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Discussione: La morte di Baldoni

  1. #21
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    Sequestro guidato?
    ALI RASHID*

    I GIORNALISTI RAPITI
    Powell fischiato, non corre ad Atene
    MATTEO PATRONO
    INVIATO AD ATENE

    editoriale

    BALDONI
    Sequestro guidato?
    ALI RASHID*
    Premetto che non ho informazioni di prima mano da dare nè una verità in tasca da enunciare come hanno fatto «autorevoli commentatori» italiani sui grandi
    mezzi di comunicazione. So solo che il rapimento e l'assassinio di Enzo Baldoni hanno l'odore e il sapore di un'operazione commissionata. So che non è
    stato un colpo nella mischia ma un obiettivo mirato, scelto con cura dal convoglio umanitario della Croce rossa italiana. So anche che, per farlo, è stato
    ucciso a sangue freddo il suo autista, interprete e guida palestinese, uomo stimato come persona affidabile negli ambienti patriottici e religiosi iracheni
    che si oppongono alla occupazione Usa. Era un palestinese profugo dalla nascita di nome Ghareeb «straniero», un nome rivelatore che ha caratterizzato la
    sua vita e la sua morte; un uomo umile che nella vita non ha suscitato grandi attenzioni e la cuimorte non ha destato clamore, ma che era prezioso per
    chi aveva cose serie da fare come quelle che Baldoni, da uomo libero, intendeva fare: essere testimone e trasmettere, senza pretese, un poco di verità
    nel mare di menzogne ufficiali e di inganni che accompagna la guerra.

    La morte di Baldoni non porta nessun vantaggio e non è di nessuna utilità, anche per le organizzazioni più ottuse o per stupidi e fanatici che infestano
    la resistenza irachena; organizzazioni che nel caso del rapimento e del successivo rilascio del giornalista americano, perché ritenuto pacifista, hanno
    dimostrato comunque che obbediscono a qualche logica, forse distorta ma per loro lineare e coerente per un uso interno e internazionale .

    La tragedia di Baldoni sfugge in tutte le sue dinamiche, e nella sua durata straordinariamente breve, a qualsiasi logica che non sia quella di fornire argomenti
    alle voci che qui in Italia non hanno più nulla da dire, di chi ha scelto di stare in prima fila in questa guerra, e di chi ha colto puntualmente l'occasione
    per spargere ancora veleno e alimentare con odio e paura una guerra che, contro ogni evidenza, ritiene giusta e che deve ancora ampliarsi e durare.

    Del resto la storia del terrorismo ha dimostrato come questo fenomeno sia più complesso di quanto hanno cercato di farci credere e che comunque danneggi
    soprattutto le cause che nelle sue dichiarazioni pretende di difendere. Qualcosa è andato storto per loro, forse verremo presto a saperlo. L'uccisione
    di Baldoni, l'autobomba contro le chiese dei cristiani in Iraq, l'uccisione di migliaia di cittadini inermi iracheni, ci lasciano perplessi e hanno avuto
    come obiettivo quello di rendere infinita questa guerra e trasformarla in una guerra di religione e tra civiltà, esattamente come l'hanno pensata e voluta
    Bush i suoi ideatori. Sono atti di una strategia che autorizza la feccia dell'occidente a parlare in suo nome, tentando di cancellare una storia di evoluzione
    giuridica e culturale che ha reso la parte positiva di questa cultura patrimonio universale.

    Di Baldoni ho conosciuto e apprezzato l'intelligenza , la libertà e la cultura. Rappresentava il contrario di chi ha voluto strumentalizzare la sua tragica
    scomparsa per esprimere a nome dell'occidente il lato più oscuro e peggiore di esso, e tenta ora di nascondere o ritardare la sua sconfitta che sul piano
    culturale è già avvenuta quando milioni di occidentali hanno e continuano a marciare contro la guerra.

