….lo sviluppo. Per tutti e ovunque
Roma. Iniziamo a dirla da chi vede il bicchiere mezzo pieno.
Ieri sera, al premier i conti tornavano abbastanza. Diciamo che
era moderatamente ottimista, per quanto aveva seminato sia sul terreno economico, sia nella maggioranza. Si aspettava che in
mattinata all’assemblea dell’Abi la relazione del presidente Maurizio Sella a nome dei banchieri italiani fosse “d’attacco”, verso
il governo, e in effetti lo è stata.
Critica aspra verso le “misure straordinarie” assunte da Giulio Tremonti, bocciatura dell’abbattimento fiscale “oggi difficilmente
praticabile”, inno alla “concertazione, confortati da Confindustria”, pagine intere a difesa delle banche sui casi Cirio e Parmalat e difesa ruvida della Banca d’Italia.
Ma il Cav. ha spiazzato l’uditorio inaugurando un’offensiva del
sorriso verso le banche ed esprimendo platealmente
“l’apprezzamento del governo” verso Antonio Fazio.
Il governatore, al suo fianco, ha sorriso e annuito diverse volte nel corso dell’intervento, e davanti a tutti è capitato che Berlusconi parlando gli posasse la mano affettuosamente sul braccio, e che Fazio non si sottraesse al gesto.
Lo stesso Fazio ha usato toni assai più moderati che in passato, verso il governo.
Le consuete critiche “d’ufficio” per le preoccupazioni sulla competitività italiana, l’andamento della spesa corrente e del debito pubblico, non lo hanno però indotto a sparare a zero sul taglio alle imposte. Tutto sommato Fazio ha benignamente socchiuso la porta all’esito del chiarimento di maggioranza che incomincerà domenica.
Berlusconi ha così potuto annunciare la fiducia sulla riforma delle pensioni e la sua approvazione al più tardi entro l’estate.
Ha rilanciato sulla riforma fiscale ma l’ha anche “sforbiciata”, ammettendo che le aliquote non saranno due ma almeno tre, e che in ogni caso sarà trovato il compromesso per abbassare del possibile anche l’Irap.
Ha annunciato per stamane l’adozione in Consiglio dei ministri del decreto correttivo della spesa pubblica annunciato a Bruxelles, e ha ribadito alle banche che la riforma degli incentivi alle imprese sarà per loro “una straordinaria occasione”, per aiutare a distinguere il merito di credito degli imprenditori veri da coloro che invece sin qui si sono candidati a raccogliere gli incentivi della legge 488 magari con progetti esistenti solo sulla carta.
Ha difeso la stabilità di governo e al mondo del credito ha chiesto comprensione e sostegno. “Me la sono cavata bene”, ha detto rientrando a Palazzo Grazioli. Anche perché nel frattempo le altre due agenzie internazionali di valutazione del debito pubblico, Moody’s e Fitch, hanno confermato che non seguiranno Standard & Poor’s nella decisione di abbassare il giudizio sull’Italia.
Gli altri downgrading in agguato
Quanto alla maggioranza, Berlusconi ha rivisto a lungo Gianfranco Fini garantendogli piena apertura sulla rimodulazione delle misure da inserire nel Dpef, collegandola però alla solidarietà di An sul pilastro federalista necessario per tenersi stretta la Lega.
E il Cav. ha incassato il sostanziale assenso del leader di An su questa linea, “se non ci saranno scherzi”. L’uscita dal governo minacciata dall’Udc non trova consensi, né nella Lega – ma era chiaro sin dal primo momento – né nel partito che più si era spinto avanti nel chiedere la testa di Tremonti.
Di qui dichiarazioni distensive, nel pomeriggio, del portavoce di An e di esponenti delle diverse correnti del partito, nonché battute salaci all’indirizzo dell’Udc da parte dei vertici leghisti.
Per far comprendere che riteneva di avere la situazione sotto controllo, il Cav. ha chiesto che fosse il più ex dc dei suoi ministri, il titolare dell’Interno Giuseppe Pisanu, a dichiarare l’avvenuta convergenza di FI, Lega e An, e la comune “più ampia disponibilità a valutare le ragioni degli amici dell’Udc”.
Ora guardiamo invece al bicchiere mezzo vuoto: la visuale di Marco Follini e di chi nell’Udc condivide la sua linea delle “mani
libere” di fronte a una situazione nella quale è praticamente impossibile vedere segni di rinuncia da parte del Cav. a esercitare
“poteri monarchici”.
