Erano le ore 12 del 25 luglio 1934 allorchè alcune decine di SS con indosso uniformi dell'esercito austriaco fecero irruzione nello studio di Engelbert Dollfuss, al primo piano della cancelleria federale di Vienna, ed assassinarono il cancelliere. Dolffuss era amico personale di Mussolini, il quale nei mesi precedenti, avendo compreso più chiaramante di altri statisti europei le vere mire di Adolf Hitler in Europa, si era assunto il ruolo di ‘protettore ufficiale’ della repubblica austriaca. Verso le sei di sera la notizia del brutale assassinio raggiunse contemporaneamente Mussolini a Riccione, dove tradizionalmente trascorreva le ferie con la famiglia, e Hitler a Bayreuth, dove assisteva all'annuale festival wagneriano. Tutto intento nell’ascolto delle potenti note dell'Oro del Reno, Hitler ricevette le informazioni che via via i suoi aiutanti gli comunicarono senza tradire la minima emozione. All'alba del giorno dopo Mussolini era però già a Roma, mentre in tutta Europa cresceva lo sgomento per un atto che sembrava preludere alle più funeste conseguenze. Nel frattempo il vice-cancelliere austriaco Schuschigg aveva agito celermente, bloccando i congiurati e facendone arrestare un gran numero. Tredici di questi finiranno sulla forca. Anche Mussolini però non se ne era stato con le mani in mano. A mezzogiorno del 26 luglio lo stato maggiore delle forze armate era convocato a palazzo Venezia e un’ora dopo gli ordini di Mussolini per un rapido schieramento alla frontiera del Brennero raggiungevano le truppe. Già in serata quattro divisioni completavano lo schieramento manifestando chiaramente la precisa volontà italiana di opporsi alle mire di Hitler. Quest’ultimo, constatato il fallimento del putch a Vienna e preso atto della risposta italiana, pensò bene allora di far macchina indietro e diramare comunicati nei quali deplorava il ‘barbaro assassinio’.
Già nella primavera dello stesso anno Hitler aveva giocato una ‘mossa d’azzardo’ violando la clausola della smilitarizzazione della Renania, sancita dal trattato di pace di Versailles. In quella occasione Francia e Inghilterra, le quali avrebbero potuto indurre Hilter alla ragione con irrisoria facilità, pensarono bene di lasciar correre. L’illusione da parte di Mussolini, il quale proprio nel febbraio precedente aveva firmato un’intesa con i premier di Francia e Inghilterra per un impegno comune per il mantenimento dell’indipendenza dell’Austria, di un appoggio da parte delle due potenze europee almeno in questa circostanza venne però brutalmente deluso. L'Inghilterra farà sapere, pur con qualche imbarazzo, di non prevedere ‘impegni nuovi sul continente’, e la Francia di non ritenere di essere ‘abbastanza forte per intervenire’.
Certo ancora oggi si resta sconcertati di fronte alla scarsa rilevanza dedicata da certa ‘storiografia’, tutta intenta a rappresentare fascismo e nazionalsocialismo come le manifestazioni italiane e tedesca di una stessa orrenda ideologia, agli eventi del luglio 1934 e al fatto evidente che senza la presa di posizione di Mussolini Hilter avrebbe realizzato l’Anschluss con quattro buoni anni di anticipo. Certi ‘storiografi’ poi spesso e volentieri dimenticano che se Mussolini, ben conscio che le mire naziste avrebbero prima o poi riguardato anche i terrori italiani di lingua tedesca, allora fu in grado di opporsi da solo ad Hilter ciò si dovette al fatto che la ricostruzione della macchina militare tedesca era allora solo agli inizi, mentre negli anni seguenti avrebbe compiuto, grazie anche al consenso inglese e francese, passi da gigante. Si sa che torna spesso comodo ignorare quello che non si vuole ammettere…
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Nobis ardua
Comandante CC Carlo Fecia di Cossato





Nobis ardua
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…] è stata pronunciata in tempi molto più recenti nientemeno che da… Faustino Bertinotti [!!…]. Che la figura di Pio XI non fosse poi esente da ambiguità lo rivela un documento scoperto da Emma Fattorini, cattedratica all’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Si tratta nientemeno che un ‘suggerimento’ a Pio XI da parte di Mussolini perché Hitler venga scomunicato. Si tratta di una lettera coperta dal massimo riserbo, trasmessa attraverso padre Tacchi Venturi, gesuita amico del Duce e tramite per molti anni dei rapporti più importanti tra il regime fascista e il Vaticano. Un atto registrato nei verbali delle udienze pontificie in data 10 aprile 1938, tre settimane prima dunque che il Führer arrivasse in Italia per la visita intesa a celebrare l'Asse Roma-Berlino. Si tratta certamente di un documento ‘clamoroso’ per il periodo nel quale si colloca [il definitivo schieramento dell’Italia a fianco della Germania avverrà nel corso della seconda metà dell’anno…] ma anche destinato a segnare una ulteriore fase di revisione storica del periodo precedente la seconda guerra mondiale. ‘Se Pio XI, così impulsivo ed energico, fosse vissuto un po' più a lungo, si sarebbe arrivati con ogni probabilità a una rottura dei rapporti tra il Reich e la Curia…’. Così si legge nelle memorie di Ernst von Weizsäcker, per anni ambasciatore tedesco presso la Santa Sede. Tale affermazione, in apparenza assai fondata, comincia oggi ad essere messa fortemente in dubbio. Di Pio XI sappiamo davvero tutto di quanto fece o avrebbe potuto fare?… 