    Di fronte a noi rimane una grande sfida, come dare una rappresentanza politica a questi sentimenti, a questa cultura e senso di responsabilità, che nel
    mondo politico e dell'informazione sono sempre più assenti. A nome di tutti i palestinesi esprimo alla famiglia e ai pacifisti italiani le più sincere
    condoglianze per la grave perdita che ci ha lasciato tutti più soli.

    *Primo segretario della delegazione palestinese in Italia

  2. #22
    Con l'Iraq che si ribella
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    Bell'articolo, Pietro...dove è che lo hai preso? :-?

    Sinceramente ne ho abbastanza pieni i coglioni di sentirmi dire, anche da gente che in teoria non sarebbe per questa guerra, che certe mie analisi sarebbero "raccapriccianti" o "stronzate" solo perchè affermo che gli yankee ed i nostri servizi probabilmente stanno dietro a questa misteriosa morte...
    ...vorrei la fonte così magari invio il link anche ad una pacifista che si beveva la vulgata ufficiale e che proprio oggi me ne ha dette di tutti i colori solo perchè ho osato dar voce ai miei sospetti...
    Skarm
    Alle europee io voto Codacons...e tu?

  3. #23
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    La fonte è il Manifesto, lo stesso giornale sul quale è comparso l'editoriale di Barenghi che dice di preferire l'occupazione militare ai "tagliatori di teste"..come vedi che una certa sinistra che non vede l'ora di utilizzare questi strani sequestri per giustificare il suo appiattimento alla politica di genocidio portata avanti in Iraq dagli americani.Il tuo amico "pacifista" non è solo come vedi...

  4. #24
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    Predefinito continuando sul cui prodest questa è una vera chicca!

    ESTERI
    «Dall’Europa ci aspettiamo aiuto, finché non cammineremo da soli»
    «Europei, non vi potete tirare indietro»
    Il premier iracheno Allawi: «Chi non combatte con noi si troverà il terrore in casa». «Impossibile la neutralità»

    Iyad Allawi (Ap)
    BAGDAD - «Nessun Paese civile si può tirare indietro. La lotta al terrorismo deve essere globale. Perché la sfida è davvero globale. Non esiste la neutralità, come dimostra il rapimento dei giornalisti francesi». In un'ora e mezzo di intervista nel suo ufficio, Iyad Allawi ha ribadito il suo grazie all'Italia e la necessità dell'impegno internazionale in Iraq, da lui definito «terreno di battaglia dello scontro tra la civiltà e le forze del male». Un incontro caratterizzato dall'emergenza attentati e rapimenti. Ha esclamato più volte il premier iracheno: «Magari il caso dell'assassinio di Enzo Baldoni e dei due reporter francesi presi in ostaggio convincerà finalmente i media internazionali a chiamare con il loro vero nome i criminali che operano in Iraq. Altro che resistenza! Qui si tratta di terroristi!».

