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Discussione: Moody's

  1. #21
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    Predefinito Re: Moody's:"PERCHE'METTERE SOTTO PRESSIONE RATING ITALIA?"

    In Origine Postato da silvioleo
    (AGI) - Roma, 7 lug. - "Al momento il rating Italia per Moody's non e' sotto pressione". Lo ha affermato all'AGI la responsabile del desk Italia di Moody's, Sara Bertin, spiegando che "tutte le difficolta' strutturali dell'Italia - alto livello di debito, mancanza di competitivita', mancanza di flessibilita' nelle finanze pubbliche - sono gia' include nel rating".
    Moody's aveva rivisto al rialzo il rating Italia nell'aprile 2002 portandolo a 'AA2'. "Vi sono molti problemi in Italia - ha ammesso la Bertin - che non sono migliorati, ma non sono neanche peggiorati. Quindi NON VEDIAMO PERCHE'METTERE SOTTO PRESSIONE ORA IL RATING"

    questa non sara'una critica a s&p.....ma c'è chi la vede diversamente sembra....
    Ed allora? Moody's PER ORA non rivede il rating... Tutto qui...

    Se vi e' split rating i traders danno piu' peso AL PEGGIORE DEI DUE, visto che comunque e' loro compito pararsi il culetto....

    A scanso di equivoci poi la frase "NON VEDIAMO PERCHE' METTERE SOTTO PRESSIONE ORA IL RATING" NON e' ovviamente una critica a S&P, si intende semplicemente che non intendono modificare l'outlook.... S&P non ha "messo sotto pressione" il rating, lo ha tagliato del tutto.... Cosa ben diversa....

  2. #22
    "SI PUO' FARE"
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    Gli effetti limitati del declassamento, si devono esclusiovamente all' €, quello sul quale Tremonti sputava.

    Gli effetti, invece, si amplificheranno, con un aumento dei tassi di sconto.

    bye

    All'epoca della lira la bocciatura di Standard & Poor's
    avrebbe avuto effetti devastanti sull'economia
    L'euro ci evita una batosta
    ma mutui e tassi sono a rischio
    Il declassamento in prospettiva potrebbe aumentare
    il costo del finanziamento delle aziende
    di ETTORE LIVINI


    MILANO - L'euro salva l'Italia dall'effetto Standard & Poor's. La bocciatura dell'agenzia Usa - che all'epoca della lira avrebbe avuto effetti devastanti - ha lasciato infatti ieri quasi indifferenti i mercati. Non si sono mossi i titoli di stato (che rendono 19 centesimi in più di quelli tedeschi) e Piazza Affari ha chiuso in linea (-0,15%) con gli altri listini continentali. Merito, dicono gli esperti, proprio di quella moneta unica oggetto negli ultimi mesi di una sorta di "linciaggio" da parte di Giulio Tremonti e della maggioranza ma che nell'occasione ha evitato una Caporetto al Belpaese.

    I veri effetti della decisione di Standard & Poor's, peroò, si vedranno nel medio termine. Quando, chiariti i contorni della manovra, della riforma delle pensioni e il futuro del governo, i mercati avranno le idee più precise sul "rischio Italia". E il pericolo è che a quel punto il campanello d'allarme dell'agenzia si traduca in un rialzo dei tassi destinato ad avere conseguenze per tutti, dai conti dello Stato alle tasche dei cittadini.

    Il debito pubblico. La bocciatura di S&P aumenta il rischio che l'Italia sia costretta a pagare interessi più alti su Bot, Cct e Btp per finanziare il debito. L'euro, in questo caso, è una sorta di assicurazione sulla vita, perché calamita Roma verso la media dei rendimenti dei titoli di Stato Ue (il 4,25%). Se nel medio termine i mercati si convinceranno delle ragioni di S&P, però, un rialzo dei tassi sarebbe inevitabile. Sul totale del debito pubblico italiano (1.441 miliardi a marzo) ogni punto decimale di aumento del rendimento significa un onere aggiuntivo annuo di 1,45 miliardi per lo Stato.
    PUBBLICITA'


    Regioni ed enti locali. Ieri S&P ha tagliato anche il rating di regionie province. Probabile, dicono gli esperti, che il costo della loro raccolta sui mercati obbligazionari (o con le cartolarizzazioni) possa aumentare più rapidamente di quella nazionale. Il maggior costo comporterà con ogni probabilità tagli delle spese su altri fronti, ancor più dolorosi per enti già alle prese con pesanti ridimensionamenti ai trasferimenti di fondi da Roma.

