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Discussione: Simona e Simona

  1. #1
    Quin igitur expergiscimini?
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    Predefinito Simona e Simona

    Sul rapimento delle due donne volontarie italiane a Baghdad ho qualcosa da dire.
    L' ufficio della Ong cui appartengono sorge in un' area centrale della capitale irachena, a pochi minuti dall' Hotel Palestine, luogo di ritrovo della stampa estera ben sorvegliato.
    Come può un gruppone di venti uomini armati di tutto punto e viaggianti su due fuoristrada correre il rischio di condurre un grosso rapimento in pieno giorno, in una città presidiata dai tanks americani, con il pericolo di essere subito neutralizzato? Può, se si tratta di un gruppone legato ai nuovi servizi di sicurezza iracheni, che si presenta all' ingresso citando il nome di Iyad Allawi, il primo ministro fantoccio...
    Anche quest' azione, che non ha avuto nessuna risonanza sui mezzi di informazione in Iraq (dove solo ieri sono state massacrate più di cento persone- tutte terroristi?- tra Baghdad e Falluja dagli americani), sembra ideata apposta per dare la stura alla grancassa del circo mediatico occidentale.
    La data delle elezioni si avvicina, il pericolo di amare sorprese nelel urne per i collaborazionisti anche. Tuttavia maggiore sarà l' insicurezza in Iraq, maggiori saranno gli alibi per rinviare le elezioni "minacciate dal terrorismo". Più a lungo resterà un potere collaborazionista totalmente delegittimato, tanto più resteranno le truppe di occupazione straniere a sostenerlo.
    Lucio Sergio Catilina

  2. #2
    2 agosto 1554
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    Predefinito Re: Simona e Simona

    Citazione da Intervento Principale di by Catilina
    due donne volontarie italiane a Baghdad
    Premessa la condanna totale per l' atto terroristico del rapimento (e Catilina da par suo ci mette la pulce nell' orecchio, suggerendo la possibilità di un terrorismo di Stato), io vorrei esprimere alcune considerazioni personali.
    Capisco i repubblicani contrari alla guerra e all' occupazione straniera dell' Iraq. Capisco e apprezzo i Paolo Arsena, gli Alberich, gli echiesa, i Caio Mario, i Brunik. Sono contro questa sporca guerra in Iraq e questa ancor più schifosa occupazione americana, lo dicono e non collaborano, nè vogliono sentir parlare di nuove "unità nazionali". Mi sento in sintonia con loro e in fondo in fondo anche con quello stravagante di Catilina, che a modo suo agli americani gliele canta e gliele suona.
    Tutti questi, la loro battaglia la combattono qui.
    Riesco a capire molto meno quelle due giovani donne, Simona e Simona, mi dispiace doverlo ammettere, ma è così.... Ma come? Sono contrarie alla guerra, però vanno in Iraq! A fare che? A mettere in piedi operazioni umanitarie- si risponde. Cioè a mostrare il volto "buono" dell' Occidente invasore... No, questa è una guerra ed evidentemente non ci possono essere vie di mezzo. Non si può essere allo stesso tempo "di opposizione e di governo"... L' indifferenza con cui il loro rapimento è stato accolto, la dice lunga purtroppo sulla "popolarità" di cui godono anche le Ong italiane laggiù...
    Insomma, il quadro è proprio fosco.

  3. #3
    Tu osi uccidere Caio Mario?
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    Predefinito Re: Re: Simona e Simona

    Citazione da Intervento Principale di by L'Esercito dell'Ebro
    Sono contrarie alla guerra, però vanno in Iraq! A fare che? A mettere in piedi operazioni umanitarie- si risponde. Cioè a mostrare il volto "buono" dell' Occidente invasore... Non si può essere allo stesso tempo "di opposizione e di governo"... L' indifferenza con cui il loro rapimento è stato accolto, la dice lunga purtroppo sulla "popolarità" di cui godono anche le Ong italiane laggiù...