    La Francia si è opposta alla guerra un anno fa e non ha truppe in Iraq. A suo parere, perché sono stati rapiti i due giornalisti di Le Figaro e Radio France?
    «Da tempo dico che qui in Iraq si sta combattendo una guerra all'ultimo sangue contro forze eversive che minacciano la libertà e la civile convivenza. Nessuno sarà risparmiato. Chi non combatte con noi adesso si ritroverà ben presto i terroristi in casa. Già oggi non passa giorno senza che emergano minacce nel mondo: da Los Angeles a New York, sino a Londra, Milano, Berlino, Roma, Madrid. E anche Parigi, indipendentemente da quella che è stata la politica del governo francese negli ultimi anni. Si illudevano i francesi se speravano di restarne fuori. Ora gli estremisti ricattano anche loro. Qui in Iraq il leader curdo Barzani mi ha segnalato nelle ultime ore che le sue forze hanno arrestato 32 persone coinvolte nel tentativo di preparare un'autobomba che avrebbe dovuto distruggere il parlamento regionale a Erbil».
    Sembra che i rapitori dei due francesi siano anche gli assassini di Baldoni.
    «Ho già telefonato al premier Berlusconi per esprimere il nostro cordoglio e ho chiesto di trasmetterlo alla famiglia di Baldoni. Era un innocente, un giornalista che faceva il suo dovere. E l'hanno ucciso senza pietà».
    Lei ha appena ricevuto una delegazione dell'Unione Europea. Che cosa vi siete detti?
    «Mi hanno offerto la possibilità di addestrare la nostra polizia presso le forze di sicurezza europee. Mi sembra un'ottima idea. Domani (oggi per chi legge, ndr. ) cercheremo di elaborare i dettagli. Noi vorremmo anche il massimo della collaborazione per combattere il terrorismo internazionale. La nostra intelligence vorrebbe avere accesso alle banche dati dei colleghi europei. Solo creando un fronte unico abbiamo la speranza di battere i nemici, che, ripeto, sono nemici di tutti, non solo del nuovo governo iracheno».
    Lei sapeva che Baldoni era vicino ai movimenti pacifisti, contrari alla presenza delle truppe italiane in Iraq con gli americani?
    «Questo prova ancora di più le mie affermazioni. E’ stato ucciso non per quello che faceva, ma per ciò che rappresentava. E ciò li rende ancora più pericolosi. Non si fermano di fronte a nulla. Qui uccidono donne, bambini, civili, senza pietà».
    Sembra che Al Qaeda abbia promesso che risparmierà il Vaticano.
    «Ridicolo. Una manovra politica. Non ci credo. Se fosse funzionale ai loro piani, attaccherebbero anche il Papa. Gli europei non dovrebbero lasciarsi fuorviare da queste sciocchezze. Si pensi alla Seconda guerra mondiale. Gli americani persero centinaia di migliaia di soldati per battere Hitler e salvare l'Europa. Oggi hanno salvato l'Iraq dalla dittatura e stanno combattendo la battaglia contro il fondamentalismo terrorista. Vanno aiutati in ogni modo».
    Sino a quando pensa ci sarà bisogno dei tremila soldati italiani in Iraq?
    «Per il momento ne abbiamo bisogno. A gennaio avremo le elezioni, passo fondamentale sulla via della democrazia. Poi ci occuperemo di rafforzare la nostra polizia e i militari. Quando saremo in grado di stare in piedi da soli potremo fare a meno degli alleati. E, anzi, potrebbe giungere il nostro turno per dar loro una mano nella guerra al terrorismo».
    Davvero crede che si possano tenere le elezioni entro il 31 gennaio 2005?
    «Assolutamente sì».
    C'è chi ha letto la recente pacificazione a Najaf come un fallimento per il suo governo. C'è voluto il leader moderato sciita Al Sistani per convincere l'estremista Al-Sadr. Siete davvero in grado di controllare il Paese?
    «Sino all'ultimo abbiamo voluto evitare inutili spargimenti di sangue. Il punto cruciale era e resta il disarmo delle milizie, prima di tutto il cosiddetto Esercito del Mahdi agli ordini di Al-Sadr. Spesso c'erano frange estremiste che rifiutavano di obbedire agli ordini dello stesso Al-Sadr. Lui firmava le intese con noi e poi non era in grado di rispettarle. Molti dei suoi miliziani sono banditi, criminali incalliti, liberati nell'ottobre 2002, ai tempi dell'amnistia generale voluta da Saddam prima della guerra. Gente che dalla normalizzazione ha tutto da perdere: per loro significa il ritorno in carcere».
    E ora come continuare la pacificazione?
    «Ho aperto un dialogo diretto con i gruppi armati. Ieri ho visto alcuni rappresentanti di Samarra, due giorni fa quelli di Falluja. Il loro primo problema è che hanno le idee confuse, mancano di veri programmi politici. Sanno distruggere. Ma non propongono nulla di costruttivo se non la necessità di scacciare le truppe straniere. Io rispondo loro: la via più facile sono le elezioni. Sciogliete le milizie armate e costruite partiti politici, partecipate al gioco democratico, sarete più che ben voluti».
    Anche Moqtada Al-Sadr potrebbe diventare partner politico?
    «Per ciò che mi riguarda assolutamente sì. Dopo gennaio potrebbe essere persino il nuovo premier dell'Iraq. So che contro di lui esiste un'inchiesta per l'assassinio di alcuni esponenti moderati del mondo sciita. Saranno gli organi giudiziari a occuparsene».
    Lei parla di libertà e democrazia. Come mai allora ha ordinato la chiusura dell'ufficio di corrispondenza a Bagdad di Al Jazira , la tv del Qatar?
    «Perché fa da portavoce dei terroristi. Abbiamo chiesto a un gruppo di osservatori indipendenti di seguire i loro programmi per 4 settimane. Alla fine hanno concluso che i loro reportages erano falsi, faziosi, funzionali a quelle stesse forze che seminano il Paese di orrore e morte».
    Da tempo lei accusa l'Iran di armare gli estremisti in Iraq. Ma ora si prospetta persino una sua visita a Teheran. E' la svolta?
    «Sabato il mio vice, Barham Saleh, è partito alla volta di Teheran assieme al ministro dell'Interno. Una visita importante, improntata dal desiderio di aprire il dialogo con i nostri vicini. Chiediamo che rispettino la nostra sovranità e non interferiscano nei nostri affari interni. Per ora l'Iraq è un Paese debole, segnato dalla guerra e dalle conseguenze di una lunga dittatura. Ma potenzialmente siamo ricchi, forti. E' interesse di tutti pacificare la regione. Se ci fossero le condizioni, io stesso potrei andare presto a Teheran».

