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Discussione: Settanta anni fà...

  1. #1
    memoria storica di PoL
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    Predefinito Settanta anni fà...



    Erano le ore 12 del 25 luglio 1934 allorchè alcune decine di SS con indosso uniformi dell'esercito austriaco fecero irruzione nello studio di Engelbert Dollfuss, al primo piano della cancelleria federale di Vienna, ed assassinarono il cancelliere. Dolffuss era amico personale di Mussolini, il quale nei mesi precedenti, avendo compreso più chiaramante di altri statisti europei le vere mire di Adolf Hitler in Europa, si era assunto il ruolo di ‘protettore ufficiale’ della repubblica austriaca. Verso le sei di sera la notizia del brutale assassinio raggiunse contemporaneamente Mussolini a Riccione, dove tradizionalmente trascorreva le ferie con la famiglia, e Hitler a Bayreuth, dove assisteva all'annuale festival wagneriano. Tutto intento nell’ascolto delle potenti note dell'Oro del Reno, Hitler ricevette le informazioni che via via i suoi aiutanti gli comunicarono senza tradire la minima emozione. All'alba del giorno dopo Mussolini era però già a Roma, mentre in tutta Europa cresceva lo sgomento per un atto che sembrava preludere alle più funeste conseguenze. Nel frattempo il vice-cancelliere austriaco Schuschigg aveva agito celermente, bloccando i congiurati e facendone arrestare un gran numero. Tredici di questi finiranno sulla forca. Anche Mussolini però non se ne era stato con le mani in mano. A mezzogiorno del 26 luglio lo stato maggiore delle forze armate era convocato a palazzo Venezia e un’ora dopo gli ordini di Mussolini per un rapido schieramento alla frontiera del Brennero raggiungevano le truppe. Già in serata quattro divisioni completavano lo schieramento manifestando chiaramente la precisa volontà italiana di opporsi alle mire di Hitler. Quest’ultimo, constatato il fallimento del putch a Vienna e preso atto della risposta italiana, pensò bene allora di far macchina indietro e diramare comunicati nei quali deplorava il ‘barbaro assassinio’.
    Già nella primavera dello stesso anno Hitler aveva giocato una ‘mossa d’azzardo’ violando la clausola della smilitarizzazione della Renania, sancita dal trattato di pace di Versailles. In quella occasione Francia e Inghilterra, le quali avrebbero potuto indurre Hilter alla ragione con irrisoria facilità, pensarono bene di lasciar correre. L’illusione da parte di Mussolini, il quale proprio nel febbraio precedente aveva firmato un’intesa con i premier di Francia e Inghilterra per un impegno comune per il mantenimento dell’indipendenza dell’Austria, di un appoggio da parte delle due potenze europee almeno in questa circostanza venne però brutalmente deluso. L'Inghilterra farà sapere, pur con qualche imbarazzo, di non prevedere ‘impegni nuovi sul continente’, e la Francia di non ritenere di essere ‘abbastanza forte per intervenire’.
    Certo ancora oggi si resta sconcertati di fronte alla scarsa rilevanza dedicata da certa ‘storiografia’, tutta intenta a rappresentare fascismo e nazionalsocialismo come le manifestazioni italiane e tedesca di una stessa orrenda ideologia, agli eventi del luglio 1934 e al fatto evidente che senza la presa di posizione di Mussolini Hilter avrebbe realizzato l’Anschluss con quattro buoni anni di anticipo. Certi ‘storiografi’ poi spesso e volentieri dimenticano che se Mussolini, ben conscio che le mire naziste avrebbero prima o poi riguardato anche i terrori italiani di lingua tedesca, allora fu in grado di opporsi da solo ad Hilter ciò si dovette al fatto che la ricostruzione della macchina militare tedesca era allora solo agli inizi, mentre negli anni seguenti avrebbe compiuto, grazie anche al consenso inglese e francese, passi da gigante. Si sa che torna spesso comodo ignorare quello che non si vuole ammettere…



    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  2. #2
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    Predefinito

    Io sapevo che Hitler aveva Mussolini come modello.. poi per dispotismo l'allievo ha superato alla grande il maestro

  3. #3
    Padania libera dai padioti
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    Predefinito

    La preoccupazione per i territori italiani di lingua tedesca è davvero singolare.