A Pier Ferdinando Casini il segretario dell’Udc ha spiegato che gli veniva difficile essere ottimista proprio nel giorno in cui in Parlamento saltava l’intesa bipartisan sulla riforma del risparmio,
altro che blandizie verbali ai banchieri, e mentre la fiducia sulle pensioni rendeva impossibile ogni tentativo di riagganciare
almeno parte del mondo sindacale.
Veramente l’approvazione al più presto possibile della riforma previdenziale è assolutamente necessaria proprio per evitare in autunno il downgrading da parte di Moody’s e Fitch.
Che proprio questo argomento sia stato per mesi illustrato a
Moody’s e Fitch per indurli a sospendere il giudizio, è arcinoto agli esponenti dell’Udc più addentro alle cose economiche, come Bruno Tabacci. “Ma è anche vero che non è colpa nostra se il governo non ha saputo mettere in cantiere altre misure strutturali”, dice Tabacci.
Quanto alle seduzioni interne che il richiamo ministeriale esercita su membri dell’Udc e sulla “corrente Trinacria” guidata da Salvatore Cuffaro, il leader del partito non le esclude affatto.
Ma continua a pensare che accettare “pasticci” sarebbe un errore, non basterebbe a rinverdire la presa dei più moderati dell’alleanza verso quella parte di elettorato che, alle ultime elezioni, non ha votato ancora per l’opposizione, ma o è rimasta a casa oppure la croce su Berlusconi non l’ha messa più.
“E’ a questo elettorato che dobbiamo pensare, Silvio ha una partita personale e lo capisco, ma quando partita personale e partita politica non passano più per la giusta soluzione a un problema evidente come l’appannamento elettorale, noi abbiamo il dovere di guardare avanti”.
Questa, ancora ieri sera, la posizione del leader dell’Udc. Condivisa da Tabacci. Sostenuta anche da esponenti dell’Udc che la pensano in tutt’altro modo sulle vicende bancarie, come Ivo Tarolli che dopo l’assemblea dell’Abi sottolineava trionfante “il cambio di linea” di Berlusconi verso la Banca d’Italia.
Al centro delle ponderazioni del vertice dell’Udc, c’è la prospettiva di un governo istituzionale, in questa legislatura, nella convinzione che il capo dello Stato in caso di crisi della formula che ha vinto le elezioni non scioglierebbe su due piedi la legislatura.
In effetti, Confindustria Abi e sindacati appaiono – se li si guarda con Follini – sostanzialmente pronti a benedire una simile prospettiva.
Basta leggere gli editoriali dei giornali della borghesia. La stessa irritazione di Eugenio Scalfari, di fronte a uno sviluppo che imbarazzerebbe i Ds, conferma a Follini che la prospettiva potrebbe assai seriamente passare per “moderata”, creando sviluppi in quella Margherita che ha mostrato coi numeri di voler relegare Romano Prodi nel museo delle cere.
E’ vero da una parte che Luca di Montezemolo ieri ha dovuto ingranare una mezza marcia indietro, dichiarando fiducia a un governo che sappia tornare a “fare squadra”.
Ma all’Udc è apparsa solo una correzione tattica, LCdM si era spinto troppo avanti con la sua visita “politica” a Montecitorio di mercoledì.
Quel che più conta è che ieri, nella relazione di Sella all’Abi, c’era una bomba. Annegata a pagina 25 del testo.
Per i sostenitori di una svolta moderata post-Berlusconi è l’abracadabra che allude all’“ora x”. Altro che fondo rotativo presso la Cassa depositi e prestiti elaborato da Tremonti e voluto dal Cav.: “Le banche hanno prefigurato un organismo – a cui sarebbero chiamati a partecipare anche assicurazioni e imprese e soggetti pubblici –destinato a integrare, mediante il rilascio di garanzie che tutelino la pubblica amministrazione sulla corretta esecuzione delle opere, la capacità finanziaria delle imprese coinvolte”.
Una mega KfW alla tedesca per finanziarie lo sviluppo, ma nelle mani delle banche e non del governo.
E la maggioranza dei banchieri ieri, in effetti, non ha gradito il tono troppo affabulatore del premier.
Se torna indietro, Follini quei consensi se li sogna, e contano più del subgoverno su cui molti strologano.
interessante il Tabucci che si lamenta del governo che non "riforma": prima i suoi "frenano" e poi piagnucola per la lentezza del viaggio;
interessante anche il "dover guardare avanti" detto da Follini che seguita a guardare indietro, verso la sua morta Dc.
saluti




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