    Società. Anche in questo caso l'euro è l'ancora della salvezza. Con l'avvento della moneta unica il "rischio impresa" viene valutato quasi solo sui fondamentali della società (redditività e solidità finanziaria) senza variabili valutarie. Le aziende di casa nostra dovrebbero quindi pagare un conto più limitato alla bocciatura del nostro debito. E' inevitabile però che per l'aumento del rischio Italia le aziende debbano pagare tassi più alti per finanziarsi rispetto ai concorrenti, perdendo competitività e rischiando di gonfiare l'inflazione se il costo fosse trasferito al mercato.

    Consumatori. Nell'immediato cambia poco. I mutui per la casa sono nella stragande maggioranza dei casi legati all'Euribor, tasso europeo che si muove con le decisioni Bce e non con S&P. Il rischio però è che le banche siano costrette a pagare interessi più elevati sulla loro raccolta (i soldi con cui garantiscono prestiti, finanziamenti e mutui). In questo caso è inevitabile un trasferimento degli oneri sui clienti. Che si potrebbe tradurre in condizioni più pesanti sui rendimenti della liquidità (o sui tassi passivi) e un ritocco ai tassi sui nuovi mutui. Niente cambia invece per il pregresso: i vecchi mutui mantengono le condizioni concordate con la banca alla firma.


    (8 luglio 2004)
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  3. #23
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    Ricordiamo che MESI fa' gli analisti di S&P AVVISARONO che se i conti NON FOSSERO MIGLIORATI avrebbero tagliato il rating... Intendiamoci bene, non chiedevano gli stessi conti del 2003, ma un deciso miglioramento... Ed invece...



    Che ora i pollisti facciano finta di stupirsi e' francamente patetico...

  4. #24
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    Ecco il primo avvertimento.


    S&P's conferma il rating ma vede nero
    Rischio declassamento nel 2004 senza riforme strutturali e addio alle una tantum. Va recuperato un avanzo primario del 5%.

    Il Paese è fortemente esposto al rialzo dei tassi.


    di Isabella Bufacchi
    Se l’Italia intenderà mantenere il rating "AA" sul lungo termine e "A-1+" sul breve termine dell’agenzia Standard Poor’s dovrà eliminare la sua «dipendenza» dalla strategia «insostenibile» delle entrate una tantum per adottare misure strutturali durature mirate a risolvere efficacemente e in maniera tempestiva il problema degli squilibri fiscali limitando le uscite. È questo il severo monito rivolto ieri all’Italia da S&P’s che, cogliendo l’occasione della conferma dei suoi rating, ha ribadito con vigore le «prospettive negative» che incombono sul merito di credito della Repubblica italiana sventolando l’ascia di un declassamento che potrebbe abbattersi già dall’anno prossimo.
    «La mancanza di una risoluzione efficace degli squilibri fiscali tramite misure strutturali che limitino le uscite potrebbe condurre a un abbassamento del rating nel 2004», ha tuonato Moritz Kraemer, analista per il rischio sovrano italiano. La minaccia di questa temutissima retrocessione è stata però controbilanciata da una porta lasciata aperta a una revisione delle prospettive da «negative» a «stabili»: ma "solo" nel caso in cui «provvedimenti credibili e sostenibili indicheranno un ritorno delle amministrazioni pubbliche verso l’avanzo primario strutturale dei tardi anni Novanta, cioè circa il 5% del Pil».
    Il team di Standard Poor’s capitanato da Kraemer ha pubblicato ieri due lunghi rapporti dedicati alla conferma dei rating dell’Italia per spiegare in dettaglio i punti deboli delle finanze pubbliche: primo tra tutti, come noto, il debito che è elevatissimo in rapporto al Pil e soprattutto molto esposto all’andamento dei tassi perchè un terzo ha scadenza breve o cedole variabili.