    E' questa l' ambiguità di una certa Sinistra estrema italiana.
    Per esempio, le Ong (e in particolare "Un ponte per...", vicina al movimento) affermano orgogliosamente di rifiutare soldi dallo Stato, però ne prendono dagli Enti locali (ad esempio le regioni), per cui- gira e rigira- sono comunque associazioni in qualche modo sovvenzionate dal "pubblico"... In ogni caso, secondo me, dall' Iraq tutti gli italiani, militari e civili, devono andar via, perchè ormai sono o considerati invasori alla stregua degli altri e non "brava gente", o vittime sacrificali dei giochi sporchi dei servizi segreti collaborazionisti.

    Per il resto anch' io- come tutti gli altri aficionados di questo forum- sogno una Sinistra repubblicana irriconciliabile e non compromessa.

    Resta l' infinita tristezza per la vicenda delle due Simone, specchio inconsapevole e vittime predestinate di giochi politici interni ed internazionali tanto più grandi di loro.

  4. #4
    laico progressista
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    Predefinito

    No, caro amico (come ti debbo chiamare? Facciamo "Ebro").
    Non sono d'accordo. Dobbiamo fare di tutto per evitare che lo scontro degeneri ulteriormente. Osteggiare gli americani non deve signicare per noi affiancare, seppur idealmente, la resistenza irachena.
    Biasimare il volontariato pacifista in Iraq vuol dire lasciar trasparire solo il volto arrogante e cruento dell'Occidente, e acuire lo scontro.
    E' giusto invece che l'Occidente (nella fattispecie l'Europa e l'Italia) sappiano mostrare anche una sensibilità diversa, che poi è quella del dialogo e della comprensione. L'unica che può tracciare ancora un sentiero di speranza per la pace.
    I piccoli grandi gesti delle due Simone in questo senso hanno un valore immenso, così come quello di Baldoni, sebbene in quest'ultimo fosse dettato più da un avventurismo individuale ammantato di buone intenzioni, che da una sincera vocazione alla solidarietà.

    Non so quale sia la reale natura dei rapitori, non so cosa si nasconda dietro, ma resta il fatto che ciò che è successo rappresenta un fatto grave e controproducente per tutti: americani e americanisti, terroristi iracheni e pacifisti.
    E l'imminente ritiro delle organizzazioni umanitarie segnerà, purtroppo, lo spegnimento di ogni residuo anelito di pace.

    P.S. La stessa risposta vale per Caio Mario.

  5. #5
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    Citazione da Intervento Principale di by Paolo Arsena
    Osteggiare gli americani non deve signicare per noi affiancare, seppur idealmente, la resistenza irachena.
    P.S. La stessa risposta vale per Caio Mario.
    Oddio, a me pare che dietro alle affermazioni dell' Esercito dell' Ebro e di Caio Mario ci stia un ragionamento limpido, di una chiarezza cristallina, che ogni repubblicano dovrebbe facilmente comprendere, poi magari mi sbaglio, me lo diranno loro.
    Insomma, per capirci partiamo dalla nostra storia. Mazzini era un patriota. Ma per i Savoia e per gli Asburgo Mazzini era un terrorista , perchè metteva a rischio il loro potere e perchè metteva a nudo il servaggio degli Italiani al dominio straniero (austriaco o francese che fosse) e ai vari potentati economici che collaboravano all' oppressione.
    Ogni popolo ha i suoi patrioti. Sono patrioti tutti coloro che in qualsiasi momento, nella storia dell' umanità, mettono in gioco la propria vita per la libertà del loro popolo, della loro terra dalla dominazione straniera.
    Patrioti dunque oggi sono anche gli uomini e le donne iracheni che combattono nella propria terra contro le forze d' occupazione straniere, occidentali, e contro i collaborazionisti interni.
    Ma in ogni popolo ci sono anche i depravati, gli odiatori del genere umano. I terroristi, gli amanti del sangue, della ferocia fine a se stessa sono questi ultimi, quale che sia la bandiera che sventolano. Ma nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di belve che si muovono seguendo percorsi tracciati da altri, da chi ha interesse a mestare nel sangue.
    Naturalmente terroristi sono quindi quegli strani gruppi "islamici" che spuntano fuori in Iraq, odorando fortemente di zolfo.
    Oggi questi "islamici", così come le brigate nere assassine del ceceno Basaiev , che conducono guerre efferate per conto altrui, non sono affatto patrioti. Lavorano per un feroce re di Prussia che muove questi suoi burattini da lontano e occultamente. Sono i terroristi più feroci, al soldo della superpotenza di turno.
    Lucio Sergio Catilina