    Lorenzo Cremonesi

  5. #25
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    Sembra che a parlare sia Bush in persona..notare la solita solfa fallaciana e neoco sul parallelismo con Hitler e l'Europa imbelle del 1939..ritornello ormai un po' logoro ma che guarda un po' il sequestro dei reporter francesi ha riportato di moda...Perche' poi questi fantomatici terroristi dell'Esercito dell'Islam si occupano del velo in Francia e non dell'Irak mi pare alquanto strano...se non sono manipolati questi...

  6. #26
    smrt fašismu
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    Dopo il rapimento dei due giornalisti francesi, accompagnato dalla assurda richiesta di abrogazione della legge sul velo, è sempre più evidente che questi atti fanno comodo solo a chi intende screditare la resistenza irakena, cioè gli americani e i loro servi, come questo sedicente esercito islamico irakeno.

    Lo scopo, sempre più evidente, è quello di far passar il messaggio: "i terroristi non guardano a nessuno, siamo tutti nella stessa barca", che essi uccidono indistintamente soldati e giornalisti, mercenari, "pacifisti" (brutta definizione) e cittadini di nazioni occidentali contrarie alla guerra.

    Spezziamo la cappa di menzogne! Rispediamo al mittente l'accusa di terrorismo!
    W la Resistenza Irakena!

  7. #27
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    Fonte: Reporter Associati
    http://www.reporterassociati.org/ind...ticle&sid=3330

    "Sono un vecchio amico di Enzo Baldoni, e in questa storia c'e' qualcosa
    che non quadra..."

    di Bruno Ballardini

    27 Aug 2004

    Riceviamo e immediatamente pubblichiamo

    "Sono un vecchio amico di Enzo Baldoni ed ho seguito tutto quello che e'
    accaduto dall'inizio tenendo anche contatti con osservatori di Londra e
    medici iracheni. Vorrei dare un minuscolo e invisibile contributo alla
    ricostruzione dei fatti, nella speranza che per il mio amico Enzo venga
    ristabilita un po' di verita'. Quello che colpisce e' come mai la stampa
    italiana non sia in grado di fare giornalismo investigativo e collegare
    indizi peraltro gia' esistenti. Posso capire Pino Scaccia della RAI, con
    cui ho avuto diversi scambi, che, trovandosi sul posto non puo' andare
    oltre alle considerazioni concesse a qualsiasi giornalista "embedded". Ma
    voi potete fare senz'altro di piu'. Faccio un esempio:

    Su La Repubblica del 25 agosto usci' la notizia: "ROMA - Baldoni potrebbe
    essere nelle mani degli ex servizi segreti di Saddam. Lo sostiene
    l'intelligence italiana che sta lavorando per la liberazione del freelance
    rapito in Iraq. Secondo una fonte qualificata, la priorita' e' in questo
    momento trovare il canale giusto per 'interloquire' con il gruppo di
    sequestratori formato "almeno in parte" da uomini degli ex servizi o
    comunque dai fedelissimi del rai's di Bagdad".