    Io mi sarei preoccupato dei territori tedeschi di lingua italiana, ma capisco che non avrebbero avuto motivo di esistere

  4. #4
    memoria storica di PoL
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    Predefinito … allorchè Mussolini suggerì al Papa di scomunicare Hitler…



    cari amici
    devo confessarvi che riguardo l’argomento postato mi aspettavo qualche commento un pochino ‘intelligente’ da parte di chi di voi è interessato all’analisi di vicende storiche le cui conseguenze in fondo giungono fino ai nostri tempi. Sperando di suscitare maggior interesse vi proporrò alcune interessanti [nonchè anche sconvolgenti…] ‘rivelazioni’ emerse dall’apertura degli archivi vaticani, di cui ho fatto cenno già in un altro postato. Da parte di alcuni forumisti non per colpa loro dotati di scarso cervello è stata recentemente [e del tutto a sproposito…] tirata in ballo la figura di Papa Ratti [nell’immagine in alto…] accompagnandola con la più infelice delle frasi che uscirono dalla sua bocca: ‘siamo tutti spiritualmente semiti!…’ Se la cosa può consolare e far riflettere che il Papa è sì infallibile sulle verità ultraterrene ma fallibile, come tutti gli esseri umani, sulle verità di questo mondo sarà sufficiente considerare che una frase quasi uguale [priva solo del patetico ‘spiritualmente’ …] è stata pronunciata in tempi molto più recenti nientemeno che da… Faustino Bertinotti [!!…]. Che la figura di Pio XI non fosse poi esente da ambiguità lo rivela un documento scoperto da Emma Fattorini, cattedratica all’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Si tratta nientemeno che un ‘suggerimento’ a Pio XI da parte di Mussolini perché Hitler venga scomunicato. Si tratta di una lettera coperta dal massimo riserbo, trasmessa attraverso padre Tacchi Venturi, gesuita amico del Duce e tramite per molti anni dei rapporti più importanti tra il regime fascista e il Vaticano. Un atto registrato nei verbali delle udienze pontificie in data 10 aprile 1938, tre settimane prima dunque che il Führer arrivasse in Italia per la visita intesa a celebrare l'Asse Roma-Berlino. Si tratta certamente di un documento ‘clamoroso’ per il periodo nel quale si colloca [il definitivo schieramento dell’Italia a fianco della Germania avverrà nel corso della seconda metà dell’anno…] ma anche destinato a segnare una ulteriore fase di revisione storica del periodo precedente la seconda guerra mondiale. ‘Se Pio XI, così impulsivo ed energico, fosse vissuto un po' più a lungo, si sarebbe arrivati con ogni probabilità a una rottura dei rapporti tra il Reich e la Curia…’. Così si legge nelle memorie di Ernst von Weizsäcker, per anni ambasciatore tedesco presso la Santa Sede. Tale affermazione, in apparenza assai fondata, comincia oggi ad essere messa fortemente in dubbio. Di Pio XI sappiamo davvero tutto di quanto fece o avrebbe potuto fare?…
    Si afferma da sempre che gli ultimi anni del pontificato di Pio XI sono segnati da una vera e propria avversione verso il nazismo e le ‘complicità’ del fascismo con esso, avversione non appoggiata da una parte consistente dell'episcopato tedesco e non sempre assecondata dal Segretario di Stato, Eugenio Pacelli, che avrebbe voluto un’altra linea più cauta e diplomatica, e con un nunzio a Berlino, il solerte Cesare Orsenigo che, fin dall’ascesa di Hitler, aveva manifestato una evidente titubanza di fronte all’incalzare degli eventi. Si tratta del periodo racchiuso tra le due encicliche, la Mit brennender Sorge del marzo 1937 e la nascosta ‘enciclica mancata’ che non vide mai la luce. Nella Mit brennender Sorge c'è un’intuizione profonda, spirituale, secondo alcuni addirittura una nuova teologia politica contro gli orgogli nazionali e la miseria delle nazioni. La contemporanea Divini redemptoris , l'enciclica contro il comunismo ateo promulgata nello stesso mese del 1937, è considerata tradizionalmente assai più dura, essendo essa senza possibilità di appello e riscatto una condanna contro il ‘male assoluto’. L’anno successivo Pio XI sarebbe andato poi oltre, non solo con il famoso pronunciamento: ‘è impossibile per i cristiani prendere parte all'antisemitismo. l'antisemitismo è inammissibile... spiritualmente siamo tutti semiti...’ , ma anche per l’elogio da lui rivolto al cardinale Mundelein, arcivescovo di Chicago, che con linguaggio tutto ‘americano’ aveva detto: ‘forse vi domanderete come avvenga che una nazione di persone intelligenti si rannicchi per paura e in schiavitù di fronte ad uno straniero, a un imbianchino austriaco e per giunta inetto…’. La recente ‘scoperta’ fatta da Emma Fattorini però sembra rimettere un poco in discussione le fondamenta stesse di tutto questo fervore antinazista da parte di Papa Ratti.