    «Un cambiamento dell’attuale ciclo dei tassi d’interesse avrebbe effetti negativi sui costi di finanziamento dell’Italia», sostiene Kraemer: «un rialzo di un punto percentuale lungo la curva dei rendimenti provocherebbe un aumento del servizio del debito pari a circa lo 0,5% del Pil in due anni». (così sai anche il quantum, ovviamente bazzecole per te ...... come dicevi prima ) Con tassi a breve termine reali a quota zero e un’inflazione che tende a convergere con la media europea nel 2004 e nel 2005, il costo della raccolta per lo Stato italiano secondo S&P’s «sembra aver raggiunto il minimo storico». Non basta. «L’effetto benefico del rifinanziamento dei titoli con alte cedole tramite l’emissione di nuovi titoli a coupon più bassi è agli sgoccioli»: la fetta di debito con alti tassi è oramai piccola e diventerà «insignificante» dopo il 2005.
    «Le finanze pubbliche dell’Italia hanno mostrato un graduale stato di deterioramento fin dal 1999», esordisce l’analisi intitolata "L’Italia rinvia nuovamente le misure fiscali". S&P’s ritiene che l’indebolimento delle condizioni economiche abbia contribuito ad aumentare i deficit ma puntualizza come «condizioni cicliche deboli sono solo una parte di un quadro più ampio contraddistinto da un peggioramento più fondamentale delle finanze pubbliche». L’agenzia ricorda che il debito della pubblica amministrazione, stimato al 105,3% del Pil nel 2003, «non solo è uno dei più elevati tra gli Stati sovrani dotati di rating ma decresce più lentamente rispetto ad altri Stati altrettanto indebitati». L’analisi cita l’esempio virtuoso del Belgio, che è riuscito a ridurre velocemente il debito pubblico (scenderà sotto la soglia del 100% del Pil nel 2004 per la prima volta in un ventennio) in virtù di un considerevole surplus primario attorno al 6% del Pil; anche la Grecia viene elogiata, perchè taglierà nel 2004 il traguardo del debito sotto il 100% del Pil grazie a una crescita economica nominale vicina al 7 per cento. L’Italia, invece, ha indebolito il surplus primario.
    Tra le preoccupazioni di S&P’s spicca l’insostenibilità delle una tantum perchè il bacino delle one-off «si sta esaurendo». Le proprietà immobiliari pubbliche facilmente vendibili sono state alienate. Il condono fiscale è irripetibile entro la prossima decade. Non da meno, la crescita non basterà a risolvere i problemi fiscali. E l’andamento demografico non farà altro che aumentare la pressione. Le promesse di tagli alle tasse dovranno essere «adeguatamente bilanciate da una riduzione delle uscite». Non vengono considerate risolutive da S&P’s, infine, nè la riforma delle pensioni nè la Finanziaria 2004 che dipende massicciamente dalle una tantum.

    26 novembre 2003 Il Sole 24 Ore
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  5. #25
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    In Origine Postato da silvioleo
    S&P è, insieme a Moody's, la più autorevole società di rating

    appunto...se vuoi ci rileggiamo insieme cosa pensa moody's....vi ripetero'fino allo sfinimento(visto pare non lo leggiate)che il declassamento è un fatto pesante,preoccupante,negativo,che impone una svolta....mi limitavo a sottolineare pero'che catastrofi non ce ne sono.....o moody's è diventata di berlusconi???io che s&p è comunista non lo dico....fate i bravi su..... [/B][/QUOTE]

    Se come tu dici il declassamento e' un fatto pesante, preoccupante, negativo ecc. ecc., mi spieghi come puo' pensare Berlusconi di ridurre le tasse e di risanare i conti pubblici senza mettere le mani nelle tasche dei contribuenti come da lui dichiarato? Evidentemente e' un mago....
    Certo, non siamo l'Argentina, ma non penso che i segnali d'allarme siano da sottovalutare.

  6. #26
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    In Origine Postato da Naitmer
    Come al solito non hai capito una mazza. Qui si parla non del livello assoluto del rating che in F e D è avviamente maggiore per il loro debito minore. Si parla della tendenza, a noi è stato immutato nonostante il nostro debito/pil sia calato del 20% e in F e D è sempre rimasto immutato nonostante il loro debito sia AUMENTATO del 10%. E poi ti informo che F e D sono maestri nelle una tantum dopo aver imparato dall'ulivo che con la tassa sull'euro ha utilizzato un una tantum per eccelenza e tutti gli altri europei se la sono bevuta . Tu credi che tremonti sia l'unico furbastro?

    romanamente
    Senti intelligentone, se dici che il rating di S&P 10 anni fa era lo stesso di adesso ne deduco che siccome ora è stato abbassato prima era stato alzato. Giusto? Il che significa che l'AFFIDABILITA' del nostro paese era aumentata. Per merito di chi?( non ti viene in mente il nome di un certo Ciampi?). Ora evidentemente l'Italia viene considerato un paese meno affidabile. O no?
    Considera un solo dato. Quando Ciampi nel '98 lasciò il ministero del tesoro in seguito all'elezione a PdR il nostro avanzo primario (avanzo di bilancio al netto degli interessi sul debito) era del 5,3%. La cosa fu considerarta un vero e proprio "miracolo" dagli osservatori internazionali in quanto pochi anni prima il paese era sull'orlo della bancarotta, tant'è vero che Amato dovette ricorrere alla famosa "stangata" da 90mila miliardi. Ora con Tremonti l'avanzo primario si è ridotto al 2,2%...
    Già, ma è molto più comodo dire che quella di S&P è una sentenza politica..

