In origine postato da ZENA
In effetti bisogna distinguere il piano descrittivo da quello valutativo.
Bisogna chiedersi innanzitutto se il diritto d'attinenza costituisca discriminazione. Non si parla infatti di sesso, razza, religione, condizione sociale. Non si parla nemmeno di regione di nascita. Si parla di regione di RESIDENZA, partendo dal presupposto che la circolazione in territorio europeo è libera. E' giusto che le opportunità occupazionali, di carattere amministrativo e sociale,che una regione mette a disposizione con soldi propri, non vadano a diretto vantaggio di quei soggetti, i residenti, che sono COSTITUZIONALMENTE i cittadini di quella regione, vale a dire il suo "corpo politico"? Stesso discorso potrebbe essere anche fatto per comuni e province. Del resto se il lavoro è un diritto, nel momento in cui quest'ultimo viene garantito attraverso la sfera pubblica decentrata, non dovrebbe essere esercitato nel rispetto dell'esclusività degli enti decentrati? In soldoni: avranno un insegnante, un medico, aspiranti agenti di polizia locale o impiegati di varia natura, il diritto a cogliere l'opportunità di lavorare dove risiedono?Questo vale per chiunque, sia chiaro: nord e sud. Non appare predatorio l'atteggiamento del "forestiero" che, nonostante sia residente in un luogo che offre le stesse opportunità e gli stessi diritti, toglie il pane di bocca a chi avrebbe nel caso l'occasione di lavorare dove risiede, senza dover rescindere il legame "vitale" con la propria terra, coi propri affetti, con la propria realtà? E' giusto che la vita sociale ed amministrativa non sia organizzata in alcun modo secondo spazi a misura del soggetto e della sua identità? tutto deve dissolversi in un egalitarismo dove tutto è identico e indifferenziato, seppur in un mondo dove tutto appare diverso e articolato?
P.S: Come è stato detto, diverso è il caso dell'impresa privata, in quanto il rischio di capitali è personale: come tale, deve essere gestito nella piena libertà di scelta in merito a collaboratori e dipendenti.
P.P.S: Io ho svolto un ragionamento puramente teorico. E' ovvio che, applicato al caso "Italia", assume significati noti. Basta consultare i dati ufficiali riportati sulla rubrica silenziosa della LCP.
Io sono d'accordo con la Lega quando si oppone ad alcuni eccessi di centralizzazione romana. Ad esempio, mi sembra giusto che una rete Rai stia a Milano. O che a Milano abbia sede la Consob. La Lega però si disinteressa di questi temi.
Faccio invece fatica a condividere l'idea secondo cui i concorsi ai
pubblici impieghi dovrebbero essere riservati ai residenti. Ciò significa che l'ente che bandisce il concorso non attinge in un ambito vasto, non può prendere i migliori.
In tempi di globalizzazione, ciò significa trasformare la propria regione (o la propria città) in un ghetto. Mi sembra un ritorno al
passato.
Le comunità chiuse non hanno futuro. Sono destinate al declino.
E' questo che la Lega vuole per le regioni del Nord Italia ?




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