    Nel marzo del 1938 Hitler si era annesso l'Austria dietro assicurazione che l’Alto Adige sarebbe sempre rimasto all'Italia. Così il Fuehrer, grazie soprattutto all’accondiscendenza di Francia e Gran Bretagna, coglieva l’obiettivo faticosamente inseguito per quattro anni e al quale il solo Mussolini fino all’ultimo si era opposto. Anche allora però l’accettazione dell'Anschluss da parte di Mussolini non si dimostrava così pacifica e spingeva la Germania a rassicurarlo per bloccare un suo eventuale spostamento verso Londra e Parigi [ormai comunque poco probabile…].
    Per tutto il 1937 e almeno fino al marzo del 1938 i rapporti tra Hitler e Mussolini non furono per nulla lineari e le ‘intese’ ben lungi dall’essere compiute. I numerosi tentennamenti che si susseguono anche nel 1938 sono largamente descritti da De Felice, il quale non fa altro che attingere dalle memorie di Dono Grandi: ‘L’ Anschluss fu per Mussolini uno scacco durissimo che colse Ciano e il Duce di sorpresa….’. Il mese di aprile di quell’anno fu dunque cruciale. Come nota ancora De Felice: ‘La data in cui von Weizsäcker colloca la decisione di Hitler di concludere un trattato di alleanza con Mussolini, il 2 aprile 1938, è significativa’. Il 3 aprile Ciano scriveva nel suo diario : ‘In Alto Adige continua una propaganda che noi non possiamo tollerare. Ho consigliato il Duce di parlarne con il Führer. In Italia la corrente antitedesca, fomentata dai cattolici, dai massoni e dagli ebrei diviene sempre più forte. Se i tedeschi faranno gesti imprudenti in Alto Adige, l’Asse può saltare da un momento all'altro…’. In seguito riferisce una telefonata del Duce: ‘Se i tedeschi si portano bene e sono rispettosi sudditi italiani, potrò favorire la loro cultura e la loro lingua. Se pensano però di spostare di un sol metro il palo di frontiera, sappiano che ciò non avverrà senza la più dura guerra, nella quale coalizzerò contro il germanismo tutto il mondo. E metteremo a terra la Germania per almeno due secoli…’. E ancora il 1° settembre del '38 Bottai annota nel suo diario: ‘Parla... di non isolare gli altoatesini, farli partecipare alla vita della nazione. Io ho fatto sapere loro, che possono circolare nelle carriere del paese. Possono diventare anche... capo del governo. Del resto c'è stato un Pelloux. Perché non potrebbe esserci, domani un Mueller [mentre dice questo, vedo rispuntare in lui quello spirito di universalità, proprio del nostro popolo. E che il razzismo rischia di offuscare]…’.
    E è a proposito di questi giorni che dall’archivio segreto vaticano emerge un ‘documento sconcertante’. Il 10 aprile 1938 padre Pietro Tacchi Venturi, il gesuita che ha tenuto i rapporti tra la Santa Sede e Mussolini su tutti i problemi essenziali, era ricevuto in udienza dal Pontefice. Nel resoconto dell'incontro si legge: ‘Padre Tacchi Venturi, ammesso alla presenza del Santo Padre, ha comunicato quanto segue, ad illustrazione della sua lettera dell'8 aprile corrente. Il capo del governo [Mussolini] ha detto a P. Tacchi Venturi in privato colloquio [giovedì 7 aprile 1938] che con Hitler converrebbe essere più energici, senza mezze misure. Non subito, immediatamente, ma aspettando il momento più opportuno, per adottare queste misure più energiche… per es. la scomunica. Che convenga guardarsi dal credere che il fenomeno hitleriano fosse passeggero, poiché quest'uomo aveva ottenuto per la Germania grandi successi. Non vi sarebbe altro mezzo di impedirlo che la guerra, e la guerra non si vuole fare. Questo passo più energico della Santa Sede avrebbe il consenso di persone, che non possono piacere, egli ben lo capisce, alla Santa Sede ma ciò non toglie il bisogno…’. [Posizione 720, fascicolo 329] Come interpretare questo documento, ‘clamoroso’?… Erano in corso i preparativi per accogliere a Roma Hitler, il cui viaggio era previsto per la fine del mese e dunque qualche provvedimento in extremis si poteva ancora adottare, a patto che da parte del Pontefice vi fosse la volontà effettiva di agire. All’epoca non si era ancora neppure parlato in Italia di ‘leggi razziali’ [entrate in vigore in Germania già nel 1935…] e quindi ogni accostamento di fascismo e ‘antisemitismo’ era del tutto fuori luogo. Ovviamente ‘le persone che non possono piacere’ a cui allude Mussolini nella missiva erano con ogni probabilità ebrei e massoni. Certo non è possibile non domandarsi il perché in tale circostanza Pio XI non abbia degnato della minima considerazione la proposta di Mussolini, la quale, se messa in pratica, avrebbe avuto conseguenze gravissime sui rapporti tra italia e Germania. In essa si parlava infatti di una condanna ad personam e non dei principi della filosofia del nazismo, già condannati dalla Chiesa come era successo con le tesi di Rosenberg, il cui libro Il mito del XX secolo era stato messo all'indice e sul cui processo esiste ampia documentazione negli archivi della Congregazione per la dottrina della Fede. E’ evidente in ogni caso che la ‘scoperta’ di questo documento costituisce un vero e proprio ‘punto interrogativo’ circa la figura fino ad oggi assolutamente ‘immacolata’ di pio XI, cosa che richiederà sicuramente ulteriori ed accurati approfondimenti…



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