  6. #6
    Tu osi uccidere Caio Mario?
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    Citazione da Intervento Principale di by Catilina
    poi magari mi sbaglio, me lo diranno loro.
    No Catilina, hai sintetizzato potentemente un pensiero che ogni repubblicano dovrebbe condividere.
    Il patriota Mazzini non si macchiò mai di sangue innocente, così come gli affiliati alla Giovine Italia non sarebbero neppure riusciti ad immaginare una strage di civili o tantomeno di bambini austriaci in una suola di Salisburgo. Le insurrezioni patriottiche evocate da Carlo Angelo Bianco di Saint - Jorioz, e così anche le azioni armate individuali (Felice Orsini), avevano sempre quali obiettivi il nemico straniero e i regimi collaborazionisti.
    Come non ammettere che oggi la parte più autentica della resistenza irachena agisce nello stesso modo (si pensi ai miliziani sciiti di Moqtada al Sadr o ai ribelli sunniti di Tikrit e Falluja che, pur di riaffermare il diritto della loro patria all' indipendenza, si fanno massacrare in battaglie in campo aperto dagli americani dotati di una schiacciante superiorità militare)?
    E se qualcuno mi dice che non gli piace la religione islamica, rispondo che anche a me non piace, ma aggiungo che quello è il loro paese, e devono esser lasciati liberi di decidere del loro destino.

  7. #7
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    Amici miei, facciamo a capirci.
    Stando agli ultimi interventi di Catilina e di Caio Mario condivido ogni sillaba, fino all'ultima riga, e non aggiungo altro per non ripetere concetti già espressi.

    La mia contrarietà riguardava i due post precedenti che (leggili bene Catilina) mettevano in discussione l'opportunità di fare volontariato umanitario sotto la bandiera occidentale in Iraq.
    Qui i nostri amici si sbagliano. L'Occidente benpensante deve contrastare gli Stati Uniti sul proprio terreno, quello politico e diplomatico, oltre che della protesta popolare. Ma d'altro canto deve contribuire a "salvare la faccia" alla nostra civiltà sul campo iracheno. Come? Mostrando il volto buono e caritatevole, quello amico e rispettoso, dialogante e umanitario, pacifico e pacifista.
    Incolpare quelle povere ragazze di aver tentato questa strada significa remare contro ogni soluzione, significa inneggiare al "tanto peggio tanto meglio". Cosa che non mi trova affatto d'accordo.

    P.S. Rileggendo il mio intervento precedente, effettivamente c'è una definizione errata, che può aver indotto all'equivoco. Ho parlato di "resistenza irachena", ma intendevo dire "terroristi".
    Concordo invece che la "resistenza irachena" sia legittima, e pertanto viene da sé che il nostro animo le sia indirettamente vicino e solidale.

  8. #8
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    Condivido la posizione di Paolo. Io credo che una presenza occidentale in Iraq, come in tanti altri posti, non compromessa con chi aderisce alla logica violenta dello scontro armato sia quanto mai auspicabile, per portare lì una voce diversa che aiuti loro a comprendere la complessità di una società aperta e per portare a noi le voci genuine di queste società tanto diverse.
    E non credo che il popolo iracheno non sia in grado di distinguere tra un operatore umanitario e un soldato americano, posso esserci degli sbandamenti, può esistere un certo grado di freddezza e indifferenza per le sorti delle due Simone, ma la differenza credo sia avvertita. Esportare la democrazia, per me, non è uno slogan bellicistico, ma è un profondo convincimento. Io credo, cioè, che l'ideale democratico sia un ideale valido e che sia necessario spingere altre culture verso la democrazia. Il confronto e l'impegno civile diretto sono mezzi che possono sic et simpliciter favorire la diffusione dei valori in cui credo e favorire l'"esportazione" di quella particolare forma di libertà, la libertà repubblicana, che riconosco come fondamento dei miei ideali politici.