    Mentre gia' dal 18 agosto Enzo scriveva sul suo Blog: "In macchina con noi
    c'e' anche Salah, il braccio destro di Beppe, un iracheno dal volto
    mefistofelico che e' stato maggiore nell'aeronautica e che rimpiange
    Saddam. Mi chiedo se e' con noi per aiutarci o per controllarci. Chi lo sa.
    Ma cosi' e' l'Irak: e' difficile sapere chi e' davvero chi hai di fianco.
    In uno dei due camion c'e' un alto esponente dell'Esercito del Mahdi (gli
    uomini di Mouktada As Sadr) che e' la nostra assicurazione sulla vita.
    L'unica cosa che ci fa davvero paura sono gli americani".
    (http://bloghdad.splinder.com/1092841749#2747411)

    Lo sceicco Hassan al Atharii, portavoce di Sadr a Sadr City ha chiarito
    subito che la resistenza non aveva nessuna notizia di Baldoni. E allora chi
    poteva essere stato, in un'area dove TUTTO e' sotto il controllo della
    resistenza da una parte o degli americani dall'altra?

    A questo punto occorrerebbe chiedersi da dove spuntano gli "ex di Saddam".
    E' possibile che nessuno sappia per chi lavorino gli ex di Saddam? E se
    fossero loro a fare del lavoro sporco per conto degli americani? E'
    possibile che nessuno si chieda che fine ha fatto Salah? E che cosa ci
    racconterebbe oggi?.

    Che cosa sa Beppe De Sanctis, della Croce Rossa, che era presente ed e'
    stato immediatamente richiamato a Roma da Scelli?.

    Perche' non ponete questi quesiti per una volta in un articolo, anche se
    non avete voglia di indagare fino in fondo? Siete voi che dovreste farlo.
    Il mio amico Enzo, un po' per ingenuita' un po' per caso, si e' ritrovato
    cosi' a fare la stessa fine di Ilaria Alpi. Suo malgrado.

    Aveva dichiarato forse un po' incautamente, di voler intervistare Moqtada
    Al Sadr e questo non poteva essere permesso dagli americani che, oltre a
    voler portare a termine un'operazione su cui vigeva il piu' totale top
    secret e quindi non volevano testimoni scomodi in zona, non potevano
    permettere comunque che venisse fornito un canale mediatico alla resistenza.

    Non credo assolutamente alla versione dolciastra di Pino Scaccia, che
    inizia e finisce con i "ladroni" che fanno business nella zona rivendendo i
    rapiti ai "gruppi terroristici".

    Spero che qualcuno continui a farsi domande. Per qualche tempo ancora.
    Prima che il caso venga archiviato e non offra piu' nessun interesse
    perche' "non e' piu' d'attualita'", o, peggio, prevalgano le versioni
    "embedded".

    Bruno Ballardini
    redazione@reporterasociati.org

  8. #28
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    Predefinito Il caso di Enzo Baldoni e alcuni dubbi sull'''Esercito Islamico''

    Il caso di Enzo Baldoni e alcuni dubbi sull'''Esercito Islamico''

    di Andrea Santini


    L'Esercito Islamico nasce, assieme ad una serie di formazioni antissciite, subito dopo l'insediamento del governo Allawi e l'inizio della rivolta sciita. Si accredita con il sequestro dei due filippini e ottiene che i 50 soldati di Manila tornino a casa, rilasciando gli ostaggi. Ma i filippini contano meno del due di briscola, 50 soldati sono una bazzecola, che ci siano o meno non interessa a nessuno. I filippini, poi, lavorano per una società di
    trasporti al di fuori del Cartello americano, che come è noto ha stipulato un'accordo per abbassare le spese della sicurezza, dal quale accordo altre piccole aziende sono fuori. Se i filippini se ne vanno, gli affari vengono assorbiti dal Cartello.