  7. #27
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    Il fatto che, nei fatti, basti il declassamento di una sola delle grandi agenzie per creare problemi non piccoli (visto il nostro indebitamento) è già stato spiegato da AGO.

    Il 3D rimane però simpatico.

    Qualcuno evidentemente si aspettava che, in una semplice intervista, MOODY'S avrebbe detto: "S&P ha tagliato il rating? cavolo han ragione, ora lo tagliamo anche noi ci eravamo dimenticati di farlo" oppure "anche se ufficialmente non lo abbiam comunicato a nessuno, cara AGI a voi lo diciamo: fra un po' lo tagliamo"

    Quando si dice arrampicarsi sugli specchi..

  8. #28
    Silvioleo
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    In Origine Postato da Biordo
    Il fatto che, nei fatti, basti il declassamento di una sola delle grandi agenzie per creare problemi non piccoli (visto il nostro indebitamento) è già stato spiegato da AGO.

    Il 3D rimane però simpatico.

    Qualcuno evidentemente si aspettava che, in una semplice intervista, MOODY'S avrebbe detto: "S&P ha tagliato il rating? cavolo han ragione, ora lo tagliamo anche noi ci eravamo dimenticati di farlo" oppure "anche se ufficialmente non lo abbiam comunicato a nessuno, cara AGI a voi lo diciamo: fra un po' lo tagliamo"

    Quando si dice arrampicarsi sugli specchi..
    non mi aspettavo proprio nulla,le previsioni le lascio fare a voi maghi economisti gufi della malora...registro solo una posizione che attualmente è diversa da quella,da voi tanto reclamizzata,di s&p....se un domani cambiera'non saro'certo io a negarlo o a cercare di nascondere la realta'...come del resto non faccio nemmeno ora....che basti anche solo il giudizio di s&p a complicare e di molto la situazione lo sapevo anche da solo,grazie cmq lo stesso ai soliti luminari del cazzo che illuminano la scena di pol...ma che ad oggi ci siano ancora delle agenzie che aspettano a declassare perche'vogliono vedere se si svolta o no è un dato di fatto..il governo poi sbagliera'e ci declasseranno tutti...con buona pace di voi gufi...x ora pero' LA SITUAZIONE è DIVERSA.....e c'è chi aspetta....ma immagino che i criteri di valutazione di s&p siano i migliori.....

  9. #29
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    In Origine Postato da Biordo
    Il fatto che, nei fatti, basti il declassamento di una sola delle grandi agenzie per creare problemi non piccoli (visto il nostro indebitamento) è già stato spiegato da AGO.
    Come spiegava osso, gli effetti saranno comunque in termini di basis points e non di punti percentuali (anche se da calcolarsi su di un ammontare immane), perche' il fatto stesso di essere nella tanto bistrattata UE riduce il rischio di default, visto che e' interesse comune (=BCE) evitare che un paese membro fallisca... E' come se parte (non tutto, parte) del rischio fosse spalmato tra tutti i paesi membri... Se fossimo stati fuori dall'UE l'effetto del downgrade sarebbe stato MOLTO piu' pesante...

  10. #30
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    In Origine Postato da silvioleo
    non mi aspettavo proprio nulla,le previsioni le lascio fare a voi maghi economisti gufi della malora...registro solo una posizione che attualmente è diversa da quella,da voi tanto reclamizzata,di s&p....se un domani cambiera'non saro'certo io a negarlo o a cercare di nascondere la realta'...come del resto non faccio nemmeno ora....che basti anche solo il giudizio di s&p a complicare e di molto la situazione lo sapevo anche da solo,grazie cmq lo stesso ai soliti luminari del cazzo che illuminano la scena di pol...ma che ad oggi ci siano ancora delle agenzie che aspettano a declassare perche'vogliono vedere se si svolta o no è un dato di fatto..il governo poi sbagliera'e ci declasseranno tutti...con buona pace di voi gufi...x ora pero' LA SITUAZIONE è DIVERSA.....e c'è chi aspetta....ma immagino che i criteri di valutazione di s&p siano i migliori.....
    Qui non si tratta di gufare. Se domani mattina, per assurdo, S&P dovesse dichiarare di aver sbagliato ne saremmo tutti ben felici. Non e' che faccia piacere sentirsi dire che i nostri conti vanno a rotoli.

 

 
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