  9. #9
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    avrei da dire tante cose, ma mi attengo al subhect del forum, più che del thread.
    Leggo che:


    Governo e opposizione collaborano
    L'opposizione, ferma restando la sua contrarieta' all'intervento militare in Iraq, ribadisce la volonta' di salvare i due ostaggi italiani. E, in questo quadro, la piena disponibilita' a collaborare con il governo. E' questo il senso della posizione espressa dal centrosinistra al termine della riunione con il governo a Palazzo Chigi. La riunione e' stata presieduta dal premier Silvio Berlusconi. Per il governo erano presenti, tra gli altri, i sottosegretari Letta e Bonaiuti, il vicepremier Fini, il ministro dell'Interno Pisanu e quello degli Esteri Frattini. La delegazione del centrosinistra era composta dai leader dei Ds Fassino, dello Sdi Boselli, del Prc Bertinotti, del Pdci Diliberto, dell'Udeur Mastella; dai coordinatori della Margherita Franceschini e dei Verdi Bonelli.


    manca nessuno? e perché?
    A volte si manca perché c'è da prendere iniziative parlamentari. Ma non mi sembra questo il caso.

  10. #10
    laico progressista
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    Citazione da Intervento Principale di by Alberich
    Condivido la posizione di Paolo. Io credo che una presenza occidentale in Iraq, come in tanti altri posti, non compromessa con chi aderisce alla logica violenta dello scontro armato sia quanto mai auspicabile, per portare lì una voce diversa che aiuti loro a comprendere la complessità di una società aperta e per portare a noi le voci genuine di queste società tanto diverse.
    E non credo che il popolo iracheno non sia in grado di distinguere tra un operatore umanitario e un soldato americano, posso esserci degli sbandamenti, può esistere un certo grado di freddezza e indifferenza per le sorti delle due Simone, ma la differenza credo sia avvertita. Esportare la democrazia, per me, non è uno slogan bellicistico, ma è un profondo convincimento. Io credo, cioè, che l'ideale democratico sia un ideale valido e che sia necessario spingere altre culture verso la democrazia. Il confronto e l'impegno civile diretto sono mezzi che possono sic et simpliciter favorire la diffusione dei valori in cui credo e favorire l'"esportazione" di quella particolare forma di libertà, la libertà repubblicana, che riconosco come fondamento dei miei ideali politici.
    Un momento. Mi fa piacere che ci sia concordia nel concreto della questione, ma io non ho mai parlato di "esportare la democrazia". Concetto che, sia nella buona che nella cattiva fede di chi lo propugna, reputo semplicemente "lunare".
    E' un concetto mutuato dalla filosofia dei neocons statunitensi. Buono per il modo di ragionare superficiale, pragmatico e semplicistico d'oltreoceano, ma di sicuro bizzarro per la cultura europea refrattaria a subire la colonizzazione ideologica americana.
    Sono anch'io un democratico che crede ciecamente nella democrazia, ma sono anche cosciente dell'incompatibilità sostanziale di questo modello con la cultura islamica in terra islamica. Il principio che ci deve muovere, dunque, è solo il rispetto. Senza complessi di superiorità. Senza interferenze o, peggio ancora, imposizioni di princìpi nostrani che non verrebbero mai veramente capiti e assimilati.
    Io credo nell'autodeterminazione e nel corso naturale delle cose. Nulla vieta che nel prossimo futuro ci possano essere evoluzioni in senso democratico del Medio Oriente: il caso paradossale dell'Iran per esempio è già un segnale. Ma si tratta di processi autonomi e non obbligati, in cui l'Occidente non deve entrare direttamente.
    Se non si assimila a fondo questo concetto, non si capisce davvero l'enormità degli errori americani, e la gravità dei danni morali (più ancora che materiali) arrecati da questa guerra insensata.
    Tornando alle due ragazze, visto l'odio montante in modo indiscriminato verso l'Occidente, la loro presenza, come quella di tutte le organizzazioni umanitarie, doveva servire a stemperare il clima, a mostrare un volto diverso, antitetico a quello delle bombe e dell'arroganza. Ad evitare finché possibile che l'odio verso i conquistatori si trasformi definitivamente in un odio cieco verso l'Occidente intero, in una guerra di civiltà da cui non potremo più tornare indietro.

 

 
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