    L'Esercito Islamico torna a far parlare di sé con il sequestro di due pakistani e di un iracheno. Rilasciano l'irachenoe uccidono i pakistani. (Idem come per i filippini: i pachistani non contano un piffero).

    Allawi, assieme alla Casa Bianca, lancia accuse all'Iran
    di "ingerenza in fatti iracheni", vale a dire di finanziare la
    rivolta sciita.. Subito dopo l'Esercito islamico rapisce il console iraniano, accusandolo di "ingerenza in fatti interni iracheni". Ha tutta l'apparenza di un sostegno alla politica di Allawi, ex collaboratore della Cia.

    Sempre l'Esercito Islamico rapisce e uccide un giornalista italiano notoriamente pacifista, che è lì per raccontare le storie dalla parte della resistenza.
    Rapiscono due giornalisti francesi, quindi facenti parte di un Paese che ha portato in Europa la bandiera del non intervento e del pacifismo, scontrandosi duramente con gli Stati Uniti. Anche loro sono lì per raccontare un un libro la storia del dopoguerra dalla parte dei resistenti.

    Oggi Allawi dice: "vedete? il terrorismo è contro tutti, ed essere pacifisti non dà nessuna garanzia". Poi chiede all'Italia di rimanere. E' esattamente la posizione americana, ribadita anche da Frattini. Prima dei sequestri dell'italiano e del francese tutti si sarebbero messi a ridere. Dopo questi sequestri, e soprattutto dopo
    l'uccisione di Enzo Baldoni, la tesi - per chi crede alle versioni ufficiali - trova sostegno.

    Come per il sequestro del console iraniano, l'operazione
    dell'Esercito islamico è ancora di sostegno alle tesi del governo Allawi e degli americani. Tutto puzza terribilmente. Anche nell'immediato dopoguerra italiano, con l'Italia divisa tra bianchi, neri e rossi, si formarono bande "ufficialmente" criminali, ma che seguivano percorsi e direttive politiche. Ricordiamo la storia della
    Banda Giuliano, di cui ormai si sanno molte cose ma non ancora tutto (interessante il libro di Vincenzo Vasile).

    Chi è ancora dentro alla storia di Ilaria Alpi, che mi sembra abbia alcuni percorsi simili alla storia di Baldoni, come vedranno questa vicenda? Chi è in grado oggi di mettere in moto strumenti informativi in loco per poter capire chi sono, come si sono formati e a chi rispondono gli uomini dell'Esercito islamico?

    Detto sottovoce: la figura di Ghareeb. Giordano palestinese come al Zarkawi, da troppo poco tempo in Iraq per avere tutti i contatti che aveva, e soprattutto per avere le iniziative che aveva, lascia altrettanto perplesso.

    Lo stesso vale per Enzo Baldoni. Troppi scoop in poco tempo.
    Intervista il banchiere delle Farc, che tutti cercavano da anni senza trovarlo. Poco dopo viene stretto un accordo. E mesi dopo viene catturato. Lo stesso vale per la vicenda di Timor est. Anche lì è un delicato momentodi accordi clandestini...

    Era diventato "scomodo"? Tutto lecito, ma tutto limpido? Nei miei romanzi di spionaggio, scritti per Mondadori negli anni '80,. il protagonista era un giornalista di sinistra, Falco Rubens, collaboratore di Le Point. Uno dei romanzi si intitolava "Una fame da Falco", e, guarda caso, era ambientato tra le Ong che portavano aiuti alimentari in Africa. Sarà deviazione professionale? Mah....

    Andrea Santini
    Fonte.www.reporteassociati.org
    30.08.04 redazione@reporterassociati.org

 

 
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