel gioco del domino, tutto il resto, e si sono trovati la scrivania di Quintino Sella occupata dal premier.
    Che ha anche fatto intendere di non volerla mollare tanto presto, così sulla durata dell’interim si è accesa un’altra “battaglia finale”, conclusa con uno sberleffo da Berlusconi che parla di un lavoro “di pochi giorni”.
    L’ultima trovata è stata una raffica di emendamenti alla legge sul federalismo. Così, pensavano, la Lega prende cappello, rifiuta di apportare qualsiasi modifica e salta tutto.
    Invece Roberto Maroni non cade nella trappola, e la soluzione, chi l’avrebbe detto, è un vertice sulla devolution, che comincia ora e chissà quando finirà.
    Anche sulla riduzione delle tasse, su cui si è sentito arrivare lo scirocco dei poteri forti, con il verdetto di Standard & Poor’s mal tradotto dall’italiano, alla fine una soluzione si troverà, naturalmente in apposito vertice.
    Poi comincerà il balletto delle poltrone, che se fosse stato messo in scena da subito, forse avrebbe accorciato di molto il dramma. Ma chissà perché chiedere uno spazio di potere, anche quando se ne ha diritto, in Italia è considerato poco fine.
    La conseguenza è l’intasamento di macchine blu che passano da un vertice all’altro, la consumazione di tragedie che durano lo spazio di un mattino, molto da scrivere e poco da leggere sui giornali.
    Intanto si varerà una severa manovra di contenimento delle spese, si è respinto l’ammonimento europeo minacciato dalla Commissione, si risponderà alle agenzie di rating (che sul caso Parmalat rimediarono una figuraccia).
    E passa un’altra estate romana.

    notare quanto dolce sia il richiamo a Parmalat ....agenzie di rating.

    su il Foglio di oggi

  8. #18
    email non funzionante
    Data Registrazione
    08 Mar 2002
    Località
    Roma
    Messaggi
    600
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: C'è un'eco interessante....

    In origine postato da mustang
    ...anche dalla stampa estera

    Secondo il Financial Times, Berlusconi se l’è cavata per il rotto della cuffia nell’esame di Bruxelles e la gestione del bilancio del suo governo è disfunzionale e irrealistica, specie per il lungo termine.
    La riforma delle pensioni è lontana dal risolvere i problemi.
    Il progetto di tagliare le imposte è surreale.
    Ma, aggiunge il foglio britannico, perdendo l’abituale tono dottorale, c’è una cosa che irrita: l’assenza di reazioni negative del mercato internazionale del reddito fisso.
    Nonostante le dimissioni di Tremonti e l’interim di Berlusconi, con i suoi piani fiscali, il debito pubblico italiano ha mantenuto intatto il suo differenziale di soli 0,20 rispetto ai Bund tedeschi, considerati come l’oasi della stabilità finanziaria internazionale.
    Il Financial non sa capacitarsene e tenta una spiegazione, a cui mostra di non credere: dopo tutto, sostiene, anche il bilancio tedesco va male, quindi i Bund a cui si confrontano Bot e Cct italiani non sono così pregiati.
    Ma è una spiegazione che non regge.
    Allora il Financial Times se ne inventa un’altra. Cioè che gli investitori pensino che la Bce, la Banca centrale europea, voglia correre in salvataggio dell’Italia, quando non riuscirà a piazzare i suoi titoli sul mercato.
    Ciò, ovviamente, è ancor meno credibile.
    Il fatto è che il Financial Times, dice il falso quando afferma che nella nostra maggioranza di governo si discute se tagliare le imposte o aumentare le spese, senza curarsi del deficit.
    La discussione verte sul da farsi, all’interno di un tetto al disavanzo del 3 per cento.
    D’altra parte la propensione al risparmio delle famiglie italiane è salita al 12,7 per cento nel 2003 ed esse hanno molta fiducia nel nostro debito pubblico.
    Questa propensione è in aumento perché si percepisce che la riforma delle pensioni, che le aggancerà ai contributi pagati (cosa che non accade negli altri paesi), non garantirà benefici non guadagnati. E se i mercati internazionali, abituati a dar fiducia ai nostri Bot, confermano la stessa fiducia in questa circostanza, vuol dire che non condividono affatto i giudizi astiosamente partigiani del Financial Times.
    Non sono forse i mercati che hanno l’ultima parola nella valutazione delle condotte finanziarie dei governi?

    Visco, o il suo vice, hanno commenti?

    saluti
    No, il commento l’ha fatto Standard & Poor’s.

  9. #19
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,882
     Likes dati
    12,155
     Like avuti
    15,274
    Mentioned
    582 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Re: C'è un'eco interessante....

    In origine postato da leo
    No, il commento l’ha fatto Standard & Poor’s.

  10. #20
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Re: Re: C'è un'eco interessante....

    In origine postato da MrBojangles
    --------------------
    Cioè ha spiegato le cappellate che ha preso "giudicando" Parmalat e Enrom?
    E perchè, bamboccetti carissimi, altre valide agenzie di rating hanno valutato diversamente i conti italiani?
    Se è così, avete ragione voi.

 

 
Pagina 2 di 4 PrimaPrima 123 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 130
    Ultimo Messaggio: 06-04-12, 21:39
  2. Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 09-02-12, 20:03
  3. il dopo-Fini? che succederà a Futuro e Libertà dopo Fini?
    Di QUINTO nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 06-12-10, 22:14
  4. Risposte: 25
    Ultimo Messaggio: 17-10-08, 20:04
  5. Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 28-06-08, 13:50

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito